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6MEMES TRENDS Big Data & C. Sharing Knowledge

6MEMES: sei “tag” in cerca d'autore tra leggerezza e molteplicità.

“Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione della poesia e del pensiero.”

Italo Calvino.

 
[dropcap3]6MEMES,[/dropcap3] fin dal suo esordio, non è semplicemente il blog di Maps Group, ma è anche la ricerca di un luogo, o meglio, di un aggregatore di significati e significanti, in cui facilitare la condivisione della conoscenza su tematiche spesso difficili da rendere accessibili. L’input fondante è quello dei “six memes” di Italo Calvino e delle sue Lezioni Americano, che fanno da bussola i nostri autori prima ancora che ai nostri lettori.
In 6MEMES, infatti, ciascuno può seguire una delle vie tracciate dal genio italiano: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza.
[bctt tweet=”#Blog 6MEMES: un luogo in cui facilitare la #condivisione della #conoscenza. ” username=”MapsGroup”]
E proprio questi percorsi culturali, con i quali ci siamo dilettati a “taggare” ogni articolo, ci hanno ispirato in questi mesi una serie di valori e di urgenze che ci hanno guidato nel cercare di descrivere l’odierno universo culturale, con le sue suggestioni e contingenze.
Oggi, a distanza di circa due anni dall’esordio del blog, ci siamo chiesti: queste parole chiave sono ancora strumenti efficaci per definire una società e un mondo dove l’ipercomplessità tecnologica, sociale ed economica impongono di ripensare non solo il nostro sapere, ma anche i nostri stessi spazi fisici e relazionali?
Di seguito alcune delle risposte che abbiamo trovato…

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Leggerezza
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[dropcap3]I[/dropcap3]l tema della leggerezza, per Calvino, si associa sempre ai concetti di precisione e determinazione. Collegata in  maniera fondante al linguaggio stesso, infatti, la pratica della leggerezza lo tramuta in un elemento denso di sostanza – eppure senza peso – attraverso cui l’individuo è trasposto in un livello di percezione più elevato.
Il tutto finalizzato alla possibilità di poter agire e reagire – non solo simbolicamente – alla gravosità degli eventi che si accumulano nel nostro vivere quotidiano.

Ma il web e le tecnologie più massive di condivisione della conoscenza, così presenti  al nostro fianco, si possono davvero considerare leggere, al di là delle apparenze frivole che spesso le connotano?
A prima vista sì, in equilibrio come sono tra paesaggi di rara bellezza diffusi su ogni piattaforma sociale e “nuvole-cloud di caotici ipertesti, codici e tag proposti in maniera sempre più persistente, spesso anche in chiave culturale e non solo di business.
Tuttavia, in tale frequenza e quantità, sarebbe utile non solo una maggiore attenzione  alla precisione e alla veridicità di ciò che ci viene quotidianamente proposto dai vari sistemi informativi, ma anche una nostra maggior propensione alla diversità.
Ciò di cui certamente non necessitiamo, infatti, è il rischio sempre più  attuale di rinchiuderci in spazi all’apparenza aperti e leggeri – come sembrano essere le piattaforme social – dove il mondo viene in realtà selezionato e modellato solo in base ai nostri gusti e stili di vita, appesantendone nei fatti il contenuto.
Un consiglio in proposito? Seguire ciò che propone il verso di una canzone di Giorgio Gaber e il cui titolo è proprio “Leggerezza”: “Cerca di inventare la tua leggerezza, e volerai”.
Se risponderemo a questo invito potremmo imparare a esistere in modo più lieve tornando capaci di riconoscere e apprezzare il momento che viviamo, e non solo la timeline di Facebook o Twitter :).

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Rapidità
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[dropcap3]Ed[/dropcap3] è proprio la rapidità a nascondere (o viceversa a svelare) quel momento. Agli occhi e alla mente di Calvino, infatti, ciò che conta non è tanto la misura del tempo, quanto il fatto di misurarsi proporzionalmente con esso.
Parliamo, nei fatti, di Kairos, ovvero il momento opportuno. Ovvero quel momento esatto in cui il nostro disegno – o quello di ciò che in quell’istante stesso osserviamo o produciamo – irrompe nel disegno più ampio di ciò che esiste accanto a noi in contemporanea, nello scorrere inevitabile del tempo.

Come ci ha insegnato un altro genio italiano, Giacomo Leopardi,  ragionando intorno alla rapidità, in questo caso dedicata alla scrittura, accade infatti che:
La rapidità […] piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee […] e fanno ondeggiar l’anima in abbondanza di pensieri, o’ immagini e sensazioni […].”
Quale antidoto potrebbe avere, dunque, la necessità di muoverci anche noi rapidamente rispetto al contesto inarrestabile di crescita ed evoluzione (soprattutto tecnologica) in cui viviamo costantemente, con il rischio di caedere, ignari, in qualche precipizio?
Forse un senso attuale potrebbe essere quello di resistere, almeno in parte, all’ebrezza della corsa fine a se stessa, e di concentrarci non solo sul viaggio, ma anche sulla sua meta finale. Occorrerebbe sì correre, dunque, ma con la bussola ben stretta nalla mano.
A costo, aggiungeremmo, di smettere di correre e fermarci, per poi ripartire al momento opportuno in cerca di una strada che sia precipua, e non soltanto rapida.
L’esigenza culturale odierna, dunque, potrebbe essere la ricerca di un giusto ritmo, un’equa misura alle nostre azioni, singole e collettive, seguendo una colonna sonora più armonica e feconda, capace di alternare azione e pausa, rapidità e lentezza…
[bctt tweet=”L’esigenza culturale odierna è trovare un giusto ritmo, un’equa misura alle nostre azioni. ” username=”MapsGroup”]
Il tutto per raggiungere i nostri obiettivi in maniera non tanto veloce, ma precisa, o meglio, esatta. Il che ci porta al prossimo tag 🙂

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Esattezza
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“Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile.

scriveva Calvino a proposito del tema dell’esattezza.
Il perché è presto detto: pretendere esattezza significa cercare una visione del mondo che rappresenti l’istinto e la ragione insieme, il che non è alla portata di tutti. Stiamo infatti parlando di Verità, che – lo sappiamo bene – non esiste per noi umani se non nei termini di approssimazione alla stessa.


