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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Il rapporto tra Pubblicazione Amministrazione e Social Media: il caso di Torino. Di Paola Chiesa

Ci sono due tipi di persone. Quelle che fanno le cose
e quelle che affermano di averle fatte.
Il primo gruppo è decisamente meno affollato.

Mark Twain

 
Come anticipato nel precedente intervento, in questa specifica serie di contributi sul rapporto tra Pubblica Amministrazione e social media, abbiamo deciso di dedicare un articolo speciale all’evento accaduto in Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, in quanto rappresenta l’episodio di gran lunga più significativo nel monitoraggio attivato sul capoluogo piemontese da febbraio a giugno, non solo dal punto di vista quantitativo di conversazioni generate sui social tra e con i cittadini, ma anche per le interessanti implicazioni di natura politica, culturale, educativa.
L’evento in questione costituisce a tutti gli effetti uno spartiacque culturale, e merita di conseguenza un adeguato approfondimento al fine di trarne un insegnamento utile a diffondere la cultura della sicurezza tra i cittadini e nella Pubblica Amministrazione.

Cronaca dell’evento.

Il 3 giugno 2017, la finale di calcio di Champions League tra Juventus e Real Madrid richiama nel capoluogo piemontese circa 30.000 persone, per assistere alla partita da un maxischermo allestito in Piazza San Carlo. Il boato causato dal cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza genera il panico tra la folla, che si dà alla fuga cercando di raggiungere le vie limitrofe. Oltre 1500 le persone ferite per le contusioni ed i tagli procurati dalle cadute nella calca e sui cocci di bottiglia; una persona muore nei giorni successivi in ospedale, a causa delle lesioni riportate.

Tipologia e tempi di propagazione delle conversazioni.

Andamento delle conversazioni da febbraio a giugno

Per meglio rendere evidente la portata quantitativa e qualitativa del flusso di conversazioni relativo all’avvenimento di piazza san Carlo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo del cosiddetto “buzz trend” da febbraio a giugno, dal quale emerge il picco assoluto nei giorni 4 e 5 giugno, con 1961 e 2047 conversazioni ( e 9142 nel corso di tutta la settimana).
Distribuzione dei contenuti rispetto alla fonte di informazione.

In questo caso, per rendere evidente il significato dell’evento dal punto di vista comunicativo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo della distribuzione delle notizie relativamente alle varie fonti di informazione (stampa, web, forum, social network), dal quale emerge che la cassa di risonanza maggiore delle conversazioni è stato il canale dei social network , con ben 4592 clips, seguito dalle 2088 clips della stampa; è importante sottolineare come in tutti gli altri mesi invece, la fonte prevalente delle conversazioni sia stata generata dalla stampa, con quantitativi doppi rispetto ai social.


Infine, dalla rappresentazione grafica della suddivisione dei contenuti rispetto ai “topics” rilevanti per il Comune, e dal loro raffronto “prima” e “dopo” l’evento di Piazza San Carlo, emergono ulteriori dati interessanti:

  • il tema “sicurezza”, prima riguardava il 7,8% dei contenuti, dopo il 13,4%;
  • il tema “enti e istituzioni”, prima riguardava il 14% dei contenuti, dopo il 23,4%;
  • il tema “famiglie e giovani”, prima riguardava il 16,8% dei contenuti, dopo il 9,8%;
  • il tema “cultura, spettacolo, eventi”, prima riguardava il 20,7% dei contenuti, dopo il 13,3%.

Cosa significa?

Che il problema specifico della sicurezza si è tradotto immediatamente nella percezione di inadeguatezza nella gestione dell’evento da parte dell’Amministrazione Comunale; parallelamente, nel capoluogo piemontese, tale evento ha inciso negativamente sul numero di notizie e conversazioni riguardanti gli eventi culturali, gli spettacoli, i giovani e le famiglie, in quanto il clima di insicurezza generato ha ridotto la partecipazione agli eventi stessi e le relative conversazioni.
Di conseguenza, le domande indotte da questo evento non possono prescindere dall’approfondire quali possano essere, in questo contesto sociale, le misure di sicurezza da implementare, il ruolo ed il rapporto tra diversi enti pubblici coinvolti nel territorio, le implicazioni sulle politiche sociali e sul turismo.
Mentre la giustizia e la politica fanno il loro corso per accertare le responsabilità e le falle dell’organizzazione, con l’indagine della Procura di Torino, l’istituzione della Commissione Comunale d’Inchiesta, la resa dei conti politica con la sostituzione dell’assessore comunale all’Ambiente Stefania Giannuzzi con Alberto Unia, sta cambiando l’approccio alla sicurezza.

