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Data Driven

Via la corrente? Non c'è problema: tutti al telefono!

[dropcap3]D[/dropcap3]i tutti gli effetti collaterali che la mancanza di elettricità può generare, quello del conseguente picco di comunicazioni è il meno sorprendente di tutti, almeno a prima vista. È infatti tipico, in caso di imprevisti, cercare immediatamente di orientarsi rispetto alla nuova situazione, ed è normale che questo tentativo di adattamento passi in primo luogo dall’intercettare informazioni dai propri simili.
Ma se un tempo, non appena andava via la corrente elettrica, bastava affacciarsi dalla finestra di casa per chiedere a un vicino se anche a lui (o lei) mancava la luce, oggi il metodo più rapido per avere notizie certe è quello di chiamare qualcuno al telefono. Anzi, con l’invasione dei social media da cui tutti siamo presi, non serve più nemmeno telefonare. Bastano un post o un tweet ben piazzati, e il gioco è fatto.

Alla finestra di questo flusso di conversazioni, da qualche mese – come preannunciato dal precedente articolo – ci siamo messi noi. Ad osservare, attraverso la lente di Webdistilled, come quando e perché le persone parlano di corrente elettrica. Che manca. Che forse tornerà. Ma quando???
Per fortuna di tutti, in linea di massima e salvo imprevisti, le organizzazioni complesse che necessitano in maniera vitale di corrente elettrica (ospedali, aeroporti etc) sono dotati di gruppi elettrogeni in grado di supplire all’assenza della fonte usuale di elettricità.
Ma cosa accade invece al singolo cittadino, che invece la mancanza di corrente la subisce, eccome?
Siamo andati a curiosare tra i commenti e le cifre che il nostro monitoraggio – VISIBILE CLICCANDO IL PULSANTE QUI SOTTO, e tuttora attivo – ha prodotto dal febbraio ad oggi, alla ricerca di spunti e conversazioni sul tema.
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Che cosa ci raccontano i flussi di dati di questo “video” in tempo reale? Ci svelano una serie di cose che noi umani potevamo forse immaginare, e altre invece no.
Per quanto riguarda i picchi di conversazioni in occasione dei blackout, come è visibile dal grafico sottostante, tra le tante, piccole impennate di conversazioni registrate, si mettono in evidenza due picchi principali: uno generatosi attorno alla prima settimana di Luglio, dovuto in gran parte all’accensione di tanti condizionatori – anche se qualcuno ne ha approfittato per dare la colpa ad Expo – e l’altro in Agosto, dovuto all’incendio nell’aeroporto di Fiumicino, con le relative agitazioni.

