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Le letture per l’estate consigliate da #6MEMES. Parola d’ordine: interoperabilità

[dropcap3]A[/dropcap3]nche quest’anno, in questa estate così problematica, non potevamo rinunciare ai nostri consigli di lettura. 
Il tema proposto  (non sarà una sorpresa, immaginiamo 🙂  coincide con l’Interoperabilità, il topic non solo tecnico, ma anche linguistico, culturale e scientifica attraverso cui, confidiamo, l’innovazione tecnologica sarà capace di rivoluzionare, migliorandolo, il rapporto tra tecnologia e sistemi (sociali ed economici in primis).
In questi consigli per l’estate vorremmo dunque mostrarvi l’importanza di una più efficace interoperabilità tra i dati, sorgente primaria di ogni innovazione tecnologica e, in questo momento storico di connessione globale (più o meno forzata dall’attuale pandemia), fonte indispensabile di informazioni e conoscenza.

[sf_iconbox image=”ss-bookmark” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]I consigli di lettura…[/sf_iconbox]

Partiamo da “Library linked data. Verso l’interoperabilità tra le istituzioni culturali”.
Il libro, di Ester Marinelli, presenta e spiega inizialmente il concetto di Giant Global Graph (o Grafo Gigante Globale), idea sviluppata Tim Berners-Lee (l’informatico britannico insignito del premio Turing 2016 e co-ideatore, insieme a Robert Cailliau, della base concettuale per il futuro sviluppo del World Wide Web).
Nell’era digitale della rete distributrice di qualunque informazione, il “Grafo globale” si configura come un web semantico ossia un luogo virtuale dove effettuare una migliore e più puntuale ricerca delle informazioni mediante collegamenti tra documenti ma anche tra dati, e che chiunque può contribuire a incrementare.
Un luogo “abitato” dalla famiglia dei Linked Open Data (LOD), i dati liberamente accessibili e in continua connessione tra loro, ricercabili dai motori di ricerca e comprensibili dalle macchine. Nonché una delle principali tecnologie che sottostanno alla realizzazione del concetto di Grafo Gigante Globale.
E l’autrice prosegue descrivendo la tecnologia dei LOD per comprenderne livello di sviluppo, criticità e punti di forza attuali per esplorare infine il panorama internazionale e nazionale in merito alla produzione di Library Linked Data, cioè dati bibliografici “collegati”.
Un’idea di futuro, quella dei LLD, che attraverso l’interoperabilità di sistemi potrebbe aprire il varco verso un’interoperabilità di Istituzioni culturali (biblioteche, musei, associazioni culturali), garantendo la correttezza delle informazioni fornite e la possibilità di accrescimento della cultura personale e, dunque, della propria libertà.
[bctt tweet=”Library Linked Data: i dati  bibliografici collegati, potrebbe aprire il varco verso un’interoperabilità di Istituzioni culturali, garantendo la correttezza delle informazioni fornite e la possibilità di accrescimento della cultura” username=”MapsGroup”]
Il Grafo Gigante Globale non che può essere sostenuto da una solida rete tecnologica aggiornata e sempre migliorabile. In “Apriti standard! Interoperabilità e formati aperti per l’innovazione tecnologica”, Simone Aliprandi sostiene l’urgente necessità di poter disporre di strumenti software che siano distribuiti in modalità libera dai tradizionali vincoli della proprietà industriale e, dunque, disponibili in forme e modi del tutto aperti, gratuiti e trasparenti.
L’attenzione del dibattito scientifico, prosegue Aliprandi, deve essere spostata dagli strumenti con cui si producono informazioni alle informazioni stesse e sugli standard con cui esse sono codificate, comunicate e memorizzate. Interoperabilità e neutralità tecnologica diventano quindi categorie e valori centrali di libertà per un ecosistema digitale efficiente ed equo.
[bctt tweet=”Interoperabilità e neutralità tecnologica: categorie e valori centrali di libertà necessari per un ecosistema digitale efficiente ed equo” username=”MapsGroup”]
Basteranno i software aperti e una trasparente circolazione di informazioni interconnesse a garantire una nuova frontiera della vita comune? Potrebbe rispondere alla domanda Serenella Iovino con il suo libro “Filosofie dell’ambiente” nel quale si auspica la realizzazione di una necessaria “Cultura dell’ambiente”, attenta alle relazioni tra mondo umano e mondo naturale non-umano.
È infatti più che mai necessario un “pensiero dell’ambiente” che non si muova solo sul territorio della morale e del valore ma richieda l’interoperabilità di più discipline come sociologia, scienze cognitive, letteratura e critica letteraria, estetica e storia delle idee. 
Un’interpolazione di concetti per una multi pluralità di idee, insomma, per mettere in discussione la struttura della società e offrire più letture del mondo contemporaneo.
[bctt tweet=”È più che mai necessario un “pensiero dell’ambiente” che richieda l’interoperabilità di più discipline come sociologia, scienze cognitive, letteratura e critica letteraria, estetica e storia delle idee” username=”MapsGroup”]
Eccoci, infine, ad augurarvi una estate il più serena possibile, di divertimento, ma anche riflessione. 
Per capire, magari, come la messa in in opera di una interoperabilità più efficace possa aiutare le nostre società a rompere muri virtuali che ci imbrigliano spesso in spazi troppo esigui.


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Esattezza: trasparenza, veridicità e interoperabilità del sapere dall'Uomo alla Macchina. Partendo da Calvino.

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[/sf_iconbox]La misura del vero

[dropcap3]C[/dropcap3]alvino inizia la sua terza lezione, quella dedicata all’Esattezza, con una definizione del suo campo di analisi letteraria espressa in tre punti numerati (come vedremo tra breve), mentre l’incipit al capitolo ci concede una breve divagazione sul concetto più generale di unità di misura:

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, dea della bilancia. Il geroglifico di Maat indicava anche l’unità di lunghezza, i 33 centimetri del mattone unitario, e anche il tono fondamentale del flauto.”

Calvino prosegue il discorso citando la fonte:

“Queste notizie provengono da una conferenza di Giorgio de Santillana sulla precisione degli antichi nell’osservare i fenomeni celesti. (…) In memoria della sua amicizia, apro questa conferenza sull’esattezza in letteratura col nome di Maat, dea della bilancia.”

E, dopo questo breve inciso – che circoscrive a mo’ di geroglifico l’area semantica dei discorsi che l’autore affronterà – Calvino definisce ancor meglio il concetto di Esattezza che, per lui, vuol dire soprattutto tre cose:

1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, “icastico”, dal greco εικαστικός;
3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.