Le direttive del Capo della Polizia e del Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco.

Con due distinte direttive emanate il 7 e il 19 giugno 2017 dal Capo della Polizia e dal Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, indirizzate a Sindaci, Prefetti, Questori, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, sono stati qualificati gli aspetti di safety, intesi quali misure a tutela della pubblica incolumità – di competenza degli organizzatori dell’evento, che devono redigere un “piano di gestione della sicurezza” – e quelli di security, a salvaguardia invece dell’ordine e della sicurezza pubblica – di competenza delle forze dell’ordine – Sono stati così specificati gli aspetti che devono essere valutati per migliorare i processi di governo e di gestione delle manifestazioni pubbliche.
Quale impatto sta avendo questa nuova regolamentazione nell’organizzazione e gestione degli eventi pubblici?
Restando sempre a Torino, il 24 giugno 2017, giornata in cui si festeggia il patrono San Giovanni, al tradizionale spettacolo pirotecnico in piazza Vittorio si è registrato un flop: solo 25.000 persone presenti contro le 100.000 degli anni scorsi, a causa dei controlli rigidissimi sugli accessi alla piazza messi in atto dalle forze dell’ordine, e dei locali commerciali chiusi. L’”effetto San Carlo” insomma pare sia ancora vivo a Torino: un chiaro sintomo di sfiducia verso l’Amministrazione Comunale, che nel frattempo, con un’ordinanza del Sindaco Appendino, ha proibito di vendere alcolici e superalcolici da asporto dalle 20 alle 6 del mattino nei quartieri del divertimento notturno: San Salvario, Vanchiglia e Piazza Vittorio, appunto.
Ma del senno di poi son piene le fosse…
È doveroso a questo punto sottolineare come Torino abbia pagato lo scotto di una percezione di pericolo molto accentuata tra i cittadini, conseguenza degli attentati terroristici degli ultimi due anni: Charlie Hebdo, Bataclan, Berlino, Londra, Nizza. Eventi che hanno segnato le nostre coscienze al punto tale da farci assalire dal panico al minimo falso allarme. Ma fino all’evento di Piazza San Carlo, probabilmente non ne eravamo del tutto consapevoli, ed è corretto anche aggiungere che ciò che è successo a Torino sarebbe potuto accadere ovunque. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che se fino a ieri erano sufficienti misure di sicurezza minime, oggi sono necessarie grandi misure. Perché quando accadono simili eventi, non si può cedere a compromessi, in particolar modo nei grossi centri, a rischio di apparire eccessivamente rigorosi nell’osservanza delle regole. Questa è la chiave di lettura realistica con la quale ritengo vadano considerate le misure, a prima vista eccessive, adottate nelle successive settimane dall’amministrazione comunale torinese in occasione degli eventi di pubblico spettacolo in programma.
La lezione è servita, infatti a Modena…
Così, quanto successo a Torino ha fatto scuola, e la Sindaca Chiara Appendino, con il suo messaggio “non possiamo cedere alla paura”, ha passato idealmente il testimone alla città di Modena: l’esperienza negativa è servita per consentire agli organizzatori e all’amministrazione comunale emiliana di strutturare un piano straordinario di sicurezza per il concerto di Vasco Rossi il primo luglio a Modena, in occasione dei suoi 40 anni di carriera e al quale hanno partecipato 220.000 persone. Lo stesso Ministro dell’Interno Minniti ha sottolineato:

“… l’eccellente risultato in termini di sicurezza, un’organizzazione-modello che ha coniugato libertà e sicurezza dei cittadini con l’obiettivo di garantire la ‘safety’ e la ‘security’ dell’evento e dell’intera città”.

