Mese: Ottobre 2017
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[dropcap3]D[/dropcap3]opo aver introdotto nell’articolo precedente il tema generale delle best practice nella Predictive analysis, e aver trattato più in particolare l’argomento dell’Informatizzazione clinica orientata all’analisi predittiva, procediamo nella nostra rubrica in una rapida, ma articolata incursione nel settore delle telecomunicazioni.
Analizzando questo mercato con i focus caratteristici della nostra rubrica, incentrati su Business Model, User experience e Operating process, già a un primo approccio possiamo confermare che sia la ricerca di una fidelizzazione del cliente che l’aspirazione all’individuazione di nuove fonti di ricavo, in questo settore di per sé amplissimo, sono rilevanti e significative.
[bctt tweet=”Il settore TELCO verso la fidelizzazione del cliente e nuove fonti di ricavo.” username=”MapsGroup”]
Se ne potrebbe dedurre che siamo di fronte a un mercato in cui la ricerca di casi d’uso sulla Predictive analysis si dovrebbe presentare come particolarmente fruttuosa…
Questo, da un lato perché la disponibilità dei dati è molto ampia, e dall’altro perché la competizione nel settore è decisamente elevata: non occorrono sofisticati algoritmi previsionali per stimare che almeno il 50% dei miei (pochi 😉 lettori avranno cambiato operatore almeno una volta negli ultimi due anni.
Eppure, come vedremo, non mancano le sorprese. Vediamo insieme quali.
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[/sf_iconbox]Oltre la quantità, di quali dati parliamo?
Anche se può essere facilmente intuibile, non possiamo non sottolineare come i dati in questione siano di diverso tipo, a partire da quelli a prima vista più insignificanti, come le informazioni riguardanti il traffico in sé (ad esempio data e ora della chiamata, la sua durata e il destinatario) e i luoghi frequentati da chi sta conversando (tracciati attraverso la geo-localizzazione), per arrivare ad altre tipologie di informazioni mano a mano più dense di valore rispetto ai comportamenti d’acquisto e agli stili di vita.
Essendo difficile immaginare una situazione in cui ciascuno di noi non è accompagnato dal proprio inseparabile compagno elettronico, se ne ricava che – volente o nolente – ognuno fornisce continuamente una gran mole di informazioni a chi sta dall’altra parte di tale, invisibile eppure perfettamente tracciabile cordone ombelicale, fatto da flussi incessanti di azioni e conversazioni.
[bctt tweet=”Ognuno fornisce continuamente una gran mole di informazioni a chi sta dall’altra parte del filo…” username=”MapsGroup”]
La mole delle informazioni che si muove complessivamente da un capo all’altro di tali interazioni è davvero rilevante: secondo la Weve, la quantità di dati raccolti è pari almeno a 100 eventi al giorno per ciascun utente. Si tratta di cifre impressionanti, se vi aggiungiamo il fatto che, tipicamente, ogni operatore del settore dispone di alcune decine di milioni di utenti.
Il tutto conduce inevitabilmente a un tipico approccio Big Data, in cui le tecniche di Predictive analysis sono in grado, almeno in potenza, di generare ulteriori informazioni preziose sia in forma aggregata e anonimizzata che in modalità più dettagliata e profilata su ogni singolo utente. Con buona pace della privacy di ciascuno, ma questa è un’altra storia…
A partire da queste premesse cerchiamo ora di comprendere insieme quali sono innanzitutto gli impatti del settore relativi all’emergere di nuovi modelli di business, per poi passare – seguendo l’impianto tradizionale della nostra rubrica – a valutare le possibili esperienza d’uso riferite agli utenti e infine riflettere sulle diverse ottimizzazioni dei processi operativi in capo alle aziende che utilizzano tali tecnologie.
Pronti? Bene, iniziamo!
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Business Model: da un capo all’altro delle telecomunicazioni
Il focus sui Business Model rappresenta forse uno degli aspetti più interessanti in un settore come questo, fortemente connotato come commodity.
La ricerca di come estrarre valore dalla miniera di dati di cui dispongono gli operatori telefonici è infatti una questione per certi aspetti non semplice, ma che consegna alla contingenza di mercato alcuni casi di successo particolarmente significativi. Andiamo ora sul concreto con alcuni esempi pratici.
Weve
Se è vero che le informazioni raccolte da questo mercato possono servire a predire la disponibilità degli utenti all’acquisto di un determinato bene anziché un altro, ecco che – unendo le rispettive forze, ma soprattutto i dati di ciascuna organizzazione – gli operatori Vodafone, O2 e EE hanno costituito la già citata joint venture Weve, un’impresa che opera nel Regno Unito e che ha come obiettivo quello di mettere a disposizione di vari Brands una piattaforma di Mobile Commerce particolarmente efficace nel proporre beni e servizi a un pubblico di potenziali utenti interessati. Con i conseguenti vantaggi competitivi che un tale approccio al business porta con sé.
AdWorks
Attraversando l’oceano troviamo la business unit AdWorks del famoso operatore AT&T, che ha come obiettivo quello di massimizzare i ritorni della pubblicità veicolata tramite varie piattaforme televisive (ad esempio attraverso i sistemi IPTV). Anche in questo caso i dati relativi all’utilizzo dei servizi di telecomunicazione vengono usati per prevedere l’attitudine all’acquisto di gruppi di utenti, agevolando sia le attività di generazione di lead che le relative conversioni.
Di esempi di questo tipo, ovvero quelli mirati a migliorare le performance nell’area dell’ecommerce o dell’advertising, ce ne sono moltissimi altri, ma – a voi e a me piacendo – tralascerei quest’area che, almeno dal punto di vista di noi utenti, è un poco fastidiosa, inutile negarlo. Posiamo quindi lo sguardo altrove alla ricerca di altri modelli di business.
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[/sf_iconbox]Quando i dati generano valore in forma di efficienza e conoscenza
Una diversa tipologia di utilizzo fruttuoso dei dati del settore – che mi affascina particolarmente e che, almeno in linea teorica, dovrebbe trovare ampi spazi di impiego nel Bel Paese – è ad esempio l’utilizzo applicato delle informazioni riguardanti i flussi delle persone sia nelle aree urbane che in quelle a vocazione turistica.
Quali sono le notizie che possono essere utilizzate per questa tipologia di analisi? Riguardano per lo più i dati relativi alle celle ai quali i vari dispositivi mobili si “agganciano” di volta in volta, che possono di conseguenza raccogliere informazioni su fattori di estrema rilevanza, come ad esempio il numero delle persone che transitano in una certa area, i flussi che si muovono da una cella a un’altra, i tempi di permanenza in ciascun luogo e così via.
