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PA e Interoperabilità: mettere in rete risorse e competenze che rafforzino l'identità territoriale comune. Di Paola Chiesa.

[dropcap3]N[/dropcap3]ello scorso articolo mi sono soffermata sull’etica della comunicazione nella pubblica amministrazione, quale capacità di creare un senso di comunione attraverso il dialogo tra gli interlocutori.
Dialogo che, nelle possibili modalità di sviluppo, può anche ricordare la dialettica hegeliana e lo spirito infinito che la giustifica.
 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La filosofia di Hegel applicata alla pubblica amministrazione[/sf_iconbox]

Nella visione della vita di Hegel, esiste sempre il conflitto. La sua è una filosofia del continuo movimento verso la libertà. La realtà stessa è lo spirito infinito che si realizza, come posizione del finito e superamento del finito stesso. Lo spirito produce ogni volta contenuti de-terminati e quindi negativi. L’infinito è il positivo che si realizza attraverso la negazione di quella negazione che è propria di ogni finito (diceva Spinoza, “omnis determinatio est negatio”).
Come in un circolo, inizio e fine coincidono in maniera dinamica, il particolare si risolve nell’universale, l’essere si risolve nel dover essere, il reale si risolve nel razionale.
Nella Fenomenologia dello Spirito del 1807, il filosofo tedesco descrive il percorso che ogni individuo deve compiere, partendo dalla sua coscienza, per identificare le manifestazioni (la “scienza di ciò che appare”, la “fenomenologia”) attraverso le quali lo spirito si innalza dalle forme più semplici di conoscenza a quelle più generali fino al sapere assoluto.
Rappresenta l’avventura di come si diventa umani e di come la coscienza raggiunge la piena consapevolezza di sé. Il fattore particolarmente interessante, è che la coscienza non è qualcosa di individuale, ma è collettiva, pur manifestandosi attraverso diversi individui.
Ora, visto che la filosofia dovrebbe servire per capire il presente, potrebbe essere utile e arricchente cogliere lo spirito in termini hegeliani per incoraggiare e dare una direzione alla ripresa economica del Paese, anche attraverso una interpretazione innovativa di alcuni provvedimenti emanati di recente dagli enti centrali della pubblica amministrazione.
[bctt tweet=”Visto che la filosofia dovrebbe servire per capire il presente, potrebbe essere arricchente cogliere lo spirito in termini hegeliani per incoraggiare e dare una direzione alla ripresa economica del Paese” username=”MapsGroup”]
 

[sf_iconbox image=”ss-signpost” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Opportunità da cogliere in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19[/sf_iconbox]

In questo periodo di ricostruzione del Paese in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19, come possiamo trasformare in opportunità una conclamata situazione di crisi? Abbiamo degli ottimi punti di partenza, costituiti da recenti provvedimenti adottati dal Governo. Vediamone alcuni.

Decreto semplificazioni

Con il D.L. 76 del 16/7/2020, il Governo è intervenuto per “incentivare gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture e dei servizi pubblici”, nonché con il preciso scopo di far fronte alle ricadute economiche negative dovute alle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria da COVID-19. A tale riguardo:

  • Sono state introdotte delle misure eccezionali per snellire l’iter di affidamento negli appalti, con efficacia fino al 31 luglio 2021.
  • Particolarmente incentivante per i piccoli comuni la disposizione che permette di affidare direttamente lavori, servizi e forniture fino a 150.000 euro, alzando considerevolmente la soglia che prima era stabilita in 40.000 euro.

Essendo ora sufficiente una determina a contrarre, l’iter procedimentale si semplifica, così come si riducono i tempi per l’individuazione del contraente.
In che cosa si traduce tale provvedimento? Per un piccolo comune, significa tempi più rapidi per l’espletamento di circa l’80% delle pratiche che vengono gestite: appalti di servizi, manutenzioni ordinarie e straordinarie, investimenti. Decisamente un tentativo pregevole per sburocratizzare le procedure.

Governance

Rappresenta un’opportunità sicuramente da cogliere, l’avviso del Dipartimento della Funzione pubblica rivolto ai comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti a manifestare interesse per l’attuazione del progetto “Rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli Comuni”.
Nel quadro della strategia programmatica definita dal PON “Governance”, la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, in qualità di Organismo Intermedio, ha definito obiettivi volti a:

  • produrre impatti sulla qualità dei servizi rivolti a cittadini e imprese, attraverso opportuni interventi di riorganizzazione in chiave digitale,
  • aumentare la trasparenza e l’accesso ai dati, con riferimento alle politiche di open government, nonché migliorare la gestione del personale,
  • riorganizzare la struttura dell’amministrazione pubblica, rafforzare la governance multilivello e accompagnare il processo di riforma degli Enti locali, con l’obiettivo specifico di migliorare le capacità delle pubbliche amministrazioni locali nell’attuazione delle policy sostenute dai Fondi strutturali e di investimento europei.

In particolare, il supporto a modelli organizzativi e strumentali improntati all’efficienza dei servizi a cittadini e imprese, alla trasparenza e all’open data, al public procurement e all’anticorruzione, alla semplificazione e all’innovazione digitale, si incardina su logiche di smart working.
[bctt tweet=”Il supporto a modelli organizzativi e strumentali improntati all’efficienza dei servizi a cittadini e imprese, alla trasparenza e all’open data, alla semplificazione e all’innovazione digitale, si incardina su logiche di smart working” username=”MapsGroup”]

Scuola

Sul fronte scolastico sono stati stanziati dei fondi destinati a comuni, province, città metropolitane, per l’edilizia scolastica cosiddetta ‘leggera’, cioè per l’adeguamento e l’adattamento funzionale, per le forniture di arredi e attrezzature scolastiche idonei a favorire il necessario distanziamento tra gli studenti.
L’avviso rientra nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020.

Turismo

Si rivela una risorsa il turismo lento e il turismo di prossimità, incentivati dal bonus vacanze e da altre iniziative, quali ad esempio la misura adottata dalla Regione Piemonte in base alla quale, acquistando una notte presso una struttura ricettiva dei consorzi turistici piemontesi, altre due notti le offrono Regione Piemonte e la struttura ricettiva prescelta.
 

[sf_iconbox image=”ss-fastforward” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Lo scatto in avanti: mettere in rete risorse e competenze[/sf_iconbox]

Il cosiddetto decreto semplificazioni individua tra i suoi stessi scopi il “far fronte alle ricadute economiche negative dovute alle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria da COVID-19”.
Da donna amministratrice, che pratica e coltiva da anni la cultura della condivisione, della rete e dell’innovazione, non posso che individuare, ancora una volta, la chiave di volta delle politiche pubbliche al servizio dei cittadini, nel lavoro di squadra tra pubbliche amministrazioni e altri soggetti del territorio, pubblici e privati. Superando il particolare per risolversi nell’universale, in un circolo hegeliano virtuoso di miglioramento continuo. Vale quindi anche per le tematiche della governance, della scuola, del turismo.
[bctt tweet=”La chiave di volta delle politiche pubbliche al servizio dei cittadini sta nel lavoro di squadra tra pubbliche amministrazioni e altri soggetti del territorio, pubblici e privati. Superando il particolare per risolversi nell’universale” username=”MapsGroup”]
Per il turismo, risulta strategico puntare su politiche che rafforzino l’identità territoriale comune, ad esempio sfruttando lo strumento delle Fondazioni di Comunità. Questo per:

  • conservare e valorizzare le singole peculiarità ed eccellenze;
  • trovare una linea comune di azione in diversi settori di interesse, stimolando una collaborazione concreta tra gli enti per condividere bisogni, interventi, competenze ed opportunità;
  • aumentare il peso specifico del territorio nel contesto regionale e nazionale, agevolandone anche la riconoscibilità;
  • incrementare le possibilità di intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei.

Per la scuola, è strategico puntare su politiche territoriali di distretto che valorizzino i diversi plessi scolastici dei comuni limitrofi in modo complementare e non esclusivo, agevolandone la specializzazione in base alle caratteristiche e alle particolari conformazioni del territorio, così come l’innovazione in termini di  didattica in presenza  e a distanza (D.A.D.)
Per la governance e le competenze, la sinergia tra enti consente di ottimizzare le risorse per raggiungere risultati migliori in termini di servizi da erogare ai cittadini.
L’interoperabilità ente-ente non è quindi un semplice rapporto tra soggetti, nel quale ognuno mette a disposizione qualcosa. Se vogliamo che sia dirompente, dovrà essere un flusso ciclico di amministratori, funzionari, norme e provvedimenti che si traducono in politiche sempre da ripensare, da superare e da migliorare. Ma in tutto questo c’è un unicum, che deve rappresentare lo “spirito assoluto” che governa razionalmente i cambiamenti: le competenze, da parte di amministratori pubblici e funzionari.
[bctt tweet=”L’interoperabilità ente-ente non è un semplice rapporto tra soggetti. Se vogliamo che sia dirompente, dovrà essere un flusso ciclico di amministratori, funzionari, norme e provvedimenti che si traducono in politiche sempre da migliorare” username=”MapsGroup”]


[highlight]Approfondimenti su Hegel[/highlight]


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Pubblica Amministrazione e Interoperabilità: la comunicazione tra Enti e Cittadini alla ricerca di valori comuni.

[dropcap3]A[/dropcap3]ffrontare il tema della interoperabilità ente-ente nella pubblica amministrazione, presenta la peculiare caratteristica di dover affrontare una problematica particolare: la difficoltà di comunicazione tra ente ed ente si innesta sulla difficoltà di comunicazione tra individuo ed ente pubblico. (E mai come in questo periodo, purtroppo per tutti noi, questo tema è cruciale.)
Perciò, in questo articolo, mi soffermo sulla necessità di (ri)scoprire i valori dell’etica e della comunità, lasciando alla comunicazione l’arduo compito e la funzione etica di contribuire a generare progresso sociale, facendo leva sulla capacità di creare comunione.

“C’è la grandine, le frane, la siccità, la malaria, e c’è lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno sempre”. […] Per i contadini, lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall’altra parte.”

Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli

Quanta rassegnazione, indifferenza e paziente dolore nei contadini lucani descritti da Carlo Levi in quel romanzo autobiografico, nel quale ripercorre la sua esperienza di vita durante il confino politico negli anni 1935-36, a causa della sua attività antifascista.
Da amministratrice pubblica di un piccolo comune, che quotidianamente affronta e lavora per risolvere le problematiche della sua gente, mi sono posta il problema di cercare di analizzare le cause di una simile scollatura tra gli individui e l’ente pubblico, per giungere quindi all’auspicabile composizione di quel conflitto.
Sono quindi partita da lontano, da Aristotele e dalla sua concezione di etica.
Etimologicamente, Treccani definisce ètica

“dal lat. ethĭca, gr. ἠϑικά, termine introdotto da Aristotele per designare le sue trattazioni di filosofia della pratica, che, talora lievemente distinto e più spesso identificato senz’altro con quello di “morale”, designa ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo”.

L’etica aristotelica è perciò una scienza pratica che ha come fine un sapere indirizzato all’agire umano, e in particolare al valore di tale agire, al suo essere un agire buono o cattivo, giusto o ingiusto.
La scienza dell’agire umano, Aristotele la chiama “politica”. Questa, a sua volta si suddivide in “etica”, che ha a che fare con la vita dell’individuo, e in “politica” in senso stretto, che ha a che fare con la vita dello stato. L’unione delle due branche sotto ad un medesimo nome, indica che per Aristotele, come già per Platone, vi è una stretta connessione tra l’agire individuale e l’agire sociale. Inoltre, il bene dello stato prevale su quello dell’individuo.

“Se identico è il bene per il singolo e per la città, sembra più importante e più perfetto scegliere e difendere quello della città; certo esso è desiderabile anche quando riguarda una sola persona, ma è più bello e più divino se riguarda un popolo e le città”

Etica Nicomachea, A., 2, 1094 b

Aristotele pone la norma del bene nell’essere stesso. Ovvero il valore di una cosa coincide con la sua essenza e con il suo sviluppo, che appunto a sua volta rappresenta il completamento di ciò che essa è in potenza fin dall’inizio.

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[/sf_iconbox]Il valore sociale dell’etica

Percepire il valore sociale dell’etica ci può aiutare a vivere secondo canoni di giustizia, di bontà, di gentilezza, creando le condizioni per una vita armoniosa senza conflitti. Riscoprendo il senso civico dell’esistenza. Ecco perché, per poter migliorare la propria vita e quella degli altri, l’“etica deve entrare nel kit di sopravvivenza dell’umanità se vogliamo recuperare una società che è allo sbando” come sostiene il teologo Vito Mancuso in una interessante intervista.
Ma allora, per recuperare la dimensione “sociale” dell’etica, perché non proviamo a rivitalizzare il concetto di “comunità”?
Sempre secondo la Treccani,

“nella sociologia di Tonnies […] la “comunità” si presenta come un organismo sociale caratterizzato da un alto grado di coesione – fondato sul sentimento affettivo e tradizionalistico di appartenere allo stesso insieme d’individui – dall’assegnazione definitiva e permanente della posizione sociale dei singoli, e dall’illimitata dedizione al gruppo.”