Forse, ancora una volta, [bctt tweet=”La cultura della #sicurezza nasce dalla #collaborazione tra #PA e #cittadini e informati. ” username=”MapsGroup”]
Si conferma, infine, quale dovrebbe essere il ruolo di una Pubblica Amministrazione evoluta, che non può limitarsi a monitorare i flussi di informazione (già un bel traguardo da raggiungere, peraltro), ma deve farsi anche carico, nell’interesse pubblico, della formazione nei confronti della propria cittadinanza, investendo su informazione costante, inclusione, partecipazione, cittadinanza attiva. Si tratta di un processo dinamico nel quale, se la PA si pone come un soggetto osservatore, disposto ad imparare, potrà comprendere come tarare al meglio gli interventi nel proprio territorio, adottando le soluzioni migliori per lo svolgimento in sicurezza degli eventi, ottemperando così alla normativa, ma senza sacrificare il regolare svolgimento degli eventi.
Con buon senso da parte di tutti, insomma, e anche una sana dose di (auto)ironia.

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Maps News

Global City Teams Challenge 2017. Maps Group presents the ROSE prototype

Once again this year, Maps Group will be taking part in the Global City Teams Challenge, to be held in Washington on 28 and 29 August 2017.
This annual event of international importance is organized by Nist (National Institute of Standards and Technology), the US government body responsible for setting standards in the area of applications/technology.
A number of sectors will be involved in the event: from transport to security, as well as energy, the environment, connectivity and knowledge sharing.
Maps Group will be present together with Enel’s “Global Program Manager for Energy Efficiency Solutions”, as well as the person in charge of “IT Planning and Supra-national Projects” for the Municipality of Genoa.
Specifically, the Group will be taking part in the Energy Action Cluster via the Municipality of Genoa (only Municipalities may take part directly in the event), and will bring ROSE (Real Time Operational for Smart Grid for Europe ), a project presented by the City of Genoa and carried out in collaboration with the University of Genoa, Savona university campus and Enel.
This is the prototype of a project presented last year as a concept, dealing with the smart management of a smart grid able to produce and distribute energy from renewable sources, with a view to optimizing production based on demand, and thus saving in economic terms and reducing emissions.
This year, the following SUPERCLUSTERS (bringing together the same type of individual clusters from each city and grouping them into macro-clusters on a shared theme) will be present:

  • Transportation SuperCluster (TSC)
  • City Platform/Dashboard SuperCluster (CPSC)
  • Public Safety SuperCluster (PSSC)
  • Energy/Water/Waste Management SuperCluster (EWSC), where the MAPS-ENEL-Municipality of Genoa stand will be present in the area dedicated to the EWSC Supercluster, together with other US cities.
  • Public WiFi SuperCluster (PWSC)

The agenda of the event (which is being updated continually) can be found at the following link.
See you across the ocean!
Maps Group

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Maps News News

Global City Teams Challenge 2017: Maps Group presenta il prototipo ROSE.

 
Anche quest’anno Maps Group partecipa al Global City Teams Challenge che si tiene a Washington il 28 e 29 Agosto 2017.
Si tratta di un evento annuale di rilevanza mondiale organizzato dal NIST (National Institute of Standard and Technology), l’ente governativo statunitense che si occupa di creare standard virtuosi in ambito applicativo/tecnologico.
Diversi i settori interessati dagli appuntamenti previsti: dai trasporti alla sicurezza, dall’energia all’ambiente alla connettività e condivisione della conoscenza.
Maps Group sarà presente insieme al “‎Global Program Manager Energy Efficiency Solutions” di Enel ed al responsabile della “Pianificazione informatica e Progetti sovranazionali” del Comune di Genova. Nello specifico, il gruppo parteciperà all’Action Cluster Energia tramite il Comune di Genova (solo le Municipalità possono intervenire direttamente alla manifestazione), e porterà ROSE (Real time Operational Smartgrid for Europe), un progetto presentato dal Comune di Genova e realizzato in collaborazione con l’Università di Genova, il campus universitario di Savona ed Enel.
Si tratta del prototipo di un progetto presentato l’anno scorso come concept e che si occupa della gestione intelligente di una smart grid che produce e distribuisce energia da fonti rinnovabili, in ottica di ottimizzazione della produzione in base alla domanda e del conseguente risparmio in termini economici e riduzione di emissioni.
Quest’anno sono questi i SUPERCLUSTER (che uniscono omogeneamente i singoli cluster di ogni città e che vengono aggregati in macro cluster tematici) che saranno presenti all’evento:

  • Transportation SuperCluster (TSC);
  • City Platform/Dashboard SuperCluster (CPSC);
  • Public Safety SuperCluster (PSSC);
  • Energy/Water/Waste Management SuperCluster (EWSC), dove sarà presente lo stand MAPS-ENEL-Comune di Genova nell’ambito dell’area dedicata al Supercluster EWSC, insieme ad altre città americane;
  • Public WiFi SuperCluster (PWSC).

