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6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Complessità, visualizzazione dei dati e apprendimento: una caccia al tesoro. Di Natalia Robusti.

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[dropcap3]D[/dropcap3]opo gli articoli di Anna Pompilio e Giulio Destri sulle mappe [geografiche] è venuto il mio turno di prendere il testimone del topic che, in una sorta di “staffetta tematica”, abbiamo affrontato in questi mesi su #6MEMES a proposito di complessità delle informazioni da ridurre a più miti consigli…
Vorrei trattare dunque queste tematiche seguendo (tuttavia) una riflessione contro-intuitiva, parlando cioè non di spazio, ma di tempo.
Perché una mappa geografica, in fondo, non è altro che questo: una scorciatoia eccezionalmente veloce con cui il nostro sguardo (prima) e il nostro pensiero (poi) attraversano simbolicamente un luogo fisico percorrendone il disegno astratto e, in questo intervallo di tempo cercano di conoscerlo, seppure “da fuori” anziché “da dentro”.
Ancora meglio l’ha spiegato Giulio Destri, definendola un “modello particolare, usato da millenni, nelle sue varie forme, per capire quali informazioni, disponendo di conoscenze di geografia e geologia, si possono trarre dalla mappa stessa. E quindi, in base alle conoscenze presenti nel nostro “modello del mondo”, integrare i pochi dati [simbolici] presenti in una mappa per estrarne una conoscenza [reale]di luoghi e regioni.”
La mappa geografica, dunque, dispiegata come un disegno che approssima la realtà come modello della stessa, richiede un tempo di lettura e di interpretazione che è tanto più lungo tanto più la mappa è grande, oppure accurata, in un percorso di esplorazione, apprendimento e conoscenza tipico di noi umani.
[bctt tweet=”Una mappa, in fondo, non è altro che questo: una scorciatoia eccezionalmente veloce con cui il nostro sguardo attraversa simbolicamente un luogo fisico percorrendone il disegno astratto.” username=”MapsGroup”]
Per capire quanto questo sia vero, facciamo un passo all’indietro (o anche due 🙂 in un periodo in cui ciascuno di noi, attraverso il rapporto spazio-tempo, ha raggiunto un’importante fase del proprio sviluppo evolutivo.

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[/sf_iconbox]Un passo dopo l’altro e dopo l’altro…

Parlo di quando eravamo ancora bambini e, a un certo punto, da seduti ci siamo messi prima in “gattone” e poi ancora, muovendo i primi, incerti passi, abbiamo iniziato la nostra esplorazione del mondo attivando centimetro dopo centimetro il nostro sviluppo psico-motorio in parallelo alla nostra esplorazione del luogo in cui ci muovevamo.
In quello stesso, specifico e personale intervallo evolutivo, ciascuno di noi ha iniziato a conoscere il mondo intorno e a distinguerlo da sé, in una sorta di apprendimento in divenire in cui l’istanza “come faccio ad arrivare là, dove c’è quella cosa colorata e tanto bella?” si è fatta prima goffo movimento, poi tempo incerto (e necessario) ad arrivare alla meta, in un secondo momento è divenuta approdo al traguardo dell’esperienza diretta (quando è stato raggiunto l’oggetto del desiderio) e infine della conoscenza astratta, attraverso l’introiezione dell’esperienza stessa.
Nel frattempo, senza rendercene conto, aprivamo nuovi circuiti nella nostra mente, allenavamo nuovi muscoli del nostro corpo e affinavamo le nostre capacità di apprendimento, pronti per attivare analoghe inferenze una volta che ci fossimo trovati a muoverci in un altro luogo, in un altro tempo, ma questa volta con già “in tasca” la bussola di quella precedente esplorazione.
E parlo di “movimento” non a caso: uno spazio lo si conosce sempre e solo attraversandolo.
Che lo si faccia in ginocchio o con lo sguardo, a piedi o in aero o soltanto con l’immaginazione poco importa: per attraversare un luogo ci vuole il suo tempo, e in quel movimento vi è sempre impressa la rappresentazione di noi stessi, creata passo dopo passo durante il nostro percorso di crescita ed evoluzione.