Una forma di vita collettiva caratterizzata da vincoli di appartenenza, fiducia e dedizione reciproca.
Del resto anche Adriano Olivetti vedeva nelle sue Comunità, gli ingredienti essenziali per costruire una sovranità popolare a partire dalle “cento piccole patrie”, laboratori di valori scientifici, sociali ed estetici.

“Tecnica e cultura conducono verso piccole città dalla vita intensa, dove ci sia armonia, pace, verde, silenzio, lontano dallo stato attuale delle metropoli sovraffollate e dall’isolamento e dallo sgomento dell’uomo solo. La natura, il paesaggio, i monti, i laghi, il mare creano con i nostri fratelli i limiti della nostra Comunità. Lì ci sentiamo più vicini al luogo migliore della nostra anima, più vicini al mondo dello spirito, al silenzio dell’eterno”.

 

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[/sf_iconbox]La comunità di comunicazione etica

Per declinare il concetto di interoperabilità ente-ente nella pubblica amministrazione, ritengo particolarmente utile approfondire la rilevanza del tema “comunicazione” nel campo dell’etica: in particolare, il filosofo tedesco Karl Otto Apel fonda il discorso morale sulla comunicazione argomentativa, cioè un modo di rapportarsi con l’interlocutore che tende a raggiungere il consenso facendo leva sull’argomentazione.
In effetti, a ben vedere la cifra etica della comunicazione, in particolare in un ente pubblico, la possiamo ravvisare nella capacità di creare comunione attraverso il dialogo tra gli interlocutori.
Va da sé che ne deriva un processo circolare di causa ed effetto tra progresso della comunicazione e giustizia sociale: infatti se da un lato una comunicazione autentica si basa su un mondo giusto, d’altro canto, è proprio grazie alla comunicazione argomentativa che si può determinare il “giusto”.

>>> La comunità nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: obiettivo n.11 Città e Comunità sostenibili

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 obiettivi, articolati in 169 target da raggiungere entro il 2030.
La Risoluzione adottata, partendo dalla constatazione dell’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, dal punto di vista ambientale, economico e sociale, chiama in causa gli Stati e tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura, per attuare un cambiamento del modello di sviluppo.
[bctt tweet=”Mettere a punto nuove idee, prospettive, strumenti e competenze per promuovere lo sviluppo del benessere dei cittadini diventa l’asset strategico per ridurre la complessità delle relazioni tra enti.” username=”MapsGroup”]
Tra i 17 obiettivi del piano di azione globale, il n.11 “Città e Comunità sostenibili”, mira a rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili. Tale obiettivo si articola in dieci target, tra cui sostenere rapporti economici, sociali e ambientali positivi tra le zone urbane, peri-urbane e rurali, rafforzando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale.
Insomma, ciò che favorisce sia il benessere individuale che la coesione sociale, è una cultura civica diffusa, che si rivela assai utile anche in momenti di crisi.

Mettere a punto nuove idee, prospettive, strumenti e competenze per promuovere lo sviluppo del benessere dei cittadini e del territorio, attraverso la definizione di una programmazione efficiente, diventa l’asset strategico sia per ridurre la complessità delle relazioni tra enti, sia per garantire l’interoperabilità fra gli stessi, conditio sine qua non per realizzare politiche di area vasta, in grado di migliorare i servizi ai cittadini.
Nel prossimo articolo ci focalizzeremo su alcuni casi concreti, best practice di politiche di area vasta.


Bibliografia e sitografia:

Storia del pensiero filosofico – Perone-Ferretti – Ciancio
Lessico Universale Treccani
L’etica e il silenzio ci salveranno
Il cammino della Comunità, Adriano Olivetti, Edizioni di Comunità
Etica della comunicazione


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Come approntare il miglior sistema di supporto alle attività di gestione delle emergenze. Di Paola Chiesa.

[dropcap3]P[/dropcap3]er declinare a livello comunale il più ampio processo di governance territoriale, lo strumento principe, sia programmatico che operativo, per costruire un sistema di supporto alle diverse azioni di gestione delle emergenze, è rappresentato dal Piano Comunale di Protezione Civile. Si tratta dell’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio.
Il piano si articola concettualmente in tre parti fondamentali:

  • la prima, di carattere informativo, contiene tutte le indicazioni sulle caratteristiche e sulla struttura del territorio;
  • la seconda, di carattere pianificatorio, stabilisce quali sono gli obiettivi da raggiungere per garantire la protezione civile ad una data situazione d’emergenza, definendo nel contempo le competenze dei diversi soggetti coinvolti;
  • la terza, di carattere esecutivo, descrive il modello d’intervento da adottare. Definisce le responsabilità decisionali, dispone le modalità di utilizzo delle risorse, indica quali caratteristiche deve avere il sistema di comunicazione affinché sia garantito uno scambio costante di informazioni tra tutti i soggetti coinvolti.

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[/sf_iconbox]Come si costruisce un Piano di Protezione Civile?

Il primo passo per la costruzione del Piano di Protezione Civile è costituito dall’acquisizione di tutte le informazioni utili per la caratterizzazione e l’analisi del territorio in esame, dal punto di vista fisico- geografico, amministrativo e demografico, idrografico, geologico, sismico, atmosferico.
Analogamente vengono identificati in questa fase gli elementi antropici del territorio esaminato, in particolare gli agglomerati urbani, le infrastrutture viarie, gli impianti tecnologici, le strutture ricettive e ricreative, le aree naturalistiche.
[bctt tweet=”Per declinare a livello comunale il più ampio processo di governance territoriale, lo strumento principe è rappresentato dal Piano Comunale di Protezione Civile.” username=”MapsGroup”]
Si procede con la definizione dell’organizzazione del sistema di comando e controllo, che prevede al vertice la figura del Sindaco quale massima autorità comunale di protezione civile e si articola via via in una struttura tecnica che ha lo scopo di gestire l’emergenza entro un quadro di controllo organico e attraverso un’organizzazione flessibile che consenta, in emergenza, un’attivazione agile e un apporto diretto alle operazioni di protezione civile.
Lo scenario atteso rappresenta l’oggetto sul quale dover pianificare la capacità di risposta dell’ente locale. Semplificando, potremmo distinguere le seguenti attività di soccorso da dover porre in essere:

  • soccorso tecnico urgente
  • messa in sicurezza;
  • pronto soccorso sanitario;
  • prima assistenza alle popolazioni
  • mantenimento dell’ordine pubblico
  • ripristino della funzionalità dei servizi essenziali;
  • attività di supporto logistico;
  • prima ricostruzione.

Nella redazione della parte operativa del Piano Comunale di Protezione Civile vengono dettagliati, per ogni tipologia di evento (frana, alluvione, incidente stradale, sisma ecc.) gli scenari di rischio che possono verificarsi e le procedure di emergenza da attivare.
In particolare, gli scenari di rischio vengono specificati definendone:

  • la pericolosità territoriale e la descrizione del tipo di dissesto;
  • la vulnerabilità antropica e la descrizione degli impatti sulla popolazione e sulle infrastrutture;
  • la prevenzione realizzata o da realizzare;
  • la gestione dettagliata dell’emergenza (monitoraggio, chiusura strade, allertamento della popolazione, evacuazione).

Le procedure di emergenza si distinguono in procedure di allertamento e di intervento, e identificano le strutture dell’Ente che devono essere attivate, nonché quali interventi devono essere effettuati in caso di calamità.
[bctt tweet=”Le procedure di emergenza si distinguono in procedure di allertamento e di intervento, e identificano le strutture dell’Ente che devono essere attivate, nonché gli interventi da effettuare in caso di calamità.” username=”MapsGroup”]
Nella redazione del Piano Comunale di Protezione Civile, è fondamentale integrare le informazioni raccolte a livello locale, con i dati provenienti dalle banche dati regionali e provinciali e con gli strumenti di pianificazione sovraordinata, quali ad esempio il PAI (piano territoriale per l’assetto idrogeologico), strumento conoscitivo, normativo e tecnico operativo per la difesa da frane e alluvioni, che punta a ridurre il rischio idrogeologico entro valori compatibili con gli usi del suolo in atto, per salvaguardare l’incolumità delle persone e ridurre al minimo i danni ai beni esposti.
Ulteriori riferimenti sono il piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, il piano di emergenza provinciale e il piano territoriale di coordinamento.

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[/sf_iconbox]Struttura organizzativa e risorse attivabili

L’autorità comunale di protezione civile è rappresentata dal Sindaco, il quale, al verificarsi dell’emergenza, assume la direzione unitaria e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita. Provvede ai primi interventi necessari e dà attuazione a quanto previsto dalla pianificazione di protezione civile, assicurando il costante aggiornamento del flusso di informazioni con il Prefetto e il Presidente della Giunta Regionale. Il Sindaco cura altresì l’attività di informazione alla popolazione.
La struttura organizzativa di protezione civile prevede per le diverse funzioni di supporto, specifici incarichi e mansioni per la gestione dell’emergenza. Il Piano Comunale di Protezione Civile contiene indicazioni circa le attività elementari di ogni funzione a seconda delle diverse fasi di allertamento, prevede il censimento e l’organizzazione delle risorse umane e strumentali a disposizione dell’amministrazione comunale per far fronte alle attività di protezione civile, e stabilisce il sistema di comunicazione con le strutture operative incaricate dei soccorsi (Comandi di Polizia Municipale, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, ARPA, ASL ecc.).
In caso di emergenza, bisogna poter contare sulla disponibilità di persone (dipendenti e volontari), di luoghi (magazzini, strutture e aree destinabili ai fini di Protezione Civile), di materiali vari (tecnici, di emergenza, di conforto) e di mezzi (trasporto persone, trasporto cose, movimento terra), nonché su una disponibilità economica.
In particolare, le aree destinate alla protezione civile possono essere di diverse tipologie:

  • area di attesa (punto di raccolta della popolazione);
  • area di accoglienza (punto di ricovero della popolazione evacuata);
  • area di ammassamento (punto di raccolta delle Forze dell’Ordine e di protezione civile).

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[/sf_iconbox]Azioni da attuare in tempo di pace

Per mantenere aggiornato ed operativo un piano comunale, in tempo di pace i dati devono essere regolarmente aggiornati, così come i materiali e i mezzi devono essere sottoposti a controllo periodico. Allo stesso modo, devono essere previste azioni di sensibilizzazione, formazione e aggiornamento sia nei confronti della popolazione, sia nei confronti degli amministratori pubblici, dei funzionari, dei tecnici e dei volontari.
Merita un approfondimento l’analisi del sistema di allertamento per la segnalazione del rischio, presupposto per l’attivazione di una eventuale procedura di emergenza.
Il 1° dicembre 2018, è entrato in vigore il nuovo Disciplinare di Allertamento di Protezione civile, approvato dalla Giunta Regionale del Piemonte. Il disciplinare regolamenta l’emissione e la gestione delle allerte meteoidrologiche.
Verde, giallo, arancione e rosso sono i colori che indicano il diverso grado di allerta; le fasi operative descrivono la condizione in cui si pone la sala di protezione civile (attenzione, preallarme, allarme). Gli attuali “livelli di allerta” con codici colore, vanno a sostituire i precedenti “livelli di criticità” (ordinaria moderata elevata).
La comunicazione dell’allerta è distinta per:

  • criticità idraulica per i corsi d’acqua del reticolo maggiore;
  • criticità idrogeologica per frane e corsi d’acqua minori;
  • criticità idrogeologica per temporali.

La correlazione tra fase operativa e allerta non è però automatica, ma deve essere dichiarata dai soggetti responsabili delle pianificazioni; parimenti deve essere formalizzato il rientro a una fase operativa inferiore e/o la cessazione dell’attivazione.
 

