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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Dal monitoraggio allo stato dell’arte delle politiche sociali e culturali in Piemonte alla luce (ed ombra) dei social. Di Paola Chiesa.

“In questo mondo nuovo si chiede agli uomini
di cercare soluzioni private a problemi di origine sociale,
anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati.”

(Zygmunt Bauman)

 
Dopo aver ascoltato, sottoposto a monitoraggio e analizzato con Webdistilled le attività comunicative che si sono svolte nelle province piemontesi nel periodo compreso tra febbraio e giugno 2017, siamo ora in grado di avere un quadro sufficientemente attendibile per:

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]evidenziare le tematiche di maggior interesse per i cittadini;

[icon image=”fa-street-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]tentare di effettuare una ricognizione delle politiche che sono state messe in atto dalla pubblica amministrazione, relativamente ai topic in questione.

Turismo, cultura, sicurezza, questione di genere, elezioni amministrative sono i temi che, come abbiamo constatato nei precedenti articoli, hanno coagulato l’attenzione nelle conversazioni sui social e nel mainstream.
Il livello di conoscenza diffusa che ne è emerso ci ha consentito di condurre un ulteriore approfondimento per verificare, a fronte dei bisogni che abbiamo captato o che abbiamo cercato di far emergere, se e in che modo l’ente pubblico è intervenuto per gestire tali bisogni, una volta individuati.

Dal monitoraggio delle conversazioni alle politiche adottate.

Le iniziative e gli accadimenti che nelle singole città sono stati maggiormente oggetto di conversazioni sottoposte al monitoraggio, in alcuni casi hanno costituito l’ingrediente fondamentale per imbastire, a livello istituzionale più alto, determinate politiche mirate alla gestione dei singoli temi secondo approcci che potremmo definire di “area vasta”.

In particolare, proprio sui temi turismo, cultura e tematiche di genere, la Regione Piemonte è intervenuta con iniziative volte a facilitare, specie attraverso bandi, finanziamenti e contributi, l’aggregazione di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di valorizzare le bellezze ed il patrimonio culturale del territorio piemontese, incentivare la creazione di centri antiviolenza a sostegno delle donne e sensibilizzare i cittadini sulla cultura della solidarietà.

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Interventi sul turismo
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Ogni anno, consuntivamente sulla base dei dati acquisiti, l’Osservatorio Turistico Regionale predispone un rapporto statistico che raccoglie alcune elaborazioni grafiche sintetiche relative:

[icon image=”fa-line-chart” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]all’andamento del turismo regionale rispetto al contesto nazionale,

[icon image=”ss-usergroup” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]all’analisi dei movimenti (arrivi e presenze) registrati nel corso dell’anno con raffronti rispetto all’anno precedente,

[icon image=”fa-hotel” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]al trend dell’offerta ricettiva (numero di esercizi e letti).

I dati statistici dei movimenti turistici dichiarati mensilmente dalle strutture ricettive piemontesi, secondo il tracciato dell’ISTAT, rappresentano i dati ufficiali del turismo in Piemonte. Vengono raccolti dagli uffici provinciali che provvedono all’inserimento in un database regionale gestito dalla Direzione Turismo della Regione Piemonte.
Queste le ultime evidenze disponibili, relative all’anno 2016.
Tali dati evidenziano un trend positivo che è risultato strategico sostenere con adeguate politiche attive. In tal senso, la Fondazione Compagnia di San Paolo è ad esempio recentemente intervenuta a sostegno del turismo piemontese con un bando sulla “valorizzazione di rete”.
Lo scopo è quello di incentivare la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico attraverso la promozione di iniziative volte alla messa in rete di beni culturali, per favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico attraverso progetti fondati sull’integrazione tra le risorse e gli attori locali.
È interessante sottolineare il fatto che la consapevolezza della messa in rete delle risorse culturali e paesaggistiche connesse a un’idea-guida, sia su scala urbana, sia su scala territoriale più vasta, fortemente radicata nel contesto in cui si intende operare, può rappresentare un modello in grado di generare opportunità di crescita, anche in considerazione dell’attuale contesto di crisi, per affrontare il quale diventa necessario integrare ed ottimizzare il più possibile azioni, competenze e risorse. In quest’ambito, assumono una valenza imprescindibile le azioni di comunicazione, di promozione e di pubblicità.

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Interventi sulle tematiche di genere
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 Nel corso del mese di ottobre, l’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione Piemonte ha emesso una serie di bandi per il finanziamento dei centri antiviolenza sulle donne e delle case rifugio, rivolti sia alle strutture già esistenti sia a quelle di nuova realizzazione.

I centri antiviolenza sono punti di ascolto e luoghi di accoglienza e sostegno delle donne e dei loro figli minorenni, che hanno subito violenza o che si trovano esposte alla minaccia di ogni forma di sopruso. Le attività che possono essere finanziate riguardano l’assistenza psicologica e legale, progetti personalizzati per la presa in carico, la protezione e l’accoglienza temporanea e l’avvio verso percorsi di autonomia, orientamento al lavoro e autonomia abitativa, il collegamento stabile con una o più case rifugio e con le altre strutture di accoglienza.

Per rendere più efficaci gli interventi, viene incentivata la promozione dell’integrazione della governance tra enti pubblici e le organizzazioni del privato sociale, attraverso adeguate modalità di collaborazione della rete locale fra istituzioni, servizi pubblici ed associazioni.

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1522 – Telefono Rosa 
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Il consolidamento del collegamento di tutti i Centri Antiviolenza con la rete nazionale del numero di pubblica utilità “1522” – cosiddetto Telefono Rosa – promossa dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diviene lo snodo operativo delle attività di contrasto alla violenza di genere e stalking, garantendo i necessari raccordi tra le amministrazioni centrali competenti nel campo giudiziario, sociale, sanitario, della sicurezza e dell’ordine.

Il servizio, attraverso l’approccio telefonico, fa emergere la domanda di aiuto, consentendo un avvicinamento graduale ai servizi da parte delle vittime con garanzia dell’anonimato. I casi di violenza che rivestono carattere di emergenza vengono accolti con una specifica procedura tecnico-operativa condivisa con le forze dell’ordine.

Secondo i dati forniti dal Telefono Rosa Piemonte, dal 2013 ad oggi, i casi di maltrattamento sono aumentati:

  • Le donne che temevano per la propria vita nel 2013 erano il 52,17%; nel 2016 erano il 65,22%.
  • Lesioni e ferite significative nel 2013 erano riportate dal 37,14% delle donne; nel 2016 il dato è cresciuto al 51,68%.

Serve una cabina di regia regionale per dare risposte efficaci ai bisogni.

Uno sguardo complessivo al monitoraggio effettuato consente di individuare delle criticità e degli elementi comuni nelle diverse città che possono essere efficacemente affrontati con un piano strategico complessivo, frutto di una visione ai diversi livelli, in grado di offrire un riferimento certo a cui ancorare le azioni in modo armonico e strutturale.

La Regione può svolgere appieno il ruolo di coordinamento e di indirizzo strategico, sia definendo gli obiettivi che intende perseguire, sia operando come cabina di regia sul territorio:

  • mettendo a sistema informazioni e servizi,
  • agevolando il confronto e la collaborazione tra diversi soggetti pubblici e privati,
  • svolgendo una funzione di connettore e ponte tra i diversi livelli amministrativi.

In tal senso, l’esperienza ad esempio degli Stati Generali della Cultura in Piemonte è stata una prima occasione utile per stimolare e favorire un confronto tra gli operatori culturali che potrebbe agevolare la costruzione di reti, tenendo però presente l’importanza di garantire una struttura di rete pubblica, imparziale e super partes a garanzia di tutti i partecipanti, in quanto se le reti non sono percepite come parte dell’identità dei territori – o degli operatori – rischiano di essere solo delle occasioni perse
Un approccio sistematico e di rete, nella gestione delle tematiche che rivelano aspetti di criticità comune nel monitoraggio delle conversazioni nelle varie province, dovrebbe far riferimento ad una serie di elementi che, una volta individuati e gestiti, possono consentire la creazione di quella visuale più ampia, necessaria per costruire politiche puntuali e dare risposte ai cittadini:

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Accesso alle informazioni: agevolare i contatti e la circuitazione delle informazioni, delle competenze, dei progetti, anche attraverso piattaforme web, al fine di porre le basi informative indispensabili per la costruzione e la gestione di reti.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Governance della rete: definire obiettivi chiari, condivisi e che prendono in considerazione i bisogni reali dei territori. In quest’ottica la Regione dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento e di accompagnamento delle reti monitorandone l’attività e facendo da garante di qualità.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Accompagnamento tecnico: l’amministrazione regionale potrebbe mettere a disposizione alcune competenze utili per lo sviluppo delle reti oggi mancanti, oltre che un servizio di assistenza tecnica e di accompagnamento alla progettazione. Questo, allo scopo di incentivare anche per la partecipazione ai bandi europei e delle fondazione bancarie, così da consentire alle strutture più piccole di affacciarsi a quei livelli di finanziamento.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Nodi centrali: istituire centri rete che fungano da aggregatori per diverse realtà operative al fine di condividere programmazione e servizi ma anche di dotarsi di strutture centralizzate a livello regionale per il fundraising.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Rapporto con il territorio: costruire “patti territoriali” mirati a drenare alcune ricadute territoriali prodotte da iniziative vincenti affinché possano essere re-investite per una maggiore sostenibilità.

Conclusioni.

Grazie al monitoraggio effettuato con Webdistilled:

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo potuto individuare per ogni città le singole tematiche di interesse ed i relativi picchi di attenzione, legati anche a contingenze e specificità territoriali.

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo cercato di riconoscere i bisogni comuni e trasversali ai diversi contesti, al fine di poter ricondurre l’analisi delle tematiche ad un livello amministrativo più alto, quello regionale, per poter individuare gli strumenti più adatti ed opportuni allo scopo di affrontarle e gestirle.

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo scoperto che la gestione di rete o di area vasta sembra essere la modalità più idonea per cercare di risolvere le criticità.

Manca a questo punto un ultimo elemento: quello culturale. L’approccio al lavoro di rete non caratterizza ancora il lavoro dell’amministratore pubblico.
Si tratta di una sensibilità che sta maturando a poco a poco, che va sostenuta e diffusa, anche e soprattutto divulgando i risultati positivi che vengono raggiunti grazie al lavoro di squadra.
Rientra così in gioco la comunicazione, quale strumento per eccellenza che può contribuire a costruire una società disposta al confronto e attenta alla qualità delle relazioni, così come può facilitare il processo di costruzione di una Pubblica Amministrazione critica, inclusiva ed orientata ai risultati.

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Conversazioni e società: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania e Vercelli sotto la lente dei Social.

[dropcap3]D[/dropcap3]opo aver monitorato le attività comunicative ed in particolare le conversazioni social di maggior rilevanza avvenute nella città di Torino da febbraio a giugno 2017, in questo articolo presentiamo i risultati del monitoraggio attivato in quello stesso periodo sulle restanti province piemontesi: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania, Vercelli.
Il metodo utilizzato è il medesimo sperimentato con successo nel monitoraggio su Torino, quindi:

  • per ogni città abbiamo analizzato i picchi più densi di conversazioni;
  • per ogni picco abbiamo individuato i temi più rilevanti, e ricavato deduzioni ed inferenze.