La forza dei luoghi, dunque, ancor prima di essere impressi (ex -post) in una qualsiasi mappa geografica, vengono incisi (ex-ante) all’interno del nostro processo evolutivo in quanto umani. E questo è tanto più vero e interessante quanto più è vero (e misterioso) il fatto che è solo attraverso l’apprendimento ogni singolo individuo esprime la propria individualità, e tale evoluzione avviene (anche) grazie al contesto e dunque all’ambiente in cui ci muoviamo.
[bctt tweet=”La forza dei luoghi, ancor prima di essere impressi ex -post in una qualsiasi mappa geografica, vengono incisi ex-ante all’interno del nostro processo evolutivo in quanto umani. ” username=”MapsGroup”]
Perché – come ci illustra anche l’opera Psicologia e psicobiologia dell’apprendimento, di Laura Mandolesi e Domenico Passafiume (Editore Hoepli):

“L’apprendimento è un processo cognitivo su cui agiscono forze innate ed acquisite, su cui intervengono svariati altri processi e meccanismi come le emozioni, le motivazioni e le percezioni. Ma sull’apprendimento interviene anche un altro processo, il movimento.
È questo un nuovo concetto da poco approdato sul territorio neuroscientifico, ed il suo vero nome è Path Integration, integrazione del cammino, ossia la capacità di capire dove siamo in funzione di dove eravamo e di come ci siamo mossi.”

Non solo: possiamo anche azzardare oltre nelle nostre disquisizioni su spazio, tempo, territorio e “mappatura”. Sarebbe infatti:

“proprio l’azione, attraverso l’attivazione propriocettiva, a permettere certe forme di apprendimento. In letteratura sperimentale è stato condotto un interessante esperimento che evidenzia come il movimento in un ambiente ne faciliti la conoscenza.”

E dunque torniamo a maggior ragione all’articolo di Anna Pompilio che ci ricorda, attraverso le sue citazioni, che “Osservare l’ambiente, lo spazio, induce da sempre l’analisi del rapporto tra mente e mondo (…) così che dare un nome è sempre un classificare e tracciare una mappa è assimilabile a dare un nome (Alfred Korzybski).”
E questo, perché “Le mappe sono rappresentazioni grafiche intese a facilitare la comprensione spaziale di cose, concetti, condizioni, processi o eventi nel mondo umano, e lo spazio non è mai solo fisico (il luogo, il territorio) ma è anche sociale (il sistema) e mentale (il pensiero) cosicché l’incrocio delle tre dimensioni dà luogo a innumerevoli (infiniti) livelli spaziali.”
Ora, se tutto ciò non bastasse, non possiamo non procedere ancora oltre, anche perché – ricordiamolo sempre – 6memes adora mettere insieme riflessioni culturali ed evenienze innovative, e soprattutto perché oggi c’è qualcosa ancora in all’orizzonte degli scenari di “mappatura” dei dati (non solo geografici).

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[/sf_iconbox]Sentieri tra una mappa e l’altra…

L’innovazione tecnologica sia dei mezzi (tra microscopi molecolari, telescopi spaziali  e satelliti) che dei sistemi di elaborazione e modellazione dei dati, consente oggi di disegnare “mappe” – anche geografiche – arricchite e connotate con dati culturali, sociali e demografici.
La cosa più sorprendente? Che queste mappe – in un unico colpo d’occhio – sono capaci di rappresentare in maniera esaustiva, profonda e durevole informazioni e inferenze tra le più complesse, rendendo d’improvviso chiari e limpidi – e in brevissimo tempo (ecco che il tempo ritorna) – concetti che, a parole, avremmo avuto difficoltà ad esprimere.
Perché accade questo? È il nostro stesso sguardo che, esplorando l’immagine o il disegno (esattamente come un tempo abbiamo fatto per gli ambienti in cui muovevamo i nostri primi passi) ne riconosce pattern e ricorrenze, distingue i colori l’uno dall’altro, riconosce un quadrato da un cerchio e così via.
E, grazie a queste evenienze, ricostruisce una sua narrazione riconoscendo il modello soggiacente e infine la mappa sovrastante non più come una serie di linee, segni, indizi e segnali, ma come un unicum di significato, ovvero come unità di senso rappresentato.
[bctt tweet=” È il nostro stesso sguardo che, esplorando l’immagine o il disegno, ne riconosce pattern e ricorrenze, distingue i colori l’uno dall’altro, riconosce un quadrato da un cerchio e così via.” username=”MapsGroup”]
Di tutti questi processi euristici si avvantaggia a maggior ragione la lettura di una mappa geografica e, grazie al riconoscimento di pochi marker visivi “possediamo” il territorio che rappresenta.
Ed è esattamente qui, in questo preciso punto, che i nuovi sistemi di mappatura geo-localizzata e profilata fanno un vero e proprio cambio di paradigma.

