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6MEMES TRENDS Sharing Knowledge White Paper

PA e Social Media: dal monitoraggio alle politiche socio-culturali adottate. White Paper di Paola Chiesa

[dropcap3]N[/dropcap3]l problema è ormai ben noto: mentre i team di sviluppatori elaborano e producono progetti sempre più innovativi a disposizione di una trasformazione digitale della PA, si complica di pari passo il come portare sul territorio ciò che la tecnologia propone. Questa non è più una sfida tecnologica. È ormai, soprattutto, organizzativa.
E alla trasformazione digitale delle PA concorre anche lo sviluppo della cosiddetta nuova comunicazione pubblica, basata sull’utilizzo di web, social network e chat. Anche in questo caso non mancano i servizi e gli strumenti digitali, ma un impegno per renderli più facilmente utilizzabili e a portata di cittadino oltre far sì che le stesse amministrazioni e aziende pubbliche ne colgano i vantaggi.
Allo scopo di capire come la comunicazione pubblica e istituzionale si sta adeguando alla scelta dei cittadini di utilizzare Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, YouTube, WhatsApp, Telegram, Messenger e Snapchat (per citare i più utilizzati), la dottoressa Paola Chiesa ha realizzato per il blog 6MEMES un White Paper sull’argomento. Dopo aver sottoposto a monitoraggio e analizzato con Webdistilled le attività comunicative che si sono svolte nelle province piemontesi tra febbraio e giugno 2017, l’autrice ha cercato di porre in rilievo quali sono state le tematiche di maggior interesse per i cittadini e le politiche che sono state messe in atto dalla Pubblica Amministrazione per la risoluzione dei topic in questione.
Cosa emerge? Che nonostante l’Italia possa dire di esser stata tra le prime fautrici di best practice dedicate alla nuova comunicazione, manca ancora qualcosa: una PA sempre più aperta, forte e coinvolta, che metta al centro delle politiche il digitale come strumento di servizio al cittadino.
 
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
Introduzione.
01. Trasparenza amministrativa, ascolto e informazione: le buone pratiche di un Ente Pubblico.
02. Social Media e PA: dal virtuale al reale.
03. Il rapporto tra Pubblica amministrazione e Social Media:
il caso di Torino.
04. Conversazioni e società: Biella, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbania e Vercelli sotto la lente dei social.
05. Dal monitoraggio allo stato dell’arte delle politiche sociali e culturali in Piemonte alla luce (ed ombra) dei social.
Conclusioni.
Sitografia.

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Dal monitoraggio allo stato dell’arte delle politiche sociali e culturali in Piemonte alla luce (ed ombra) dei social. Di Paola Chiesa.

“In questo mondo nuovo si chiede agli uomini
di cercare soluzioni private a problemi di origine sociale,
anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati.”

(Zygmunt Bauman)

 
Dopo aver ascoltato, sottoposto a monitoraggio e analizzato con Webdistilled le attività comunicative che si sono svolte nelle province piemontesi nel periodo compreso tra febbraio e giugno 2017, siamo ora in grado di avere un quadro sufficientemente attendibile per:

[icon image=”ss-search” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]evidenziare le tematiche di maggior interesse per i cittadini;

[icon image=”fa-street-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]tentare di effettuare una ricognizione delle politiche che sono state messe in atto dalla pubblica amministrazione, relativamente ai topic in questione.

Turismo, cultura, sicurezza, questione di genere, elezioni amministrative sono i temi che, come abbiamo constatato nei precedenti articoli, hanno coagulato l’attenzione nelle conversazioni sui social e nel mainstream.
Il livello di conoscenza diffusa che ne è emerso ci ha consentito di condurre un ulteriore approfondimento per verificare, a fronte dei bisogni che abbiamo captato o che abbiamo cercato di far emergere, se e in che modo l’ente pubblico è intervenuto per gestire tali bisogni, una volta individuati.

Dal monitoraggio delle conversazioni alle politiche adottate.

Le iniziative e gli accadimenti che nelle singole città sono stati maggiormente oggetto di conversazioni sottoposte al monitoraggio, in alcuni casi hanno costituito l’ingrediente fondamentale per imbastire, a livello istituzionale più alto, determinate politiche mirate alla gestione dei singoli temi secondo approcci che potremmo definire di “area vasta”.

In particolare, proprio sui temi turismo, cultura e tematiche di genere, la Regione Piemonte è intervenuta con iniziative volte a facilitare, specie attraverso bandi, finanziamenti e contributi, l’aggregazione di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di valorizzare le bellezze ed il patrimonio culturale del territorio piemontese, incentivare la creazione di centri antiviolenza a sostegno delle donne e sensibilizzare i cittadini sulla cultura della solidarietà.