La mia prima riflessione rispetto ai temi che trattiamo in questa serie di articoli è che l’opera calviniana – nel suo insieme – è densa di nuclei di senso che possiamo definire preveggenti, e uno di questo è proprio quello riferito all’Immaginazione collegata  a filo doppio con i concetti di Misura e di Calcolo.
Quasi come se ogni porzione di testo narrato dovesse – per sua vocazione – tendere a contenere e condividere un insieme di significati in grado di rappresentare qualcosa di esatto, preciso, o meglio ancora: VERO.
E se questo legame tra “immaginazione” e “misura” sembra a un primo sguardo contro-intuitivo – parlando qui di Esattezza – allora il mio consiglio è quello di leggere l’articolo di Anna Pompilio in cui introduce la differenza tra interoperabilità sintattica e interoperabilità semantica proprio a proposito della condivisione di informazioni e saperi:

“la definizione di interoperabilità, per la precisione di interoperabilità sintattica, ha un che di limpido e leggero: è la capacità dei sistemi (ognuno dei quali utilizza per funzionare differenti linguaggi, tecnologie, interfacce, …) di comunicare e scambiare tra loro dati e servizi.
Il modo con cui sistemi diversi cooperano, e quindi si scambiano informazioni, è attraverso l’utilizzo di standard e protocolli. (…) Esiste tuttavia un’altra definizione di interoperabilità, che porta forse con sé maggiori suggestioni: l’interoperabilità semantica che si ha quando i dati scambiati sono comprensibili dai differenti sistemi coinvolti.”

Il destino di ogni forma “esatta” di comunicazione, dunque – secondo questo specifico focus – sembra essere correlata non tanto (o non solo) a trasmettere e veicolare informazioni fine a se stesse, ma piuttosto di valore, contenente cioè qualcosa non solo di misurabile, ma anche capace di essere “comprensibile”.
Questo, sia che si tratti di una comunicazione tra Umani, tra Macchine e perfino di tipo “ibrida”, ovvero tra l’Uomo e la Macchina.
[bctt tweet=”Il destino di ogni forma esatta di comunicazione, sembra essere correlata non solo a trasmettere e veicolare informazioni fine a se stesse, ma piuttosto di valore, contenente cioè qualcosa di misurabile.” username=”MapsGroup”]
Quando questo non accade, allora si assiste a un vuoto cicaleccio, piuttosto che a un reale scambio, i cui esiti – per il contesto generale – non sono certo favorevoli. D’altra parte è lo stesso Calvino che si sofferma sul tema:

“(…) mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. (…) La letteratura – dico la letteratura che risponde a queste esigenze – è la Terra Promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere.”

L’autore non è più clemente nemmeno con l’uso delle immagini, che già intravede come inflazionate rispetto al loro significato più profondo (e oggi non possiamo che dargli ancora una volta ragione):
“Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d’immagini (…) che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria (…).”

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[/sf_iconbox]Quando e se la misura è “vuota”…

Se ora queste riflessioni le lasciamo rilegate nell’ambito letterario, allora possiamo anche dire che la questione non è poi così grave (non è vero, ma facciamo finta di sì!).
Ma se invece accostiamo queste tematiche alla relazione ormai strutturale tra l’Uomo e la Macchina, allora sì, la faccenda si complica, e di parecchio.
Se infatti la traduzione delle istruzioni che (per semplificare molto) l’Uomo impartisce alla Macchina (sia nella fase della sua progettazione che durante le attività di addestramento e perfino nelle fasi di ri-elaborazione dei dati e delle informazioni) è imprecisa o imperfetta, anche di poco, ecco che invece le conseguenze possono essere assai più impattanti nel loro risultato ed esponenziali nel loro riverbero.
Non a caso, quello della veridicità dei dati è uno dei fattori più importanti, quando si parla di Big Data, ad esempio, come abbiamo ricordato in uno degli articoli fondanti il nostro blog:

“Il tema dell’esattezza e della veridicità – a proposito di dati – è cruciale, tanto che è uno dei quattro parametri principali con cui si individuano i big data (assieme al volume, la velocità e la varietà).”

Il termine, infatti,

“si riferisce alla connotazione qualitativa del dato raccolto e analizzato (in termini di interoperabilità e affidabilità)” ed è un fattore determinante “essendo questi dati alla base di una serie di attività inferenziali il cui esito dipende appunto dalla qualità della materia prima da cui si parte.”

E qui si apre una questione cruciale, in termini di Esattezza:

“Essere Esatti, in sintesi, non necessita solo l’essere precisi, ma anche in qualche modo obiettivi (veritieri) nell’individuare l’oggetto di analisi. 
Tale doppio binario, infatti – quello dell’esattezza dell’individuazione dell’oggetto e quello l’esattezza della sua rappresentazione – è fortemente dipendente dagli strumenti di cui dispone colui che osserva, che possono essere non solo tecnici e tecnologici, ma anche intellettivi e culturali.”

E se non bastano le misure, in questo senso, allora è chiaro che occorre uno strumento ulteriore, per garantire sia Esattezza che Veridicità nella relazione assai complessa tra il linguaggio dell’Uomo e quello della Macchina.
[bctt tweet=”Se le istruzioni che – per semplificare molto – l’Uomo impartisce alla Macchina sono imperfette, anche di poco, le conseguenze possono essere importanti ed esponenziali nel loro impatto.” username=”MapsGroup”]
Questo strumento – io – vorrei chiamarlo Metodo di nome ed Etico di cognome, e vorrei farlo riportando le parole del professor Paolo Benanti:

“Per guidare l’innovazione verso un autentico sviluppo umano che non danneggi le persone e non crei forti disequilibri globali, è importante affiancare l’etica alla tecnologia.
Rendere questo valore morale qualcosa di comprensibile da una macchina, comporta la creazione di un linguaggio universale che ponga al centro l’uomo: un algor-etica che ricordi costantemente che la macchina è al servizio dell’uomo e non viceversa.”

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[/sf_iconbox]Dati e veridicità pre e post Covid

Se tutto questo discorso poteva apparire soltanto qualche mese fa molto difficile da capire, e soprattutto astratto e lontano dalla nostra vita di tutti i giorni, basta ora soffermarci sugli eventi che stiamo nostro malgrado attraversando in termini pandemici per capire che non è affatto così, e forse non lo è mai stato.
Era ad esempio l’esimio professor Roberto Burioni, già in febbraio, a interrogarsi sull’esattezza dei dati riportati dalle statistice cinesi:

“Tutto il mondo s’interroga sulla veridicità dei dati statistici disponibili in Cina. In ogni caso, con tutte le limitazioni di sorta, sono quelli che abbiamo e su cui tutti dobbiamo riflettere.
Oggi vi proponiamo una nostra possibile interpretazione, anche alla luce dell’ultimo report degli epidemiologi dell’Imperial College of London.”