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[/sf_iconbox]A me la mappa! (O la mappa a me?)

Un esempio? Lo troviamo qui, nel sito di WELC Map:

“la prima mappa che unisce carta e digitale in unico nuovo strumento utile e divertente, per vivere la città più comodamente grazie alla Realtà Aumentata.”

Cosa si trova in questa mappa? Cose belle, e colorate, appunto, e tante. E non a caso, anche loro, parlano di tempo:

“Non perdere tempo prezioso: prenota il tavolo di un ristorante, compra il biglietto per uno spettacolo, scopri la programmazione di un club e ricevi sconti speciali (…) potrai organizzare il tuo tempo libero curiosando tra attività commerciali come locali, ristoranti, discoteche e negozi attraverso link diretti ai siti, alle pagine per fare acquisti e prenotazioni, e a quelle dei social network.”

Non bastasse, ci pensa anche Google Maps a metterci un carico da novanta, con un’applicazione che “innesta” nel mondo la realtà aumentata per guardare dove si sta andando. Con un annuncio ufficiale, Google Maps ci racconta infatti che ha reso disponibile:

“ la funzione Live View che permette di ottenere le informazioni in AR sullo schermo dello smartphone. La novità era stata annunciata a febbraio, durante la conferenza annuale degli sviluppatori di Mountain View, ma finora era in funzione solo sulle Local Guide e i Pixel di Big G. Ora la versione beta ci porterà con smartphone Android (con ARCore) o iPhone (compatibili con ARKit) a spasso per le vie, grazie a una visione tutta nuova che ben conoscono i giocatori di Pokemon Go.”

Ma cosa accade, nel concreto? Semplice: in questo nuovo contesto non siamo più noi a cercare “quella cosa colorata e tanto bella”, ma è essa stessa a mettersi in bella mostra e, anzi, a muoversi verso di noi.
Il tutto, chiaramente, personalizzato e in modalità auto-addestrativa, come accade già ora con Amazon (che suggerisce i prodotti in base ai nostri gusti) e con Netflix (che ci segnala serie TV e film che potrebbero piacerci).
E dunque, se tutto ruota attorno al concetto di tempo – tempo per attraversare, tempo per imparare, tempo da risparmiare – l’ultima suggestione con cui mi congedo  è questa: ma davvero abbiamo bisogno di una balia, di una guida che ci tenga la manina anche per scegliere un luogo da visitare?
Non sarà, invece, che a furia di muoverci su indicazione, o suggerimenti, o inferenze, o spinte, la nostra capacità di apprendimento diminuirà (ancora)? E infine: non sono facile alla nostalgia, ma devo proprio dirlo: tra una mappa geografica stile vintage e la app di For You io scelgo senza dubbio la prima. Non me ne abbiate, ogni tanto anche io sono in modalità più apocalittica che integrata!
PS: per chi volesse vivere una vera avventura, a questo link si può trovare il più lungo tragitto percorribile in auto per attraversare il mondo! Con tanto di video, carte e cartine! Buon viaggio 🙂
Natalia
 


CREDITS IMMAGINI
Immagine di copertina (rielaborata)
ID Immagine: 44059302. Diritto d'autore: Egor Lisovsky
ID Immagine: 96768304. Diritto d'autore: belchonock
ID Immagine: 96768179. Diritto d'autore: belchonock
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6MEMES TRENDS Data Complexity & Big Data White Paper

Data Driven, realtà e "sostenibilità". Passando da Magritte. White Paper di Anna Pompilio.

