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6MEMES: sei “tag” in cerca d'autore tra leggerezza e molteplicità.

“Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione della poesia e del pensiero.”

Italo Calvino.

 
[dropcap3]6MEMES,[/dropcap3] fin dal suo esordio, non è semplicemente il blog di Maps Group, ma è anche la ricerca di un luogo, o meglio, di un aggregatore di significati e significanti, in cui facilitare la condivisione della conoscenza su tematiche spesso difficili da rendere accessibili. L’input fondante è quello dei “six memes” di Italo Calvino e delle sue Lezioni Americano, che fanno da bussola i nostri autori prima ancora che ai nostri lettori.
In 6MEMES, infatti, ciascuno può seguire una delle vie tracciate dal genio italiano: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza.
[bctt tweet=”#Blog 6MEMES: un luogo in cui facilitare la #condivisione della #conoscenza. ” username=”MapsGroup”]
E proprio questi percorsi culturali, con i quali ci siamo dilettati a “taggare” ogni articolo, ci hanno ispirato in questi mesi una serie di valori e di urgenze che ci hanno guidato nel cercare di descrivere l’odierno universo culturale, con le sue suggestioni e contingenze.
Oggi, a distanza di circa due anni dall’esordio del blog, ci siamo chiesti: queste parole chiave sono ancora strumenti efficaci per definire una società e un mondo dove l’ipercomplessità tecnologica, sociale ed economica impongono di ripensare non solo il nostro sapere, ma anche i nostri stessi spazi fisici e relazionali?
Di seguito alcune delle risposte che abbiamo trovato…

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Leggerezza
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[dropcap3]I[/dropcap3]l tema della leggerezza, per Calvino, si associa sempre ai concetti di precisione e determinazione. Collegata in  maniera fondante al linguaggio stesso, infatti, la pratica della leggerezza lo tramuta in un elemento denso di sostanza – eppure senza peso – attraverso cui l’individuo è trasposto in un livello di percezione più elevato.
Il tutto finalizzato alla possibilità di poter agire e reagire – non solo simbolicamente – alla gravosità degli eventi che si accumulano nel nostro vivere quotidiano.

Ma il web e le tecnologie più massive di condivisione della conoscenza, così presenti  al nostro fianco, si possono davvero considerare leggere, al di là delle apparenze frivole che spesso le connotano?
A prima vista sì, in equilibrio come sono tra paesaggi di rara bellezza diffusi su ogni piattaforma sociale e “nuvole-cloud di caotici ipertesti, codici e tag proposti in maniera sempre più persistente, spesso anche in chiave culturale e non solo di business.
Tuttavia, in tale frequenza e quantità, sarebbe utile non solo una maggiore attenzione  alla precisione e alla veridicità di ciò che ci viene quotidianamente proposto dai vari sistemi informativi, ma anche una nostra maggior propensione alla diversità.
Ciò di cui certamente non necessitiamo, infatti, è il rischio sempre più  attuale di rinchiuderci in spazi all’apparenza aperti e leggeri – come sembrano essere le piattaforme social – dove il mondo viene in realtà selezionato e modellato solo in base ai nostri gusti e stili di vita, appesantendone nei fatti il contenuto.
Un consiglio in proposito? Seguire ciò che propone il verso di una canzone di Giorgio Gaber e il cui titolo è proprio “Leggerezza”: “Cerca di inventare la tua leggerezza, e volerai”.
Se risponderemo a questo invito potremmo imparare a esistere in modo più lieve tornando capaci di riconoscere e apprezzare il momento che viviamo, e non solo la timeline di Facebook o Twitter :).

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Rapidità
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[dropcap3]Ed[/dropcap3] è proprio la rapidità a nascondere (o viceversa a svelare) quel momento. Agli occhi e alla mente di Calvino, infatti, ciò che conta non è tanto la misura del tempo, quanto il fatto di misurarsi proporzionalmente con esso.
Parliamo, nei fatti, di Kairos, ovvero il momento opportuno. Ovvero quel momento esatto in cui il nostro disegno – o quello di ciò che in quell’istante stesso osserviamo o produciamo – irrompe nel disegno più ampio di ciò che esiste accanto a noi in contemporanea, nello scorrere inevitabile del tempo.