Noi stessi in prima persona, in questi mesi, abbiamo potuto registrare direttamente come  – tra report della Protezione Civile e schermaglie varie a suon di numeri, grafici e modelli esponenzial – la questione sia dunque sostanziale, soprattutto se applicata ai modelli matematici, e a maggior ragione a quelli esponenziali: basta sbagliare un PICCOLO numero all’inizio della serie di calcoli che il risultato sarà un GROSSO errore.
Tant’è che sono purtroppo tantissimi gli articoli che mettono sul chi va là, a partire da dati scientifici di cui dubitare:

“Il calcolo dell’infection fatality rate si sta rivelando uno degli aspetti più controversi di questa pandemia. Tra risse scientifiche, modelli, analisi sierologiche, le cifre proposte sono ancora molto distanti, e in attesa di dati certi non resta che decidere di chi fidarsi.”

Per non citare il problema della sicurezza dei dati ripetto a possibili attacchi informatici riguardanti informazioni che sono per noi letteralmente VITALI:

“L’Fbi e e l’Homeland Security denunciano una serie di attacchi informatici il cui mandante sarebbe Pechino. Nel mirino degli hacker dati su vaccini, trattamenti e test di aziende e organizzazioni americane…”

Ed è qui, che il tema dell’interoperabilità – e non solo tra uomo e macchina, ma tra enti, stati e perfino tra continenti diversi – si mostra nella sua vitale, anzi, virale, congiunzione.
[bctt tweet=”Oggi, il tema dell’interoperabilità – non solo tra uomo e macchina,  ma tra enti, stati e perfino continenti diversi – si mostra nella sua vitale, anzi, virale, congiunzione.” username=”MapsGroup”]
In un’epoca iperglobalizzata, in cui un virus fa il giro del mondo in poche ore (senza sbagliare, purtroppo per noi, il suo bersaglio) è sempre più importante la nostra capacità di essere all’altezza della sfida anche e soprattutto in termini di esattezza e veridicità.
Perché, parafrasando Calvino, l’innovazione tecnologica è la Terra Promessa in cui il linguaggio diventa quello che noi abbiamo immaginato dovrebbe essere.
Al prossimo appuntamento: parleremo di Molteplicità.

***

[dropcap3]PS:[/dropcap3] se crediamo che questa “faccenda” dei numeri e delle misure sia una questione per solo Uomini (e Macchine), allora dobbiamo ricrederci:

“Le ultime ricerche dimostrano che non solo gli animali sono intelligenti, ma che nella loro mente siano presenti i precursori per ogni caratteristica dell’intelligenza umana (…) a cominciare dall’intelligenza matematica: gli animali sanno contare!” Per saperne di più, leggete l’articolo di Focus.


CREDITS IMMAGINI (rielaborate)
ID Immagine 1: 43150614. Diritto d'autore: ssilver
ID Immagine 2: 82194718. Diritto d'autore: Kheng Ho Toh
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6MEMES TRENDS Data Complexity & Big Data Sharing Knowledge

L’interoperabilità metasemantica: oltre il significato delle parole. Di Anna Pompilio.

Il Lonfo*

Change occur within a contest.
Change is the act of transformation in response to a need.


(BABOK®, International Institute of Business Analysis,
Toronto, Ontario, Canada)

 
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
(Fosco Maraini)
 

[sf_iconbox image=”fa-toggle-on” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]L’interoperabilità metasemantica[/sf_iconbox]

 

[dropcap3]C[/dropcap3]ito da Wikipedia:

la metasemantica, nell’accezione proposta dal Maraini, va oltre il significato delle parole e consiste nell’utilizzo di parole prive di significato, ma dal suono familiare alla lingua a cui appartiene il testo stesso e di cui deve seguire le regole sintattiche e grammaticali.

Ho voluto ripartire (con quest’ultimo di quattro post sull’interoperabilità) dalla metasemantica per ribadire innanzitutto che nella comunicazione solo l’Essere Interoperabile può andare al di là del significato delle parole, della lingua, del linguaggio e tale ricchezza di mezzi, pur aggiungendo complessità, porta con se bellezza e creatività.
Il secondo motivo è che, invece, i sistemi per comunicare tra loro necessitano, al contrario, di regole ferree, significati puntuali, standard condivisi (affinché un processo possa essere completamente digitale è necessario che tutte le informazioni siano completamente comprensibili sia alla sorgente sia alla destinazione). Ma queste stesse regole, significati, standard sono dettate da qualcuno che ha capacità di dare un senso al non-sense: il padre dell’interoperabilità semantica (l’uomo) è capace di giocare con le parole, di sfruttare gli interstizi del linguaggio e la sua percezione, di seguire percorsi inconsueti e luminosi.
[bctt tweet=”I sistemi per comunicare tra loro necessitano di significati puntuali e standard condivisi. E questi sono dettati da qualcuno che ha capacità di dare un senso al non-sense: il padre dell’interoperabilità semantica, l’uomo” username=”MapsGroup”]
 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il contesto interoperabile[/sf_iconbox]

 

Change occur within a contest…

Context may include attitudes, behaviours, beliefs, competitors, culture, demographics, goals, governments, infrastructure, languages, losses, processes, products, projects, sales, seasons, terminology, technology, weather, and any other element meeting the definition. (BABOK®)

Chi fruisce di un servizio digitale vive nel contesto, un progetto vive nel contesto, il team vive nel contesto, i fornitori vivono nel contesto, ogni stakeholder coinvolto in un processo di cambiamento vive nel contesto. Un contesto è fatto di scuole, università, di tessuto produttivo e culturale, un contesto è fatto di diritti, di valori, di sostenibilità… Un contesto è fatto di linguaggio così come di infrastrutture.
Per questo è così complicato cambiare direzione, per questo ci arrabattiamo da anni con un Lonfo che ci sbernecchia.
Anche l’interoperabilità non è fine a se stessa ma, come tutto ciò che è concepito dall’essere umano, vive nella circostanza. Circostanza, o contesto, che dev’essere essa stessa interoperabile. Che senso avrebbe investire per rendere interoperabili i sistemi del catasto finalizzati all’integrazione con i sistemi legacy di facility management di un ente, se non ci fossero più immobili dell’organizzazione destinati per assurdo ad uso ufficio?
[bctt tweet=”Anche l’interoperabilità non è fine a se stessa ma, come tutto ciò che è concepito dall’essere umano, vive nella circostanza. Circostanza, o contesto, che dev’essere essa stessa interoperabile” username=”MapsGroup”]
Non sarebbe più utile investire in sistemi che permettano che i dati del catasto siano immediatamente fruibili dal dipendente di quello stesso ente, che deve cambiare abitazione-ufficio da una città all’altra spesso e in tempi brevi? Non sarebbe più efficace abilitare quella stessa persona al controllo  a distanza dei luoghi fisici dove arriva o se ne va?
 