[sf_iconbox image=”ss-camera” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
Interventi sul turismo
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Ogni anno, consuntivamente sulla base dei dati acquisiti, l’Osservatorio Turistico Regionale predispone un rapporto statistico che raccoglie alcune elaborazioni grafiche sintetiche relative:

[icon image=”fa-line-chart” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]all’andamento del turismo regionale rispetto al contesto nazionale,

[icon image=”ss-usergroup” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]all’analisi dei movimenti (arrivi e presenze) registrati nel corso dell’anno con raffronti rispetto all’anno precedente,

[icon image=”fa-hotel” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]al trend dell’offerta ricettiva (numero di esercizi e letti).

I dati statistici dei movimenti turistici dichiarati mensilmente dalle strutture ricettive piemontesi, secondo il tracciato dell’ISTAT, rappresentano i dati ufficiali del turismo in Piemonte. Vengono raccolti dagli uffici provinciali che provvedono all’inserimento in un database regionale gestito dalla Direzione Turismo della Regione Piemonte.
Queste le ultime evidenze disponibili, relative all’anno 2016.
Tali dati evidenziano un trend positivo che è risultato strategico sostenere con adeguate politiche attive. In tal senso, la Fondazione Compagnia di San Paolo è ad esempio recentemente intervenuta a sostegno del turismo piemontese con un bando sulla “valorizzazione di rete”.
Lo scopo è quello di incentivare la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico attraverso la promozione di iniziative volte alla messa in rete di beni culturali, per favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico attraverso progetti fondati sull’integrazione tra le risorse e gli attori locali.
È interessante sottolineare il fatto che la consapevolezza della messa in rete delle risorse culturali e paesaggistiche connesse a un’idea-guida, sia su scala urbana, sia su scala territoriale più vasta, fortemente radicata nel contesto in cui si intende operare, può rappresentare un modello in grado di generare opportunità di crescita, anche in considerazione dell’attuale contesto di crisi, per affrontare il quale diventa necessario integrare ed ottimizzare il più possibile azioni, competenze e risorse. In quest’ambito, assumono una valenza imprescindibile le azioni di comunicazione, di promozione e di pubblicità.

[sf_iconbox image=”ss-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
Interventi sulle tematiche di genere
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 Nel corso del mese di ottobre, l’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione Piemonte ha emesso una serie di bandi per il finanziamento dei centri antiviolenza sulle donne e delle case rifugio, rivolti sia alle strutture già esistenti sia a quelle di nuova realizzazione.

I centri antiviolenza sono punti di ascolto e luoghi di accoglienza e sostegno delle donne e dei loro figli minorenni, che hanno subito violenza o che si trovano esposte alla minaccia di ogni forma di sopruso. Le attività che possono essere finanziate riguardano l’assistenza psicologica e legale, progetti personalizzati per la presa in carico, la protezione e l’accoglienza temporanea e l’avvio verso percorsi di autonomia, orientamento al lavoro e autonomia abitativa, il collegamento stabile con una o più case rifugio e con le altre strutture di accoglienza.

Per rendere più efficaci gli interventi, viene incentivata la promozione dell’integrazione della governance tra enti pubblici e le organizzazioni del privato sociale, attraverso adeguate modalità di collaborazione della rete locale fra istituzioni, servizi pubblici ed associazioni.

[sf_iconbox image=”ss-woman” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
1522 – Telefono Rosa 
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Il consolidamento del collegamento di tutti i Centri Antiviolenza con la rete nazionale del numero di pubblica utilità “1522” – cosiddetto Telefono Rosa – promossa dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diviene lo snodo operativo delle attività di contrasto alla violenza di genere e stalking, garantendo i necessari raccordi tra le amministrazioni centrali competenti nel campo giudiziario, sociale, sanitario, della sicurezza e dell’ordine.

Il servizio, attraverso l’approccio telefonico, fa emergere la domanda di aiuto, consentendo un avvicinamento graduale ai servizi da parte delle vittime con garanzia dell’anonimato. I casi di violenza che rivestono carattere di emergenza vengono accolti con una specifica procedura tecnico-operativa condivisa con le forze dell’ordine.

Secondo i dati forniti dal Telefono Rosa Piemonte, dal 2013 ad oggi, i casi di maltrattamento sono aumentati:

  • Le donne che temevano per la propria vita nel 2013 erano il 52,17%; nel 2016 erano il 65,22%.
  • Lesioni e ferite significative nel 2013 erano riportate dal 37,14% delle donne; nel 2016 il dato è cresciuto al 51,68%.