Ed è qui che le tecniche di Predictive analysis – se applicate su intervalli di tempo sufficientemente estesi – possono studiare, inferire e modellare tali dati fornendo informazioni sulle percorrenze abituali, evidenziandone ad esempio le possibili criticità in termini di densità di popolazione, facendo emergere in maniera predittiva le problematiche inerenti i fenomeni di pendolarismo o, ancora, intercettando e anticipando i flussi turistici, di per sé estemporanei.
[bctt tweet=”Le tecniche di Predictive analysis possono studiare, inferire e modellare i dati sulle percorrenze abituali. ” username=”MapsGroup”]
Si tratta quindi di una miniera di informazioni che, per chi si occupa di pianificazione urbana, può rivestire un enorme valore strategico e operativo, come illustrato in questo articolo. Lo stesso vale per chi si occupa dei fenomeni turistici, come ampiamente argomentato in quest’altro contributo.
Seguendo dunque il filo dell’utilità d’uso dei dati in ottica predittiva passiamo al tag successivo, quello inerente l’esperienza d’uso.
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User experience: quanto, quando e soprattutto come…
Lo dico subito: per quanto riguarda la user experience, in tutta franchezza, mi sarei aspettato qualcosa di più in termini di casi d’uso, visto il settore percepito ad alto livello di commodity. In realtà ho riscontrato una certa difficoltà nel trovare casi significativi che vadano oltre alle buone intenzioni.
Esistono tuttavia delle eccezioni, che sottopongo al vaglio dei miei (pazienti) lettori, sottolineandone soprattutto – come si dice – la capacità di visione di alcuni operatori più creativi e forse lungimiranti degli altri.
Nugu
Il primo esempio che voglio condividere è relativo all’esperienza dell’operatore sud coreano SK Telecom, che ha implementato un vero e proprio Digital Assistant. Sì: avete capito bene. Si tratta di un Siri made in corea o di un Alexa con esotici occhi a mandorla, se preferite.
Il suo nome è NUGU, ed è un concentrato di tecnologia studiato per offrire ai clienti di SK Telecom l’accesso a una miriade di servizi con l’utilizzo di comandi vocali. In questo ingegnoso caso le tecniche di predictive analysis sono utilizzate per identificare con maggiore precisione il servizio richiesto, soprattutto nei casi di maggior ambiguità di traduzione.
AdSpark
Il secondo caso d’uso che vi propongo è quello di AdSpark, una divisione dell’operatore telefonico delle Filippine GLOBE TELECOM, che – utilizzando i dati a sua disposizione – individua mediante algoritmi di predictive analysis i momenti migliori in cui è preferibile segnalare i contenuti video ai propri clienti.
La soluzione viene integrata in alcuni servizi applicativi come quelli ad esempio presentati in questo sito. E già questi due esempi fanno intuire quanto spazio potrebbe ancora esserci per “immaginare” e mettere in opera ulteriori servizi utili e personalizzati…
Tuttavia ora, per concludere il nostro itinerario del mondo delle telecomunicazioni “predittive”, andiamo alla terza e ultima metrica d’analisi, quella dedicata ai processi operativi del settore.
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[/sf_iconbox]Operating process: dal dire al fare senza alcun mare di mezzo
I casi d’uso che vi segnalo sono quelli relativi all’utilizzo della predictive analysis in funzione dell’efficienza e dell’ottimizzazione dei processi, come di seguito raccolti. E in questo caso la raccolta si fa di nuovo ricca e interessante: vediamo insieme perché.
Churn prediction
La prima area che mi corre l’obbligo di sottoporvi, è quella relativa alla Churn prediction. Si tratta infatti di quella particolare forma di analisi che cerca di stabilire quali sono i clienti maggiormente a rischio di cambiare operatore a fronte di segnali più o meno latenti e deducibili provenienti dalle svariate fonti dei dati in possesso dell’azienda.
Su questa tematica è (ovviamente?) tale la quantità di casi d’uso che diventa difficile sceglierne qualcuna in particolare come esempio. A tal proposito vi segnalo questo articolo, particolarmente esaustivo, ma ve ne sono in realtà tantissimi altri, tanto da poter affermare, credo, che non esista un operatore telefonico uno che non abbia in tasca una soluzione pronta all’uso su questo tema.
Network capacity forecasting
Un’altra tematica, forse meno comune della precedente, è quella relativo all’utilizzo della Prediction analysis finalizzata alla stima della capacità della rete di supportare il proprio traffico, sia di dati che telefonico.
[bctt tweet=”Le capacità previsionali sono utilizzati per prevedere il malfunzionamento della rete con anticipo.” username=”MapsGroup”]
Si tratta della cosiddetta attività di network capacity forecasting, il cui obiettivo – come ben descritto in questo articolo dell’azienda SAS – è quello di permettere agli operatori telefonici di predire l’utilizzo della rete a livello di singola cella in base alla tipologia di tecnologia utilizzata (2G, 3G, 4G o 5G). In questo altro articolo, ad esempio, si effettua la stessa tipologia di analisi basata sulle reti di tipo LTE (Long Term Evolution).
Le capacità previsionali di sofisticati algoritmi sono invece utilizzati per prevedere il malfunzionamento della rete con un anticipo che può arrivare anche ai due giorni, così come descritto nella presentazione di prodotto (Predictive Operations platform) della storica azienda Nokia.
I dati che servono per arrivare a questo servizio – equiparabile a un vero e proprio esercizio da Oracolo d’altri tempi – sono di varia natura, come ad esempio i dati sul traffico della rete, quelli sui livelli di erogazione e gradimento di un servizio piuttosto che sulla customer experience, oltre ai dati sulle previsioni del tempo e quelli relativi ai social media.
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[/sf_iconbox]Per concludere? Non tutto è Predictive analysis quello che luccica…
La conclusione cui mi sento di giungere, dopo questa traversata nel settore TELCO, è che se da un lato, come prevedibile, le tecniche di predictive analysis in questo mercato sono in uso da diversi anni – e di conseguenza sono molteplici sia gli ambiti di applicazione che le tecniche utilizzate – mi sarei aspettato una maggiore capacità di innovazione soprattutto per quanto riguarda la User experience.