[dropcap3]I[/dropcap3]n questo white paper, Anna Pompilio ci conduce attraverso un viaggio sui dati e il loro utilizzo “sostenibile” nelle organizzazioni e nella società, e lo fa scegliendo un pittore surrealista come guida spirituale di un percorso non lineare tra tecnologia e resto del mondo.
I motivi di questa scelta sono fondamentalmente due.
Il primo riguarda la provenienza. “Se cerchiamo un puntino su una mappa – ci illustra Anna – Magritte lo posizioniamo a pochi km da Bruxelles. E a Bruxelles non c’è solo il museo Magritte, con la collezione più importante al mondo per le sue opere, ma poco più in là sulla mappa c’è qualcosa che ci riguarda tutti: il parlamento europeo, e la normativa europea non si può ignorare, neanche in tema di sostenibilità. (Incredibile: c’è perfino chi sostiene che l’Europa siamo noi!).”
Il secondo riguarda un gioco di semantica sulla parola glitch – da glitchen, scivolare – termine usato in origine in campo elettrotecnico ad indicare la presenza di un errore imprevedibile, ma che ha poi definito un’intera estetica basata sul difetto digitale.
“L’errore che diventa creazione artistica ha (non a caso) – prosegue infatti Anna – ispirato tutti gli artisti per secoli e i surrealisti in modo particolare”.
E questo è molto interessante perché, come ci ricorda l’autrice, “l’essere umano vede il mondo attraverso la propria esperienza, ed è grazie ad essa che gli attribuisce un significato, a maggior ragione oggi, all’interno di un mondo in versione digitale in cui, tra confini sfumati, il senso lo si trova nel flusso fra realtà e algoritmo, talvolta perfino nel glitch:!”
Buona lettura, dunque!


Indice

Introduzione
01 – Il peso della maturità: la margarina,
i processi e l’anagrafica aziendale

02 – Storie di innovazioni passate, (NON)sostenibilità
e nuove frontiere sociopolitiche: l’autoriflessività dei dati.

03 – Surrealismo in salsa Data Driven:
quando i conti (da soli) non tornano.

About


CREDITS
IMMAGINI COPERTINA (rielaborate)
ID Immagine: 6855723, di: Wilm Ihlenfeld
ID Immagine : 100783248, di: Bruce Rolff
IMMAGINI WHITE PAPER (vedi nell'elaborato)
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6MEMES TRENDS Alti e bassi del cibo italiano

Startup e Foodtech in Italia e nel mondo: dalla lotta tra i giganti del food delivery a quella contro lo spreco alimentare. Di Sara Di Paolo.

[dropcap3]D[/dropcap3] al primo gennaio ad oggi, gli articoli – pubblicati in italiano e in inglese – dedicati alle startup del settore agroalimentare hanno superato quota 5.000. Un sistema apparentemente di nicchia che, in realtà, muove milioni di dollari, attraversa gli oceani e, spesso, lascia lo spazio a riflessioni etiche, salutiste, rispettose dell’ambiente.
In Italia passiamo da curiose esperienze locali come, ad esempio, il caso di due giovani calabresi che stanno avviando una startup per sostituire il “cibo spazzatura” delle macchinette automatiche con prodotti più sani, magari locali e a chilometro zero, a casi, dal punto di vista dimensionale e strategico, decisamente più corposi.
[bctt tweet=” Dal primo gennaio ad oggi, gli articoli – pubblicati in italiano e in inglese – dedicati alle startup del settore agroalimentare hanno superato quota 5.000.” username=”MapsGroup”]
Cortilia – startup del food delivery di prodotti freschi e artigianali – quando è nata lavorava con quattro aziende agricole e faceva consegne in 72 ore. Oggi lavora con 180 aziende agricole e consegna dopo poche ore. Recentemente, nel suo capitale, sono entrati due colossi del venture capital portando in dote 8,5 milioni di euro di investimenti.
Talent Garden – una delle più grandi e note esperienze di coworking a livello nazionale ed internazionale – a settembre, ha inaugurato a Milano Isola il primo spazio di coworking dedicato al foodtech e alla sostenibilità. 2.000 mq, 180 postazioni di lavoro, 2 aule di formazione e 30 startup già all’opera, a dimostrazione che lo spazio di business c’è e che Milano, anche questa volta, si conferma prima città italiana per fiuto sull’innovazione.
Il panorama italiano si distingue anche per un altro aspetto: è estremamente elevata in Italia la sensibilità (e di conseguenza l’effetto in termini di comunicazione, specialmente sul web e sui social) contro lo spreco alimentare.
Un’esperienza su tutte, quella di Federalimentare che a settembre, a Roma, ha organizzato l’evento “Life.Food.Waste.Start.Up”.

