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Il Processo aziendale e l’Azienda come insieme di processi. Di Giulio Destri.

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[/sf_iconbox]Il processo di business

[dropcap3]N[/dropcap3]ei due articoli precedenti abbiamo visto insieme il modello della Architettura Enterprise (adatto soprattutto a grandi organizzazioni, come ad esempio le multinazionali) e il modello dell’azienda visto come insieme di centri di servizio, più adatto all’analisi della PMI italiana. Per comprendere ora come applicare la digital transformation occorre completare l’analisi dei processi, che è – di conseguenza – il tema di questo nostro articolo.
Ricordiamo innanzututto che un processo di business (o processo aziendale) altro non è che il modello formalizzato di un insieme (organizzato e coordinato) di attività decisionali e/od operative, che agisce secondo input precisi e crea al termine del processo un output che ha un valore per il cliente.
Il cliente può essere:

  • esterno all’azienda (processi sell-side), e in questo caso il processo procura direttamente ricavo all’azienda stessa
  • interno all’azienda (processi in-side), e dunqueil processo garantisce funzionamenti interni.

Naturalmente esistono anche processi di ingresso (processi buy-side), in cui l’input proviene dall’esterno dell’azienda, come, per esempio, l’approvvigionamento delle materie prime. I processi, inoltre, se sono grandi e/o complessi, si suddividono in fasi, composte a loro volta da varie attività.
Se ne deduce che una fase è, in sostanza (come abbiamo in parte anticipato nell’articolo precedente) un raggruppamento di attività.
Le attività, a loro volta, si possono suddividere sia in azioni (elementari) che in operazioni, ossia micro-attività che sono considerate come un unico blocco non ulteriormente scomponibile.
[bctt tweet=”Un processo di business (o processo aziendale) altro non è che il modello formalizzato di un insieme (organizzato e coordinato) di attività  che agisce secondo input precisi e crea un output che ha un valore per il cliente.” username=”MapsGroup”]
Esempi di azioni possono essere l’immissione di una data in una maschera di immissione dati di un programma su PC, l’invio di una mail, lo spostamento di un utensile etc. In funzione del tipo di analisi che si sta facendo, la dimensione di un’azione può variare: in taluni contesti si può considerare come azione ciò che in altri è un’attività.
Le attività sono collegate nel tempo (in sequenza, o in parallelo e così via) e nello spazio. Un’attività di fabbricazione, ad esempio, si può svolgere in un capannone, mentre la successiva in sequenza si può realizzare in un’altra sede, rendendo necessario il trasporto dell’output risultato della prima verso la locazione della seconda richiedendo di conseguenza una necessaria attività di collegamento (e trasporto) tra le due.
Ogni processo deve avere parametri (indicatori) che consentano la misurazione delle sue attività, soprattutto in termini di performance. Esempi di indicatori sono:

  • il tempo necessario per l’esecuzione dell’intero processo;
  • il tempo necessario per l’esecuzione di ciascuna delle attività;
  • il rapporto fra output e input (indice di efficienza);
  • il rapporto fra output effettivo ed output atteso (indice di efficacia).

Se ne deduce che all’interno del processo devono esistere punti di misurazione (ad esempio il punto di inizio e quello di fine di ogni attività) che consentano di ottenere le varie e indispensabili misurazioni.
Un processo di cui non si conoscono misure non può infatti dirsi noto e tantomeno può essere governato o ottimizzato. Come visto nell’articolo precedente, inoltre, i processi possono essere espliciti e formalizzati oppure impliciti. Immaginiamo ora, nel proseguire il nostro discorso, che i processi oggetto di osservazione siano espliciti.
 

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[/sf_iconbox]L’Azienda come insieme di processi

La visione dell’impresa come un insieme di processi, diffusa nelle aziende molto grandi, rappresenta la stessa come una successione di processi operativi (controllati a loro volta da processi decisionali) che vengono suddivisi fra le risorse organizzative ed umane dell’azienda stessa assegnandoli come ruoli ed incarichi.
Quest’attività richiede più strutture di controllo oltre alla la presenza di responsabili di processo (process owner) deputati al governo degli stessi.
Uno dei modelli “storici” per rappresentare tale visione è la Piramide di Anthony, la cui prima versione risale addirittura al 1965, che rappresenta i processi in modo gerarchico, suddividendoli fra strategici (destinati al governo generale dell’azienda) e tattici (atti a tradurre la strategia in attività per la sua realizzazione, come rappresentato in figura.
azienda
 
Ad esso si è affiancato negli anni ’90 il modello della Catena del Valore di Porter, che rappresenta l’intera azienda come una successione di processi. Una versione semplificata di tale modello è nella figura seguente:

I due modelli non sono in contraddizione tra loro, ma anzi possono essere integrati usando il modello di Porter per le attività operative (operations) del primo livello della Piramide di Anthony. Lo si vede nella figura seguente, dove a piramide sono rappresentati i processi decisionali sia tattici che strategici.