[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Conclusioni

Il percorso che porta alla redazione di un Piano Comunale di Protezione Civile, si sviluppa come abbiamo visto attraverso le fasi di analisi territoriale, di definizione degli scenari di rischio, di organizzazione delle risorse, di procedure, di formazione e informazione.
In questo sistema emergono con chiarezza due concetti fondamentali, ai fini di una efficace governance del territorio: la conoscenza e l’attendibilità dei dati.
La conoscenza del territorio trae a ben vedere il suo fondamento da presupposti e analisi storiche, rilevamenti e accertamenti puntuali, dati generali e specifici che fotografino la relazione tra le caratteristiche fisiche e la struttura socioeconomica del territorio comunale.
In tutto questo assume importanza fondamentale la qualità, attendibilità e aggiornabilità del dato, poiché consente di trasformare l’informazione da dato gestionale a dato programmatorio utile per la definizione delle politiche di mitigazione e procedure di emergenza.
[bctt tweet=”La governance del territorio, anche in tema di protezione civile, richiede  una visione: si passa dal concetto di esercizio del potere a quello della qualità delle azioni di governo del territorio.” username=”MapsGroup”]
D’altro canto, la cartina di tornasole per verificare la solidità e l’efficacia di un Piano Comunale di Protezione Civile, è costituita dalle attività di formazione e informazione, rivolte non solo a all’interno dell’ente ma anche ai cittadini, poiché consentono di ridurre i danni che un evento può provocare: in particolare, l’informazione alla popolazione è necessaria per avviare sia comportamenti autoprotettivi, sia di solidarietà nelle operazioni d’emergenza conseguenti ad un evento.
In questa direzione l’ente comunale, attraverso l’attuazione del piano, deve rendersi garante della crescita della comunità locale.
Infine, pur avendo come riferimento il contesto dello specifico territorio comunale, è utile che un amministratore pubblico, nella valutazione degli scenari di rischio, nell’organizzazione delle risorse e nell’attivazione delle procedure da seguire, coltivi e persegua una politica sovracomunale, per fronteggiare le emergenze ottimizzando gli sforzi e le azioni da intraprendere, in sinergia con gli altri amministratori del territorio circostante.
La governance del territorio, anche in tema di protezione civile, richiede infatti una visione: si passa dal concetto di esercizio del potere a quello della qualità delle concrete azioni di governo del territorio, in termini di efficacia e coerenza.
 
[highlight]Approfondimenti[/highlight]



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Sostenibilità: la governance territoriale come evoluzione della cultura di protezione civile nella P.A. Di Paola Chiesa.

[sf_iconbox image=”ss-loading” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Dallo studio degli scenari di rischio alla identificazione della struttura organizzativa di protezione civile.

Vivere un territorio “da dentro” – come accade ad ogni amministratore pubblico – significa toccarne con mano e in prima persona non solo le criticità, ma anche le grandi potenzialità.
Questo, a patto di tenere sempre presente un concetto affatto concreto, ma invece assai tangibile: quello della sostenibilità, inteso sia dal punto di vista dell’ambiente e delle infrastrutture, ma anche da quello umano e relazionale all’interno delle organizzazioni deputate alla tutela e alla salvaguardia del territorio stesso.
In questo articolo e nel prossimo quindi, dall’interno del mio doppio ruolo di amministratore e comunicatore pubblico, cercherò di delineare contesti normativi, scenari strategici e opportunità concrete in questo ambito, con un focus specifico alle pratiche di protezione civile collegate al tema, più generale, della sostenibilità.
 

Paola Chiesa


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[/sf_iconbox]L’Agenda 2030

[dropcap3]I[/dropcap3]l concetto stesso di “sostenibilità” sta assumendo sempre più un ruolo centrale nelle attività di governance e di pianificazione strategica all’interno degli assetti socio-economici di diverse realtà territoriali.
Non è un caso che IRES Piemonte abbia deciso di porre il concetto di “sostenibilità” al centro della sua ultima relazione annuale sulla situazione socio-economica e territoriale. Dal 2018, infatti – affiancando la Regione Piemonte e l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA Piemonte) attraverso studi congiunti e approfondimenti incrociati – ha intrapreso un percorso che sottolinea la necessità di una visione globale per accompagnare la società verso lo sviluppo sostenibile, cioè uno sviluppo in grado di assicurare “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”, secondo la definizione internazionalmente condivisa (rapporto Our common future, Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, Commissione Bruntland, 1987).
Già nel 2015, del resto, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con una lista di 17 obiettivi che si riferiscono ai diversi ambiti della vita umana e del pianeta e che dovranno essere raggiunti da tutti i paesi del mondo entro il 2030: povertà zero, fame zero, salute e benessere, istruzione di qualità, uguaglianza di genere, acqua pulita e igiene, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, industria innovazione e infrastrutture, ridurre le diseguaglianze, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, agire per il clima, la vita sott’acqua, la vita sulla terra, pace giustizia e istituzioni forti, partnership per gli obiettivi. Cosa significa, dunque, aderire all’Agenda 2030?
Aderire all’Agenda, quindi alla sostenibilità, richiede:

  • un cambiamento di prospettiva nel disegno delle politiche economiche, sociali e ambientali;
  • un cambiamento culturale nei singoli cittadini e nelle comunità di riferimento.

Quanto al primo punto, la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” (SNSvS), approvata con decreto interministeriale per la programmazione economica n.108/2017, costituisce lo strumento di indirizzo per lavorare in questa direzione. Le Regioni, dal canto loro, in base a quanto previsto dall’art.34 del DLgs 152/06, sono anch’esse tenute a dotarsi di una strategia di sviluppo sostenibile in grado di introdurre nuove modalità per costruire, orientare e definire le politiche e le azioni al fine di

“assicurare la dissociazione fra la crescita economica e il suo impatto sull’ambiente, il rispetto delle condizioni di stabilità ecologica, la salvaguardia della biodiversità e il soddisfacimento dei requisiti sociali connessi allo sviluppo delle potenzialità individuali quali presupposti necessari per la crescita della competitività e dell’occupazione”.

[bctt tweet=”L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con una lista di 17 obiettivi che si riferiscono ai diversi ambiti che dovranno essere raggiunti da tutti i paesi  entro il 2030.” username=”MapsGroup”]
Nel maggio scorso, Regione Piemonte ha approvato un documento tecnico (DGR n.98-9007) per costruire la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile del Piemonte, che individua la Conoscenza come priorità d’azione. Da qui la collaborazione con IRES Piemonte, con ARPA e con ISTAT, fondamentale per costruire un sistema di conoscenza diffuso e di supporto per la costruzione di politiche integrate.
Il cambiamento culturale nei singoli e nella comunità è legato ai concetti di identità e di relazione. In particolare, grazie alla conoscenza l’individuo può acquisire quella consapevolezza necessaria per indirizzarsi verso comportamenti diversi e virtuosi, in grado di generare relazioni forti e costruire la comunità di riferimento.
In simili contesti, possono trovare terreno fertile approcci nuovi e creativi a sostegno della sostenibilità, per sviluppare i territori in cui si vive generando valore con le risorse disponibili e gestendo le attività come se si facesse parte di un ecosistema naturale, caratterizzato da una progettazione che non spreca (come in natura, l’output di un sistema diventa risorsa, input di un altro sistema) e dove la sostenibilità può essere letta come un rapporto relazionale tra un sistema e un altro, secondo i dettami della “blue economy” e del design sistemico.

[sf_iconbox image=”ss-globe” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]La cultura di governance del territorio

A quali obiettivi dell’Agenda possiamo in prima battuta far riferimento per delineare un percorso ottimale di sensibilizzazione sulla sostenibilità, al fine di evolvere verso una cultura di governance del territorio?
[icon image=”ss-target” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Obiettivo n.1 – Povertà zero
L’obiettivo n.1 dell’Agenda intende sconfiggere la povertà attraverso un approccio integrato che vede il benessere delle persone intimamente connesso alla salute degli ecosistemi naturali. Il cambiamento climatico, infatti, provoca conseguenze non solo sull’ambiente e sugli ecosistemi, ma anche sul sistema socio-economico, danneggiando il territorio con ricadute di rilievo sulle attività produttive, sulle infrastrutture e sulle persone. Raggiungere l’obiettivo n.1 può significare allora, costruire politiche per la programmazione di interventi che favoriscano la prevenzione e la gestione del dissesto del territorio, quali ad esempio il rischio di frane e alluvioni (che in Piemonte interessa rispettivamente il 67,82% e il 90,86% dei Comuni).
[icon image=”ss-target” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Obiettivo n. 11 – Città e comunità sostenibili
Un aspetto significativo nel rendere le città e le comunità sostenibili è quello di migliorare l’utilizzo delle risorse. In quest’ambito, diventa fondamentale portare avanti politiche coraggiose di riduzione del consumo di suolo, promuovendo ad esempio la riqualificazione edilizia e la rigenerazione urbana (in Piemonte la distribuzione del consumo di suolo percentuale su base comunale indica che circa un quarto dei comuni – 26% – ricade nella classe con percentuale di consumo maggiore al 9% (il dato nazionale si colloca al 7,6%)
[icon image=”ss-target” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Obiettivo n.15 – Vita sulla terra
Questo obiettivo punta alla salvaguardia degli ecosistemi terrestri e della loro biodiversità. Include, tra l’altro, la promozione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, l’arresto della deforestazione e il ripristino delle foreste degradate. Al fine di salvaguardare la biodiversità, diventa fondamentale tutelare ad esempio il sistema delle aree protette (in Piemonte il totale del territorio protetto interessa il 18,07% dell’intero territorio regionale, laddove il dato italiano riferito alle aree protette è pari al 21,6%).

[sf_iconbox image=”ss-heart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Sviluppo sostenibile e Protezione Civile

Un interessante esempio di applicazione del concetto di sviluppo sostenibile applicato alla gestione del territorio, è rappresentato dal nuovo codice di Protezione Civile, in vigore dal 2018 (D.LGS 1/2018). Il nuovo assetto normativo è infatti caratterizzato da un’impostazione che rappresenta l’evoluzione verso una concezione di sistema, dimensione ormai necessaria (ma per nulla scontata) per governare la complessità del mondo moderno. Il nuovo codice tende a garantire un’operatività efficace e tempestiva, attraverso chiare attività di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, così come di gestione delle emergenze e del loro superamento.
Il nuovo codice introduce il concetto di pubblica utilità per definire il servizio di protezione civile, definito come

“il sistema che esercita la funzione di protezione civile costituita dall’insieme delle competenze e delle attività volte a tutelare la vita, l’integrità fisica, i beni, gli insediamenti, gli animali e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivato da eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo” (art.1).

Se ne sottolinea la funzione di interesse generale, la pari fruibilità a tutte le persone e l’esercizio da parte dei poteri pubblici.
[bctt tweet=”La ratio del concetto di sostenibilità che caratterizza l’Agenda 2030 sta nell’adattamento evolutivo che, per le società umane, significa qualcosa in più rispetto alla sopravvivenza della specie.” username=”MapsGroup”]
L’art.2 identifica le attività di protezione civile nella previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, gestione delle emergenze e loro superamento. Particolarmente interessante il fatto di specificare le attività di prevenzione in forme “strutturali”, quali la programmazione degli interventi finalizzati alla mitigazione dei rischi naturali o derivanti dall’attività dell’uomo e “non strutturali”, quali, tra gli altri, il servizio di allertamento, la diffusione della cultura di protezione civile, l’informazione alla popolazione degli scenari di rischio. L’importanza di questo articolo risiede nella evoluzione culturale del sistema di protezione civile, che tende ad evolversi da gestione dell’emergenza alla gestione del rischio di emergenza.
All’art. 3 è stata infine formalizzata la possibilità di articolare la funzione base di protezione civile a livello territoriale su “ambiti territoriali e organizzativi ottimali”, individuati dalle Regioni nel rispetto dei principi di sussidiarietà e adeguatezza. Si tratta anche in questo caso di una sfida molto importante, che intende individuare l’ambito ottimale per garantire l’effettività dell’azione di protezione civile. In un Paese come l’Italia, con rischi diversificati e problematiche complesse, è fondamentale trovare formule di applicazione a geometria variabile, basate su un accordo forte tra l’ente Regione ed i singoli Comuni.
L’art.31 disciplina la partecipazione dei cittadini alle attività di protezione civile. Il Codice introduce il principio della partecipazione dei cittadini finalizzata alla maggiore consapevolezza dei rischi e alla crescita della resilienza delle comunità. Tale partecipazione può realizzarsi in vari ambiti, dalla formazione professionale, alla pianificazione di protezione civile e attraverso l’adesione al volontariato di settore. Si tratta di parole rivoluzionarie che fanno leva su un concetto di pianificazione partecipata, sul diritto del cittadino ad essere informato sugli scenari di rischio, ma anche sul corrispondente dovere di essere preparato, per porre all’occorrenza in essere misure di autoprotezione. Un salto di qualità straordinario verso forme di cittadinanza attiva, preparata e consapevole.
Dunque, la ratio del concetto di sostenibilità che caratterizza l’Agenda 2030 sta in fondo nell’adattamento evolutivo che, per le società umane, significa qualcosa in più rispetto alla sopravvivenza della specie. Significa garantire la sicurezza degli individui, il benessere collettivo, l’equità sociale.
 
[highlight]Approfondimenti:[/highlight]

 


CREDITS IMMAGINI
Immagini copertina (rielaborate):
ID Immagine: 35845898. Diritto d'autore: Borislav Marinic
ID Immagine: 39655240. Diritto d'autore: danymages


		
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6MEMES TRENDS Ambiente, Uomo e Regole del gioco Trasparenza e Partecipazione nella PA

Amministrazione Pubblica e innovazione: il progetto “MAB’s AMBASSADOR". Ne parliamo con la dott.ssa Paola Chiesa.