Più nello specifico, quindi, e tornando ai tempi nostri, in che tipo esattezza possiamo confidare, immersi come siamo nell’attuale iper-complessità, spesso proposta dagli attuali sistemi culturali di ordine scientifico?
Per il filosofo e psichiatra tedesco Karl Jaspers anche l’esattezza rigorosa della scienza e della tecnologia non affatto la Verità, ma solo un vincolo particolare, un punto di vista anch’esso settoriale, rispetto a ciò che viene conosciuto e spiegato. L’unica via percorribile verso una Verità sotto ogni suo aspetto sembrerebbe esere invece proprio la Comunicazione, sebbene questa stessa pratica ci faccia sentire – nel medesimo istante – quanto la Verità sia infinitamente distante dalla nostra portata.
L’esattezza da ricercare attraverso la comunicazione – in un flusso virtuoso di informazioni che tendono all’inarrivabile verità – è tuttavia la lezione più difficoltosa da apprendere, e soprattutto da perseguire. Eppure, con ogni probabilità, è anche quella che si potrebbe inseguire con più energia e passione.
Come afferma Piero Dominici nel suo testo “La comunicazione nella società ipercomplessa“, infatti, la comunicazione costituisce il pre-requisito fondamentale per la riduzione della complessità, la mediazione dei conflitti e il governo delle imprevedibilità connaturate ai sistemi stessi.
Occorrerebbe dunque sviluppare una nuova cultura della comunicazione, orientata alla condivisione, in grado di rafforzare i meccanismi sociali di fiducia e cooperazione.
E, perché questo accada, è necessario un percorso formativo che raccolga e affronti le sfide poste dalla comunicazione nell’era digitale che ne sappia rendere in primo luogo visibile il lato non solo significativo, ma anche immaginifico.

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Visibilità
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[dropcap3]Q[/dropcap3]uello della visibilità, fra le lezioni americane, è un tema che l’autore pone in maniera davvero anticipatoria, legato come è ai concetti di immagine, immaginato e immaginazione.
Il topic, infatti, riguarda oggi chiunque si avvicini alla cultura in qualsiasi ambito e attraverso qualsiasi mezzo, sia esso logico e razionale piuttosto che visionario e creativo.
Il lato cosiddetto  visual delle cose, non a caso, si sta facendo sempre più contingente, in una successione di invenzioni che rendono Visibile, oggi, ciò di cui un tempo ignoravamo persino l’esistenza.

Gianni Rodari, nella suaGrammatica della Fantasia scrisse del resto:
Un giorno, nei Frammenti di Novalis (1772-1801) trovai quello che dice: Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”.
La Visibilità, quindi – o capacità di vedere, e quindi di visione – è condizione sine qua per immaginare prima, e comprendere poi, la realtà che viviamo nel pieno della sua complessità, in quanto fonte iniziale per ogni inferenza successiva ed evoluzione di pensiero o ragionamento.
[bctt tweet=”Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare. Gianni Rodari.” username=”MapsGroup”]
Ciò che servirebbe mettere a punto, dunque, sembra essere una sorta di pedagogia dell’immaginazione che ci  aiuti a districare tra le migliaia di immagini che ogni istante ci vengono letteralmente somministrate, per riconoscerle, elaborare, selezionarle e, nel caso, scartarle. Nel pieno del loro molteplice esistere.

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Molteplicità
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“Quella che prende forma nei grandi romanzi del XX secolo è l’idea d’una enciclopedia aperta, aggettivo che […] contraddice il sostantivo enciclopedia, nato […] dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo rinchiudendola in un circolo. Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima.”

Ecco la ‘Molteplicità’ di Calvino. Un perfetto abito da cerimonia per il web, la tela di connessione per eccellenza tra fatti, persone e cose del mondo.

Un luogo dove ogni pagina, testo e parola possono aprirsi in mille direzioni diverse, allargarsi a comprendere orizzonti sempre più vasti o divenire sottile linea di coniugazione tra chi scrive e legge, produce e consuma.
Molteplicità di interazione sembra essere, dunque, il valore centrale e contemporaneo del web. Questo, sebbene molti utenti ne facciano in realtà uso spesso per risparmiare conflittualità (tramite mail, “messaggini”, tweet) ed evitare quegli incontri a faccia aperta che potrebbero risolvere i problemi in poco tempo. E nonostante molte istituzioni e brand lo usino invece per confezionare contenuti prefabbricati e predefiniti per niente open.
Come spiega Ermanno Guarneri, tuttavia: “Nel web, […] si possono sviluppare livelli di discussione non previsti. […]. Nonostante le potenzialità multimediali, rimane la scrittura il canale più importante. E la scrittura nel web genera e alimenta le comunità: lo stesso fenomeno del flaming – le litigate online – è dovuto proprio al trasporto emotivo, al senso di appartenenza che si crea nella Rete tra le persone.”
[bctt tweet=”Nonostante le potenzialità multimediali, rimane la scrittura il canale più importante. Ermanno Guarneri.” username=”MapsGroup”]
Per questo buona parte del web rimane di una molteplicità spesso inafferrabile, e dunque imprevedibile. Come un messaggio in bottiglia: solo uno lo raccoglierà o, magari, sarà letto da milioni di persone alle quali mai stringeremo la mano. Il che non è un male, anzi: alimenta il fato, il caso, e dunque un potenziale di libero arbitrio senza il quale ogni cosa sarebbe già stabilita a priori.
Certo, per evitare che questa attitudine fluida delle attuali tecnologie comunicative non sfoci in un caos di fatto inscalfibile e impenetrabile – poiché incomprensibile nel suo disegno complessivo – sarebbe necessario proprio quel valore che, per colpa dell’orologio della vita, Calvino non riuscì a includere nelle sue Lezioni Americane, ovvero la Coerenza.