L’agenda dell’evento (in fase di aggiornamento continuo) è reperibile al seguente link.
Vi aspettiamo oltre mare!
Maps Group

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Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Il Blog 6MEMES: la distrazione di una vacanza per volare in nuovi mondi…

“Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede;
avevamo molta strada da fare.
Ma non importava, la strada è la vita.”

Jack Kerouac

 

Il viaggio, qualunque esso sia, è vita.

 
[dropcap3]O[/dropcap3]gni intelligenza emotiva ha bisogno di un momento in cui, stanca degli affari, gli impegni sociali e il lavoro ridiventa bambina, fuggendo dalle necessarie costrizioni in cui si trova per la maggior parte del suo tempo per abbandonarsi ad ogni possibile distrazione e svago dell’animo.
Ebbene, persino l’intelligenza “digitale” del blog 6MEMES non è da meno e vi comunica il suo imprescindibile periodo di pausa vacanziera dal giorno 14 al giorno 28 agosti compresi.
Dopo aver viaggiato, durante questa prima metà dell’anno, su binari di stringhe di numeri per distanze di migliaia di Zettabyte, sostando alle stazioni dove Numeri, Parole e Scienza hanno dialogato insieme per dare corpo e respiro a concreti progetti di buone pratiche sanitarie, futuristiche smart city, politiche energetiche sostenibili e pubbliche amministrazioni a misura del cittadino, 6MEMES ringrazia i suoi lettori e, dal 14 agosto, li saluta. Lo attendono due settimane da vivere come “fanciullino” per ricaricare le proprie batterie digitali e tornare, a fine agosto, con germogli freschi e fecondi di nuove notizie, idee e progetti.
Se sentirete la nostra mancanza, rinfrancate l’animo e (ri)guardate i consigli dati a questo link su alcune, possibili, letture da intraprendere nei luoghi di vacanza estiva. Ricordando come leggere e comunicare sia essenziale per condividere la conoscenza e contaminare i saperi!

Saluti e…

E, per concludere, vi vogliamo proporre anche una selezione di itinerari turistici innovativi, pensati per un trascorrere un fine settimana (o anche un periodo più prolungato) all’insegna della cultura letteraria e scientifica. Frugate tra la toscana di Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei, la Sicilia letteraria di Quasimodo o la via dei poeti a Merano… e fateci sapere come è andata!
Buone vacanze dal Blog 6MEMES!

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Reazioni non pericolose Sharing Knowledge

Il calore che "fa bene" alla terra, ovvero l’energia pulita che viene dall’Islanda.

[dropcap3]I[/dropcap3]n questi giorni di calura estrema sembra azzardato parlarne, ma, sì, vogliamo spezzare una lancia in favore del calore. Esiste infatti un’isola, in Europa, cin cui il calore che viene dalle profondità della terra è utilizzato non per fare caldo, ma per fare tutt’altro…

Il “caso” Islanda.

Proprio quest’isola, unica al mondo, riesce ad alimentare il 95% del suo riscaldamento abitativo sfruttando le fonti di energia geotermica racchiuse nel sottosuolo: acqua o vapori (che arrivano in superficie spontaneamente o attraverso la perforazione di pozzi), ma non solo.
Proprio in Islanda infatti gli scienziati dell’Iceland Deep Drilling Project – IDDP stanno perfezionando un metodo per l’utilizzo del calore prodotto da materiale fuso, il magma. In pratica si tratta di raggiungere con le perforazioni le camere magmatiche sotto la superficie terrestre – a oltre 4.000 metri di profondità – causando fuoriuscite di vapore a temperature che si aggirano intorno a 450°C: un progetto che prefigura nuove opportunità per l’impiego di risorse geotermiche ad elevato impatto energetico.