Grafico flusso comunicazioni blackout
Per quanto concerne invece le performance delle pittaforme social più interessate da questo tipo di comunicazioni, qui si mostra l’evidenza: in questo tipo di conversazioni è Twitter a farla da padrone, come illustra il grafico seguente, che surclassa Facebook alla grande, proprio per le sue caratteristiche di immediatezza.
Andando invece più a fondo nelle analisi una per una, di cosa parlano gli italiani quando va via la corrente casa per casa, ufficio per ufficio ? distribuzione conversazioni socialI temi e i registri utilizzati nelle conversazioni sono i più disparati, anche se l’ironia è abbastanza frequentata, almeno nel campione che abbiamo analizzato.
Come era immaginabile la gran parte delle conversazioni riguarda proprio il fatto in sé: la mancanza di corrente elettrica agisce come un  vero e proprio interruttore che spegne non solo la luce, ma interrompe le varie attività. Il tono va dall’irritazione spinta: “Io pago la bolletta e voi mi regalate un blackout” all’ironia che alleggerisce le cose: “La cosa ridicola è che le case sono spente ma i lampioni accesi”.
Ma esistono anche topic ben precisi e condivisi che spopolano anche in questo tipo di chiacchiere, e che si distinguono dalla gran parte degli argomenti di conversazione.
Innanzitutto il tema del caldo, che questa estate l’ha fatta, e ancora la fa, da padrone. E poi i problemi di origine quotidiana.
C’è chi parla così, per lamentarsi: “Bello stare senza corrente mentre ci sono 8000°”, e chi, in maniera pragmatica, risale alla fonte (ipotizzata) del problema: “Troppi condizionatori accesi, black-out in tutta la città”.
C’è poi chi la mette sul romantico, acchiappando la palla al balzo: “E stasera si cena a lume di candela…” e chi invece va alla ricerca di tecnici che risolvano il disservizio con una certa, malcelata irritazione: “Tra quanto mi fate tornare la corrente?”
Inaspettatamente poi, anche in questo caso, il fenomeno di Expo – che soprattutto nell’area lombarda sembra fagocitare molte delle conversazioni in atto – riesce a mettersi in primo piano, spesso  per fare da capro espiatorio: “Ma quanto consuma ‘st #AlberodellaVita acceso?”. O, ancora: “Casualità o l’albero della vita si nutre dell’energia dei cittadini?”.
Ed ecco che, subito dopo le presunte tentazioni vampiresche di Expo, gli italiani ritornano, come si dice, “a mamma”.
Il primo premio nelle conversazioni non legate al caldo, infatti, lo vince… il frigorifero, custode di leccornie e prelibatezze a cui il Bel Paese, come da tradizione, evidentemente, non vuole rinunciare.
Un esempio di tale differenziazione di contenuti è visibile nella mappa sottostante, che rappresenta la distribuzione dei temi di conversazione nella città di Milano durante i blackout di Luglio:
cartina milano conversazioni twitter
E se vogliamo spulciare ancora più a fondo tali chiacchierate, ecco l’estrapolazione di alcune conversazioni ad esempio sul tema del cibo da conservare, e qui non si ride mica tanto: “La roba in freezer un disastro!”, oppure: “Ritorno a casa con sorpresa… freezer sbrinato causa blackout”.
Il tono delle chiacchiere si riprende invece in una sorta di metacomunicazione, quando si parla di un altro oggetto “mitologico”: tra le prime preoccupazioni che la gente comune si pone, c’è infatti quella per un oggetto indispensabile, il cellulare.
E qui ci si divide tra le cicale: “Sono con il 5% di batteria e senza corrente elettrica…” e le formiche, come al solito previdenti: “Per fortuna sono intelligente e ho la batteria esterna carica per le emergenze”.
Tutti, in ogni modo, sono sul pezzo. Sino a che il cellulare avrà un briciolo di batteria carica, ovviamente.
Cosa possiamo quindi dedurre da tutto ciò, alla fine di questo monitoraggio tra il serio e il faceto? Innanzitutto che spesso i luoghi comuni sono veri, come dimostra l’attaccamento a un elettrodomestico come il frigorifero. Primo: la pancia piena :-).
In secondo luogo che il cellulare e i dispositivi mobile in generale sono salvagenti da utilizzarsi in più occasioni, e il solo pensiero di doverne fare senza genera una sorta di astinenza preventiva.
Terzo, che gli italiani non si smentiscono mai, e, tra una battuta, un’ipotesi di complotto e un reclamo insistente, hanno sempre la battuta pronta. E un pizzico di ironia che non guasta mai!
Buona corrente a tutti!
distribuzione tematiche twitter corrente

 

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[highlight]Monitoraggio realizzato da:[/highlight]
Webdistilled, Gruppo Maps
Lingue: solo italiano.
Periodo: dal 1 Febbario 2015 ad oggi (tuttora attivo).
Fonti: Social network.
Temi monitorati: mancanza energia elettrica, mancanza luce, mancanza energia, mancanza corrente, blackout.
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Performance da 10 e lode!

Non c’è rifugio che tenga dal caldo dell'estate: nemmeno per chi vive nel gelo perenne.