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Coerenza
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[dropcap3]L[/dropcap3]a sesta conferenza, purtroppo, Calvino non fece in tempo a scriverla. Restano appunti dai quali si evince come lo scrittore si sarebbe riferito a un racconto di Melville, Bartleby lo scrivano.

Bartleby è la figura che si sottrae alla relazione sociale e alle convenzioni in nome di una perfetta coerenza alimentata, per assurdo, da una disincantata incoerenza.
Oltre alle interpretazioni esistenzialiste, e ai primi concetti di irrazionalismo contenuti in questo testo, non sappiamo a cosa Calvino volesse riferirsi con esattezza.
Da parte nostra, tornando al topic principale del nostro blog, possiamo senz’altro osservare come nell’epoca attuale, la Coerenza (intesa anche come consistenza e compattezza) ben si adatti al mondo dei Big Data, ovvero a quei numeri, codici, statistiche illeggibili e acronimi spesso incomprensibili che sono  destinati a incidere in modo strategico sulla società in cui viviamo.
Ed è forse proprio questa nuova forma di coerenza, capace di restituire una forma visibile e dunque conoscibile alla complessità, uno dei fini possibili dell’innovazione e delle varie scienze dei Dati.

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Questi, in sintesi, sono e saranno anche nel nuovo anno le mappe di senso che seguiremo, alla caccia di un tesoro di tag che – proprio come la pentola degli Elfi alla fine dell’arcobaleno – si sposta a ogni passo più in là di quanto all’inizio appare. Nel frattempo, anche il nostro Blog va in vacanza.
Un ultimo consiglio? La semplicità. Regalate affetto e armonia a chi vi piace. E preparatevi a un nuovo anno all’insegna della Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Coerenza.
Buone Feste!
 

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Big Data & C. Chi trova un dato trova un tesoro

"V" come Big Data. Dal Volume alla Velocità per estrarre informazioni di Valore dai dati.

Avevamo un po’ di nostalgia del nostro chiacchierare di Big Data & C… Vi proponiamo quindi un’infografica in cui celebriamo le loro “V”.

Il Volume dei dati, infatti – seppure il nome stesso “BIG” possa indurre in fraintendimenti – non basta a identificarli. Per interpretarli vanno considerati anche criteri di Velocità, Varietà, Variabilità, Veridicità.

Vediamo insieme come e perchè !

Le 5 V dei Big Data

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Big Data & C. Sharing Knowledge

Il meglio di 6memes: Big Data, Ambiente e Domotica, gli argomenti premiati dall’interesse del pubblico.

La strada che porta alla conoscenza
è una strada che passa per dei buoni incontri.

Baruch Spinoza

 
[dropcap3]D[/dropcap3]opo una lunga pausa, che ha attraversato la fine della stagione primaverile e tutto il periodo estivo, siamo finalmente giunti al secondo appuntamento con la rassegna “Il meglio di 6MEMES”.
Un blog è un canale di comunicazione diretta con i propri utenti e/o clienti. Risulta quindi fondamentale pubblicare articoli informativi e originali, creati seguendo una precisa strategia editoriale.
Nel caso di 6MEMES, la scelta di parlare di numeri, codici, sofisticate tecnologie e letteratura, argomenti all’apparenza astrusi o colti, ma sempre trattatati nell’ottica di superare le barriere tra diverse aree della conoscenza, non ha mai allontanato l’attenzione sui principali obiettivi del blog: il coinvolgimento del lettore e l’orizzonte attuale degli eventi, con i suoi cambiamenti dettati dalla contemporaneità.
[bctt tweet=”Blog 6MEMES: coinvolgimento del lettore con un occhio puntato su l’orizzonte attuale degli eventi.” username=”MapsGroup”]
Siamo dunque riusciti, anche in questi mesi, a solleticare l’interesse dei “naviganti” del web nei confronti delle tematiche trattate? Accertiamolo, come la volta scorsa, confrontando il gradimento dei contenuti in base alla piattaforma social di condivisione degli stessi.

La curiosità di Facebook per i Big Data…

I Big Data sono il tema centrale del successo riscontrato per due dei tre contenuti che hanno ottenuto apprezzamento e condivisione da parte del pubblico sul social network più frequentato.
Grazie ai contributi di cultori della materia, il nostro canale Facebook è riuscito a ospitare un argomento di complesso sviluppo quale il significato e l’utilizzo dei Big Data nel quotidiano, elaborato e presentato in modo semplice ma coinvolgente. Paola Chiesa e Anna Pompilio firmano due articoli in cui mostrano come il rilevamento e l’elaborazione di Big Data costituiscono la risposta ad un fabbisogno informativo in grado di incidere tanto sulle scelte (politiche ed economiche) di un’amministrazione comunale quanto sullo sviluppo di una nuova definizione di indicatore sociale, utile a valutare dove noi stiamo e dove stiamo andando.

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Sul primo gradino del podio si posiziona invece il contributo Natalia Robusti: con il suo primo intervento scritto per la nuova rubrica In Salute e Malattia, la blogger e scrittrice ci introduce il corpo umano, approfondito attraverso gli schemi della bellezza (e i suoi canoni), della giovinezza e delle sue capacità d’espressione.
E per una società ancora fondata in parte sull’estetica ma con pochi esteti, la lettura di questo articolo avrà senza dubbio rappresentato un prezioso tempo di conoscenza, si auspica anche condivisa.

Linkedin e la questione ambientale.

Le norme di controllo vigenti in campo giuridico e le buone pratiche per limitare l’inquinamento atmosferico. Social media e Pubbliche Amministrazioni. E, infine, diagnosi e cure migliori grazie all’avvento della telemedicina. Il pubblico di Linkedin, e i follower che hanno scelto di seguire le qualità professionali della pagina aziendale di Maps, si sono dunque interessati ad aggiornamenti e articoli pertinenti lo sviluppo di strumenti per elaborare il concetto di Big Data a quello di Relevant Data, e ottenere soluzioni innovative a supporto dei processi decisionali nei più svariati ambiti.