È in quella occasione che sono state premiate alcune delle esperienze più interessanti: “Bella Dentro”
, primo progetto nato per combattere gli sprechi nel settore ortofrutticolo italiano; “Food for Good” per recuperare le eccedenze alimentari dagli eventi; “BringTheFood”, un’applicazione della Fondazione Bruno Kessler al servizio degli enti caritatevoli per la raccolta e ridistribuzione di prodotti cotti o in scadenza; “Myfoody”, app che segnala ai consumatori i prodotti prossimi alla scadenza nei supermercati. Fattore caratterizzante è che non sono solo innovative: funzionano.
A livello internazionale, invece, predominano altri temi, due in particolare. Il primo ha a che fare con i giganti del Food Delivery (ovvero le piattaforme di consegna del cibo) da Deliveroo a Uber Eats e DoorDash perché è in corso una vera e propria battaglia tra i colossi delle consegne a domicilio.
Operano a livello internazionale, sono corteggiati (se non addirittura acquisiti) da investitori milionari, e stanno decisamente modificando il settore della somministrazione alimentare. Basti pensare al fenomeno delle “dark kitchen” (cucine segrete) che propongono pasti a regola d’arte – spesso curati da cuochi famosi o nutrizionisti – preparati esclusivamente per la consegna a domicilio.
[bctt tweet=”Secondo una recente ricerca presentata da Mapic Food, il mercato del Food Delivery oggi vale 35 miliardi di dollari con un trend di crescita annuale pari al 20%. ” username=”MapsGroup”]
Secondo una recente ricerca presentata da Mapic Food, il mercato del Food Delivery oggi vale 35 miliardi di dollari con un trend di crescita annuale pari al 20%. Crescita determinata in particolare dai millennials, che ordinano cibo a domicilio almeno due o tre volte alla settimana e si aspettano un servizio veloce, un’ampia scelta e un buon rapporto qualità-prezzo.
Non mancano i lati oscuri del fenomeno: lo sfruttamento dei cosiddetti “rider” (i ragazzi che si occupano delle consegne) ciclicamente sale alla ribalta dei media sia in Italia che negli altri paesi.
Il secondo fenomeno che interessa il dibattito sulle startup del food a livello internazionale, sono i numerosissimi casi di imprese produttrici di cibo sano o “funzionale” (“functional food” sono quegli alimenti, naturali o modificati, che hanno un effetto benefico su una o più funzioni del nostro organismo), oppure produttrici di alimenti che hanno un minore impatto sull’ambiente.
È il caso degli “impossible burger”, fenomeno ormai internazionale che – nato negli Stati Uniti – oggi fa girare cifre miliardarie. Si tratta di hamburger (o altri piatti) apparentemente a base di carne ma in realtà preparati con ingredienti esclusivamente vegetali.
Ormai sono presenti sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo, senza contare i locali e i ristoranti sempre più numerosi che li propongono. Oltre agli “hamburger impossibili”, non si contano le esperienze – piccole e medie – di startup che, tra frutta secca, snack e spuntini dall’aspetto goloso, il packaging bio e il design innovativo ci propongono break più o meno salutari.
[bctt tweet=”Gli impossible burger, fenomeno ormai internazionale nato negli Stati Uniti, oggi fa girare cifre miliardarie. ” username=”MapsGroup”]
Eurowing, compagnia low cost del gruppo Lufthansa, ha addirittura selezionato – per distinguersi dalle altre compagnie aeree e rimarcare il proprio carattere innovativo – alcune startup del food e ne porta a bordo i prodotti.
È grazie a questa scelta di posizionamento che, viaggiando con Eurowings, potremo gustare degli ottimi “wildcorn” – bio pop corn, senza zuccheri aggiunti, 100% naturali – oppure delle innovative “salsicce Bework” (dal sito assicurano: 100% naturali, pochi carboidrati, 42% di proteine). Provare per credere!