Serve una cabina di regia regionale per dare risposte efficaci ai bisogni.

Uno sguardo complessivo al monitoraggio effettuato consente di individuare delle criticità e degli elementi comuni nelle diverse città che possono essere efficacemente affrontati con un piano strategico complessivo, frutto di una visione ai diversi livelli, in grado di offrire un riferimento certo a cui ancorare le azioni in modo armonico e strutturale.

La Regione può svolgere appieno il ruolo di coordinamento e di indirizzo strategico, sia definendo gli obiettivi che intende perseguire, sia operando come cabina di regia sul territorio:

  • mettendo a sistema informazioni e servizi,
  • agevolando il confronto e la collaborazione tra diversi soggetti pubblici e privati,
  • svolgendo una funzione di connettore e ponte tra i diversi livelli amministrativi.

In tal senso, l’esperienza ad esempio degli Stati Generali della Cultura in Piemonte è stata una prima occasione utile per stimolare e favorire un confronto tra gli operatori culturali che potrebbe agevolare la costruzione di reti, tenendo però presente l’importanza di garantire una struttura di rete pubblica, imparziale e super partes a garanzia di tutti i partecipanti, in quanto se le reti non sono percepite come parte dell’identità dei territori – o degli operatori – rischiano di essere solo delle occasioni perse
Un approccio sistematico e di rete, nella gestione delle tematiche che rivelano aspetti di criticità comune nel monitoraggio delle conversazioni nelle varie province, dovrebbe far riferimento ad una serie di elementi che, una volta individuati e gestiti, possono consentire la creazione di quella visuale più ampia, necessaria per costruire politiche puntuali e dare risposte ai cittadini:

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Accesso alle informazioni: agevolare i contatti e la circuitazione delle informazioni, delle competenze, dei progetti, anche attraverso piattaforme web, al fine di porre le basi informative indispensabili per la costruzione e la gestione di reti.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Governance della rete: definire obiettivi chiari, condivisi e che prendono in considerazione i bisogni reali dei territori. In quest’ottica la Regione dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento e di accompagnamento delle reti monitorandone l’attività e facendo da garante di qualità.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Accompagnamento tecnico: l’amministrazione regionale potrebbe mettere a disposizione alcune competenze utili per lo sviluppo delle reti oggi mancanti, oltre che un servizio di assistenza tecnica e di accompagnamento alla progettazione. Questo, allo scopo di incentivare anche per la partecipazione ai bandi europei e delle fondazione bancarie, così da consentire alle strutture più piccole di affacciarsi a quei livelli di finanziamento.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Nodi centrali: istituire centri rete che fungano da aggregatori per diverse realtà operative al fine di condividere programmazione e servizi ma anche di dotarsi di strutture centralizzate a livello regionale per il fundraising.

[icon image=”ss-view” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Rapporto con il territorio: costruire “patti territoriali” mirati a drenare alcune ricadute territoriali prodotte da iniziative vincenti affinché possano essere re-investite per una maggiore sostenibilità.

Conclusioni.

Grazie al monitoraggio effettuato con Webdistilled:

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo potuto individuare per ogni città le singole tematiche di interesse ed i relativi picchi di attenzione, legati anche a contingenze e specificità territoriali.

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo cercato di riconoscere i bisogni comuni e trasversali ai diversi contesti, al fine di poter ricondurre l’analisi delle tematiche ad un livello amministrativo più alto, quello regionale, per poter individuare gli strumenti più adatti ed opportuni allo scopo di affrontarle e gestirle.

[icon image=”ss-zoomin” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Abbiamo scoperto che la gestione di rete o di area vasta sembra essere la modalità più idonea per cercare di risolvere le criticità.

Manca a questo punto un ultimo elemento: quello culturale. L’approccio al lavoro di rete non caratterizza ancora il lavoro dell’amministratore pubblico.
Si tratta di una sensibilità che sta maturando a poco a poco, che va sostenuta e diffusa, anche e soprattutto divulgando i risultati positivi che vengono raggiunti grazie al lavoro di squadra.
Rientra così in gioco la comunicazione, quale strumento per eccellenza che può contribuire a costruire una società disposta al confronto e attenta alla qualità delle relazioni, così come può facilitare il processo di costruzione di una Pubblica Amministrazione critica, inclusiva ed orientata ai risultati.

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6MEMES TRENDS Information and communications technology

GDPR e requisiti nei progetti IT: il quadro della situazione. Di Giulio Destri.