Come ci ha insegnato un altro genio italiano, Giacomo Leopardi,  ragionando intorno alla rapidità, in questo caso dedicata alla scrittura, accade infatti che:
La rapidità […] piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee […] e fanno ondeggiar l’anima in abbondanza di pensieri, o’ immagini e sensazioni […].”
Quale antidoto potrebbe avere, dunque, la necessità di muoverci anche noi rapidamente rispetto al contesto inarrestabile di crescita ed evoluzione (soprattutto tecnologica) in cui viviamo costantemente, con il rischio di caedere, ignari, in qualche precipizio?
Forse un senso attuale potrebbe essere quello di resistere, almeno in parte, all’ebrezza della corsa fine a se stessa, e di concentrarci non solo sul viaggio, ma anche sulla sua meta finale. Occorrerebbe sì correre, dunque, ma con la bussola ben stretta nalla mano.
A costo, aggiungeremmo, di smettere di correre e fermarci, per poi ripartire al momento opportuno in cerca di una strada che sia precipua, e non soltanto rapida.
L’esigenza culturale odierna, dunque, potrebbe essere la ricerca di un giusto ritmo, un’equa misura alle nostre azioni, singole e collettive, seguendo una colonna sonora più armonica e feconda, capace di alternare azione e pausa, rapidità e lentezza…
[bctt tweet=”L’esigenza culturale odierna è trovare un giusto ritmo, un’equa misura alle nostre azioni. ” username=”MapsGroup”]
Il tutto per raggiungere i nostri obiettivi in maniera non tanto veloce, ma precisa, o meglio, esatta. Il che ci porta al prossimo tag 🙂

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Esattezza
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“Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile.

scriveva Calvino a proposito del tema dell’esattezza.
Il perché è presto detto: pretendere esattezza significa cercare una visione del mondo che rappresenti l’istinto e la ragione insieme, il che non è alla portata di tutti. Stiamo infatti parlando di Verità, che – lo sappiamo bene – non esiste per noi umani se non nei termini di approssimazione alla stessa.


Più nello specifico, quindi, e tornando ai tempi nostri, in che tipo esattezza possiamo confidare, immersi come siamo nell’attuale iper-complessità, spesso proposta dagli attuali sistemi culturali di ordine scientifico?
Per il filosofo e psichiatra tedesco Karl Jaspers anche l’esattezza rigorosa della scienza e della tecnologia non affatto la Verità, ma solo un vincolo particolare, un punto di vista anch’esso settoriale, rispetto a ciò che viene conosciuto e spiegato. L’unica via percorribile verso una Verità sotto ogni suo aspetto sembrerebbe esere invece proprio la Comunicazione, sebbene questa stessa pratica ci faccia sentire – nel medesimo istante – quanto la Verità sia infinitamente distante dalla nostra portata.
L’esattezza da ricercare attraverso la comunicazione – in un flusso virtuoso di informazioni che tendono all’inarrivabile verità – è tuttavia la lezione più difficoltosa da apprendere, e soprattutto da perseguire. Eppure, con ogni probabilità, è anche quella che si potrebbe inseguire con più energia e passione.
Come afferma Piero Dominici nel suo testo “La comunicazione nella società ipercomplessa“, infatti, la comunicazione costituisce il pre-requisito fondamentale per la riduzione della complessità, la mediazione dei conflitti e il governo delle imprevedibilità connaturate ai sistemi stessi.
Occorrerebbe dunque sviluppare una nuova cultura della comunicazione, orientata alla condivisione, in grado di rafforzare i meccanismi sociali di fiducia e cooperazione.
E, perché questo accada, è necessario un percorso formativo che raccolga e affronti le sfide poste dalla comunicazione nell’era digitale che ne sappia rendere in primo luogo visibile il lato non solo significativo, ma anche immaginifico.