Grazie a questa analisi, infatti, abbiamo provato a ricostruire il livello di conoscenza diffusa sui temi più “caldi”, la consapevolezza del quale è un elemento indispensabile alle pubbliche amministrazioni per perseguire una politica davvero al servizio dei cittadini, ponendosi “in ascolto” del territorio con l’obiettivo di:

  • captarne i bisogni
  • farli emergere laddove non siano evidenti
  • gestirli, migliorando così l’efficacia dei servizi pubblici.

Andiamo ora alle varie Province, analizzate una ad una.

BIELLA

Il monitoraggio svolto sulla città di Biella ci ha consentito di rilevare come prevalenti temi squisitamente territoriali, quali il dialogo tra cittadini e PA e la promozione turistica. Questo, grazie anche ad attività appositamente messe in campo dall’amministrazione e che il nostro monitoraggio ex-post ci consente di individuare come efficaci.
Andiamo più nel dettaglio. Proprio per creare dei momenti di incontro tra l’Amministrazione e la cittadinanza, al fine di di raccogliere direttamente dagli interessati le tematiche più sentite, il Sindaco di Biella ha deciso in via eccezionale di spostare le giunte comunali dalla tradizionale sede del Municipio ai quartieri, sfruttando le ex sedi di circoscrizioni.
Allo stesso modo, Biella ha deciso di puntare sulla promozione turistica: oltre 30mila fotografie sono state pubblicate su Instagram con l’hashtag #innamoratidelbiellese, appositamente promosso dall’azienda turistica in collaborazione con il Comune di Biella.
Il concetto interessante che sta alla base di questa politica è che i biellesi possono essere i primi ambasciatori del loro territorio, contribuendo con i loro scatti fotografici a costruirne l’immagine.
E infatti i feed, le mention e i reshare di tali argomenti sono stati premiati, dati alla mano!
Queste due tematiche confermano dunque come la capacità di fare sistema tra soggetti pubblici e privati sia premiato nel fatti, e in questo senso la città di Biella possa porsi come un interessante caso di studio ai fini dell’applicazione dell’agenda digitale.
Su temi come le competenze digitali, il commercio elettronico e l’open government, infatti, Biella si è seriamente spesa, ottenendo risultati interessanti.
E tuttavia, nonostante le belle notizie, dobbiamo rendere conto di come il picco assoluto di conversazioni sia stato però rilevato il 12/06/17 relativamente ad un episodio di femminicidio, con ben 337 “mentions”:
E non è, questo, come purtroppo vedremo anche in altri monitoraggi, un caso isolato.

Monitoraggio Biella

NOVARA

Il monitoraggio svolto su Novara ci ha consentito invece di rilevare e intercettare come prevalenti, a livello locale ma dirottato anche da media più diffusi territorialmente, temi quali i diritti civili, la politica cittadina e la riqualificazione territoriale.
In questo senso, spicca il caso di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano specializzato in medicina dei disastri e collaboratore dell’Università del Piemonte Orientale, arrestato nell’aprile scorso mentre si trovava nel suo Paese per partecipare a seminari nelle Università di Teheran e di Shiraz.
Il dottor Djalali, detenuto da allora senza il minimo rispetto delle basilari tutele giudiziarie nel carcere di Evin, rischia la pena di morte con l’accusa, peraltro non formalizzata, di “spionaggio”.
Su questo episodio anche la Regione Piemonte si è schierata a favore del medico iraniano, e anche la Lidu – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo – ha recentemente chiesto un’urgente ripresa della mobilitazione internazionale.
Questo topic, dunque, pone l’attenzione su un fatto da non sottovalutare: la capacità dei social di farsi cassa di risonanza e approfondimento anche a livello locale di eventi che rivestono un interesse sociale più esteso.
Infine, la notizia della decisione della Giunta di Novara di favorire gli investimenti e la creazione di posti di lavoro attraverso lo sblocco della riqualificazione di alcune aree cittadine, genera un ulteriore picco di attenzione.

Il tutto a contorno di interessanti linee guida del piano strategico, che la cittadinanza evidentemente dimostra di apprezzare: si passa dalla logistica tradizionale, alla nuova Città della Salute e della Scienza, al potenziamento dell’università, alla riqualificazione delle caserme, alla logistica finalizzata all’e-commerce.
Il picco di conversazioni (29/03/17, 398 mentions) si concentra però attorno ad una “caduta di stile” da parte del Sindaco di Novara, che in Consiglio Comunale, in occasione della votazione di una mozione, si è lasciato andare a una bestemmia in seguito alla votazione contraria di alcuni alleati di centrodestra. Questo fatto istituzionale diviene l’occasione per alimentare un forte disappunto da parte del centrosinistra.
Dimostrando una volta ancora il potenziale di espansione davvero rapido dei temi più conflittuali, capaci di sovrastare la voce di quelli più, chiamiamoli così, “costruttivi”.

Monitoraggio Novara

ALESSANDRIA

Il monitoraggio svolto su Alessandria ci ha consentito di rilevare come prevalente il tema delle elezioni amministrative e la posizione della Chiesa rispetto alle stesse.
Si inizia con il caso del capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio comunale di Alessandria, Angelo Malerba, arrestato dai Carabinieri perché accusato di furto: avrebbe forzato un armadietto della palestra alessandrina che frequenta, sottraendo il denaro contenuto in un portafogli al suo interno.
Espulso immediatamente dal M5S, diviene l’occasione per ribadire l’importanza di valori quali l’etica, l’onestà e la credibilità, in particolare per chi riveste un ruolo istituzionale.
Restando sempre in tema di campagna elettorale, anima le conversazioni social la notizia che il vescovo di Alessandria, monsignor Guido Gallese, ai candidati Sindaco in cerca di una “benedizione vescovil-elettorale”, sottolinei che la posizione della Chiesa sarà neutrale.
Infine, ad elezioni avvenute e con la vittoria del centrodestra, la notizia che accentra la maggiore attenzione riguarda la dichiarazione del nuovo Sindaco Cuttica il 26/06/17 con 518 mentions: “Alessandria ha vissuto un momento difficile, si è inserita in un processo di isolamento. Dialogare con le persone non è stato facile. C’è chi dice che abbiamo fatto una campagna low profile ma ho puntato sul dialogo con la gente e questo ha pagato.”
In questo caso quindi l’attenzione si è focalizzata su temi squisitamente elettorali, dimostrando che, seppure all’interno di trend di disaffezione alla politica, a livello locale l’interesse su queste tematiche si mantiene sempre elevato.

Monitoraggio Alessandria

ASTI

Il monitoraggio svolto su Asti ci ha consentito di rilevare come prevalente il tema degli stereotipi femminili – che purtroppo abbiamo già intercettato in precedenza, anche nel precedente monitoraggio – assieme a quello dell’immigrazione.
In particolare, è l’ex Ministro Emma Bonino a coagulare l’attenzione, lanciando l’iniziativa “Donne anche noi. Storie di fuga e riscatto” per celebrare la festa dell’8 marzo in modo diverso, con uno sguardo rivolto alle nuove italiane, nate in paesi lontani, ma ora parte integrante della nostra società. La Bonino sottolinea che la festa della donna sarebbe incompleta se non pensassimo anche alle donne immigrate e rifugiate che hanno lottato per affermarsi nel nostro Paese, e ottiene un ottimo seguito.
D’altra parte, a questa notizia positiva, costruttiva e indicativa di una sensibilità avanzata sul tema della donna, fa da contraltare, con il relativo picco di attenzione il 26/06/17 (762 mentions), la notizia circa un annuncio di lavoro comparso su una vetrina commerciale di Asti, con il quale si cercava una “estetista senza famiglia e non in sovrappeso” oltre ad altre condizioni.
Tale offerta di lavoro è stata tra l’altro definita «sconcertante» dalla Cgil che ha inviato una segnalazione all’Ispettorato del Lavoro, alla Consigliera di Parità, alle associazioni di categoria chiedendone l’immediata rimozione perché «offensivo e denigrante nei confronti della popolazione femminile».

Monitoraggio Asti

CUNEO

Il monitoraggio svolto su Cuneo ci ha consentito anche in questo caso di rilevare come prevalente il tema delle elezioni, oltre a quelli della protezione civile e del turismo.
Il tema politico raggiunge il picco massimo in data 07/03/17 con 557 mentions. La notizia della presentazione della candidatura a Sindaco di Nello Fierro, con un’anticipazione del programma elettorale che punta su gestione del territorio, politiche culturali e giovanili e solidarietà sociale, registra un significativo interesse tra i cittadini cuneesi.
A seguire, il 19/04/17, con 397 mentions, l’attenzione si concentra attorno alla notizia del crollo di un cavalcavia nello svincolo per Marene della tangenziale di Fossano, probabilmente per vizi costruttivi dell’opera. Fortunatamente non ci sono state vittime, ma l’occasione è buona per affrontare il tema della cultura della sicurezza.
Interessante la posizione presa in merito dai “Giovani Ingegneri” della provincia di Cuneo, che cerca di allargare il senso di consapevolezza delle responsabilità a vari livelli:
Adesso si scatenerà «una caccia al colpevole – sostengono –, l’ennesima, senza comprendere appieno che, in realtà, siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli quando da committenti costruiamo un’opera e cerchiamo di risparmiare il più possibile (…), quando da costruttori suggeriamo al cliente una soluzione diversa da quella progettata (…) quando, da progettisti, non ci facciamo sentire a sufficienza. (…) Ma soprattutto siamo colpevoli quanto ci dimentichiamo dell’urgenza di questi problemi appena spenti i riflettori e quando non creiamo una coscienza sociale”. 
L’evoluzione del turismo in Piemonte è per fortuna l’altra notizia rilevante nel monitoraggio svolto su Cuneo, in occasione dell’evento Biteg, la Borsa Internazionale del Turismo Enogastronomico – che quest’anno si è svolto a Cuneo, il 28 ed il 29 aprile scorso.
L’occasione è stata utile per effettuare un’indagine sulla tipologia di turismo attuale e potenziale. In particolare si è rilevato che in Piemonte la dimensione naturalistica e paesaggistica si integra con l’offerta culturale ed enogastronomica, costituendo così un’esperienza autentica e di qualità a seconda della tipologia, della stagionalità, della motivazione di viaggio e del momento della vita del turista…
La combinazione di tutti questi ingredienti è quasi sempre presente e rappresenta la vera attrattiva del lifestyle italiano e del made in Piemonte, sia per il mercato italiano che per i mercati esteri. E i media, senza esclusione, sembrano interessati alla questione, dimostrando, in questo territorio, una cultura sociale particolarmente matura sul tema.

Monitoraggio Cuneo

VERBANIA

Il monitoraggio svolto su Verbania ci ha consentito di rilevare come prevalenti, oltre a quello del turismo, il tema delle iniziative sulla mafia e quello del lavoro giovanile, topic quindi più tipicamente sociali.
Verbania, del resto, non è solo la cittadina in cui vengono organizzati incantevoli mostre sui fiori, concerti e rappresentazioni artistiche: il 21 marzo a Verbania si è svolta la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le oltre 900 vittime innocenti delle mafie. 8000 persone hanno raggiunto la cittadina sul Lago Maggiore da tutto il Piemonte. È da segnalare la grande la partecipazione dei giovani, che hanno ricordato quanto sia importante fare rete, creare e rafforzare le leggi per combattere le mafie, anche attraverso la creazione di una nuova classe politica che nasca dalle piazze.
A questa notizia si collega quella sul lavoro giovanile: secondo uno studio della Fondazione Visentini presentato alla Luiss, pare che per diventare autonomi i giovani italiani ci mettano sempre di più: “Se un giovane di vent’anni nel 2004 aveva impiegato 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18 (arrivando quindi a 38 anni), e nel 2030 addirittura 28: diventerebbe, in sostanza, ‘grande’ a cinquant’anni”.
Notizie positive, infine, riguardano il settore immobiliare, il Lago Maggiore risulta essere quello in cui la ripresa è stata maggiore nel 2016. Secondo un’indagine Nomisma-Engel&Volkers, i prezzi sono tornati a crescere soprattutto nella fascia del lusso , arrivando a toccare quotazioni pari a 5.000-7.500 euro/mq per immobili nuovi nelle migliori location, con affaccio sul lago.
Le motivazioni? Oltre alla bellezza del paesaggio, anche la sicurezza percepita, che dimostra così di riverberarsi in un fattore non solo di benessere, ma di un potenziale incremento di PIL.