[sf_iconbox image=”ss-shuffle” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Azione, trasformazione, collaborazione[/sf_iconbox]

 

Change is the act of transformation in response to a need.

L’interoperabilità dei sistemi rientra in quei wicked problems che non possono essere risolti da un’innovazione tecnologica o dall’azione della singola organizzazione ma richiedono il concorso, il coinvolgimento, la relazione di molteplici attori e l’azione coordinata di tutti coloro che operano in un dato ambito, ognuno nel suo ruolo, siano essi azionisti, dipendenti, fornitori, consumatori, industria, politica, società civile: Collaboration is the act of two or more people working together towards a common goal.
Se lavorare insieme al superamento degli ostacoli verso un mondo digitale interoperabile e interconnesso era già un obiettivo importante fino a pochi mesi fa, non limitarsi oggi a sostenere sacche di innovazione costituite da gruppi in competizione tra loro, come le bande di guerrieri del Bronx nei film degli anni ’80, è ancora più rilevante. Il contesto è cambiato drammaticamente e la vera sfida è portare a bordo tutti gli attori coinvolti nel processo.
[bctt tweet=”Lavorare per un mondo digitale interoperabile e interconnesso, e non sostenere sacche di innovazione costituite da gruppi in competizione tra loro, portando a bordo tutti gli attori coinvolti nel processo: è questa la vera sfida oggi” username=”MapsGroup”]
Più complicato ancora di questi tempi? Può essere, specie se si continua a pensare in termini di collaborazione uguale prossimità quando in realtà bisognerebbe forse studiare un algoritmo di collaborazione uguale affinità.
Ricominciare dunque con metodo, ma facendo ancora un passo avanti, applicando le regole – i framework – che abbiamo finora destinato allo sviluppo delle fantomatiche “macchine” prima di tutto allo studio e all’osservazione dell’essere umano nel nuovo contesto, per comprenderne le pulsioni più intime e le spinte all’azione, cogliendo i segnali di cambiamento perché un’economia della consapevolezza (come ipotizzava già qualche anno fa Niccolò Branca) non può che partire da una chiara visione di se. È vero che siamo tutti nella medesima circostanza, ma non siamo tutti uguali anzi, è precisamente il contrario.
E chi si interroga sui motivi che hanno impedito finora di arrivare a concretizzare il dialogo tra sistemi diversi deve riposizionare sulla matrice qualcosa di più della paura della condivisione (i fantomatici silos) o della perdita dei propri privilegi, aggiungendo inevitabilmente ai parametri paure nuove e potenti: la perdita della stessa vita o del senso di essa. Se superare il problema tecnico è affare complesso ma non certo impossibile, superare il problema umano, qui e ora, continua ad essere un compito arduo proprio perché l’essere umano non è affatto di facile interpretazione, del resto Il Lonfo non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta.
Occorre quindi tendere a una tecnologia che supporti e integri le esperienze umane, sociali e collettive, non allo scopo di controllare e monitorare ma di aiutare nella costruzione di un nuovo modello metasemantico, che risponde a precise regole di collaborazione ma il cui significato ha senso sole se riferito all’ambiente in cui lavora, vive, ama, talvolta muore.
[bctt tweet=”Occorre una tecnologia che supporti e integri le esperienze umane, sociali e collettive, non per controllare e monitorare ma per  aiutare nella costruzione di un nuovo modello metasemantico che risponde a precise regole di collaborazione” username=”MapsGroup”]
Stiamo vivendo il tempo in modo diverso, stiamo diventando più consapevoli del nostro ritmo privato, i rapporti duraturi con famiglia e amici vengono mantenuti in vita a distanza, le parole casa e ufficio assumono significati diversi e c’è chi ipotizza che le città in un futuro prossimo diventeranno solo un agglomerato di edifici temporanei.
I nuovi sistemi dunque dovranno tenere conto di questi e altri scenari possibili e ancora una volta identificare dalle diverse fonti le informazioni pertinenti, raggrupparle in base a parametri specifici per identificare i modelli emergenti, collegare i pattern per definire campioni significativi, combinare le diverse intuizioni per immaginare il futuro. Soprattutto dovranno saper intercettare il Lonfo.
Applichiamo modelli, sempre e comunque (anche qui ne suggerisco uno che permette di cogliere le interrelazioni: il Business Analysis Core Concept Model™ di IIBA) o sviluppiamone di nuovi, perché aiutano, guidano, strutturano, mettono ordine. Ma è solo l’inizio del film, non la fine. Soprattutto impariamo a riconoscere il Gorilla, aspettiamoci di vederlo arrivare e stiamo pronti all’azione.
Altrimenti sarà solo l’ennesimo anno da dimenticare.


[highlight]Approfondimenti[/highlight]


CREDITS IMMAGINI
Immagine di copertina:
ID Immagine 1: 16084235. Diritto d'autore: radiantskies
ID Immagine 2: 96197608. Diritto d'autore: Nikita Gonin 
ID Immagine 3: 47638548. Diritto d'autore: Tomasz Wyszolmirski
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6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Information and communications technology

La rete oggi: dialogo fra persone (e le cose del mondo) attraverso i sistemi digitali. Di Giulio Destri.

[dropcap3]N[/dropcap3]ell’articolo precedente abbiamo ricostruito come si è arrivati alla rete Internet odierna con un unico standard di dialogo fra sistemi digitali che consente in sostanza a tutti i dispositivi dotati di un’interfaccia di rete di collegarsi e scambiare informazioni fra loro, ovvero uno standard che permette una interoperabilità globale fra i sistemi digitali.
In questo articolo, dunque, analizzeremo gli effetti di questo sulle persone, ossia come nei mesi della tragedia che ha colpito il mondo la rete sia stata un pilastro fondamentale nella comunicazione fra le persone.