Ma in Europa l’Islanda non è un caso isolato. Anche nel resto del continente europeo – che pur non gode delle medesime risorse islandesi – c’è la possibilità di sfruttare l’energia geotermica per il riscaldamento delle case e per le attività dei settori produttivi. Proprio in Italia c’è uno storico esempio: il primo esperimento di sfruttamento geotermico a livello mondiale infatti ha avuto luogo nel 1913 a Larderello, in Toscana, dove Enel ha costruito il primo impianto per la produzione di energia elettrica. Da allora le centrali sono diventate 32 e grazie ad esse la Toscana risparmia oltre 1,2 milioni di tonnellate di petrolio annue, dando lavoro a circa 1.700 persone.

Cosa accade invece nel resto del mondo?

Sono 13 i gigawatt di energia elettrica prodotti da impianti geotermici, ancora troppo pochi per un’efficace politica di lotta ai cambiamenti climatici sfruttando a pieno regime le possibilità date dalle energie pulite. Ma, seppur con lentezza, qualche passo in avanti viene fatto. Due anni fa ad esempio la compagnia Enel Green Power ha realizzato a Stillwater, in Nevada, la prima centrale ibrida al mondo che utilizza insieme l’energia solare e quella geotermica. La combinazione delle due tecnologie, che sfruttano fonti rinnovabili nel medesimo sito, ridurrà l’impatto ambientale evitando l’emissione in ambiente di circa 140 mila tonnellate di CO2, producendo annualmente 200 milioni di chilowattora, in grado di approvvigionare più di 50.000 abitazioni.
Esempi che dimostrano che – se un cambio di passo decisivo della politica energetica globale si impone – un ruolo importante può essere svolto dallo sfruttamento delle potenzialità, ancora inespresse, della geotermia, che riguardano sia la produzione sostenibile e a basso costo di energia elettrica (dove le temperature del sottosuolo lo permettono), ma anche il calore da fornire alle abitazioni grazie a pompe di calore che “scambiano” con il terreno.
[bctt tweet=”E’ necessario un cambio di passo decisivo della #politica #energetica globale.” username=”MapsGroup”]
A questo proposito, nata dopo due anni di consultazioni e presentata alla Cop21 di Parigi nel 2015, la Gga (Global geothermal alliance, che vede coinvolti trentotto paesi, con l’Italia in prima fila) si è posta proprio l’obiettivo di promuovere la cooperazione tecnologica e facilitare gli investimenti nei mercati dell’energia geotermica, puntando alla “de-carbonizzazione del settore del riscaldamento e raffreddamento” con una strategia energetica a lungo termine che dovrebbe avere termine nel 2030, volta a rimuovere gli ostacoli principalmente connessi ai costi elevati di avvio degli impianti.

Appuntamento alla Iceland Geothermal Conference. 

Proprio con un focus sui vantaggi dell’utilizzare l’energia geotermica e sul modo in cui l’umanità potrà trarne beneficio, si terrà, a Reykjavík, la quarta  Iceland Geothermal Conference (IGC 2018). Tramite delegazioni provenienti da tutto il mondo, si perseguirà il proposito di compiere passi concreti nell’incentivazione del geotermico, in modo che, a breve, la terra – grazie al calore nascosto nel buio dei suoi meandri sotterranei – possa splendere di una nuova luce… assolutamente pulita!
[bctt tweet=”Incentivare l’#energia geotermica… per una nuova luce assolutamente pulita!” username=”MapsGroup”]
E chissà… magari sarà proprio quella l’elettricità che dovremo usare per alimentare i condizionatori in questo clima rovente cui sembra dovremo abituarci.
 
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]

www.greenreport.it
http://www.greenme.it
www.regione.toscana.it
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www.ideegreen.it
[/boxed_content]
 

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Sharing Knowledge Un Big Data al giorno White Paper

L'innovazione culturale e tecnologica ai tempi del digitale. White Paper di Anna Pompilio.