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Visibilità
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[dropcap3]Q[/dropcap3]uello della visibilità, fra le lezioni americane, è un tema che l’autore pone in maniera davvero anticipatoria, legato come è ai concetti di immagine, immaginato e immaginazione.
Il topic, infatti, riguarda oggi chiunque si avvicini alla cultura in qualsiasi ambito e attraverso qualsiasi mezzo, sia esso logico e razionale piuttosto che visionario e creativo.
Il lato cosiddetto  visual delle cose, non a caso, si sta facendo sempre più contingente, in una successione di invenzioni che rendono Visibile, oggi, ciò di cui un tempo ignoravamo persino l’esistenza.

Gianni Rodari, nella suaGrammatica della Fantasia scrisse del resto:
Un giorno, nei Frammenti di Novalis (1772-1801) trovai quello che dice: Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”.
La Visibilità, quindi – o capacità di vedere, e quindi di visione – è condizione sine qua per immaginare prima, e comprendere poi, la realtà che viviamo nel pieno della sua complessità, in quanto fonte iniziale per ogni inferenza successiva ed evoluzione di pensiero o ragionamento.
[bctt tweet=”Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare. Gianni Rodari.” username=”MapsGroup”]
Ciò che servirebbe mettere a punto, dunque, sembra essere una sorta di pedagogia dell’immaginazione che ci  aiuti a districare tra le migliaia di immagini che ogni istante ci vengono letteralmente somministrate, per riconoscerle, elaborare, selezionarle e, nel caso, scartarle. Nel pieno del loro molteplice esistere.

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Molteplicità
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“Quella che prende forma nei grandi romanzi del XX secolo è l’idea d’una enciclopedia aperta, aggettivo che […] contraddice il sostantivo enciclopedia, nato […] dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo rinchiudendola in un circolo. Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima.”

Ecco la ‘Molteplicità’ di Calvino. Un perfetto abito da cerimonia per il web, la tela di connessione per eccellenza tra fatti, persone e cose del mondo.

Un luogo dove ogni pagina, testo e parola possono aprirsi in mille direzioni diverse, allargarsi a comprendere orizzonti sempre più vasti o divenire sottile linea di coniugazione tra chi scrive e legge, produce e consuma.
Molteplicità di interazione sembra essere, dunque, il valore centrale e contemporaneo del web. Questo, sebbene molti utenti ne facciano in realtà uso spesso per risparmiare conflittualità (tramite mail, “messaggini”, tweet) ed evitare quegli incontri a faccia aperta che potrebbero risolvere i problemi in poco tempo. E nonostante molte istituzioni e brand lo usino invece per confezionare contenuti prefabbricati e predefiniti per niente open.
Come spiega Ermanno Guarneri, tuttavia: “Nel web, […] si possono sviluppare livelli di discussione non previsti. […]. Nonostante le potenzialità multimediali, rimane la scrittura il canale più importante. E la scrittura nel web genera e alimenta le comunità: lo stesso fenomeno del flaming – le litigate online – è dovuto proprio al trasporto emotivo, al senso di appartenenza che si crea nella Rete tra le persone.”
[bctt tweet=”Nonostante le potenzialità multimediali, rimane la scrittura il canale più importante. Ermanno Guarneri.” username=”MapsGroup”]
Per questo buona parte del web rimane di una molteplicità spesso inafferrabile, e dunque imprevedibile. Come un messaggio in bottiglia: solo uno lo raccoglierà o, magari, sarà letto da milioni di persone alle quali mai stringeremo la mano. Il che non è un male, anzi: alimenta il fato, il caso, e dunque un potenziale di libero arbitrio senza il quale ogni cosa sarebbe già stabilita a priori.
Certo, per evitare che questa attitudine fluida delle attuali tecnologie comunicative non sfoci in un caos di fatto inscalfibile e impenetrabile – poiché incomprensibile nel suo disegno complessivo – sarebbe necessario proprio quel valore che, per colpa dell’orologio della vita, Calvino non riuscì a includere nelle sue Lezioni Americane, ovvero la Coerenza.

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Coerenza
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[dropcap3]L[/dropcap3]a sesta conferenza, purtroppo, Calvino non fece in tempo a scriverla. Restano appunti dai quali si evince come lo scrittore si sarebbe riferito a un racconto di Melville, Bartleby lo scrivano.