Si sono infatti sì perfezionati gli algoritmi e sono state implementate le architetture IT – con evoluzioni tali da poter dare un grande contributo in altri settori con problematiche simili – ma il potenziale insito nella mole inusitata di dati a disposizione e nelle sue caratteristiche è a mio parere ancora oggi poco messo in relazione con altri settori potenzialmente tangenziali o paralleli, in cui le tecniche di Predictive analysis potrebbero rivelarsi decisive.
Oltrepassato dunque questo tema, continueremo il nostro peregrinare tra i casi d’uso in altri mercati. Con questo, dunque passo e chiudo, dandovi appuntamento al prossimo articolo. Non mancate.
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ABOUT MAPS GROUP
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Il Gruppo Maps, dalla sua nascita ad oggi, opera nei settori business intelligence, data mining e machine learning, con lo scopo di passare dai Big data ai Relevant Data.
In questa prospettiva si realizza l’attività del gruppo, che persegue gli obiettivi strategici e operativi dei propri clienti attraverso la raccolta di dati che, analizzati e adeguatamente trattati e modellati, sono in grado di creare nuovi asset digitali creando prodotti e servizi innovativi o migliorando nettamente le performance delle attività già in essere.
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ABOUT MAURIZIO PONTREMOLI
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Imprenditore nel settore IT con avanzate competenze informatiche e lo sguardo di un Fisico, si occupa dello sviluppo di nuovi business nel settore dell’innovazione tecnologica.
Condivide con il Gruppo Maps, di cui è fondatore e AD, una missione specifica: trasformare in asset gli scenari sempre più complessi della Big Data Science con un sguardo attento alle pratiche più avanzate di condivisione, valore fondante della conoscenza e condizione sine qua non per l’evoluzione della stessa.
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[dropcap3]A[/dropcap3]bbiamo iniziato la nostra rubrica dedicata al tema della traduzione – e dell’inevitabile conseguente possibilità di tradimento dell’originale – anticipando alcuni temi che avremmo trattato.
Quelle di cui parliamo in questo articolo sono le forme di narrazione digitale oggi più frequentate della rete, ovvero i video, le gif, le animazioni e finanche le infografiche.
Grazie ai loro potenti marker comunicativi, infatti, tali narrazioni in forma “mista” – dette appunto sincretiche – cooptano e coinvolgono il lettore (o lo spettatore) in un flusso comunicativo ed espressivo mai visto in una simile quantità e nemmeno frequenza – aggiungiamo – prima dell’avvento dei social.
Si tratta, tra l’altro, di un fenomeno in crescita proporzionale alla diffusione e alla responsività dei dispositivi mobile, che portano con sé sempre nuovi bisogni e possibilità di interazione.
“Uno dei compiti principali dell’arte è stato da sempre quello di generare esigenze che non è in grado di soddisfare attualmente” – scriveva Walter Benjamin commentando un pensiero di André Breton.
E niente come la narrazione – in ogni sua forma, in ogni medium che la trasporta e traduce – è in grado di adempiere a questo mandato, proprio per il suo specifico e privilegiato rapporto con il tempo che consente di immaginare, oggi, ciò che potrà accadere domani o raccontare, sempre oggi, quello che è già (forse) avvenuto.
[bctt tweet=”Niente come la narrazione è in grado di immaginare, oggi, ciò che potrà accadere domani.” username=”MapsGroup”]
Risulta del tutto naturale che il solo fatto di mettere a disposizione di un vasto pubblico contenuti espressi in contemporanea in molteplici (scritto, visivo, parlato, musicale etc.), che vengono poi condivisi attraverso altrettante piattaforme e differenti dispositivi, genera flussi esponenziali di comunicazioni in forma sincretica.
E qui si entra nello specifico di questo tipo di comunicazione, quella cioè che mette in azione più linguaggi nello stesso tempo e che spesso gioca in contemporanea su più piani con le regole di successione delle argomentazioni specifiche di ogni linguaggio: l’intreccio degli eventi nella storia, la sequenza di immagini nei video, il ritmo nella musica e così via.
Il tema della sequenza temporale degli eventi narrati, infatti – assieme a quelli della loro procrastinazione, anticipazione o comunque dislocazione nel racconto rispetto alla storia – è uno dei temi cruciali della narrazione, che possiamo a ragione definire come “l’arte del tempo”.
Genette, non a caso, individua nella Storia la successione reale degli eventi raccontati, e nel Racconto il discorso attraverso cui gli eventi vengono raccontati:
“In ogni opera narrativa esiste una differenza, uno sfalsamento, tra il tempo reale della Storia che si va a raccontare e il tempo del Racconto che dà vita alla narrazione.(1)”
Attraverso scansioni temporali ben definite, dunque, che si presentano in base a differenti caratteristiche di ordine, durata e frequenza, gli eventi che accadono ai protagonisti vengono presentati secondo precise strategie temporali e narrative che l’autore ha adottato nel proprio testo, spesso a più livelli, nell’intento di costruire un determinato “clima” passo dopo passo, lasciando poi al lettore (o spettatore) il compito di attribuirvi un proprio, personale senso al di là dei desiderata iniziali dell’autore stesso.

Ma cosa accade di questi intrecci temporali se il testo narrativo è espresso in forma di comunicazione sincretica, che, come ci ricorda Guido Micelone nella sezione Culture Pop della sua pubblicazione,
“concentra possibilità significanti di diversi linguaggi: “parola musica, colore, gestualità, mimica” etc..?
In questo caso i piani narrativi possono operare in maniera diversa, raccontando ad esempio in contemporanea più Storie e Racconti, oppure connotandoli – quasi in un controcanto – in maniera rinforzante, estraniante o addirittura contrastante.
Se infatti in una narrazione solo testuale il “filo” del discorso procede al ritmo del testo scritto, basta accompagnarvi una melodia che al “motivo”principale del testo (chiamiamolo così) se ne affianca uno secondo, o un terzo e così via.
Una colonna sonora, per intenderci, o magari un rumore d’ambiente, che è capace di raccontare della scena rappresentata ben di più delle parole, come accade ad esempio nell’Opera.
E se a testo e musica vi si associano immagini, fisse o in movimento che siano, come in un film o un video, ecco che la narrazione di arricchisce in maniera irreparabile di altre connotazioni.
Il tutto in una serie di giochi di ripetizione, cori o effetti di straniamento che possono a loro volta, e semplificando al massimo:
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] accompagnare lo storytelling del Racconto principale senza aggiungere né togliere senso, ma solo accelerandone o diluendone l’impatto, secondo un ritmo più o meno incalzante;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] confermarlo o esaltarlo, nel caso di una colonna sonora struggente piuttosto che drammatica e epica;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] negarlo o metterlo in dubbio, come nel caso di un Racconto tragico accompagnato da una musichetta ridicola, che ne inficia l’effetto tragico.