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Sebbene, a onor di cronaca, con più di 2.200 visualizzazioni e 64 tra clic e interazioni, il podio lo conquista il post sul pezzo scritto da Maria Bonifacio riguardo la normativa di controllo delle emissioni inquinanti a sostegno del fatto che non esiste un’indifferenza al tema ecologico e il modesto, ma prezioso, apporto di 6MEMES possa aver contribuito al risveglio di una coscienza ambientale.

Twitter premia la comunicazione efficace.

Giungiamo infine a Twitter, dove la pluralità di argomenti si rinnova, seguendo le orme di linkedin, e il pubblico del social “cinguettante” dimostra di gradire news e aggiornamenti che lo riguardano da vicino.

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Ulteriore merito va a chi è stato in grado di gestire i contenuti e il modo di comunicarli, intuendo con accuratezza i bisogni e curiosità degli utenti: così, Natalia Robusti compare nella classifica in prima e terza posizione rispettivamente con un approfondimento su come la domotica cambierà il volto delle abitazioni, facendoci risparmiare tempo, e, come per Linkedin, con il breve focus su l’avvento della telemedicina, una delle risposte attuali più efficienti per cambiare, migliorandolo, il volto della sanità.
Il secondo gradino del podio spetta invece a un nuovo contributo di Maria Bonifacio che, stavolta, ci introduce alla scoperta di dove affonda le radici la circular economy, uno dei motori di spinta in ambito economico, nonché di business, legato alla green economy.

Per concludere…

L’attività di monitoraggio del blog proseguirà nei prossimi mesi e l’obiettivo di detta analisi rimarrà il medesimo: cogliere il gusto e l’attenzione del pubblico, fornendo informazioni su come l’impiego di Big e Relevant Data sono destinati a incidere in modo strategico sulla società in cui viviamo.
[bctt tweet=”Esiste un solo bene, la #conoscenza, ed un solo #male, l’#ignoranza. (#Socrate).” username=”MapsGroup”]
Il Meglio di 6MEMES vi saluta e vi dà appuntamento tra tre mesi!

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Sharing Knowledge Un Big Data al giorno White Paper

L'innovazione culturale e tecnologica ai tempi del digitale. White Paper di Anna Pompilio.

[dropcap3]N[/dropcap3]el nuovo mondo digitale, aperto a confini smisurati, essere vincenti significa creare innovazione che apporti reali forme di cambiamento ad ogni livello, tra le aziende e i consumatori, gli utenti e le istituzioni, i professionisti e il mercato. Tuttavia, tale innovazione non deve essere concepita e realizzata come il prodotto compartimentalizzato di un’unità operativa distinta, bensì come il risultato che viene a crearsi quando discipline diverse lavorano bene e insieme.
Ci si riferisce, in pratica, ad attività sperimentali che si basano su forme di collaborazione e networking, finalizzate a innescare cambiamenti nel sistema di condivisione e organizzazione socio-economico e dei contenuti culturali, il tutto accelerato dalla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo.
La dottoressa Anna Pompilio, assieme a 6MEMES, ha realizzato un White Paper con il quale vuole proporre un’ampia visione sul tema. Passando per l’effetto dei Big data sulla ricerca semantica nel mondo del lavoro e nello sviluppo sociale e politico odierno, fino ad arrivare alle modalità di apprendimento delle macchine, la dottoressa Anna Pompilio suggerisce come governare l’universo Big Data sia ormai una priorità non più prorogabile.
Saper cogliere e reinterpretare il passato, alla luce dei cambiamenti del presente, è la sfida dei nuovi progettisti digitali-culturali. Perché il mutamento innescato dalla digital transformation, che riguarda da vicino cittadinanza, politica ed economia, deve coinvolgere non solo competenze tecniche ma anche il mondo del sapere e della cultura, affinché questo ridiventi uno dei protagonisti principali del cambiamento.
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
Introduzione.
0.1   Come cambia il mondo del lavoro: ricerca semantica ed effetto Big Data.
0.2   La buona gestione delle informazioni tra Scienza, Presidenti e Imprenditori dei dati.
0.3   Come apprendono le macchine? L’umanità degli algoritmi e della visione artificiale.
0.4   Lo sviluppo umano e il cambiamento: dove siamo e dove stiamo andando. Da Bauer ai Big Data.
Conclusioni.
Sitografia.
 

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Il meglio di 6MEMES: i contenuti più graditi dal nostro pubblico da gennaio ad oggi!

[dropcap3]C[/dropcap3]ome anticipato nell’articolo sul gradimento dei diversi post di 6MEMES tra le varie piattaforme social, siamo giunti al primo appuntamento con la rassegna trimestrale “Il meglio di 6MEMES”.
La finalità è quella di creare una sorta di rassegna stampa interna sui contenuti che il pubblico ha dimostrato di apprezzare maggiormente; la differenziazione che proponiamo è in base alla piattaforma social di condivisione degli stessi, così da ricavarne informazioni utili anche in base ai diversi codici comunicativi.

La multi valenza di Facebook

Iniziamo con Facebook, il social network con il maggior numero di utenti e il più frequentato, in grado ancora di esprimere l’evoluzione delle tendenze nell’uso della rete e la curiosità del pubblico verso le novità.
Non a caso si confermano sul podio due post che approfondiscono l’evoluzione in atto del nostro blog “6MEMES”.
I contenuti con il più alto valore di gradimento sono stati infatti il report sul valore comunicativo delle varie piattaforme social di MAPS nell’anno appena concluso, e l’articolo sul restyling del blog “6memes”, che ne presenta la nuova ed elegante “forma” e la consistente “sostanza”, che cercano di interpretare “a tutto tondo il valore della condivisione della conoscenza”.
Sul terzo gradino del podio si colloca un argomento più settoriale, il percorso della sanità verso la predictiveanalysis, esposto da Maurizio Pontremoli con una scrittura semplice, breve e mirata a ciò che si vuole comunicare, e che racconta dal “di dentro” un ambito tecnico di grande attualità: la predictive analysis in ambito sanitario.
[bctt tweet=”Il pubblico dei social non apprezza solo la leggerezza, ma anche il valore della conoscenza.” username=”MapsGroup”]

Come ci parla invece Linkedin?