Bartleby è la figura che si sottrae alla relazione sociale e alle convenzioni in nome di una perfetta coerenza alimentata, per assurdo, da una disincantata incoerenza.
Oltre alle interpretazioni esistenzialiste, e ai primi concetti di irrazionalismo contenuti in questo testo, non sappiamo a cosa Calvino volesse riferirsi con esattezza.
Da parte nostra, tornando al topic principale del nostro blog, possiamo senz’altro osservare come nell’epoca attuale, la Coerenza (intesa anche come consistenza e compattezza) ben si adatti al mondo dei Big Data, ovvero a quei numeri, codici, statistiche illeggibili e acronimi spesso incomprensibili che sono  destinati a incidere in modo strategico sulla società in cui viviamo.
Ed è forse proprio questa nuova forma di coerenza, capace di restituire una forma visibile e dunque conoscibile alla complessità, uno dei fini possibili dell’innovazione e delle varie scienze dei Dati.

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Questi, in sintesi, sono e saranno anche nel nuovo anno le mappe di senso che seguiremo, alla caccia di un tesoro di tag che – proprio come la pentola degli Elfi alla fine dell’arcobaleno – si sposta a ogni passo più in là di quanto all’inizio appare. Nel frattempo, anche il nostro Blog va in vacanza.
Un ultimo consiglio? La semplicità. Regalate affetto e armonia a chi vi piace. E preparatevi a un nuovo anno all’insegna della Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Coerenza.
Buone Feste!
 

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6MEMES TRENDS Information and communications technology White Paper

ICT, INNOVAZIONE E GDPR. Un punto di equilibrio tra evoluzione del mondo digitale e protezione dei dati. White Paper di Giulio Destri.

“Nei prossimi anni il business e la competitività delle aziende sarà sempre più legato alla capacità di creare prodotti, servizi ed esperienze digitally-enhanced. Un concetto che sottende implicazioni straordinarie per le organizzazioni di ogni ordine e grado, dal punto di vista tecnologico, dei modelli ICT, delle tecnologie digitali, dei processi organizzativi e della relazione con i clienti.”

 
[dropcap3]L[/dropcap3]a nascita e l’evoluzione del progetto di ogni servizio ICT, per erogare nuovi valori agli utenti, richiede la necessità di strutturare un piano di business in cui inserire il servizio ICT, dal concepimento alla realizzazione e dalle sue evoluzioni successive sino alla dismissione.
Ogni servizio IT avrà uno scopo o più di uno e potrà evolvere nel tempo per seguire il bisogno dell’utente o anche essere sostituito in base all’evoluzione dello scopo.
Dovranno essere le istituzioni accademiche e scolastiche a formare professionisti ICT abili e consapevoli, che possano poi crescere integrando lo studio e l’aggiornamento autonomo con l’esperienza sul campo. Solo acquisendo questa nuova generazione di professionisti e modernizzandosi con le apposite metodologie le aziende e le pubbliche amministrazioni (in particolare quelle italiane) potranno entrare in competizione sul mercato internazionale.
Occorre anche non dimenticare le problematiche di sicurezza, diretta ed indiretta, legate agli strumenti ICT. Sarà dunque necessario concentrare attenzione anche sulla privacy dei dati, connessa in modo molto stretto con la sicurezza, e sulla nuova norma europea che entrerà in vigore nel maggio 2018, il Regolamento UE 679/2016, meglio noto come General Data Protection Regulation o GDPR.
In questo White Paper, nuovo contributo sul mondo ICT realizzato per il blog 6MEMES, il prof. Giulio Destri si addentra con cognizione e leggerezza nel complicato universo della trasformazione digitale per esplorarne i processi e i fautori della sua evoluzione nonché le normative che andranno a regolarla. Perché, come afferma lo stesso Prof. Destri: ICT ed Automazione non sono soltanto la tecnologia che li rende possibile ma anche le persone che li costruiscono e quelle che li usano, le relazioni che fra esse intercorrono, le metodologie e le leggi che devono essere seguite. E cambiano continuamente, evolvendosi a velocità una volta impensabili.”
 