[bctt tweet=”Se al testo e alla musica si associano immagini, la narrazione si connota.” username=”MapsGroup”]
Accade così che la cooperazione interpretativa (2) richiesta al lettore o allo spettatore si fa da un lato più complessa (richiedendo competenze su più canali comunicativi), ma dall’altro si configura in un assetto generale più stringente, in quanto ricca di connozioni pre-confezionate a monte del testo che, nel caso ad esempio di una musica di sottofondo, indirizzano in maniera molto diretta e inequivocabile sia l’interpretazione della Storia che del suo Racconto.
Cosa impatta maggiormente in questa sorta di interpretazione auto-compiuta da parte dell’opera sincretica? In sintesi il “colpevole” della vicenda è il montaggio, che ne governa gli effetti, e che è definito come:
«quell’operazione che consiste nell’unire la fine di un’inquadratura con l’inizio della successiva». (3).
Nel caso ad esempio di un’opera cinematografica, si individuano almeno tre livelli di intervento: quello della messa in scena, che riguarda i contenuti dell’immagine, la messa in quadro, che riguardale modalità di presentazione dei contenuti, e infine la messa in serie, che riguarda le
«relazioni e i nessi che ogni immagine intrattiene con quella che la precede e con quella che la segue.(3)»
Ed è proprio in questo preciso nodo concettuale che si inserisce la grande potenzialità espressiva dei video, dei trailer e delle animazioni in genere, come ciascuno di noi può verificare nel momento in cui vi ci immergiamo, spesso quasi ipnoticamente.
Il trucco, se così possiamo chiamarlo, sta nella loro capacità di condurre lo spettatore in un ritmo narrativo coerente e credibile in grado di creare e simulare un mondo possibile in maniera più stringente rispetto a un testo semplicemente scritto, poiché meno arbitrario nell’interpretazione e meno ricco di spazi vuoti lasciati dalla Storia e dal Racconto nel loro incedere.
In questo “vincere facile” dell’opera audiovisiva e sincretica rispetto a quella ad esempio del testo scritto, il “tradimento” che la messa in quadro, in scena e infine in serie operano sul testo – chiamiamolo così, originario – è dunque più che mai funzionale all’efficacia del messaggio.
Si tratta del prezzo da pagare per la necessità di una intermediazione più decisa e invasiva dell’autore verso lo spettatore, capace di sottrarlo a un flusso di tempo ordinario e quotidiano sempre più fitto e impegnativo da vivere.
Anche in questo caso, tuttavia, vi sono regole da seguire, sia per quanto la composizione che il montaggio del messaggio. E che per lo più riguardano le soglie – o limina – narrative. Vedremo come (se vorrete) nel prossimo articolo.
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”center” color=”standard”] NOTE [icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”center” color=”standard”]
(1) Gérard Genette (in Figures III, Édition du Seuil, Paris, 1972; trad. it. Figure III, Discorso del racconto, Piccola biblioteca Einaudi, Torino, 1976 e 2006, p. 75).
(2) Secondo la semiotica interpretativa un testo è incompleto senza l’intervento di un lettore che ne riempia gli spazi vuoti con la sua attività inferenziale. Un testo è “intessuto di non detto” poiché lascia implicita una gran quantità di informazioni che il destinatario è chiamato a estrapolare in base alla sua conoscenza del contesto comunicativo al di là delle intenzioni dell’autore, del testo e perfino dell’opera.
(3) F. Casetti, F. Di Chio, Analisi del film, op. cit., pp. 112–129, Casetti e Di Chio.
[dropcap3]D[/dropcap3]opo aver monitorato le attività comunicative ed in particolare le conversazioni social di maggior rilevanza avvenute nella città di Torino da febbraio a giugno 2017, in questo articolo presentiamo i risultati del monitoraggio attivato in quello stesso periodo sulle restanti province piemontesi: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania, Vercelli.
Il metodo utilizzato è il medesimo sperimentato con successo nel monitoraggio su Torino, quindi:
- per ogni città abbiamo analizzato i picchi più densi di conversazioni;
- per ogni picco abbiamo individuato i temi più rilevanti, e ricavato deduzioni ed inferenze.
Grazie a questa analisi, infatti, abbiamo provato a ricostruire il livello di conoscenza diffusa sui temi più “caldi”, la consapevolezza del quale è un elemento indispensabile alle pubbliche amministrazioni per perseguire una politica davvero al servizio dei cittadini, ponendosi “in ascolto” del territorio con l’obiettivo di:
- captarne i bisogni
- farli emergere laddove non siano evidenti
- gestirli, migliorando così l’efficacia dei servizi pubblici.
Andiamo ora alle varie Province, analizzate una ad una.
BIELLA
Il monitoraggio svolto sulla città di Biella ci ha consentito di rilevare come prevalenti temi squisitamente territoriali, quali il dialogo tra cittadini e PA e la promozione turistica. Questo, grazie anche ad attività appositamente messe in campo dall’amministrazione e che il nostro monitoraggio ex-post ci consente di individuare come efficaci.
Andiamo più nel dettaglio. Proprio per creare dei momenti di incontro tra l’Amministrazione e la cittadinanza, al fine di di raccogliere direttamente dagli interessati le tematiche più sentite, il Sindaco di Biella ha deciso in via eccezionale di spostare le giunte comunali dalla tradizionale sede del Municipio ai quartieri, sfruttando le ex sedi di circoscrizioni.
Allo stesso modo, Biella ha deciso di puntare sulla promozione turistica: oltre 30mila fotografie sono state pubblicate su Instagram con l’hashtag #innamoratidelbiellese, appositamente promosso dall’azienda turistica in collaborazione con il Comune di Biella.
Il concetto interessante che sta alla base di questa politica è che i biellesi possono essere i primi ambasciatori del loro territorio, contribuendo con i loro scatti fotografici a costruirne l’immagine.
E infatti i feed, le mention e i reshare di tali argomenti sono stati premiati, dati alla mano!
Queste due tematiche confermano dunque come la capacità di fare sistema tra soggetti pubblici e privati sia premiato nel fatti, e in questo senso la città di Biella possa porsi come un interessante caso di studio ai fini dell’applicazione dell’agenda digitale.
