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Intelligenza Artificiale e Interoperabilità: dove finisce la Macchina e inizia l'Uomo…

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[/sf_iconbox]Dall’Uomo alla Macchina e ritorno

[dropcap3]U[/dropcap3]no dei punti cardine previsti fin dall’inizio nel piano editoriale del blog di quest’anno riguarda l’interoperabilità tra Uomo e Macchina.
Al mese di gennaio 2020, quando siamo partiti per quest’avventura (tra il serio e il faceto) alla ricerca di nuove relazioni (se non pericolose ancora troppo poco fruttuose) tra l’Uomo e la Tecnologia che esso stesso ha costruito non proprio, era già chiaro che all’interno di questo schema esplorativo un posto di tutto rilievo giocoforza l’aveva (e a lungo l’avrà) il rapporto tra l’Uomo, la sua Intelligenza “naturale” e la cosiddetta Intelligenza Artificiale.
Ma se l’orizzonte culturale di interesse verso lei, l’Intelligenza in tutte le sue forme, sembrava (ancora) rilegata in ambiti tecnici, dal punto di vista sociale ed etico gli interrogativi erano già da tempo aperti. Con tutto il tempo del mondo davanti, tuttavia, necessario per risolvere quesiti che già si mettevano in evidenza come non facili da essere addirittura disambiguati, figuriamoci risolti.
I dubbi espressi a più livelli sulla “convenienza” dell’Uomo in tale cimento con la Macchina non sono sono mai stati pochi, come riporta questo articolo in sé parlante: “Intelligenza artificiale, un grande affare per chi la sa usare, ma servono politiche adeguate”.
Lo sviluppo narrativo del post è molto approfondito* (che prende il via dai dati raccolti ed elaborati da una conferenza internazionale del 2017 sul tema) e ci racconta come l’Intelligenza artificiale stia da tempo

“rimodellando le economie in tutto il mondo, e promette di risolvere problemi complessi, generare più produttività, più efficienza, e ridurre i costi.”

Allo stesso tempo, mette in guardia del fatto che il vulnus è proprio lì, nel rischio di una mancata interoperabilità a più livelli, per risolvere la quale servono non solo energie e risorse, ma anche competenze e integrazioni territoriali, perché:

“sfruttare e sviluppare l’Intelligenza artificiale richiede investimenti in tecnologie, dati, competenze e flussi di lavoro digitalizzati, nonché modifiche dei processi organizzativi.

Anche per questo la sua adozione varia a seconda dei Paesi, delle aziende e dei settori.”

I settori presi in esame dall’elaborato oggetto di studio erano vari, molti dei quali noti, mentre altri – ai tempi – erano più imprevedibili.
Oggi – in piena cronicizzazione della fase pandemica – si rivelano nella loro prepotente attualità dovuto al salto (a volte nel buio) che l’Uomo ha dovuto fare attraverso il digitale verso un uso più massivo della tecnologia, di cui l’Intelligenza Artificiale è uno dei punti focali, forse quello più potente dal punto di vista potenzialmente e critico dal punto di vista etico.
Stiamo pensando delle sue applicazioni nei mezzi di trasporto autonomi fino ai servizi finanziari basati sulle Reti Neurali, dal Marketing più profilato e predittivo che ci insegue a ogni web-angolo all’utilizzo (anche manipolatorio) del Linguaggio Naturale come “interfaccia” più adattivo nella relazione Uomo-Macchina e viceversa.
In ciascuno di questi ambiti, come dicevamo, non sfuggono certo – a maggior ragione oggi – le implicazioni etiche che comportano questi scenari di sviluppo destinati a evolvere inarrestabili spesso allertando le realtà socio-economiche di riferimento, in un’idea di Macchina che sostituisce l’Uomo senza che a quest’ultimo rimanga “nemmeno” il primato, sino ad ora incontestato, per lo meno su questo pianeta, dell’Intelligenza.
Perché se da un lato è chiaro che i vantaggi in termini di efficienza, evoluzione e messa a regime di pratiche di Intelligenza Artificiale (anche) in grado di ridurre sprechi e ridondanze a più livelli, dall’altro il rischio evidente è che aumenti – soprattutto in alcuni contesti, quelli più sensibili – il livello di complessità richiesto all’Umano nella gestione di tali tecnologie, con la possibilità della creazione di un divario ancora maggiore tra le aree più vocate (e avanzate) in questi settori e le altre più “arretrate”.
Se da un lato sono chiari i vantaggi dell tecnologia in termini di efficienza, evoluzione e messa a regime di pratiche in grado di ridurre ridondanze a più livelli, dall’altro il rischio è che aumenti il livello di complessità richiesto. Condividi il Tweet
D’altro canto, restare ostili a un’evoluzione che – in tutta sincerità – è ormai inarrestabile, appare uno sforzo vano di retrovia… Quindi potremmo dire che il vero “affare” per l’umanità è cercare di governare in maniera non solo etica, ma anche creativa e propositiva tale drive.
Un filosofo che ne parla con grande competenza di questo tema è sicuramente il professor Cosimo Accoto, che ci aiuta a fare chiarezza anche in questo articolo: 2020, il decennio dei robot. Ne parliamo con il filosofo hi-tech Cosimo Accoto”.
“Il livello di complessità che stiamo introducendo nel mondo e nella società non è gestibile se non attraverso l’iniezione di dosi crescenti di automazione”, ci dice il professore, autore – tra gli altri – del libro “Il mondo ex machina”.
Lo studioso, nella sua intervista che consigliamo assolutamente di leggere, mette l’accento su un punto che crediamo sia cruciale proprio in merito all’attualità sul topic:

“Le fasi finali di transito verso l’adozione tecnologica diffusa delle innovazioni sono di norma quelle più complesse e difficoltose, ci insegnano gli storici dell’economia. Possiamo pensare di aver fatto la gran parte del lavoro e il grosso, ma è sempre l’ultimo miglio – per così dire – quello più arduo da conquistare.”

Da parte nostra, per chiudere questo focus di alert sul trema, vogliamo comunque mettere un peso costruttivo sulla bilancia dei pro e dei contro sul topic, e condividiamo alcuni articoli sul tema che abbiamo trovato utili e interessanti in uqnato ramngenziali a settore CREATIVI, tra cui cui:

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[/sf_iconbox]Reti sociali: un modello per studiare gli effetti della propagazione virale

In questo articolo,  sono pubblicati

“i risultati di una ricerca dell’Università Statale di Milano che ha messo a punto un software per la simulazione di fenomeni di propagazione virale all’interno di reti sociali e dei loro effetti sulla conoscenza che gli individui maturano riguardo al tema al centro dell’epidemia.”

 

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[/sf_iconbox]Il nuovo progetto musicale di Björk usa l’intelligenza artificiale. Succede a New York.

