[dropcap3]Q[/dropcap3]uando siamo partiti per questo articolo eravamo dubbiosi: “troveremo fonti, materiali, ispirazioni che legano arte, bellezza, cultura e Big Data?” La sorpresa è stata grande, e la vogliamo trasmettere ai nostri lettori.
Sembra proprio che l’arte, quella con la A maiuscola, si stia iniziando a interessare dell’argomento Big Data, mettendo il naso anche in questo settore all’apparenza asettico e privo di fantasia. Le iniziative che ibridano creatività e dati sono difatti innumerevoli e davvero sorprendenti. Ve ne raccontiamo qualcuna.
La prima riguarda la Data Visualization – a cui dedicheremo un prossimo articolo e che abbiamo già introdotto con il concetto di Visione – che viene identificata come “una nuova disciplina a cavallo tra l’arte e la statistica che semplifica la comunicazione di informazioni complesse”.
Riportiamo alcuni link ulteriori dell’articolo perché possiate farvi un’idea diretta di questa forma impegnata di arte, in cui si mostrano e dimostrano flussi di popolazione, statistiche sulle vittime di guerra dei droni sino ai luoghi dove sono caduti meteoriti (suddivise addirittura per tipologie) dal 1800 a oggi.
[bctt tweet=”L’arte con la A maiuscola si stia iniziando a interessare dell’argomento Big Data.” username=”MapsGroup”]Un’altra opera che vogliamo citare è un’installazione, “Persona Non Data”, che promette di rendere visibile proprio la questione significativa dei Dati, visti come: “non il semplice assunto delle nostre tracce digitali, ma la loro varietà e la capacità che queste informazioni hanno di coesistere tra loro (…)”.
Per non parlare di loro, i MUSEI, i luoghi principi deputati a conservarle e mostrarle al mondo, le opere d’arte. Ebbene: anch’essi utilizzano i dati per organizzare mostre, visite, servizi, come raccontato qui seppure in tono parzialmente polemico.
Ed è recentissima (aprile 2016), la pubblicazione dell’Atlante degli archivi fotografici e audiovisivi italiani digitalizzati, che “scheda per la prima volta il patrimonio mediale storico italiano già digitalizzato o in corso di digitalizzazione sino al dicembre 2014.”
Ma uno dei primi a parlare in qualche modo di questo fenomeno fu proprio Lev Manovich, ne Il Linguaggio dei Nuovi Media, in cui traccia le origini comuni di ogni forma di comunicazione, dai suoi albori all’avvento del digitale.
Già dalle sue prime pubblicazioni, infatti, si intravede un minimo comun denominatore tra tecnica e creatività.
Qual è dunque la massima che possiamo trarre da queste considerazioni? Che se l’arte è ciò che dà un nome a quello che prima non lo aveva, mettendone in luce forma e sostanza, allora anche i Dati sono in grado di farlo. Perché, come cita il celebre proverbio la “bellezza è negli occhi di chi guarda”, appunto. E nelle domande che uno si pone, aggiungiamo noi.
Mese: Agosto 2016
[spb_row wrap_type=”full-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”yes” row_el_class=”mt0 pt0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” el_class=”mt0 pt0″ width=”1/1″ el_position=”first last”]
Maps Group:
knowledge & control
Dai dati complessi alla conoscenza:
guida la tua azienda verso il futuro!
[/one_half]
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”40px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_row] [spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]
Non una semplice software solution provider, ma un gruppo che fa dell’organizzazione in chiave semantica dei Dati il proprio core business, Maps Group progetta e realizza strumenti in grado di accompagnare aziende ed enti pubblici nei propri processi decisionali e operativi.
Il tutto attraverso sistemi in grado di interpretare dati complessi e facilitarne l’utlizzo e la condivisione, anche in tempo reale, in ottica business.
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/3″ el_position=”last”]
Guida la tua azienda verso il futuro!
Contatta Maps Group.