Su temi come le competenze digitali, il commercio elettronico e l’open government, infatti, Biella si è seriamente spesa, ottenendo risultati interessanti.
E tuttavia, nonostante le belle notizie, dobbiamo rendere conto di come il picco assoluto di conversazioni sia stato però rilevato il 12/06/17 relativamente ad un episodio di femminicidio, con ben 337 “mentions”:
E non è, questo, come purtroppo vedremo anche in altri monitoraggi, un caso isolato.

NOVARA
Il monitoraggio svolto su Novara ci ha consentito invece di rilevare e intercettare come prevalenti, a livello locale ma dirottato anche da media più diffusi territorialmente, temi quali i diritti civili, la politica cittadina e la riqualificazione territoriale.
In questo senso, spicca il caso di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano specializzato in medicina dei disastri e collaboratore dell’Università del Piemonte Orientale, arrestato nell’aprile scorso mentre si trovava nel suo Paese per partecipare a seminari nelle Università di Teheran e di Shiraz.
Il dottor Djalali, detenuto da allora senza il minimo rispetto delle basilari tutele giudiziarie nel carcere di Evin, rischia la pena di morte con l’accusa, peraltro non formalizzata, di “spionaggio”.
Su questo episodio anche la Regione Piemonte si è schierata a favore del medico iraniano, e anche la Lidu – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo – ha recentemente chiesto un’urgente ripresa della mobilitazione internazionale.
Questo topic, dunque, pone l’attenzione su un fatto da non sottovalutare: la capacità dei social di farsi cassa di risonanza e approfondimento anche a livello locale di eventi che rivestono un interesse sociale più esteso.
Infine, la notizia della decisione della Giunta di Novara di favorire gli investimenti e la creazione di posti di lavoro attraverso lo sblocco della riqualificazione di alcune aree cittadine, genera un ulteriore picco di attenzione.
Il tutto a contorno di interessanti linee guida del piano strategico, che la cittadinanza evidentemente dimostra di apprezzare: si passa dalla logistica tradizionale, alla nuova Città della Salute e della Scienza, al potenziamento dell’università, alla riqualificazione delle caserme, alla logistica finalizzata all’e-commerce.
Il picco di conversazioni (29/03/17, 398 mentions) si concentra però attorno ad una “caduta di stile” da parte del Sindaco di Novara, che in Consiglio Comunale, in occasione della votazione di una mozione, si è lasciato andare a una bestemmia in seguito alla votazione contraria di alcuni alleati di centrodestra. Questo fatto istituzionale diviene l’occasione per alimentare un forte disappunto da parte del centrosinistra.
Dimostrando una volta ancora il potenziale di espansione davvero rapido dei temi più conflittuali, capaci di sovrastare la voce di quelli più, chiamiamoli così, “costruttivi”.

ALESSANDRIA
Il monitoraggio svolto su Alessandria ci ha consentito di rilevare come prevalente il tema delle elezioni amministrative e la posizione della Chiesa rispetto alle stesse.
Si inizia con il caso del capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio comunale di Alessandria, Angelo Malerba, arrestato dai Carabinieri perché accusato di furto: avrebbe forzato un armadietto della palestra alessandrina che frequenta, sottraendo il denaro contenuto in un portafogli al suo interno.
Espulso immediatamente dal M5S, diviene l’occasione per ribadire l’importanza di valori quali l’etica, l’onestà e la credibilità, in particolare per chi riveste un ruolo istituzionale.
Restando sempre in tema di campagna elettorale, anima le conversazioni social la notizia che il vescovo di Alessandria, monsignor Guido Gallese, ai candidati Sindaco in cerca di una “benedizione vescovil-elettorale”, sottolinei che la posizione della Chiesa sarà neutrale.
Infine, ad elezioni avvenute e con la vittoria del centrodestra, la notizia che accentra la maggiore attenzione riguarda la dichiarazione del nuovo Sindaco Cuttica il 26/06/17 con 518 mentions: “Alessandria ha vissuto un momento difficile, si è inserita in un processo di isolamento. Dialogare con le persone non è stato facile. C’è chi dice che abbiamo fatto una campagna low profile ma ho puntato sul dialogo con la gente e questo ha pagato.”
In questo caso quindi l’attenzione si è focalizzata su temi squisitamente elettorali, dimostrando che, seppure all’interno di trend di disaffezione alla politica, a livello locale l’interesse su queste tematiche si mantiene sempre elevato.

ASTI
Il monitoraggio svolto su Asti ci ha consentito di rilevare come prevalente il tema degli stereotipi femminili – che purtroppo abbiamo già intercettato in precedenza, anche nel precedente monitoraggio – assieme a quello dell’immigrazione.
In particolare, è l’ex Ministro Emma Bonino a coagulare l’attenzione, lanciando l’iniziativa “Donne anche noi. Storie di fuga e riscatto” per celebrare la festa dell’8 marzo in modo diverso, con uno sguardo rivolto alle nuove italiane, nate in paesi lontani, ma ora parte integrante della nostra società. La Bonino sottolinea che la festa della donna sarebbe incompleta se non pensassimo anche alle donne immigrate e rifugiate che hanno lottato per affermarsi nel nostro Paese, e ottiene un ottimo seguito.
D’altra parte, a questa notizia positiva, costruttiva e indicativa di una sensibilità avanzata sul tema della donna, fa da contraltare, con il relativo picco di attenzione il 26/06/17 (762 mentions), la notizia circa un annuncio di lavoro comparso su una vetrina commerciale di Asti, con il quale si cercava una “estetista senza famiglia e non in sovrappeso” oltre ad altre condizioni.
Tale offerta di lavoro è stata tra l’altro definita «sconcertante» dalla Cgil che ha inviato una segnalazione all’Ispettorato del Lavoro, alla Consigliera di Parità, alle associazioni di categoria chiedendone l’immediata rimozione perché «offensivo e denigrante nei confronti della popolazione femminile».

CUNEO
Il monitoraggio svolto su Cuneo ci ha consentito anche in questo caso di rilevare come prevalente il tema delle elezioni, oltre a quelli della protezione civile e del turismo.
Il tema politico raggiunge il picco massimo in data 07/03/17 con 557 mentions. La notizia della presentazione della candidatura a Sindaco di Nello Fierro, con un’anticipazione del programma elettorale che punta su gestione del territorio, politiche culturali e giovanili e solidarietà sociale, registra un significativo interesse tra i cittadini cuneesi.
