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Gli autori di 6Memes Information and communications technology

Viaggio nell'Information Communication Tecnology (ICT). Di Giulio Destri.

[dropcap3]I[/dropcap3]CT è l’acronimo di Information Communication Technology, ossia l’insieme delle nuove tecnologie in ambito informatico ed elettronico che consente di trattare e scambiare le informazioni in formato digitale.
Esse sono alla base di una vera e propria rivoluzione tecnologica odierna non solo nel settore economico ed industriale ma anche nella vita di tutti i giorni dove l’ICT sta trasformando il modo in cui lavoriamo, viaggiamo, comunichiamo e viviamo.
Con il pertinente contributo del Prof. Giulio Destri cercheremo di guardare al futuro per prepararci a sfruttare in pieno le opportunità fornite da questa nuova e già essenziale risorsa.


[highlight]About Giulio Destri[/highlight]
 
Giulio Destri è ingegnere elettronico e Ph.D. in ingegneria informatica.
Opera come Digital Transformation Advisor e Innovation Manager per aziende e pubbliche amministrazioni. Dal 2003 è professore a contratto di Sistemi Informativi presso l’Università di Parma, per la quale ha scritto anche il libro di testo ‘Sistemi informativi. Il pilastro digitale di servizi e organizzazioni’.
Dal 2008 svolge anche attività di mentoring e business coaching, diventate parte integrante del suo lavoro di advisor.
È certificato ISO27001LA, ISO27021, ITIL, COBIT, SCRUM Master, NLP Coach con specializzazione in Business e Team Coaching, NLP AMP, Oracle, ECF Professional Business Analyst ed esaminatore UNI11506-UNI11621.
Appassionato di arti marziali e trekking, scrive articoli, racconti e poesie e gli piace fare fotografie di viaggi e paesaggi.

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Information and communications technology Sharing Knowledge

Il ruolo dell'ICT oggi. Di Giulio Destri

[dropcap3]C[/dropcap3]osa rappresenta l’Information e Communication Technology (ICT) oggi, nelle aziende e, soprattutto, nella nostra vita di tutti i giorni? Un buon modo per rispondere a questa domanda è analizzare una “normale” giornata della nostra vita.

