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Clinika Medicina & Narrazione

Scriva 33! Telemedicina: tempestività di trattamento e gestione delle cronicità.

[dropcap3]I[/dropcap3] valori di efficienza e tempestività di un sistema sanitario, se espressi in termini non solo quantitativi, ma anche e soprattutto qualitativi, sono molto spesso la linea di demarcazione tra una società in grado di far fronte alle necessità dei propri cittadini e una collettività destinata invece a deludere, spesso con conseguenze molto gravi, tali legittime aspettative.
Le novità di questo settore, non solo tecnologiche, sono ormai quasi sconfinate. Per non parlare dell’incremento di performance delle pratiche di diagnostica e d’intervento, e della disponibilità di farmaci innovativi sempre più personalizzati e mirati. Tuttavia, nel nostro paese, la messa a sistema di nuovi modelli di cura e prevenzione procede a rilento.
E se a questo si aggiunge l’aumento dell’età media della popolazione, che convive spesso con patologie di tipo cronico, ecco che le pratiche cliniche e sanitarie sono sempre più complesse da somministrare e suscettibili di divaricare a vari livelli la forbice potenzialmente esistente tra un processo di cura efficiente e quello non perfettamente funzionante e dunque efficace.
[bctt tweet=”Scriva 33… Telemedicina: tempestività di trattamento e gestione delle cronicità.” username=”MapsGroup”]
La telemedicina sembra essere, a breve, uno strumento in grado di ovviare ad alcune criticità. Ma il salto da fare, ancora una volta, è di tipo culturale, nonostante il concetto non sia propriamente nuovo.
Già nel 1997, infatti, L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adotta la seguente definizione:

“La telemedicina è l’erogazione di servizi sanitari, quando la distanza è un fattore critico, per cui è necessario usare, da parte degli operatori, le tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni al fine di scambiare informazioni utili alla diagnosi, al trattamento ed alla prevenzione delle malattie e per garantire un’informazione continua agli erogatori di prestazioni sanitarie e supportare la ricerca e la valutazione della cura”.

Se ne ricava che, fin dall’inizio, la telemedicina non si pone come nuova disciplina medica, ma una differente modalità di somministrare assistenza e cura ai cittadini-pazienti.
[bctt tweet=”Telemedicina: una diversa modalità di affiancamento e sostegno al paziente.” username=”MapsGroup”]
Nessun cambio di paradigma terapeutico, dunque, ma solo una diversa modalità di affiancamento e sostegno al cittadino, o meglio, al paziente.
Di esempi, in Italia, già ce ne sono, e dimostrano non solo la loro efficacia, ma soprattutto la capacità di razionalizzare da un lato le risorse e dall’altro di accompagnare con più tempestività e personalizzazione il processo di cura e prevenzione.
Vedremo in un prossimo articolo alcune di queste pratiche, ed entreremo più nel dettaglio delle varie “branche” della telemedicina, con la speranza di concorrere anche noi, nel nostro piccolo, a diffondere nuovi approcci culturali e pragmatici a uno dei temi più strategici e rilevanti della vita di tutti noi, la salute e il benessere.
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]
www.forumpa.it
www.salute.gov.it
[/boxed_content]

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Maps News

Master PERF.ET.: Maps Group promuove il cambiamento!

[dropcap3]I[/dropcap3]l 31 marzo 2017 dalle 9.00 alle 13.00 nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia e Management (Università degli studi di Ferrara) si terrà il Convegno Inaugurale della VI Edizione del MASTER PERF.ET. L’incipit all’evento è esaustivo:

“Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”.

Lo sfondo dell’iniziativa, non a caso, è istituzionale, sia per gli illustri invitati, sia per il tema del Master che per il focus: “MISURAZIONE E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE DELLE PA: esperienze operative e traiettorie di sviluppo della riforma Madia”.
E’ essenziale come ogni cambiamento all’interno di una società debba trovare slancio a partire dalla sua classe dirigente, e come sia necessario poter “misurare” dati e informazioni di ogni percorso per sviluppare un reale processo di crescita e di riforma che passi dalla teoria alla pratica.
Per questi motivi Maps Group è un convinto sponsor del Master e ne persegue esso stesso i valori fondanti, nella ricerca di nuove traiettorie di efficienza all’interno dell’Amministrazione Pubblica, delle sue organizzazioni e dei suoi dirigenti. Cominciando innanzitutto dalla formazione così come questo innovativo Master propone ai suoi iscritti.
Alla presentazione seguiranno le tavole rotonde “IL NUOVO QUADRO ISTITUZIONALE E NORMATIVO” edESPERIENZE DI MISURAZIONE E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE A CONFRONTO”.
Per informazioni:
www.masterperfet.it
masterperfet@unife.it 