A seguire, il 19/04/17, con 397 mentions, l’attenzione si concentra attorno alla notizia del crollo di un cavalcavia nello svincolo per Marene della tangenziale di Fossano, probabilmente per vizi costruttivi dell’opera. Fortunatamente non ci sono state vittime, ma l’occasione è buona per affrontare il tema della cultura della sicurezza.
Interessante la posizione presa in merito dai “Giovani Ingegneri” della provincia di Cuneo, che cerca di allargare il senso di consapevolezza delle responsabilità a vari livelli:
“Adesso si scatenerà «una caccia al colpevole – sostengono –, l’ennesima, senza comprendere appieno che, in realtà, siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli quando da committenti costruiamo un’opera e cerchiamo di risparmiare il più possibile (…), quando da costruttori suggeriamo al cliente una soluzione diversa da quella progettata (…) quando, da progettisti, non ci facciamo sentire a sufficienza. (…) Ma soprattutto siamo colpevoli quanto ci dimentichiamo dell’urgenza di questi problemi appena spenti i riflettori e quando non creiamo una coscienza sociale”.
L’evoluzione del turismo in Piemonte è per fortuna l’altra notizia rilevante nel monitoraggio svolto su Cuneo, in occasione dell’evento Biteg, la Borsa Internazionale del Turismo Enogastronomico – che quest’anno si è svolto a Cuneo, il 28 ed il 29 aprile scorso.
L’occasione è stata utile per effettuare un’indagine sulla tipologia di turismo attuale e potenziale. In particolare si è rilevato che in Piemonte la dimensione naturalistica e paesaggistica si integra con l’offerta culturale ed enogastronomica, costituendo così un’esperienza autentica e di qualità a seconda della tipologia, della stagionalità, della motivazione di viaggio e del momento della vita del turista…
La combinazione di tutti questi ingredienti è quasi sempre presente e rappresenta la vera attrattiva del lifestyle italiano e del made in Piemonte, sia per il mercato italiano che per i mercati esteri. E i media, senza esclusione, sembrano interessati alla questione, dimostrando, in questo territorio, una cultura sociale particolarmente matura sul tema.

VERBANIA
Il monitoraggio svolto su Verbania ci ha consentito di rilevare come prevalenti, oltre a quello del turismo, il tema delle iniziative sulla mafia e quello del lavoro giovanile, topic quindi più tipicamente sociali.
Verbania, del resto, non è solo la cittadina in cui vengono organizzati incantevoli mostre sui fiori, concerti e rappresentazioni artistiche: il 21 marzo a Verbania si è svolta la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le oltre 900 vittime innocenti delle mafie. 8000 persone hanno raggiunto la cittadina sul Lago Maggiore da tutto il Piemonte. È da segnalare la grande la partecipazione dei giovani, che hanno ricordato quanto sia importante fare rete, creare e rafforzare le leggi per combattere le mafie, anche attraverso la creazione di una nuova classe politica che nasca dalle piazze.
A questa notizia si collega quella sul lavoro giovanile: secondo uno studio della Fondazione Visentini presentato alla Luiss, pare che per diventare autonomi i giovani italiani ci mettano sempre di più: “Se un giovane di vent’anni nel 2004 aveva impiegato 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18 (arrivando quindi a 38 anni), e nel 2030 addirittura 28: diventerebbe, in sostanza, ‘grande’ a cinquant’anni”.
Notizie positive, infine, riguardano il settore immobiliare, il Lago Maggiore risulta essere quello in cui la ripresa è stata maggiore nel 2016. Secondo un’indagine Nomisma-Engel&Volkers, i prezzi sono tornati a crescere soprattutto nella fascia del lusso , arrivando a toccare quotazioni pari a 5.000-7.500 euro/mq per immobili nuovi nelle migliori location, con affaccio sul lago.
Le motivazioni? Oltre alla bellezza del paesaggio, anche la sicurezza percepita, che dimostra così di riverberarsi in un fattore non solo di benessere, ma di un potenziale incremento di PIL.

VERCELLI
Il monitoraggio svolto su Vercelli ci ha consentito di rilevare come prevalenti, una volta ancora, il tema della violenza contro le donne, e la mafia, con un’appendice conversazionale positiva sui musei.
Il picco assoluto di attenzione è stato raggiunto il 29/03/17 con 406 mentions, per la notizia riguardante un ennesimo caso di femminicidio.
Secondo i dati Istat, il 21% delle donne italiane, oltre 4,5 milioni, nel corso della propria vita ha subito atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e vissuti come violenza, abusi o molestie fisiche gravi come stupri o tentati stupri. Dati agghiaccianti che attirano l’attenzione sui social, generando un picco di attenzione il 29/03/17 con 406 mentions.
I picchi di violenza, spiega l’Istat, sono spesso anticipati da vessazioni psicologiche, uno stato di soggezione che riguarda 4 donne su 10: il 40,4% (oltre 8,3 milioni) le vittime di violenza psicologica, ad esempio attraverso la svalutazione o sottomissione.
Se circa un terzo delle donne ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale, per molte di più l’«asimmetria di potere» può sfociare in gravi forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico. Il 40,4%, oltre 8,3 milioni, è stata abusata verbalmente fino a sopportare gravi danni allo sviluppo della propria personalità, una su 4 ha difficoltà a concentrarsi e soffre di perdita di memoria.
Altra notizia degna di nota è rappresentata dall’opera di Claudio Parmiggiani per ricordare don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, la cui attività è portata avanti dal Centro di Accoglienza Padre Nostro, che si rivolge ai tanti giovani palermitani che rischiano quotidianamente l’emarginazione o il coinvolgimento nella criminalità organizzata.
Infine, per concludere il monitoraggio su Vercelli, diamo conto di una notizia “leggera” che ha riscontrato un certo interesse: l’iniziativa #museodifferente, ideata, promossa e realizzata dai ragazzi del servizio civile nazionale del Comune di Vercelli, per stimolare l’interesse dei giovani nel presentare e diffondere ciò che è contenuto nei quattro musei di Vercelli. La nota peculiare è che le caratteristiche, peculiarità, affinità e differenze devono essere divulgate utilizzando i social network.

[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]CONCLUSIONI
Riassumendo, e per trarre informazioni utili sul sentiment delle persone e sullo stadio di conoscenza diffusa desunto dal monitoraggio svolto sulle sette province piemontesi da febbraio a giugno 2017 (esclusa la città di Torino), possiamo tirare le fila evidenziando che, accanto a notizie contingenti che tradizionalmente catturano l’attenzione, quali quelle che si riferiscono alle elezioni amministrative, i temi che hanno suscitato maggiore interesse, in modo trasversale alle varie province, sono stati il turismo ed il tema delle donne .