L’articolo parla di

“Una collaborazione tra l’artista islandese e Microsoft fa incontrare musica e intelligenza artificiale. In un albergo in centro a New York c’è un “paesaggio sonoro” che cambia autonomamente a seconda delle condizioni atmosferiche e alla posizione del sole.”

 

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[/sf_iconbox] 
Se lo scrittore è un algoritmo: l’AI per la letteratura

Citiamo l’articolo:

“Può una macchina, sia pure intelligente, scrivere un romanzo, un racconto o un articolo giornalistico? Sebbene la scrittura, soprattutto quella creativa, si sviluppi in diverse dimensioni, l’intelligenza artificiale ha iniziato a insinuarsi anche in questo mondo.”

 

In ciascuno di questo casi l’Intelligenza Artificiale si innesta in ambiti propriamente umani, con risultati sorprendenti in cui Lui, l’Uomo, sembra avere molti vantaggi in questo scambio (forse) alla pari…


CREDITS IMMAGINE: Hanzo.
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Manutenzione predittiva: AI e IoT per la digitalizzazione delle infrastrutture

Con l’avvento dell’Industria 4.0 le aziende manifatturiere stanno adottando la manutenzione predittiva come nuovo paradigma per la gestione dei loro asset produttivi.
Il nuovo modello si basa sull’automatizzazione e la digitalizzazione degli impianti per abilitare l’individuazione precoce dei disservizi. Questo nuovo archetipo si contrappone al vecchio, il così detto Run-to-Failure, il quale prevedeva solo lavoro manuale e interventi di riparazione dopo l’evento di rottura.
La manutenzione predittiva è stata abilitata, negli ultimi anni, dall’arrivo di nuove tecnologie innovative come l’Internet of Things (IoT) e l’Intelligenza artificiale (AI) e da un incremento degli investimenti in tecnologie connesse.
Scopri le nostre soluzioni: Rose Smart Man
Manutenzione predittiva
Grazie all’adozione di intelligenza artificiale e machine learning, è possibile processare grandi volumi di dati disaggregati. Di conseguenza così è nato un nuovo modo di fare manutenzione generalmente chiamato: Predictive Maintenance.
Le analisi predittive servono ad estrarre conoscenza azionabile e si basano su serie di dati storici. Esse vengono utilizzate per costruire modelli matematici e di machine learning, capaci di analizzare la situazione in tempo reale e prevedere eventi futuri di rottura

Oggi, le aziende possono applicare due tipi di manutenzione predittiva per migliorare le loro performance:

  • Condition-Based Maintenance (CBM): La CBM rientra nel campo dell’anomaly detection nella quale è presente una significativa componente di analisi predittiva. Questa tecnica prevede il monitoraggio degli asset in tempo reale sulla base di determinate condizioni, preimpostate o calcolate attraverso modelli statistici.
  • Predictive Maintenance (PM) è l’analisi che prevede il verificarsi di eventi anomali e di conseguenza indirizza gli interventi di manutenzione prima che l’evento di rottura si verifichi.

Molti studi hanno evidenziato i trend di crescita di questo mercato. Ad esempio McKinsey & Company, nel 2019, ha pubblicato un interessante report “Cracking the code of repair analytics”, che illustra tutti i vantaggi della manutenzione predittiva, sottolineando come un crescente numero di aziende stia adottando la Data Science per supportare le decisioni, definire la priorità negli interventi di manutenzione, effettuare pianificazioni efficienti, ridurre i costi e allo stesso tempo limitare, anche de 30%, i disservizi.
Insomma: la manutenzione predittiva è uno strumento molto utile per la gestione di impianti industriali, reti e cabine elettriche, impianti di generazione di energia rinnovabile e componenti meccaniche. Questo perchè ci aiuta a prevedere rischi, pianificare azioni e ridurre sensibilmente i costi di manutenzione e d’acquisto di nuovi asset.

Paolo Gangemi

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Leggi anche l’intervista al nostro AD Maurizio Pontremoli: Dai Big Data alla Condivisione della Conoscenza


[highlight]Contatti[/highlight]

Paolo Gangemi è Product Manager di ROSE, la soluzione innovativa per il mercato Energy nell’ambito Smart Grids con applicazioni in efficienza energetica, flessibilità e manutenzione predittiva.
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‘Ripartiamo dalla fedeltà!’: Roialty sponsor della XX° Edizione dell’Osservatorio Fedeltà

Aperte le iscrizioni al XX Convegno dell’Osservatorio Fedeltà dell’Università di Parma. Durante l’evento, che si terrà il 21 ottobre, verrà presentata la nuova ricerca “Ripartiamo dalla fedeltà”. Roialty, la nostra digital loyalty platform, è sponsor ufficiale della ricerca e ha sostenuto l’Osservatorio nella realizzazione di questa ventesima edizione.
Dopo due decenni, l’appuntamento con l’osservatorio è ormai divenuto un momento immancabile nel panorama della Loyalty e quest’anno l’evento vedrà alternarsi molti ospiti italiani e internazionali.

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]‘Ripartiamo dalla fedeltà!’[/sf_iconbox]

In un contesto di forte cambiamento, come quello che stiamo vivendo a causa del Covid-19, è sempre più importante parlare di Fedeltà e in questa ventesima edizione i temi affrontati saranno:

  1. I cambiamenti dei comportamenti d’acquisto e la loyalty a seguito dell’emergenza Covid-19;
  2. La fedeltà e l’esperienza d’acquisto secondo le neuroscienze;
  3. Come le imprese stanno reagendo al Covid-19 nella gestione degli investimenti e nel ridisegno dell’esperienza del cliente.

Tre saranno dunque le guide d’eccezione e due le ricerche in esclusiva, presentate per i vent’anni dell’Osservatorio. Agli interventi di Vittorio Gallese (Professore ordinario di Psicobiologia dell’Università di Parma), Brian Pearson (ex CEO LoyaltyOne, Strategic Advisor e Board Member) e Cristopher Barth (senior head di CRM, Customer Data e Analytics per Hugo Boss) si affiancheranno Cristina Ziliani e Marco Ieva che discuteranno, insieme al nostro Stefano Tonella (Head of CX Solutions Roialty), i risultati delle ricerche dell’Osservatorio: “Le nuove customer journey degli italiani” e “Le nuove priorità strategiche per le aziende italiane”.

[sf_iconbox image=”ss-search” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
La partecipazione di Roialty[/sf_iconbox]

Roialty oltre ad essere uno dei main sponsor parteciperà, con Stefano Tonella, alla tavola rotonda per discutere, insieme agli altri ospiti, dei risultati della ricerca.
Roialty è la Digital Loyalty Platform che aiuta i propri clienti – nei mercati Energia, Telecomunicazioni, Retail, Media e Financial Services – a valorizzare i dati raccolti in tempo reale per personalizzare la Customer Experience e creare relazioni empatiche con i loro clienti.

