Categorie
Non categorizzato

“Smart Cities Innovation Challenge”, Austin, Texas, 2016.

[spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

‘Smart Cities Innovation Challenge 2016’: Maps Group will be there.

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Maps Group Austin

Versione italianaJune 13-15, 2016 • Austin – Texas: when IoT and Smart are coupled with Globality.

 

The third edition of this event will be an extraordinary opportunity for a global crosscheck of innovation and development stemming out of challenges due to climate change, to energy management, and to demographic issues. The ultimate goal is sharing ideas and knowledge to devise innovative solutions to accelerate the full realization of Smart Cities.
Project ideas, competences, investment and business opportunities will be presented, shared and confronted with the aim of accelerating the development of urban smart areas all over the world.
Replicability, Scalability, Sustainability and Interoperability: these are the key drivers of this event, while the topics in agenda to which the invited speakers are requested to contribute are the following:

  • Transportation
  • Sensor Networks
  • ICT Networks
  • Cyber Security
  • Buildings & Efficiency
  • Urban Planning
  • Islands/Isolated Communities
  • Water Management
  • Waste Management
  • Weather Solutions
  • Gov/Civic Services
  • Emergency Services
  • Healthcare Solutions
  • Environmental Solutions
  • Finance Solutions
  • Education Solutions
  • Tools & Platforms

Maps Group will be among the few Italian representatives at this event that is packed with keynote speakers from organisations and corporations such as: Hitachi, IBM,  MathWorks, Nokia, North Carolina A&T State University, Temple University, University of North Texas, and University of Texas at Austin.
MAPS Group and the Municipality of Genoa will showcase at this event, solutions – that are based on semantically enriched aggregations of information and knowledge  – for a smarter energy management in smart grids.
[/spb_text_block] [/spb_row] [impact_text include_button=”no” button_style=”standard” title=”RICHIEDI UNA DEMO” href=”#” color=”accent” target=”_self” position=”cta_align_right” alt_background=”alt-five” el_class=”mb0″ width=”1/1″ el_position=”first last”]
Follow the event on Twitter at #GCTCExpo2016 and #MapsGroup.
For more information visit: www.gctcexpo.org
Stay tuned with #MapsGroup !
[/impact_text]

Categorie
Medicina & Narrazione Sharing Knowledge

Mal comune: società e relazioni umane alla prova della malattia.