Per quanto riguarda il turismo, abbiamo verificato che è in corso una politica di valorizzazione e sviluppo del territorio, che accanto ad iniziative tradizionali sta iniziando ad introdurre elementi di innovazione, per esempio riguardo all’utilizzo dei social media per diffondere più velocemente i contenuti, per avvicinare tipologie di pubblico più eterogeneo rispetto al passato – in particolare i giovani – e per valorizzare le tipicità locali.
Per quanto riguarda il tema donne, accanto all’interesse generato purtroppo dai casi di femminicidio e al conseguente sentiment negativo, si assiste al tentativo di creare consapevolezza sulla questione di genere attraverso la divulgazione di dati sulle varie forme di violenza contro le donne, fisica e psicologica, ma anche sui casi di discriminazione lavorativa.
Uno spunto da cogliere, quest’ultimo, da parte delle pubbliche amministrazioni le quali potrebbero, partendo dai dati generali, contestualizzare la questione di genere mappando la realtà locale ed intervenendo ad hoc con politiche scolastiche, iniziative culturali ed eventi di sensibilizzazione sul miglioramento della questione di genere, avendo cura di misurare i risultati delle politiche attuate, e di ritarare le politiche, all’occorrenza.
Solo a questo punto, si potrà anche parlare di best practice, cercando di estenderle ad altre realtà municipali, facendo sistema e valorizzando le reti territoriali.

GDPR: il “Gran Decreto Privacy”?
[dropcap3]N[/dropcap3]el precedente articolo abbiamo visto alcune delle problematiche di sicurezza, diretta ed indiretta, legate agli strumenti IT.
In questo articolo concentriamo invece l’attenzione sulla privacy dei dati, connessa in modo molto stretto con la sicurezza, e sulla nuova norma europea che entrerà in vigore nel maggio 2018, il Regolamento UE 679/2016, meglio noto come General Data Protection Regulation o GDPR.
In Italia esistono già norme sulla privacy: la Legge n. 675 del 31/12/1996, sostituita poi dal D.lvo 196/2003 noto anche come “Decreto Privacy”, che ha contribuito a fare crescere la consapevolezza della necessità di sicurezza dei dati, anche se i suoi obblighi, come il documento programmatico di sicurezza informatica sono stati spesso disattesi e alcuni hanno cessato di essere obbligatori nel 2012.
Il nuovo regolamento europeo viene a sostituire le normative precedenti in tutti i paesi della UE e, per come è stato strutturato, diviene legge nei vari paesi direttamente, senza alcun bisogno di ratifica da parte dei parlamenti nazionali. Per questo, essendo il successore del Decreto Privacy di cui amplia aspetti e regole, durante la riunione di un comitato tecnico di cui faccio parte il GDPR è stato soprannominato scherzosamente “Gran Decreto Privacy” :-).
[bctt tweet=”Il nuovo regolamento europeo sostituisce le normative precedenti in tutta la UE.” username=”MapsGroup”]
Ad un primo esame, il nuovo regolamento si presenta come estremamente rigoroso, intransigente e, soprattutto, sanzionatorio. Infatti introduce sanzioni molto pesanti per i trasgressori, che possono giungere a multe pari a milioni di euro o al 4% del fatturato globale di un’azienda. In realtà un esame più approfondito rileva gli indubbi aspetti positivi del nuovo regolamento, accompagnati comunque anche da caratteristiche negative.
Come molte norme europee il regolamento è suddiviso fra principi (173 elementi definiti “considerando”) e 99 articoli (che definiscono la norma effettiva) il cui ruolo, senza una precedente lettura dei considerando, non apparirebbe altrettanto chiaro.
Definiamo ora l’ambito di azione del GDPR.
Il GDPR stabilisce norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché norme relative alla libera circolazione di tali dati. Per “dato personale”, come specificato nell’articolo 4 dello stesso GDPR, si intende:
“(…) qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile”, definita subito dopo col termine “interessato”.
Inoltre:
“(…) si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale”.
[bctt tweet=”Il GDPR norma la protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.” username=”MapsGroup”]
Quindi il GDPR si preoccupa della protezione dei dati personali, immagazzinati con strumenti fisici (es. archivi cartacei) e/o elettronici e di regolamentare i trattamenti che essi possono subire. Per “trattamento”, sempre nell’articolo 4, il GDPR intende.
“(…) qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione”.
Ne consegue che il GDPR regolamenta anche i trattamenti di dati che sono alla base del web e social media marketing e, in generale, anche molti dei trattamenti che hanno luogo grazie ai Big Data (si veda questo articolo del 2015 relativo alla convergenza digitale). Potremmo dire che lo stesso potere delle più grandi aziende dei nostri tempi viene toccato, almeno sul territorio dell’Unione Europea!
Nello svolgere questo fondamentale compito, però, il GDPR introduce una serie di principi fondamentali e di direttive che vanno ad integrarsi profondamente con molteplici aspetti organizzativi, tecnologici e operativi della vita delle aziende e ha quindi un impatto ampio. Vediamo di seguito come.

Aspetti fondamentali della norma sono:
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Il consenso informato (trasparenza) per gli interessati ai trattamenti, che devono ricevere in modo chiaro ed esaustivo tutte le informazioni relative ai trattamenti che i propri dati personali possono subire per qualsiasi motivo (ad esempio, analisi mediche, oppure la gestione della garanzia di un elettrodomestico); non sono più ammessi scenari di consenso “per default”: il consenso deve essere sempre espresso direttamente. Come dice il GDPR “i dati devono essere trattati in modo lecito, corretto e trasparente nei confronti dell’interessato («liceità, correttezza e trasparenza»);
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Il diritto a ricevere informazioni se i trattamenti dei dati cambiano da parte degli interessati e il diritto dei medesimi ad opporsi al nuovo uso dei dati nei nuovi trattamenti. I dati “sono raccolti per finalità determinate, esplicite e legittime, e successivamente trattati in modo che non sia incompatibile con tali finalità”. Quindi non è più possibile, ad esempio, travasare i dati raccolti per una certa finalità in un nuovo archivio dove saranno usati per tutt’altro, senza l’esplicito ed informato consenso degli interessati.
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Minimizzazione dei dati: i dati devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali i dati sono trattati; quindi se in un certo processo di trattamento dei dati certe informazioni non sono necessarie, è bene che non siano nemmeno presenti.