La vita di tutti i giorni…

La sveglia che ci desta è, molto probabilmente, data da una app entro un cellulare o un tablet che è, sostanzialmente, un computer. Mentre in auto ci spostiamo verso il luogo di lavoro siamo guidati da un navigatore, molto probabilmente connesso ad Internet o anche esso realizzato da una app entro un cellulare o tablet. L’auto su cui ci muoviamo è un concentrato di elettronica, probabilmente ospita un sistema di informazione ed intrattenimento (infotainment) attraverso cui riceviamo informazioni sul mondo. Se ci spostiamo su un mezzo pubblico come un autobus o un treno, la pianificazione degli orari di questo è ottenuta attraverso sistemi informatici. In alcuni casi, come per esempio la linea 5 della metropolitana milanese, il mezzo stesso è guidato da computer. Magari durante il tragitto osserviamo comunicazioni dirette al nostro profilo Facebook o di un altro social network, grazie ad una complessa infrastruttura ICT che gestisce le piattaforme social e le comunicazioni verso il nostro cellulare/tablet.
Giungiamo nel nostro luogo di lavoro e – qualunque esso sia – abbiamo a che fare con dei computer e il software in essi operante. Se abbiamo bisogno di cercare qualcosa accediamo a enormi banche dati su Internet, dove è concentrato l’intero scibile umano. Le comunicazioni di lavoro con clienti, fornitori e anche con nostri colleghi che, magari, lavorano in una sede estera della nostra azienda e non abbiamo mai incontrato di persona, sono principalmente basate sulla posta elettronica. Anche molte delle nostre attività professionali sono realizzate attraverso sistemi informatici, per esempio la registrazione della fattura di un fornitore o la verifica della pratica di un cliente.
[bctt tweet=”Il nostro quotidiano è basato sulla tecnologia, ma il settore ICT necessita di tante competenze.” username=”MapsGroup”]
Se la nostra è un’azienda manifatturiera, buona parte delle operazioni nei reparti di produzione sono pianificate e realizzate da sistemi di automazione industriale controllati da computer. La logistica di approvvigionamento e trasporto dei prodotti finiti è pianificata attraverso sistemi informatici. I camion che trasportano le merci sono controllati tramite sensori connessi ai satelliti.
Se dobbiamo pianificare un viaggio scegliamo e prenotiamo alberghi e mezzi di trasporto, e spesso scegliamo anche dove andare, tramite Internet. Possiamo poi andare in un centro sportivo e, mentre usiamo un attrezzo, possiamo controllare il nostro stato di forma fisica attraverso uno smart watch o un altro strumento simile. I dati raccolti sono un utile ausilio per controllare il nostro stato di salute. Durante ogni visita medica sarà usato uno strumento elettromedicale come ad esempio un ecografo, che esporterà i nostri dati clinici in un formato digitale. Queste stesse informazioni saranno disponibili presso una banca dati medica e accessibili tramite Internet.
Ma non finisce qui… Accanto agli interventi “diretti” di così tanti strumenti ICT nella nostra vita quotidiana, esistono anche tanti altri indiretti, non meno importanti. Il nostro stesso modo di vivere è infatti basato su grandi reti infrastrutturali che trasportano l’energia elettrica, l’acqua, il gas… Accanto ad esse ci sono le infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie, porti ed aeroporti), le già citate infrastrutture sanitarie, di pubblica sicurezza, della pubblica amministrazione, ecc… Tutte queste infrastrutture sono, più o meno direttamente, controllate attraverso grandi sistemi informatici.
In conclusione possiamo affermare che, oggi, è l’ICT a fare funzionare tutto il nostro mondo e a rendere possibile il nostro modo di vivere. Quindi la nostra vita è basata sulla tecnologia? Sì. E l’ICT è soltanto la tecnologia? No, perché per rendere possibile il funzionamento dell’ICT sono necessarie tante componenti.

Persone e tecnologie alla base dell’ICT

Andiamo con ordine: si definisce sistema informativo un insieme di persone, procedure, prodotti tecnologici che ha il compito di raccogliere, archiviare, gestire e rendere disponibili le informazioni e i servizi che esse abilitano entro un’azienda, una pubblica amministrazione o anche tutta una nazione. Quindi, partendo ciò che lo standard ITIL definisce per l’interno delle aziende, possiamo affermare che, dietro ad uno qualsiasi dei servizi sopra indicati che compaiono nella nostra vita quotidiana, ci sono almeno 4 componenti:

  1. La tecnologia stessa, ossia i prodotti tecnologici, ulteriormente suddivisibili in varie categorie, come i terminali finali (cellulari, smartphone, tablet, PC…), componenti server, software, infrastrutture di rete etc.
  2. Le persone che producono l’hardware, quelle che lo installano/vendono, quelle che realizzano il software, quelle che gestiscono i sistemi e li fanno funzionare etc.
  3. Le procedure, le leggi ed i regolamenti che governano (o dovrebbero governare) il funzionamento dei servizi esistenti e la pianificazione di servizi futuri.
  4. Le relazioni e le partnership fra le varie entità giuridiche la cui collaborazione rende possibili i servizi per l’utente finale, ad esempio i fornitori di servizi di connettività ad Internet (Telecom Italia, Vodafone, 3, Fastweb…), i fornitori di servizi Internet (Google, Facebook, Trivago…), i fornitori di terminali (Apple, Samsung, HP, Dell…), i fornitori di software (Microsoft, IBM, SAP…) etc.