[sf_iconbox image=”fa-area-chart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Venti anni a servizio di aziende e ricercatori[/sf_iconbox]

Nato nel 1998 all’interno del Dipartimento di Economia dell’Università di Parma, l’Osservatorio Fedeltà vuole essere uno spazio di condivisione sui temi del loyalty marketing, per imprese, ricercatori e studenti e contribuire alla discussione sui temi della customer loyalty e del marketing attraverso:

  • progetti di ricerca e formazione per le imprese sui temi della fidelizzazione, micromarketing e CRM;
  • realizzazione di tesi di ricerca che permettano una stretta collaborazione tra studenti e aziende.

Per saperne di più potete visitare il sito e consultare il programma completo dell’evento.
Per le iscrizioni, invece, cliccate qui.
 



[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità̀ di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA.
Il Gruppo ha investito in R&D ed innovazione, negli ultimi 5 anni, complessivamente 3.500.000 €.
Per maggiori informazioni: www.mapsgroup.it

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
marketing@mapsgroup.it



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Copertina rielaborata e immagini interne da: www.osservatoriofedelta.it/
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Settembre, la primavera dei retailer. Perché ripartire seguendo i dati?

Dopo la prima fase di epidemia da covid-19, in cui il comportamento dei consumatori è stato irrazionale e guidato dalla paura, proviamo a capire quali dati possono aiutare i retailer a reinventare l’esperienza d’acquisto.
Il primo ambito che è stato messo sotto pressione è sicuramente la gestione della supply chain, dove i dati di vendita degli store fisici incrociati con gli ordini effettuati online già evasi e in attesa di evasione, devono essere processati da modelli predittivi per ottimizzare gli approvvigionamenti e prevedere trend di acquisto.
Gli stessi dati, arricchiti con i dati generati dai sistemi elimina code, ad esempio, affluenza e tempo medio di permanenza nel punto vendita, aiutano ad ottimizzare la gestione del personale, permettendo di avere il giusto numero di addetti rispetto alla domanda effettiva generata da ingresso merci in magazzini, ordini online e ingresso clienti nel punto vendita.

Rimanendo nell’ambito di gestione degli afflussi di clienti, nonostante vi siano molteplici soluzioni elimina code, bisogna capire come e quali dati sono veramente utili. Infatti, per migliorare l’erogazione di servizi a valore aggiunto nel punto vendita e creare nuove esperienze personalizzate, questi sistemi saranno tanto più utili quanto più riusciranno a fornire ai retailer insight in tempo reale e metriche di sintesi quali, ad esempio, fasce orario di maggior afflusso di clienti oppure tempo medio di permanenza dei clienti in base alla fascia oraria o, ancora, feedback puntuali dei clienti sulla loro soddisfazione nella fruizione di un determinato servizio
Uno scenario che vede da una parte gli store fisici che si reinventano e dall’altra dati smart che aiutano a ridisegnare l’esperienza d’acquisto e le relazioni tra marca e consumatore, ad ottimizzare gli accessi, ridurre i tempi di attesa dei clienti e creare nuove esperienze altamente personalizzate che collocano al centro delle attenzioni il consumatore finale con i propri bisogni.
Quindi, la corsa alla migliore app eliminacode continuerà grazie alla crescente inclinazione dei consumatori a scegliere la prenotazione e i servizi a valore aggiunto offerti dal punto vendita. Infatti, se prima ci si recava direttamente presso uno store, ora si riflette e si pensa se sia o meno il momento opportuno per accedervi e quindi con i sistemi di elimina code si può fornire, ai propri clienti, un nuovo touch point che può essere utilizzato per:

  • Raccogliere nuovi contatti e dati di profilazione con cui arricchire il CRM,
  • coinvolgere il consumatore in attività interattive e promozionali funzionali al “drive to store”,
  • raccogliere opinioni e feedback per migliorare l’erogazione dei propri servizi.

[bctt tweet=”La corsa alla migliore app eliminacode continuerà grazie alla crescente inclinazione dei consumatori a scegliere la prenotazione e i servizi a valore aggiunto offerti dal punto vendita” username=”MapsGroup”]
Dunque, sono sempre i dati ci vengono in aiuto per migliorare e reinventare l’esperienza del consumatore, anche in questa fase storica che sta rivoluzionando le modalità di relazione tra i retailer e i propri clienti.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità̀ di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA.
Il Gruppo ha investito in R&D ed innovazione, negli ultimi 5 anni, complessivamente 3.500.000 €.
Per maggiori informazioni: www.mapsgroup.it

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Copertina: Foto di Artem Beliaikin da Pexels
Palette: Foto di Kaboompics .com da Pexels
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MAPS: firmato l'accordo per l'acquisizione di SCS Computers

MAPS comunica di aver acquisito SCS Computers, software house attiva nell’healthcare e specializzata in ambito clinico, le cui soluzioni proprietarie supportano, da oltre 20 anni, la Sanità pubblica e privata.

 

[sf_iconbox image=”ss-laptop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]SCS Computers: all’insegna della sanità digitale[/sf_iconbox]

Fondata a Fermo negli anni ’80, SCS Computers è specializzata nel mercato Healthcare, fornendo le proprie soluzioni proprietarie alla sanità pubblica e privata. SCS è diventata una realtà di riferimento nell’Italia centrale ed in particolare nella Regione Marche, in cui si è aggiudicata una fornitura della durata di 7 anni per tutte le strutture sanitarie pubbliche.
La Società vanta un’esperienza ventennale nell’ambito delle forniture di sistemi integrati Hardware e Software, fornendo assistenza e consulenza altamente qualificata in grado di trasformare le più avanzate tecnologie in soluzioni operative efficienti.
Hanno preso in questo modo vita i software gestionali specializzati di SCS dedicati ai laboratori di analisi chimico-cliniche e microbiologiche, agli ambulatori medici specialistici, alle Unità Operative di Pronto Soccorso, nonché alle Unità Operative di Anatomia Patologica. Tutte le soluzioni di SCS sono fortemente integrate con i dispositivi fisici utilizzati nei laboratori di analisi, generando un’ottima copertura funzionale dei software forniti e una altrettanto ottima user experience.

[sf_iconbox image=”ss-medicalcross” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Healthcare: si amplia l’offerta sanitaria di MAPS[/sf_iconbox]

MAPS Group comunica la sottoscrizione, da parte della controllata MAPS Healthcare, di un accordo vincolante per l’acquisizione del 100% di SCS Computers S.r.l..
Come afferma Marco Ciscato, Presidente di MAPS:

“Questa operazione strategica permette al Gruppo MAPS di ampliare ulteriormente l’offerta sanitaria, in particolare nella direzione dell’area clinica. Potremo beneficiare di numerose sinergie, integrando le soluzioni proprietarie di SCS Computers nelle offerte Data Driven Governance e Patient Journey. La nostra struttura commerciale può rappresentare uno strumento fondamentale per veicolare l’offerta SCS anche su nuovi clienti. La forte presenza di SCS in alcuni territori potrà inoltre essere un elemento facilitante per distribuire negli stessi territori anche le altre soluzioni del Gruppo.”