La gestione per processi ha dimostrato, nelle grandi aziende, di portare diversi vantaggi: visione d’insieme, migliore coordinamento tra le parti e, soprattutto, la capacità di individuare più facilmente inefficienze e sprechi, aumentando l’efficacia ed il valore prodotto. Metodologie oggi in ampia diffusione, come la Lean Production,  sono basate sui processi.

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[/sf_iconbox]Mappare i processi sui centri di servizio

Ora, per proseguire il nostro discorso, mettiamo insieme la visione per processi e quella per centri di servizio attraverso un esempio, rappresentando il tutto con il linguaggio grafico BPMN.

PMI
NB: per vedere in maniera efficace l’immagine, è consigliabile cliccare sulla stessa e ingrandirla.

In questo esempio i centri di servizio coinvolti sono 3: Vendite, Produzione e Magazzino e sono rappresentati con rettangoli, chiamati anche corsie o swimlane. All’interno di ciascuno di essi hanno luogo le attività svolte da quel Centro di servizio, qui rappresentate con i rettangoli con gli spigoli arrotondati.
Il tutto inizia (si veda il pallino azzurro) con la richiesta di un cliente (non rappresentato in figura) di 1000 pezzi del suo prodotto. L’ufficio Vendite decide dunque di verificare se l’azienda è in grado di soddisfare la richiesta e chiede informazioni al Magazzino, il quale inizia una verifica partendo da quanto deve essere prodotto nei successivi 10 giorni (code di produzione) e da quanto si è in grado di produrre al giorno.
Se comunque la capacità produttiva non è sufficiente il processo si interrompe (si veda il pallino azzurro circondato di nero) con l’invio al cliente della risposta negativa. In caso contrario viene chiesto al Magazzino di verificare se ci sono sufficienti componenti per produrre 1000 pezzi; anche in questo caso, se la risposta è negativa, il processo si interrompe. In caso affermativo, invece, la produzione calcola i tempi necessari e li comunica all’ufficio Vendite, che a sua volta prepara la risposta affermativa per il cliente.
Dall’osservazione dell’esempio citato sono immediatamente evidenti alcuni dei vantaggi che la digital transformation può apportare:

  1. il magazzino deve avere l’archivio di giacenza elettronico (vale già oggi per la stragrande maggioranza delle aziende);
  2. la pianificazione della produzione dovrebbe essere in elettronico, con la visione delle code di produzione tramite appositi strumenti informatici;
  3. se sono vere entrambe le condizioni precedenti, integrando i sistemi informatici, si crea la possibilità per l’ufficio Vendite di procedere direttamente alla verifica della fattibilità dell’ordine. In questo modo la risposta al cliente può avvenire in tempo reale.

Questo esempio è volutamente semplificato proprio per poter fare comprendere facilmente il concetto. Se ne deduce che l’analisi dei vari processi deve evidenziare non solo fonti di possibile ritardo, potenziali errori etc, ma, più in generale, deve riscontrare i punti di debolezza dei processi dovuti sia a problematiche di comunicazione fra i centri di servizio che a fattori di debolezza interni ai centri di servizio (come spiegato nell’articolo precedente).
A questo punto, integrando il tutto con:

  1. una valutazione delle soluzioni digitali presenti sul mercato,
  2. un’analisi costi-benefici,
  3. un’adeguata analisi dei rischi legati alla trasformazione,

Si può decidere di applicare la trasformazione digitale.
La trasformazione digitale è dunque un cambiamento che deve essere gestito attraverso una serie di opportuni progetti. Tenendo presente che – come dimostrato credo attraverso le analisi presentate in questi ultimi articoli – una volta sia noto il punto di partenza (AS-IS), il primo passo per un progetto di innovazione che abbia buone possibilità di successo è stabilire con chiarezza il punto di arrivo (TO-BE), ossia l’obiettivo del progetto.
Questo sarà dunque il tema del prossimo articolo. Stay tuned!