Continuiamo la nostra navigazione nel mare-web di Linkedin, il social orientato allo sviluppo di contatti professionali. E proprio il pubblico di professionisti, senza dubbio competente ed interessato agli sviluppi in campo tecnologico, premia con ben 2.299 visualizzazioni il post con il quale si inaugura la nuova rubrica “Information and communications technology” curata dal Prof. Giulio Destri, ingegnere elettronico ed ICT project manager, il quale ci conduce attraverso la tecnologia sulla quale si basa ormai il nostro quotidiano e l’operatività delle aziende.
Segue con uno scarto di poche decine di visualizzazioni – confermandosi vincente anche in questo contesto social – il post che ci illustra come il blog 6memes ha acquistato “maturità e un pizzico di saggezza in più”. La cultura trionfa anche sul terzo gradino del podio dove, nel post in questione, Raffaele Gaito ci racconta del progetto Hetor e di come, grazie a social ed Open Data, la Regione Campania ha intrapreso un percorso digitale per mostrare le sue ricchezze turistiche ed eno-gastronomiche.

Le conferme di Twitter

Per quanto riguarda infine Twitter, la classifica dei tweet più apprezzati sia dal punto di vista delle visualizzazioni che delle condivisioni conferma e valorizza al primo posto l’approfondimento sul progetto HETOR, con ben 1.668 visualizzazioni e 24 interazioni del pubblico (tra clic, mi piace e retweet), seguito da due nostre “conoscenze”: l’articolo di Maurizio Pontremoli sulla Predictive Analysis e la notizia del “trucco e parrucco” di arricchimento, soprattutto contenutistico, del nostro blog.
Eccoli dunque in bella mostra i contenuti che, sulle varie pagine social, hanno riscosso l’apprezzamento maggiore.

Imm6memes-gen-mar14
Clicca sull’immagine per ingrandirla!

Per concludere…

Continueremo a monitorare il blog nei prossimi mesi, fornendo al pubblico dei nostri lettori un’analisi puntuale su cosa piace e stimola attenzione, con l’obiettivo di utilizzare questi riscontri in un’ottica di continuo miglioramento perché:

Ogni qualvolta cerchiamo di essere migliori di quello che siamo, anche tutto quanto ci circonda diventa migliore.
Paulo Coelho

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6MEMES 2016: the winner is… giro del Blog in punta di Dato.

Iniziamo l’articolo con un breve preambolo. Quando il blog 6MEMES è nato, nell’aprile del 2015, il focus degli argomenti che abbiamo scelto, ovvero Sharing Knowledge e Big Data, sembrava un azzardo, non essendo tematiche frequentate né dai media e tanto meno da un pubblico generalista, ma solo da una platea limitata al settore tecnico di riferimento.
E’ accaduto invece che – inconsapevolmente fedeli a uno dei tag più frequentati dai nostri articoli sull’innovazione, ovvero quello della “predizione” – abbiamo intercettato un trend allora nascente e oggi compiutamente decollato, con molti indizi di una sua elevata possibilità di durata nel tempo. Tant’è che nel frattempo sono stati pubblicati progetti dal passo ben più lungo del nostro, quali ad esempio Ingenium.
E tuttavia, o forse a maggior ragione, il nostro angolo di osservazione resta inimitato e invariato. Fondere tra loro tecnica, arte e cultura, considerandoli non compartimenti stagni, ma vasi comunicanti: questo è il nostro punto di vista distintivo sulle tecnologie innovative, anche se a volte può risultare ellittico.
I risultati – in questi mesi – sono stati con noi: 6MEMES inizia a porsi come una vera e propria comunità di autori e di figure professionali che collaborano a vario titolo nella redazione e pubblicazione delle nostre news e che interpretano a tutto tondo il valore della condivisione della conoscenza.
Abbiamo così deciso – prima di inaugurare una nuova pratica, quella di una rassegna trimestrale dal titolo “Il meglio di 6memes” – di realizzare un report sull’anno appena concluso, muovendoci tra le varie piattaforme social che 6MEMES ha utilizzato per la divulgazione dei propri contenuti e “vedere di nascosto l’effetto che fa”.
Partiamo da Facebook, il social più “generalista”.
Analizzando il numero di utenti raggiunti e le azioni svolte dagli stessi sui post, possiamo senza dubbio dire che hanno riscosso un maggior successo post specializzati, a conferma della capacità da parte di tali argomenti tecnici di relazionarsi in maniera trasversale con temi più squisitamente culturali.
[bctt tweet=”Gli argomenti tecnici si relazionano in maniera trasversale con temi squisitamente culturali.” username=”MapsGroup”]
Non a caso, infatti, il post con il maggior gradimento è stato quello di inaugurazione della rubrica “Data complexity e Big Data Digital Lab”, curata dalla blogger nonché informatica Anna Pompilio, rubrica in cui un argomento decisamente settoriale (le possibili applicazioni di analisi dei Big Data e le conseguenti prospettive per le aziende e la Pubblica Amministrazione), viene raccontato in maniera accessibile e semplice.
Gli altri due post sul podio fanno riferimento ad articoli dove argomenti di cultura e interesse generale si incastrano perfettamente tra loro. Parliamo di un articolo sul monitoraggio del patrimonio artistico nazionale e di uno sulle tecnologie mobile e social nelle pratiche turistiche, entrambi in grado di “mettere a nudo le potenzialità dei Dati, traducendoli nei linguaggi dell’Uomo: Cultura, Natura, Economia, Arte”. Un primato importante, almeno dal punto di vista delle visualizzazioni, ce l’ha infine anche un altro tema tecnico legato agli Open Data, in un articolo a firma della dottoressa Paola Chiesa.

Tale risultato su Facebook giunge forse inaspettato, considerando la natura del social in questione, e tuttavia conferma un interesse di pubblico che, seppur lentamente, si sta interessando sempre più ai nostri temi.

Facebook-Winner-2016
Clicca sull’immagine per ingrandirla!