[sf_iconbox image=”ss-alarmclock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un salto indietro nel tempo…[/sf_iconbox]

In [1] è stato trattato il tema di come la rete sta evolvendo nella Internet di Ogni Cosa (IoX) che collega fra loro dispositivi ed esseri umani a livello planetario. La drammatica situazione vissuta anche in Italia a partire dalla fine di febbraio 2020 ha accelerato ed in parte estremizzato tendenze che erano già in atto. Per capire meglio facciamo un salto indietro nel tempo…
Cosa sarebbe avvenuto se la situazione di oggi si fosse verificata, su scala globale, all’epoca della prima SARS, nel 2002-2003? Quindi solo 17 anni fa…
I mezzi di comunicazione dell’epoca erano limitati: non esistevano ancora i social media e nemmeno sistemi di messaggistica istantanea come WhatsApp e Telegram… Gli unici strumenti disponibili erano la posta elettronica, limitata come dimensioni dei messaggi rispetto ad oggi, e gli SMS.
Inoltre non c’erano gli smartphone, e la maggior parte dei telefoni cellulari non aveva la possibilità di collegarsi ad Internet, ma solo di inviare o ricevere chiamate audio e, appunto, SMS, con i loro 160 caratteri di lunghezza massima, e, in alcuni casi piuttosto rari MMS, con contenuti multimediali di dimensioni limitate (e con un costo notevole).
Gli accessi ad Internet avevano velocità limitata: solo in zone di grandi città come Roma e Milano era già presente la “banda larga”. Stava appena iniziando a diffondersi sul territorio la prima ADSL, dopo anni di modem con tariffa a tempo, in cui si pagava in base al tempo di connessione… Quindi non sarebbe stato possibile fare videoconferenze in quantità come oggi.
Le Webcam non erano ancora integrate nei PC come oggi e in pochi le acquistavano come accessori.
Non esistevano le piattaforme cloud per videoconferenza come Zoom, Google Meet, Teams e nemmeno sistemi usabili da tutti per la condivisione immediata di file e dati. Non esistevano i servizi cloud…
L’e-commerce non era ancora diffuso e capillare come oggi.
[bctt tweet=”La rete Internet è oggi un servizio essenziale, una infrastruttura critica per tutta la nostra società. Sia per il lavoro e l’economia, sia per le relazioni sociali” username=”MapsGroup”]
Quindi possiamo ipotizzare che:

  • Data l’impossibilità pratica di telelavoro nella maggior parte dei casi, i sistemi amministrativi delle aziende si sarebbero bloccati, così come molte banche, la maggior parte della pubblica amministrazione…
  • Le teleconferenze tra capi di governo sarebbero state realizzate con molto maggiori difficoltà.
  • I contatti e le trasmissioni di dati tra ospedali e strutture sanitarie sarebbero avvenuti con molto maggiori difficoltà.
  • Le trasmissioni televisive non avrebbero potuto fare tutte le interviste tramite skype ed altri strumenti di videochiamata.
  • La scuola a distanza non sarebbe stata possibile.
  • La formazione universitaria e quella aziendale e professionale obbligatoria non sarebbero state possibili.
  • Le riunioni di associazioni, enti, i contatti delle amministrazioni locali con i propri cittadini non sarebbero stati possibili come invece sono stati.
  • I contatti via videochiamate con medici, psicologi, coach ecc… non sarebbero stati possibili.
  • Le videochiamate fra parenti lontani, fidanzati, amici… che hanno contribuito non poco a mantenere la nostra coesione sociale, non sarebbero stati possibili.
  • Tutti gli eventi virtuali che hanno consentito ad artisti di mantenere i contatti col loro pubblico non sarebbero stati possibili.
  • Gli eventi sociali come le cerimonie religiose “locali” in cui si partecipa alla messa nella propria parrocchia, ma anche le lezioni di yoga, fitness, strumenti musicali ecc… non sarebbero stati possibili.
  • L’acquisto online di prodotti, in primis il cibo, non sarebbe stato possibile al di fuori di pochi casi a Roma e Milano.

Da tutto questo che lezione possiamo trarre? Che la rete Internet è oggi un servizio essenziale, una infrastruttura critica per tutta la nostra società. Sia per il lavoro e l’economia, sia per le relazioni sociali.
E d’altra parte, che la situazione che abbiamo vissuto ha costretto molti decisori a prendere atto delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie per lo svolgimento a distanza del lavoro. E che in alcuni casi il passaggio è permanente e non si tornerà alla situazione precedente.
Vediamo ora alcuni casi…

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il caso fiera virtuale: da Aedile a Wecosmoprof[/sf_iconbox]

Il concetto di fiera virtuale esiste da molti anni: nel corso degli anni’90, mentre ero ancora in Università, ho collaborato con una delle prime web agency italiane, che creò Aedile, la estensione online di SAIE, Cersaie e SAIE2, ossia le fiere dell’edilizia di Bologna.
L’idea era sostanzialmente quella di un marketplace, ogni azienda integrava il proprio sito web al portale che riportava l’elenco di espositori presenti nella fiera. I siti web avevano un catalogo dei prodotti e, in alcuni casi la possibilità di fare ordini via mail.
All’epoca comunque i siti web erano sostanzialmente l’estensione online di una brochure più che non di uno stand. I contatti e le trattative avvenivano comunque in massima parte offline.
In questi giorni di inizio giugno, dato che le manifestazioni fieristiche sono ancora sospese, si sta tenendo Wecosmoprof, la versione online della fiera Cosmoprof, l’evento annuale tra i più importanti in ambito cosmetico.
L’evoluzione è notevole. Non soltanto sono presenti filmati, documenti e tanto materiale a presentare le aziende partecipanti, ma sono stati “trasposti” nel virtuale anche tutti gli eventi tipici di una grande fiera. Ci sono videoconferenze su vari temi, cui le persone si possono iscrivere attraverso l’autorizzazione di uso dei dati forniti alla fiera. Ci sono dibattiti, annunci.
C’è, soprattutto, Cosmoprof MyMatch, una piattaforma per creare incontri tra domanda e offerta, con tanto di stanze virtuali per gli incontri, esattamente come avviene in una fiera quando ci si siede ai tavolini di uno stand per trattare affari. Inoltre, per i partecipanti, è possibile chiedere ad una intelligenza artificiale di selezionare i candidati potenziali alla partnership attraverso il matching dei profili.
[bctt tweet=”La relazione umana che porta al business può avvenire attraverso piattaforme in grado di creare incontri tra domanda e offerta, con tanto di stanze virtuali per gli incontri” username=”MapsGroup”]
Insomma, tutta la relazione umana che porta al business è compresa può avvenire attraverso la piattaforma.
Questo strumento per favorire incontri non è nuovo, è infatti in realtà un adattamento di un sistema nato in origine sui siti di incontri on-line per favorire la selezione di potenziali partner. Durante il periodo di lockdown è aumentato ulteriormente l’uso di tali strumenti e le stime indicano che una notevole percentuale di relazioni sempre più inizierà attraverso la rete.
Per cui, accanto all’uso dello strumento per conoscere potenziali partner e incontrarsi virtualmente prima che fisicamente, in alcuni casi è possibile anche affidarsi alle intelligenze artificiali per una pre-selezione.