[dropcap3]N[/dropcap3]el nuovo mondo digitale, aperto a confini smisurati, essere vincenti significa creare innovazione che apporti reali forme di cambiamento ad ogni livello, tra le aziende e i consumatori, gli utenti e le istituzioni, i professionisti e il mercato. Tuttavia, tale innovazione non deve essere concepita e realizzata come il prodotto compartimentalizzato di un’unità operativa distinta, bensì come il risultato che viene a crearsi quando discipline diverse lavorano bene e insieme.
Ci si riferisce, in pratica, ad attività sperimentali che si basano su forme di collaborazione e networking, finalizzate a innescare cambiamenti nel sistema di condivisione e organizzazione socio-economico e dei contenuti culturali, il tutto accelerato dalla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo.
La dottoressa Anna Pompilio, assieme a 6MEMES, ha realizzato un White Paper con il quale vuole proporre un’ampia visione sul tema. Passando per l’effetto dei Big data sulla ricerca semantica nel mondo del lavoro e nello sviluppo sociale e politico odierno, fino ad arrivare alle modalità di apprendimento delle macchine, la dottoressa Anna Pompilio suggerisce come governare l’universo Big Data sia ormai una priorità non più prorogabile.
Saper cogliere e reinterpretare il passato, alla luce dei cambiamenti del presente, è la sfida dei nuovi progettisti digitali-culturali. Perché il mutamento innescato dalla digital transformation, che riguarda da vicino cittadinanza, politica ed economia, deve coinvolgere non solo competenze tecniche ma anche il mondo del sapere e della cultura, affinché questo ridiventi uno dei protagonisti principali del cambiamento.
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
Introduzione.
0.1   Come cambia il mondo del lavoro: ricerca semantica ed effetto Big Data.
0.2   La buona gestione delle informazioni tra Scienza, Presidenti e Imprenditori dei dati.
0.3   Come apprendono le macchine? L’umanità degli algoritmi e della visione artificiale.
0.4   Lo sviluppo umano e il cambiamento: dove siamo e dove stiamo andando. Da Bauer ai Big Data.
Conclusioni.
Sitografia.
 

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6MEMES TRENDS In Salute e in Malattia Sharing Knowledge

Le forme di un corpo in forma, ovvero il corpo percepito, immaginato e vissuto. Parte prima. Di Natalia Robusti.

La coscienza acuta di avere un corpo:
ecco cos’è l’assenza di salute.

Emil Cioran

Le forme del corpo

[dropcap3]I[/dropcap3]niziamo questo itinerario a tappe sulla rappresentazione culturale della salute e della malattia parlando di quello che ci contiene e – insieme – ci circonda: il nostro corpo.
Il mito della sua cura, infatti, al pari di quello della bellezza e della giovinezza, è un vero e proprio archetipo. Tanto che a ogni latitudine e in ogni tempo il corpo è raffigurato in variabilissime forme espressive che ne rappresentano – ma anche mimetizzano, contrastano, esaltano o censurano – la fragile e sofisticata natura.
Le forme del corpo umano, più o meno “belle”, più o meno in salute, sono non a caso celebrate da sempre dall’arte, nei secoli dei secoli, con alcune eccezioni storico-geografico-culturali che, ancora oggi, lo imbrigliano in una serie di censure e tabù spesso brutali. Dimostrando – loro malgrado – il ruolo cruciale che esso, il corpo, riveste nella cultura di ciascuno.
[bctt tweet=”Il corpo: dalla celebrazione nell’#arte al mito della sua #cura. ” username=”MapsGroup”]
E siccome là, dove si celebra una forma, non possono né debbono mancare adeguate unità di misura, proseguo le mie riflessioni parlando di “canoni”.

Le cifre del corpo

[dropcap3]P[/dropcap3]er canone, in questo ambito, si intendono gli schemi ripetibili e le formule matematiche (o, più in generale, le regole) che le varie parti del corpo debbono rispettare affinché questo risulti “bello” e armonioso.
Già nel 3000 a.C., in Egitto, è individuato ad esempio uno schema canonico particolarmente rigoroso rispetto alle sculture: le statue sono realizzate dividendo l’immagine (di solito rappresentante il Faraone) in ventuno parti.
In tale proporzione il giro-vita corrisponde all’undicesima parte e, così andando, il canone detta i vari numeri da seguire per ogni parte del corpo.