Addentrandoci ora in un altro social, LinkedIn, di respiro più professionale, ciò che risulta evidente, rispetto ai post sulla pagina Facebook, è che il numero di visualizzazioni è superiore di circa circa 2,5-3 volte, e che gli argomenti premiati si spostano ancor di più verso un pubblico competente e partecipe.
I post più apprezzati sia dal punto di vista delle visualizzazioni che delle condivisioni sono infatti correlati ad articoli che trattano argomenti specifici legati sia ai dati che alla comunicazione, come gli articoli  della rubrica già citata sulla complessità dei dati e un’interessante intervista a Luigi Drei sulla Comunicazione non verbale.

Per quanto riguarda infine Twitter, i temi di maggior successo nell’anno 2016 in termini di engagement riguardano articoli scritti non a caso da due esperti nei rispettivi settori, la dottoressa Paola Chiesa e il Professor Deidda Gagliardo, assieme a un contenuto riguardante la scrittura digitale e a un articolo sulla presenza femminile nell’universo tecnologico.
Cosa aggiungere?
Intanto la nostra gratitudine ai lettori di 6MEMES
, che ci incoraggiano nella prosecuzione della nostra avventura.  E infine la nostra promessa di continuare a monitore l’evoluzione del blog nei prossimi mesi, così da utilizzare a nostra volta i dati (anche se non propriamente Big) per migliorare il blog e diffonderne nel miglior modo possibile, i contenuti.
Al prossimo post!

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HETOR, UniSa e Raffaele Gaito: il senso dei dati per la Cultura.

[dropcap3]I[/dropcap3]niziamo il nuovo anno con un articolo che raggruppa in un colpo solo tutti i tag calviniani del nostro progetto editoriale: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità, coerenza, visibilità. E, per cavalcare l’onda corta delle buone notizie  (perché si sa: le brutte notizie, l’onda, ce l’hanno spesso lunga), parliamo di una bella, anzi bellissima avventura. Non è un caso che si tratti di un tragitto incrociato tra diverse forme di conoscenza e fonti di informazione. E nemmeno che in questa intersezione di saperi ci siano:

[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] il patrimonio culturale ineguagliabile del nostro Paese, in specifico quello della Regione Campania;

[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un progetto, di nome HETOR, che raccoglie ed elabora Open Data sui Beni Culturali della Regione stessa;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un gruppo di studenti appassionati che hanno intrapreso un percorso di studi vocato all’innovazione;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] due istituzioni d’eccellenza, il Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali l’Università e UniSa (Università degli Studi di Salerno), attraverso un master in ICT per i Beni Culturali;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un docente e comunicatore d’eccezione, Raffaele Gaito, che, nelle vesti di data scientist, ha utilizzato la lente d’ingrandimento della comunicazione transmediale per mettere in evidenza i dati di valore presenti nei vari dataset.
Non è un caso, dicevamo, che tale drappello di protagonisti si sia trovato accomunato in quest’avventura, perché le imprese esemplari raccontano in fondo sempre la stessa cosa: come trasformare la realtà in meglio, partendo spesso da situazioni complesse, trascendendole e concretizzandone gli aspetti più salienti.
[bctt tweet=”Le imprese esemplari raccontano sempre la stessa avventura: come trasformare la realtà in meglio.” username=”MapsGroup”]
E così, attraverso la molteplicità dei dati raccolti e la loro messa alla prova, attraverso strumenti di rapida e coerente elaborazione, sono state rese visibili informazioni preziose sulle ricchezze turistiche ed eno-gastronomiche di un territorio culturalmente assai più florido di quanto sia attualmente percepibile.

Entriamo ora nel dettaglio del progetto.

Un numero per tutti: sono ben 11.060 i dataset utilizzati dal progetto HETOR che raccoglie dati provenienti da ISTAT, MIBACT, MIUR e Regione Campania. Ciascuno di questi – da solo o intrecciato con altri – è potenzialmente in grado di dare informazioni sia sul territorio che i suo residenti, turisti e beni architettonici, paesaggistici ed eno-gastronomici. Ma occorrono, per farlo, una serie di condizioni non semplici da realizzare.
E qui torniamo alla nostra avventura, e più in specifico al Master UniSA in ICT per i Beni Culturali cui hanno partecipato ragazzi con una formazione umanistica (beni culturali, nel 90% dei casi) e a cui è stato illustrato come la tecnologia (in senso lato) poteva essere di supporto alla loro attività di promozione culturale.

In primo luogo attraverso una traduzione dei dati presenti, in secondo luogo grazie alla loro “conversione” in contenuti dai differenti formati. Il tutto mostrato e pubblicato nella pagina Facebook  e nel blog dedicato.
In uno degli ultimi moduli del Master, infatti, Raffaele Gaito e la sua classe hanno utilizzato tali piattaforme di HETOR quasi  in un gioco di prestigio, rendendo accessibili a tutti – in primo luogo agli stessi studenti – dati e informazioni altrimenti impossibili da leggere, perché formulate per addetti ai lavori ed espresse in un linguaggio tipicamente “nerd”.
Gli studenti, infine, guidati dal loro prof.,  hanno messo mano e sguardo nella strategia comunicativa del progetto con una finalità: mettere in primo piano le “gemme” di sapere rintracciate da Hetor e diffonderne il valore attraverso contenuti in grado di intercettare anche i palati più esigenti, così come quelli più distratti.
Il tutto in un itinerario di “dati” che va dal numero di fortezze longobarde presenti nella Regione Campania ai nomi dei pregiati vini del territorio, dai suggestivi Teatri e Anfiteatri all’aperto della regione agli inebrianti sapori del Cilento, “raccontati” in forma di post, gif, immagini, quiz e quant’altro…

FB Hetor

Ascoltiamo ora il racconto di quest’avventura dalla voce di Raffaele Gaito:

“Il mio ruolo all’interno del corso di studi è stato quello di far capire loro come poter dare una nuova linfa a quei dati utilizzando gli strumenti giusti e, soprattutto, i formati giusti. In pratica abbiamo preso in gestione una pagina Facebook e un blog collegati al Master che già esistevano (ma venivano utilizzati male) e li abbiamo rivoltati come un calzino.
Come? Innanzitutto verificando insieme day-by-day come questi strumenti potessero essere di supporto alla loro attività, soprattutto da due punti di vista: riutilizzo e diffusione degli open data.