 

[sf_iconbox image=”ss-signpost” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]WEBINAR MAPS[/sf_iconbox]

Il prossimo 29 settembre, il Presidente Marco Ciscato incontrerà la comunità finanziaria nell’ambito di un webinar rivolto agli investitori professionali e retail. L’appuntamento conferma l’approccio alla trasparenza verso gli Investitori adottato in IPO.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion.
Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
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MAPS | Tel +39 0521 052300
 info@mapsgroup.it
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CEST 2020: MAPS e la sicurezza informatica per le infrastrutture

Il 16 e il 17 settembre MAPS Group partecipa, a Genova, alla 6a Conferenza internazionale CSET (Cyber Security for Infrastructure of Energy & Transport). Si discuterà di come, con IoT e Intelligenza Artificiale, sarà possibile creare strumenti sempre più efficaci per un’adeguata protezione delle infrastrutture da rischi e minacce informatiche.

[sf_iconbox image=”ss-lock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La necessità di protezione[/sf_iconbox]

Argomento più che mai attuale, la protezione dei dati e la necessità di predisporre un sistema di monitoraggio degli incidenti informatici pone l’attenzione su un duplice obiettivo:

  • rispondere all’esigenza di individuare gli attacchi e mitigare il danno,
  • delineare la reale portata dell’incidente.

Fondamentale, di conseguenza, è la predisposizione di processi che consentano di mantenere un costante livello di monitoraggio e di definire le dinamiche della risposta in caso di violazione. Soprattutto per settori di rilevanza sociale ed economica quali trasporti ed infrastrutture energetiche e idriche.

[sf_iconbox image=”ss-compose” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]MAPS sponsor del CSET 2020[/sf_iconbox]

La conferenza internazionale CSET 2020 si concentrerà proprio su come, con Internet of Things, 5G Networks , Artificial Intelligence e Cyber-Physical Security (una nuova frontiera della Global Security) si potranno creare strumenti sempre più efficaci per un’adeguata protezione delle infrastrutture critiche da rischi e minacce informatiche.
Maps Group parteciperà in qualità di sponsor e con la presenza di Vieri Emiliani, Head of Innovation della società.
Nel corso della tavola rotonda di giovedì 17 settembre, dal tema “INTELLIGENZA ARTIFICIALE E INFRASTRUTTURE CRITICHE”, Vieri emiliani parlerà di sistemi di Manutenzione Predittiva su Reti Elettriche, come utilizzo concreto della AI su sistemi di sicurezza per infrastrutture critiche.

[sf_iconbox image=”ss-like” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CSET 2020: pronti a partire, in sicurezza[/sf_iconbox]

CSET 2020 sarà un evento mediatico per garantire la massima fruibilità al pubblico interessato.
Il convegno si svolgerà di persona – su invito – e online, attraverso collegamenti live all’esterno e con l’area espositiva, tavole rotonde e interviste.
Potete registrarvi qui e seguire l’evento via Webinar.
Per ulteriori informazioni, visitate il sito CSET 2020.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion.
Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

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Vodafone store: al via la prenotazione con Roialty ZeroCoda

Sicurezza e attenzione per il cliente: negli store Vodafone parte il test dell’innovativa App di Maps Group Spa.

 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Sicurezza e attenzione per il cliente[/sf_iconbox]

Da giugno, in 5 Vodafone Store, è attivo vodafone.zerocoda.io per consultare le disponibilità e prenotare il proprio appuntamento.
La collaborazione tra Vodafone e Maps Group nasce per rispondere a un’esigenza immediata di sicurezza che, nel periodo post pandemia, influisce sulla qualità percepita del servizio e nelle scelte dei consumatori.
L’obiettivo è quello di estendere l’esperienza fisica attraverso i canali digitali in un processo di coinvolgimento costante del consumatore. Infatti, l’esperienza ZeroCoda prevede:

  1. una prenotazione online;
  2. il recarsi e l’acquisto in store;
  3. la possibilità per i clienti, attraverso i loro dispositivi digitali, di esprimere il loro grado di soddisfazione.


Il valore aggiunto sarà quello di

  • poter integrare ZeroCoda con i canali digitali Vodafone di servizio ai clienti;
  • personalizzare le interazioni basate sui profili e dati di accesso;
  • attivare iniziative di promozione, couponing e loyalty integrate nell’esperienza di prenotazione.

 

[sf_iconbox image=”ss-desktop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un innovativo progetto pilota[/sf_iconbox]

Soddisfazione è stata espressa da Maurizio Pontremoli, Amministratore delegato Maps Group:
Collaboriamo da tempo con Vodafone per contribuire alla realizzazione dei sistemi di Customer Operation e abbiamo deciso di investire con loro per realizzare un progetto pilota innovativo che interpretasse la nuova normalità di accesso agli store in chiave di valore aggiunto e non di criticità per il cliente del servizio. Siamo certi di poter offrire il miglior valore di integrazione dei dati e personalizzazione dell’esperienza sui canali retail e digital dell’operatore”.
Un progetto pilota accessibile online, e che non penalizza chi non ha accesso a dispositivi digitali grazie alla possibilità di prenotarsi, in presenza, direttamente presso il punto vendita.
Vuoi avere maggiori informazioni sul servizio Roialty ZeroCoda per eliminare le code e gestire gli accessi nel tuo punto vendita? Visita il sito https://roialty.com/zerocoda-retail-ita/ e richiedi subito una prova gratuita.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità̀ di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA.
Il Gruppo ha investito in R&D ed innovazione, negli ultimi 5 anni, complessivamente 3.500.000 €.
Per maggiori informazioni: www.mapsgroup.it

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni














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6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie

Il meglio di #6MEMES: saranno le strategie di cambiamento strutturate e la comunicazione mirata a dare vita all’Essere Interoperabile.

[sf_iconbox image=”fa-cubes” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il meglio di 6MEMES di questi ultimi mesi…[/sf_iconbox]

 Dal vocabolario online Treccani:

Repetita iuvant (lat. «le cose ripetute piacciono, giovano»):
Sentenza latina d’incerta origine, che si pronuncia spesso, nell’uso corrente, quando si sta per ripetere qualche cosa che già si sia sperimentata come piacevole, e talora in altro senso, per affermare l’utilità
di ripetere una raccomandazione, un precetto, un ammaestramento.