La stessa riflessione sul tema del bello, d’altro canto – che estende le sue ramificazioni verso opposti confini concettuali (tra cui da un lato quello dei sensi, e, dall’altro, quello della verità) – ha origini antiche: l’”Estetica” (cioè la disciplina che studia la bellezza in senso ampio) è argomento principe della filosofia greca, tanto che Aristotele le ha dedicato una delle sue opere più celebri.
Per questo, ancora oggi, si parla di canoni “classici” della bellezza, cui contrapporre – quasi fossero in antitesi – tutti gli altri.
Ma se il tema del bello è collegato al mondo dell’arte in una sorta di simbiosi simbolica (la stessa produzione artistica è spesso motivata dal desiderio di rappresentare la bellezza), il suo valore artistico non coincide con quello, chiamiamolo così, naturale. Non è infatti detto che il ritratto di un bel paesaggio sia necessariamente un bel quadro.
Accade così che il sistema sociale deputato per antonomasia alla valutazione della bellezza, ovvero quello dell’arte e la cultura, ha a sua volta altri canoni di riferimento, in una sorta di rappresentazione in forma di scatole cinesi in cui è impossibile trovare “la più bella del reame”.
Non bastasse questo, il senso del bello – quello che solitamente chiamiamo Gusto – si modifica nel tempo: esiste quindi un bello legato all’attualità, dunque all’estetica di un certo periodo, che in un’altra epoca si può ribaltare completamente.
E non parliamo di ere geologiche: pensiamo al sistema della moda, ad esempio, e a come appaiono ridicoli accessori e mise che solo pochi anni prima erano considerati top di gamma.
Non è bello ciò che è bello, insomma, ma è bello ciò che piace. E così facciamo contenti tutti.
Ma cosa c’entra tutto questo questo con il benessere? C’entra, e parecchio.
Non a caso sono moltissimi i detti popolari che ne declamano l’intreccio, legando l’estetica del corpo al suo stato di salute, tanto da dire che “non ha un bell’aspetto” di chi manifesta uno stato visibile di deperimento fisico.
[bctt tweet=”I detti popolari lo ricordano: l’#estetica del #corpo è legata al suo stato di #salute. ” username=”MapsGroup”]
E qui facciamo un giro di boa attorno a un altro concetto legato alla corporeità e alla sua immagine: quello del “corpo percepito”, avvicinandoci in un battibaleno al legame indissolubile che vincola la sua forma alla sua salute.

Il corpo percepito

[dropcap3]A[/dropcap3]bbiamo presentato l’articolo, non a caso, con una citazione di Cioran, che mette in piena luce un concetto all’apparenza banale eppure denso di significati molto spesso contrapposti, come accade per tutti i concetti complessi ben mimetizzati… Il nostro corpo, nel pieno delle sue funzioni, è per lo più silente, e dà segni di sé solo in occasioni – diciamo così – fuori scala.
Ciò che diamo quasi sempre per scontato, ovvero la nostra stessa percezione del corpo, non lo è affatto.
Potremmo anzi esordire con una sorta di gioco di parole: per sapere di avere un corpo, occorre prima di tutto avere un cervello. Perché – un po’ come per l’uovo e la gallina – anche in questo caso siamo in presenza di un’incerta filogenesi della questione.

Dicevamo del “cervello”, intendendo metaforicamente con questo termine tutte quelle attività di ricezione, elaborazione e condivisione delle informazioni di ogni natura (anche o forse soprattutto fisico-chimiche) che, in quanto esseri viventi, processiamo in ogni istante senza esserne consapevoli attraverso il nostro corpo.
Nel pieno delle sue frenetiche funzioni, infatti, il corpo scompare alla nostra percezione, per poi ricomparire – spesso in maniera dirompente – quando qualcosa non funziona dentro di noi (il corpo che ci contiene, con i suoi organi, i suoi apparati, i suoi meccanismi vitali) o fuori di noi (il corpo che ci circonda, e che attraverso gli organi di senso ci dà conto dell’ambiente in cui siamo immersi).
In questi casi la nostra percezione del corpo si fa più “viva”, attraverso meccanismi che potremmo sintetizzare in due parole: piacere o dolore. Bene o male, insomma. Concetti che, anche in questo caso, non sono necessariamente trasparenti come può sembrare.
[bctt tweet=”Quando non funziona qualcosa dentro o fuori di noi il #corpo riappare nella nostra #percezione.” username=”MapsGroup”]
Un esempio per tutti? Le sostanze stupefacenti, che ci fanno sentire bene anche se ci procurano danni, o le dipendenze in genere, che ci fanno sentire liberi nello stesso istante in cui ci legano a catene invisibili.
Ma c’è un’altra evenienza in cui il corpo si mostra, ed è anch’essa estetica (torniamo alle prime considerazioni), almeno nella sua manifestazione più evidente. La definizione esatta della questione passa attraverso un altro tag, quello dell’immagine corporea.