Accanto a questi 4 pilastri, ci sono poi altre componenti che completano il quadro che rende possibili i nostri servizi:
[icon image=”ss-crosshair” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Per realizzare procedure e processi e impostare le relazioni fra le varie entità giuridiche servono strutture organizzative, composte di persone.
[icon image=”ss-crosshair” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Le procedure vanno impostate in base a leggi fatte con consapevolezza, da persone che, direttamente o indirettamente, possono basarsi sulle opportune conoscenze.
[icon image=”ss-crosshair” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Per operare a qualsiasi livello entro le organizzazioni che realizzano i servizi servono opportune conoscenze.
Ecco quindi che il quadro prende forma: diventa fondamentale il ruolo delle persone che lavorano entro l’ICT, a vari livelli. Diventano fondamentali le conoscenze e le capacità che tali persone devono avere e saper usare. Conoscenze e capacità che non sono solo tecniche ma devono anche essere manageriali, organizzative, relazionali interne ai team e verso utenti, clienti e fornitori…
Oggi siamo immersi in una grande trasformazione e ancora non sappiamo dove ci condurrà. Accanto ai servizi sopra descritti, che già fanno parte della nostra realtà quotidiana, ne stanno nascendo altri. I Big Data, l’Internet delle Cose e la collegata rivoluzione industriale 4.0 trasformeranno ancora il nostro modo di vivere. L’economia di paesi industriali come il nostro ne sarà dipendente. Chi non riuscirà a cavalcare le trasformazioni corre il rischio di esserne travolto e di dover affrontare una pesante decadenza economica.
Questa rubrica è dedicata alla IT Governance, intesa come capacità di governare e guidare le profonde trasformazioni rese possibili dalla tecnologia nel nostro mondo.
Nei prossimi articoli parleremo di formazione per l’ICT, di singole figure professionali vecchie e nuove e delle collegate prospettive di carriera per chi è già dentro l’ICT o chi vuole entrare in questo settore. Parleremo anche di conseguenze sociali ed economiche delle trasformazioni in corso, nonché delle scelte che gli IT Manager delle aziende si trovano o si troveranno presto a dover compiere. E della più che mai indispensabile necessità di una consapevolezza diffusa riguardante causa ed effetto in merito a strumenti e servizi che tutti, anche i non addetti ai lavori, utilizzano continuamente magari senza farci caso.

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Big Data & C. Sharing Knowledge

6MEMES 2016: the winner is… giro del Blog in punta di Dato.

Iniziamo l’articolo con un breve preambolo. Quando il blog 6MEMES è nato, nell’aprile del 2015, il focus degli argomenti che abbiamo scelto, ovvero Sharing Knowledge e Big Data, sembrava un azzardo, non essendo tematiche frequentate né dai media e tanto meno da un pubblico generalista, ma solo da una platea limitata al settore tecnico di riferimento.
E’ accaduto invece che – inconsapevolmente fedeli a uno dei tag più frequentati dai nostri articoli sull’innovazione, ovvero quello della “predizione” – abbiamo intercettato un trend allora nascente e oggi compiutamente decollato, con molti indizi di una sua elevata possibilità di durata nel tempo. Tant’è che nel frattempo sono stati pubblicati progetti dal passo ben più lungo del nostro, quali ad esempio Ingenium.
E tuttavia, o forse a maggior ragione, il nostro angolo di osservazione resta inimitato e invariato. Fondere tra loro tecnica, arte e cultura, considerandoli non compartimenti stagni, ma vasi comunicanti: questo è il nostro punto di vista distintivo sulle tecnologie innovative, anche se a volte può risultare ellittico.
I risultati – in questi mesi – sono stati con noi: 6MEMES inizia a porsi come una vera e propria comunità di autori e di figure professionali che collaborano a vario titolo nella redazione e pubblicazione delle nostre news e che interpretano a tutto tondo il valore della condivisione della conoscenza.
Abbiamo così deciso – prima di inaugurare una nuova pratica, quella di una rassegna trimestrale dal titolo “Il meglio di 6memes” – di realizzare un report sull’anno appena concluso, muovendoci tra le varie piattaforme social che 6MEMES ha utilizzato per la divulgazione dei propri contenuti e “vedere di nascosto l’effetto che fa”.
Partiamo da Facebook, il social più “generalista”.
Analizzando il numero di utenti raggiunti e le azioni svolte dagli stessi sui post, possiamo senza dubbio dire che hanno riscosso un maggior successo post specializzati, a conferma della capacità da parte di tali argomenti tecnici di relazionarsi in maniera trasversale con temi più squisitamente culturali.
[bctt tweet=”Gli argomenti tecnici si relazionano in maniera trasversale con temi squisitamente culturali.” username=”MapsGroup”]
Non a caso, infatti, il post con il maggior gradimento è stato quello di inaugurazione della rubrica “Data complexity e Big Data Digital Lab”, curata dalla blogger nonché informatica Anna Pompilio, rubrica in cui un argomento decisamente settoriale (le possibili applicazioni di analisi dei Big Data e le conseguenti prospettive per le aziende e la Pubblica Amministrazione), viene raccontato in maniera accessibile e semplice.
Gli altri due post sul podio fanno riferimento ad articoli dove argomenti di cultura e interesse generale si incastrano perfettamente tra loro. Parliamo di un articolo sul monitoraggio del patrimonio artistico nazionale e di uno sulle tecnologie mobile e social nelle pratiche turistiche, entrambi in grado di “mettere a nudo le potenzialità dei Dati, traducendoli nei linguaggi dell’Uomo: Cultura, Natura, Economia, Arte”. Un primato importante, almeno dal punto di vista delle visualizzazioni, ce l’ha infine anche un altro tema tecnico legato agli Open Data, in un articolo a firma della dottoressa Paola Chiesa.