[dropcap3]C[/dropcap3]aldissimo. Questa estate rovente – opprimente e infuocata – sembra non voler volgere al termine, e i media come al solito ripropongono i consueti scenari apocalittici su quanto accade in città, ai monti e al mare, spesso con il collaudato metodo del “copia e incolla”.
Eppure, in una stagione così sensibile alle notizie legate al clima, ci si potrebbe distinguere parlando di tutt’altro, e magari cercare di trovare ristoro, almeno con l’immaginazione, pensando invece a chi – e a cosa – è costretto a vivere in condizioni altrettanto avverse fino all’estremo, per quanto opposte.
Parliamo di “creature” non meno inquietanti degli scenari di cui sopra, ovvero di microorganismi e specie animali diffuse nelle regioni polari del nostro pianeta, le cui performance sono altrettanto sproporzionate e al di fuori della media.
Il tutto è stato rivelato dagli studi fatti sulla calotta antartica, grazie anche ai satelliti, che raccontano dell‘esistenza di centinaia di laghi subglaciali, ambienti idrici riconosciuti come ecosistemi metabolicamente attivi, in cui c’è chi sopravvive al “freddo e al gelo”.
Ad oltre 800 metri di profondità dell’antico lago Whillans, ad esempio, ad una temperatura media di -52°C, è ospitato un insieme eterogeneo di forme di vita, tra le quale si rintracciano microbi capaci di riutilizzare nutrienti chimici presenti nell’acqua.
Ma più sorprendente ancora è ritrovarvi animali, soprattutto pesci, di almeno tre specie differenti, a fronte di un habitat così estremo e povero di nutrienti e di micro-invertebrati, base abituale della catena alimentare marina.
Ancora in fase di identificazione definitiva, si tratta evidentemente di una famiglia di pesci antartici che per sopravvivere sotto il punto di congelamento dell’acqua sono stati capaci di sviluppare la produzione di proteine ‘antigelo’, funzionali a mantenere liquido il loro sangue.
Nascosti tra i ghiacci si celano anche virus giganti con più di 30.000 anni, in “letargo” a trenta metri di profondità nel permafrost siberiano, il tipico terreno perennemente gelato dell’estremo nord Europa.
Scoperte di recente e riportate in vita, queste nuove forme giganti, ribattezzate Pithovirus sibericum, sono in grado di produrre più proteine di un batterio e appartengono a uno di due generi conosciuti, Pandoravirus e Megavirus, spesso causa di malattie per esseri umani e animali.
Sebbene il Pithovirus sibericum mostri una struttura del proprio patrimonio genetico e un ciclo di replicazione simile a quelli degli altri grandi virus esistenti, rappresenta il prototipo di una nuova famiglia.
Ritornando quindi alle tentazioni apocalittiche, la domanda sorge spontanea: tali forme di “vita” così incredibili, rappresentano forse un nuovo pericolo per l’uomo?
Gli scienziati assicurano di no. Per ora. L’unico ospite del Phitovirus è un’ameba, e i salti di specie fino agli esseri umani sono praticamente esclusi. (Sospiro di sollievo!).
Eppure, il caldo, potrebbe rivelare una volta ancora alcune sorprese, anch’esse non proprio gradite. La preoccupazione, infatti, potrebbe nascere a causa dello scioglimento dei ghiacciai a seguito dei cambiamenti climatici, con la conseguente “rinascita” dai ghiacci di virus che già in passato sono stati causa di epidemie mortali che potrebbero riaffiorare.
E’ il caso dei corpi mummificati delle vittime di vaiolo, morte in Siberia nel diciannovesimo e ventesimo secolo e minacciate ora dallo scongelamento, con il rischio che il virus della malattia possa tornare a diffondersi nell’ambiente, sviluppando nuovi cicli di contagio…
Che dire? I motivi di potenziale panico derivante dalle previsioni meteo, a breve, medio o lungo periodo che siano, non mancano. Non ci resta che sperare almeno in un rigido inverno, tale da non compromettere lo spessore del permafrost, per dormire tranquilli, finalmente al caldo – non più detestabile – delle nostre morbide, spesse e vaporose coperte imbottite.
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Ilfattoquotidiano.it
Greenreport.it
Nationalgeographic.it
Greenme.it
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Big Data & C. Un Big Data al giorno

The big “sport” data. Quando i numeri fanno goal!