[sf_button colour=”white” type=”standard” size=”large” link=”http://mapsgroup.it/contatti/” target=”_blank” icon=”” dropshadow=”no” extraclass=””]CONTATTACI[/sf_button]
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Dalla Sanità al Marketing, dalla Gestione del ciclo ambientale alla Pubblica Amministrazione, i prodotti sviluppati da Maps Group consentono di passare dal concetto di Big Data a quello di Relevant Data, estrapolando e mettendo in opera le informazioni più utili al proprio business.
A tutto ciò si aggiunge la capacità di mettere a punto soluzioni software appositamente dedicate, pensate cioè per rispondere alla specifica esigenza di un’azienda o di un ente, automatizzando e semplificando tutti quei processi che richiedono precisione, rapidità e appropriatezza d’azione.
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
I PRINCIPALI PRODOTTI DI MAPS GROUP
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_row] [spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”WEBDISTILLED” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″ el_position=”first”]

Il sistema di analisi semantica per agenzie di marketing e di comunicazione che fa del real time marketing il proprio punto di forza.
[/spb_text_block] [spb_text_block title=”CLINIKA” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″]

Strumento di elaborazione in chiave semantica dei dati in ambito clinico per il supporto alle decisioni nel settore della Sanità.
[/spb_text_block] [spb_text_block title=”GZOOM” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″]

Un supporto efficace alla governance di enti pubblici e organizzazioni complesse in un’ottica di trasparenza ed efficienza.
[/spb_text_block] [spb_text_block title=”GREENNEBULA” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″ el_position=”last”]

Cloud system per la gestione online delle autorizzazioni ambientali, senza più responsabilità in materia di rifiuti per ogni attività.
[/spb_text_block] [/spb_row] [spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”50″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Queste le organizzazioni e le aziende che hanno fatto di Maps Group il proprio partner o fornitore di servizi:
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

[/spb_text_block] [/spb_row] [impact_text include_button=”yes” button_style=”standard” title=”CONTATTACI” href=”http://mapsgroup.it/contatti/” color=”lightgrey” target=”_blank” position=”cta_align_right” alt_background=”alt-five” el_class=”mb0″ width=”1/1″ el_position=”first last”]
Guida la tua azienda verso il futuro: contatta Maps Group!
[/impact_text]
[dropcap3]L'[/dropcap3]estate è l’occasione per ritrovare un contatto più diretto con la natura dopo i lunghi mesi invernali. Ma, come abbiamo visto in un precedente articolo, lo spostamento di tante persone e la loro concentrazione in determinate località, può rappresentare un carico insostenibile per l’ambiente, ed essere all’origine di gravi problemi di inquinamento. Allora è forse proprio questa in cui ci troviamo, la stagione per dedicare un po’ più di tempo a valutare i nostri comportamenti e il loro effetto sulla natura che ci circonda.
Così hanno pensato proprio a questo i promotori della campagna “La raccolta differenziata non va in vacanza”, voluta da Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica. Siete in vacanza o siete appena tornati? Avete tempo fino al 31 agosto per segnalare a Comieco una località che si è rivelata particolarmente ben organizzata nella raccolta differenziata. Al concorso si accompagnano tanti consigli per buone pratiche di riciclo della carta: da cosa non si può riciclare, come scontrini e carte oleose, a cosa effettivamente gettare nel contenitore della carta (no, le puntine, gli adesivi e il cellophane delle riviste, proprio non ci vanno! ☺). Ma anche come riutilizzare la carta, magari per farne dei ventagli nelle calde serate di agosto e settembre, o per abbellire balconi e giardini fino a che non sopraggiunga l’autunno.
E forse si potrebbe prendere ad esempio proprio una delle tante mete vacanziere italiane, l’Alto Adige che si candida a modello nella gestione dei rifiuti, con località che hanno raggiunto fino all’80% di raccolta differenziata. Ma dove si punta prima di tutto a evitare i rifiuti, ad esempio sensibilizzando i cittadini a privilegiare prodotti dove l’imballaggio sia minimo oppure riutilizzabile, come ci illustra questo articolo.