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
Introduzione.
01. Il ruolo dell’ICT oggi.
02. L’IT nel XXI secolo: il compromesso tra velocità di evoluzione ed equilibrio.
03. Le figure professionali dell’ICT: come riconoscerle.
04. La formazione accademica: come si diventa professionista ICT.
05. ICT ed effetti indiretti di sicurezza: la cybersecurity sulla scena politico-economica mondiale.
06. Come cambiano le normative: arriva il GDPR.
07. GDPR e requisiti nei progetti IT: il quadro della situazione.
08. GDPR e IT Service Management: la progettazione dei nuovi Servizi IT nel rispetto della normativa.
Conclusioni.
Sitografia.

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6MEMES TRENDS Sharing Knowledge

Il meglio di 6memes: Made in Italy, Corpo parlante, TELCO, Sostenibilità e Cybersecurity balzano in prima posizione!

Tutto il problema della vita è questo:
come rompere la propria solitudine,
come comunicare con gli altri.

Cesare Pavese

 
Quando le temperature si abbassano e il gelido occhio d’inverno posa lo sguardo su di noi, è importante tenere il corpo riscaldato e alte le nostre difese immunitarie, così come è essenziale evitare il letargo della mente o, viceversa, il precipitare a-critico nei ritmi frenetici e spesso bulimici delle festività.
A parte gli scherzi, è ormai diffusa la consapevolezza dell’importanza del “Cibo per la mente”, che concorre in maniera sostanziale al mantenimento della nostra buona salute psico fisica, grazie alla sua capacità di “nutrire” la comunicazione altamente specializzata tra le cellule del tessuto nervoso.
Anche noi di 6MEMES, dunque, vogliamo partecipare a questo processo virtuoso 🙂 proponendo i migliori contributi dei nostri autori saliti alla ribalta del podio nel corso di questi tre mesi autunnali: settembre, ottobre e dicembre.
Eccovi, dunque, il gradimento dei contenuti in base alla piattaforma social di condivisione degli stessi.
[bctt tweet=”#Comunicare correttamente è nutrimento, giudicare è affamare la comunicazione e la comprensione. #6MEMES #socialmedia” username=”MapsGroup”]

Facebook e il popolo curioso.

Il nostro canale Facebook riserva una sorpresa che, per sano orgoglio, teniamo subito a svelarvi: un meritato secondo gradino del podio lo conquista il precedente contributo su Il meglio di 6MEMES! Ecco il risultato, quando la curiosità sul tema della comunicazione crea interesse nello scoprire cose nuove e approfondimenti che stupiscono: ben 585 persone che lasciano un bottino virtuale di 36 tra reazioni, commenti e condivisioni!

Clicca sull’immagine per aprire l’articolo.

Sara Di Paolo, marketing manager di Words, agenzia che opera dal 1989 nel settore della comunicazione strategica, firma il pezzo vincitore assoluto, con una copertura di 956 persone raggiunte, dove racconta del monitoraggio eseguito tra web, social e press nel mondo anglosassone su come viene percepito il Made in Italy all’estero.
E, per completare il terzetto, come da qualche report a questa parte sempre presente in classifica, il nuovo articolo scritto da una punta di diamante della comunicazione su web: Natalia Robusti. La blogger, nel secondo appuntamento della rubrica ‘In salute e in malattia’, racconta “come la nostra corporeità disponga di un proprio linguaggio, più o meno ermetico, anche in termini di salute e benessere.” Contiamo di vedere Natalia salire sul podio anche la prossima volta per stupirci con le parole!
 
 
 

Linkedin, il social per professionisti sempre più… “professionale”!

Linkedin rimane un’ottima camera di risonanza per informazioni di attualità e approfondimento su argomenti tecnologici e rivoluzioni digitali.

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Anche se la piattaforma premia ancora una volta Sara Di Paolo e la sua avventura sul web anglossassone, in seconda e terza posizione compaiono infatti temi attuali affrontati con l’erudita semplicità dei cultori della materia.
Maurizio Pontremoli si sofferma su lo stato dell’arte di Big Data e Predictive analysis nel settore delle Telecomunicazioni (TELCO) mentre il Professor Giulio Destri, dopo aver esplorato alcune delle problematiche di sicurezza, diretta ed indiretta, legate agli strumenti IT, si concentra sulla privacy dei datisi concentra sulla privacy dei dati e sulla nuova norma europea meglio nota come General Data Protection Regulation o GDPR.
Gli utenti di Linkedin, insomma, dimostrano di avere voglia di conoscere sia come “gira il mondo” attorno a web e trasformazioni digitali, sia come “il mondo gira” grazie all’influenza di web, automazione e processi digitali!
 