Tale risultato su Facebook giunge forse inaspettato, considerando la natura del social in questione, e tuttavia conferma un interesse di pubblico che, seppur lentamente, si sta interessando sempre più ai nostri temi.

Facebook-Winner-2016
Clicca sull’immagine per ingrandirla!

Addentrandoci ora in un altro social, LinkedIn, di respiro più professionale, ciò che risulta evidente, rispetto ai post sulla pagina Facebook, è che il numero di visualizzazioni è superiore di circa circa 2,5-3 volte, e che gli argomenti premiati si spostano ancor di più verso un pubblico competente e partecipe.
I post più apprezzati sia dal punto di vista delle visualizzazioni che delle condivisioni sono infatti correlati ad articoli che trattano argomenti specifici legati sia ai dati che alla comunicazione, come gli articoli  della rubrica già citata sulla complessità dei dati e un’interessante intervista a Luigi Drei sulla Comunicazione non verbale.

Per quanto riguarda infine Twitter, i temi di maggior successo nell’anno 2016 in termini di engagement riguardano articoli scritti non a caso da due esperti nei rispettivi settori, la dottoressa Paola Chiesa e il Professor Deidda Gagliardo, assieme a un contenuto riguardante la scrittura digitale e a un articolo sulla presenza femminile nell’universo tecnologico.
Cosa aggiungere?
Intanto la nostra gratitudine ai lettori di 6MEMES
, che ci incoraggiano nella prosecuzione della nostra avventura.  E infine la nostra promessa di continuare a monitore l’evoluzione del blog nei prossimi mesi, così da utilizzare a nostra volta i dati (anche se non propriamente Big) per migliorare il blog e diffonderne nel miglior modo possibile, i contenuti.
Al prossimo post!

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Performance da 10 e lode! Sharing Knowledge White Paper

Il valore della rendincontazione e della partecipazione nella PA. White Paper di Paola Chiesa.