[dropcap3]N[/dropcap3]ell’articolo introduttivo alla nostra rubrica sulla malattia e la cura osservate dal punto di vista dell’arbitrarietà culturale e storica – di cui questo è il secondo “appuntamento” – abbiamo anticipato come i temi della sofferenza e del dolore, e anche la coppia antitetica salute-malattia, trovino nello specchio sociale un riflesso differente rispetto alle loro percezioni ed esperienze individuali o mediche.
Approfondiamo ora questo aspetto, interessandoci all’azione incisiva delle malattie sul tessuto sociale, che si verifica quando la loro portata trascende i destini individuali per divenire fenomeno collettivo, come nel caso di epidemie e pandemie, o quando le malattie – anche non necessariamente di natura infettiva – si impongono comunque con una virulenza simbolica tale da incrinare le relazioni e modificare i costumi stessi all’interno della compagine sociale.
Se gli uomini in passato combattevano contro una mortalità e una morbilità diffuse, accadeva inoltre che periodicamente si registrassero delle fasi di violenta diffusione delle malattie, causate da condizioni igieniche e socio-economiche precarie e ovviamente dilaganti per l’assenza di strumenti farmacologici di contrasto. Si trattava di anche lunghissimi periodi di insistenza delle malattie con drastici effetti sulla popolazione e sull’organizzazione delle società e con riduzioni demografiche spaventose. Occorre registrare poi che questa pressione delle malattie sulle società antiche può essere letta anche come una sorta di tragico setaccio evolutivo che comportò un paradossale rafforzamento degli esseri umani, per la sopravvivenza dei soggetti geneticamente più predisposti a resistere, secondo un fenomeno che è stato definito come “coevoluzione”.
Se ne potrebbero citare innumerevoli esempi, dal misterioso morbo che colpì Atene nel 430 a.c., fino ai casi resi celebri da tante pagine della letteratura, come la peste nera che giunse in Europa dall’Asia, tra il 1347 e il 1350, e che è la cornice all’interno della quale Boccaccio ambientò e fece scaturire il Decameron. Quella orribile epidemia di peste costò la vita, si stima, a 50 milioni di persone collocandosi così fra le più mortali malattie infettive mai sopportate dall’umanità. E sempre la peste, quella diffusa in Europa nel XVII secolo, è la protagonista di alcune delle pagine più dolorose dei Promessi sposi di Manzoni.
Furono momenti in cui la malattia divenne paradigma stesso del male morale e della corruzione sociale, mostrando gli aspetti più odiosi delle relazioni fra gli individui, seppur ricorrenti in ogni simile circostanza, rivelandone l’abiezione e la perdita di dignità. Ad esempio nel ricercare un colpevole e colpire così l’untore, la strega, l’avversario politico o religioso (in Germania nella peste nera del XIV secolo furono gli Ebrei ad esserne accusati), e nell’incrinare i rapporti anche famigliari per paura del contagio. O ancora nelle reazioni all’orrore della malattia sia con comportamenti di fanatica spiritualità che al contrario di relativismo morale.
Spesso poi queste epidemie avevano un effetto anche più generale sui sistemi sociali, determinandone dei veri e propri riassetti per le conseguenze economiche e produttive causate da così gravi terremoti demografici, come appunto accadde per la citata peste nera.
Venendo ai giorni nostri, nel mondo occidentale, grazie al progresso della scienza medica, con la scoperta e l’utilizzo di antibiotici, penicilline, vaccini, e con il miglioramento delle condizioni igieniche, economiche e culturali, molte malattie di natura endemica ed epidemie infettive sono state scongiurate, nonostante si possano registrare casi isolati o fenomeni di diffusione locale dovuti all’esposizione della nostra società a movimenti migratori e ai rischi degli scambi commerciali o della mobilità delle persone in un mondo globalizzato.
E se lo stesso non si può dire per paesi di altre aree del mondo (si pensi ad esempio alla recente epidemia di ebola in Africa), tuttavia anche il mondo occidentale postbellico ha conosciuto e conosce la diffusione di malattie di notevole impatto sulla società e sul comportamento degli individui, come ad esempio l’AIDS.
Ma non sono sempre solo le malattie infettive – nella forma di epidemie o pandemie – a provocare cambiamenti nel comportamento sociale delle persone. Fanno altrettanto malattie determinate invece da un mix di fattori diversi, tra cui quelli genetici e ambientali, come le malattie cardiovascolari o le numerose forme di cancro, le principali cause di morte in Italia: veri e propri flagelli contemporanei le cui cause in parte si rintracciano proprio anche in quella modernità che invece per altri versi ha contribuito a sconfiggere le malattie del passato.
Pensiamo alle controindicazioni che ha comportato un’alimentazione più ricca, con lo sfruttamento intensivo delle coltivazioni e degli allevamenti e alla loro incidenza sull’insorgere di malattie, come – per fare un esempio – il cosiddetto morbo della mucca pazza, balzato agli “onori” delle cronache qualche anno fa. Malattie che suscitano nei cittadini più sensibili e nelle politiche delle istituzioni, la spinta a modificare gli stili di vita, adottando un’alimentazione più sana, rispettando gli equilibri ambientali e contrastando l’inquinamento, abbracciando come salutari le attività sportive e respingendo pratiche dannose come il fumo, bandito dai luoghi pubblici e di fatto oggetto anche di una decisa riprovazione sociale.
E qui il discorso potrebbe portarci davvero lontano, verso fenomeni differenti, ma anche strettamente connessi al concetto attuale di salute e benessere, come i movimenti vegano e vegetariano che paiono delineare nuovi scenari sociologici e in cui all’elemento etico, di notevole peso, è – ci pare – indissolubilmente intrecciato quello della difesa dalla malattia e della preservazione della propria integrità corporea.
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]
www.focus.it
www.istat.it
www.msn.com
www.nationalgeographic.it
www.treccani.it
it.wikipedia.org
[/boxed_content]

Categorie
Big Data & C. Un Big Data al giorno

Big Data, memoria digitale e condivisione del sapere.