Per farlo abbiamo utilizzato dati che non erano altro che righe dentro database e li abbiamo trasformati in immagini, in quiz, in gif, in post su WordPress e tanto altro, rivisitando i vari gli aspetti comunicativi esistenti (logo, cover, descrizione, etc) e lavorando sui contenuti.
I risultati sono stati sorprendenti: abbiamo preso una pagina con una trentina di like e un paio di post “morti” 🙂 e l’abbiamo portata (in maniera organica) a quasi 600 like in qualche settimana, facendo un lavoro di content marketing da manuale, strutturato in vari media a seconda del contesto: quiz per fidelizzare i visitatori più difficili da interessare, immagini evocative per suscitare emozione e interesse, gif animate per intrattenere il nostro pubblico.
Nessun numero clamoroso, forse, ma per un argomento così di nicchia (i beni culturali attraverso gli Open Data in Campania) è una bella soddisfazione, tenendo conto di come le immagini vengono condivise, commentate, etc: c’è un tasso di engagement dei nostri utenti davvero entusiasmante.”

 
Progetto Hetor
E con questa testimonianza diretta la nostra storia finisce – o inizia – qui
.
In un’epoca in cui la cosiddetta tecnologia avanza alla velocità della luce è ormai evidente che solo uno sguardo competente e multidisciplinare è in grado di intercettarne e soprattutto governarne il potenziale.
Gli ingredienti ci sono tutti, e risultati pure, come dimostra l’avventura che abbiamo raccontato e che rappresenta in maniera esemplare quello che deve, o dovrebbe, essere il senso dell’innovazione: comprendere il mondo in cui viviamo, trovare un orizzonte in cui crescere, svelarne i confini e percorrerne le nuove rotte tracciate. Dato molto più sociale e culturale che matematico-numerico, direte? Ebbene sì 🙂 Un grazie speciale a Hetor, a Raffaele e alla sua classe da tutti noi di 6MEMES.

Se volete saperne di più, ecco il video ufficiale del progetto. Buona visione!

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Big Data & C. Sharing Knowledge

Dimmi che regalo mi farai e ti dirò chi sei… Google e iWancy permettendo.

[dropcap3]C[/dropcap3]he il Natale sia diventato quasi un sinonimo di consumismo, è un dato di fatto che non staremo a confutare. Allo stesso modo le motivazioni e le credenze personali, famigliari e sociali che ne ammantano il significato, rappresentano ancora oggi un valore rilevante, affettivo, culturale o religioso che sia. E anche qui non staremo a dimostrare l’ovvio.
Ma se l’anno scorso, più o meno in questo periodo, abbiamo affrontato il tema del Natale dal punto di vista dei “dati”, in questa occasione vogliamo porre l’accento su un altro topic, quello della scelta del regalo da farsi, lasciandoci ispirare come sempre dalla rete.
Nel bene e nel male, infatti, il “regalo di Natale” è un argomento di conversazione in cui tutti siamo coinvolti, in un turbinio di luci e colori, pranzi e cene, che racconta – a volte suo malgrado – tante cose.
Occasione imperdibile di comunicazione (e meta-comunicazione), il regalo può essere infatti “incartato” in tanti modi, che possono esaltare oppure mimetizzare le reali motivazioni del donatore, più o meno consce che siano, e può rappresentare non soltanto un dono, ma anche un premio, addirittura un tributo e infine un trofeo. Può infine rivelarsi un’ammonizione, una punizione e perfino una vendetta. Il tutto rigorosamente celato sotto a una sfavillante confezione.
Non a caso l’interesse per l’argomento sale mano a mano che si avvicina la data fatidica, come dimostra il grafico rilasciato da Google Trends sulla query di ricerca “Regali di Natale” nel mese di novembre 2016:

trend natale
Grafico Google Trends sulla query “Regali di Natale” analizzata dai primi di novembre 2016 alla fine dello stesso mese.

Forse per questo è nata un’applicazione inventata e realizzata da giovani italiani sparsi per l’Europa (i cui nome fanno: Rocco, Vittorio, Stella, Pasquale) che suggerisce regali a seconda delle caratteristiche della persona, in base all’occasione e al budget, trovando le migliori corrispondenze per il regalo perfetto, risparmiando pure tempo.
E, per fare le cose perbene, hanno pure pubblicato un EBook
con tutte le istruzioni del caso. Perché “sappiamo che ogni regalo è più di un oggetto, è soprattutto un gesto, quindi ci impegniamo per offrire più possibilità agli utenti”.
Che la scelta del regalo “giusto” non sia impresa da poco lo dimostra del resto una volta ancora Google, che – non a caso – si impegna moltissimo (anche lui) nell’aiutarci a cercare quello giusto in base alle ricerche effettuate più spesso sulla rete. Alcuni esempi? Eccoli.
Si va dai regali di natale originali, per i più creativi, ai regali di natale originali e economici per quelli che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, sino ai regali di natale originali a poco prezzo, per coloro che proprio non hanno pudore nel fare le loro ricerche online. Per i più generosi ci sono invece i regali di natale fatti a mano e i regali di natale originali per bambini, con tutte le varianti di regali di natale per lui, per lei e per beneficenza… Insomma: regalo che chiedi, suggerimento che trovi.
E voi, di che specie di regalo siete??? Pensateci con calma, non c’è fretta: il nostro Blog va in vacanza. Ci ritroviamo con l’anno nuovo. Buoni regali a tutti!
Auguri di Buon Natale

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Big Data & C. Un Big Data al giorno

Big Data & Sicurezza: algoritmi e prevenzione del crimine.