[sf_iconbox image=”ss-search” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il caso ispezione di sistemi di gestione[/sf_iconbox]

I sistemi di gestione di qualità (ISO9001) e sicurezza delle informazioni (ISO27001), certificati da enti terzi (ossia dalle società di certificazione) richiedono un audit annuale, ossia una verifica approfondita di documenti con procedure codificate.
In particolare, ogni tre anni avviene un audit di più approfondito con un nuovo auditor, che poi seguirà normalmente l’azienda anche negli audit di mantenimento dei successivi due anni.
Costrette dal lockdown, molte società di certificazione sono passate ad eseguire gli audit da remoto, almeno nel caso di quelli di mantenimento.
L’auditor o la squadra degli auditor accede per prima cosa ai documenti, ad esempio tramite un accesso sicuro all’archivio documentale dell’azienda da esaminare. Successivamente viene condotta l’ispezione sul campo, in cui la persona che funge da guida nel caso della ispezione fisica, conduce una telecamera (o anche solo un buon smarphone) nell’azienda, muovendosi su indicazione degli auditor che possono in tal modo vedere impianti e sistemi nei dettagli, interagire intervistando le persone presenti ecc…
Nel caso delle aziende di servizio in cui magari le persone stesse stanno lavorando da remoto le interviste possono essere condotte direttamente in colloquio con le persone dell’azienda.
Analogamente avviene per la consulenza da remoto. In questo periodo ho partecipato a numerose riunioni virtuali per consulenze organizzative che erano già in corso o sono iniziate addirittura in modo totalmente virtuale.

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il caso formazione online[/sf_iconbox]

Anche la formazione aziendale è stata trasposta online.
Qui sono presenti maggiori difficoltà rispetto all’aula, perché, specialmente se le classi sono numerose, non sempre è possibile vedere in viso gli allievi (principalmente per non sovraccaricare la rete) e quindi è indispensabile chiedere con maggiore frequenza rispetto ad un’aula se gli allievi stanno seguendo efficacemente.
E anche parlare più lentamente, scandendo bene i termini nuovi, considerando che spesso anche alcuni allievi non hanno collegamenti veloci e possono sentire un audio non perfetto.

[sf_iconbox image=”ss-laptop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La comunicazione fra persone attraverso strumenti digitali[/sf_iconbox]

Con un numero limitato di interlocutori, in particolare nel caso di due sole persone, la comunicazione è in tempo reale, in qualunque parte del mondo. Si vede l’interlocutore in faccia e, in parte, anche nel corpo e non si sente solo la voce come al telefono. Si possono condividere documenti, anzi, si può lavorare a più mani scrivendo insieme documenti, disegnando insieme, verificando calcoli ecc…
Quindi il passaggio dal dialogo “solo scritto” della email e delle chat alla moderna videoconferenza è stato epocale. Se prima era presente solo il linguaggio scritto verbale, sia pure parzialmente arricchito dagli emoticon, ora si vedono le persone in volto. Si può cogliere tutto il linguaggio verbale (ossia le parole pronunciate), il paraverbale (il modo di pronunciarle) e il non verbale (espressioni del viso e della parte del corpo visibile).
Rispetto ad un dialogo “fisico” nello stesso luogo ci sono alcune piccole differenze, come evidenziato anche da psicologi ed esperti di comunicazione come Giorgio Nardone.
[bctt tweet=”La Rete, oggi. Il passaggio dal dialogo “solo scritto” della email e delle chat alla moderna videoconferenza è stato epocale: la comunicazione è ora in tempo reale, in qualunque parte del mondo” username=”MapsGroup”]
Intanto occorre posizionare il dispositivo alla distanza giusta per essere inquadrati completamente ed evitare di mostrare solo parti del viso. Inoltre le persone tendono a non guardare la telecamera ma il volto dell’interlocutore che appare sullo schermo. Bisogna parlare più lentamente e valutare la reazione non verbale alle proprie parole da tutto il volto, mancando il contatto oculare diretto fra gli interlocutori.
A tal proposito i formatori di AIF raccomandano, di fronte ad un pubblico virtuale potenzialmente vasto, di guardare per la maggior parte del tempo proprio la telecamera, esattamente come fanno da decenni giornalisti e personaggi televisivi.

[sf_iconbox image=”fa-cogs” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il lavoro tramite la rete[/sf_iconbox]

Il lavoro tramite la rete, per essere efficiente, deve cambiare rispetto all’organizzazione nello spazio fisico.
Alle persone devono essere affidati compiti che possano essere portati avanti da soli per la maggior parte del tempo, limitando le interazioni con altri al giusto necessario. Soprattutto devono essere limitate e ben finalizzate le riunioni, l’interazione che trasposta online rischia di diventare molto inefficiente se non ben condotta.
Il lavoro online rende al meglio se l’organizzazione è “a centri di servizio”, come presentato in [2]. E vanno tenuti presente con ancora più attenzione gli aspetti emotivi della comunicazione, come presentato in [3], soprattutto per mantenere desta l’attenzione, che in una video chiamata tende a sfuggire maggiormente rispetto ad un colloquio di persona.
[bctt tweet=”Il lavoro online rende al meglio se l’organizzazione è “a centri di servizio”. E vanno tenuti presente con ancora più attenzione gli aspetti emotivi della comunicazione” username=”MapsGroup”]
Siamo quindi nel bel mezzo di una rivoluzione storica? Per alcuni tipi di lavoro si, principalmente per motivazioni economiche: una trasferta per partecipare ad un evento che costa decine di migliaia di euro e può essere sostituita da una videoconferenza, viene sostituita semplicemente. Per altri no, non in tempi brevi per lo meno.
Quindi la rete diventa anche il canale primario per la interoperabilità fra le persone, oltre che i dispositivi, consentendo alle aziende di essere resilienti rispetto ad eventi come quello che abbiamo vissuto.
[bctt tweet=”La rete diventa il canale primario per il lavoro e la interoperabilità fra le persone, oltre che i dispositivi, consentendo alle aziende di essere resilienti rispetto ad eventi di emergenza come quello vissuto” username=”MapsGroup”]
Proprio l’emergenza affrontata ci insegna però che:

  1. Il lavoro online deve essere ben progettato, con l’adattamento opportuno dei processi, per essere realmente efficiente;
  2. La rete, intesa come struttura di comunicazione e insieme di piattaforme con cui lavorare, deve essere progettata, gestita e configurata in modo diverso da adesso, pena grandissimi rischi di blocchi catastrofici.

E questo sarà il tema del prossimo articolo.

Giulio Destri


[sf_iconbox image=”ss-bookmark” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Bibliografia[/sf_iconbox]

[1] Giulio Destri – Servizi e IoT: la Salute secondo l’Internet of Thing… 
[2] Giulio Destri – Un modello per l’azienda-tipo italiana: l’Azienda come insieme di centri di servizio 
[3] Giulio Destri – Comunicazione interpersonale nei settori tecnici e specialistici. Di Giulio Destri.