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PROGRAMMA DELL’EVENTO
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INDIRIZZI DI SALUTO

Saluti delle Autorità

Prof. Giorgio ZAULI, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Ferrara.
Prof.ssa Simonetta RENGA, Direttore del Dipartimento di Economia e Management.
Avv. Tiziano TAGLIANI, Sindaco del Comune di Ferrara e Presidente della Provincia di Ferrara.

Saluti dei Partner

AVVIO DELLA VI EDIZIONE DEL MASTER PERF.ET

Prof. Enrico DEIDDA GAGLIARDO, Direttore scientifico del Master PERF.ET

PROGRAMMA DEL CONVEGNO 

Coordinamento dei lavori e conclusioni. Prof. Enrico DEIDDA GAGLIARDO – Prorettore Vicario dell’Università degli studi di Ferrara, Componente della Commissione Tecnica per la Performance.

IL NUOVO QUADRO ISTITUZIONALE E NORMATIVO

Il ruolo del Dipartimento della Funzione Pubblica in materia di misurazione e valutazione della Performance: le principali novità.
Relatore: Cons. Marco DE GIORGI – Dirigente dell’Ufficio per la valutazione della performance presso il Dipartimento della Funzione Pubblica.

Il nuovo decreto sulla valutazione della performance: analisi delle novità e dei punti fermi.
Relatore: Prof.ssa Elisa D’ALTERIO – Università degli Studi di Catania, componente dell’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

ESPERIENZE DI MISURAZIONE E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE.

Le esperienze operative delle Università e degli Enti di Ricerca Pubblica. 
Relatore: Dott. Adriano SCALETTA – Responsabile valutazione Performance ANVUR.

Le esperienze operative delle Aziende Pubbliche di Servizi.
Relatore: Dott. Francesco MIGGIANI – Consulente di Business Development, Componente della Commissione Tecnica per la Performance.

Le esperienze operative delle Regioni.
Relatore: Dott. Andrea TARDIOLA – Segretario Generale della Giunta della Regione Lazio, Componente della Commissione Tecnica per la Performance.

Le esperienze operative degli Enti Locali.
Relatore: Dott. Vito LECCESE – Capo di Gabinetto del Sindaco di Bari, Componente della Commissione Tecnica per la Performance.

Le esperienze operative delle Forme Associative Locali.
Relatore: Dott.ssa Stefania TAGLIABUE – Dirigente Settore Personale Organizzazione del Comune di Cesena e dell’Unione dei Comuni Valle di Savio.

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Ambiente, Uomo e Regole del gioco

Il modello 231 quale strumento di prevenzione. Di Maria Bonifacio

[dropcap3]I[/dropcap3]l Decreto Legislativo 231 del 2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa delle società, con conseguenze pecuniarie per la società stessa e penali per i suoi vertici qualora abbiano commesso dei reati durante lo svolgimento delle loro funzioni aziendali.