[dropcap3]Q[/dropcap3]uando si parla di innovazione e trasparenza nell’ambito della Pubblica Amministrazione, si apre spesso la porta a luoghi comuni e dietrologie che nascondono sotto a una patina impenetrabile il valore non solo ideale, ma anche fattivo e concreto che sta alla base di tali concetti, quando e soprattutto se tradotti in buone pratiche nell’amministrare il bene comune.
Senza pretese di esaustività sul tema, di per sé ampissimo, e con uno sguardo sia specializzato che trasversale – grazie alle sue competenze in ambito giuridico, comunicativo e amministrativo – la dottoressa Paola Chiesa ha realizzato assieme a 6MEMES e a GZOOM un White Paper che parla in maniera chiara e comprensibile di Amministrazione Pubblica.
L’itinerario della narrazione parte dalle radici delle nostre istituzioni, addentrandosi nei suoi valori fondanti – legislativi, etici e sociali – per spostarsi su argomenti pragmatici, con esempi concreti su cosa significano parole chiave come rendicontazione, misurazione, performance e trasparenza nell’amministrazione pubblica, e tornare infine alla base valoriale del bene comune: la sua appartenenza a tutti e a ciascuno, grazie alla pratica ancora troppo poco condivisa della partecipazione. Da tenere a mente.
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
0.0   Introduzione.
0.1    Struttura, organizzazione e finalità della Pubblica Amministrazione.
0.2   Efficienza e imparzialità della PA.
0.3   Trasparenza, anticorruzione e accountability nelle PA.
0.4   Il patto territoriale tra gli enti e la rete sociale del quartiere.
0.5   Conclusioni.
 

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copertina

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Big Data & C. Sharing Knowledge

HETOR, UniSa e Raffaele Gaito: il senso dei dati per la Cultura.

[dropcap3]I[/dropcap3]niziamo il nuovo anno con un articolo che raggruppa in un colpo solo tutti i tag calviniani del nostro progetto editoriale: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità, coerenza, visibilità. E, per cavalcare l’onda corta delle buone notizie  (perché si sa: le brutte notizie, l’onda, ce l’hanno spesso lunga), parliamo di una bella, anzi bellissima avventura. Non è un caso che si tratti di un tragitto incrociato tra diverse forme di conoscenza e fonti di informazione. E nemmeno che in questa intersezione di saperi ci siano:

[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] il patrimonio culturale ineguagliabile del nostro Paese, in specifico quello della Regione Campania;

[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un progetto, di nome HETOR, che raccoglie ed elabora Open Data sui Beni Culturali della Regione stessa;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un gruppo di studenti appassionati che hanno intrapreso un percorso di studi vocato all’innovazione;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] due istituzioni d’eccellenza, il Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali l’Università e UniSa (Università degli Studi di Salerno), attraverso un master in ICT per i Beni Culturali;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un docente e comunicatore d’eccezione, Raffaele Gaito, che, nelle vesti di data scientist, ha utilizzato la lente d’ingrandimento della comunicazione transmediale per mettere in evidenza i dati di valore presenti nei vari dataset.
Non è un caso, dicevamo, che tale drappello di protagonisti si sia trovato accomunato in quest’avventura, perché le imprese esemplari raccontano in fondo sempre la stessa cosa: come trasformare la realtà in meglio, partendo spesso da situazioni complesse, trascendendole e concretizzandone gli aspetti più salienti.
[bctt tweet=”Le imprese esemplari raccontano sempre la stessa avventura: come trasformare la realtà in meglio.” username=”MapsGroup”]
E così, attraverso la molteplicità dei dati raccolti e la loro messa alla prova, attraverso strumenti di rapida e coerente elaborazione, sono state rese visibili informazioni preziose sulle ricchezze turistiche ed eno-gastronomiche di un territorio culturalmente assai più florido di quanto sia attualmente percepibile.

Entriamo ora nel dettaglio del progetto.

Un numero per tutti: sono ben 11.060 i dataset utilizzati dal progetto HETOR che raccoglie dati provenienti da ISTAT, MIBACT, MIUR e Regione Campania. Ciascuno di questi – da solo o intrecciato con altri – è potenzialmente in grado di dare informazioni sia sul territorio che i suo residenti, turisti e beni architettonici, paesaggistici ed eno-gastronomici. Ma occorrono, per farlo, una serie di condizioni non semplici da realizzare.
E qui torniamo alla nostra avventura, e più in specifico al Master UniSA in ICT per i Beni Culturali cui hanno partecipato ragazzi con una formazione umanistica (beni culturali, nel 90% dei casi) e a cui è stato illustrato come la tecnologia (in senso lato) poteva essere di supporto alla loro attività di promozione culturale.