Monitoraggio Verbania

VERCELLI

Il monitoraggio svolto su Vercelli ci ha consentito di rilevare come prevalenti, una volta ancora, il tema della violenza contro le donne, e la mafia, con un’appendice conversazionale positiva sui musei.
Il picco assoluto di attenzione è stato raggiunto il 29/03/17 con 406 mentions, per la notizia riguardante un ennesimo caso di femminicidio.
Secondo i dati Istat, il 21% delle donne italiane, oltre 4,5 milioni, nel corso della propria vita ha subito atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e vissuti come violenza, abusi o molestie fisiche gravi come stupri o tentati stupri. Dati agghiaccianti che attirano l’attenzione sui social, generando un picco di attenzione il 29/03/17 con 406 mentions.
I picchi di violenza, spiega l’Istat, sono spesso anticipati da vessazioni psicologiche, uno stato di soggezione che riguarda 4 donne su 10: il 40,4% (oltre 8,3 milioni) le vittime di violenza psicologica, ad esempio attraverso la svalutazione o sottomissione.
Se circa un terzo delle donne ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale, per molte di più l’«asimmetria di potere» può sfociare in gravi forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico. Il 40,4%, oltre 8,3 milioni, è stata abusata verbalmente fino a sopportare gravi danni allo sviluppo della propria personalità, una su 4 ha difficoltà a concentrarsi e soffre di perdita di memoria.
Altra notizia degna di nota è rappresentata dall’opera di Claudio Parmiggiani per ricordare don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, la cui attività è portata avanti dal Centro di Accoglienza Padre Nostro, che si rivolge ai tanti giovani palermitani che rischiano quotidianamente l’emarginazione o il coinvolgimento nella criminalità organizzata.
Infine, per concludere il monitoraggio su Vercelli, diamo conto di una notizia “leggera” che ha riscontrato un certo interesse: l’iniziativa #museodifferente, ideata, promossa e realizzata dai ragazzi del servizio civile nazionale del Comune di Vercelli, per stimolare l’interesse dei giovani nel presentare e diffondere ciò che è contenuto nei quattro musei di Vercelli. La nota peculiare è che le caratteristiche, peculiarità, affinità e differenze devono essere divulgate utilizzando i social network.

Monitoraggio Vercelli

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[/sf_iconbox]CONCLUSIONI

Riassumendo, e per trarre informazioni utili sul sentiment delle persone e sullo stadio di conoscenza diffusa desunto dal monitoraggio svolto sulle sette province piemontesi da febbraio a giugno 2017 (esclusa la città di Torino), possiamo tirare le fila evidenziando che, accanto a notizie contingenti che tradizionalmente catturano l’attenzione, quali quelle che si riferiscono alle elezioni amministrative, i temi che hanno suscitato maggiore interesse, in modo trasversale alle varie province, sono stati il turismo ed il tema delle donne .
Per quanto riguarda il turismo, abbiamo verificato che è in corso una politica di valorizzazione e sviluppo del territorio, che accanto ad iniziative tradizionali sta iniziando ad introdurre elementi di innovazione, per esempio riguardo all’utilizzo dei social media per diffondere più velocemente i contenuti, per avvicinare tipologie di pubblico più eterogeneo rispetto al passato – in particolare i giovani – e per valorizzare le tipicità locali.
Per quanto riguarda il tema donne, accanto all’interesse generato purtroppo dai casi di femminicidio e al conseguente sentiment negativo, si assiste al tentativo di creare consapevolezza sulla questione di genere attraverso la divulgazione di dati sulle varie forme di violenza contro le donne, fisica e psicologica, ma anche sui casi di discriminazione lavorativa.
Uno spunto da cogliere, quest’ultimo, da parte delle pubbliche amministrazioni le quali potrebbero, partendo dai dati generali, contestualizzare la questione di genere mappando la realtà locale ed intervenendo ad hoc con politiche scolastiche, iniziative culturali ed eventi di sensibilizzazione sul miglioramento della questione di genere, avendo cura di misurare i risultati delle politiche attuate, e di ritarare le politiche, all’occorrenza.
Solo a questo punto, si potrà anche parlare di best practice, cercando di estenderle ad altre realtà municipali, facendo sistema e valorizzando le reti territoriali.

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Il rapporto tra Pubblicazione Amministrazione e Social Media: il caso di Torino. Di Paola Chiesa

Ci sono due tipi di persone. Quelle che fanno le cose
e quelle che affermano di averle fatte.
Il primo gruppo è decisamente meno affollato.

Mark Twain

 
Come anticipato nel precedente intervento, in questa specifica serie di contributi sul rapporto tra Pubblica Amministrazione e social media, abbiamo deciso di dedicare un articolo speciale all’evento accaduto in Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, in quanto rappresenta l’episodio di gran lunga più significativo nel monitoraggio attivato sul capoluogo piemontese da febbraio a giugno, non solo dal punto di vista quantitativo di conversazioni generate sui social tra e con i cittadini, ma anche per le interessanti implicazioni di natura politica, culturale, educativa.
L’evento in questione costituisce a tutti gli effetti uno spartiacque culturale, e merita di conseguenza un adeguato approfondimento al fine di trarne un insegnamento utile a diffondere la cultura della sicurezza tra i cittadini e nella Pubblica Amministrazione.

Cronaca dell’evento.

Il 3 giugno 2017, la finale di calcio di Champions League tra Juventus e Real Madrid richiama nel capoluogo piemontese circa 30.000 persone, per assistere alla partita da un maxischermo allestito in Piazza San Carlo. Il boato causato dal cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza genera il panico tra la folla, che si dà alla fuga cercando di raggiungere le vie limitrofe. Oltre 1500 le persone ferite per le contusioni ed i tagli procurati dalle cadute nella calca e sui cocci di bottiglia; una persona muore nei giorni successivi in ospedale, a causa delle lesioni riportate.

Tipologia e tempi di propagazione delle conversazioni.

Andamento delle conversazioni da febbraio a giugno

Per meglio rendere evidente la portata quantitativa e qualitativa del flusso di conversazioni relativo all’avvenimento di piazza san Carlo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo del cosiddetto “buzz trend” da febbraio a giugno, dal quale emerge il picco assoluto nei giorni 4 e 5 giugno, con 1961 e 2047 conversazioni ( e 9142 nel corso di tutta la settimana).
Distribuzione dei contenuti rispetto alla fonte di informazione.

In questo caso, per rendere evidente il significato dell’evento dal punto di vista comunicativo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo della distribuzione delle notizie relativamente alle varie fonti di informazione (stampa, web, forum, social network), dal quale emerge che la cassa di risonanza maggiore delle conversazioni è stato il canale dei social network , con ben 4592 clips, seguito dalle 2088 clips della stampa; è importante sottolineare come in tutti gli altri mesi invece, la fonte prevalente delle conversazioni sia stata generata dalla stampa, con quantitativi doppi rispetto ai social.


Infine, dalla rappresentazione grafica della suddivisione dei contenuti rispetto ai “topics” rilevanti per il Comune, e dal loro raffronto “prima” e “dopo” l’evento di Piazza San Carlo, emergono ulteriori dati interessanti:

  • il tema “sicurezza”, prima riguardava il 7,8% dei contenuti, dopo il 13,4%;
  • il tema “enti e istituzioni”, prima riguardava il 14% dei contenuti, dopo il 23,4%;
  • il tema “famiglie e giovani”, prima riguardava il 16,8% dei contenuti, dopo il 9,8%;
  • il tema “cultura, spettacolo, eventi”, prima riguardava il 20,7% dei contenuti, dopo il 13,3%.

Cosa significa?

Che il problema specifico della sicurezza si è tradotto immediatamente nella percezione di inadeguatezza nella gestione dell’evento da parte dell’Amministrazione Comunale; parallelamente, nel capoluogo piemontese, tale evento ha inciso negativamente sul numero di notizie e conversazioni riguardanti gli eventi culturali, gli spettacoli, i giovani e le famiglie, in quanto il clima di insicurezza generato ha ridotto la partecipazione agli eventi stessi e le relative conversazioni.
Di conseguenza, le domande indotte da questo evento non possono prescindere dall’approfondire quali possano essere, in questo contesto sociale, le misure di sicurezza da implementare, il ruolo ed il rapporto tra diversi enti pubblici coinvolti nel territorio, le implicazioni sulle politiche sociali e sul turismo.
Mentre la giustizia e la politica fanno il loro corso per accertare le responsabilità e le falle dell’organizzazione, con l’indagine della Procura di Torino, l’istituzione della Commissione Comunale d’Inchiesta, la resa dei conti politica con la sostituzione dell’assessore comunale all’Ambiente Stefania Giannuzzi con Alberto Unia, sta cambiando l’approccio alla sicurezza.

Le direttive del Capo della Polizia e del Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco.

Con due distinte direttive emanate il 7 e il 19 giugno 2017 dal Capo della Polizia e dal Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, indirizzate a Sindaci, Prefetti, Questori, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, sono stati qualificati gli aspetti di safety, intesi quali misure a tutela della pubblica incolumità – di competenza degli organizzatori dell’evento, che devono redigere un “piano di gestione della sicurezza” – e quelli di security, a salvaguardia invece dell’ordine e della sicurezza pubblica – di competenza delle forze dell’ordine – Sono stati così specificati gli aspetti che devono essere valutati per migliorare i processi di governo e di gestione delle manifestazioni pubbliche.
Quale impatto sta avendo questa nuova regolamentazione nell’organizzazione e gestione degli eventi pubblici?
Restando sempre a Torino, il 24 giugno 2017, giornata in cui si festeggia il patrono San Giovanni, al tradizionale spettacolo pirotecnico in piazza Vittorio si è registrato un flop: solo 25.000 persone presenti contro le 100.000 degli anni scorsi, a causa dei controlli rigidissimi sugli accessi alla piazza messi in atto dalle forze dell’ordine, e dei locali commerciali chiusi. L’”effetto San Carlo” insomma pare sia ancora vivo a Torino: un chiaro sintomo di sfiducia verso l’Amministrazione Comunale, che nel frattempo, con un’ordinanza del Sindaco Appendino, ha proibito di vendere alcolici e superalcolici da asporto dalle 20 alle 6 del mattino nei quartieri del divertimento notturno: San Salvario, Vanchiglia e Piazza Vittorio, appunto.
Ma del senno di poi son piene le fosse…
È doveroso a questo punto sottolineare come Torino abbia pagato lo scotto di una percezione di pericolo molto accentuata tra i cittadini, conseguenza degli attentati terroristici degli ultimi due anni: Charlie Hebdo, Bataclan, Berlino, Londra, Nizza. Eventi che hanno segnato le nostre coscienze al punto tale da farci assalire dal panico al minimo falso allarme. Ma fino all’evento di Piazza San Carlo, probabilmente non ne eravamo del tutto consapevoli, ed è corretto anche aggiungere che ciò che è successo a Torino sarebbe potuto accadere ovunque. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che se fino a ieri erano sufficienti misure di sicurezza minime, oggi sono necessarie grandi misure. Perché quando accadono simili eventi, non si può cedere a compromessi, in particolar modo nei grossi centri, a rischio di apparire eccessivamente rigorosi nell’osservanza delle regole. Questa è la chiave di lettura realistica con la quale ritengo vadano considerate le misure, a prima vista eccessive, adottate nelle successive settimane dall’amministrazione comunale torinese in occasione degli eventi di pubblico spettacolo in programma.
La lezione è servita, infatti a Modena…
Così, quanto successo a Torino ha fatto scuola, e la Sindaca Chiara Appendino, con il suo messaggio “non possiamo cedere alla paura”, ha passato idealmente il testimone alla città di Modena: l’esperienza negativa è servita per consentire agli organizzatori e all’amministrazione comunale emiliana di strutturare un piano straordinario di sicurezza per il concerto di Vasco Rossi il primo luglio a Modena, in occasione dei suoi 40 anni di carriera e al quale hanno partecipato 220.000 persone. Lo stesso Ministro dell’Interno Minniti ha sottolineato:

“… l’eccellente risultato in termini di sicurezza, un’organizzazione-modello che ha coniugato libertà e sicurezza dei cittadini con l’obiettivo di garantire la ‘safety’ e la ‘security’ dell’evento e dell’intera città”.