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Immagine di copertina (rielaborata)
ID Immagine: 30836863. Diritto d'autore: bacho12345
ID Immagine: 64521750. Diritto d'autore: Andor Bujdoso
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L’evoluzione dei Portali B2B: sicurezza ed efficienza con il nuovo software SmartNebula.

Per lo scambio di documentazione fra aziende sempre più spesso viene fatto uso di portali che permettono di aprire un canale digitale fra cliente e fornitore, finalizzato allo scambio di informazioni e documenti relativi a tutte le attività dell’azienda (approvvigionamento, pianificazione e monitoraggio della produzione, nonché accreditamento fornitori e verifica delle certificazioni).

Si tratta dei cosiddetti “portali B2B” (Business to Business) – ossia dei siti dedicati alla gestione e lo scambio di informazioni e documenti fra un’azienda e i suoi fornitori.
L’utilizzo di tali strumenti permette di rendere più strutturato il processo di acquisizione di informazioni e documenti. Il rovescio della medaglia è dato dal fatto che ogni azienda implementa solo il proprio portale e, quindi, un fornitore:

  1. deve iscriversi in più portali, ognuno con una specifica modalità di utilizzo ed è questo uno dei motivi principali con il quale si riscontra spesso una scarsa adesione all’utilizzo di questi strumenti;
  2. si vede costretto ad inviare lo stesso documento più volte, magari con modalità diverse, a ciascuno dei propri clienti;
  3. nel caso debba aggiornare un documento, dovrà ricordarsi di farlo su tutti i portali sui quali l’aveva precedentemente caricato, con dispendio di tempo e risorse.

Ed è qui che interviene SmartNebula. Il nuovo software di Maps Group può integrarsi con i portali B2B per:

  • armonizzare e rendere più efficienti i processi di raccolta documenti (evitando, ad esempio di richiedere lo stesso documento più volte per processi o ambiti diversi grazie alla possibilità di classificarlo tramite tipologie e tag personalizzabili secondo le proprie esigenze);
  • rendere semplice e veloce l’inserimento di un nuovo documento e, poi, facilmente disponibile per la consultazione, permettendo di verificare in tempo reale lo stato di una certa persona/attrezzatura, l’azienda di appartenenza e la relativa raccolta documenti fornitori;
  • evitare la necessità di registrazione nel portale B2B in quanto le comunicazioni vengono tutte gestite dal cloud SmartNebula, diminuendo di molto i tempi di adozione di tali strumenti;


SmartNebula inoltre:

  1. traccia ogni operazione effettuata dagli utenti e
  2. mantiene uno storico con tutte le versioni dei documenti.

Il tutto con enormi vantaggi per il cliente e semplificazioni amministrative per i fornitori.
Il sistema prevede diversi alert automatici che consentono di monitorare le scadenze inviando in modo pro-attivo, all’approssimarsi delle stesse, dei promemoria sia al cliente sia al fornitore.

E per chi non ha un portale B2B? Il sistema di classificazione, visualizzazione e validazione dei documenti e i loro fornitori, offerto da SmartNebula, non prevede necessariamente la presenza di un portale B2B.

Si può infatti accedere a SmartNebula utilizzando un browser in qualunque parte del mondo ci si trovi. Questo perché l’erogazione avviene in modalità Software as a Service (S.a.a.S), su piattaforma Cloud: all’applicativo e i servizi collegati gli utenti accedono esclusivamente via rete.
SmartNebula è dunque la naturale evoluzione di un Portale B2B:

  • semplice e facilmente accessibile ovunque ci si trovi,
  • veloce e completamente personalizzabile,
  • sempre aggiornato e flessibile riguardo le normative italiane.

Una gestione e un controllo ottimale di tutti i documenti? La scelta sicura è unica: SmartNebula.

Potete conoscere meglio il nuovo prodotto, creato e costantemente implementato dalla squadra di esperti di Maps Group, visitando il sito https://smartnebula.mapsgroup.it/
Siete interessati a vedere come funziona SmartNebula? Allora richiedete una demo compilando l’apposito form a questo indirizzo: https://smartnebula.mapsgroup.it/richiedi-una-demo-smartnebula/
 

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6MEMES TRENDS Sharing Knowledge

Consigli di lettura in riva al mare? Ecco le “perle” di MEMEnto6.