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Maps: Eiffel Investment continua a sostenere il progetto del gruppo

Parma, 8 luglio 2020

MAPS, comunica che Eiffel Investment Group, nell’ambito del secondo periodo di esercizio dei “Warrant MAPS S.P.A. 2019-2024”, ha convertito n. 60.000 warrant sottoscrivendo, conseguentemente, n. 60.000 azioni ordinarie.

 

[sf_iconbox image=”ss-hand” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il sostegno di Eiffel Investment Group[/sf_iconbox]

Eiffel Investment Group è una società di gestione patrimoniale e leader europeo nel finanziamento delle PMI e delle società europee a media capitalizzazione europee riguardo a:

  • credito (credito obbligazionario e debito privato),
  • azioni (azioni quotate, private equity, obbligazioni convertibili).

Rivolgendosi a segmenti di finanziamento aziendale, Eiffel Investment Group attualmente gestisce quasi 2 miliardi di euro, distribuiti tra i grandi investitori istituzionali europei, e 25.000 euro per clienti privati, attraverso strategie di investimento ad alto valore aggiunto.
 
 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Una visione comune incentrata sull’innovatività[/sf_iconbox]

Alla data odierna Eiffel Investment Group detiene, attraverso i propri fondi, una partecipazione pari al 6,9%  del capitale sociale di MAPS. Eiffel ha inoltre acquistato warrant da alcuni Soci Storici del Gruppo MAPS, continuando così a sostenere le strategie di crescita del Gruppo a medio e lungo termine.

“Condividiamo con Eiffel Investment una visione comune incentrata sull’innovatività”

afferma Marco Ciscato, Presidente di MAPS,

“Dimensioni e presenza internazionale di questo partner, che continua a supportarci, ci forniscono un ulteriore stimolo nel perseguire il nostro percorso di crescita e lo sviluppo di soluzioni sempre più innovative”.

“Siamo investitori rilevanti di MAPS già da novembre 2019″

risponde Antoine Valdès, Partner di Eiffel Investment Group,

“e, come dimostrato dalla nostra conversione di ulteriori warrant nel secondo periodo di esercizio appena concluso, è nostra intenzione continuare a sostenere la società nel suo costante percorso di sviluppo”.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 180 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari (CAGR 2018–2020 pari a circa +20%).
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 240 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Telecomunicazioni, Utilities, Sanità, Retail, Industria e Pubblica Amministrazione.
Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 1.000 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale. Il Gruppo investe costantemente in R&D: negli ultimi 3 anni ha complessivamente destinato all’innovazione Euro 3,5 milioni. La divisione Research & Solutions, costituita nel 2016, include 15 risorse altamente qualificate ed è responsabile dell’individuazione dei bisogni del mercato e dello sviluppo delle soluzioni del Gruppo.
Il Gruppo chiude il 2019 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 18,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,8 milioni (EBITDA margin pari a 22%). La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversionAlla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
Contatti Società:
MAPS | Tel +39 0521 052300

Contatti Investor Relations & Financial Media
IR Top Consulting | Tel +39 0245473884


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Maps News News

MAPS ammessa al contributo di circa 168.000 euro della Regione Emilia Romagna

Parma, 2 luglio 2020

 

Sono state presentate da MAPS – per il Bando “Progetti di Ricerca e Innovazione industriale per soluzioni di contrasto alla diffusione del Covid-19” – ZeroContatto ed EpiDetect: le due soluzioni create per prevenire e contenere la diffusione epidemiologica attraverso tecnologie di eccellenza.

 

[sf_iconbox image=”ss-key” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Soluzioni di contrasto alla diffusione del Covid-19[/sf_iconbox]

MAPS comunica di aver ottenuto l’ammissione a un contributo a fondo perduto di 167.920 euro stanziato dalla Regione Emilia-Romagna per il Bando “Progetti di Ricerca e Innovazione industriale per soluzioni di contrasto alla diffusione del Covid-19”.
Il nuovo bando della Regione Emilia-Romagna ha l’obiettivo di mobilitare il sistema regionale di ricerca ed innovazione nel sostenere lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni tecnologiche concrete e di tempestiva applicazione.
Tali soluzioni, pensate per la più ampia diffusione e ricaduta su tutto il territorio regionale, dovranno essere utili a:

  • prevenire e contenere la diffusione epidemiologica, grazie al potenziamento dei laboratori di ricerca per analisi, test e certificazione di dispositivi medici e di protezione;
  • migliorare cura e assistenza ai pazienti ospedalizzati e domiciliarizzati;
  • rilanciare l’economia regionale anche attraverso una progressiva riapertura delle attività produttive in totale sicurezza.

MAPS ha ottenuto l’ammissione al Bando grazie ai progetti ZeroContatto ed EpiDetect.
 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
I progetti EpiDetect e ZeroContatto
[/sf_iconbox]

Il progetto EpiDetect, attraverso l’evoluzione della piattaforma semantica Clinika, implementerà un innovativo modello di sorveglianza sindromica, il quale:

  • eseguirà un’analisi automatizzata di elementi significativi contenuti nelle prescrizioni di specialistica ambulatoriale;
  • identificherà tempestivamente l’insorgenza di problemi sanitari emergenti.

Con ZeroContatto il Gruppo realizzerà invece un nuovo modello di accoglienza sanitaria per consentire alle strutture sanitarie di erogare il massimo delle prestazioni possibili con il minimo rischio di contagio e, conseguentemente, tutelare i cittadini e i dipendenti sul posto di lavoro grazie al distanziamento sociale.

Per la realizzazione di questo nuovo modello MAPS svilupperà un’evoluzione della soluzione Artexe ZeroCoda, lavorando principalmente su due importanti elementi di innovazione tecnologica e di processo:

  1. Lo sviluppo di algoritmi previsionali in grado di stabilire in tempo reale la previsione dell’orario per l’accesso al servizio, con il calcolo dell’eventuale ritardo e del tempo residuo di attesa per le prestazioni ancora da erogare nella giornata.
  2. Lo studio e la progettazione di nuovi modelli di processi di accoglienza degli assistiti alle strutture sanitarie, che includa tra i propri obiettivi soluzioni di accesso e comunicazione istantanea e multicanale tra struttura e assistito.

 

[sf_iconbox image=”ss-heart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]L’innovazione per la salute[/sf_iconbox]

Marco Ciscato, Presidente di MAPS ha così commentato l’ammissione al contributo:

“Per entrambi i progetti ci avvarremo della collaborazione dell’Artificial Intelligence Research and Innovation (AIRI) Center dell’Università di Modena e Reggio Emilia mentre EpiDetect potrà contare anche sulla collaborazione dell’AUSL di Reggio Emilia.

Intendiamo continuare ad aiutare le organizzazioni sanitarie a individuare precocemente nuovi focolai epidemici, consentendogli di pianificare e attuare tempestivamente tutte le necessarie contromisure volte a mitigarne gli effetti di morbilità”.