Sara Di Paolo

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* L’articolo si basa sulle informazioni raccolte grazie alla piattaforma di analisi semantica Webdistilled che è stata impostata in italiano e inglese per analizzare tutte le fonti, nazionali ed internazionali, disponibili – i social media, il web, i blog e le testate giornalistiche online, la carta stampata, le trasmissioni radio e tv digitalizzate – intorno al tema del cibo e del futuro, inteso come innovazione, tecnologia, nuovi stili di vita. Il monitoraggio è attivo dal primo gennaio 2019. La piattaforma in questi mesi ha raccolto più di 33.000 contenuti tra articoli, blog, post e trasmissioni radiotelevisive. L’80% sono in lingua inglese e il 20% in italiano. La maggior parte dei contenuti è stata pubblicata online (82%), seguono i social con il 16% e carta stampata, radio e TV con il 2%. Il 16% dei contenuti complessivi cita le “startup”, circa il 9% collega il food tech allo spreco alimentare.


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Immagine di copertina 
ID Immagine: 46068447. Autore: weedezign
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Maps News News

MAPS sponsor del C1A0 EXPO 2019: come guidare il futuro del paese con l’aiuto della AI

Maps Group è uno degli sponsor di C1A0_EXPO Intelligenza Artificiale Exposition, in programma a Genova dal 15 al 16 novembre 2019. Vieri Emiliani, Head of Innovation di Maps Group sarà presente, assieme ad importanti e noti professionisti del settore, nel Panel in programma Venerdì 15 dal titolo: “L’AI e la digitalizzazione delle reti elettriche come strategia per la crescita del paese”.

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]C1A0_EXPO 2019: facciamo il punto sull’intelligenza artificiale?[/sf_iconbox]

È la prima Fiera Internazionale dedicata all’Intelligenza Artificiale (AI) e avrà sede a Genova dal 15 al 16 novembre 2019, a Palazzo San Giorgio: parliamo di C1A0_EXPO 2019. L’evento, che ha come partner istituzionali la Regione Liguria e il Comune di Genova, è supportato anche da numerose realtà del territorio che si occupano di intelligenza artificiale ed il suo sviluppo.

È ormai evidente come si stia vivendo una AI-First age, nella quale il machine learning si sta sempre più affermando in settori fondamentali quali economia, salute e comunicazione con applicazioni concrete in grado di risolvere problemi, o svolgere compiti e attività tipici della mente e delle abilità umane.
Non a caso, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società del futuro è proprio il tema di questa C1A0_EXPO 2019. Esposizioni, laboratori e workshop formativi, panel e incontri si alterneranno nei tre luoghi della fiera, Mainstage, Arena e Tech Garden, per mostrare a pubblico e professionisti un futuro non così distante e il suo rapido, e a tratti imprevedibile, sviluppo, continua fonte di accesi dibattiti.

[sf_iconbox image=”fa-battery-4″ character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]MAPS e i grandi nomi dell’Energy Data Management per proporre il futuro energetico del paese[/sf_iconbox]

Maps Group, che figura tra gli sponsor della Fiera, sarà presente con Vieri Emiliani, Head of Innovation del Gruppo, nella giornata ricca di attività del 15 novembre all’interno dello spazio Arena.
Nel luogo della Fiera dedicato al mondo del business, con panel, incontri B2B e spazi condivisi per startup AI-Powered allo scopo di stimolare la contaminazione tra i vari attori, Vieri Emiliani parteciperà al Panel in programma per le 15.30 dal titolo: “L’AI e la digitalizzazione delle reti elettriche come strategia per la crescita del paese”. Assieme a lui, un nutrito gruppo dei importanti e noti professionisti del settore:

  • Enrico Pochettino, Head of Innovation and Internationalisation department del Gruppo IREN, una delle più importanti e dinamiche multiutility del panorama italiano nei settori dell’energia.
  • Simone Corbo, Head Of Energy Management & Trading di AXPO, uno dei maggiori player con una presenza lungo l’intera catena dell’energia.
  • Pier Vittorio Rebba, Technology Manager, Power & Water di ABB, leader nella guida alla trasformazione digitale delle industrie.
  • Andrea Gaspari, Responsabile delle operazioni eoliche e solari di ERG SpA.

Un moderatore scelto da Digital Tree, membri del comitato esecutivo della Fiera, preparerà il palinsesto del panel e le domande per ogni partecipante.