[bctt tweet=”La Natura non va mai in vacanza, e quando si è via da casa, come al ritorno, occorre ricordarlo! ” username=”MapsGroup”]
Se invece siete già a casa e le vacanze sono un ricordo lontano, allora per voi è tempo di buoni propositi per ripartire con il piede giusto anche in ambito green, all’insegna delle 4 R dei rifiuti: riduci (meno rifiuti, per contenere il problema alla fonte), riutilizza (ovvero non sprecare), ricicla (applica correttamente la raccolta differenziata) e recupera (per “allungare” la vita degli oggetti).
Potreste anche approfittarne per riorganizzare gli spazi della vostra casa per una raccolta differenziata più agevole ed efficace. Consigli e idee creative per gestire spazi e contenitori si sprecano sul web. Molti sono i contenitori utilizzabili e i consigli per fare la raccolta differenziata senza sacrificare la bellezza dei nostri spazi domestici. E se avete dei dubbi su come riciclare, questo video di Altroconsumo spiega come non commettere gli errori più frequenti.
Ci sarà però qualche fortunato che ancora non ha vissuto appieno la sua estate e non si è concesso le meritate vacanze. Per loro chiudiamo il nostro articolo affrontando una forma indiretta di riciclo, che non riguarda direttamente i rifiuti, ma che ha effetti benefici sull’ambiente perché riduce gli sprechi e limita le cause di inquinamento. Si tratta dei vari modi in cui fare sharing in vacanza. In questo articolo di Wired si immagina un ipotetico turista italiano che ha fatto tutta, ma proprio tutta, la sua vacanza semplicemente dividendo con gli altri: auto, posti parcheggio, cura degli animali domestici, barca a vela, e chi più ne ha più ne metta. Oggi infatti il concetto di riuso e la filosofia di vita, oltre che economica, che lo sottende, si applicano anche a tutte quelle forme di condivisione che vedono moltiplicare sul web piattaforme e app per utilizzare razionalmente le risorse e non sprecare.
Allora, che siate in vacanza, che dobbiate ancora andarci o che – ahimè – siate già tornati, non dimenticate le buone pratiche ambientali e anti-spreco!
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]
[highlight]Per saperne di più[/highlight]
www.today.it
www.corrieredellosport.it
[/boxed_content]
[dropcap3]P[/dropcap3]arlare di OTA (Online Travel Agencies) e Big Data vuol dire entrare in un argomento per certi versi positivo e per altri critico che riguarda il settore del turismo, come accade per quelle medaglie a due facce che, pur essendo l’una specchio dell’altra, raffigurano al rovescio elementi tra loro conflittuali.
Se infatti da un lato queste agenzie online consentono al turista di scegliere tra tantissime strutture, confrontandole tra loro, dall’altro ne “cancellano” di fatto altrettante, ovvero quelle che – per motivi diversi – non sono presenti nelle pagine dei loro siti.
Questo, in nome di una grande capacità di penetrazione nel mercato online, spesso grazie a ingenti investimenti cross-mediatici, e con il rischio di un vero e proprio monopolio comunicativo a scapito di molti stakeholder del settore.
In ambito turistico, un primo epocale passaggio nel rapporto tra il viaggiatore e la sua meta di destinazione è stato quello della “disintermediazione”, ottenuta grazie a internet. Le agenzie di viaggio ne hanno a suo tempo fatto le spese, ma per un certo periodo gli utenti, semplicemente navigando su internet, hanno “incontrato” siti web che promuovevano la propria struttura ricettiva con foto ammiccanti e pagine vetrina in grado di attirare direttamente l’attenzione.
Tali “contatti” facevano capo a una telefonata o una mail inviata direttamente al gestore per chiedere la disponibilità di una o più stanze, facilitando così il rapporto uno a uno tra fornitore di servizi e consumatore, altrimenti detto “B2C”.
Interazione privilegiata, questa, che è durata poco tempo.
[bctt tweet=”La presunta disintermediazione tra turisti e strutture ricettive si è già eclissata da molto.” username=”MapsGroup”]
Quasi da subito infatti sono nati portali e portalini che si sono messi in mezzo tra i due attori protagonisti, seppure in maniera discreta. A questi si aggiungevano i siti di recensioni – tra tutti Tripadvisor e Trivago – in grado di fornire ai naviganti anche le valutazioni degli ospiti (vere o presunte vere che fossero).