L’immagine corporea

L’immagine corporea è l’immagine e l’apparenza del corpo umano che ci formiamo nella mente,
e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare.

Paul Schilder – 1935

[dropcap3]E[/dropcap3] qui gli anche gli specchi giocano brutti scherzi, dimostrandoci in primo luogo che la stessa rappresentazione del nostro corpo muta nel tempo, in una metamorfosi percettiva che spesso non porta con sé alcun cambiamento di forma, ma piuttosto una modifica del nostro sguardo.
È custodita nel vissuto di ciascuno, credo, la sensazione di starci più o meno bene, nel proprio corpo, in base a fattori spesso irrazionali, come il fatto di essere di volta in volta troppo alti o troppo bassi, troppo grassi piuttosto che magri…
Assai comune – soprattutto nel passaggio adolescenziale – questo sentiment valeva un tempo di più per le donne (cultura impera), ma, ultimamente, la questione è cambiata anche per gli uomini.

In uno sviluppo evolutivo che segmenta la rappresentazione del corpo in un continuum che parte dall’età infantile, attraversa l’adolescenza e raggiunge l’età adulta, la sensazione di “stare bene con sé stessi” è quindi minata fin dalle sue basi e più o meno consapevolmente dal nostro cervello, o, in questo caso, dalla sua estensione più inattingibile, ovvero la nostra “mente”.
Questa, sulla nostra immagine corporea, ci mette il suo carico da novanta aprendo le porte dall’interno a quella sorta di auto-profezia che si avvera che è la somatizzazione: da malessere interiore il problema si incarna come una stimmate, fino a raggiungere lo stadio di malattia vera e propria.
A complicare la questione c’è il concetto di schema corporeo, la cui primissima rappresentazione si “può far risalire alla seconda metà del XIX secolo nella ricerca fisiologica e neurologica dell’epoca.”
Tale schema, sinteticamente, affianca la nostra immagine corporea alla sua messa in azione, attraverso processi di consapevolezza attivati ad esempio da:

[icon image=”fa-cogs” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]la percezione della posizione del corpo (in special modo degli arti) nello spazio;

[icon image=”fa-cogs” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]la localizzazione dei vari stimoli cutanei avvertiti come piacevoli o meno;

[icon image=”fa-cogs” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]la programmazione di movimenti di stasi, azione o difesa in base all’esterno.

Tale schema, attraverso l’ennesimo “set” di canoni culturali che ci portiamo appresso – ci guida nell’occupare, attraverso il nostro corpo, i luoghi fisici e culturali in cui ci muoviamo.
Ed è interessante notare come, anche in questo caso, lo stesso uso del corpo sia normato in maniera completamente diversa a seconda delle epoche e delle culture in cui è chiamato ad agire.
Pensiamo al fatto di gesticolare, ad esempio, più o meno consentito in base alle circostanze e ai luoghi sociali in cui abitiamo, ma anche alla postura, alla prossemica, a tutte le norme insomma della cosiddetta educazione.
Si tratta in questo caso dunque non di semplici “canoni”, ma di veri e propri script comportamentali che si debbono attivare o meno in base ai “frame” culturali di riferimento e che vincolano la nostra libertà di movimento tanto quanto le vere e proprie Leggi, arrivando a condizionare in maniera soprendentemente stringente il ben-essere o il mal-essere (reale o percepito) del nostro stesso Corpo.
E così, passo dopo passo, ci avviciniamo al tema del prossimo articolo, ovvero: “Quando si dice corpo: uno per tutti, tutti per uno”.