[dropcap3]S[/dropcap3]iamo nel cuore dell’estate e – in una sorta di formulario condiviso e propiziatorio – ovunque scorgiamo all’orizzonte i più svariati consigli di lettura.
Anche per noi di 6MEMES si tratta di un rito cui non vogliamo assolutamente rinunciare soprattutto ora, che il nostro blog “va in vacanza” per le prossime due settimane.
Con una novità di “parte”, come si dice: stiamo parlando di un consiglio di lettura online legato alla nostra più giovane creatura: MEMEnto6, la newsletter del blog, nata per raccogliere e condividere articoli, trends e contenuti esclusivi in un unico luogo “virtuale”.
Perché vi consigliamo di iscrivervi a MEMEnto6?
Per leggere le rubriche che contiene, oltre alla raccolta degli articoli del Blog 6MEMES che hanno fatto tendenza, e soprattutto per accedere ai contenuti esclusivi, realizzati solo per i nostri iscritti, come piccole perle da raccogliere e collezionare, magari proprio in riva al mare, perché no?
Ed ora – fedeli alla nostra vocazione di esploratori tra i dati e le parole – veniamo ai consigli di lettura extra-blog. Si tratta di opere di confine, che abbracciano aree di sapere diverse da attraversare, come Calvino insegna nelle sue Lezioni Americane, in un

“tempo che scorre senza altro intento che lasciare che i sentimenti e i pensieri si sedimentino, maturino, si distacchino da ogni impazienza e da ogni contingenza effimera”.

Iniziamo con l’opera “Le lingue impossibili” di Andrea Moro (Editore Cortina Raffaello) che
“esplora l’esistenza delle lingue impossibili, alla ricerca dell’impronta digitale del linguaggio umano (…) e ci conduce oltre i confini di Babele, attraverso l’insieme di proprietà che, al di là delle apparenze, tutte le lingue condividono, e indaga le fonti dell’ordine, facendo riferimento a esperimenti che egli stesso ha contribuito a progettare. (…)
Parole e frasi” – ci dice l’autore – “sono come sinfonie e costellazioni: non hanno contenuto proprio, esistono perché le ascoltiamo e le guardiamo. Perché siamo parte dei dati.”
Il secondo libro che vi proponiamo è centrato sull’attualità dell’innovazione tecnologica.
Si tratta di “Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane” di Paolo Benanti (Editore Marietti) che ci parla di come
“Lo sviluppo e la diffusione delle intelligenze artificiali producono una diversa percezione e cognizione del mondo e sollevano nuovi problemi di natura etica. L’effetto dirompente di queste tecnologie è legato al loro potenziale di innovazione tecnologica e di trasformazione sociale.”
A partire da queste riflessioni, l’autore ci indica che “i processi innovativi possono essere valutati positivamente solo se sono orientati a un progresso dal volto umano.”
Concludiamo i consigli di lettura con “L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet” di Evgeny Morozov (Editore Codice).
In questo caso, non si tratta di un libro recente: uscito invece nel 2011, mostra oggi tutto il suo potere di analisi predittiva della realtà parlando della rivoluzione di Twitter:
“Evgeny Morozov, in antitesi al cyber-ottimismo di pensatori come Clay Shirky, spiega molto chiaramente come anche governi tutt’altro che democratici usino le piattaforme digitali piegandole ai loro fini.”
Si tratta dunque di un’opera non solo anticipatoria, ma utile ancora oggi per comprendere che
Pensare alla rete come a un propagatore naturale di democrazia è fuorviante e pericoloso: per garantire forme efficaci di cambiamento sociale è necessario rimanere calati solidamente nella realtà.”
Detto questo – anzi, scritto – non ci resta che affidare le nostre parole al vento, magari in riva al mare, e lasciare che facciano il loro corso.
A tutti voi i nostri più cari auguri di una estate ricca di piccole (e grandi) perle!