[sf_iconbox image=”ss-like” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un futuro sostenibile e ‘intelligente’[/sf_iconbox]

L’Intelligenza Artificiale e il suo coinvolgimento nell’etica, l’educazione e il lavoro nella società del Futuro: C1A0_EXPO vuole condividere innovazione e conoscenze per consentire al grande pubblico di cogliere la portata di questa tecnologia e dei suoi risvolti nella vita quotidiana.
L’Intelligenza artificiale è un’importante opportunità di crescita e Maps Group, solida realtà nel settore della Digital Transformation e l’innovazione tecnologica, esporrà le sue soluzioni per garantire l’adempimento a un impegno importante: un futuro all’insegna della sostenibilità energetica.
Affiancata da professionisti con una visione d’avanguardia del settore energetico, sempre più orientato ad un approccio digital e a modelli di energia low carbon, Maps è pronta a offrire il proprio contributo per un accesso a sistemi di energia affidabili, sostenibili e moderni.


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GRUPPO MAPS

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business. Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion. Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

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6MEMES TRENDS In Salute e in Malattia Sharing Knowledge

Dalla raccolta dei dati sensibili alla biometria comportamentale: il nostro futuro lo decidiamo noi!

[dropcap3]R[/dropcap3]iprendiamo il filo del discorso sulla mappatura dei dati sanitari lasciato nell’ultimo articolo, dopo aver introdotto nel primo post i topic su stili di vita, salute e monitoraggio, e ripartiamo dal tema della raccolta di informazioni degli utenti (in tema di salute e ambiente) e del loro utilizzo da parte – tra gli altri – di Facebook e Google.
Lo facciamo citando l’epilogo del documento pubblicato in occasione della presentazione della task Force Ambiente e Sanità. Come riportato nella pubblicazione, infatti, l’auspicio della neo-insediata TFAS è:

“che attraverso il contributo qualificato di questo tavolo tecnico si possa finalmente costruire la tanto attesa integrazione tra le strutture organizzative sanitarie e ambientali, valorizzando esperienze e buone pratiche già avviate e consolidate in diverse regioni italiane e stimolare l’attività normativa, ove possibile, per superare ostacoli, criticità e inadempienze.”

Preso dunque atto (evidentemente) dello stato di attuale ritardo con cui le organizzazioni e le istituzioni (soprattutto italiane, ma non solo) si trovano a livello di interoperabilità tra dati riguardanti ambiente, persone, benessere e stili di vita – e generazione conseguente di informazioni rilevanti in tema di salute e prevenzione – torniamo alla velocità (impressionante) con cui ad esempio Facebook sta agendo in questi versanti.
Lo vorrei fare in maniera critica, da un lato, ma anche razionale e ragionevole.
Perché se è vero – ed è verissimo – che esistono moltissime criticità in tali attività (alcune francamente non ancora immaginabili), dall’altro è obiettivamente impossibile – per la complessità delle variabili e delle varianti in campo – procedere in maniera univoca, coerente e graduale in tale immane impresa, così come accade in ogni vera rivoluzione tecnologia e culturale, del resto.
Dobbiamo quindi non solo vigilare sulla reale “capacità” di algoritmi e intelligenze artificiali in divenire di raccogliere ed elaborare i nostri dati in maniera veritiera e pertinente, ma dobbiamo fare – sia come singoli che in quanto comunità umana – un passo ulteriore in termini di consapevolezza e partecipazione.

[sf_iconbox image=”ss-bike” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Voluta dunque la bicicletta, pedaliamo ora!
(Che fa pure bene alla salute).

Torniamo innanzitutto all’articolo del Professor Paolo Benanti, Mappe di Facebook per la salute pubblica: alcune considerazioni. L’accademico, nel post (da leggere assolutamente) ci spiega come Facebook abbia (già):

“creato delle mappe della popolazione altamente dettagliate per aiutare le organizzazioni sanitarie, i ricercatori e le università a combattere le epidemie e pianificare campagne di salute pubblica. Le mappe si concentrano sulla densità di popolazione con stime demografiche, su come le persone si muovono e sulla copertura di rete.”