Il sapere, moderna borsa di Mary Poppins: da dove viene, dove si raccoglie e dove va?

[dropcap3]S[/dropcap3]e parliamo di innovazione legata al territorio, soprattutto per quanto riguarda il nostro bel paese, c’è un tema di grande rilievo da mettere sotto la lente di ingrandimento sia dal punto di vista dei trend comunicativi che della sostanza.
E non si tratta di infrastrutture, o almeno non nel senso tradizionale del termine: stiamo parlando di “valore”, quello intrinseco di un territorio, visto come l’insieme del patrimonio dei beni produttivi e culturali che custodisce, e quello del cosiddetto “fattore umano”, ovvero dell’insieme dei saperi dei suoi abitanti.
L’anello di collegamento, in grado di connettere tra loro questi patrimoni, in un’ottica di innovazione, crescita e sviluppo – al di là delle risorse economiche messe in campo – è rappresentato dalla competenza messa a sistema che, se attuata, genera in sé un volano virtuoso di possibilità capaci di generare una ricaduta positiva immediata sia sul benessere dei cittadini che dei luoghi che essi abitano.
Non a caso si parla sempre più spesso dell’importanza della competenza e della formazione continua, fattori cruciali, ormai, non solo per vincere le sfide professionali che ciascuno incontra nella propria attività lavorativa, ma anche per partecipare in maniera consapevole e attiva alla propria comunità di appartenenza.
In un’epoca che avanza all’insegna di grandi cambiamenti a livello non solo globale, ma anche locale, nell’area tradizionale della formazione ricadono dunque oggi i concetti di un sapere che non può più essere monolitico e ancorato soltanto alle proprie tradizioni, ma deve invece essere in grado di costituire un vero e proprio “bagaglio” di conoscenza da cui attingere quel che serve all’occorrenza.
Si tratta, come anticipato dal titolo, di una sorta di novella borsa di Mary Poppins capace di sorprese straordinarie :- e soprattutto di rappresentare un sapere che si dispieghi in maniera creativa in un saper essere ancor prima che un saper fare, come si dice tra gli addetti ai lavori.
Una delle modalità individuate a livello legislativo fin dal 2003 per realizzare tale messa a sistema del sapere – messa in pratica in step diversi da parte dei vari legislatori, sino alle modifiche più recenti – è la cosiddetta “Alternanza scuola lavoro”, identificata come una modalità didattica che consente di alternare momenti di formazione in aula e in azienda o in altre strutture ospitanti.
Tale alternanza ha infatti l’obiettivo dichiarato di collegare in maniera sistemica il mondo del fare (ovvero del lavoro) con quello del sapere (il mondo della scuola e della formazione), per consentire agli studenti di avviare un percorso personale e condiviso verso il “saper essere”.
Tornando a noi, all’interno di questa cornice ci si può anche distinguere in eccellenza, utilizzandone appieno le opportunità. Ne parliamo con una delle nostre autrici, la dott.ssa Paola Chiesa (Vice Sindaco con delega all’Innovazione) che è stata capace, come vedremo, di passare dalla teoria alla pratica. Con risultati eccellenti, come vedremo insieme tra poco.

MAB’s AMBASSADOR, ambasciatori del territorio: un esempio pratico e insieme ideale del “sapere” messo a frutto.

 

Ciao Paola e bentrovata nel nuovo anno. Andiamo subito al punto, come si dice. Cosa ci puoi raccontare della tua bella avventura?

Ciao e bentrovati anche a voi. La mia avventura, come dici, è partita proprio da un’opportunità offerta dalla metodologia didattica chiamata Alternanza scuola lavoro che è stata istituita con la legge n. 53/2003 e disciplinata con il Decreto Legislativo n. 77/2005.
Rafforzata nel 2010 con il riordino del secondo ciclo di istruzione, che la richiama come metodo sistematico da introdurre nella didattica curricolare dei diversi corsi di studio per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, orientarli e promuovere il successo scolastico, ne viene confermata l’innovatività in termini di metodologia didattica con la legge 107/2015 (cd. Buona Scuola), come riportato di seguito – fonte MIUR https://www.miur.gov.it/alternanza-scuola-lavoro
“L’Alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.
L’Alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) in linea con il principio della scuola aperta.
Un cambiamento culturale per la costruzione di una via italiana al sistema duale, che riprende buone prassi europee, coniugandole con le specificità del tessuto produttivo ed il contesto socio-culturaleitaliano.”
La suddetta legge, dunque, al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, prevedeva la previsione di percorsi di alternanza scuola-lavoro per una durata complessiva di almeno 400 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi per quanto riguardava gli istituti tecnici e professionali mentre nei licei il monte ore prevedeva una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio.

Parli al passato. Nel frattempo la legge è cambiata, dunque?

Sì, e più precisamente l’anno scorso. La legge 30 dicembre 2018, n. 145, ( Legge di Bilancio 2019) ha infatti modificato la disciplina dei percorsi di alternanza scuola lavoro: a partire dall’anno scolastico 2018/2019, gli attuali percorsi in alternanza scuola lavoro sono ridenominati “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” e sono attuati per una durata complessiva non inferiore a 210 ore nel triennio terminale del percorso di studi degli istituti professionali; non inferiore a 150 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi degli istituti tecnici; non inferiore a 90 ore nel secondo biennio e nel quinto anno dei licei.

Si tratta comunque di un monte ore considerevole. Penso soprattutto alle piccole realtà come nel caso del Comune in cui tu sei Assessore. E infatti tu hai colto l’opportunità, giusto?

Sì, e il risultato ci ha premiato. E ha dimostrato che, per un Comune, avviare progettualità valide ai fini dell’alternanza scuola lavoro, rappresenta decisamente una opportunità preziosa.
Questo, sia perché attraverso tale strumento ci si può avvalere di risorse in affiancamento al personale in forze di cui in altri modi non si potrebbe disporre, sia perché in questo modo i giovani, avvicinandosi al mondo della Pubblica Amministrazione, possono sperimentare in prima persona forme di cittadinanza attiva, esercitando nel contempo attività strumentali e funzionali all’erogazione di servizi pubblici.

Arriviamo così all’esperienza vincente del progetto “MAB’s AMBASSADOR: ambasciatori del territorio”, a Baldissero Torinese. Ci racconti a grandi linee cosa è accaduto?

Volentieri. È stato un percorso lungo e articolato, avviato nel mese di giugno 2017 nel Comune di Baldissero Torinese con il progetto “MAB’s AMBASSADOR: ambasciatori del territorio”.
L’idea è stata quella di promuovere il nostro territorio che dal 2016, insieme ad altri 85 Comuni appartenenti a quattro Province diverse (Asti, Cuneo, Torino, Vercelli) fa parte della Riserva di Biosfera Mab Unesco Collina Po.
Mab (Man and Biosphere) è infatti il programma dell’Unesco nato nel 1971 per promuovere in modo sostenibile il rapporto tra uomo e natura, attraverso tre funzioni complementari:

  • “una funzione di conservazione volta alla protezione dei paesaggi, degli habitat, degli ecosistemi, così come delle specie e della diversità genetica;
  • una funzione di sviluppo, per favorire lo sviluppo economico e umano e generare non solo reddito, ma sostenibilità socio-culturale ed ambientale nel lungo periodo;
  • una funzione logistica e di supporto al fine di far avanzare la comprensione dello sviluppo sostenibile, per assicurare sostegno alla ricerca, monitoraggio e formazione a livello locale, oltre i confini della riserva della biosfera e attraverso lo scambio globale di buone pratiche.”

Quindi siete partiti da un “valore” intrinseco del vostro territorio…

Sì, e abbiamo cercato di metterlo ancor più a frutto.
La Riserva di Biosfera Collina Po costituisce di fatto il primo Urban Mab in Italia: si tratta di un’area naturalistica fortemente antropizzata (con circa 900.000 abitanti che vivono nell’area metropolitana torinese), ma caratterizzata da un alto livello di biodiversità anche legata alla grande ricchezza di acque (il fiume Po e 9 dei suoi affluenti).
Il Mab rappresentava (e rappresenta) un’imperdibile occasione per incrementare le attività di tutela e valorizzazione delle risorse, armonizzandole con il contesto urbano di riferimento. Si trattava e si tratta, in sintesi, di un valore in potenza che, secondo noi, valeva la pena di essere fatto meglio conoscere.
A Baldissero Torinese, comune collinare di circa 3700 abitanti, ci siamo quindi posti un obiettivo semplice, ma nello stesso tempo ambizioso: formare gli ambasciatori del MAB, puntando sui giovani del nostro paese e creando utili sinergie, con associazioni e operatori locali (tra cui l’Associazione Albacherium), con l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po Torinese, UNESCO e l’Università di Torino.
Abbiamo così coinvolto i giovani attraverso una politica di porte aperte all’alternanza scuola lavoro, stipulando le necessarie convenzioni con le vicine scuole di Chieri e allestito in municipio un’apposita aula digitale con dodici computer.
Infine abbiamo organizzato, pianificato e coordinato la formazione e il lavoro degli studenti, focalizzando le attività sulle curiosità storiche del paese, sulla realizzazione della cartografia digitale dei sentieri escursionistici e sulla classificazione e quantificazione dei prodotti tipici.
Il progetto si è rivelato oltre modo efficace. Innanzitutto, io credo, perché è stato fondato fin dall’inizio sui valori della sostenibilità, della replicabilità, della partecipazione e della cittadinanza attiva.
E poi perché, immediatamente, sono state messe a sistema tante positive ricadute sociali, quantificabili in valori importanti, quali ad esempio un maggiore avvicinamento dei giovani al loro territorio, ma anche la ricostruzione di una identità condivisa territoriale. Il tutto in un percorso di maggiore consapevolezza tra i cittadini del valore dei propri luoghi di appartenenza.
Si è trattato insomma di una vera e propria riscoperta delle proprie tradizioni attraverso nuove forme di aggregazione e dialogo tra generazioni diverse.

Ma la cosa non si è conclusa qui, giusto? Nonostante i traguardi raggiunti a livello locale, ne avete individuati altri, ancora più “ambiziosi”…

Sì: da cosa nasce cosa, del resto.
Il progetto, oltre che efficace, è risultato addirittura vincente: a gennaio 2018 ha rappresentato il Piemonte a Roma nell’ambito dell’iniziativa nazionale UNESCOEdu, e a maggio 2018, di nuovo a Roma, questa volta in occasione di Forum PA, ha vinto il premio speciale della Fondazione per la Scuola (Compagnia di San Paolo) nell’ambito del premio “Piemonte Innovazione” di ANCI Piemonte. Grazie a questo premio, ci siamo aggiudicati ben cinque notebook per implementare la nostra aula digitale.
Questo, grazie alle fondanti caratteristiche di sostenibilità e replicabilità, ha consentito al Comune di Baldissero Torinese di replicare il progetto dal 2018 in avanti, con nuove attività volte a diffondere la cultura e la filosofia MAB tra i giovani.

Quindi MAB’S AMBASSADOR non solo è un progetto che è andato a buon fine, ma rappresenta anche un modello da “esportare”?

Sì, e ne siamo particolarmente fieri!
Proprio l’Ente di gestione delle Aree Protette del Po Torinese, infatti, in virtù del successo del progetto, ha proposto ad altri due comuni del Parco ed appartenenti alla Riserva Collina Po, il modello sperimentato da Baldissero Torinese.
Il fine è quello di ampliare il numero di ragazzi che potranno utilizzare le ore previste dall’alternanza scuola lavoro per ragionare insieme su come armonizzare tra loro, nel rispetto reciproco, i concetti a volte antagonisti di tutela e valorizzazione delle ricchezze ambientali culturali di cui il territorio della riserva può vantarsi.
In particolare, l’Ente cercherà la collaborazione con altri due Comuni della Riserva e appartenenti al Parco per proporre gratuitamente una collaborazione formativa per i ragazzi delle scuole superiori volta alla consapevolezza delle potenzialità che il territorio può offrire visto anche in una visione più allargata di bene condiviso e riconosciuto al livello nazionale.

E quali sono le prospettive per il 2019?