QUI potrete leggere il comunicato stampa per intero.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 180 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari (CAGR 2018–2020 pari a circa +20%).
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 240 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Telecomunicazioni, Utilities, Sanità, Retail, Industria e Pubblica Amministrazione.
Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 1.000 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale. Il Gruppo investe costantemente in R&D: negli ultimi 3 anni ha complessivamente destinato all’innovazione Euro 3,5 milioni. La divisione Research & Solutions, costituita nel 2016, include 15 risorse altamente qualificate ed è responsabile dell’individuazione dei bisogni del mercato e dello sviluppo delle soluzioni del Gruppo.
Il Gruppo chiude il 2019 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 18,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,8 milioni (EBITDA margin pari a 22%). La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversionAlla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
Contatti Società:
MAPS | Tel +39 0521 052300
 info@mapsgroup.it
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Stiamo distanti ma molto vicini: apparenti paradossi del post Covid-19 negli spazi di lavoro condiviso.

[dropcap3]C[/dropcap3]hi nelle ultime settimane ha pensato, ragionato o scritto sulla fine degli spazi collaborativi faccia reset e riparta con il ragionamento. Dalle Americhe all’Europa, passando per Turchia e Oceania, gli spazi di coworking stanno vivendo un nuovo (forse inaspettato) grande rilancio.
Grazie al monitoraggio, attivato attraverso la piattaforma Webdistilled qualche mese fa e dedicato ai nuovi trend del vivere e dell’abitare gli spazi, scopriamo che c’è un mondo di interesse intorno ai temi del coworking, co-living e co-housing (oltre 56mila contenuti da gennaio ad oggi in italiano e inglese tra articoli, post, blog, tweet, messaggi online) e che questo interesse non si è affatto interrotto nei mesi del lockdown ma piuttosto ha dato vita a nuovi pensieri e sostanziali innovazioni (quasi il 30% dei contenuti totali affronta il tema della pandemia).

 
Agli spazi condivisi del lavoro innanzitutto è successo di dover chiudere, del tutto o quasi (chi ospitava aziende del food – ad esempio – non ha mai chiuso ma ha gestito le proprie attività in modalità ridotta), altri hanno garantito l’accesso solamente ai soci o ai possessori di specifiche membership.
In ogni caso, tutte le realtà hanno dovuto affrontare due aspetti dell’emergenza:

  • la prima è che si sono dovuti velocemente ed efficacemente adeguare agli standard di sicurezza richiesti (pulizie, distanziamento sociale, dispositivi, eccetera);
  • la seconda è che si sono dovuti ingegnare per garantire a tutti i loro ospiti (colleghi? amici? partner?) quel bisogno di comunità, fattore distintivo per questa tipologia di luoghi di lavoro.

[sf_iconbox image=”ss-home” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Sicurezza[/sf_iconbox]

In relazione al primo aspetto, il meccanismo è stato talmente veloce ed efficace che la capacità degli spazi collaborativi di adeguarsi per garantire ai propri ospiti le misure necessarie a ridurre il rischio di contagio, è diventato uno dei punti di forza dei coworking rispetto ad altri luoghi del lavoro più tradizionali.
[bctt tweet=”La capacità degli spazi collaborativi di adeguarsi e garantire agli ospiti le misure necessarie a ridurre il rischio di contagio, è diventato uno dei punti di forza dei coworking rispetto a luoghi di lavoro più tradizionali” username=”MapsGroup”]
I media in lingua inglese sul tema pullulano di esempi: alla domanda “perché conviene lavorare in un coworking?” superate le prime considerazioni (fare network, fare business, ridurre le spese di gestione degli spazi), ecco che arrivano le misure per prevenire il Covid-19.
Negli Stati Uniti, dove da qualche anno gli spazi di coworking aumentano con percentuali a doppia cifra, sono numerosi gli articoli e i post sull’argomento. Vengono intervistati titolari, fondatori, AD dei principali spazi condivisi da Plexpod a WeWork, sia catene che singole realtà locali.
C’è chi sottolinea il tema della produttività (“Un ambiente senza il soffocamento del vostro ufficio aziendale è vantaggioso per la vostra produttività. I luoghi dove ci sono meno distrazioni, formalità e rumore vi danno spazio per concentrarvi sul vostro lavoro e sul raggiungimento dei vostri obiettivi quotidiani”), chi le loro capacità di connessione (“le piattaforme online e i servizi digitali hanno aiutato gli spazi di coworking a connettersi con i nuovi clienti, mentre i loro edifici sono accessibili, in alcuni casi, solo ai membri”), tutti intervengono sulle precauzioni prese (“quando si lavora in rete nello spazio di coworking, devono essere adottate tutte le misure di sicurezza fondamentali per prevenire l’infezione di Covid-19”).
[bctt tweet=”I media in lingua inglese pullulano di esempi sul tema coworking: c’è chi sottolinea il tema della produttività, chi le loro capacità di connessione, e tutti intervengono sulle precauzioni prese” username=”MapsGroup”]
“Tipicamente focalizzati sulla collaborazione e l’interazione di persona, gli spazi di coworking si adattano alla realtà della pandemia Covid-19 in corso – e vedono opportunità inaspettate” è il leit motiv di molte pubblicazioni sia all’estero che in Italia.

[sf_iconbox image=”fa-user-plus” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Community feel[/sf_iconbox]

WeWork, gigante internazionale del coworking, si sta concentrando sulla pubblicazione e condivisione di contenuti rilevanti per le comunità che ospita e le località dove i coworking hanno sede. Il senso della comunità – secondo aspetto che emerge come rilevante nella ricerca combinata tra coworking e coronavirus – porta le realtà di gestione di spazi condivisi a concentrarsi maggiormente sui propri servizi e in particolare su quelli digitali: piattaforme tecnologiche di interscambio, sistemi di call a distanza, corsi di formazione attraverso webinar, occasioni di incontro a distanza.

Riuscire a mantenere e ad alimentare il senso della comunità anche attraverso momenti di partecipazione e intrattenimento non-fisici ha consentito a molti coworking di mantenere relazioni, clienti, incassi anche in tempo di Covid.
[bctt tweet=”Riuscire ad alimentare il senso di comunità attraverso momenti di partecipazione e intrattenimento non-fisici ha consentito a molti coworking di mantenere relazioni e incassi anche in tempo di Covid” username=”MapsGroup”]
Il fattore tecnologico – prima tra i servizi aggiuntivi ma non necessariamente primari degli spazi collaborativi – diventa così elemento essenziale a garanzia e supporto di quei legami umani e relazionali che la pandemia ha reso più difficili da gestire come facevamo prima.

Sara Di Paolo


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