Twitter “il buono”…

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Twitter è sempre più considerato come un canale di diffusione di buone notizie a contrasto delle fake news spesso protagoniste virali di web e social e capaci di influenzare opinioni pubbliche ed eventi politici o economici. Tv, giornali e radio quotidianamente accreditano Twitter come fonte autorevole d’informazioni. E giornalisti, studenti, attivisti comunicano e si seguono l’un l’altro principalmente su Twitter.

6MEMES, anche per questi mesi, ha contribuito, come fonte di informazione seria ed equilibrata, a comunicare nel modo più corretto con il pubblico che ha avuto il piacere di seguirlo. E proprio il pubblico ha premiato tre temi attuali e importanti: la CyberSecurity sulla scena politico-economica mondiale, di nuovo Natalia Robusti e come “la nostra corporeità disponga di un proprio linguaggio, più o meno ermetico, anche in termini di salute e benessere” e, per concludere, il contributo di Maria Bonifacio con il suo White Paper su la legislazione in materia ambientale e i modelli di sviluppo sostenibile.
Il fenomeno della fake news sta diventando un’emergenza, ma difendersi con 6MEMES è dunque possibile!
[bctt tweet=”“La strada che porta alla #conoscenza è una strada che passa per dei buoni #incontri. Baruch Spinoza. #6MEMES #comunicazione” username=”MapsGroup”]

Il Meglio di 6MEMES vi saluta e vi dà appuntamento tra tre mesi!

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6MEMES TRENDS Information and communications technology

GDPR e IT Service Management: la progettazione dei nuovi servizi IT nel rispetto della normativa. Di Giulio Destri.

Il quadro della situazione.

Nei precedenti articoli, dopo una visione delle problematiche di sicurezza, diretta ed indiretta, legate agli strumenti IT, abbiamo focalizzato l’attenzione sul regolamento europeo GDPR (General Data Protection Regulation), soprannominato anche “Gran Decreto Privacy”, e sulle sue conseguenze rispetto alla progettazione di nuovi servizi IT per il trattamento dati.
In questo articolo concentriamo l’attenzione su alcune delle richieste che il GDPR pone per i trattamenti dei dati in essere, specialmente per le persone che li svolgono usando gli appositi servizi IT:

[icon image=”ss-lock” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] la sicurezza dei dati;

[icon image=”fa-balance-scale” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] il principio di responsabilità (accountability).

Sicurezza che non vale solo per i trattamenti nuovi, progettati dopo il maggio 2018, ma per tutti i trattamenti di dati personali in essere presso un’azienda od organizzazione.

L’obbligo della sicurezza.

In particolare partiamo dall’articolo 32 del GDPR, il cui paragrafo 1 afferma: Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio…
Cosa significa in pratica questo? Che:

  1. Occorre una adeguata analisi del rischio, che presuppone la conoscenza
    • dei trattamenti in essere,
    • delle loro finalità,
    • di chi li svolge (e con quale ruolo),
    • di quali strumenti e servizi IT sono usati per tali trattamenti.
  2. L’analisi del rischio deve portare a determinare probabilità e impatto dei rischi che incombono rispetto ai diritti e le libertà delle persone.
  3. Devono essere predisposte le adeguate contromisure e quindi, per ogni singolo trattamento, sempre dall’articolo 32:
    • “la capacità di assicurare su base permanente la riservatezza, l’integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento”;
    • “la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati personali in caso di incidente fisico o tecnico”;
    • una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento”.

[bctt tweet=”Il #GDPR prevede misure tecniche e organizzative per garantire una sicurezza adeguata al rischio.” username=”MapsGroup”]
Inoltre, per le aziende con più di 250 dipendenti o in cui i trattamenti sono a rischio per i diritti degli interessati, come ad esempio commercialisti, studi di medicina del lavoro, assicurazioni e altri, vale anche l’obbligo di realizzare un registro dei trattamenti contenente informazioni come:

  1. il nome e i dati di contatto del titolare del trattamento e, ove applicabile, del contitolare del trattamento, del rappresentante del titolare del trattamento e del responsabile della protezione dei dati”;
  2. le finalità del trattamento”;
  3. “una descrizione delle categorie di interessati e delle categorie di dati personali”.