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Immagine di copertina (rielaborata):
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ID Immagine: 96933275. Diritto d'autore: korolyok
Ritratto di Italo Calvino: Gerardo Lunatici

 

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6MEMES TRENDS In Salute e in Malattia

Stili di vita DOP e resilienza anche in caso di eventi drammatici: meglio un monitoraggio oggi che una cura domani. A patto che…

[dropcap3]I[/dropcap3]nizio l’articolo con un preambolo: chi mi segue sa che da qualche anno mi occupo (in maniera personale e dunque arbitraria 🙂 del legame esistente tra noi umani e il nostro benessere in termini di salute, ma non solo. Lo faccio da un punto di vista generale, seguendo spunti e suggestioni di tipo culturale e sociale, alla ricerca di un punto di incontro tra:

  • ciò che le nostre società, nel tempo, riconoscono come dati consolidati in tema di salute e benessere;
  • ciò che l’innovazione e l’evoluzione – tecnologica in prima istanza, ma culturale subito dopo – promettono e (a volte) mantengono.

Seguo dunque con particolare attenzione i topic su questi temi che incontro nel mio serendipitare.
E anche se in questi ultimi giorni si parla molto di stili di vita e buone pratiche finalizzate per lo più a recuperare la forma migliore per indossare il costume 🙂 mi sono imbattuta in ben altri temi, senza nulla togliere alle istanze estetiche cui ciascuno di noi (inutile negarlo) pone la giusta attenzione.
Non si tratta di argomenti leggeri e tantomeno estivi: siete avvisati!!!
Il primo imput alle mie riflessioni è venuto da un tema ben preciso trattato a livello nazionale: quello dello stile di vita in relazione alla salute (e, più in generale, al benessere) promosso in una recentissima tre giorni appositamente dedicata che si è tenuta dall’8 al 10 luglio di quest’anno e che ha coinvolto le principali istituzioni, enti e associazioni del nostro paese.
Il secondo topic che si è innestato nella mia ricognizione riguarda un progetto globale chiamato Project Baseline e la relativa selezione lanciata già nel 2017 per “mappare” la nostra salute:

“Si tratta di un ambizioso progetto di ricerca basato sulla raccolta e l’analisi dei dati clinici di circa 10 mila persone che verranno costantemente monitorate nel corso di almeno quattro anni.
L’obiettivo è quello di elaborare una mappa della salute umana attraverso la creazione di una piattaforma di dati in grado di spiegare la transizione dalla salute alla malattia e identificare ulteriori fattori di rischio delle patologie più diffuse.”

Il terzo è invece relativo ad alcuni monitoraggi locali che sono stati effettuati negli scorsi anni su alcune aree del nostro paese colpite da un sisma, ovvero l’Emilia Romagna che, tra l’altro, vanta il record europeo dei certificazioni DOP e IGP di prodotti agroalimentari e l’Abruzzo, territorio altrettanto celebre in tutto il mondo per il suo patrimonio culturale e naturalistico.
Si tratta di monitoraggi che raccolgono dati e informazioni molto interessanti sia per il focus specifico con cui trattano il tema della salute che per il fatto di riguardare porzioni di territori accomunate da un evento calamitoso, e quindi contingente. Il tutto a dimostrazione esemplare del legame indissolubile che esiste tra noi umani, il nostro benessere  e quello del territorio in cui viviamo.

[bctt tweet=”Il legame esistente tra noi umani e il nostro benessere in termini di salute, ma non solo, è legato allo stato del territorio in cui viviamo, che ne siamo o meno consapevoli. ” username=”MapsGroup”]
L’ultimo spunto l’ho infine raccolto nell’articolo di un autore che seguo con grande interesse a partire dalla lettura del suo libro “Le Macchine Sapenti” che consiglio caldamente.
Si tratta del professor Paolo Benanti, che ci racconta come Facebook stia interpretando i dati sanitari – delle aree geografiche in cui il suo Social è attivo – sia a livello locale che g-locale e infine planetario.

Questi argomenti si sono così saldati, nella mia mente, in un filo articolato di pensieri che vorrei qui dispiegare e condividere.
Anche alla luce dell’interesse mostrato dai due colossi relativamente alla mappatura della nostra salute non solo in quanto individui, ma in quanto parte di veri e propri ecosistemi, in questo primo articolo voglio innanzitutto portare alla luce alcuni degli intenti e degli esiti dei monitoraggi degli effetti post-sisma sulla salute delle popolazioni colpite da tali tragedie, in collegamento alle evidenze che gli “stili di vita” dimostrano di avere rispetto alla salute.
Subito dopo, nell’articolo che uscirà dopo l’estate, mi concentrerò invece sul progetto Baseline (e altre amenità) e infine, in autunno, sulle attività di Google e le “mappe” di Facebook, seguendo prima lo spunto del professor Benanti e chiudendo infine il cerchio dei miei pensieri (a tratti spigolosi, in verità) a proposito del rapporto tra la qualità della nostra vita, quella dell’ambiente in cui viviamo e l’impatto delle nuove tecnologie in questo ambito.