 
[dropcap3]S[/dropcap3]anità e gestione del processo di cura. Strategie di cambiamento nella Pubblica Amministrazione. Coworking, uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro e si integra perfettamente nell’utilizzo sostenibile delle risorse tipico della co-economy: sono stati questi gli argomenti che il nostro pubblico di lettori ha prediletto da maggio e luglio 2020.
A ben guardare, gli stessi premiati nel trimestre precedente – come un utile ripetizione di precetti che potrebbero migliorare uno stato economico e sociale ormai obsoleto – ma, stavolta, più declinati in un’ottica comunicativa.
Il tutto per un’auspicabile collaborazione tra ingegno e talenti, a ribadire quanto l’interoperabilità relazionale tra tecnologia e uomini dotati di competenze sia il giusto percorso da seguire attraverso la digital trasformation.
 
E se, durante il nostro cammino, corressimo il rischio di trovare lunghe code (agli sportelli) o, peggio, tutte le sedie occupate (in sala d’attesa) e il dubbio di aver preso un ticket sbagliato?
Fabrizio Biotti ha chiara la soluzione, almeno in ambito sanitario:

“Alla luce degli attuali scenari, al primo pilastro della necessaria razionalizzazione dei flussi, occorre affiancarne un altro, quello legato al tema imperativo della digitalizzazione che consente di gestire sia l’affluenza ordinaria che straordinaria in termini strategici e operativi.”

Per tali motivi occorrerà digitalizzare in termini di accoglienza non tanto singoli segmenti, comparti e flussi (di servizi come di persone e merci) ma piuttosto l’intero processo, in un ottica di best practice nonché della necessaria migliore interoperabilità tra enti e strutture: temi decisivi, questi, per gestire in maniera ottimale la presa in carico del paziente fin dal momento in cui entra in contatto con la struttura, indipendentemente dal motivo per cui ne ha la necessità. Solo in questo modo

La tecnologia diventerà il fattore abilitante per una corretta gestione e razionalizzazione dell’accoglienza integrata ai differenti processi aziendali e non come un qualcosa di astratto e non sufficientemente integrato con gli altri attori dell’ecosistema sanitario”.

 
Tuttavia, l’incertezza che sempre accompagna le fasi di trasformazione – ancor più in questo periodo di emergenza sanitaria – richiede continue strategie di cambiamento strutturate.
Non basta dunque l’ottica trasformativa, la passione, la buona volontà – per Anna Pompilio – almeno nell’ambito trasformativo della Pubblica Amministrazione:

È di fondamentale importanza, nell’attuazione di strategia di cambiamento, analizzare a fondo la struttura organizzativa in modo che l’impatto (positivo o negativo) dell’innovazione sia ben compreso e non rigettato. Come? Le modalità possono essere molteplici, ad esempio attraverso una buona progettazione, intesa come organizzazione puntuale di tutti i vari aspetti del progetto in senso ampio, comunicazione compresa.”

L’approccio metodologico per gestire un progetto – che presuppone come prerequisito l’abilitazione di sistemi interoperabili – deve partire dall’analisi del gap in termini di capabilities (o abilità) ma, in fase d’opera, considerare anche l’etica delle virtù.

Virtù e abilità sono entrambe capacità di mettere in campo azioni per raggiungere un fine ma, nella virtù, c’è anche l’elemento morale del produrre in questo un bene per sé e per gli altri. L’etica della virtù ci dice che si possono avere ottime capacità che tuttavia si potrebbero usare in maniera disfunzionale ed è quindi necessario formare persone non solo abili ma virtuose”.

È giunto il tempo di distogliere la concentrazione dalla Macchina e ricordarci che esiste anche l’Uomo: l’unico, vero, Essere Interoperabile è colui che può tendere a una cooperazione virtuosa con la tecnologia e all’utilizzo delle competenze verso domini di eccellenza che costituiscono un valore in sé, scevri da qualunque tornaconto personale. Tenendo sempre conto che abilità e virtù necessarie all’evoluzione sono vive e da nutrire.
Se non si sente la necessità di imparare ma si va solo alla ricerca di conferme, se non si passa dall’abilità alla virtù, se non si ragiona in termini di sostenibilità, allora non ci potrà essere innovazione che tenga, perché:

“il digitale, l’interoperabilità, l’Intelligenza Artificiale, il Design non sono altro che un sistema, aperto, di pensiero strutturato”.

Certo, rimane indubbia la valenza e l’importanza del fattore tecnologico e del suo continuo sviluppo verso la miglior performance nell’ambito applicativo per il quale è stato pensato.
[bctt tweet=”È giunto il tempo di distoglierci dalla Macchina e ricordarci che esiste anche l’Uomo: l’unico, vero, Essere Interoperabile è colui che può tendere a una cooperazione virtuosa con la tecnologia e all’utilizzo delle competenze” username=”MapsGroup”]
E proprio in questi mesi di emergenza sanitaria il fattore tecnologico è divenuto un elemento essenziale, a garanzia e supporto dei legami umani e relazionali che la pandemia ha reso più difficili da gestire.
Lo mostrano anche i risultati del monitoraggio, attivato attraverso la piattaforma Webdistilled, condotto da Sara di Paolo e dedicato ai nuovi trend del vivere e dell’abitare gli spazi condivisi (di lavoro e non solo).

In tutto il mondo gli spazi di coworking stanno infatti vivendo un nuovo (forse inaspettato) grande rilancio, per vari motivi:

“la capacità degli spazi collaborativi di adeguarsi per garantire ai propri ospiti le misure necessarie a ridurre il rischio di contagio, è diventato uno dei punti di forza dei coworking rispetto ad altri luoghi del lavoro più tradizionali.”

Non solo, anche riuscire ad alimentare il senso di comunità attraverso momenti di partecipazione e intrattenimento non-fisici ha portato le realtà di gestione di spazi condivisi a concentrarsi maggiormente sui propri servizi, in particolare su quelli digitali. Proprio questo ha consentito a molti coworking di mantenere, in tempo di Covi19, relazioni, clienti e incassi in tempo.

[sf_iconbox image=”ss-key” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Cosa, allora, resta da (o si deve iniziare a) fare?[/sf_iconbox]

Costruire comunità globali e interoperabili – radicate come realtà uniche e pregevoli nell’ambito di uno specifico territorio, e formate da individui abili e virtuosi in grado di usare tecnologie efficaci nel loro ambito di applicazione – è, forse, l’ultimo passo utopico da compiere.
Solo con questo tipo di approccio gli individui potranno utilizzare i migliori strumenti di lavoro e le migliori applicazioni, lavorando insieme e liberamente. E, inoltre, potranno scambiarsi e mettere in circolo dati utili per accrescere le proprie competenze e creare biblioteche virtuali di informazioni eccellenti alle quali chiunque, o qualunque delle comunità, potrà accedere.