[dropcap3]N[/dropcap3]ei precedenti articoli abbiamo visto alcune delle problematiche di sicurezza, diretta ed indiretta, legate agli strumenti IT e introdotto il regolamento europeo GDPR (General Data Protection Regulation), soprannominato anche “Gran Decreto Privacy”.
In questo articolo concentriamo l’attenzione su alcune delle richieste che il GDPR pone per i nuovi trattamenti di dati successivi alla sua definitiva entrata in vigore: la privacy e la data protection by design e by default.
La privacy e la protezione dei dati diventano parte integrante di ogni trattamento sin dalla progettazione e per impostazione predefinita. E deve essere svolta una adeguata analisi dei rischi. Ciò è conforme pienamente ai principi espressi da normative internazionali come ISO27001 (la sicurezza informatica) e ISO31000 (la gestione del rischio) e, in generale, ai temi della qualità espressi dalla normativa ISO9001 nella nuova versione del 2015. E rientra nelle buone pratiche suggerite dai framework come ITIL e COBIT e dai principi degli standard di Project Management come PMBoK, Prince2, ISO21500 etc.
[bctt tweet=”GDPR: privacy e protezione come parte integrante di ogni trattamento dei dati.” username=”MapsGroup”]

Le conseguenze e i vincoli introdotti

[sf_iconbox image=”ss-down” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
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In un progetto di servizio IT che automatizza un trattamento di dati e considerando anche eventuali fasi manuali al suo interno occorre inserire fra i requisiti essenziali la data protection e la privacy.
Per capire meglio cosa questo significa partiamo dalle premesse: un progetto IT, in questo caso di nuovo trattamento dei dati, parte necessariamente da una serie di requisiti da soddisfare, legati alle ragioni di business aziendale cui è associato l’obiettivo del processo. Questi requisiti, integrando quanto il GDPR chiede negli standard di Business Analysis, possono essere suddivisi nelle seguenti categorie:
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Requisiti funzionali espliciti: sono le esigenze funzionali che il servizio IT deve soddisfare per generare valore per chi lo usa; un esempio, in un servizio web e-commerce, è descrizione della form di iscrizione al sito stesso.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Requisiti funzionali impliciti: sono esigenze funzionali che tendiamo spesso a dare per scontate, ma che sono comunque molto importanti; un esempio sono le regole di profilazione degli utenti che accedono ad un sistema, che definiscono i diritti di accesso alle varie categorie di dati per i singoli profili degli utenti.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Requisiti non-funzionali: sono caratteristiche tecniche ed organizzative che il servizio IT dovrà rispettare; un esempio sono le piattaforme su cui una app deve operare (iOS, Android, Windows Phone…).
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Requisiti di qualità, fra cui includere anche quelli di sicurezza: sono la parte che ITIL definisce come “garanzia” di un servizio e rappresentano la qualità del servizio stesso. Tra questi i più importanti sono:
la disponibilità (availability) di un servizio, ossia l’intervallo in cui il servizio è disponibile per gli utenti, che può essere, per esempio, orario di ufficio oppure 24x7x365 (tutto il tempo dell’anno);
la capacità (capacity) di un servizio, ad esempio il numero massimo di utenti che possono collegarsi simultaneamente, il numero massimo di documenti memorizzabili etc.;
l’affidabilità (reliability), ossia la capacità di un servizio di funzionare rispettando tutte le specifiche che lo definiscono in modo costante nel tempo (ad esempio, il tempo di esecuzione di una data funzione dovrebbe mantenersi ragionevolmente costante anche al crescere del numero di utenti collegati);
la sicurezza (security) del servizio, sia rispetto ad eventi accidentali (ad esempio, guasti di componenti hardware) ed attacchi deliberati (azione di pirati informatici, virus etc).
[bctt tweet=”Affidabilità e sicurezza sono in sostanza quanto richiesto di default dal privacy e data protection.” username=”MapsGroup”]
Affidabilità e sicurezza sono in sostanza quanto richiesto dal privacy e data protection by default. In particolare queste due caratteristiche si traducono nelle seguenti qualità da mantenere per i dati:
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]disponibilità del dato: il dato è fruibile per gli utenti attraverso il servizio IT che lo tratta, se questo non sta funzionando, il dato è inaccessibile; anche se il dato è salvato nel backup, occorre tempo per ripristinare il funzionamento del servizio IT e ri-immettervi il dato rendendolo nuovamente disponibile per gli utenti; si pensi, ad esempio, ad un contesto sanitario dove la cartella clinica di un paziente deve essere disponibile per tutti quanti sono coinvolti nella cura del paziente stesso;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]riservatezza del dato: il dato deve essere accessibile solo alle persone il cui ruolo prevede l’accesso al dato stesso; ovviamente possono esistere ruoli abilitati ad accedere a una quantità maggiore di dati rispetto ad altri; ad esempio, in un archivio del personale l’ufficio HR ha accesso a tutti i dati delle persone memorizzate, mentre altre funzioni non possono vedere indirizzi e stipendi;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]integrità del dato: il dato deve essere protetto rispetto a modifiche del contenuto, accidentali (involontarie) oppure effettuate volontariamente in modo non autorizzato (ad esempio, si pensi all’azione di virus, dai cripto-locker come WannaCry ai virus subdoli che scambiano tra loro in modo casuale le righe di testo dei documenti che attaccano, oppure all’azione di un pirata informatico che modifica i voti di un concorso pubblico);
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]esattezza del dato: il dato deve essere esatto (ossia contenere dati personali corretti) ed aggiornato; pensiamo per esempio a tutte le problematiche legate alle utenze di servizi come gas ed elettricità quando il nominativo del titolare non è riportato correttamente dentro i sistemi che elaborano i dati;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]conformità del dato: il dato deve essere espresso in una forma conforme alle leggi ed ai regolamenti; ad esempio, nell’ambito di alcune transazioni finanziarie la precisione dei numeri con la virgola deve essere di almeno 6 cifre decimali.
A tali requisiti si aggiungono due ulteriori qualità per la salvaguardia dei dati:
RTO: tempo totale necessario per il ripristino della piena funzionalità di un servizio IT, comprensivo dei dati in esso contenuti, in caso di incidente; è composto da varie fasi, dall’individuazione dell’incidente o malfunzionamento a tutto quanto serve per ripristinare la piena funzionalità del servizio che tratta i dati e quindi la piena disponibilità di ogni dato in esso memorizzato.
RPO: tempo nel passato cui è possibile tornare con il ripristino dei dati, significa che in caso di incidente grave che comporta la distruzione di un archivio dati, il backup periodico deve garantire la possibilità di ritornare ad un dato momento nel passato.
Se, ad esempio, salviamo il contenuto di un disco di un PC a mezzanotte e poi un guasto cancella tutti i dati alle 10 del giorno dopo, sarà possibile ripristinare solo i dati come erano a mezzanotte; esistono sistemi (costosi) in cui l’RPO è meno di un minuto, il che significa praticamente che non si possono perdere dati.