Sono molto favorevoli, confido.
Mentre il lavoro di sinergia prosegue sui vari fronti – e si tratta di un lavoro certosino, ve lo assicuro – nel mese di giugno 2019 realizzeremo la terza edizione del progetto MAB’s AMBASSADOR.
Capitalizzando il lavoro prodotto nelle precedenti edizioni, cercheremo quest’anno – con l’aiuto indispensabile degli studenti – di creare un contenitore adatto a rappresentarlo e valorizzarlo al meglio.
Abbiamo pensato innanzitutto alla realizzazione di un blog come a uno strumento che ci consentirà di esprimere con diversi linguaggi (testi, immagini, video, interviste, musica, ecc.) quanto appreso sulla Riserva di Biosfera Collina Po.
Quello che vogliamo realizzare è insomma una sorta di “scrigno” capace da un lato di condividere il suo prezioso contenuto, e dall’altro di sollecitare nuovi modi per declinare i valori del programma MAB UNESCO. Questo, magari anche grazie al confronto con altre Riserve di Biosfera.
Trasmettere esperienza e conoscenza, infatti – e noi lo abbiamo testato in prima persona – può stimolare la curiosità e soprattutto la propositività dei cittadini, favorendo la coesione e l’inclusione sociale e supportando infine il Comune, quale ente pubblico più prossimo al cittadino, nel migliorare i servizi pubblici.
E poi, chissà, mai dire mai…

* * *

Grazie Paola.
Ci hai spiegato e fatto toccare con mano come valori a prima vista astratti – come abbiamo visto all’inizio del nostro contributo – si possono mettere insieme per generare una “ricchezza” culturale capace a sua volta di tradursi in valore concreto e condiviso, sia per i singoli che per il loro territorio.
In bocca al lupo allora!

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[highlight]Per saperne di più:[/highlight]


 

Sull’alternanza scuola lavoro

Sulla Riserva di Biosfera CollinaPo

Le attività svolte dal Comune di Baldissero Torinese per il progetto MAB’s AMBASSADOR

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Credits Immagini:
Immagine di copertina (rielaborata):

40564935, Stas Walenga
102296823, Roberto Atzeni
 


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Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Il "turismo lento"… il Piemonte meta d'ispirazione di un nuovo trend turistico.

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Chi  va piano…

[dropcap3]I[/dropcap3]l 2016 è stato l’anno dei Cammini, il 2017 l’anno dei Borghi, il 2018 è l’anno del Cibo. Il 2019 sarà invece l’anno nazionale del “turismo lento”.
Si tratta di una tipologia di turismo che valorizza il territorio stimolandone la conoscenza e incentivando l’immersione del turista in una dimensione che gli consenta di vivere il viaggio e il soggiorno osservando, ascoltando, gustando l’ambiente che lo circonda, nei particolari.
Una forma di turismo spiccatamente individuale, e comunque per persone che non desiderano tanto evadere da se stesse, quanto piuttosto ritrovarsi.
Un dettaglio importante, che ci ricorda il legame tra il fattore tempo, la conoscenza, la cultura. Italo Calvino diceva che:

“di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda.”

Di fronte alla “trasformazione del cliente”, l’approccio tradizionale dei mercati non è più sufficiente: un solo turista straniero su dieci viene in Italia con un viaggio organizzato e sempre più i “clienti” sono non solo gli organizzatori della propria vacanza ma anche i “certificatori” che fungono da guida per altri (offline e online) e parte attiva nella creazione di prodotti turistici.
I target diventano più estesi e trasversali a culture e classi sociali, mentre cresce una maggiore sensibilità e attenzione per sostenibilità ed esperienza del territorio. Tra l’altro, si stima che entro il 2025 le transazioni legate alla sharing economy nei cinque principali settori – finanza collaborativa, alloggi tra privati, trasporti tra privati, servizi domestici a richiesta e servizi professionali a richiesta – varranno 570 miliardi di euro ovvero un valore 20 volte superiore a quello attuale che è di 28 miliardi e che rappresenta ancora solo lo 0,035% del complesso dell’economia globale.
[bctt tweet=”Di fronte alla trasformazione del cliente, cambia anche l’approccio dei mercati al turimo.” username=”MapsGroup”]
Rispetto ai trend sottesi in questa trasformazione del turista, caratteristiche quali la velocità di cambiamento, la centralità dell’esperienza e la pervasività delle tecnologie implicano da parte di chi costruisce l’offerta turistica la capacità di fornire risposte flessibili, nell’ambito di una visione che si sostanzi in soluzioni integrate e in servizi di rapida erogazione.
Restringendo il campo di analisi al Piemonte, questa regione dal punto di vista turistico ha avuto una particolare accelerazione in seguito ai giochi olimpici invernali del 2006.
Analizzando i dati dell’Osservatorio Turistico regionale, che annualmente studia l’andamento e l’evoluzione dell’offerta e della domanda del mercato turistico e monitora le attività di promozione, informazione ed accoglienza turistica in Piemonte, possiamo infatti rilevare come i trend delle presenze dei turisti, degli arrivi, degli esercizi ricettivi, dei posti letto, abbia registrato percentuali di crescita particolarmente interessanti, con trend di crescita costanti nell’arco temporale 2008-2017, come si può rilevare dalle tabelle.


I dati statistici dell’osservatorio turistico regionale trovano d’altra parte una corrispondenza anche nel monitoraggio che abbiamo effettuato con il tool Webdistilled, sulle conversazioni avvenute in tutte le province piemontesi tra gennaio ed aprile 2018.
Le attività di comunicazione, diffusione e reshare avvenute attraverso i media (in particolare quelli online) relative alla tematica turismo/cultura, rappresentano infatti – da sole – la metà delle conversazioni avvenute rispetto a quelle totali, come si ricava dal monitoraggio delle conversazioni nelle città piemontesi nel periodo che va dal mese di gennaio a quello di aprile.
 

Monitoraggio conversazioni Città di Torino, periodo gennaio/aprile 2018.

 
Monitoraggio conversazioni nelle città di Asti, Alessandria, Biella, Cuneo, Novara, Vercelli (VCO) nel mesi gennaio/aprile 2018.

 

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Il Piano Strategico del Turismo 2017-2022

Allargando nuovamente la visuale, di fronte al fenomeno di crescita globale del turismo si è reso necessario individuare uno strumento che consenta di rafforzare la vocazione dell’Italia come Paese dell’arte e della cultura e governare lo sviluppo del settore turistico.
Questo strumento si chiama Piano Strategico del Turismo (PST) ed è stato elaborato dal Comitato Permanente di Promozione del Turismo, con il coordinamento della Direzione Generale Turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – MiBACT. Ha un orizzonte temporale di sei anni (2017-2022), durante il quale, attraverso un metodo aperto e partecipato, declina, a livello nazionale, un nuovo “sistema organizzato” per il miglioramento della competitività turistica dell’Italia: le Amministrazioni competenti, centrali e regionali, e tutti gli operatori del turismo italiano, pubblici e privati, contribuiscono, attraverso una pluralità di strumenti di condivisione, sia di confronto diretto, sia di natura digitale, alla definizione del Piano e alle sue fasi successive.
Quali sono gli obiettivi generali del Piano da qui al 2022:

  • Innovare, specializzare e integrare l’offerta nazionale
  • Accrescere la competitività del sistema turistico
  • Sviluppare un marketing efficace
  • Incentivare una governance partecipata nel processo di elaborazione e definizione del Piano e delle politiche turistiche.

Il Piano ha in realtà, forte delle statistiche e delle previsioni positive, uno scopo molto ambizioso, che è quello di porre il settore turistico al centro delle politiche di sviluppo del Paese. Individua a tal fine tre direttrici che devono stare alla base delle strategie, degli obiettivi e degli interventi: la sostenibilità, l’innovazione e l’accessibilità/permeabilità dei territori.

[sf_iconbox image=”ss-target” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]

Cosa si intende esattamente?

La sostenibilità del turismo è intesa nelle sue diverse accezioni relative alla specificità dell’ ambiente, del territorio, alla salvaguardia del patrimonio, al contesto socioeconomico, alla diffusione della cultura e al coinvolgimento della cittadinanza.
L’innovazione si estende ad un vasto campo di interventi: dai prodotti ai processi, alle tecnologie, ai modelli organizzativi, alla creazione di nuove competenze.
L’accessibilità/permeabilità fisica e culturale dei luoghi punta a rafforzare la fruizione turistica per tutte le persone senza distinzione delle loro condizioni di età o di salute; l’accessibilità di luoghi e territori attraverso sistemi di mobilità sostenibile; la possibilità per i visitatori di comprendere e interpretare la storia, la complessità e la varietà del patrimonio visitato (permeabilità culturale)
Ma la vera sfida cui sono chiamati gli enti pubblici e gli operatori privati, per tradurre gli ottimi e condivisibili obiettivi, strategie e interventi in risultati efficaci, è quella di favorire l’integrazione della filiera del turismo.
[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Integrazione delle risorse: in primo luogo, l’attrazione e la competitività turistica dipendono dalla capacità di integrare la fruizione di risorse diverse, associando a esse prodotti distintivi, e di combinare (per la costruzione di questi prodotti) elementi come la disponibilità delle infrastrutture e dei servizi, l’accessibilità dei luoghi, la regolazione delle imprese e della concorrenza, le competenze, la promozione, le condizioni di lavoro.
[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Integrazione produttiva: una seconda dimensione dell’integrazione è quella produttiva: il turismo è basato sul funzionamento di un vasto sistema di interdipendenze produttive (che coinvolge settori molto diversi, dall’agricoltura ai settori manifatturieri, dai trasporti ai servizi), attiva filiere diversificate e può produrre effetti in comparti economici anche molto distanti dall’attività turistica in sé, per effetto delle modifiche generate nella qualità generale e nell’attrattività dei territori.
[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Integrazione dei soggetti decisori: infine, l’integrazione si definisce in relazione agli attori del sistema del turismo, che ha al suo centro le Regioni e il vastissimo e variegato sistema delle imprese. Integrare gli attori significa costruire modelli più efficaci di governance delle politiche per il turismo, attivando strumenti di coordinamento e interrelazione funzionali allo sviluppo del sistema turistico. In questo ambito un’importanza fondamentale riveste la costruzione di una promozione coordinata dei territori, anche attraverso social media strategy condivise.
Per monitorare e valutare l’efficacia delle azioni attuative del Piano, è necessario individuare una serie di indicatori di risultato: ad esempio misure di variazione del benessere, qualità della vita, attrattività e specializzazione delle mete turistiche; numero di iniziative di intermodalità avviate, misure di digitalizzazione dei servizi di promozione turistica.
Anche un’attività di monitoraggio come quella da noi effettuata, si può rivelare uno strumento strategico prezioso per intercettare e analizzare le conversazioni sui social, web e stampa, accendendo l’attenzione del mercato e captando in real-time la diffusione di messaggi fondamentali in termini di reputazione e notorietà.

[sf_iconbox image=”ss-star” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]

Riassumendo…

 
Cultura e turismo sono elementi inscindibili per una lungimirante politica di sviluppo del brand Italia, da proporre come un museo diffuso organizzato in alcuni cluster di punta: natura, aree protette e paesaggi naturali; borghi e patrimonio immateriale; cultura diffusa, poli museali minori e spettacolo; cammini e itinerari religiosi; food e itinerari del gusto; lusso; terme, salute e benessere della persona; sport e grandi eventi; MICE (Meetings, Incentives, Conferences and Exhibitions) quindi riunioni, esposizioni, fiere.
In questo quadro è auspicabile che la Regione operi sul territorio sempre di più come una cabina di regia, mettendo a sistema informazioni e servizi , facilitando la creazione e la gestione di reti, investendo nella formazione di nuove competenze, agevolando il confronto e la collaborazione tra i diversi soggetti pubblici e privati.
Contestualizzare e identificare in modo approfondito i cluster turistici di cui sopra all’interno della regione, può essere inoltre una modalità concreta per incentivare la partecipazione dei Comuni ai tavoli di lavoro (per esempio agli Stati Generali della Cultura e del Turismo) favorendo una conoscenza diffusa della specificità dei singoli territori, l’emersione e la condivisione di best practice, la diffusione della conoscenza.
Dal basso, producendo cultura.

Paola Chiesa


Sitografia:

Rapporti statistici dei flussi turistici in Piemonte
Piano Strategico di Sviluppo del Turismo
Stati Generali della Cultura In Piemonte
Stati Generali del Turismo per il Piemonte

Langhe

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6MEMES TRENDS Sharing Knowledge White Paper

PA e Social Media: dal monitoraggio alle politiche socio-culturali adottate. White Paper di Paola Chiesa

[dropcap3]N[/dropcap3]l problema è ormai ben noto: mentre i team di sviluppatori elaborano e producono progetti sempre più innovativi a disposizione di una trasformazione digitale della PA, si complica di pari passo il come portare sul territorio ciò che la tecnologia propone. Questa non è più una sfida tecnologica. È ormai, soprattutto, organizzativa.
E alla trasformazione digitale delle PA concorre anche lo sviluppo della cosiddetta nuova comunicazione pubblica, basata sull’utilizzo di web, social network e chat. Anche in questo caso non mancano i servizi e gli strumenti digitali, ma un impegno per renderli più facilmente utilizzabili e a portata di cittadino oltre far sì che le stesse amministrazioni e aziende pubbliche ne colgano i vantaggi.
Allo scopo di capire come la comunicazione pubblica e istituzionale si sta adeguando alla scelta dei cittadini di utilizzare Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, YouTube, WhatsApp, Telegram, Messenger e Snapchat (per citare i più utilizzati), la dottoressa Paola Chiesa ha realizzato per il blog 6MEMES un White Paper sull’argomento. Dopo aver sottoposto a monitoraggio e analizzato con Webdistilled le attività comunicative che si sono svolte nelle province piemontesi tra febbraio e giugno 2017, l’autrice ha cercato di porre in rilievo quali sono state le tematiche di maggior interesse per i cittadini e le politiche che sono state messe in atto dalla Pubblica Amministrazione per la risoluzione dei topic in questione.
Cosa emerge? Che nonostante l’Italia possa dire di esser stata tra le prime fautrici di best practice dedicate alla nuova comunicazione, manca ancora qualcosa: una PA sempre più aperta, forte e coinvolta, che metta al centro delle politiche il digitale come strumento di servizio al cittadino.
 