Una serie di informazioni, dunque, che completano quanto visto prima. L’articolo 30 del GDPR, che definisce tale registro, prosegue elencando altre informazioni, tra cui:

  1. “ove possibile, i termini ultimi previsti per la cancellazione delle diverse categorie di dati”;
  2. “ove possibile, una descrizione generale delle misure di sicurezza tecniche e organizzative di cui all’articolo 32, paragrafo 1” riallacciandosi, quindi, a quanto abbiamo visto sopra.

Le conseguenze.

Un’azienda deve:

[icon image=”ss-downloadfolder” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Conoscere obbligatoriamente i trattamenti dei dati al proprio interno.

[icon image=”ss-compose” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Poter fare un’analisi del rischio (descritta nell’articolo precedente) per ciascun trattamento e prendere le eventuali contromisure adeguate.

Ovvero l’azienda deve conoscere bene sè stessa ed i processi entro cui avvengono i trattamenti dei dati. Il lavoro per realizzare una base di conoscenza che consenta questo è ampio e non può essere visto semplicemente come un mero adempimento ad un obbligo di legge. Va visto come un investimento per migliorare la propria efficienza e la propria robustezza.
Infatti, combinando insieme il tutto, osserviamo che:

  1. Conoscere i processi (e le attività interne ad essi) in cui avvengono i trattamenti significa avere una mappa dei processi conforme alla ISO9001 e avere coincidenza fra quanto è scritto e quanto si fa;
  2. Conoscere i trattamenti e le loro finalità di business significa conoscere il valore che i trattamenti hanno per l’azienda;
  3. Conoscere la base giuridica significa avere consapevolezza delle leggi e avere i documenti legali (contratti, consensi informati) associati ai trattamenti;
  4. Conoscere le categorie di dati trattati e gli interessati e definire i termini di conservazione dei dati stessi significa conoscere in modo preciso l’uso operativo dei dati;
  5. Conoscere i referenti interni e chi tratta i dati significa avere stabilito una catena di responsabilità entro l’organigramma (come previsto dagli standard sui processi come ISO15504);
  6. Conoscere i referenti esterni significa avere un legame tra la mappa dei fornitori ed i servizi di trattamento che questi offrono (condizione obbligatoria nelle buone pratiche di ITIL e di altri framework per la gestione dell’IT);
  7. Conoscere le categorie di destinatari dei dati significa conoscere i flussi di dati che partono dall’azienda, sia interni, sia oltre i confini dell’Unione Europea;
  8. Conoscere le modalità di trattamento dei dati significa conoscere gli strumenti tecnici (applicativi, servizi IT, interni ed esterni all’azienda) che vengono utilizzati per trattare i dati stessi; in questo caso avviene quindi una integrazione con il catalogo dei servizi previsto dagli standard come ITIL;
  9. Conoscere le misure di sicurezza significa avere sotto controllo la sicurezza dell’azienda e poter dimostrare di avere preso le misure idonee a ridurre al minimo i rischi.

Appare evidente da tutto questo come il GDPR è conforme (o, per meglio dire, ispirato) alle buone pratiche di framework internazionali come ITIL, COBIT e PMBoK e agli standard di sicurezza (ISO27001), di gestione del rischio (ISO 31000) e della privacy (ISO 29000).
Un esperto di normative ha definito il GDPR come “una normativa ISO imposta per legge e che trasuda ISO da tutte le parti”.

Un esempio operativo.

Con riferimento all’esempio dello scorso articolo sull’archivio clienti, supponiamo che tale archivio esista già. Come possiamo applicare i punti sopra descritti?
Nella figura è descritto in modo molto semplificato l’uso del catalogo dei servizi ITIL, con una mappa ispirata alla architettura enterprise di TOGAF, applicato all’esempio corrente.