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[/sf_iconbox]Primo: misura e conta

I monitoraggi sugli effetti post-sisma – che hanno “mappato” gli abitanti di questi territori così duramente colpiti  sono a modo loro commoventi, se penso a quanto spesso bistrattiamo le nostre istituzioni.
Si tratta infatti – come ho anticipato – di una serie di indagini sul tema della salute condotte, in tempi diversi, sulle vittime di alcuni dei più recenti sisma italiani.
Lo hanno fatto non solo dal punto di vista sanitario, ma hanno azzardato un passo in più analizzando l’impatto del trauma dal punto di vista psicologico e soprattutto comportamentale non solo rispetto allo shock vissuto nell’immediato, ma anche riguardo la capacità (del singolo e della collettività) di continuare a prendersi cura di sé e della propria salute dopo tale violenta rottura della routine.
Lo hanno fatto monitorando, ad esempio, non solo l’insorgenza di malattie con-causate dal sisma, ma anche quelle attività di prevenzione e adozione di positivi stili di vita che potrebbero invece benissimo – nell’immanenza della tragedia – essere stati facilmente spazzati via, sia per motivi esterni e contingenti (chiusura di strutture mediche, servizi e presidi sanitari etc), ma anche interni e individuali, che possiamo definire, in maniera generica, “psicologici”.
Perché  –  è ben ricordarlo – un terremoto, come ogni evento traumatico esterno che impatta all’improvviso in un territorio – non risparmia nulla, e rischia di rompere, più di tutto, i legami, ovvero ciò che tiene insieme gli uni con gli altri.
[bctt tweet=”Un terremoto, come ogni evento traumatico all’interno di un territorio, non risparmia nulla, e rischia di rompere, più di tutto, i legami, ovvero ciò che tiene insieme gli uni con gli altri.” username=”MapsGroup”]
Quella che è stata ricercata nel monitoraggio, dunque, è stata una “misura” che tenesse conto non solo dello stato di salute fisica degli abitanti della zona colpita,  ma anche del loro stato emotivo, soggettivo e personale.
Queste, per fare un esempio, sono state alcune delle considerazioni finali dell’indagine ESTE condotta su circa 2000 persone residenti in nei 21 comuni delle province di Modena e Reggio Emilia colpiti dal sisma, valutandone gli esiti su “stato di salute, stili di vita e ricorso ai servizi di prevenzione territoriali.”
Confesso che ho provato sollievo, quando ho letto:

“ESTE ci ha fornito il quadro di una popolazione resiliente che non ha riferito evidenti cambiamenti nello stato complessivo di salute percepito.”

Allo stesso tempo però:

“tre anni dopo l’evento una persona su due riferiva ancora un pensiero intrusivo, cioè ricordava gli eventi anche quando non voleva o li ricordava a partire da altre situazioni. Questo a testimonianza che il sisma sia stato un evento pervasivo nella storia e nei vissuti di molti cittadini, rappresentando uno spartiacque tra la vita prima e dopo il terremoto”.

Gli stili di vita positivi per la salute, comunque, hanno resistito, e:

“L’utilizzo dei servizi preventivi mostra una buona tenuta, in particolare la diagnosi precoce dei tumori non ha subito forti cambiamenti, e non si è osservata nei comuni modenesi del cratere la riduzione della copertura della vaccinazione antinfluenzale nelle persone con patologie croniche che si è osservata a livello regionale.”

Inutile negarlo: quando ho finito di leggere i dati del monitoraggio ho provato una certa gratitudine, soprattutto per gli intenti mostrati nello sguardo del valutatore che ha mappato così un’intera popolazione: misurare le chance di resistenza e sopravvivenza (resilienza, appunto), di un popolo e della sua terra vuol dire puntare sul futuro. Alla faccia del sisma e della sua magnitudine!

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[/sf_iconbox]Secondo: conta e misura!