Il modello 231

Il Decreto Legislativo 231 del 2001, introducendo la responsabilità penale della persona fisica, colpisce direttamente anche il patrimonio dell’Ente o dell’azienda che hanno tratto profitto dal reato commesso da una o più persone che, al momento della violazione, stavano rappresentando l’azienda stessa.
Ed è per questo che sono sempre più numerose le aziende che hanno deciso di adottare il Modello 231, ovvero il modello di organizzazione, gestione e controllo per enti pubblici e imprese previsto dal d.lgs. n. 231/2001, quale insieme delle regole e delle procedure organizzative dell’ente volte a prevenire la commissione dei reati.
L’approvazione di un Modello idoneo a prevenire i reati costituisce causa di esclusione o limitazione della responsabilità dell’ente ai sensi del nominato d.lgs. n. 231/2001. A ciò aggiungasi che, per partecipare a bandi o concorsi e ottenere particolari autorizzazioni o concessioni di fondi e contributi, un requisito fondamentale richiesto è proprio la presenza di un modello organizzativo 231. Ecco spiegata l’aumentata adesione.
[bctt tweet=”Strategici, economici e di compliance. I vantaggi di adottare il modello aziendale della Legge 231.” username=”MapsGroup”]
Ad ogni modo, per essere efficace, e quindi dispiegare la sua funzione esimente, è necessario che tale documento sia studiato ad hoc, attraverso una disamina dell’organizzazione aziendale e delle responsabilità correlate, al fine di identificare quali aree di rischio dei reati presupposte sussistano.
All’esito di tale indagine, viene redatto il Modello Organizzativo, che introduce (o integra, se già presenti) le procedure per la formazione e l’attuazione delle decisioni aziendali alle quali l’ente si deve adeguare per evitare che vengano commessi i reati richiamati dalla normativa.
Il Modello 231 deve, inoltre, individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie e stabilire misure sanzionatorie adeguate in caso di violazioni delle sue prescrizioni.
Alla base della necessità di redigere e rispettare un preciso modello organizzativo amministrativo ed economico vi sono una serie di fattori come per esempio:

[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] l’aumento esponenziale dei dati da gestire;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] l’aumento dei sistemi di gestione (sicurezza, privacy, qualità, IT, ambiente);
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] un numero molto elevato di norme e regolamenti regionali, nazionali e provinciali;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] il crescente numero di persone coinvolte nelle attività;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] il bisogno di condividere informazioni.

Senza una corretta analisi dei potenziali rischi in cui l’azienda può incorrere e senza la creazione di un modello e di un codice etico che regoli tutte le attività che si svolgono al suo interno, l’eventualità di incorrere in multe e sanzioni più gravi non è così remota.
Oltre alla creazione di protocolli conformi alla legge e all’istituzione di un organo che vigili sul pieno rispetto del modello 231, è necessario anche pensare a dei percorsi formativi per tutti i dipendenti, al fine di istruirli e renderli consapevoli sui potenziali rischi che corrono, prima di tutto loro stessi e, di conseguenza, anche la propria azienda, violando le regole previste.
Ma il rispetto della Legge 231 non deve essere visto solo come pura e semplice burocrazia o una perdita di tempo. Scegliere di adottare un modello organizzativo all’interno della propria società infatti può apportare numerosi vantaggi:
[icon image=”ss-crosshair” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] strategici: sono molte le aziende che chiedono ai propri potenziali partner informazioni su sistemi di controllo e organizzazione. È una forma di tutela del brand per chi effettua i controlli e una possibilità di business per chi si propone ad altre imprese;
[icon image=”ss-like” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] economici: si possono evitare con più facilità multe e altre sanzioni e ci si inserisce sul mercato in modo più competitivo;
[icon image=”ss-outbox” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] compliance: un’organizzazione chiara e definita nei ruoli e nelle responsabilità agevola il rispetto delle regole stabilite e una migliore comunicazione tra le parti.

Districarsi nel labirinto normativo.

È intuitivo che risulti insidioso e, dunque, pericoloso indicare un modello organizzativo standard, dal momento che il modello 231 deve essere ideato con riferimento alle specifiche esigenze di ciascuna organizzazione. Per meglio chiarire e districarsi nel labirinto normativo, senza con ciò assumere un atteggiamento di sfiducia e di rassegnazione, dunque, auspicando di proseguire nell’elogio della legge, si è pensato di procedere adottando lo schema riassuntivo dei punti che il Decreto impone ad ogni modello organizzativo:

  1. individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
  2. prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire;
  3. individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
  4. prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli;
  5. introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