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Le letture per l’estate consigliate da #6MEMES. Parola d’ordine: interoperabilità

[dropcap3]A[/dropcap3]nche quest’anno, in questa estate così problematica, non potevamo rinunciare ai nostri consigli di lettura. 
Il tema proposto  (non sarà una sorpresa, immaginiamo 🙂  coincide con l’Interoperabilità, il topic non solo tecnico, ma anche linguistico, culturale e scientifica attraverso cui, confidiamo, l’innovazione tecnologica sarà capace di rivoluzionare, migliorandolo, il rapporto tra tecnologia e sistemi (sociali ed economici in primis).
In questi consigli per l’estate vorremmo dunque mostrarvi l’importanza di una più efficace interoperabilità tra i dati, sorgente primaria di ogni innovazione tecnologica e, in questo momento storico di connessione globale (più o meno forzata dall’attuale pandemia), fonte indispensabile di informazioni e conoscenza.

[sf_iconbox image=”ss-bookmark” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]I consigli di lettura…[/sf_iconbox]

Partiamo da “Library linked data. Verso l’interoperabilità tra le istituzioni culturali”.
Il libro, di Ester Marinelli, presenta e spiega inizialmente il concetto di Giant Global Graph (o Grafo Gigante Globale), idea sviluppata Tim Berners-Lee (l’informatico britannico insignito del premio Turing 2016 e co-ideatore, insieme a Robert Cailliau, della base concettuale per il futuro sviluppo del World Wide Web).
Nell’era digitale della rete distributrice di qualunque informazione, il “Grafo globale” si configura come un web semantico ossia un luogo virtuale dove effettuare una migliore e più puntuale ricerca delle informazioni mediante collegamenti tra documenti ma anche tra dati, e che chiunque può contribuire a incrementare.
Un luogo “abitato” dalla famiglia dei Linked Open Data (LOD), i dati liberamente accessibili e in continua connessione tra loro, ricercabili dai motori di ricerca e comprensibili dalle macchine. Nonché una delle principali tecnologie che sottostanno alla realizzazione del concetto di Grafo Gigante Globale.
E l’autrice prosegue descrivendo la tecnologia dei LOD per comprenderne livello di sviluppo, criticità e punti di forza attuali per esplorare infine il panorama internazionale e nazionale in merito alla produzione di Library Linked Data, cioè dati bibliografici “collegati”.
Un’idea di futuro, quella dei LLD, che attraverso l’interoperabilità di sistemi potrebbe aprire il varco verso un’interoperabilità di Istituzioni culturali (biblioteche, musei, associazioni culturali), garantendo la correttezza delle informazioni fornite e la possibilità di accrescimento della cultura personale e, dunque, della propria libertà.
[bctt tweet=”Library Linked Data: i dati  bibliografici collegati, potrebbe aprire il varco verso un’interoperabilità di Istituzioni culturali, garantendo la correttezza delle informazioni fornite e la possibilità di accrescimento della cultura” username=”MapsGroup”]
Il Grafo Gigante Globale non che può essere sostenuto da una solida rete tecnologica aggiornata e sempre migliorabile. In “Apriti standard! Interoperabilità e formati aperti per l’innovazione tecnologica”, Simone Aliprandi sostiene l’urgente necessità di poter disporre di strumenti software che siano distribuiti in modalità libera dai tradizionali vincoli della proprietà industriale e, dunque, disponibili in forme e modi del tutto aperti, gratuiti e trasparenti.
L’attenzione del dibattito scientifico, prosegue Aliprandi, deve essere spostata dagli strumenti con cui si producono informazioni alle informazioni stesse e sugli standard con cui esse sono codificate, comunicate e memorizzate. Interoperabilità e neutralità tecnologica diventano quindi categorie e valori centrali di libertà per un ecosistema digitale efficiente ed equo.
[bctt tweet=”Interoperabilità e neutralità tecnologica: categorie e valori centrali di libertà necessari per un ecosistema digitale efficiente ed equo” username=”MapsGroup”]
Basteranno i software aperti e una trasparente circolazione di informazioni interconnesse a garantire una nuova frontiera della vita comune? Potrebbe rispondere alla domanda Serenella Iovino con il suo libro “Filosofie dell’ambiente” nel quale si auspica la realizzazione di una necessaria “Cultura dell’ambiente”, attenta alle relazioni tra mondo umano e mondo naturale non-umano.
È infatti più che mai necessario un “pensiero dell’ambiente” che non si muova solo sul territorio della morale e del valore ma richieda l’interoperabilità di più discipline come sociologia, scienze cognitive, letteratura e critica letteraria, estetica e storia delle idee. 
Un’interpolazione di concetti per una multi pluralità di idee, insomma, per mettere in discussione la struttura della società e offrire più letture del mondo contemporaneo.
[bctt tweet=”È più che mai necessario un “pensiero dell’ambiente” che richieda l’interoperabilità di più discipline come sociologia, scienze cognitive, letteratura e critica letteraria, estetica e storia delle idee” username=”MapsGroup”]
Eccoci, infine, ad augurarvi una estate il più serena possibile, di divertimento, ma anche riflessione. 
Per capire, magari, come la messa in in opera di una interoperabilità più efficace possa aiutare le nostre società a rompere muri virtuali che ci imbrigliano spesso in spazi troppo esigui.


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6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Information and communications technology

La rete oggi: dialogo fra persone (e le cose del mondo) attraverso i sistemi digitali. Di Giulio Destri.

[dropcap3]N[/dropcap3]ell’articolo precedente abbiamo ricostruito come si è arrivati alla rete Internet odierna con un unico standard di dialogo fra sistemi digitali che consente in sostanza a tutti i dispositivi dotati di un’interfaccia di rete di collegarsi e scambiare informazioni fra loro, ovvero uno standard che permette una interoperabilità globale fra i sistemi digitali.
In questo articolo, dunque, analizzeremo gli effetti di questo sulle persone, ossia come nei mesi della tragedia che ha colpito il mondo la rete sia stata un pilastro fondamentale nella comunicazione fra le persone.