Nello stesso tempo, iniziarono a fiorire altri siti ancor più strutturati che consentivano la prenotazione diretta online delle strutture: Venere.com, Booking.com, Expedia e via così.
Tutto ciò per dire che la presunta disintermediazione tra turisti e strutture ricettive si è già eclissata da molto, spostandone a prima vista gli oneri tutti a carico dei gestori (che pagano una salata commissione sulle prenotazioni). Oneri che però, una volta usciti dalla porta, rientrano dalla finestra dei turisti, con un inevitabile rincaro dei prezzi.
Oggi gli scenari stanno per cambiare ancora una volta grazie ai Big Data.
Come descritto in questo articolo e in quest’altro, i dati raccolti dalle OTA – e non solo – si stanno sedimentando, filtrando e confrontando in maniera da creare modelli predittivi in grado di “consigliarci” sui nostri comportamenti d’acquisto anche in questo settore, come già accade in altri campi, ad esempio l’editoria e la musica, solo per citarne un paio.
Una domanda allora, come si diceva un tempo, sorge spontanea: Chi beneficerà alla fine di tutto ciò? I big dell’industria del turismo, senza dubbio, come illustrato in questo interessante rapporto pubblicato sul sito di Amadeus.
Non certo i titolari di piccole strutture ricettive, ai quali non resterà probabilmente altro che raggrupparsi e consorziarsi, pena il rischio di chiusura, così come è già accaduto nel settore del commercio.
Una (non piccola) isola attuale in questo panorama, che non possiamo non citare, è tuttavia rappresentata da AirBnB che, non a caso, sta diventando sempre più conosciuto e utilizzato.
Ma, a parte le eccezioni esistenti, come fare, per recuperare un rapporto diretto e reale, caldo e personalizzato, tra noi e la nostra agognata meta? Ad oggi sembrano i social, gestiti a volte ancora dai titolari delle strutture, a consentire una reale disintermediazione tra turista e struttura ricettiva, ma è probabile che i Data Lake invadano prima o poi in maniera definitiva anche quest’orizzonte, grazie alla capacità – a monte – degli algoritmi delle stesse piattaforme di filtrare “domanda” e “offerta” del mercato turistico in base al cosiddetto stile di vita attraverso lo studio, l’analisi e il trattamento delle scelte precedenti degli utenti.
Così che tutti ovunque ci “diranno” dove andare, quando, come e magari con chi.
Come potremo fare, per mantenere un po’ di imprevedibilità e accontentare il nostro sacrosanto desiderio di avventura? In un modo solo, come una volta: prendendo un mappamondo, facendolo girare e poi, col dito puntato e gli occhi chiusi, fermarlo e scegliere la meta. Ecco, così la nostra scelta sarà di sicuro libera. Magari un po’ azzardata???
PS: per gli interessati direttamente al settore del turismo, consigliamo la lettura di questo articolo di Francesco Russo sul Blog www.briowe.eu che propone un’interessante panoramica sulle strategie di marketing possibili per le strutture ricettive, alternative o complementari agli investimenti nelle cosiddette OTA. Da non perdere!
[dropcap3]A[/dropcap3]ll’interno della nostra indagine sugli effetti dell’innovazione sulla società – dopo aver parlato di “Reti e infrastrutture” e “Agenzie di socializzazione” – ci occupiamo ora dell’area “Benessere e salute”.
Un tema che si presenta quanto mai vasto. Nella definizione di benessere che ci propone Wikipedia, troviamo in particolare quella dell’OMS, che recita: “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.
È chiaro che il benessere delle persone, inteso in senso sociale, dipende da molti fattori, che potremmo anche generalizzare con un’altra espressione molto utilizzata, “qualità della vita”, su cui convergono temi come lo stato dell’ambiente, dei servizi, le opportunità di lavoro, le disponibilità economiche, l’offerta culturale, il tempo di cui si dispone per dedicarsi a sé e agli altri.