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
Introduzione.
01. Trasparenza amministrativa, ascolto e informazione: le buone pratiche di un Ente Pubblico.
02. Social Media e PA: dal virtuale al reale.
03. Il rapporto tra Pubblica amministrazione e Social Media:
il caso di Torino.
04. Conversazioni e società: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania e Vercelli sotto la lente dei social.
05. Dal monitoraggio allo stato dell’arte delle politiche sociali e culturali in Piemonte alla luce (ed ombra) dei social.
Conclusioni.
Sitografia.

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Dal monitoraggio allo stato dell’arte delle politiche sociali e culturali in Piemonte alla luce (ed ombra) dei social. Di Paola Chiesa.

“In questo mondo nuovo si chiede agli uomini
di cercare soluzioni private a problemi di origine sociale,
anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati.”

(Zygmunt Bauman)

 
Dopo aver ascoltato, sottoposto a monitoraggio e analizzato con Webdistilled le attività comunicative che si sono svolte nelle province piemontesi nel periodo compreso tra febbraio e giugno 2017, siamo ora in grado di avere un quadro sufficientemente attendibile per:

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]evidenziare le tematiche di maggior interesse per i cittadini;

[icon image=”fa-street-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]tentare di effettuare una ricognizione delle politiche che sono state messe in atto dalla pubblica amministrazione, relativamente ai topic in questione.

Turismo, cultura, sicurezza, questione di genere, elezioni amministrative sono i temi che, come abbiamo constatato nei precedenti articoli, hanno coagulato l’attenzione nelle conversazioni sui social e nel mainstream.
Il livello di conoscenza diffusa che ne è emerso ci ha consentito di condurre un ulteriore approfondimento per verificare, a fronte dei bisogni che abbiamo captato o che abbiamo cercato di far emergere, se e in che modo l’ente pubblico è intervenuto per gestire tali bisogni, una volta individuati.

Dal monitoraggio delle conversazioni alle politiche adottate.

Le iniziative e gli accadimenti che nelle singole città sono stati maggiormente oggetto di conversazioni sottoposte al monitoraggio, in alcuni casi hanno costituito l’ingrediente fondamentale per imbastire, a livello istituzionale più alto, determinate politiche mirate alla gestione dei singoli temi secondo approcci che potremmo definire di “area vasta”.

In particolare, proprio sui temi turismo, cultura e tematiche di genere, la Regione Piemonte è intervenuta con iniziative volte a facilitare, specie attraverso bandi, finanziamenti e contributi, l’aggregazione di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di valorizzare le bellezze ed il patrimonio culturale del territorio piemontese, incentivare la creazione di centri antiviolenza a sostegno delle donne e sensibilizzare i cittadini sulla cultura della solidarietà.

[sf_iconbox image=”ss-camera” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
Interventi sul turismo
[/sf_iconbox]

Ogni anno, consuntivamente sulla base dei dati acquisiti, l’Osservatorio Turistico Regionale predispone un rapporto statistico che raccoglie alcune elaborazioni grafiche sintetiche relative:

[icon image=”fa-line-chart” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]all’andamento del turismo regionale rispetto al contesto nazionale,

[icon image=”ss-usergroup” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]all’analisi dei movimenti (arrivi e presenze) registrati nel corso dell’anno con raffronti rispetto all’anno precedente,

[icon image=”fa-hotel” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]al trend dell’offerta ricettiva (numero di esercizi e letti).

I dati statistici dei movimenti turistici dichiarati mensilmente dalle strutture ricettive piemontesi, secondo il tracciato dell’ISTAT, rappresentano i dati ufficiali del turismo in Piemonte. Vengono raccolti dagli uffici provinciali che provvedono all’inserimento in un database regionale gestito dalla Direzione Turismo della Regione Piemonte.
Queste le ultime evidenze disponibili, relative all’anno 2016.
Tali dati evidenziano un trend positivo che è risultato strategico sostenere con adeguate politiche attive. In tal senso, la Fondazione Compagnia di San Paolo è ad esempio recentemente intervenuta a sostegno del turismo piemontese con un bando sulla “valorizzazione di rete”.
Lo scopo è quello di incentivare la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico attraverso la promozione di iniziative volte alla messa in rete di beni culturali, per favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico attraverso progetti fondati sull’integrazione tra le risorse e gli attori locali.
È interessante sottolineare il fatto che la consapevolezza della messa in rete delle risorse culturali e paesaggistiche connesse a un’idea-guida, sia su scala urbana, sia su scala territoriale più vasta, fortemente radicata nel contesto in cui si intende operare, può rappresentare un modello in grado di generare opportunità di crescita, anche in considerazione dell’attuale contesto di crisi, per affrontare il quale diventa necessario integrare ed ottimizzare il più possibile azioni, competenze e risorse. In quest’ambito, assumono una valenza imprescindibile le azioni di comunicazione, di promozione e di pubblicità.

[sf_iconbox image=”ss-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
Interventi sulle tematiche di genere
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 Nel corso del mese di ottobre, l’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione Piemonte ha emesso una serie di bandi per il finanziamento dei centri antiviolenza sulle donne e delle case rifugio, rivolti sia alle strutture già esistenti sia a quelle di nuova realizzazione.

I centri antiviolenza sono punti di ascolto e luoghi di accoglienza e sostegno delle donne e dei loro figli minorenni, che hanno subito violenza o che si trovano esposte alla minaccia di ogni forma di sopruso. Le attività che possono essere finanziate riguardano l’assistenza psicologica e legale, progetti personalizzati per la presa in carico, la protezione e l’accoglienza temporanea e l’avvio verso percorsi di autonomia, orientamento al lavoro e autonomia abitativa, il collegamento stabile con una o più case rifugio e con le altre strutture di accoglienza.

Per rendere più efficaci gli interventi, viene incentivata la promozione dell’integrazione della governance tra enti pubblici e le organizzazioni del privato sociale, attraverso adeguate modalità di collaborazione della rete locale fra istituzioni, servizi pubblici ed associazioni.

[sf_iconbox image=”ss-woman” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
1522 – Telefono Rosa 
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Il consolidamento del collegamento di tutti i Centri Antiviolenza con la rete nazionale del numero di pubblica utilità “1522” – cosiddetto Telefono Rosa – promossa dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diviene lo snodo operativo delle attività di contrasto alla violenza di genere e stalking, garantendo i necessari raccordi tra le amministrazioni centrali competenti nel campo giudiziario, sociale, sanitario, della sicurezza e dell’ordine.

Il servizio, attraverso l’approccio telefonico, fa emergere la domanda di aiuto, consentendo un avvicinamento graduale ai servizi da parte delle vittime con garanzia dell’anonimato. I casi di violenza che rivestono carattere di emergenza vengono accolti con una specifica procedura tecnico-operativa condivisa con le forze dell’ordine.

Secondo i dati forniti dal Telefono Rosa Piemonte, dal 2013 ad oggi, i casi di maltrattamento sono aumentati:

  • Le donne che temevano per la propria vita nel 2013 erano il 52,17%; nel 2016 erano il 65,22%.
  • Lesioni e ferite significative nel 2013 erano riportate dal 37,14% delle donne; nel 2016 il dato è cresciuto al 51,68%.

Serve una cabina di regia regionale per dare risposte efficaci ai bisogni.

Uno sguardo complessivo al monitoraggio effettuato consente di individuare delle criticità e degli elementi comuni nelle diverse città che possono essere efficacemente affrontati con un piano strategico complessivo, frutto di una visione ai diversi livelli, in grado di offrire un riferimento certo a cui ancorare le azioni in modo armonico e strutturale.

La Regione può svolgere appieno il ruolo di coordinamento e di indirizzo strategico, sia definendo gli obiettivi che intende perseguire, sia operando come cabina di regia sul territorio:

  • mettendo a sistema informazioni e servizi,
  • agevolando il confronto e la collaborazione tra diversi soggetti pubblici e privati,
  • svolgendo una funzione di connettore e ponte tra i diversi livelli amministrativi.

In tal senso, l’esperienza ad esempio degli Stati Generali della Cultura in Piemonte è stata una prima occasione utile per stimolare e favorire un confronto tra gli operatori culturali che potrebbe agevolare la costruzione di reti, tenendo però presente l’importanza di garantire una struttura di rete pubblica, imparziale e super partes a garanzia di tutti i partecipanti, in quanto se le reti non sono percepite come parte dell’identità dei territori – o degli operatori – rischiano di essere solo delle occasioni perse
Un approccio sistematico e di rete, nella gestione delle tematiche che rivelano aspetti di criticità comune nel monitoraggio delle conversazioni nelle varie province, dovrebbe far riferimento ad una serie di elementi che, una volta individuati e gestiti, possono consentire la creazione di quella visuale più ampia, necessaria per costruire politiche puntuali e dare risposte ai cittadini:

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Accesso alle informazioni: agevolare i contatti e la circuitazione delle informazioni, delle competenze, dei progetti, anche attraverso piattaforme web, al fine di porre le basi informative indispensabili per la costruzione e la gestione di reti.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Governance della rete: definire obiettivi chiari, condivisi e che prendono in considerazione i bisogni reali dei territori. In quest’ottica la Regione dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento e di accompagnamento delle reti monitorandone l’attività e facendo da garante di qualità.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Accompagnamento tecnico: l’amministrazione regionale potrebbe mettere a disposizione alcune competenze utili per lo sviluppo delle reti oggi mancanti, oltre che un servizio di assistenza tecnica e di accompagnamento alla progettazione. Questo, allo scopo di incentivare anche per la partecipazione ai bandi europei e delle fondazione bancarie, così da consentire alle strutture più piccole di affacciarsi a quei livelli di finanziamento.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Nodi centrali: istituire centri rete che fungano da aggregatori per diverse realtà operative al fine di condividere programmazione e servizi ma anche di dotarsi di strutture centralizzate a livello regionale per il fundraising.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Rapporto con il territorio: costruire “patti territoriali” mirati a drenare alcune ricadute territoriali prodotte da iniziative vincenti affinché possano essere re-investite per una maggiore sostenibilità.

Conclusioni.

Grazie al monitoraggio effettuato con Webdistilled:

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo potuto individuare per ogni città le singole tematiche di interesse ed i relativi picchi di attenzione, legati anche a contingenze e specificità territoriali.

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo cercato di riconoscere i bisogni comuni e trasversali ai diversi contesti, al fine di poter ricondurre l’analisi delle tematiche ad un livello amministrativo più alto, quello regionale, per poter individuare gli strumenti più adatti ed opportuni allo scopo di affrontarle e gestirle.

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo scoperto che la gestione di rete o di area vasta sembra essere la modalità più idonea per cercare di risolvere le criticità.

Manca a questo punto un ultimo elemento: quello culturale. L’approccio al lavoro di rete non caratterizza ancora il lavoro dell’amministratore pubblico.
Si tratta di una sensibilità che sta maturando a poco a poco, che va sostenuta e diffusa, anche e soprattutto divulgando i risultati positivi che vengono raggiunti grazie al lavoro di squadra.
Rientra così in gioco la comunicazione, quale strumento per eccellenza che può contribuire a costruire una società disposta al confronto e attenta alla qualità delle relazioni, così come può facilitare il processo di costruzione di una Pubblica Amministrazione critica, inclusiva ed orientata ai risultati.

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Conversazioni e società: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania e Vercelli sotto la lente dei Social.

[dropcap3]D[/dropcap3]opo aver monitorato le attività comunicative ed in particolare le conversazioni social di maggior rilevanza avvenute nella città di Torino da febbraio a giugno 2017, in questo articolo presentiamo i risultati del monitoraggio attivato in quello stesso periodo sulle restanti province piemontesi: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania, Vercelli.
Il metodo utilizzato è il medesimo sperimentato con successo nel monitoraggio su Torino, quindi:

  • per ogni città abbiamo analizzato i picchi più densi di conversazioni;
  • per ogni picco abbiamo individuato i temi più rilevanti, e ricavato deduzioni ed inferenze.