Tali punti chiave vengono forniti al top management onde consentirgli di ridurre il rischio di illecito. Ciò che veramente risulterà decisivo in tribunale (e che infatti manca nella stragrande maggioranza dei modelli organizzativi, puntualmente stroncati dal magistrato di turno) sarà la concretezza del sistema preventivo, che dovrà fornire una puntuale risposta ai seguenti passaggi:
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] individuo con chiarezza i reati che posso commettere e quelli estranei alla mia organizzazione;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] tra i reati che posso commettere, distinguo quelli più a rischio rispetto agli altri, possibilmente tenendo conto dei criteri concorrenti della probabilità e dell’impatto;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] individuo, per tali reati, in quali aree aziendali è più facile che si realizzi l’illecito;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] ciò stabilito, definisco un sistema di contromisure interne, che parta dal riesaminare quelle già in vigore ed arrivi a definirne di nuove, in relazione ai rischi individuati;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] redigo e consegno a tutti gli addetti un codice etico, contenente i principi comportamentali prescritti dall’azienda;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]  emetto, per le singole aree aziendali, dei protocolli di comportamento coerenti con l’analisi dei rischi di illecito;
[icon image=”ss-hyphen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] nomino un Organismo di Vigilanza, effettivamente indipendente e competente, dandogli pieno mandato di adeguare il sistema preventivo e di vigilare sul rispetto delle contromisure definite dall’alta direzione da parte di tutti gli addetti dell’ente.
Se veramente il sistema elaborato riuscirà, nel corso del tempo, a fornire evidenza rispetto a questi passaggi, potrà reputarsi non solo “a prova di magistrato” ma anche un utile investimento per l’azienda.

In conclusione…

La ricaduta sulla gestione dell’ente è evidente: il sistema interno di prevenzione penale (modello organizzativo – codice etico – Organismo di Vigilanza) dovrà prevedere un sistema di controlli e contromisure che sia riferibile certamente a tutto il personale ed ai collaboratori esterni, ma soprattutto che sia particolarmente rigoroso e dettagliato nei confronti dell’alta direzione. Difficilissimo da realizzare nella pratica, dal momento che sarà la stessa alta direzione a curare la definizione del modello organizzativo ed a nominare (e soprattutto retribuire) i componenti dell’Organismo di Vigilanza che dovrebbe controllarne la legalità e l’eticità della condotta.
In effetti, essendo la Legge da applicare piuttosto che da criticare, non occorre mai dimenticare che, al di là della burocrazia che i modelli organizzativi spesso comportano (anche per le cattive pratiche seguite da molti consulenti), alla magistratura penale interesserà essenzialmente verificare un passaggio: l’effettiva indipendenza dell’Organismo di Vigilanza rispetto al controllato.

Maria Bonifacio

Attività produttive pulite

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Predictive Analysis: asset digitali emergenti

L'informatizzazione clinica orientata all'analisi predittiva. Di Maurizio Pontremoli

[dropcap3]M[/dropcap3]ai come nel settore della sanità, l’impulso della digitalizzazione delle informazioni è stato così forte come negli ultimi anni.

Mi riferisco senz’altro alla diffusione sempre più ampia dei sistemi EHR (Electronic Health Record), ma anche alla più recente disponibilità di informazioni su stili di vita e di monitoraggio sui parametri vitali che stanno arrivando grazie all’utilizzo dei Wearables Devices .
Sono tuttavia consapevole che le difficoltà di aggregare le informazioni cliniche che giungono da fonti diverse sono molto lontane dall’essere risolte, rendendo critico e pieno di ostacoli il percorso dell’informatizzazione orientata all’analisi predittiva.
In questo situazione, che potremmo definire a metà del guado, è ancora più interessante analizzare i vari casi d’uso raccolti nelle tre categorie:

[icon image=”ss-user” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] user experience

[icon image=”ss-share” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] business models

[icon image=”ss-repeat” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] operating processes

E’ bene sottolineare come in questo articolo mi sono occupato principalmente della User Experience relativa al medico/struttura sanitaria, individuando i casi d’uso correlati direttamente alla creazione di nuove procedure diagnostiche o terapeutiche.

[sf_iconbox image=”ss-user” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]L’utente e la digitalizzazione delle informazioni: user experience.

In generale possiamo osservare una rapida espansione delle cosiddette applicazioni di Electronic Health care Predictive Analytic (e-HPA).