[dropcap3]L[/dropcap3]a memoria, si sa, può essere dono o condanna, a seconda dei punti di vista. E non è di certo un caso – come non lo è mai quando si parla di mito – che la madre delle muse fosse appunto Mnemosine, dea della memoria. O che, al polo opposto del paradigma storico, tante opere contemporanee – dal Fu Mattia Pascal in giù – abbiano fatto proprio dello smarrimento e della rinuncia alla memoria, individuale o collettiva, il segno della perdita di riferimenti dell’uomo contemporaneo.
Da oggi in poi, tuttavia, il problema di memorizzare o meno le conoscenze potrebbe interessare sempre di meno gli uomini e sempre di più le organizzazioni e le strutture deputate a svolgere questo lavoro specifico di raccolta ed elaborazione.
Grazie ai Big Data e alle tecnologie digitali infatti si può attingere a una miniera sterminata di dati raccolti nei luoghi virtuali più disparati, come archivi, piattaforme e database. Ma l’attività di semplice deposito non è sufficiente: servono infatti coordinate condivise per mettere in comune e rendere significanti tali dati.
Del resto – così come è fondamentale per un singolo individuo il sapersi parte delle memorie di un piccolo gruppo sociale o familiare – è proprio con la definizione di memoria collettiva, che si deve al sociologo francese Maurice Halbwachs, che si sottolinea l’importanza per le società degli uomini di riconoscersi in un patrimonio comune di saperi ed esperienze che fondi i valori e le regole dello stare insieme. E se in passato questi saperi ed esperienze erano affidati a mezzi di raccolta fragili e limitati anche nelle possibilità contenitive, con l’evolversi della tecnologia questi spazi di archiviazione sono cresciuti esponenzialmente. Fino ad arrivare all’oggi e a quel digitale che pare poter farsi carico della memoria di ognuno e di tutti.
Ma quali prospettive lascia intravedere questa possibilità di digitalizzare come patrimonio comune e condiviso un’immensa quantità di dati, dalle notizie storiche alle opere dell’ingegno umano? Il nodo centrale è proprio quello dell’elaborazione dei dati: la possibilità di pescare nei Big Data per mettere in relazione le conoscenze, fare emergere tratti rilevanti, riversare i dati nella memoria collettiva, attraverso la loro condivisione. Perché la questione non è affatto scontata, in quanto agisce nel senso del recupero e della conservazione del passato, così come nella costante digitalizzazione del presente.
Vediamo allora alcuni aspetti e ambiti di questa “raccolta” dati in quei contesti che più si prestano a essere accostati al concetto di memoria collettiva, come l’ambito del patrimonio storico, librario o più genericamente culturale e artistico. Qui la digitalizzazione offre senz’altro grandi opportunità perché rende disponibile in modo gratuito e immediato il sapere e ne permette la condivisione, in ogni parte del mondo e a chiunque, purché dotato di device e connessione, oltre a permettere avanzate tecniche di ricerca e ricostruzione.
Primo fra tutti, il patrimonio librario. Sono molte infatti le biblioteche e gli archivi che hanno progetti di digitalizzazione del patrimonio che è sottratto così ai rischi della perdita, ma anche reso più fruibile. E molte anche le piattaforme che svolgono il ruolo di biblioteche digitali (eccone un elenco tratto da Liber Liber) con iniziative come il Progetto Manuzio, appunto di Liber Liber, che – con l’ambizioso obiettivo “la cultura a disposizione di tutti” – digitalizza e rende disponibili appunto libri, testi, documenti, tesi.
E poi c’è il settore archeologico, come nel caso della città di Palmira. Anche con la collaborazione dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali italiano (Ibam-Cnr) e grazie a raffinate tecniche come il rilievo 3D e il telerilevamento da drone, combinati con materiale fotografico e satellitare, si vuole ricostruire il volto della città per i necessari restauri dopo le distruzioni del conflitto siriano.
Praticamente tutti i settori culturali sono dunque coinvolti dalle nuove risorse dell’archiviazione digitale, che sono anche il presupposto per inedite modalità di fruizione. È il caso dei musei virtuali, come quello di Ercolano e Pompei, per fare un esempio. Ma è il caso anche del progetto di conservazione del patrimonio immateriale della Regione Lombardia dove trovano uno spazio, seppur virtuale, tutte quelle conoscenze che sono pertinenti alla cultura orale o tecnica, come lingue, riti, feste, e tradizioni. Una cultura immateriale che altrimenti andrebbe perduta, anche perché per definizione non scritta.
Ma questo tipo di operazioni non manca di criticità e pone anche problemi tecnici e legislativi, a seconda del tipo di dato che si digitalizza e come lo si condivide o se lo si rende più o meno pubblico.
Ad esempio è recente la notizia riguardante la sentenza della Corte Suprema americana che ha confermato come Google Books possa digitalizzare parte dei libri, anche oltre il diritto di copyright, accogliendo così la tesi della prevalente importanza del principio della diffusione del sapere.
Vedremo in un prossimo articolo se e come – in quali spazi e con quali strumenti – questa digitalizzazione della memoria si traduca in vera memoria collettiva.
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]

www.archeomatica.it

www.culturadigitale.it/wp/biblioteca-digitale
www.culturadigitale.it/wp/digitalizzazione
www.treccani.it
[/boxed_content]