Forse, ancora una volta, [bctt tweet=”La cultura della #sicurezza nasce dalla #collaborazione tra #PA e #cittadini e informati. ” username=”MapsGroup”]
Si conferma, infine, quale dovrebbe essere il ruolo di una Pubblica Amministrazione evoluta, che non può limitarsi a monitorare i flussi di informazione (già un bel traguardo da raggiungere, peraltro), ma deve farsi anche carico, nell’interesse pubblico, della formazione nei confronti della propria cittadinanza, investendo su informazione costante, inclusione, partecipazione, cittadinanza attiva. Si tratta di un processo dinamico nel quale, se la PA si pone come un soggetto osservatore, disposto ad imparare, potrà comprendere come tarare al meglio gli interventi nel proprio territorio, adottando le soluzioni migliori per lo svolgimento in sicurezza degli eventi, ottemperando così alla normativa, ma senza sacrificare il regolare svolgimento degli eventi.
Con buon senso da parte di tutti, insomma, e anche una sana dose di (auto)ironia.

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Social Media e PA: dal virtuale al reale. Di Paola Chiesa.

Un monitoraggio in cerca dei bisogni dei cittadini e di una risposta alle loro richieste…

[dropcap3]I[/dropcap3]n un periodo in cui il tema del rapporto tra cittadini e amministrazione occupa molto spazio in tutti i media, in particolare nel panorama attuale – in cui le pratiche social di condivisione e diffusione dei contenuti sta alimentando non poche polemiche – il punto di vista che propone questa serie di articoli punta al concreto.
È forse paradossale dirlo, per certi versi, perché si tratta di un monitoraggio sulle conversazioni dei cittadini di un dato territorio in un dato periodo di tempo…
Eppure, come vedremo, si tratta di DATI che, se raccolti e analizzati con criteri e metodologie adeguate, sono in grado innanzitutto di raccontarci “dal basso” quali sono le preoccupazioni dei nostri concittadini, e, in secondo luogo, permettono di provare a individuare risposte adeguate. Vediamo insieme come.

Il monitoraggio

Una delle caratteristiche dominanti delle conversazioni social è la loro distribuzione e diffusione, secondo trend lineari piuttosto che esponenziali.
Dal punto di vista qualitativo, ad esempio, la rapidità e densità con cui le conversazioni e i relativi topic diventano virali e si dispiegano è uno dei dati che dà maggiori informazioni di rilevanza, soprattutto se confrontati con altri.
Per questo motivo, vista la molteplicità degli argomenti riguardanti l’Amministrazione Pubblica analizzati dal nostro monitoraggio (realizzato con il tool Webdistilled), il metodo scelto è stato quello di analizzare mese per mese le attività più dense di conversazioni, in cerca di input ed evidenze da confrontarsi tra loro.
[bctt tweet=”La rapidità con cui i #topic diventano #virali è uno dei #dati di #rilevanza.” username=”MapsGroup”]
L’attività di studio e analisi riguarda, in questo articolo, le attività comunicative monitorate nel capoluogo della Regione Piemonte, ovvero Torino, in un intervallo di tempo che va dal 1° febbraio al 10 giugno 2017.
In questo periodo e contesto socio-territoriale abbiamo:

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]cercato i temi di interesse attorno ai quali si è concentrata l’attenzione dei cittadini, e analizzato di conseguenza la relativa portata e diffusione;

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]cercato di estrarne informazioni utili per comprendere lo stadio di conoscenza diffusa che emerge dalle conversazioni non solo sui social, ma anche il “mainstream” e la stampa.

Le evidenze raccolte

Da un’analisi di dettaglio condotta su base mensile, sono emerse come prevalenti:

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]le tematiche legate alle politiche sociali, in particolare focalizzate sugli stranieri, sulle periferie della città,

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]ma anche le tematiche legate al bilancio, in particolare ai tagli in campo culturale.

Da ultimo, i topic più recenti e quantitativamente più significativi dal punto di vista del numero di conversazioni e menzioni sul web, sono stati quelli relativa alla sicurezza.

Vediamo nel dettaglio

Le conversazioni raccolte, e i relativi temi, si muovono come stormi di post, buzz, condivisioni, commenti e like, seguendo flussi altamente variabili – sia qualitativamente che quantitativamente – in base a ciò che la realtà impone come topic in quel momento.
[bctt tweet=”Post, #buzz, #like sono elementi per misurare il #sentiment reale o percepito degli utenti.” username=”MapsGroup”]
Accade così che gli eventi – se analizzati anche (o, forse, soprattutto) dal punto di vista comunicativo – sono una sorta di cartina al tornasole per misurare il sentiment reale o percepito dei cittadini rispetto a un determinato tema.
Vediamo di seguito come – mese per mese – i flussi comunicativi si sono dispiegati.

[sf_iconbox image=”ss-clock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]

Febbraio 2017
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Andamento delle conversazioni del mese di Febbraio

Nel mese di Febbraio, con un numero di clips (generiche estrazioni di contenuto dal web) pari a 11.136 ed una media giornaliera di 397 mentions, si nota un picco di attenzione il 24/02/17, con 873 mentions nella diffusione delle notizie, generato fondamentalmente da un paio di eventi.
1) la questione degli stranieri nati in Italia che non hanno la cittadinanza italiana:

“Hanno intonato l’Inno d’Italia per dire che loro, stranieri nati nel nostro Paese, si sentono Italiani pur non avendo la cittadinanza. E’ il flash mob organizzato oggi davanti alla Prefettura di Torino nell’ambito della campagna L’Italia sono anch’io – Italiani senza cittadinanza.”

2) lo sgombero di un centro sociale a Torino, situato in un’area periferica:

“Questa mattina l’amministrazione comunale a guida M5S di Torino ha ordinato lo sgombero a viva forza del Centro Popolare Torino Miccichè, ubicato nel quartiere periferico Pietra Alta, uno dei quartieri più poveri e desertificati della città. Lo sgombero effettuato dalla polizia in tenuta antisommossa ha interessato uno stabile di proprietà comunale da tempo inutilizzato e proprio per questo adibito a punto di incontro dei comitati del quartiere impegnati nella lotta contro gli sfratti, per il diritto alla casa.”

Queste due notizie, come si evince dai grafici, hanno mobilitato moltissime risposte. Ci siamo quindi chiesti il motivo di tale selezione da parte dell’opinione pubblica rispetto all’offerta di altre notizie potenzialmente altrettanto rilevanti.

Suddivisione percentuale dei topic.

Quali bisogni sottintendono, queste informazioni? Quali riflessioni inducono? Quali approfondimenti suggeriscono?
A chi conosca la realtà del territorio – e anche in base all’analisi dei commenti – è del tutto evidente che si delinea nettamente un problema di riqualificazione delle periferie urbane, che passa anche attraverso  la valorizzazione e il riconoscimento delle attività per il diritto alla casa, alla cittadinanza sociale, di contrasto alla povertà, di integrazione degli stranieri.
La lettura del grafico a torta ce lo conferma: le categorie “Famiglie e giovani”, “Stranieri”, “Enti e istituzioni”, da sole costituiscono il 32,5% delle conversazioni del mese di febbraio.
I due topic, anche se differenti a un primo, più superficiale sguardo, riconducono invece a un unico argomento: la difficoltà dell’integrazione e il suo ruolo strategico per tutti, italiani e non, in un destino che ha tratti di sentiment in comune nonostante le visioni apparentemente inconciliabili, soprattutto dal punto di vista ideologico, che li accompagnano.
Un’amministrazione consapevole e lungimirante potrebbe:

[icon image=”ss-like” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]utilizzare proattivamente queste considerazioni, sia dal punto di vista politico che comunicativo, informando la cittadinanza sulle politiche che l’Amministrazione sta portando avanti sul tema, sui tavoli di lavoro in corso, sulle soluzioni che sono state adottate.

[icon image=”ss-like” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]argomentare sulle difficoltà che realisticamente si sono incontrate, incentivando anche la partecipazione dei cittadini per trovare spunti e soluzioni più adeguate e tarate sul target di riferimento.

Il coinvolgimento, inteso anche come modalità per creare relazioni evolute tra la pubblica amministrazione ed i cittadini, soprattutto se supportato da dati, potrebbe rivelarsi peraltro un modo per diffondere buone pratiche di educazione civica, migliorando la percezione della realtà, governando il sentiment e contenendo la tendenza alle derive sociali di tipo conflittuale.

[sf_iconbox image=”ss-clock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]

Marzo 2017

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Andamento delle conversazioni del mese di Marzo.

Nel mese di Marzo, con un numero di clips pari a 16.951 ed una media giornaliera di 546 mentions, abbiamo un picco di attenzione il 27/03/17, con ben 922 mentions.
Il tema in questione riguarda i tagli alla cultura effettuati dall’amministrazione comunale di Torino nella misura di 5,8 milioni di euro e, a margine, la questione dei 61 milioni che il Sindaco Appendino chiede al Governo per la restituzione del’ICI 2012 e dei tagli conseguenti subiti dal Comune di Torino nel 2013, 2014 e 2015.
Le domande indotte da queste notizie riguardano ad esempio:

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]l’opportunità di studiare modalità alternative per “fare cultura”, disponendo di risorse economiche inferiori;

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]la promozione di formule partecipative dal basso nelle produzione di eventi culturali;

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]l’eventualità di stimolare nuove partnership pubblico-private per ridurre o in taluni casi ovviare al disagio creato dalla minore spesa pubblica.

In questo caso è interessante notare come la mobilitazione dell’opinione pubblica si muova attorno a un tema che mette in luce un potenziale costruttivo.

Suddivisione percentuale dei topic.

La Pubblica Amministrazione, in questo caso, una volta consapevole del dato, potrebbe coltivare nei cittadini lo stimolo a proporre soluzioni alternative, laddove ci si limiti alla sola protesta: è fondamentale che la cultura e la sua tutela vengano viste come una opportunità economica da contrapporre a situazioni di crisi e ristagno economico, sia politicamente che da un punto di vista comunicativo ed educativo. Lavorando così nuovamente in ottica di prevenzione e miglioramento.

[sf_iconbox image=”ss-clock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]

Aprile 2017

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Andamento delle conversazioni del mese di Aprile.