Ma c’è un elemento senza il quale nessun altro avrebbe il medesimo valore, come ricordano i vecchi adagi “Basta la salute”, “Quando c’è la salute c’è tutto” e così via… Saranno, questi, anche repertori retorici ma, come tali, sono portatori di verità pure e semplici.
Una recente ricerca di Deloitte, il network di aziende che si occupa di servizi, conferma questo dato, proprio in relazione al concetto di innovazione, percepito – secondo tale ricerca – come un fattore di miglioramento del benessere. Riguardo alla salute in specifico si rileva infatti che: “…1 cittadino su 4 a livello europeo crede che la salute sia l’ambito dove l’innovazione può portare un contributo maggiore: per 1 cittadino su 3 l’innovazione aiuta a tenere più spesso sotto controllo la propria salute; abbiamo un buon livello di conoscenza dell’innovazione in ambito sanitario (3 cittadini su 4 conoscono i dispositivi wearables e 9 su 10 le app per il monitoraggio dello stile di vita).”
Val la pena allora puntare la nostra osservazione sul tema della salute, come cartina di tornasole del benessere collettivo, e valutare su di essa l’impatto dell’innovazione.
Prima di inoltrarci in argomento, facciamo una doverosa premessa, propedeutica al non venire tacciati di apologia di Big Data pur nel tono conversevole che si confà a un blog di condivisione di conoscenza qual è 6memes. La questione della salute solleva molti dubbi e precauzioni dialogiche, in quanto tocca argomenti sensibili, prime fra tutte la privacy e la sicurezza delle persone, la trasparenza nel trattamento e nell’interoperabilità dei dati stessi. Non si tratta dunque di disegnare uno scenario senz’altro idilliaco, ma di valutare quali opportunità si mostrano all’orizzonte.
Detto questo, a giudicare dalla quantità di risultati ottenuti dalle ricerche online sull’argomento, pare proprio che la tecnologia digitale e le applicazioni Big Data promettano grandi cambiamenti per la salute delle persone. Sia che impostiamo la questione dal punto di vista dei singoli, sia che consideriamo il punto di vista degli operatori di settore come i medici, oltre che quello delle piccole e grandi strutture che si occupano di salute pubblica, come gli ospedali. Si usa etichettare questo ampio ambito con i termini di sanità digitale che – sia detto per inciso – non sono in tutto sovrapponibili all’inglese e-health, in cui si fa riferimento appunto al concetto di salute più che a quello di sanità.
In questo senso anche l’utilizzo dei Social Media può essere un efficace mezzo di comunicazione tra popolazione e autorità sanitarie, per divulgare informazioni di pubblica utilità e per tenere sotto controllo i fenomeni, monitorarli attraverso le conversazioni (“una sorta di sorveglianza partecipata” è stata definita in questo articolo sui Big Data in sanità).
Infine, uno sguardo al paziente: in un futuro prossimo potrà avvalersi di cure in remoto attraverso app, IoT e wearables, ovvero a un sistema di costante monitoraggio in Rete dei suoi parametri vitali e sanitari, che gli conferirà una nuova consapevolezza del suo stato di salute (è stata definita patient digital empowerment), e che cambierà anche il suo rapporto con il medico.
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]
[highlight]Per saperne di più[/highlight]
www.corrierecomunicazioni.it
www.agenziafarmaco.gov.it
[/boxed_content]
[dropcap3]L'[/dropcap3]ozio ha avuto da sempre – nella storia dell’uomo, della cultura e delle società – ben più di un estimatore.