Leggendo questi dati sull’Emilia Romagna – memore della tragedia dell’Abruzzo – mi sono messa alla ricerca di equivalenti da confrontare. Approfondendo il tema, ho scoperto che non era la prima volta che si effettuavano ricerche simili. Come infatti cita il report Prima e dopo il sisma dell’Aquila:

“Dalla revisione della letteratura effettuata da Ripoll e colleghi sugli effetti a medio-lungo termine del terremoto risulta che il primo esempio di sorveglianza epidemiologica post-terremoto in Italia sia stato realizzato a seguito del terremoto dell’Irpinia del novembre 1980.”

Da ulteriori ricerche in rete ho dunque trovato altra documentazione riguardanti il sisma che tutti conosciamo come de L’Aquila, anche se ha riguardato l’Abruzzo più in generale. Anche in questo caso il risultato del monitoraggio è confortante, almeno in parte.
Tuttavia:

“I risultati dello studio CoMeTeS hanno confermato che i disturbi mentali, come quelli da stress post-traumatico e quelli depressivi, sono risultati più frequenti rispetto a quanto atteso.”

Non a caso, l’edizione emiliana del medesimo questionario ha tenuto conto di questo focus specifico, tanto da basarsi:

“su un’evoluzione del questionario CoMeTeS, grazie all’esperienza maturata dal precedente studio aquilano, approfondendo alcuni aspetti come quelli psicologici (ansia e pensiero intrusivo), disagi, danni e perdite causati dal sisma (abitativi e lavorativi, immediati o persistenti, emigrazione, rottura di legami affettivi), aggiungendo nuove tematiche come il supporto sociale attivo e passivo (proxy della resilienza) e il gioco d’azzardo.”

La mia ricerca in rete sugli effetti del sisma si è fermata qui. (Per quanto riguarda gli esiti del terremoropiù recente, quello del centro Italia, rimando al libro “Il disastro e l’interruzione degli stili di vita. Salute alimentare nel dopo terremoto del centro Italia”).
Ma il fatto che i monitoraggi post-sisma di Emilia Romagna e Abruzzo siano stati messi in relazione tra loro, così da evolvere in maniera sincrona e strategica, mi ha fatto venire in mente un articolo di Mauro Di Maulo, che ci ha parlato di salute e medicina in termini di “cura” e “accompagnamento”, e ho esteso idealmente questo approccio a un’intera comunità.
Il valore stesso della cura, infatti, riguarda non solo il singolo individuo, ma anche quello dell’ecosistema in cui questo nasce, cresce e si muove. Perché una terra, prima di tutto, è composta da chi la abita: sono gli esseri viventi che la popolano a dare una misura del suo valore non solo nell’immediato, ma anche nel tempo. Al di là del dato di partenza, al di là della contingenza, quel che determina il futuro è infatti, come sempre, la prospettiva.
[bctt tweet=”Una terra, prima di tutto, è composta da chi la abita: sono gli esseri viventi che la popolano a dare una misura del suo valore non solo nell’immediato, ma anche nel tempo, ovvero in prospettiva.” username=”MapsGroup”]
E così, anche se non ho approfondito il tema in sé, ne ho fatto – per dirla alla Giulio Destri – un modello di partenza per altri lidi di pensiero che mi hanno, a loro volta, portato a conclusioni impreviste.
Entrambi i monitoraggi, infatti, non hanno tenuto conto solo dei danni e delle conseguenze contingenti, ma si sono avvicinati a un ambito prettamente umano, quello legato alla sua capacità di reagire alle avversità. Si sono quindi cimentati non solo con fattori culturali, ma anche sociali, legati in maniera indissolubile con la “terra” di appartenenza e i suoi valori condivisi.
E qui il mio pensiero si è saldato con le varie attività di raccolta dati e mappatura in corso (anche in ambito sanitario) e soprattutto con l’articolo del professor Benanti, che parla di come alcuni algoritmi  (in specifico di Facebook) si stiano sempre più addentrando nelle aree non soltanto geografiche, ma anche culturali, della condizione dell’uomo in termini di salute e benessere in tutto il pianeta.
E ho fatto subito mie le riflessioni dell’autore, come vedremo nel prossimo post.
Stay tuned.

Natalia Robusti


APPROFONDIMENTI SUI MONITORAGGI POST-SISMA

Terremoto Emilia Romagna

 Indagine ESTE – Esiti di Salute Terremoto Emilia

Terremoto Abruzzo – L’Aquila


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