[sf_iconbox image=”ss-alarmclock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un salto indietro nel tempo…[/sf_iconbox]

In [1] è stato trattato il tema di come la rete sta evolvendo nella Internet di Ogni Cosa (IoX) che collega fra loro dispositivi ed esseri umani a livello planetario. La drammatica situazione vissuta anche in Italia a partire dalla fine di febbraio 2020 ha accelerato ed in parte estremizzato tendenze che erano già in atto. Per capire meglio facciamo un salto indietro nel tempo…
Cosa sarebbe avvenuto se la situazione di oggi si fosse verificata, su scala globale, all’epoca della prima SARS, nel 2002-2003? Quindi solo 17 anni fa…
I mezzi di comunicazione dell’epoca erano limitati: non esistevano ancora i social media e nemmeno sistemi di messaggistica istantanea come WhatsApp e Telegram… Gli unici strumenti disponibili erano la posta elettronica, limitata come dimensioni dei messaggi rispetto ad oggi, e gli SMS.
Inoltre non c’erano gli smartphone, e la maggior parte dei telefoni cellulari non aveva la possibilità di collegarsi ad Internet, ma solo di inviare o ricevere chiamate audio e, appunto, SMS, con i loro 160 caratteri di lunghezza massima, e, in alcuni casi piuttosto rari MMS, con contenuti multimediali di dimensioni limitate (e con un costo notevole).
Gli accessi ad Internet avevano velocità limitata: solo in zone di grandi città come Roma e Milano era già presente la “banda larga”. Stava appena iniziando a diffondersi sul territorio la prima ADSL, dopo anni di modem con tariffa a tempo, in cui si pagava in base al tempo di connessione… Quindi non sarebbe stato possibile fare videoconferenze in quantità come oggi.
Le Webcam non erano ancora integrate nei PC come oggi e in pochi le acquistavano come accessori.
Non esistevano le piattaforme cloud per videoconferenza come Zoom, Google Meet, Teams e nemmeno sistemi usabili da tutti per la condivisione immediata di file e dati. Non esistevano i servizi cloud…
L’e-commerce non era ancora diffuso e capillare come oggi.
[bctt tweet=”La rete Internet è oggi un servizio essenziale, una infrastruttura critica per tutta la nostra società. Sia per il lavoro e l’economia, sia per le relazioni sociali” username=”MapsGroup”]
Quindi possiamo ipotizzare che:

  • Data l’impossibilità pratica di telelavoro nella maggior parte dei casi, i sistemi amministrativi delle aziende si sarebbero bloccati, così come molte banche, la maggior parte della pubblica amministrazione…
  • Le teleconferenze tra capi di governo sarebbero state realizzate con molto maggiori difficoltà.
  • I contatti e le trasmissioni di dati tra ospedali e strutture sanitarie sarebbero avvenuti con molto maggiori difficoltà.
  • Le trasmissioni televisive non avrebbero potuto fare tutte le interviste tramite skype ed altri strumenti di videochiamata.
  • La scuola a distanza non sarebbe stata possibile.
  • La formazione universitaria e quella aziendale e professionale obbligatoria non sarebbero state possibili.
  • Le riunioni di associazioni, enti, i contatti delle amministrazioni locali con i propri cittadini non sarebbero stati possibili come invece sono stati.
  • I contatti via videochiamate con medici, psicologi, coach ecc… non sarebbero stati possibili.
  • Le videochiamate fra parenti lontani, fidanzati, amici… che hanno contribuito non poco a mantenere la nostra coesione sociale, non sarebbero stati possibili.
  • Tutti gli eventi virtuali che hanno consentito ad artisti di mantenere i contatti col loro pubblico non sarebbero stati possibili.
  • Gli eventi sociali come le cerimonie religiose “locali” in cui si partecipa alla messa nella propria parrocchia, ma anche le lezioni di yoga, fitness, strumenti musicali ecc… non sarebbero stati possibili.
  • L’acquisto online di prodotti, in primis il cibo, non sarebbe stato possibile al di fuori di pochi casi a Roma e Milano.

Da tutto questo che lezione possiamo trarre? Che la rete Internet è oggi un servizio essenziale, una infrastruttura critica per tutta la nostra società. Sia per il lavoro e l’economia, sia per le relazioni sociali.
E d’altra parte, che la situazione che abbiamo vissuto ha costretto molti decisori a prendere atto delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie per lo svolgimento a distanza del lavoro. E che in alcuni casi il passaggio è permanente e non si tornerà alla situazione precedente.
Vediamo ora alcuni casi…

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il caso fiera virtuale: da Aedile a Wecosmoprof[/sf_iconbox]

Il concetto di fiera virtuale esiste da molti anni: nel corso degli anni’90, mentre ero ancora in Università, ho collaborato con una delle prime web agency italiane, che creò Aedile, la estensione online di SAIE, Cersaie e SAIE2, ossia le fiere dell’edilizia di Bologna.
L’idea era sostanzialmente quella di un marketplace, ogni azienda integrava il proprio sito web al portale che riportava l’elenco di espositori presenti nella fiera. I siti web avevano un catalogo dei prodotti e, in alcuni casi la possibilità di fare ordini via mail.
All’epoca comunque i siti web erano sostanzialmente l’estensione online di una brochure più che non di uno stand. I contatti e le trattative avvenivano comunque in massima parte offline.
In questi giorni di inizio giugno, dato che le manifestazioni fieristiche sono ancora sospese, si sta tenendo Wecosmoprof, la versione online della fiera Cosmoprof, l’evento annuale tra i più importanti in ambito cosmetico.
L’evoluzione è notevole. Non soltanto sono presenti filmati, documenti e tanto materiale a presentare le aziende partecipanti, ma sono stati “trasposti” nel virtuale anche tutti gli eventi tipici di una grande fiera. Ci sono videoconferenze su vari temi, cui le persone si possono iscrivere attraverso l’autorizzazione di uso dei dati forniti alla fiera. Ci sono dibattiti, annunci.
C’è, soprattutto, Cosmoprof MyMatch, una piattaforma per creare incontri tra domanda e offerta, con tanto di stanze virtuali per gli incontri, esattamente come avviene in una fiera quando ci si siede ai tavolini di uno stand per trattare affari. Inoltre, per i partecipanti, è possibile chiedere ad una intelligenza artificiale di selezionare i candidati potenziali alla partnership attraverso il matching dei profili.
[bctt tweet=”La relazione umana che porta al business può avvenire attraverso piattaforme in grado di creare incontri tra domanda e offerta, con tanto di stanze virtuali per gli incontri” username=”MapsGroup”]
Insomma, tutta la relazione umana che porta al business è compresa può avvenire attraverso la piattaforma.
Questo strumento per favorire incontri non è nuovo, è infatti in realtà un adattamento di un sistema nato in origine sui siti di incontri on-line per favorire la selezione di potenziali partner. Durante il periodo di lockdown è aumentato ulteriormente l’uso di tali strumenti e le stime indicano che una notevole percentuale di relazioni sempre più inizierà attraverso la rete.
Per cui, accanto all’uso dello strumento per conoscere potenziali partner e incontrarsi virtualmente prima che fisicamente, in alcuni casi è possibile anche affidarsi alle intelligenze artificiali per una pre-selezione.