In primo luogo attraverso una traduzione dei dati presenti, in secondo luogo grazie alla loro “conversione” in contenuti dai differenti formati. Il tutto mostrato e pubblicato nella pagina Facebook  e nel blog dedicato.
In uno degli ultimi moduli del Master, infatti, Raffaele Gaito e la sua classe hanno utilizzato tali piattaforme di HETOR quasi  in un gioco di prestigio, rendendo accessibili a tutti – in primo luogo agli stessi studenti – dati e informazioni altrimenti impossibili da leggere, perché formulate per addetti ai lavori ed espresse in un linguaggio tipicamente “nerd”.
Gli studenti, infine, guidati dal loro prof.,  hanno messo mano e sguardo nella strategia comunicativa del progetto con una finalità: mettere in primo piano le “gemme” di sapere rintracciate da Hetor e diffonderne il valore attraverso contenuti in grado di intercettare anche i palati più esigenti, così come quelli più distratti.
Il tutto in un itinerario di “dati” che va dal numero di fortezze longobarde presenti nella Regione Campania ai nomi dei pregiati vini del territorio, dai suggestivi Teatri e Anfiteatri all’aperto della regione agli inebrianti sapori del Cilento, “raccontati” in forma di post, gif, immagini, quiz e quant’altro…

FB Hetor

Ascoltiamo ora il racconto di quest’avventura dalla voce di Raffaele Gaito:

“Il mio ruolo all’interno del corso di studi è stato quello di far capire loro come poter dare una nuova linfa a quei dati utilizzando gli strumenti giusti e, soprattutto, i formati giusti. In pratica abbiamo preso in gestione una pagina Facebook e un blog collegati al Master che già esistevano (ma venivano utilizzati male) e li abbiamo rivoltati come un calzino.
Come? Innanzitutto verificando insieme day-by-day come questi strumenti potessero essere di supporto alla loro attività, soprattutto da due punti di vista: riutilizzo e diffusione degli open data.

Per farlo abbiamo utilizzato dati che non erano altro che righe dentro database e li abbiamo trasformati in immagini, in quiz, in gif, in post su WordPress e tanto altro, rivisitando i vari gli aspetti comunicativi esistenti (logo, cover, descrizione, etc) e lavorando sui contenuti.
I risultati sono stati sorprendenti: abbiamo preso una pagina con una trentina di like e un paio di post “morti” 🙂 e l’abbiamo portata (in maniera organica) a quasi 600 like in qualche settimana, facendo un lavoro di content marketing da manuale, strutturato in vari media a seconda del contesto: quiz per fidelizzare i visitatori più difficili da interessare, immagini evocative per suscitare emozione e interesse, gif animate per intrattenere il nostro pubblico.
Nessun numero clamoroso, forse, ma per un argomento così di nicchia (i beni culturali attraverso gli Open Data in Campania) è una bella soddisfazione, tenendo conto di come le immagini vengono condivise, commentate, etc: c’è un tasso di engagement dei nostri utenti davvero entusiasmante.”

 
Progetto Hetor
E con questa testimonianza diretta la nostra storia finisce – o inizia – qui
.
In un’epoca in cui la cosiddetta tecnologia avanza alla velocità della luce è ormai evidente che solo uno sguardo competente e multidisciplinare è in grado di intercettarne e soprattutto governarne il potenziale.
Gli ingredienti ci sono tutti, e risultati pure, come dimostra l’avventura che abbiamo raccontato e che rappresenta in maniera esemplare quello che deve, o dovrebbe, essere il senso dell’innovazione: comprendere il mondo in cui viviamo, trovare un orizzonte in cui crescere, svelarne i confini e percorrerne le nuove rotte tracciate. Dato molto più sociale e culturale che matematico-numerico, direte? Ebbene sì 🙂 Un grazie speciale a Hetor, a Raffaele e alla sua classe da tutti noi di 6MEMES.

Se volete saperne di più, ecco il video ufficiale del progetto. Buona visione!