Andiamo oltre: analisi del rischio.

[sf_iconbox image=”ss-thermometer” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
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Le qualità definite nel paragrafo precedente sono ciò cui è necessario tendere. Questo significa che dobbiamo da un lato definire quali valori per ciascuna delle qualità sopra definite sono necessari per ogni trattamento dei dati e dall’altro valutare il rischio di uscire da valori, a causa di eventi accidentali come, ad esempio, i guasti software e hardware o di eventi deliberati come i virus o gli attacchi informatici.
Questo si può attuare con un processo standardizzato chiamato gestione del rischio (Risk Management), definito nello standard ISO 31000. Possiamo definire in breve l’analisi, gestione e prevenzione/riduzione del rischio (Risk Assessment, Management e Treatment) con un proverbio: “Prevedere il peggio per gioire del meglio”.
[bctt tweet=”Analisi, gestione e prevenzione o riduzione del rischioo: prevedere il peggio per gioire del meglio.” username=”MapsGroup”]
Infatti la gestione del rischio prevede di:
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]individuare, basandosi su esperienza, buone pratiche e altre metodologie codificate, tutti i rischi, ossia gli eventi (casuali e non) che possono alterare il risultato atteso;
quantificare l’impatto, ossia l’effetto dannoso di tali eventi sulle qualità del servizio sopra descritte;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]quantificare la probabilità del verificarsi di tali eventi;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]attribuire un peso al rischio combinando insieme probabilità ed impatto (esistono varie formule standard per questo);
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]individuare i rischi con peso più alto, definendo quindi quali sono i rischi “importanti” che richiedono contromisure e quali invece i rischi “accettabili”;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]stabilire quali azioni possono ridurre la probabilità o l’impatto o entrambi per questi rischi, ed il loro costo;
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]applicare queste contromisure e stabilire il nuovo peso del rischio.
Il GDPR prevede che queste analisi del rischio debbano essere fatte prima di ogni progetto di nuovo trattamento. In realtà poi l’analisi del rischio viene ripetuta periodicamente, all’interno di un processo di miglioramento continuo.