[dropcap3]I[/dropcap3]n Italia vivono circa 60 milioni di persone, che corrispondono – si sa – ad altrettanti potenziali allenatori di nazionali sportive, tutti competenti per “scienza infusa” e pronti a darsi battaglia anche in pubblico sui risultati ottenuti durante il fine settimana dalla squadra prediletta.
Discussioni tra il serio e il faceto segnano così il rituale del lunedì mattina, più imprescindibile di qualsiasi altro appuntamento, opinabile oltre il buon senso eppure irresistibile, regolato dalle leggi non scritte della mitica Gazzetta dello Sport, la cui lettura collettiva è spesso accompagnata da una serie di esclamazioni e di gesti “folcloristici” a commento delle varie performance sportive del weekend.
E’ evidente: lo sport è uno dei luoghi del cuore dove i sentimenti vincono sempre sulla ragione, anche per la sua stessa natura competitiva, quasi primordiale.
Eppure le cose stanno per cambiare anche in questa roccaforte dell’istinto: a sfidare il perdurare di questa consuetudine è il recente sviluppo di una tecnologia estremamente avanzata e puntuale, che commenta “oggettivamente” i fatti sportivi. Sembra un paradosso, ma non lo è.

Attualmente infatti, registrazioni video delle competizioni svolte effettuate ad altissima definizione e collegate a software in grado di generare un’ampia gamma di dati utili e pertinenti, forniscono all’allenatore i particolari più dettagliati sulle condizioni sia ambientali che del campo, oltre a un patrimonio di informazioni su ogni singolo atleta, tutti dati indispensabili per definire e migliorare lo stile di gioco sia singolo che di squadra.
E non si tratta mica di due o tre numeri: tra i chilometri percorsi, le accelerazioni e i passaggi sul campo da calcio, bastano tre difensori centrali per produrre più di trecentomila dati a partita, mentre ogni incontro di tennis può generare un database di circa duemila dati utili su servizi, ace, falli e posizioni dell’atleta in campo.
Lo sanno bene la nazionale di calcio tedesca di Joachim Löw e la Woman Tennis Association di Cincinnati, tra le prime società sportive ad utilizzare i Big Data in fase di allenamento e preparazione della partita.
E che dire del campione del tennis moderno Rafa Nadal, dotato di una racchetta tecnologica che, grazie a un microchip integrato nel manico e ad una serie di sensori installati lungo il piatto corde, registra ogni informazione sul colpo prodotto, misurando la performance nel suo complesso e generando una serie di dati efficaci per l’elaborazione delle tattiche di gara?
Un altro interessante modello è la squadra di ciclismo femminile degli Stati Uniti che, da team perdente, è riuscita ad aggiudicarsi la medaglia d’argento alle ultime Olimpiadi di Londra nel 2012 grazie ad un efficiente monitoraggio delle prestazioni delle atlete.
Ogni aspetto in grado di influire sui risultati – dalla dieta al sonno, dall’ambiente circostante all’intensità dell’allenamento – è stata registrato e rielaborato per creare programmi personalizzati mirati ad ottenere il miglior risultato possibile da parte di ogni membro della squadra.
Il grado di raffinatezza di tali strumenti è arrivato ad assegnare ad alcune cicliste un materasso ad acqua termicamente controllato, che ha mantenuto il loro corpo a un’esatta temperatura durante la notte, garantendo loro un sonno profondo ed una conseguente naturale produzione di ormone della crescita umana e di testosterone, così da assicurare una prestazione sportiva migliore il giorno seguente.
Non meno significativo e preponderante è ormai l’utilizzo dei Big Data anche per le previsioni in ambito sportivo: lo stesso motore di ricerca Bing ha impiegato questo genere di analisi per le sue predizioni sull’ultima Champions League, azzeccando nei quarti di finale il pronostico di 3 risultati su 4, mentre le agenzie di scommesse, specie quelle inglesi, si avvalgono abitualmente dei Big Data per il controllo delle classifiche e per piazzare al meglio le giocate.
Davanti a questo scenario, anche il tifoso potrebbe modificare in parte la sua modalità di partecipazione sportiva ad eventi sempre più fortemente connotati dal business, che si tratti di migliorare le prestazioni degli atleti, prevenire gli infortuni sul campo o creare modelli predittivi sempre più efficaci da applicare al mercato delle scommesse.
Eppure, se anche la Gazzetta dello Sport si tramutasse in un efficientissimo tablet dove scorrere immagini di numeri, grafici e tabelle – dove i dati e le statistiche raccontassero lo sport in modo diverso – esiste (e resiste, per ora) una variabile tutta umana che i Big Data non sono in grado di anticipare: il talento puro, il bagliore imprevedibile del genio che rende lo sportivo un autentico campione!