Sono ben noti nel settore medico dei modelli facilmente utilizzabili anche senza la necessità di numerosi e complessi calcoli matematici. Un esempio è APACHE (Acute Physiology and Chronic Health Examination) un sistema per attribuire una misura del rischio di mortalità nei reparti di cure intensive.
Con le applicazioni e-HPA si identificano invece quelle pratiche in cui l’analisi di grandi quantità di dati e l’utilizzo di sofisticati modelli matematici rendono necessario l’affiancamento di un computer al medico.
[bctt tweet=”Le applicazioni e-HPA sono pratiche in cui l’analisi di dati e l’utilizzo di modelli matematici necessitano dell’affiancamento di un medico.” username=”MapsGroup”]
Un esempio ne è il caso di un modello matematico che riesce a predire i blocchi renali in quei paziente afflitti da una patologia cronica del rene. Questa malattia, che purtroppo affligge una grande percentuale della popolazione mondiale, ha delle caratteristiche di progressione molto diverse, ed è quindi particolarmente significativo poter identificare tempestivamente le situazioni più critiche al fine di evitare conseguenze irreparabili. Applicando tecniche di tipo “fuzzy expert systems”, i ricercatori di questo studio, analizzando i dati clinici e di laboratorio di 465 pazienti, sono riusciti a predire il valore di un indicatore (GFR) direttamente collegato alla funzione renale, con un errore del 4% su periodi di 6, 12 e 18 mesi.
Oltre a questi casi concreti esistono inoltre diversi annunci di sperimentazioni avviate, con l’utilizzo di tecniche analoghe, finalizzate alla prevenzione dei suicidi o alla previsione dell’insorgere del Morbo di Parkinson. Tali sperimentazioni, così come altre similari, richiedono ancora lunghi processi di validazione dei risultati, ma le premesse sono comunque interessanti e – se le aspettative risulteranno confermate – le ricadute saranno di notevole portata.

[sf_iconbox image=”ss-share” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]I nuovi valori creati grazie ai nuovi asset digitali: business model.

Se volgiamo lo sguardo oltre a quelle che sono le ricadute più dirette, ossia alla creazione di nuovi percorsi diagnostici o di cura e alle evetuali  ricadute economiche ottenibili con nuovi modelli di business, troviamo casi che fanno intuire un nuovo modo di “fare” sanità: un caso d’uso particolarmente esemplificativo è legato al contesto delle modalità di rimborso da parte delle assicurazioni private basate sulle performance.
Tali modalità stanno infatti spingendo i fornitori di servizi sanitari a una maggiore proattività, sino ad arrivare ad approcci che mirano al mantenimento del livello di salute del paziente piuttosto che all’erogazione di un processo di cura secondario a una malattia, ed è chiaro come – con tale obiettivo – il paziente sia sicuramente uno degli attori principali del processo evolutivo. Di conseguenza si stanno sviluppando modelli di business nei quali il paziente viene letteralmente ricompensato se accetta di modificare alcuni suoi stili di vita potenzialmente a rischio.
[bctt tweet=”Nuovi modelli di business in sanità: il paziente è ricompensato se abbandona stili di vita a rischio per la sua salute.” username=”MapsGroup”]
E’ ciò che fa la società Weltok, ad esempio, che riconosce premi in denaro a coloro che accettano di adeguarsi a precisi piani di intervento preventivo, finalizzati ad esempio a perdere peso, ad aumentare l’attività fisica, a migliorare la regolarità nel seguire le procedure terapeutiche nel caso di pazienti cronici e così via.
Tale azienda, infatti, essendo in grado di acquisire milioni di dati da differenti fonti, realizza modelli predittivi che le consentono di attribuire un valore a ogni buona pratica, e, di conseguenza, di monetizzarla in termini premiali.
Chi paga per questi premi? Di volta in volta le assicurazioni sanitarie, le aziende nell’ambito dei loro piani di welness, le pubbliche amministrazioni… In pratica secodno questo modello vincono tutti: il paziente riceve un premio e le assicurazioni sanitarie vedono ridursi i rischi di incidenti, mentre in generale si ottiene una popolazione più in salute, con meno costi sanitari pubblici ed aziendali.