Nel mese di Aprile, caratterizzato da un numero di clips pari a 14171 ed una media giornaliera di 472 mentions, il picco di attenzione lo abbiamo in data 03/04/17 con 884 mention.
Il tema in questione è ancora quello del contenzioso tra l’amministrazione locale torinese ed il Governo sulla restituzione dei fondi dell’Imu, con l’apertura del Ministro Delrio, possibilista sul fatto che possa essere trovato un accordo per l’ammontare e le modalità della restituzione.
Trovo importante sottolineare come la questione della restituzione dei fondi sia caratterizzata da una sostanziale condivisione nel merito tra le forze politiche, trattandosi di una battaglia portata avanti dalla precendente amministrazione comunale (Fassino, PD) ed ora dalla nuova (Appendino, M5S).
[bctt tweet=”La #PubblicaAmministrazione in possesso dei #dati, può stimolare i #cittadini a proporre #soluzioni.” username=”MapsGroup”]
Diventerebbe così fondamentale stimolare nel cittadino un approccio costruttivo che vada oltre le barricate, dimostrando che sui temi di comune interesse si può e si deve lavorare sinergicamente, per avere maggiori probabilità di raggiungere lo scopo.
A questo tema si aggiunge a margine quello della contrapposizione tra il Sindaco Chiara Appendino e il Sottosegretario Maria Elena Boschi.
Suddivisione percentuale dei topic.

La domanda indotta da questa notizia, rappresentativa del periodo, riguarda la questione femminile nella comunicazione pubblica, in particolare come e quanto un argomento politico venga affrontato diversamente se, ad avere visioni diverse su un argomento, sono due donne.
Ancora una volta, dunque, l’opinione pubblica si raccoglie e aggrega attorno a un tema strategico, la differenza di genere, e si trasforma in uno spaccato culturale capace di raccontare molto della realtà sociale in esame.
Come amministratrice pubblica, oltre che donna, non posso quindi non cogliere lo spunto per riflettere sull’opportunità e sull’efficacia politica e comunicativa della questione di genere.
In questo caso la comunicazione ha eroso l’importanza del tema politico “condiviso” della restituzione dei fondi, sminuendone la portata per sottolineare una contrapposizione tra due donne di potere, l’una rappresentante del Governo, l’altra prima cittadina di Torino, dove comunque non emerge un approfondimento significativo delle relative posizioni di merito. Con ciò focalizzando l’attenzione dei cittadini semplicemente sul braccio di ferro tra due donne.

[sf_iconbox image=”ss-clock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]

Maggio 2017

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Andamento delle conversazioni del mese di Maggio.

Nel mese di Maggio, con un numero di clips pari a 16703 ed una media giornaliera di 538 mentions, abbiamo un picco di attenzione il 04/05/17 con 810 mentions.
Il picco di questo mese riguarda sostanzialmente notizie in ambito sportivo, dalla cerimonia a Superga per il 68° anniversario in cui persero la vita capitan Mazzola e i compagni del Grande Torino, alla candidatura di Torino ad ospitare la Final four di Coppa Davis e Fed Cup.
Suddivisione percentuale dei topic.

E se ad un primo approccio il tema sembra riguardare l’intrattenimento in sé, in realtà proattivamente l’amministrazione pubblica potrebbe sensibilizzare i cittadini sull’opportunità di incentivare le politiche di una città nell’ospitare eventi sportivi internazionali.
Quanto è strategico per una città come Torino, e quali ricadute può avere sull’economia locale? Torna quindi in primo piano un asset strategico che i cittadini sono in grado di individuare e a cui l’amministrazione pubblica potrebbe dare una risposta concreta, anche attraverso un loro coinvolgimento, così come l’inevitabile opportunità di rilanciare il turismo e le attività commerciali.

[sf_iconbox image=”ss-clock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]

Giugno 2017

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Il mese di Giugno è caratterizzato da un andamento particolare: nei soli primi dieci giorni, con un numero di clips pari a 10384 ed una media giornaliera di 1038 mentions, abbiamo un picco nei giorni 4 e 5 giugno, rispettivamente con 1903 e 1967 mentions.
Cosa è successo? La notizia in questione riguarda l’evento di Piazza San Carlo a Torino, in cui centinaia di persone che stavano guardando la finale di Champions tra Juventus e Real Madrid sono scappate dopo un falso allarme: nella ressa oltre 1500 persone sono rimaste ferite, 3 gravemente.

Suddivisione percentuale dei topic.

Interessante la lettura delle fonti delle notizie, perché – mentre in tutti gli altri mesi analizzati c’è una prevalenza di fonti “mainstream” – in questo caso c’è un’assoluta preponderanza della fonte “social”, il cui tenore è questo:


Il dato è stato tale da indurmi, al di là del piano editoriale previsto, a farne un caso di studio che proporrò nel prossimo articolo.
In sostanza, nella mia duplice veste di comunicatrice e amministratrice pubblica, posso rendere evidente come la gestione politica di un tema non possa prescindere dal coinvolgimento dei cittadini, dalla informazione sulle politiche avviate, dalla formazione sull’educazione civica.
Solo dopo aver seguito questo iter procedurale, possiamo parlare di comunicazione e ragionare di conseguenza su un percepito che rappresenta uno stato di coscienza diffuso, che va ben al di là del “sentiment.”
Vedremo insieme come nei prossimi mesi in base alle evidenze che i nuovi dati porteranno con sé.
 

Paola Chiesa


Webdistilled

Il monitoraggio è stato realizzato utilizzando Webdistilled,  il sistema di analisi semantica delle conversazioni online che fa del real time marketing il proprio punto di forza.


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6MEMES TRENDS Pillole di Open Data e PA

Trasparenza amministrativa, ascolto e informazione: le buone pratiche di un buon Ente Pubblico. Di Paola Chiesa

[dropcap3]S[/dropcap3]cuola, piattaforme social, mondo delle imprese e media, tutti abbiamo una responsabilità di fronte alla diffusione di false notizie, e tutti possiamo fare qualcosa, perché la falsa notizia non solo distorce la realtà, ma indebolisce le nostre democrazie.

Clicca sull’immagine per ingrandirla

Questo condivisibile invito è stato rivolto dalla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini il 21 aprile 2017 in occasione della giornata di lavori #bastabufale a Montecitorio.
La responsabilità di cui dobbiamo sentirci investiti, riguarda le varie fasi attraverso cui una notizia, quindi un contenuto, viene alla luce, dalla sua creazione, al corretto utilizzo della lingua, alla divulgazione nei canali informativi, offline ed online.
Chiamiamola pure “responsabilità morale” del cittadino di fronte alla società, che comporta doveri di iniziativa e di partecipazione consapevole estesi a tutti, compresi i giovani e i giovanissimi, come ci ha insegnato il giurista Alessandro Galante Garrone, quando ancora si studiava Educazione Civica a scuola. Perché la società nella quale viviamo può e deve essere da noi continuamente migliorata.
[bctt tweet=”La creazione e la divulgazione di una notizia debbono sottostare ad una responsabilità morale.” username=”MapsGroup”]
A ben vedere, però, già il tema della diffusione in sé delle notizie, prima ancora di analizzare la loro veridicità o meno, si presta a valutazioni interessanti, soprattutto se estendiamo il campo di indagine ad un particolare destinatario: l’ente pubblico, cioé quel soggetto deputato all’esercizio della funzione amministrativa per conseguire l’interesse pubblico. In questo caso infatti, il problema che spesso si riscontra è legato:

  1. alla carenza stessa di informazioni approfondite,
  2. alla loro difficoltà di reperimento,

il tutto frutto di una cultura consolidata nell’ente pubblico che considera la comunicazione come un servizio opzionale, quasi “on demand”, anziché esso stesso un servizio per portare le attività svolte a conoscenza dei cittadini.
Mentre invece, il tema della trasparenza amministrativa e dell’anticorruzione trova tutto sommato un’adeguata disciplina e diffusione nell’ente pubblico, grazie al “decreto trasparenza” (d.lgs n. 33/2012), così come modificato d.lgs. n. 97/2016, per citare i provvedimenti legislativi più recenti che incentivano la cultura della legalità e promuovono il potere di controllo dei cittadini, contribuendo di fatto ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadino e pubblica amministrazione (vedi il nostro white paper “Open Data e Valore Pubblico).

Cosa e come comunica un ente pubblico? L’esempio di un ente pubblico: il Comune.

L’attività di un Comune è espressione di linee guida di natura politica, individuate dagli amministratori e tradotte in azioni dagli uffici. Nello specifico, gli amministratori gestiscono risorse e producono servizi, in applicazione delle politiche cui i cittadini hanno attribuito fiducia attraverso il loro voto.
I risultati dell’attività di gestione sono quindi portati a conoscenza dei cittadini attraverso l’attività di comunicazione.
Il Piano di Comunicazione è lo strumento strategico che permette il coordinamento di tutte le attività di comunicazione, siano esse rivolte all’esterno, o rivolte all’interno dell’ente. L’aggiornamento di tale documento, permette inoltre di misurare i risultati che la comunicazione ha prodotto.
[bctt tweet=”Il Piano di Comunicazione è uno degli strumenti strategici di un Ente.” username=”MapsGroup”]

Quali sono i risultati attesi?

Se l’attività di un Comune è finalizzata a conseguire gli obiettivi che sono stati affidati all’Amministrazione scelta dagli elettori, è normale che il punto di partenza sia costituito dal programma elettorale, che per l’occasione viene adeguatamente suddiviso in una sezione strategica ed in una operativa. Il tutto confluisce nel cosiddetto documento unico di programmazione – DUP – che unisce in sé la capacità politica di prefigurare finalità di ampio respiro con la necessità di dimensionare gli obiettivi alle reali risorse disponibili.
Per questo motivo, pur essendo un documento di durata triennale, le linee programmatiche di mandato e gli indirizzi strategici vengono aggiornati con cadenza annuale, in base alle mutate esigenze; allo stesso modo le decisioni strategiche vengono adeguatamente calibrate con un taglio realistico ed operativo, individuando le risorse finanziarie, umane e strumentali. Di pari passo, quindi, anche la comunicazione non può che essere considerata come un processo in continuo divenire, in quanto al cambiamento di obiettivi e contenuti, mutano necessariamente modalità e strumenti con i quali si comunica.