[dropcap3]Q[/dropcap3]ualcuno doveva aver calunniato Josef K., poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato:  questo l’incipit del romanzo Il processo di Kakfa, con l’arresto del protagonista per cause che resteranno ignote fino all’ultima riga.
Il tema di una giustizia occhiuta che agisce con modalità misteriose e subdole riecheggia in tanta letteratura, come in uno dei più celebri fra i romanzi distopici, 1984 di George Orwell dove si immagina un futuro in cui il ben noto Grande Fratello aleggia di casa in casa, spia, ascolta, sussurra e soprattutto sa tutto quello che accade ai cittadini.
Si tratta di scenari non lontani dalla realtà. E non solo perché evocano modalità e sistemi di regimi totalitari, rimandando anche a possibili subdole dinamiche coercitive e persuasorie di quelli democratici. Ma perché – fuor di metafora – il tema della prevenzione del crimine per via tecnologica sta in un qualche modo avverandosi. Software e programmi fondati sull’analisi dei Big Data, infatti, sono in grado di studiare i crimini e, in alcuni casi, addirittura di “prevederli”.
In questo ambito passi da gigante sono stati fatti dalla Cina che sta creando un software in grado di “stanare i sovversivi prima che compiano attività di sabotaggio verso il partito cinese. L’enorme e ambizioso progetto – in corso di realizzazione da parte della società di telecomunicazioni China Technology – non a caso nell’articolo citato è paragonato al racconto di Philip K. Dick Minority Report, in cui la polizia è in grado di fermare i criminali prima ancora che commettano il reato cui sono fatalmente destinati, colpendone non solo l’intenzione, ma letteralmente predicendolo. Ecco che l’obiettivo del software è di operare una netta divisione della popolazione tra “sovversivi” e “non sovversivi”. I cittadini vengono etichettati in base ai risultati forniti dall’analisi di alcuni dati come chiamate internazionali, conto corrente, improvviso cambio di tenore di vita, livello dei consumi, orari, luoghi frequentati. In base agli esiti, a ogni individuo verrà dato un punteggio e relativa attribuzione del tasso di probabilità che egli sia un sovversivo. Fino all’ultimo e più inquietante step: i cittadini oltre un certo punteggio fissato saranno oggetto di misure preventive.
Esistono altri esempi di software impiegati dalle autorità inquirenti in diverse parti del mondo. PredPol, creato dalla polizia di Los Angeles in collaborazione con l’Università della California, è usato da oltre 60 città statunitensi e permette di prevedere dove verranno compiuti i delitti. Se da un lato si è registrato un effettivo abbassamento del tasso di criminalità, dall’altro un simile sistema suscita forti dubbi. Infatti il programma elabora le sue “sentenze” analizzando i reati passati e in questo modo finisce per puntare il dito contro i quartieri più disagiati, andando così a incidere sulle discriminazioni sociali.
[bctt tweet=”La prevenzione del crimine per via tecnologica sta in un qualche modo avverandosi…” username=”MapsGroup”]
Anche l’Italia ha il suo “Grande Fratello”: dal 2007 alla questura di Milano viene usato KeyCrime, un software che per ogni reato elabora una serie di dati – come luogo, orario, obiettivo, tipologia e comportamento – per dare luogo a statistiche con cui “studiare l’uomo nell’azione del crimine, con l’ambizione di predirne le evoluzioni comportamentali future, nonostante l’unicità e diversità degli individui, e dimostrando che […] ciò è davvero possibile”.
L’uso dei Big Data può essere dunque un’arma potentissima per analizzare i crimini e mettere in atto misure per prevenirli o scoprirne i colpevoli, con evidenti vantaggi, come l’ottimizzazione delle risorse, l’efficienza, la riduzione dei tempi di indagine. Ma è indubbio che simili modalità di gestione della sicurezza sollevino importanti domande etiche che riguardano la libertà degli individui. Laddove il perseguimento della pubblica sicurezza motivasse un controllo indiscriminato di ogni singolo spostamento, chiamata, movimento bancario, post pubblicato sui social, si attenterebbe immotivatamente alla privacy dei singoli, fino – chissà – a configurare le situazioni paradossali del nostro incipit.
Insomma, auspichiamo che i terribili scenari ipotizzati da Kakfa, Orwell o Dick rimangano lucide metafore e ammonimenti, non prefigurazioni letterarie di un prossimo futuro. E che questi software non abbiano mai “l’ultima parola”, ma siano uno strumento di supporto per le forze di polizia, lasciando al senno umano l’ultimo giudizio. Perché la presunzione di innocenza avvenga fino a prova contraria, non fino alla prossima “predizione” algoritmica.

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Big Data & C. Chi trova un dato trova un tesoro White Paper

I Quaderni Di 6memes: dal digitale alla datizzazione del mondo.

[dropcap3]C[/dropcap3]osa sono i Big Data? A cosa servono? Come si raccolgono e come si utilizzano?
Queste alcune delle domande cui cercheremo di dare una risposta alla maniera di 6Memes, facendo cioè parlare tra loro “linguaggi” e punti di vista diversi.
Perché se fino a qualche anno fa parlare di Big Data voleva dire farlo con pochi interlocutori interessati, oggi il tema si affaccia sempre più spesso nell’orizzonte delle conversazioni, aprendo anche a noi comuni mortali finestre d’interesse verso parole quali Big Data, Open Data, Big Data Analytics etc.
Non c’è nulla, oggi, di più complesso e articolato del quantitativo di informazioni, dati e numeri che la nostra società produce ogni istante in tutto il pianeta a partire dal fenomeno della digitalizzazione, che genera una vera e propria esplosione di dati in tutti i settori della nostra società, nessuno escluso.
Ne parliamo insieme in questo EBook made in 6MEMES.
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
0.1    Introduzione.
0.2   Premessa: cosa sono i Big Data?
0.3   Dal digitale alla datizzazione del mondo.
0.4   Fonte e origine dei dati: Data Mining, Data Driven, Open Data.
0.5   Dati che parlano tra loro… e a volte anche con noi.
0.6   Una palla di vetro al posto di montagne di Dati.
0.7   Conclusioni.
0.8   Sitografia.

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