[sf_iconbox image=”ss-repeat” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]I miglioramenti dei processi operativi interni: operating processes

In conclusione alla panoramica effettuata, valutiamo alcuni casi d’uso in cui la predictive analysis è stata applicata per rendere più efficienti gli attuali processi operativi sanitari. È evidente come avventurarsi in questi argomenti – senza aver prima di tutto stabilito come misurare il cosiddetto “outcome”, ovvero i risultati misurabili ottenuti – sia un percorso denso di insidie.
Un indicatore che viene utilizzato in tali contesti è la percentuale delle riammissioni ospedaliere successive ai ricoveri fattore che è stato ad esempio considerato presso l’University of Pennsylvania, che ha individuata un’apposita metrica ottenuta attraverso la combinazione di molteplici misurazioni a partire da dati di monitoraggio, clinici e di laboratorio. Il fine è quello di  individuare i pazienti che sono a rischio di rientrare nel percorso ospedaliero nei successivi 30 giorni post-ricovero.
L’obiettivo che si sono posti i ricercatori, in questo caso, è dunque quello di ottimizzare gli interventi di cura su quei pazienti che sono maggiormente a rischio di ricadute nei primi giorni successivi alle dimissioni. L’ospedale, grazie a queste tecniche di profilazione, può così differenziare i protocolli di dimissione su pazienti specifici, al fine di ridurre il rischio di riammissione. Come? Ad esempio avviando  pratiche di educazione sullo stile di vita, o prevedere appuntamenti telefonici per monitorare l’andamento dello stato di salute del paziente anche al di fuori dal ricovero, approntare tecniche di riconciliazione farmacologica…
[bctt tweet=”Indicatori  a partire da dati di monitoraggio, clinici e di laboratorio, valutano il rischio. ” username=”MapsGroup”]
L’impatto positivo sulle finanze degli ospedali rispetto alla criticità delle riammissioni ospedaliere può essere particolarmente importante. In uno studio realizzato dalla Regione Toscana del 2014 relativo ad alcune patologie, si indicava ad esempio un indice di riammissione compreso tra il 15% e il 18%. E se purtroppo ad oggi non sono ancora disponibili i risultati ottenuti in questa specifica sperimentazione, altri dati della letteratura scientifica dimostrano come la riduzione del rischio di riammissione, usando i modelli predittivi, può raggiungere il 12%.
Un caso analogo è quello applicato in un grande ospedale texano che utilizza i dati presenti nei sistemi EHR (Electronic Health Record), per identificare già dalle prime ore del ricovero i pazienti con maggiore rischio di riammissione. In questo modo si concentrano le cure più appropriate fin dall’inizio del ricovero. Il modello utilizzato acquisisce 29 tipologie di dati clinici, sociali e sullo stile di vita del soggetto, identificando i pazienti a maggior rischio di riammissione. Le pratiche cliniche conseguenti hanno permesso di ridurre la percentuale di riammissione dal 26,2% al 21,2% nei pazienti con malattie cardiache.
[bctt tweet=”Le cure più appropriate, utilizzando sistemi predittivi, possono essere stabilite fin dal ricovero” username=”MapsGroup”]
Un ulteriore sistema predittivo, operativo nella Unit per le cure intensive (PICU) del Children’s Hospital of Pittsburgh, permette di prevedere se e quando i piccoli pazienti subiranno dei cambiamenti significativi delle loro condizioni di salute. Tali campanelli di allarme – altrimenti difficili da decifrare da parte dello staff medico – evitano spesso le conseguenze altrimenti dovute a eventuali interventi tardivi.
In questo caso i medici monitorano un altro indice (pRI), che aggrega 26 variabili cliniche importanti con le quali valutare il rischio complessivo sul paziente. Il sistema individua quindi in via preventiva le situazioni che potrebbero vedere peggiorare lo pRI del singolo paziente, permettendo di intervenire in maniera tempestiva e sistematica. In questo modo, tra l’altro, si riduce il rischio di mancato intervento.
I risultati relativi all’utilizzo di tale pratica sono consultabili a questo link, dove si evince che l’utilizzo dell’indice pRI è uno strumento predittivo ad alta specificità (99%), mentre rimane ancora da migliorare dal punto di vista della sensibilità (dal 13% dei casi meno gravi, al 56% dei casi molto gravi).
Le pratiche di monitoraggio standard sono quindi ancora insostituibili, ma questi studi mostrano che questi tipi di strumenti permettono di ridurre significativamente l’errore umano.

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Ciò che non si tocca con mano, ma al quale credere.