Grazie a questa analisi, infatti, abbiamo provato a ricostruire il livello di conoscenza diffusa sui temi più “caldi”, la consapevolezza del quale è un elemento indispensabile alle pubbliche amministrazioni per perseguire una politica davvero al servizio dei cittadini, ponendosi “in ascolto” del territorio con l’obiettivo di:

  • captarne i bisogni
  • farli emergere laddove non siano evidenti
  • gestirli, migliorando così l’efficacia dei servizi pubblici.

Andiamo ora alle varie Province, analizzate una ad una.

BIELLA

Il monitoraggio svolto sulla città di Biella ci ha consentito di rilevare come prevalenti temi squisitamente territoriali, quali il dialogo tra cittadini e PA e la promozione turistica. Questo, grazie anche ad attività appositamente messe in campo dall’amministrazione e che il nostro monitoraggio ex-post ci consente di individuare come efficaci.
Andiamo più nel dettaglio. Proprio per creare dei momenti di incontro tra l’Amministrazione e la cittadinanza, al fine di di raccogliere direttamente dagli interessati le tematiche più sentite, il Sindaco di Biella ha deciso in via eccezionale di spostare le giunte comunali dalla tradizionale sede del Municipio ai quartieri, sfruttando le ex sedi di circoscrizioni.
Allo stesso modo, Biella ha deciso di puntare sulla promozione turistica: oltre 30mila fotografie sono state pubblicate su Instagram con l’hashtag #innamoratidelbiellese, appositamente promosso dall’azienda turistica in collaborazione con il Comune di Biella.
Il concetto interessante che sta alla base di questa politica è che i biellesi possono essere i primi ambasciatori del loro territorio, contribuendo con i loro scatti fotografici a costruirne l’immagine.
E infatti i feed, le mention e i reshare di tali argomenti sono stati premiati, dati alla mano!
Queste due tematiche confermano dunque come la capacità di fare sistema tra soggetti pubblici e privati sia premiato nel fatti, e in questo senso la città di Biella possa porsi come un interessante caso di studio ai fini dell’applicazione dell’agenda digitale.
Su temi come le competenze digitali, il commercio elettronico e l’open government, infatti, Biella si è seriamente spesa, ottenendo risultati interessanti.
E tuttavia, nonostante le belle notizie, dobbiamo rendere conto di come il picco assoluto di conversazioni sia stato però rilevato il 12/06/17 relativamente ad un episodio di femminicidio, con ben 337 “mentions”:
E non è, questo, come purtroppo vedremo anche in altri monitoraggi, un caso isolato.

Monitoraggio Biella

NOVARA

Il monitoraggio svolto su Novara ci ha consentito invece di rilevare e intercettare come prevalenti, a livello locale ma dirottato anche da media più diffusi territorialmente, temi quali i diritti civili, la politica cittadina e la riqualificazione territoriale.
In questo senso, spicca il caso di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano specializzato in medicina dei disastri e collaboratore dell’Università del Piemonte Orientale, arrestato nell’aprile scorso mentre si trovava nel suo Paese per partecipare a seminari nelle Università di Teheran e di Shiraz.
Il dottor Djalali, detenuto da allora senza il minimo rispetto delle basilari tutele giudiziarie nel carcere di Evin, rischia la pena di morte con l’accusa, peraltro non formalizzata, di “spionaggio”.
Su questo episodio anche la Regione Piemonte si è schierata a favore del medico iraniano, e anche la Lidu – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo – ha recentemente chiesto un’urgente ripresa della mobilitazione internazionale.
Questo topic, dunque, pone l’attenzione su un fatto da non sottovalutare: la capacità dei social di farsi cassa di risonanza e approfondimento anche a livello locale di eventi che rivestono un interesse sociale più esteso.
Infine, la notizia della decisione della Giunta di Novara di favorire gli investimenti e la creazione di posti di lavoro attraverso lo sblocco della riqualificazione di alcune aree cittadine, genera un ulteriore picco di attenzione.

Il tutto a contorno di interessanti linee guida del piano strategico, che la cittadinanza evidentemente dimostra di apprezzare: si passa dalla logistica tradizionale, alla nuova Città della Salute e della Scienza, al potenziamento dell’università, alla riqualificazione delle caserme, alla logistica finalizzata all’e-commerce.
Il picco di conversazioni (29/03/17, 398 mentions) si concentra però attorno ad una “caduta di stile” da parte del Sindaco di Novara, che in Consiglio Comunale, in occasione della votazione di una mozione, si è lasciato andare a una bestemmia in seguito alla votazione contraria di alcuni alleati di centrodestra. Questo fatto istituzionale diviene l’occasione per alimentare un forte disappunto da parte del centrosinistra.
Dimostrando una volta ancora il potenziale di espansione davvero rapido dei temi più conflittuali, capaci di sovrastare la voce di quelli più, chiamiamoli così, “costruttivi”.

Monitoraggio Novara

ALESSANDRIA

Il monitoraggio svolto su Alessandria ci ha consentito di rilevare come prevalente il tema delle elezioni amministrative e la posizione della Chiesa rispetto alle stesse.
Si inizia con il caso del capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio comunale di Alessandria, Angelo Malerba, arrestato dai Carabinieri perché accusato di furto: avrebbe forzato un armadietto della palestra alessandrina che frequenta, sottraendo il denaro contenuto in un portafogli al suo interno.
Espulso immediatamente dal M5S, diviene l’occasione per ribadire l’importanza di valori quali l’etica, l’onestà e la credibilità, in particolare per chi riveste un ruolo istituzionale.
Restando sempre in tema di campagna elettorale, anima le conversazioni social la notizia che il vescovo di Alessandria, monsignor Guido Gallese, ai candidati Sindaco in cerca di una “benedizione vescovil-elettorale”, sottolinei che la posizione della Chiesa sarà neutrale.
Infine, ad elezioni avvenute e con la vittoria del centrodestra, la notizia che accentra la maggiore attenzione riguarda la dichiarazione del nuovo Sindaco Cuttica il 26/06/17 con 518 mentions: “Alessandria ha vissuto un momento difficile, si è inserita in un processo di isolamento. Dialogare con le persone non è stato facile. C’è chi dice che abbiamo fatto una campagna low profile ma ho puntato sul dialogo con la gente e questo ha pagato.”
In questo caso quindi l’attenzione si è focalizzata su temi squisitamente elettorali, dimostrando che, seppure all’interno di trend di disaffezione alla politica, a livello locale l’interesse su queste tematiche si mantiene sempre elevato.

Monitoraggio Alessandria

ASTI

Il monitoraggio svolto su Asti ci ha consentito di rilevare come prevalente il tema degli stereotipi femminili – che purtroppo abbiamo già intercettato in precedenza, anche nel precedente monitoraggio – assieme a quello dell’immigrazione.
In particolare, è l’ex Ministro Emma Bonino a coagulare l’attenzione, lanciando l’iniziativa “Donne anche noi. Storie di fuga e riscatto” per celebrare la festa dell’8 marzo in modo diverso, con uno sguardo rivolto alle nuove italiane, nate in paesi lontani, ma ora parte integrante della nostra società. La Bonino sottolinea che la festa della donna sarebbe incompleta se non pensassimo anche alle donne immigrate e rifugiate che hanno lottato per affermarsi nel nostro Paese, e ottiene un ottimo seguito.
D’altra parte, a questa notizia positiva, costruttiva e indicativa di una sensibilità avanzata sul tema della donna, fa da contraltare, con il relativo picco di attenzione il 26/06/17 (762 mentions), la notizia circa un annuncio di lavoro comparso su una vetrina commerciale di Asti, con il quale si cercava una “estetista senza famiglia e non in sovrappeso” oltre ad altre condizioni.
Tale offerta di lavoro è stata tra l’altro definita «sconcertante» dalla Cgil che ha inviato una segnalazione all’Ispettorato del Lavoro, alla Consigliera di Parità, alle associazioni di categoria chiedendone l’immediata rimozione perché «offensivo e denigrante nei confronti della popolazione femminile».

Monitoraggio Asti

CUNEO

Il monitoraggio svolto su Cuneo ci ha consentito anche in questo caso di rilevare come prevalente il tema delle elezioni, oltre a quelli della protezione civile e del turismo.
Il tema politico raggiunge il picco massimo in data 07/03/17 con 557 mentions. La notizia della presentazione della candidatura a Sindaco di Nello Fierro, con un’anticipazione del programma elettorale che punta su gestione del territorio, politiche culturali e giovanili e solidarietà sociale, registra un significativo interesse tra i cittadini cuneesi.
A seguire, il 19/04/17, con 397 mentions, l’attenzione si concentra attorno alla notizia del crollo di un cavalcavia nello svincolo per Marene della tangenziale di Fossano, probabilmente per vizi costruttivi dell’opera. Fortunatamente non ci sono state vittime, ma l’occasione è buona per affrontare il tema della cultura della sicurezza.
Interessante la posizione presa in merito dai “Giovani Ingegneri” della provincia di Cuneo, che cerca di allargare il senso di consapevolezza delle responsabilità a vari livelli:
“Adesso si scatenerà «una caccia al colpevole – sostengono –, l’ennesima, senza comprendere appieno che, in realtà, siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli quando da committenti costruiamo un’opera e cerchiamo di risparmiare il più possibile (…), quando da costruttori suggeriamo al cliente una soluzione diversa da quella progettata (…) quando, da progettisti, non ci facciamo sentire a sufficienza. (…) Ma soprattutto siamo colpevoli quanto ci dimentichiamo dell’urgenza di questi problemi appena spenti i riflettori e quando non creiamo una coscienza sociale”. 
L’evoluzione del turismo in Piemonte è per fortuna l’altra notizia rilevante nel monitoraggio svolto su Cuneo, in occasione dell’evento Biteg, la Borsa Internazionale del Turismo Enogastronomico – che quest’anno si è svolto a Cuneo, il 28 ed il 29 aprile scorso.
L’occasione è stata utile per effettuare un’indagine sulla tipologia di turismo attuale e potenziale. In particolare si è rilevato che in Piemonte la dimensione naturalistica e paesaggistica si integra con l’offerta culturale ed enogastronomica, costituendo così un’esperienza autentica e di qualità a seconda della tipologia, della stagionalità, della motivazione di viaggio e del momento della vita del turista…
La combinazione di tutti questi ingredienti è quasi sempre presente e rappresenta la vera attrattiva del lifestyle italiano e del made in Piemonte, sia per il mercato italiano che per i mercati esteri. E i media, senza esclusione, sembrano interessati alla questione, dimostrando, in questo territorio, una cultura sociale particolarmente matura sul tema.

Monitoraggio Cuneo

VERBANIA

Il monitoraggio svolto su Verbania ci ha consentito di rilevare come prevalenti, oltre a quello del turismo, il tema delle iniziative sulla mafia e quello del lavoro giovanile, topic quindi più tipicamente sociali.
Verbania, del resto, non è solo la cittadina in cui vengono organizzati incantevoli mostre sui fiori, concerti e rappresentazioni artistiche: il 21 marzo a Verbania si è svolta la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le oltre 900 vittime innocenti delle mafie. 8000 persone hanno raggiunto la cittadina sul Lago Maggiore da tutto il Piemonte. È da segnalare la grande la partecipazione dei giovani, che hanno ricordato quanto sia importante fare rete, creare e rafforzare le leggi per combattere le mafie, anche attraverso la creazione di una nuova classe politica che nasca dalle piazze.
A questa notizia si collega quella sul lavoro giovanile: secondo uno studio della Fondazione Visentini presentato alla Luiss, pare che per diventare autonomi i giovani italiani ci mettano sempre di più: “Se un giovane di vent’anni nel 2004 aveva impiegato 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18 (arrivando quindi a 38 anni), e nel 2030 addirittura 28: diventerebbe, in sostanza, ‘grande’ a cinquant’anni”.
Notizie positive, infine, riguardano il settore immobiliare, il Lago Maggiore risulta essere quello in cui la ripresa è stata maggiore nel 2016. Secondo un’indagine Nomisma-Engel&Volkers, i prezzi sono tornati a crescere soprattutto nella fascia del lusso , arrivando a toccare quotazioni pari a 5.000-7.500 euro/mq per immobili nuovi nelle migliori location, con affaccio sul lago.
Le motivazioni? Oltre alla bellezza del paesaggio, anche la sicurezza percepita, che dimostra così di riverberarsi in un fattore non solo di benessere, ma di un potenziale incremento di PIL.