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approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]
 
– Sole 24ore
– Forbes
– Wired

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Sharing Knowledge

Mille e un viaggio – e una storia – sotto l'ombrellone.

[dropcap3]I[/dropcap3]ndifferenti al luogo comune che relega l’esperienza della lettura alla pratica diffusa dell’evasione dalla realtà, crediamo invece che parole e testi siano capaci letteralmente di invaderla, infiltrandosi concretamente nel pensiero e nei sensi che ci governano.
Apriamo quindi la nostra valigia – o zainetto, o anche kindle, come preferite – ed estraiamo un breve elenco di letture consigliate per l’estate, vademecum universale per le vacanze cui non potevamo sottrarci.
Pensiamo infatti che le radici nomadi insite nella specie umana si incarnino anche all’ombra di un ombrellone in una spiaggia affollatissima, come sotto al cielo terso di una montagna appena scalata o ancora sul comodino della camera d’albergo in una città da esplorare.
Il mezzo di trasporto ideale per questi viaggi (poi non così tanto virtuali) è un oggetto in sé banale – ma un vero e proprio feticcio – che ha preso nel tempo le forme più sorprendenti, dalle tavole incise nella pietra sino a piattaforme ancor più inconsuete: parliamo del “libro”, naturalmente!
Cosa di meglio infatti, in questi tempi così sovra-stimolati, ottimizzati, iper-accessoriati, di un viaggio nel viaggio, o, meglio ancora, di una vacanza nella vacanza, da prendersi tra le pagine, cartacee o meno, di un testo?
Perché la lettura stessa è un viaggio, con una partenza ben precisa, l’incipit (ancora prima, il titolo), uno svolgimento (la trama o l’argomentazione) e una meta finale: l’eco di quello che abbiamo letto (anzi, vissuto) dopo aver richiuso il libro.
Non sarebbe divertente, ad esempio, assaporare la brezza delle Alpi per trovare ristoro dal sole battente di una spiaggia infuocata della Sardegna? O lasciarsi trascinare dal ritmo incalzante di una storia d’azione nel mezzo di un altipiano verde e silenzioso?
La lista di letture possibili che vi proponiamo non è tuttavia così avventurosa. Anzi, lo è, ma in un modo differente.
Quelli che consigliamo sono libri che parlano di alcuni dei temi trasversali che abbiamo trattato – o che presto affronteremo – nel nostro blog, raccontati dal punto di vista sociale, antropologico, economico, scientifico e letterario. Libri insomma che parlano di scienza e di tecnica, ma attraverso un approccio comunicativo trasversale e multidisciplinare, che ne mette in luce le diverse anime nascoste.
Un’ultima avvertenza per l’uso di questa breve lista: ciascuno dei titoli proposti non solo non è di evasione, ma potremmo anzi definirlo di immersione, perché esplora aree e temi con un discreto peso specifico.
Sono adatti insomma a chi sa affrontare anche i viaggi all’inizio in salita, per poi godersi la discesa alla fine. Un’ultima cosa: non dimenticate – se non lo avete mai letto – Italo Calvino e le sue “Lezioni americane”. Non è mai troppo tardi per conoscerlo.
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[highlight]Libri consigliati per l’estate[/highlight]
 