  1. Il cliente ha bisogno di un servizio di assistenza ed interpella l’ufficio clienti attraverso una mail, una telefonata o l’apertura di una richiesta (ticket) su un portale Web di assistenza.
  2. L’ufficio clienti a sua volta ha bisogno, per poter esaudire la richiesta del cliente, di agire sulla scheda cliente (insieme di dati personali ed altro), contenuta nel servizio IT CRM.
  3. Il Servizio CRM è composto dall’applicazione software (applicativo) CRM che, per funzionare, necessita della postazione di lavoro (tipicamente il PC) che l’impiegato dell’ufficio clienti usa e, a livello più tecnico, del database, ossia lo strumento IT che contiene i dati;
  4. Il database opera entro un server ed utilizza un sistema di storage, ossia memorizzazione permanente; senza tali componenti non potrebbe operare ed i dati non sarebbero disponibili (violazione dell’articolo 32 e dei diritti del cliente);
  5. Sia la postazione di lavoro, sia il server hanno bisogno della rete per comunicare fra loro; quindi entrambi dipendono dalla rete, come indicato dalle frecce;
  6. Il buon funzionamento di tutte le componenti è garantito dai servizi di assistenza e supporto.


Seguendo lo schema possiamo farci alcune domande relative alla sicurezza:

  1. L’impiegato è adeguatamente addestrato per compiere tutte le operazioni che il ruolo di assistenza cliente richiede?
  2. Come l’impiegato accede al servizio IT CRM? Che tipo di credenziali sono utilizzate? Sono mantenute al sicuro? Quanto frequentemente sono cambiate?
  3. Qualora l’impiegato sia in ferie o in malattia il sostituto può svolgere il suo compito senza conoscere le sue credenziali, ma con altre credenziali che lo identifichino univocamente?
  4. Qualora l’impiegato stampi una scheda cliente contenente dei dati personali, esiste una procedura per minimizzare il rischio di accesso non autorizzato a questa stampa? Ad esempio, viene tenuta sotto chiave o in bella vista sulla scrivania?
  5. L’impiegato può accedere solo ai dati che gli servono per il suo ruolo o anche ad altri? Riallacciandoci al principio della minimizzazione e rovesciando la questione: nel sistema sono presenti più dati personali di quelli che effettivamente servono?
  6. Che misure vengono prese per garantire il buon funzionamento dei componenti tecnici come il database o il server? In caso di guasto, in quanto tempo il servizio può essere ripristinato (RPO e RTO, si veda l’articolo precedente)?
  7. Che misure di protezione vengono prese rispetto ad attacchi deliberati ai sistemi e/o ai dati? Ad esempio, che antivirus sono in dotazione?
  8. Che contratto esiste con i servizi di supporto? I suoi termini sono conformi al GDPR? Che livelli di servizio sono garantiti? E che tipo di accesso ai dati del database possono avere i servizi di supporto?
  9. Tutti questi aspetti sono verificati periodicamente?

Queste sono solo alcuni esempi di domande che è necessario porsi come base per un’analisi del rischio, primo passo verso l’adozione di opportune misure di sicurezza, se necessarie, o verso la convalida di una situazione esistente, se “adeguatamente” sicura.

Passare al GDPR.

Non dobbiamo mai dimenticare che il GDPR chiede ai titolari ed ai responsabili del trattamento di essere in grado di dimostrare di avere messo in atto “misure tecniche ed organizzative adeguatee non minime!

Quindi, sicuramente, per giungere alla conformità prevista dal GDPR il primo passo è conoscere sé stessi, ovvero conoscere la propria azienda e sapere come funziona. Ed ecco perché il passaggio al GDPR comprende aspetti legali, organizzativi, tecnici e formativi delle risorse umane. L’approccio non può che essere multidisciplinare e i responsabili delle funzioni operative aziendali, che conoscono il funzionamento quotidiano dei processi, devono essere coinvolti nel processo di adeguamento. Ed è necessaria una “cabina di regia”, in grandi organizzazioni, guidata dall’ufficio qualità o compliance.
Presto saranno trattati aspetti legali per il GDPR mentre nel prossimo articolo tratteremo il concetto di servizio, dentro e fuori l’azienda, e il passaggio del mercato verso una logica “universale” del servizio.
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