Monitoraggio Verbania

VERCELLI

Il monitoraggio svolto su Vercelli ci ha consentito di rilevare come prevalenti, una volta ancora, il tema della violenza contro le donne, e la mafia, con un’appendice conversazionale positiva sui musei.
Il picco assoluto di attenzione è stato raggiunto il 29/03/17 con 406 mentions, per la notizia riguardante un ennesimo caso di femminicidio.
Secondo i dati Istat, il 21% delle donne italiane, oltre 4,5 milioni, nel corso della propria vita ha subito atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e vissuti come violenza, abusi o molestie fisiche gravi come stupri o tentati stupri. Dati agghiaccianti che attirano l’attenzione sui social, generando un picco di attenzione il 29/03/17 con 406 mentions.
I picchi di violenza, spiega l’Istat, sono spesso anticipati da vessazioni psicologiche, uno stato di soggezione che riguarda 4 donne su 10: il 40,4% (oltre 8,3 milioni) le vittime di violenza psicologica, ad esempio attraverso la svalutazione o sottomissione.
Se circa un terzo delle donne ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale, per molte di più l’«asimmetria di potere» può sfociare in gravi forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico. Il 40,4%, oltre 8,3 milioni, è stata abusata verbalmente fino a sopportare gravi danni allo sviluppo della propria personalità, una su 4 ha difficoltà a concentrarsi e soffre di perdita di memoria.
Altra notizia degna di nota è rappresentata dall’opera di Claudio Parmiggiani per ricordare don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, la cui attività è portata avanti dal Centro di Accoglienza Padre Nostro, che si rivolge ai tanti giovani palermitani che rischiano quotidianamente l’emarginazione o il coinvolgimento nella criminalità organizzata.
Infine, per concludere il monitoraggio su Vercelli, diamo conto di una notizia “leggera” che ha riscontrato un certo interesse: l’iniziativa #museodifferente, ideata, promossa e realizzata dai ragazzi del servizio civile nazionale del Comune di Vercelli, per stimolare l’interesse dei giovani nel presentare e diffondere ciò che è contenuto nei quattro musei di Vercelli. La nota peculiare è che le caratteristiche, peculiarità, affinità e differenze devono essere divulgate utilizzando i social network.

Monitoraggio Vercelli

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[/sf_iconbox]CONCLUSIONI

Riassumendo, e per trarre informazioni utili sul sentiment delle persone e sullo stadio di conoscenza diffusa desunto dal monitoraggio svolto sulle sette province piemontesi da febbraio a giugno 2017 (esclusa la città di Torino), possiamo tirare le fila evidenziando che, accanto a notizie contingenti che tradizionalmente catturano l’attenzione, quali quelle che si riferiscono alle elezioni amministrative, i temi che hanno suscitato maggiore interesse, in modo trasversale alle varie province, sono stati il turismo ed il tema delle donne .
Per quanto riguarda il turismo, abbiamo verificato che è in corso una politica di valorizzazione e sviluppo del territorio, che accanto ad iniziative tradizionali sta iniziando ad introdurre elementi di innovazione, per esempio riguardo all’utilizzo dei social media per diffondere più velocemente i contenuti, per avvicinare tipologie di pubblico più eterogeneo rispetto al passato – in particolare i giovani – e per valorizzare le tipicità locali.
Per quanto riguarda il tema donne, accanto all’interesse generato purtroppo dai casi di femminicidio e al conseguente sentiment negativo, si assiste al tentativo di creare consapevolezza sulla questione di genere attraverso la divulgazione di dati sulle varie forme di violenza contro le donne, fisica e psicologica, ma anche sui casi di discriminazione lavorativa.
Uno spunto da cogliere, quest’ultimo, da parte delle pubbliche amministrazioni le quali potrebbero, partendo dai dati generali, contestualizzare la questione di genere mappando la realtà locale ed intervenendo ad hoc con politiche scolastiche, iniziative culturali ed eventi di sensibilizzazione sul miglioramento della questione di genere, avendo cura di misurare i risultati delle politiche attuate, e di ritarare le politiche, all’occorrenza.
Solo a questo punto, si potrà anche parlare di best practice, cercando di estenderle ad altre realtà municipali, facendo sistema e valorizzando le reti territoriali.

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Il rapporto tra Pubblicazione Amministrazione e Social Media: il caso di Torino. Di Paola Chiesa

Ci sono due tipi di persone. Quelle che fanno le cose
e quelle che affermano di averle fatte.
Il primo gruppo è decisamente meno affollato.

Mark Twain

 
Come anticipato nel precedente intervento, in questa specifica serie di contributi sul rapporto tra Pubblica Amministrazione e social media, abbiamo deciso di dedicare un articolo speciale all’evento accaduto in Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, in quanto rappresenta l’episodio di gran lunga più significativo nel monitoraggio attivato sul capoluogo piemontese da febbraio a giugno, non solo dal punto di vista quantitativo di conversazioni generate sui social tra e con i cittadini, ma anche per le interessanti implicazioni di natura politica, culturale, educativa.
L’evento in questione costituisce a tutti gli effetti uno spartiacque culturale, e merita di conseguenza un adeguato approfondimento al fine di trarne un insegnamento utile a diffondere la cultura della sicurezza tra i cittadini e nella Pubblica Amministrazione.

Cronaca dell’evento.

Il 3 giugno 2017, la finale di calcio di Champions League tra Juventus e Real Madrid richiama nel capoluogo piemontese circa 30.000 persone, per assistere alla partita da un maxischermo allestito in Piazza San Carlo. Il boato causato dal cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza genera il panico tra la folla, che si dà alla fuga cercando di raggiungere le vie limitrofe. Oltre 1500 le persone ferite per le contusioni ed i tagli procurati dalle cadute nella calca e sui cocci di bottiglia; una persona muore nei giorni successivi in ospedale, a causa delle lesioni riportate.

Tipologia e tempi di propagazione delle conversazioni.

Andamento delle conversazioni da febbraio a giugno

Per meglio rendere evidente la portata quantitativa e qualitativa del flusso di conversazioni relativo all’avvenimento di piazza san Carlo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo del cosiddetto “buzz trend” da febbraio a giugno, dal quale emerge il picco assoluto nei giorni 4 e 5 giugno, con 1961 e 2047 conversazioni ( e 9142 nel corso di tutta la settimana).
Distribuzione dei contenuti rispetto alla fonte di informazione.

In questo caso, per rendere evidente il significato dell’evento dal punto di vista comunicativo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo della distribuzione delle notizie relativamente alle varie fonti di informazione (stampa, web, forum, social network), dal quale emerge che la cassa di risonanza maggiore delle conversazioni è stato il canale dei social network , con ben 4592 clips, seguito dalle 2088 clips della stampa; è importante sottolineare come in tutti gli altri mesi invece, la fonte prevalente delle conversazioni sia stata generata dalla stampa, con quantitativi doppi rispetto ai social.


Infine, dalla rappresentazione grafica della suddivisione dei contenuti rispetto ai “topics” rilevanti per il Comune, e dal loro raffronto “prima” e “dopo” l’evento di Piazza San Carlo, emergono ulteriori dati interessanti:

  • il tema “sicurezza”, prima riguardava il 7,8% dei contenuti, dopo il 13,4%;
  • il tema “enti e istituzioni”, prima riguardava il 14% dei contenuti, dopo il 23,4%;
  • il tema “famiglie e giovani”, prima riguardava il 16,8% dei contenuti, dopo il 9,8%;
  • il tema “cultura, spettacolo, eventi”, prima riguardava il 20,7% dei contenuti, dopo il 13,3%.

Cosa significa?

Che il problema specifico della sicurezza si è tradotto immediatamente nella percezione di inadeguatezza nella gestione dell’evento da parte dell’Amministrazione Comunale; parallelamente, nel capoluogo piemontese, tale evento ha inciso negativamente sul numero di notizie e conversazioni riguardanti gli eventi culturali, gli spettacoli, i giovani e le famiglie, in quanto il clima di insicurezza generato ha ridotto la partecipazione agli eventi stessi e le relative conversazioni.
Di conseguenza, le domande indotte da questo evento non possono prescindere dall’approfondire quali possano essere, in questo contesto sociale, le misure di sicurezza da implementare, il ruolo ed il rapporto tra diversi enti pubblici coinvolti nel territorio, le implicazioni sulle politiche sociali e sul turismo.
Mentre la giustizia e la politica fanno il loro corso per accertare le responsabilità e le falle dell’organizzazione, con l’indagine della Procura di Torino, l’istituzione della Commissione Comunale d’Inchiesta, la resa dei conti politica con la sostituzione dell’assessore comunale all’Ambiente Stefania Giannuzzi con Alberto Unia, sta cambiando l’approccio alla sicurezza.

Le direttive del Capo della Polizia e del Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco.

Con due distinte direttive emanate il 7 e il 19 giugno 2017 dal Capo della Polizia e dal Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, indirizzate a Sindaci, Prefetti, Questori, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, sono stati qualificati gli aspetti di safety, intesi quali misure a tutela della pubblica incolumità – di competenza degli organizzatori dell’evento, che devono redigere un “piano di gestione della sicurezza” – e quelli di security, a salvaguardia invece dell’ordine e della sicurezza pubblica – di competenza delle forze dell’ordine – Sono stati così specificati gli aspetti che devono essere valutati per migliorare i processi di governo e di gestione delle manifestazioni pubbliche.
Quale impatto sta avendo questa nuova regolamentazione nell’organizzazione e gestione degli eventi pubblici?
Restando sempre a Torino, il 24 giugno 2017, giornata in cui si festeggia il patrono San Giovanni, al tradizionale spettacolo pirotecnico in piazza Vittorio si è registrato un flop: solo 25.000 persone presenti contro le 100.000 degli anni scorsi, a causa dei controlli rigidissimi sugli accessi alla piazza messi in atto dalle forze dell’ordine, e dei locali commerciali chiusi. L’”effetto San Carlo” insomma pare sia ancora vivo a Torino: un chiaro sintomo di sfiducia verso l’Amministrazione Comunale, che nel frattempo, con un’ordinanza del Sindaco Appendino, ha proibito di vendere alcolici e superalcolici da asporto dalle 20 alle 6 del mattino nei quartieri del divertimento notturno: San Salvario, Vanchiglia e Piazza Vittorio, appunto.
Ma del senno di poi son piene le fosse…
È doveroso a questo punto sottolineare come Torino abbia pagato lo scotto di una percezione di pericolo molto accentuata tra i cittadini, conseguenza degli attentati terroristici degli ultimi due anni: Charlie Hebdo, Bataclan, Berlino, Londra, Nizza. Eventi che hanno segnato le nostre coscienze al punto tale da farci assalire dal panico al minimo falso allarme. Ma fino all’evento di Piazza San Carlo, probabilmente non ne eravamo del tutto consapevoli, ed è corretto anche aggiungere che ciò che è successo a Torino sarebbe potuto accadere ovunque. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che se fino a ieri erano sufficienti misure di sicurezza minime, oggi sono necessarie grandi misure. Perché quando accadono simili eventi, non si può cedere a compromessi, in particolar modo nei grossi centri, a rischio di apparire eccessivamente rigorosi nell’osservanza delle regole. Questa è la chiave di lettura realistica con la quale ritengo vadano considerate le misure, a prima vista eccessive, adottate nelle successive settimane dall’amministrazione comunale torinese in occasione degli eventi di pubblico spettacolo in programma.
La lezione è servita, infatti a Modena…
Così, quanto successo a Torino ha fatto scuola, e la Sindaca Chiara Appendino, con il suo messaggio “non possiamo cedere alla paura”, ha passato idealmente il testimone alla città di Modena: l’esperienza negativa è servita per consentire agli organizzatori e all’amministrazione comunale emiliana di strutturare un piano straordinario di sicurezza per il concerto di Vasco Rossi il primo luglio a Modena, in occasione dei suoi 40 anni di carriera e al quale hanno partecipato 220.000 persone. Lo stesso Ministro dell’Interno Minniti ha sottolineato:

“… l’eccellente risultato in termini di sicurezza, un’organizzazione-modello che ha coniugato libertà e sicurezza dei cittadini con l’obiettivo di garantire la ‘safety’ e la ‘security’ dell’evento e dell’intera città”.

Forse, ancora una volta, [bctt tweet=”La cultura della #sicurezza nasce dalla #collaborazione tra #PA e #cittadini e informati. ” username=”MapsGroup”]
Si conferma, infine, quale dovrebbe essere il ruolo di una Pubblica Amministrazione evoluta, che non può limitarsi a monitorare i flussi di informazione (già un bel traguardo da raggiungere, peraltro), ma deve farsi anche carico, nell’interesse pubblico, della formazione nei confronti della propria cittadinanza, investendo su informazione costante, inclusione, partecipazione, cittadinanza attiva. Si tratta di un processo dinamico nel quale, se la PA si pone come un soggetto osservatore, disposto ad imparare, potrà comprendere come tarare al meglio gli interventi nel proprio territorio, adottando le soluzioni migliori per lo svolgimento in sicurezza degli eventi, ottemperando così alla normativa, ma senza sacrificare il regolare svolgimento degli eventi.
Con buon senso da parte di tutti, insomma, e anche una sana dose di (auto)ironia.

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