“Dataclisma”, di Christian Rudder. Mondadori editore.
Chi siamo davvero quando pensiamo che nessuno ci stia guardando? Lo sguardo sull’umanità ai tempi dei Big Data a cura di Christian Rudder, matematico laureato ad Harvard, cofondatore e presidente di OkCupid, che afferma: “La cosa che sorprende dell’umanità? Che stereotipi e luoghi comuni sono veri”.
“Da animali a dèi”, di Yuval Harari. Bompiani editore.
Oggi sulla Terra c’è una sola specie di umani: noi, l’Homo sapiens, signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione, ed è per questo che dominiamo il mondo. In un’intensa e sorprendente storia dell’umanità, il resoconto di una civiltà di “schiavi alla ricerca della felicità” che da animali sono divenuti Dei.
“La Società a Costo Marginale Zero”, di Jeremy Rifkin. Mondadori editore.
In questo provocatorio saggio, Jeremy Rifkin spiega come “l’internet delle cose” stia dando luce a un inedito sistema economico, basato sulla condivisione collaborativa e destinato a mutare radicalmente il nostro modo di vivere. Uno sguardo illuminato verso il futuro.
“Retorica e scienze neurocognitive”, di Stefano Calabrese. Carocci editore.
Che cosa accade nel nostro cervello quando formuliamo una metafora? Che cosa comporta in termini di mappature neuronali l’esposizione agli stimoli esterni? Il mind reading – cioè il modo in cui distinguiamo la realtà dalla sua rappresentazione cognitiva – sembra assumere oggi la letteratura come una palestra privilegiata.
“Il cerchio, di Eggers Dave. Mondadori editore
“Mio Dio, questo è un paradiso” pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web. Pur di far parte della comunità di eletti non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. (E qui il cerchio si chiude!).
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Data Driven

Diario italiano in real time dei blackout di luce!