Applichiamo ora il GDPR

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Technology security
Tutti i requisiti di sicurezza del dato, seguendo il GDPR, vanno affrontati in modo completo e organico fin dall’inizio. 
Vediamo ora insieme una possibile sequenza di passaggi con un esempio legato all’azione di un ufficio clienti presso un’azienda che si rivolge a clienti finali e che vende ad essi.
Supponiamo dunque che il trattamento da progettare ex novo sia l’archivio clienti di un particolare prodotto con una garanzia di assistenza gratuita di 24 mesi dopo l’acquisto, e focalizziamo l’attenzione sui requisiti richiesti dal GDPR, in particolare per security e privacy.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Anzitutto circoscriviamo il perimetro, partendo dallo scopo del trattamento che è legato ad un particolare contratto (“liceità”) e che prevede che i dati saranno conservati per 12 mesi dopo la cessazione del rapporto commerciale. I dati sono personali (relativi a persone fisiche), quindi soggetti a tutte le regole del GDPR.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]I dati devono essere raccolti all’atto della stipula del contratto, corredato del consenso informato con tutte le specificazioni richieste dal GDPR. La firma del contratto è completata con la firma specifica del consenso informato. La copia di contratto e consenso informato firmata dal cliente è raccolta, scansionata e poi depositata in archivio cartaceo a parte, mantenuto sotto chiave.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Le copie dei contratti raccolti devono essere tenute in contenitori chiusi durante il trasporto verso i sistemi dove avviene la scansione, onde evitare che persone non autorizzate vedano i dati personali in essi scritti.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]I dati vengono inseriti da persone autorizzate che ricevono la trasmissione della scansione. La copia della scansione ricevuta dagli addetti, ultimata l’operazione di inserimento, viene cancellata.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]A questo punto occorre applicare tutti i principi ai dati: l’archivio dei dati, costruito ad hoc, deve applicare i principi di pseudonimizzazione e minimizzazione dei dati stessi. Il servizio IT e le sue componenti devono essere protetti da guasti accidentali e da attacchi informatici.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Occorre ora un’analisi del rischio, tesa a stabilire le conseguenze rispetto ai principi del GDPR di eventi infausti:
a. una eventuale corruzione o perdita dei dati impedirebbe la godibilità della garanzia e quindi la violazione degli accordi contrattuali, violando anche il GDPR,
b. un eventuale trafugamento di dati violerebbe la privacy dei clienti e costringerebbe l’azienda alla comunicazione esplicita a tutti i propri clienti ed al garante di quanto avvenuto, con la conseguente perdita di reputazione.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Con i risultati del punto precedente diventa necessario inserire tra i vari requisiti tutti quelli funzionali, non funzionali e di qualità tesi ad applicare una sicurezza adeguata. Potremo quindi prevedere:
a. Firewall a protezione dei sistemi che contengono i dati.
b. Crittografia applicata sulle connessioni di accesso ai sistemi.
c. Eventuale crittografia applicata entro il database per evitare che accessi non autorizzati ad esso possano portare a trafugamento o modifiche di dati.
d. Regole di accesso ferree per l’applicativo: gli addetti al trattamento dati possono vedere solo i dati specifici necessari per svolgere la loro funzione aziendale.
e. Controlli di qualità sul sistema con vulnerability assessment da realizzare periodicamente e processi di aggiornamento e gestione delle non conformità riscontrate.
f. Politiche di backup e ripristino opportune, tese a minimizzare la probabilità di perdita di dati e, allo stesso tempo, a migliorare i valori di RPO e RTO.
g. Politiche opportune di scelta e gestione delle password.
[icon image=”ss-check” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Infine, i ruoli di accesso dovranno essere distribuiti opportunamente rispetto alla privacy.

Per concludere:

[sf_iconbox image=”ss-lock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
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L’esempio pratico appena esposto rende manifesto come – introducendo le buone pratiche di analisi del rischio, rispetto dei requisiti di sicurezza e privacy fin dall’inizio del progetto, ed applicandovi opportunamente le regole metodologiche e tecniche – si è in regola anche rispetto al GDPR, oltre a costruire servizi IT di trattamento dati di qualità e funzionamento migliore.
Tutto questo – concludiamo – ha un costo superiore rispetto alla disattesa di tali prassi? Sicuramente sì, ma è necessario considerare il rapporto costi/benefici non soltanto all’inizio, ma durante tutto il ciclo di vita del servizio IT.
NB: nel prossimo articolo tratteremo le conseguenze del GDPR sull’IT Service Management ossia sulla gestione dell’esercizio dei servizi IT.  Stay tuned!

– Sitografia –

Il testo del GDPR in Italiano
Il portale EUROPRIVACY
Il portale del Garante Italiano della Privacy

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6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Un anno di monitoraggio sul made in Italy tra web, social e press nel mondo anglosassone. Di Sara Di Paolo.

[spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
[dropcap3]H[/dropcap3]o navigato per un anno – data ufficiale di inizio del viaggio il primo novembre 2016 – per osservare e conoscere tutto ciò che è stato scritto, commentato, osannato o imitato, fino ad oggi sul tema del “made in Italy” e, più in generale, sullo stile e il gusto italiano all’interno di articoli, blog, post e commenti social espressi in lingua inglese.
Un viaggio – a dir poco – vorticoso che ha attraversato eventi, persone e mode e che – in alcuni casi – mi ha fatto incontrare decine di milioni di fan impazziti per un’auto di lusso (Lamborghini e Maserati in primis), un abito firmato (tra i principali influencer troviamo Dolce & Gabbana e Fendi – peraltro rilevata anni fa dalla multinazionale francese del gruppo Louis Vuitton) o un piatto di tagliatelle al ragù (la pagina facebook di Tasty registra 89 milioni di like e la video ricetta del “perfect ragù” mentre scrivo ha raggiunto 11 milioni di visualizzazioni).
Tra il pane di Altamura (18 citazioni su un totale di oltre 77.000 unità di informazione selezionate) e il guanciale di maiale (citato in italiano 194 volte, segnale che la carbonara piace molto e c’è lo spazio – mentale e digitale – per saperne di più), pizza e pasta la fanno da padrona e – nel grande “word cloud” di sintesi del monitoraggio – se la giocano con altri compagni di viaggio tra i quali spicca Roma (tra le città), il Parmigiano (tra i prodotti alimentari), l’estate (come stagione) e il termine “hangover” che in inglese si riferisce ai postumi dell’ubriachezza.
[bctt tweet=”Tra il pane di Altamura e il guanciale di maiale, pizza e pasta la fanno da padrona.” username=”MapsGroup”]
Ed effettivamente un po’ di nausea è venuta anche a me (o forse era solamente “homesickness”, nostalgia di casa) quando ho letto su un sito canadese che, tra le mete suggerite per indimenticabili “honey moon” (la luna di miele) campeggiava Malta dove – tra le altre cose, sottolineava l’articolo – si poteva gustare un’ottima cucina italiana!
Per cercare di superare il momento di sconforto, mi sono fatta aiutare dal “sentiment” (una delle più note e diffuse analisi di questo periodo storico) che – nel nostro caso – si basa su un sofisticato algoritmo in grado di assegnare attraverso la semantica ai contenuti rilevati dal monitoraggio una polarità negativa oppure positiva.
MadeInItaly_un anno di sentiment
Ed effettivamente, escludendo i contenuti cosiddetti “neutrali” (e cioè dove non è espresso un giudizio ma prevalgono descrizioni e informazioni), il monitoraggio registra una netta polarità positiva (95% di commenti positivi a fronte di un 5% rilevato come negativo) – segno inequivocabile che verso il “made in Italy” dominano le sensazioni favorevoli e di apprezzamento. Sono tutti quegli articoli, commenti e post di entusiasmo e ammirazione verso i nostri piatti, i nostri prodotti, il nostro stile.
Amazing. Ma quanto c’è di vero? Non nel commento – senza dubbio mosso da intenzioni autentiche. Quanto piuttosto nel contenuto? La domanda mi è sorta spontanea, quando – solo il mese scorso – navigando in mezzo ad un “picco di buzz” (letteralmente “buzz” è il ronzio prodotto dagli sciami di api, nel marketing si usa per intendere le conversazioni generate in un breve arco di tempo su un particolare argomento), sono approdata nel magico mondo di Disney.
Nella classifica “from extraordinary to magical” dei suoi ristoranti migliori, tra i primi posti – ovviamente – c’è quello che propone cucina italiana dove tra pizza Margherita e fritto di calamari, sembra proprio non possano mancare – in accompagnamento alle insalate o alla carne – la feta e le olive Kalamata (di chiara origine greca), oppure un tipico condimento italiano il “creamy Parmesan dressing”.
[bctt tweet=”Si chiama “Italian style wedding soup”, il web ne è letteralmente impestato…” username=”MapsGroup”]
Dalla ristorazione alla produzione, in pochi click, mi sono trovata di fronte ad un “fresh prepared soup kit” (di fatto una minestra pronta all’interno di una innovativa confezione, ultima trovata di un’azienda californiana che ha come mission conciliare una alimentazione sana alle nostre frenetiche vite), tra le ricette tra cui scegliere anche quella di chiaro richiamo italiano. Si chiama “Italian style wedding soup”, il web ne è letteralmente impestato.