La comunicazione al tempo dei social media

Se in un Comune l’attività comunicativa esterna tradizionale, fatta di riunioni, assemblee pubbliche, comunicati stampa, gestione dei rapporti con i media, con le associazioni e gli operatori del territorio, è tutto sommato ancora rappresentativa di un modello di comunicazione “verso” il cittadino, l’avvento dei social media ha generato delle conseguenze importanti nel modo di comunicare, relativamente ai tempi di gestione – divenuti molto più rapidi – all’interazione con il cittadino, all’organizzazione interna del lavoro, al coordinamento degli uffici, alla necessità di promuovere la formazione e le competenze digitali tra il personale.
Questa nuovo paradigma della comunicazione “con” il cittadino, se da un lato evidenzia un percorso democratico di avvicinamento delle istituzioni agli interlocutori, dall’altro mette sul piatto importanti questioni da affrontare e risolvere da parte di un ente pubblico, e di un Comune in particolare che, per sua natura, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo:
[icon image=”ss-highvolume” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]capacità di ascoltare,
[icon image=”fa-comments-o” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]capacità di distinguere la conversazione dall’informazione,
[icon image=”fa-users” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]capacità di considerare il cittadino non solo come portatore di un bisogno, ma anche di competenze e soluzioni.
Questioni, anzi vere e proprie sfide che, se gestite al meglio, possono attribuire al Comune, più che ad ogni altro ente, il ruolo privilegiato di ricostruire quel rapporto di fiducia che si è incrinato tra l’amministratore pubblico ed il cittadino.
Perché allora non provare anche noi, nel nostro piccolo, a gettare qualche seme per consentire la ricostruzione di quel rapporto di fiducia, applicando a noi stessi il cambiamento che vorremmo vedere negli altri, come diceva Gandhi, e sentendoci investiti in prima persona di quella responsabilità morale da cui siamo partiti? Cercando i dati, “ascoltandoli”, analizzandoli, estraendone informazioni utili a comprendere quali sono i bisogni della collettività, mettendoli anche a confronto su area vasta. Con metodo scientifico, per arrivare ad individuare i temi di maggior interesse per i cittadini, lo stadio di conoscenza diffusa, le politiche più adatte per potervi positivamente incidere.
Lo faremo grazie a Webdistilled, un potente software di Social Media Monitoring e Analisi della Reputazione Semantica Online, conducendo un’analisi sui Comuni “social” capoluogo di provincia del Piemonte, ovvero: Torino, Cuneo, Novara, Vercelli, Biella, Alessandria.
Provando ad immaginare, partendo dai dati, un modello di comunicazione sui social che possa incidere positivamente sulla strategia politica e sulla pianificazione operativa di un Comune. Restituendo, infine, ancora dati, risultati, e una Pubblica Amministrazione efficace.
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]
www.lastampa.it
www.harvardmagazine.com
www.futura.news
www.newsandcoffee.it
[/boxed_content]
 

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Big Data & C. Open Data Pillole di Open Data e PA White Paper

EBook "Open Data e Valore Pubblico"

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Nato dalla rubrica “Pillole di Open Data”, a cura di Paola Chiesa e pubblicata sul nostro blog tra novembre 2015 e febbraio 2016, l’eBook in allegato – scaricabile in modalità free – affronta il tema degli Open Data in un percorso che si snoda tra trasparenza amministrativa e social media, misurazione di valore pubblico e governance del territorio, disruptive innovation e produzione di dati aperti. Il tutto attraverso uno sguardo che tratta gli Open Data non come un mero adempimento normativo, ma piuttosto come l’occasione, grazie anche all’impianto giuridico, di contribuire in maniera concreta e condivisa allo sviluppo di un territorio o di una società.

[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

 
01. Premessa
02. Trasparenza e partecipazione
03. Social media e Pubblica Amministrazione
04. Open Data e Data driven decision
05. Valore pubblico e partecipazione
06. Disruptive innovation
07. Conclusioni
08. Sitografia

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EBook Open Data 6Memes e Paola Chiesa
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Open Data Pillole di Open Data e PA

Riflessioni sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Di Paola Chiesa.

[dropcap3]D[/dropcap3]opo avere affrontato il tema degli Open Data sotto molti punti di vista, osservandoli nelle loro molteplici interazioni con la Pubblica Amministrazione e la cittadinanza, con questo articolo ci soffermiamo oggi a considerare alcuni degli elementi salienti della riforma “digitale” della PA, in via di definizione.
Il nostro Parlamento infatti, al fine di promuovere e rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale di cittadini e imprese, con l’art.1 della legge n.124 del 2015, ha delegato il Governo ad intervenire con uno o più decreti legislativi, sulla disciplina contenuta nel decreto legislativo CAD – Codice Amministrazione Digitale del 2005.
E il 20 gennaio 2016 nella seduta del Consiglio dei Ministri, è stato discusso uno schema di decreto del nuovo CAD. Si tratta di una bozza non definitiva, ma sufficiente a rilevarne gli aspetti peculiari, utili appunto al nostro approccio divulgativo sul rapporto tra Pubblica amministrazione e cittadini, passando da trasparenza, open data, partecipazione e innovazione.
Nella relazione illustrativa alla bozza del Decreto si legge che la volontà è quella di spostare l’attenzione dal processo di digitalizzazione ai diritti digitali di cittadini e imprese. Così, con la “carta della cittadinanza digitale” si riconoscono direttamente diritti a cittadini e imprese. Vediamo di seguito alcuni punti più in dettaglio.
[highlight]Su domicilio digitale e identità digitale:[/highlight] si parla di concetti cardine come domicilio digitale (ad esempio l’indirizzo di posta elettronica certificata) e identità digitale, quale rappresentazione informatica della corrispondenza tra un utente ed i suoi attributi identificativi. Questo significa che tutti i cittadini e le imprese hanno il diritto all’assegnazione di un’identità digitale attraverso la quale accedere e utilizzare i servizi erogati in rete dagli enti pubblici. Inoltre tutti gli iscritti all’Anagrafe nazionale della popolazione residente hanno il diritto di essere identificati dalle pubbliche amministrazioni tramite l’identità digitale nonché di inviare comunicazioni e documenti alle pubbliche amministrazioni e di riceverne dalle stesse tramite il domicilio digitale.
A tal fine, è prevista l’istituzione, la realizzazione e la gestione, a cura di Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale, dell’elenco pubblico “Indice degli indirizzi della pubblica amministrazione e dei gestori di pubblici servizi” che contiene gli indirizzi di posta elettronica certificata da utilizzare per le comunicazioni, l’invio di documenti e lo scambio di informazioni tra pubbliche amministrazioni, gestori di pubblici servizi e privati.
A questi fini si costituisce la base giuridica per implementare Italia Login, la piattaforma di accesso che, attraverso il Sistema pubblico di identità digitale e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, permetterà ai cittadini di accedere ai servizi pubblici con un unico nome utente e un’unica password, ad esempio per le prenotazioni di visite mediche, le iscrizioni a scuola, o il pagamento dei tributi. Il pin unico, in collegamento con l’Anagrafe nazionale, permetterà insomma di superare la situazione attuale nella quale ogni ente pubblico che garantisce servizi online, adotta modalità proprie di registrazione e utilizzo dei servizi, dall’account social, alla prereregistrazione, alla compilazione di schede online.
[highlight]Sul ruolo dell’Agid:[/highlight] venendo all’Agid, nel disegno del nuovo Cad, essa ha un importante ruolo propositivo, consultivo, programmatico, di coordinamento, e di monitoraggio. Così tra le sue funzioni rientra l’emanazione di regole, standard e guide tecniche, nonché la vigilanza ed il controllo sul rispetto delle norme del codice, anche attraverso l’adozione di atti amministrativi generali.
Esercita inoltre il monitoraggio delle attività svolte dalle amministrazioni in relazione alla loro coerenza con il Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione. Infatti, la programmazione ed il coordinamento delle attività delle amministrazioni per l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, vengono attuati attraverso la redazione e la successiva verifica della messa in atto del Piano triennale, che contiene la fissazione degli obiettivi e l’individuazione dei principali interventi di sviluppo e gestione dei sistemi informativi nelle pubbliche amministrazioni.
L’Agid è altresì competente relativamente al rilascio di pareri tecnici obbligatori e non vincolanti sugli schemi di contratti, accordi quadro e convenzioni per l’acquisizione di beni e servizi relativi a sistemi informativi per determinate soglie economiche.
Interessante la precisazione che i servizi resi dagli enti pubblici sono soggetti a standard e livelli di qualità anche in termini di fruibilità, accessibilità, usabilità e tempestività. Gli standard sono periodicamente aggiornati dall’Agid e resi noti in un’apposita sezione sul sito dell’Agenzia.
[highlight]Sulla cultura digitale:[/highlight] la promozione della cultura digitale e della ricerca è un aspetto importante che consente di interpretare la portata del disegno di legge. In effetti, al ruolo centrale di Agid nella promozione dell’innovazione digitale del Paese e dell’utilizzo delle tecnologie digitali nell’organizzazione della pubblica amministrazione, corrisponde nella bozza del nuovo CAD una significativa diminuzione del ruolo delle Regioni nel farsi promotrici di azioni volte a realizzare il processo di digitalizzazione amministrativa, coordinato e condiviso tra le autonomie locali.
Il che, di fatto, ha un impatto non trascurabile anche sulla ridotta possibilità di coinvolgere gli stakeholders del territorio, ovvero quei soggetti quali associazioni, imprese, centri di ricerca che costituiscono il tessuto sociale di riferimento di un ente pubblico, in una situazione variegata quale quella italiana, caratterizzata da forti differenze tra i territori delle Regioni e le relative tradizioni, anche in termini di cultura digitale.
E’ auspicabile che tale processo di centralizzazione sia quanto meno una leva per rendere più facilmente attuabili obblighi normativi mai portati a compimento fino in fondo. Ma in questo senso l’abrogazione dell’articolo sulla continuità operativa (50bis), che prevedeva la predisposizione di piani di emergenza in grado di assicurare la continuità delle operazioni di un ente, tra cui il piano di disaster recovery, va nella direzione opposta. Si tratta di un obbligo mai attuato, se non in misura non significativa, e questa poteva essere un’occasione per rilanciarlo, anche in ottica di una cultura digitale che si richiami ad una strategia di lungo periodo.
D’altra parte, la Conferenza permanente per l’innovazione tecnologica, che ha il compito di supportare il Presidente del Consiglio o il Ministro delegato nell’elaborazione delle linee strategiche d’indirizzo in materia di innovazione e digitalizzazione, nella nuova formulazione (art.18) accusa l’assenza della definizione dei criteri per la composizione dell’organo e la mancanza di incisività nell’apertura alla partecipazione di portatori di interessi esterni. Un’altra occasione mancata?
[highlight]Sulla trasparenza:[/highlight] anche la bozza di un altro importante nuovo decreto legislativo, quello sulla trasparenza, nella interessante analisi di Fabio Chiusi, presenta alcune caratteristiche che lo distanziano non poco dallo spirito del Freedom of Information Act, cioè il riconoscimento della libertà di chiunque di accedere ai dati e alle informazioni in qualsiasi modo prodotte e/o detenute dall’amministrazione pubblica. Le criticità vanno dall’assenza di previsione di sanzioni nei confronti delle amministrazioni inadempienti verso la richiesta di accesso ai dati da parte dei cittadini, alle numerose ed eccessive eccezioni che consentono alle pubbliche amministrazioni di opporsi alla richiesta di rilascio dei dati, alla non gratuità dell’accesso ai dati, al fatto che, “decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta”.
In attesa che le bozze divengano norme effettive (verosimilmente entro luglio 2016), resta il fatto che è necessario che la società civile sia sempre più sensibilizzata sulla necessità di puntare sulle competenze digitali dei cittadini e delle imprese a partire dal territorio periferico e dagli enti locali, creando una cultura dal basso sensibile ai temi della partecipazione, della cittadinanza attiva e della trasparenza amministrativa. Coltivare spirito critico a partire dalla propria comunità di riferimento significa anche stimolare l’erogazione da parte della pubblica amministrazione di servizi con evidenza di risultati e monitoraggio costante, in grado di tradursi anche in una corrispondente elaborazione di valore pubblico.
Per concludere, a proposito di competenze, con la norma UNI 11506:2013, l’Italia per prima in Europa ha recepito il modello e-Competence Framework (e-CF). Si tratta di una norma che cataloga le competenze digitali specialistiche, definendo requisiti di conoscenza, abilità e competenze. Prevede tra l’altro, per la prima volta, una catalogazione delle competenze di chi opera professionalmente nel web. La Pubblica Amministrazione, grazie anche a tali norme, può censire e formare il proprio personale, alimentando così una crescita di competenze.
Le competenze servono per comprendere, analizzare, applicare, migliorare una data situazione. Se la società civile ha bisogno di una PA formata e competente, è altrettanto vero il contrario: la PA ha bisogno di una società civile formata e competente. Non ci sono scuse, se l’obiettivo per tutti è quello del benessere collettivo.
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Open Data Pillole di Open Data e PA

Disruptive Innovation nella Pubblica Amministrazione. Di Paola Chiesa.