[sf_iconbox image=”ss-search” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il caso ispezione di sistemi di gestione[/sf_iconbox]

I sistemi di gestione di qualità (ISO9001) e sicurezza delle informazioni (ISO27001), certificati da enti terzi (ossia dalle società di certificazione) richiedono un audit annuale, ossia una verifica approfondita di documenti con procedure codificate.
In particolare, ogni tre anni avviene un audit di più approfondito con un nuovo auditor, che poi seguirà normalmente l’azienda anche negli audit di mantenimento dei successivi due anni.
Costrette dal lockdown, molte società di certificazione sono passate ad eseguire gli audit da remoto, almeno nel caso di quelli di mantenimento.
L’auditor o la squadra degli auditor accede per prima cosa ai documenti, ad esempio tramite un accesso sicuro all’archivio documentale dell’azienda da esaminare. Successivamente viene condotta l’ispezione sul campo, in cui la persona che funge da guida nel caso della ispezione fisica, conduce una telecamera (o anche solo un buon smarphone) nell’azienda, muovendosi su indicazione degli auditor che possono in tal modo vedere impianti e sistemi nei dettagli, interagire intervistando le persone presenti ecc…
Nel caso delle aziende di servizio in cui magari le persone stesse stanno lavorando da remoto le interviste possono essere condotte direttamente in colloquio con le persone dell’azienda.
Analogamente avviene per la consulenza da remoto. In questo periodo ho partecipato a numerose riunioni virtuali per consulenze organizzative che erano già in corso o sono iniziate addirittura in modo totalmente virtuale.

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il caso formazione online[/sf_iconbox]

Anche la formazione aziendale è stata trasposta online.
Qui sono presenti maggiori difficoltà rispetto all’aula, perché, specialmente se le classi sono numerose, non sempre è possibile vedere in viso gli allievi (principalmente per non sovraccaricare la rete) e quindi è indispensabile chiedere con maggiore frequenza rispetto ad un’aula se gli allievi stanno seguendo efficacemente.
E anche parlare più lentamente, scandendo bene i termini nuovi, considerando che spesso anche alcuni allievi non hanno collegamenti veloci e possono sentire un audio non perfetto.

[sf_iconbox image=”ss-laptop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La comunicazione fra persone attraverso strumenti digitali[/sf_iconbox]

Con un numero limitato di interlocutori, in particolare nel caso di due sole persone, la comunicazione è in tempo reale, in qualunque parte del mondo. Si vede l’interlocutore in faccia e, in parte, anche nel corpo e non si sente solo la voce come al telefono. Si possono condividere documenti, anzi, si può lavorare a più mani scrivendo insieme documenti, disegnando insieme, verificando calcoli ecc…
Quindi il passaggio dal dialogo “solo scritto” della email e delle chat alla moderna videoconferenza è stato epocale. Se prima era presente solo il linguaggio scritto verbale, sia pure parzialmente arricchito dagli emoticon, ora si vedono le persone in volto. Si può cogliere tutto il linguaggio verbale (ossia le parole pronunciate), il paraverbale (il modo di pronunciarle) e il non verbale (espressioni del viso e della parte del corpo visibile).
Rispetto ad un dialogo “fisico” nello stesso luogo ci sono alcune piccole differenze, come evidenziato anche da psicologi ed esperti di comunicazione come Giorgio Nardone.
[bctt tweet=”La Rete, oggi. Il passaggio dal dialogo “solo scritto” della email e delle chat alla moderna videoconferenza è stato epocale: la comunicazione è ora in tempo reale, in qualunque parte del mondo” username=”MapsGroup”]
Intanto occorre posizionare il dispositivo alla distanza giusta per essere inquadrati completamente ed evitare di mostrare solo parti del viso. Inoltre le persone tendono a non guardare la telecamera ma il volto dell’interlocutore che appare sullo schermo. Bisogna parlare più lentamente e valutare la reazione non verbale alle proprie parole da tutto il volto, mancando il contatto oculare diretto fra gli interlocutori.
A tal proposito i formatori di AIF raccomandano, di fronte ad un pubblico virtuale potenzialmente vasto, di guardare per la maggior parte del tempo proprio la telecamera, esattamente come fanno da decenni giornalisti e personaggi televisivi.

[sf_iconbox image=”fa-cogs” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il lavoro tramite la rete[/sf_iconbox]

Il lavoro tramite la rete, per essere efficiente, deve cambiare rispetto all’organizzazione nello spazio fisico.
Alle persone devono essere affidati compiti che possano essere portati avanti da soli per la maggior parte del tempo, limitando le interazioni con altri al giusto necessario. Soprattutto devono essere limitate e ben finalizzate le riunioni, l’interazione che trasposta online rischia di diventare molto inefficiente se non ben condotta.
Il lavoro online rende al meglio se l’organizzazione è “a centri di servizio”, come presentato in [2]. E vanno tenuti presente con ancora più attenzione gli aspetti emotivi della comunicazione, come presentato in [3], soprattutto per mantenere desta l’attenzione, che in una video chiamata tende a sfuggire maggiormente rispetto ad un colloquio di persona.
[bctt tweet=”Il lavoro online rende al meglio se l’organizzazione è “a centri di servizio”. E vanno tenuti presente con ancora più attenzione gli aspetti emotivi della comunicazione” username=”MapsGroup”]
Siamo quindi nel bel mezzo di una rivoluzione storica? Per alcuni tipi di lavoro si, principalmente per motivazioni economiche: una trasferta per partecipare ad un evento che costa decine di migliaia di euro e può essere sostituita da una videoconferenza, viene sostituita semplicemente. Per altri no, non in tempi brevi per lo meno.
Quindi la rete diventa anche il canale primario per la interoperabilità fra le persone, oltre che i dispositivi, consentendo alle aziende di essere resilienti rispetto ad eventi come quello che abbiamo vissuto.
[bctt tweet=”La rete diventa il canale primario per il lavoro e la interoperabilità fra le persone, oltre che i dispositivi, consentendo alle aziende di essere resilienti rispetto ad eventi di emergenza come quello vissuto” username=”MapsGroup”]
Proprio l’emergenza affrontata ci insegna però che:

  1. Il lavoro online deve essere ben progettato, con l’adattamento opportuno dei processi, per essere realmente efficiente;
  2. La rete, intesa come struttura di comunicazione e insieme di piattaforme con cui lavorare, deve essere progettata, gestita e configurata in modo diverso da adesso, pena grandissimi rischi di blocchi catastrofici.

E questo sarà il tema del prossimo articolo.

Giulio Destri


[sf_iconbox image=”ss-bookmark” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Bibliografia[/sf_iconbox]

[1] Giulio Destri – Servizi e IoT: la Salute secondo l’Internet of Thing… 
[2] Giulio Destri – Un modello per l’azienda-tipo italiana: l’Azienda come insieme di centri di servizio 
[3] Giulio Destri – Comunicazione interpersonale nei settori tecnici e specialistici. Di Giulio Destri.


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