Ma a noi tutto questo quanto costa? Si chiama “Italian sounding” ed è quel fenomeno – diffuso in tutto il mondo – per cui vengono utilizzati nomi, marchi ed etichette che richiamano parole e simboli italiani per vendere prodotti che in realtà italiani non sono. Risale al 1800, con i primi migranti italiani che iniziano a gestire locande e a produrre cibo all’estero senza la possibilità di importare le materie prime dall’Italia e dunque – tra orgoglio e nostalgia – chiamano i loro prodotti con i nomi degli originali.
Oggi – secondo un dossier redatto da Senato e Guardia di Finanza e pubblicato sul Sole24Ore lo scorso agosto – il falso “made in Italy” genera un fatturato stimato in 6,9 miliardi di euro nel 2016 (per il 40% si tratta di prodotti alimentari), oltre ai danni di immagine e credibilità per il nostro paese.
Nel mio viaggio, alla voce “Italian sounding”, il dibattito vede alternarsi articoli di approfondimento sui danni generati dal fenomeno a dissertazioni su come definire ciò che è “truly Italian” (realmente italiano).
Un articolo pubblicato dall’agenzia Reuters dal titolo “What’s truly Italian? Food fight foils ‘Made in Italy’ plan” (che potremmo tradurre con “Cosa è realmente Italiano? Il piano di battaglia a difesa del Made in Italy”) viene rilanciato da 52 diverse testate giornalistiche online di tutto il mondo. Dal Wisconsin all’Australia, tra gli altri riprendono il tema Russia Today e The Independent.
MadeInItaly_un anno di buzz
La questione di riuscire a capire se un prodotto apparentemente “made in Italy” sia davvero italiano oppure no, coinvolge anche i social dove i commenti si sprecano e si usano spesso espressioni come “real Italian” e “proper Italian” per sottolineare la “reale italianità” dell’esperienza che si sta raccontando.
C’è chi scrive “REAL” in maiuscolo affinché il concetto sia lampante, chi dichiara che la vera cucina italiana si può provare solo in Italia e chi davvero non ne può fare a meno “Can’t say no to proper Italian food” (non posso dire no al vero cibo italiano). La App “Reliabitaly” (gioco di parole con “reliability”- affidabilità – e Italy) ha fatto un po’ parlare di sé ma ancora non ha generato un grande buzz.
Tra i prodotti alimentari più colpiti dalle falsificazioni, ci sono il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma. Il mondo dei social letteralmente li adora e invita continuamente “friends and followers” a venire in Italia ad assaggiarli, qualche volta c’è un po’ di confusione su quali siano la città e la regione di origine dove andare a gustarli ma il giudizio è unanime.
[bctt tweet=”Spesso Parma e le sue produzioni gastronomiche sono al centro dell’attenzione.” username=”MapsGroup”]
Dal New York Times al Daily Mail, passando per The Indipendent e numerose altre testate online, spesso Parma e le sue produzioni gastronomiche sono al centro dell’attenzione. Parma è sede di Cibus, manifestazione che – nei giorni dell’evento – riesce a trovare un po’ di spazio nel buzz in lingua inglese e anche di Barilla – tra i marchi più attivi nella comunicazione web e social come è giusto che sia per aziende di respiro internazionale con un approccio strategico e altamente professionale nella comunicazione.
Non è comunque da dimenticare il Lambrusco che – in questi mesi di monitoraggio – conquista più di un giornalista e blogger anglosassone!
La rotta a supporto dei nostri prodotti italiani ha bisogno di tanta informazione, comunicazione e cultura. Educare i consumatori a conoscere e scegliere cosa è autentico da cosa non lo è, e riuscire a farlo nel “luogo” giusto e nel momento giusto, è la sfida che ci attende. Grazie a sistemi avanzati di monitoraggio come web distilled, che supportano un approccio strategico di marketing, possiamo sperare in una maggiore efficacia nella comunicazione del Made in Italy.
Chissà se riusciremo ad instillare il dubbio a chi sta addentando una “double pepperoni pizza” – che l’”Italian taste” o l’”Italian style” sono altro!

Sara Di Paolo


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MADE IN ITALY? MADE IN WORDS
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Sara di Paolo è marketing manager di Words, agenzia che opera dal 1989 nel settore della comunicazione strategica, del marketing e della formazione professionale.
Il gruppo ha sviluppato uno specifico know how per definire insieme all’azienda cliente e alla sua direzione obiettivi di marketing raggiungibili nel breve/medio periodo e per sviluppare azioni mirate di comunicazione.

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