[dropcap3]A[/dropcap3] volte diamo per consolidato il funzionamento di sistemi complessi che non sono affatto scontati, ma invece – proprio in quanto articolati, e quindi complessi anche da gestire e tenere sotto controllo – possono andare incontro a veri e propri “blocchi” improvvisi, tanto inattesi quanto pericolosi, soprattutto se ne siamo fortemente dipendenti.
È il caso della corrente – quella elettrica, per intenderci – la cui scomparsa anche per un breve lasso tempo è in grado di mettere in grosse difficoltà ciascuno di noi, visto l’uso che ne facciamo in pressoché tutte le attività quotidiane.
E se allarghiamo appena lo scenario, riflettendo sugli effetti più a larga scala di una mancanza improvvisa di corrente, ecco che le conseguenze di un tale malfunzionamento possono farsi infauste. Basti pensare all’industria, i cui cicli produttivi dipendono completamente dall’erogazione di elettricità, o ai settori più sensibili e delicati della nostra società, riguardanti ad esempio la salute, la sicurezza, la viabilità… Un esempio, in questa estate torrida, viene dai nostri vicini di casa francesi, come raccontato in  questo articolo.
Si tratta di una dipendenza tanto strutturale quanto silente, nel caso che tutto vada nel verso giusto, e a cui dovrebbe invece corrispondere la necessaria consapevolezza per essere pronti in caso di “guai”.
Non a caso quello dell’energia in genere e della fornitura di elettricità in particolare è un tema cruciale e strategico sotto ogni punto di vista, oggetto di studi, verifiche e proiezioni meticolose e stringenti, il tutto proporzionale all’entità della questione.
In uno studio particolarmente accurato e pubblicato il 31 dicembre 2014 dal Gruppo Terna (operatore di reti per la trasmissione dell’energia che gestisce sia la Rete di Trasmissione Nazionale che le nuove opportunità di business in questo settore anche all’estero) vengono infatti illustrate per l’Italia le nuove previsioni di medio-lungo termine sia della domanda elettrica che del fabbisogno di potenza necessario.
Da questi dati, articolati e strutturati a trecentosessanta gradi, si possono estrapolare alcune considerazioni. Innanzitutto le cifre del fabbisogno, che prevedono “una evoluzione della domanda di energia elettrica per il prossimo decennio compresa tra uno scenario di sviluppo, che prevede una crescita ad un tasso medio annuo del +1,0% (cagr), e uno scenario base – con il quale si intende valorizzato al massimo grado il potenziale di risparmio energetico – che conduce ad un cagr -0,5%”. Queste, affiancate alle cifre relative allo scenario di sviluppo, che disegna “una evoluzione della punta di carico ad un tasso medio tra +1,8% p.a. [estate torrida] e +1,2% p.a. [inverno medio]”. Viene infine valutata “in 78-85 GW la capacità di generazione disponibile per la copertura del carico massimo nel 2024, alle condizioni specificate”.
Nella stessa relazione, che prevede tra le altre cose un aumento del risparmio energetico dovuto alle politiche di riduzione degli sprechi e un possibile incremento dell’uso dell’energia per attività future (ad esempio per i veicoli elettrici), si inferisce che nel 2024 la domanda di energia elettrica in Italia raggiungerà i 357 miliardi di kWh nello scenario di sviluppo e i 302 miliardi di kWh in quello di base.
A questi dati, allo stesso anno obbiettivo, si affiancano le relative ipotesi di previsione della domanda di potenza alla punta, con “valori compresi tra i 66 GW nella condizione di estate torrida, rappresentativa della punta massima, e i 61 GW nella condizione di inverno medio”. Il quadro della previsione viene completato con le stime relative all’anno intermedio 2020, in cui “la domanda elettrica raggiungerà i 334 miliardi di kWh circa nello scenario di sviluppo, mentre nello scenario base sarà contenuta in circa 305 TWh. In corrispondenza dello scenario di sviluppo, il carico atteso sarà compreso tra 57 e 59 GW, a seconda delle citate condizioni climatiche convenzionalmente definite.”
Si tratta di numeri da pelle d’oca (sia per il caldo che per il freddo) e che mostrano da soli l’entità del problema in caso di qualsiasi evento che inceppi le rotelle di questo meccanismo così complesso quanto delicato.
Per capire quanto di tutto ciò si riverberi concretamente nel nostro quotidiano – al di là di tali sterminati scenari – abbiamo avviato da febbraio e per i prossimi mesi, in real time, un’analisi lato social di quanto e come il problema della mancanza di elettricità viene registrato e con quale frequenza e intensità, il tutto differenziato per aree geografiche italiane.
Ne risulta il “film” dell’Italia che, in assenza di questo bene così prezioso, cerca di porvi rimedio. Come? Prima di tutto informandosi: “Qui manca la luce. Sta succedendo anche a voi?” Poi preoccupandosi: ”Qualcuno ha già avvisato?” E infine attrezzandosi di conseguenza: “Quanto durerà?… Oddio, così tanto?” E via così, sino a che qualcuno, provvidenzialmente, riaccenderà la luce.
La mappa mostra i segnali che provengono dai social che evidenziano una problematica nella fornitura di energia elettrica. All’aumentare del numero delle segnalazioni aumenta l’intensità del colore, dal blu verso il rosso.
È interessante notare come vengono riportati sia eventi significativi avvenuti nel mese di febbraio che riguardano la nevicata che ha colpito l’Emilia così come altri che hanno avuto minor eco mediatica, come il blackout al S. Raffaele del 26 Aprile, o le ultime, estive, assenze di energia elettrica. L’altro dato che si può già ricavare, analizzando più in dettaglio i numeri, è il fatto che la tempestività di queste segnalazioni è alta, a dimostrazione della priorità attribuita dagli utenti al servizio erogato. (In ogni caso, un paio di candele pronte, nel cassetto, non guastano mai!)
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Questo studio sarà oggetto di ulteriori analisi alla fine dell’estate, momento in cui potremo vedere direttamente come – in caso di elevato utilizzo dell’elettricità (ad esempio per l’accensione dei condizionatori) – il nostro sistema agisce e reagisce. Rigorosamente in diretta! [boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]
approfondimenti
[highlight]Monitoraggio realizzato da:[/highlight]
Webdistilled, Gruppo Maps
Lingue: solo italiano.
Periodo: dal 1 Febbario 2015 ad oggi (tuttora attivo).
Fonti: Social network.
Temi monitorati: mancanza energia elettrica, mancanza luce, mancanza energia, mancanza corrente, blackout.
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