[dropcap3]C[/dropcap3]osa intendiamo esattamente, quando parliamo di innovazione? “L’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione e sim. (…) In senso concreto, ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica” (Treccani)
Se l’invenzione è la creazione di qualcosa che prima non c’era, l’innovazione si sviluppa su quel terreno fertile, fondendo mirabilmente idee e tecnologie, nel momento giusto, determinando così dei cambiamenti fondamentali nella vita delle persone fisiche e giuridiche. Esemplare è il caso dello smartphone. IBM e BellSouth inventarono nel 1994 il primo smartphone, Simon, ma i tempi e le tecnologie del tempo erano prematuri per poterlo tradurre in un settore di mercato, cosa che avvenne successivamente, con il Blackberry, grazie alla diffusione significativa della tecnologia mobile.
Fu solo dopo 13 anni dall’invenzione di Simon, che Apple lanciò l’iPhone, la cui innovazione fondamentale consiste nel connettere le persone, le informazioni e le idee con modalità che hanno cambiato radicalmente il nostro stile di vita personale e lavorativo. Invenzione e innovazione hanno quindi bisogno l’una dell’altra, poiché l’intuizione geniale è utile se viene tradotta in conquiste condivise.
Questo ci conduce alla innovazione “dirompente”. Il concetto di disruptive innovation formulato da Clayton Christensen, ideatore della teoria del job to be done, focalizza l’attenzione non sul prodotto, ma sul bisogno che il prodotto è chiamato a soddisfare. Secondo questa particolare prospettiva, l’innovazione diviene allora un processo per definire un concetto di prodotto o servizio che soddisfi dei bisogni importanti e non soddisfatti. Ma per arrivare a capire quali sono questi bisogni, è indispensabile interagire sapientemente con il mercato, con le persone.
Ecco quindi che la caratteristica fondamentale della disruptive innovation è quella di non essere legata, come si potrebbe immaginare, a mutamenti tecnologici estremi o particolarmente complessi, quanto alla capacità di cogliere, secondo una metodologia quasi maieutica, quali sono i bisogni latenti nell’individuo, che per vari motivi non sono ancora emersi.
Possiamo declinare il concetto di disruptive innovation anche nella Pubblica Amministrazione? Certo, ma crearne le condizioni richiede che gli amministratori guardino al governo della cosa pubblica con occhi diversi, per disegnare nuovi modi, meno costosi e più efficaci, quindi anche misurabili, per erogare i servizi pubblici.
L’innovazione nella Pubblica Amministrazione la riscontriamo ad esempio ogni volta che essa porta avanti politiche di apertura dei dati, consentendo alle imprese di sviluppare app che in tempo reale informano i cittadini su trasporti, scuole, ambiente, lavoro, turismo. Oppure quando consente al cittadino o all’azienda di esercitare agevolmente il proprio diritto di accesso ad atti e documenti amministrativi. O ancora ogni volta che utilizza i social media per intercettare i bisogni dei cittadini e per sviluppare la creazione di intelligenze collettive a vantaggio della comunità territoriale.
Quello di cui abbiamo bisogno è a ben vedere una strategia a lungo temine che traini le attività quotidiane. Non qualcosa di straordinario, fuori dall’ambito delle cose trattate quotidianamente, con lunghi tempi di gestazione e che magari faccia capo a poche persone dedicate. La crescita avviene nelle aziende e negli enti nei quali le persone sono pronte ad innovare se stesse continuamente, insieme a tutto ciò che le circonda, identificando lo sviluppo come il frutto di una mentalità diffusa e non come il colpo di genio di una o poche persone.
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Puntare sull’innovazione delle persone significa in particolare:
creare le condizioni sociali ed organizzative che favoriscano l’identificazione e l’adozione delle innovazioni di prodotto e di processo;
stimolare la leadership e l’evoluzione culturale delle singole persone tali da favorire l’accettazione di nuove sfide;
orientare lo sviluppo delle competenze alla creazione di valore in tutti i processi aziendali.
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Per una PA, domandarsi incessantemente non solo quale sia il valore che il cittadino si aspetta dai servizi, ma anche come possa continuamente aumentarlo, riducendo al tempo stesso le attività che al contrario non aggiungono valore, significa in fondo applicare la tecnica del “lean thinking” giapponese, il pensiero snello alla base dei modelli aziendali di sviluppo delle case automobilistiche giapponesi, prima fra tutte Toyota, specialista nell’integrare persone, processi e tecnologie con progetti di sviluppo dei prodotti altamente specializzati, a supporto di piani strategici a lungo termine. Privato e pubblico non sono allora poi così distanti.
[highlight]Il rapporto tra uomo e macchina[/highlight]
 
Per connotare ulteriormente l’innovazione, è interessante osservare l’evoluzione della relazione tra uomo e macchina nel tempo, in quanto tale relazione ha caratterizzato l’evoluzione umana, la velocità e la forma della crescita economica. Il processo evolutivo, dai tempi in cui l’uomo ha introdotto strumenti che lo aiutassero nel lavoro nei campi, alla rivoluzione industriale con i relativi processi di automazione che hanno portato alla crescita economica, oltre che al miglioramento dello stile di vita, ha raggiunto l’attuale fase. In questa nostra epoca della digitalizzazione dell’economia e della conoscenza, stiamo istruendo la macchina affinché ci sia di supporto nelle attività intellettuali, non più per affrancarci dai lavori faticosi, pesanti o alienanti. Big data, sensoristica e intelligenza artificiale, potenzialmente favoriscono un’economia più produttiva ed efficiente, grazie a software che ci possono aiutare a prevedere e comunque gestire i vari scenari.
Ma se stiamo demandando alla macchina attività intellettuali, intelligenti, dobbiamo preoccuparci perché la macchina sta sottraendo lavoro all’uomo? Non proprio, perché in fondo gli permette di dedicare più tempo al pensiero critico, alla creatività, alla capacità di ragionare fuori dagli schemi per risolvere problemi complessi, alla comunicazione, all’empatia. Insomma, non allarmiamoci più di tanto per il robot giornalista che scrive articoli, come riportato dal Sole24 Ore
E soprattutto, non dimentichiamoci che un aspetto peculiare nell’attuale rapporto tra uomo e macchina, è quello di mettere in relazione le persone, contribuendo ad alimentare spirito critico, feedback, confronto tra esperienze diverse.
“Se avessi chiesto ai clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto un cavallo più veloce” (Henry Ford).
E’ proprio anche grazie al confronto che si può affinare la capacità visionaria. Se l’innovazione è un’opportunità di guardare a vecchi problemi in modi nuovi, definendo il problema e ponendo le giuste domande, si può ad esempio scoprire che le grandi città di Paesi diversi hanno molto più in comune tra loro che con il resto del proprio Paese, come riportato dalla BBC.
Quando si parla di Stati, tipicamente ci si focalizza su ciò che li separa, a partire dalla lingua e dalla cultura.
Ma quando si parla di città, le problematiche da affrontare sono più simili. Educazione, trasporti, sanità, lavoro, sicurezza, migrazione. In questi settori, nell’era della globalizzazione, le città possono imparare l’una dall’altra, in un processo utile anche per valutare l’efficacia dell’innovazione stessa. Sempre in quest’ottica, è lodevole il rapporto di ricerca “Le buone pratiche dei Comuni” di Anci Umbria, importante strumento di divulgazione e condivisione dei frutti dell’impegno, ricerca e ingegno delle amministrazioni comunali.
Far convivere l’aspetto teorico e tecnologico dell’innovazione, con quello pratico della sua effettiva applicazione nel tessuto sociale ed economico, e delle relative implicazioni, anche in termini di valore pubblico, significa avere un approccio dirompente.
Il soggetto maggiormente coinvolto in questa sfida, e titolato per mettere in relazione e coinvolgere attivamente tutti i soggetti del territorio, è la Pubblica Amministrazione. A vantaggio di tutti: cittadini, imprese, associazioni, scuola, centri di ricerca.
Perché l’innovazione non è una questione di scelta, ma una necessità.
Rapporto Uomo Macchina
 

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Open Data Pillole di Open Data e PA

Valore pubblico e partecipazione. Di Paola Chiesa

[dropcap3]I[/dropcap3]l fil rouge che collega la trasparenza amministrativa, la partecipazione e gli open data si snoda agevolmente anche nel campo del valore pubblico. Si tratta di un concetto di difficile definizione, per il quale non esiste uno standard assoluto, in quanto la Pubblica Amministrazione risponde sia a logiche economiche, che politiche degli amministratori eletti, che agli stakeholders del territorio. Di conseguenza potremmo connotarlo come un modello operativo che misura l’efficienza e l’efficacia dell’attività della Pubblica Amministrazione.
Affrontando l’argomento “fuori dal Palazzo”, come può la PA generare servizi ai quali il cittadino può attribuire e riconoscere valore? Coinvolgendolo, facendo emergere bisogni e preferenze, attuando politiche idonee a costruire scientifiche risposte, in ottica di trasparenza, accountability, fiducia, sostenibilità.
Il concetto di valore pubblico è strettamente legato al contesto storico ed alla cultura di riferimento.
Sicuramente, nell’era della trasparenza, degli open data, della partecipazione, della sostenibilità e della sharing economy, è plausibile ed anzi auspicabile che lo stesso concetto sia soggetto ad affinamenti per renderlo sempre più performante. Nella Pubblica Amministrazione, il valore pubblico nasce dall’equilibrio e dall’integrazione di più valori, nell’ottica di soddisfare un pubblico il più vasto possibile, la collettività appunto.
Il concetto di valore pubblico è allora decisamente correlato anche ai concetti di partecipazione e trasparenza, in quanto misura i risultati ottenuti con metodi economicamente efficienti, in accordo con le priorità concordate con i cittadini.
Ciò emerge dal combinato disposto degli articoli 1 e 7 della legge 124 del 2015 sulla riforma della Pubblica Amministrazione, nei quali si parla di Carta della cittadinanza digitale, per “garantire ai cittadini e alle imprese, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalita’ digitale”, e di “semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicita’ e trasparenza”
Concetti ribaditi anche nelle misure contenute nei primi undici decreti attuativi della stessa legge di riforma, approvati dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 20 gennaio 2016. Si parla, tra l’altro, di domicilio digitale del cittadino, di identità digitale attraverso il Pin unico, di semplificazione del piano anticorruzione, di “liberalizzazione” del diritto di accesso agli archivi pubblici (il Freedom of information act).
[highlight]La Piramide del Valore Pubblico[/highlight]
 
Come spiega il prof. Deidda Gagliardo, per valore pubblico territoriale s’intende il livello di
soddisfacimento dei bisogni della comunità (socialità) tramite una gestione economica delle risorse dell’ente, funzionale a sostenere la crescita del territorio (economicità); ma è necessario determinare scientificamente quale sia il livello di economicità effettivamente compatibile con la salvaguardia e lo sviluppo anche sociale dei territori.
Essendo strettamente correlato alla pianificazione e gestione dei servizi, il valore pubblico si articola in vari livelli secondo un modello a piramide (“Piramide del Valore Pubblico”) che agisce su:

  • organizzazione
  • personale
  • competenze
  • territorio
  • partecipazione
  • digitalizzazione
  • trasparenza
  • legalità

Mentre l’Italia è caratterizzata da una bassa percezione di valore pubblico, diversi enti all’estero hanno adottato un approccio che si basa su quel concetto, proprio perché l’assunto di fondo è che un servizio pubblico di successo deve cercare le opportunità per migliorare. Così, in Gran Bretagna ad esempio, oltre a Department of Health, Arts Council e Royal Opera House, è interessante l’esperienza della British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito ed una delle più importanti biblioteche di ricerca al mondo, che conta circa 150 milioni di documenti e 13 milioni di nuove acquisizioni ogni anno. Da uno studio effettuato, è emerso che il valore pubblico generato per i propri utenti ed il pubblico più vasto è pari a £5 per ogni £1 investita.
In effetti un approccio che tenga in considerazione il valore pubblico, rende più significativa ed evidente la valutazione del successo o meno dell’attività di un’amministrazione pubblica, la cui performance è correlata ai servizi che offre, ai risultati raggiunti e, di conseguenza, alla fiducia che riesce a creare e mantenere tra i cittadini. E’ in quest’ottica che possono essere interessanti nuove modalità di coinvolgimento degli stakeholders del territorio, dai canali social, allo strumento dei sondaggi deliberativi secondo il metodo Fishkin, che consente alla popolazione intervistata su un argomento di poter esprimere la propria opinione, dopo che è stata convenientemente ed oggettivamente informata sui fatti. Un passo in avanti sulla strada della realizzazione della democrazia rappresentataiva e dell’open government.
[highlight]Digitale e Big Data[/highlight]
 
Il valore pubblico è a ben vedere la cifra di un programma di governo locale che produce effetti nel tempo. E i cui risultati saranno ulteriormente misurabili nella diffusione della cultura che considera gli stakeholders del territorio contemporaneamente come fruitori e creatori di servizi. In questo contesto il digitale serve a modellare processi, generare dati, estrarre ed aggregare informazioni, mettere in relazione, facilitare decisioni, monitorare risultati e comunicarli. Il digitale diventa una leva di trasformazione economica e sociale, attraverso un processo trasversale al settore pubblico e privato, centralizzato e di coordinamento. Lo spiega chiaramente la “Strategia per la crescita digitale 2014-2020 “ dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che prevede, tra gli altri:
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]
– il coordinamento di tutti gli interventi di trasformazione digitale e l’avvio di un percorso di centralizzazione della programmazione e della spesa pubblica in materia;
– il principio di digital first, attraverso lo switch off della tipologia tradizionale di fruizione dei servizi al cittadino;
– la diffusione di cultura digitale e lo sviluppo di competenze digitali in imprese e cittadini;
– la modernizzazine della pubblica amministrazione partendo dai processi, superando la logica delle regole tecniche e delle linee guida e puntando alla centralità dell’esperienza e bisogno dell’utenza;
– un approccio architetturale basato su logiche aperte e standard, che garantiscano accessibilità e massima interoperabilità di dati e servizi.
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E’ questa la filosofia che ispira il fascicolo digitale del cittadino, il quale attraverso il sistema pubblico di identità digitale (SPID), che consente di identificare in modo univoco e sicuro l’identità del cittadino che accede ai servizi e ai dati, l’anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), che contiene le informazioni anagrafiche dei cittadini, registra le variazioni e le rende disponibili alle Pa e ai cittadini, ed il fascicolo sanitario elettronico (FSE), che contiene l’insieme delle informazioni sullo stato di salute del cittadino, accessibile dagli operatori di settore e dal cittadino, consentirà al cittadino di rendersi partecipe e protagonista di un processo di generazione di conoscenza, fonte prima del valore.
A patto che la popolazione sia adeguatamente alfabetizzata da un punto di vista digitale, che significa porre le fondamenta per una significativa co-creazione del valore pubblico, attraverso un flusso maturo di relazioni da e verso la Pa, e la partecipazione proattiva del cittadino.
Il progetto di Copenaghen Big Data Platform è significativo al riguardo: l’obiettivo di costruire una rete di database pubblici in grado di raccogliere i dati relativi ad ogni aspetto della vita cittadina, immagazzinando informazioni su rete elettrica, traffico, sicurezza stradale, clima, inquinamento, consumo idrico, illuminazione pubblica, ecc, si arricchisce delle segnalazioni che gli stessi cittadini potranno effettuare tramite smartphone e tablet, grazie ad un’app dedicata. Come a dire, se conosci la città nei minimi dettagli, allora la puoi anche rendere “smart”.
La tecnologia abilitante è il nuovo paradigma della partecipazione e del voler essere protagonisti. L’uomo qualunque costruisce il proprio modo di essere nel mondo e lo comunica, interagendo con gli altri. In parole povere, crea e comunica continuamente valore.
Contribuendo a cambiare il mondo, compresa la Pubblica Amministrazione.
 
 
Valore Pubblico
 
 

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Open Data Pillole di Open Data e PA

Open Data e Data driven decision. Di Paola Chiesa.

[dropcap3]A[/dropcap3]l di là delle classifiche che periodicamente attribuiscono alle città posizioni più o meno gratificanti in termini di smartness della loro politica innovativa, è indubbio che ci sia uno stretto legame tra Open Data e Smart City.
Le Smart Cities identificano quelle realtà urbane caratterizzate da elementi tali da garantire uno sviluppo intelligente, ovvero equilibrato e vicino ai cittadini. In altri termini, sostenibile. Ciò è possibile nella misura in cui i centri decisionali siano supportati da dati ed informazioni adeguati ed aggiornati per consentire valutazioni, analisi ed interventi mirati, tipicamente in settori quali la mobilità, l’ambiente, lo sviluppo economico, la qualità della vita dei cittadini. Tutto ciò costituisce il presupposto per una smart Governance.
Ad esempio è recente la notizia di uno strumento realizzato da Ancitel Energia e Ambiente e dal ministero dell’Ambiente per monitorare e controllare gli impatti ambientali derivanti dalla gestione dei rifiuti in modo da valutare le performance dei sistemi di recupero e adottare i miglioramenti eventualmente necessari.
Nella fattispecie si tratta di un nuovo Open Data, il primo in campo ambientale, che monitora in tempo reale i parametri di raccolta, emissioni e costo dei sistemi urbani di raccolta dei rifiuti, a supporto dei processi di policy decision dei Comuni.
Decisamente all’avanguardia è anche l’esperienza londinese di WhereaboutsLondon. Si tratta di un esperimento per esplorare come gli Open Data possono essere usati per migliorare le città future.
Mappando le comunità che le compongono per poter integrare al meglio le diverse esigenze, si possono ridisegnare le città in base ai comuni stili di vita dei cittadini, piuttosto che limitarsi a considerare in quale zona della città vivono. Questo consentirebbe alla Pubblica Amministrazione di migliorare i servizi che eroga ai cittadini, andando incontro alle loro reali esigenze, dai trasporti alle scuole, al tempo libero all’ambiente.
London
[highlight]La qualità dei Dati[/highlight]

Si pone allora, evidentemente, anche un problema di qualità dei dati raccolti, considerando anche che sempre più spesso possono essere condivisi sui social network attraverso app a disposizione dei cittadini, che aiutano tra l’altro le amministrazioni a rendere più efficienti e trasparenti i processi.
In tale ottica, a fine ottobre 2015 è stato pubblicato dall’International Organization for Standardization lo standard ISO/IEC 25024 “Measurement of data quality”, estensione dell’ISO/IEC 25012 “Data quality model” del 2008″ sulla misurazione della qualità dei dati.
L’applicazione della norma potrà essere utile per controllare il livello di qualità dei dati e favorire l’interscambio, l’integrazione e l’interoperabilità, la condivisione e l’ottimizzazione di servizi.
Lo standard della norma puntualizza le caratteristiche che un approccio di qualità deve avere nella gestione a vario titolo dei dati, evidenziando molteplici aspetti:

  •  il governo della crescente disponibilità di dati;
  • l’acquisizione di dati la cui qualità è sconosciuta;
  • la gestione di informazioni spesso insoddisfacenti;
  • la focalizzazione dei requisiti di qualità dei dati;
  • la riduzione della dispersione di dati tra i vari owner ed utenti;
  • l’incremento di dati riusabili (eliminando ambiguità semantica);
  • la coesistenza di legacy system con sistemi aperti;
  • la riduzione di duplicazioni e risorse;
  • il miglioramento dei processi che causano dati errati;
  • la stima dei costi della non qualità;
  • l’eliminazione progressiva dei modelli cartacei di acquisizione dati.

E’ importante sottolineare come il miglioramento della qualità dei dati, e la maggiore diffusione delle tecniche di misurazione, dipenda da vari fattori tra cui l’adesione a modelli di qualità condivisi.
Del resto serve una sinergia concertata che consenta un’interazione tra le banche dati e la razionalizzazione delle informazioni. E sensibilizzando la società sull’importanza di disporre di Open Data che soddisfino i principi di credibilità e accuratezza, si apre anche la strada verso un cambiamento culturale ed un modello cooperativo per il miglioramento dei dati, nel quale anche il cittadino può giocare un ruolo attivo, in quanto conoscitore della realtà in cui vive.
In questa scia, nel mese di Novembre 2015 l’UE ha lanciato la versione beta del portale dei dati europeo, a riprova del fatto che la trasparenza dei dati raccolti e prodotti dagli enti pubblici e il loro libero impiego – in modalità anche condivisa – promettono benefici la cui valenza è concretamente misurabile. Si parla, ovviamente, anche di risparmi per le pubbliche amministrazioni.

[highlight]I dati come strumento di governance del territorio[/highlight]


Come trasformare le informazioni generate dai dati in decisioni?
Tutto sommato prolifera un’offerta vasta di dati, a fronte di una domanda ancora limitata, legata al livello di consapevolezza e conoscenza della materia.
Su questo punto va innescata la rivoluzione culturale che consente di passare dal processo tradizionale di raccolta dei dati, elaborazione dell’informazione e diffusione, al processo inverso, secondo cui si parte dai bisogni della cittadinanza, si individuano le decisioni da prendere, ci si focalizza sulle fonti più adatte a costruire l’ informazione.
La Pubblica Amministrazione è il soggetto che ha il privilegio di essere in contatto con i cittadini e quindi è tenuta a dare risposte coerenti alle domande, secondo logiche di nowcasting, ovvero capacità di raccontare il mondo quale è oggi.
Una logica per processi all’interno della PA è quella che può consentire la produzione in qualità del dato, attraverso sistemi di business intelligence in grado di dare risposte real time e seguire il ciclo di vita del dato, da quando lo si raccoglie a quando lo si produce.
Ma attualmente nelle pubbliche amministrazioni italiane proliferano processi ideati attorno alla “carta”.
Si è digitalizzato il documento cartaceo, vero portatore dell’informazione, e il dato disponibile nei database è comunque una derivata di un documento. Ciò che serve è invece una rimodellazione dei processi nella quale il dato, che peraltro rappresenta il cittadino, sia al centro.
Le risposte ai bisogni arrivano se vengono poste le giuste domande, ma affinché ciò avvenga, c’è bisogno di gente preparata a far parlare i dati e ad utilizzarli nel loro mondo. E’ una questione di coinvolgimento, di collaborazione e di competenze da creare attraverso la formazione.
Ed anche la formazione, a sua volta, può essere il frutto di un originale riutilizzo di dati aperti. A conferma del fatto che i dati acquistano ulteriormente valore se vengono efficacemente comunicati.

Paola Chiesa