Analizzando questi casi d’uso si può affermare che l’influenza delle tecniche di predictive analysis, nel settore sanità, possono essere ancora solo intuite, più che toccate con mano, ma ciò che è veramente notevole, in questo caso, sono i possibili impatti delle stesse una volta messe a punto.
Su tutti e tre gli ambiti analizzati possiamo affermare infatti che vi sono potenziali di innovazione elevatissimi, sia nell’ambito del miglioramento delle attuali procedure terapeutiche che delle nuove procedure diagnostiche.
Ma ancora più interessante sono i nuovi approcci che, agevolati da tali innovazioni tecnologiche, mirano a ridefinire il ruolo dell’organizzazione sanitaria nell’ottica di preservare la salute a monte piuttosto che intervenire in termini di diagnosi (e cura) a valle dell’eventuale malattia.
Benvenuti quindi ai big (o small) data, se sono accompagnati da algoritmi e modelli predittivi che renderanno concrete tali promesse.

Maurizio Pontremoli

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ABOUT MAPS GROUP
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Il Gruppo Maps, dalla sua nascita ad oggi, opera nei settori business intelligence, data mining e machine learning, con lo scopo di passare dai Big data ai Relevant Data.
In questa prospettiva si realizza l’attività del gruppo, che persegue gli obiettivi strategici e operativi dei propri clienti attraverso la raccolta di dati che, analizzati e adeguatamente trattati e modellati, sono in grado di creare nuovi asset digitali creando prodotti e servizi innovativi o migliorando nettamente le performance delle attività già in essere.
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ABOUT MAURIZIO PONTREMOLI
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Imprenditore nel settore IT con avanzate competenze informatiche e lo sguardo di un Fisico, si occupa dello sviluppo di nuovi business nel settore dell’innovazione tecnologica.
Condivide con il Gruppo Maps, di cui è fondatore e AD, una missione specifica: trasformare in asset gli scenari sempre più complessi della Big Data Science con un sguardo attento alle pratiche più avanzate di condivisione, valore fondante della conoscenza e condizione sine qua non per l’evoluzione della stessa.
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Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Trucco e parrucco per 6MEMES: il nostro blog cambia layout, ma non pelle!

A quasi due anni dal suo esordio il nostro blog è diventato… grande, e – giustamente – si dà qualche aria in più, inaugurando la nuova testata dedicata al nostro genio ispiratore, Italo Calvino!

E ampliando le proprie penne, grazie a un manipolo” di autori – Maria Bonifacio, Paola Chiesa, Giulio Destri, Anna Pompilio, Maurizio Pontremoli – che hanno deciso di metterci come si dice la faccia e di realizzare inedite rubriche tematiche, spaziando dall’ITC all’ambiente, dall’informatica al bene comune.
Il tutto attraverso un nuovo format che mette in primo piano loro, gli articoli, suddivisi e articolati secondo percorsi di lettura dedicati, grazie al nuovo menù laterale.
Immutato invece è lo spirito: condividere e contaminare tra loro conoscenza e sapere, tecnologia e cultura, alla ricerca di un modo accessibile per parlare di innovazione nelle sue forme non solo astratte e strategiche, ma anche quotidiane e concrete.
[bctt tweet=”6MEMES: l’integrazione tra due mondi a volte non interoperabili, quello tecnico-scientifico e quello umanistico.” username=”MapsGroup”]
Allo stesso modo, sempre fedele a se stesso è lo sguardo del blog: a tratti incisivo, a tratti ironico, sempre critico e in cerca di inediti punti di vista con cui raccontare le pressoché infinite novità che questi anni ci consegnano tra le mani senza che neppure ce ne accorgiamo.
L’orizzonte complessivo è quello che il Gruppo Maps persegue dalla sua fondazione: il confronto e l’integrazione tra due mondi a volte non “interoperabili”, quello tecnico-scientifico delle tecnologie e quello più sociale e umanistico del linguaggio, sia esso naturale o artificiale.
La visione del blog, che predilige la condivisione di un sapere positivo che possa migliorare la vita di ognuno in rapporto alla contemporaneità, fa dunque da sfondo ad approfondimenti non solo tecnici, ma anche divulgativi e a volte divertenti, cercando di allargare l’orizzonte di un sapere solitamente custodito nelle mani di pochi addetti ai lavori.
Confidiamo ora in voi, cari lettori, nella vostra presenza e partecipazione!

Natalia Robusti