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] I dati devono essere esatti e, se necessario, aggiornati: devono essere adottate tutte le misure ragionevoli per cancellare o rettificare tempestivamente i dati inesatti rispetto alle finalità per le quali sono trattati; a questo proposito esistono purtroppo tantissimi casi, recenti e meno recenti, di persone che hanno subito danni per errori nei dati che li riguardavano.
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] I dati devono essere conservati in una forma che consenta l’identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati; quindi non è più possibile conservare certi dati a tempo indefinito, solo a titolo di esempio, a molti di noi ancora capita di ricevere lettere pubblicitarie indirizzate a propri cari defunti da anni.
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] I dati devono essere trattati in maniera da garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali («integrità e riservatezza»). In caso di danni o altro i titolari dei trattamenti sono tenuti a informare gli interessati. In altre parole i dati devono essere protetti da danni accidentali, da furti o danneggiamenti volontari, da abusi. E, in caso questi accadano, sia gli interessati, sia il Garante della Privacy ne devono essere informati (con rischi enormi sulla reputazione della organizzazione). Questo prosegue ed amplia principi e compiti già stabiliti nel DPR del 2003.
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Principio di “responsabilizzazione”: i titolari del trattamento, ossia le aziende che gestiscono e trattano i dati, ovvero i loro rappresentanti legali, sono competenti per il rispetto di tutti gli obblighi suddetti e devono essere in grado di dimostrare tale rispetto.
[bctt tweet=”Non sono più ammessi scenari di consenso per default, ma deve essere espresso.” username=”MapsGroup”]
Il punto 7 rappresenta una rivoluzione rispetto a molte situazioni oggi esistenti, da cui discendono tutta una serie di conseguenze, non ultime le minacce delle sanzioni. Il dover essere in grado di dimostrare che si sta “lavorando in modo lecito, corretto, esatto, sicuro e responsabile” con i dati significa in sostanza:
[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]
- Dover conoscere tutti i trattamenti di dati in corso presso la propria organizzazione e quindi conoscere e poter dimostrare a richiesta:
a. quali dati vengono trattati e in che modo sono rappresentati;
b. per quale finalità sono trattati;
c. entro quali processi aziendali sono trattati;
d. con quali strumenti, informatici e non, sono trattati;
e. chi (quali persone entro l’organizzazione) li trattano, con quale ruolo;
f. quali strumenti di sicurezza sono posti a garantire la riservatezza, la esattezza e la disponibilità di tali dati. - Mettere in atto (o avere in atto se si è già provveduto) tutte le misure necessarie per poter dimostrare tutte le informazioni del punto precedente e per poterle gestire ed aggiornare, mantenendole coerenti con i trattamenti esistenti man mano che essi si evolvono.
- Mettere in atto tutte le misure necessarie per fornire il consenso informato agli interessati e per raccogliere la loro autorizzazione esplicita.
- Impostare i processi necessari per tenere i dati aggiornati ed esatti o per integrarli o per cancellarli in base alla eventuale richiesta degli interessati.
Questi ed altri compiti vengono esplicitati nel GDPR, ad esempio, attraverso l’introduzione nell’articolo 30 del Registro del Trattamento. Questo è molto di più del documento programmatico di sicurezza del vecchio Decreto Privacy, in quanto:
[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]
- Deve tenere traccia in modo adeguato di tutte le operazioni di trattamento effettuate all’interno della singola organizzazione (come definito sopra).
- Deve costituire uno strumento operativo di lavoro, per censire le raccolte di dati esistenti in azienda e che deve tenersi sincronizzato con la evoluzione di queste.
- Rappresenta anche un documento probatorio con il quale il titolare dei dati può dimostrare, ad esempio, in caso di ispezione, di avere adempiuto alle prescrizioni del GDPR.
Inoltre, ad esempio nell’articolo 25, il GDPR regolamenta anche i nuovi trattamenti, successivi alla sua adozione in azienda, esprimendo alcuni principi come:
[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]
- La privacy sin dalla progettazione e per impostazione predefinita: in tutti i nuovi progetti di trattamenti di dati la privacy deve fare parte dei requisiti obbligatori e deve essere il caso di default; in pratica quindi tutto deve essere pensato partendo dalla privacy e sono eccezioni da giustificare i casi in cui la riservatezza dei dati è meno importante di altre caratteristiche.
- La protezione dei dati sin dalla progettazione e per impostazione predefinita: in tutti i nuovi progetti devono essere tenuti presente obbligatoriamente i principi di protezione e conservazione dei dati, complemento indispensabile della privacy.
- Deve essere svolta una adeguata analisi dei rischi.
Questi principi rappresentano una rivoluzione del modo di progettare i trattamenti dei dati, anche se sono conformi pienamente ai principi espressi da normative internazionali come ISO27001 (la sicurezza informatica) e ISO31000 (la gestione del rischio) e, in generale, ai temi della qualità espressi dalla normativa ISO9001 nella nuova versione del 2015.
[bctt tweet=”Il GDPR rappresentano una rivoluzione del modo di progettare i trattamenti dei dati.” username=”MapsGroup”]
In pratica quindi tutto questo significa che la piena conformità al GDPR non può essere svolta attraverso la mera scrittura di documenti fini a se stessi, ma richiede una serie di interventi di adattamento che agiscono a livello di processi (organizzazione aziendale), di risorse umane, di gestione dei rapporti con clienti e fornitori, oltre che di IT. Il progetto di adeguamento deve essere gestito con tutti i principi del buon Project Management (ad esempio la ISO21500).
A partire da tali presupposti, possiamo ignorare il GDPR?
Si, certo, possiamo farlo, ma correndo il rischio di multe salate e danni di immagine molto ampi, oltre che il fatto che fornitori o clienti di altri paesi europei, che si stanno già adeguando al GDPR, possano farci causa in caso di incidenti coi dati, o di usare la loro conformità come fattore competitivo.
In sostanza il GDPR deve essere visto più come una opportunità per migliorare il proprio modo di lavorare e per rendere più sicura la propria IT (si ricordi l’articolo precedente), più che non come l’ennesimo “male necessario”.
Alcuni aspetti citati del GDPR sono profondamente legati ad altre caratteristiche della Governance dei Sistemi e della Progettazione IT e saranno oggetto di approfondimento in successivi articoli.
Sitografia
– Testo del GDPR in Italiano
– Portale EUROPRIVACY
– Portale del Garante Italiano della Privacy.