Da Steven Robertson e Bertrand Russel, entrambi con un’opera dal medesimo titolo, “L’elogio dell’ozio”, al libro che naviga su un’onda affine, “L’utilità dell’inutile”, di Nuccio Ordine, fino al celebre “Elogio della lentezza” di Lamberti Maffei, per non parlare poi del rallentato stile di vita promulgato dalla filosofia “Slow Food”…
E nonostante Calvino celebrasse la velocità – almeno all’apparenza 😉 – la domanda che molti si fanno in proposito, seguendo proprio il ragionamento di Lamberti Maffei, è la seguente: “Siamo davvero programmati per la velocità?” Perché se è vero che “Viviamo in un mondo veloce, dove il tempo sembra via via contrarsi: continuamente connessi, chiamati a rispondere in tempi brevi a e-mail, tweet e sms, iper-sollecitati dalle immagini, in una frenesia visiva e cognitiva dai tratti patologici”, in molti invitano a “scoprire i vantaggi di una civiltà dedita alla riflessività e al pensiero lento”.
I celebri Flâneur dei tempi andati – e pure quelli contemporanei – il cosiddetto tempo libero, non a caso, lo frequentavano con una certa assiduità e il fatto stesso che si chiami libero avrà bene un suo perché!
Eppure è inutile negarlo: a molti di noi non piace “perdere tempo” e, quando ne abbiamo un po’ in eccesso, diventa un tempo che di più occupato non ce ne è, come succede spesso in vacanza, in cui l’occasione di svago e ozio diventa una vera e propria gara a vivere più esperienze, tanto che spesso si torna a casa più affaticati che alla partenza.
[bctt tweet=”I Flâneur, il cosiddetto tempo libero, lo frequentano con una certa assiduità…” username=”MapsGroup”]
Un altro subdolo attentatore alla lentezza, per tornare al topic del nostro articolo, lo è – e lo sarà sempre più spesso – il giochino degli “stili di vita” consentito dall’utilizzo ad hoc dei Big Data anche in questo campo. Per chi utilizza questi dati, infatti, il tempo libero rappresenta un target ben preciso per campagne di marketing e re-marketing che hanno un unico scopo: riempire il nostro carrello-tempo di attività, eventi, proposte, spettacoli e chi più ne ha più ne metta.
Non è semplice sfuggire a tali sirene ammaliatrici, perché ci conoscono bene. Come spiega questo articolo, ad esempio, ogni nostro passo online è tracciato, filtrato, segmentato e decifrato… Al fine di realizzare i nostri desideri, si dice. O di soddisfare tante necessità di business, aggiungiamo noi per amor di chiarezza.
Eppure tale pratica, seppure da molti contestata, non è necessariamente un male. In effetti, “qualcuno” che ci orienti nel mare sterminato di offerte indifferenziate è davvero utile e – bada bene – può farci davvero risparmiare tempo nella nostra ricerca di qualcosa che corrisponda ai nostri desideri.
Questo accade ormai in tutti i settori. Da quello della musica, in cui “Le società specializzate nei big data nel settore musicale lavorano ormai intensamente sulle affinità di generi e stili, sulle affinità tra gli artisti, sulla varietà di stili e generi suddivisi per segmentazione social”, a quello dell’editoria, ça va sans dire, in cui le principali case editrici utilizzano i Big Data per trarre massimo profitto dalle proprie scelte editoriali. Addirittura la casa editrice Tor Books sta “per pubblicare il primo libro scelto attraverso i big data.”
Non è immune da tali pratiche nemmeno il settore della formazione. Il tempo libero è infatti spesso dedicato allo studio, per necessità o virtù, grazie anche alla diffusione del Digital Learning: “Non si tratta semplicemente di una diffusione di contenuti online: case editrici, scuole e università stanno modificando le loro strategie di investimento per rivoluzionare non solo il modo e i tempi in cui gli studenti apprendono, ma anche come gli insegnanti interagiscono con loro nel seguirne i progressi nel tempo.”
Per non parlare dei viaggi veri e propri, in cui portali come Tripadvisor, Booking, Venere etc… irrompono nelle nostre ricerche online con seduttive offerte di pernottamenti vantaggiosi in posti irresistibili.
Come fare, allora, per non riempire – anzi farcire – il nostro tempo libero difendendolo con le unghie e i denti?
Un’alternativa c’è, la solita di sempre: chiudere le finestre. Staccare con tutto e tutti, non pensare a niente e chiudere gli occhi. Quello che apparirà sarà, finalmente, il vero tempo libero: quello dell’esistere fine a se stesso!