Facebook, prosegue il Professore, il 20 maggio scorso ha infatti lanciato tre tipi diverse di mappe finalizzate ad aiutare le ONG e le Università che operano nella sanità pubblica a “superare le epidemie e raggiungere le comunità vulnerabili in modo più efficace”.
Quelle così introdotte, illustra Benanti, sono “mappe della densità di popolazione complete di stime demografiche, mappe di movimento e mappe di copertura della rete (…).”
Ognuna di queste differenti tipologie di mappe, dunque, raccoglie e soprattutto aggrega i dati in modi diversi, e in effetti adempie a bisogni altrimenti impossibili da gestire. Esse sono, nello specifico:
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Mappe di densità della popolazione, comprese le stime demografiche – [che] stimano non solo il numero di persone che vivono all’interno di tessere della griglia di 30 metri, ma forniscono anche approfondimenti sui dati demografici. (…)
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Mappe di movimento – [create tramite] l’associazione delle informazioni del sistema sanitario con i dati sulla mobilità umana (…). Questi dati sono utili alle organizzazioni sanitarie che guardano alla diffusione di malattie infettive, come l’influenza.
[icon image=”ss-play” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Mappe di copertura di rete – [che sfruttano il fatto che] la maggior parte delle persone utilizza Facebook su telefoni cellulari che si basano su reti cellulari, [così che] è possibile creare mappe [delle persone] in tempo reale.
Una delle cose che mi colpisce di più è che queste mappe non sono create soltanto con le informazioni raccolte da Facebook, ma sono integrate con altre fonti di dati di tipo sanitario, e non solo.
E questo – come lo scandalo di Cambridge Analytica insegna e come le pubblicazioni del professore approfondiscono – è in parte inquietante, anche tenendo presente la possibilità di queste informazioni di interagire con AI di tipo predittivo.
Ora, come se non bastasse questo tipo di scenario, nella mia ricerca su questi temi mi sono imbattuta in un articolo riferito alla “biometria comportamentale”, con una strategia di profilazione che va oltre alla mappatura, ai dati sanitari e agli stili di vita perché di fatto li raggruppa tutti, assieme ad altre informazioni personali raccolte e gestite attraverso i nostri device.
La finalità di tali sistemi di profilazione (come illustrato nell’articolo linkato) riguarda un tema di tutto rispetto, ovvero la sicurezza di accesso al proprio dispositivo:

“Un’azienda specializzata nelle soluzioni per l’autenticazione biometrica ha sfruttato i sensori presenti negli smartphone per sviluppare un sistema di sicurezza basato sul comportamento tipico degli utenti.”

Dobbiamo tuttavia registrare che questa metodologia mette insieme in maniera sistematica metriche che legano noi, il nostro corpo, l’ambiente in cui viviamo e il nostro stesso modo di esistere e muoverci.

Che cosa s’intende, infatti , per biometria comportamentale? Si tratta:
“di una tecnica profilazione di una persona basata sulle sue abitudini d’uso dello smartphone, raccolti ad esempio dai dati registrati dagli accelerometri, dai sensori a scansione e da altri strumenti già presenti negli smartphone.”
Questi dati, ad esempio,“possono rivelare se in un dato momento l’utente cammina in maniera inusuale o digita sulla tastiera virtuale in modo diverso dal solito. (…) Riguardo all’andatura, ad esempio, ci sono peculiarità indicative come quanti passi compie mediamente una persona in un minuto e quale piede appoggia abitualmente per primo.”

In un’intervista con l’Economist, il numero uno di UnifyID, John Whaley, ha quindi spiegato che la sua azienda:

“ha analizzato l’andatura di circa 50.000 tipi diversi di dispositivi per mettere a punto la sua tecnologia. Ha incrociato quelli relativi alla pressione delle dita che una persona applica abitualmente quando tocca lo schermo, al modo in cui impugna tipicamente lo smartphone e altri dettagli.”

Come dire: si tratta di una sorta d’impronta digitale comportamentale capace di identificarci in maniera univoca. (GASP!)

[sf_iconbox image=”ss-star” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]L’altra faccia della medaglia, o meglio, delle medaglie…

Giunta (quasi) al termine di questa ricognizione sullo stato dell’arte tra noi umani, la nostra salute, i nostri stili di vita e l’ambiente in cui viviamo – affiancando il tutto ad alcuni dei sistemi di monitoraggio, mappatura e profilatura di tali dati – direi che le preoccupazioni, così come le opportunità, sono tante.
La cosa che in primo luogo emerge, io credo – stabilito una volta per tutte che non solo i nostri dati clinici e medici sono rilevanti in termine di predizione dello stato presente (e futuro) del benessere di una persona, così come di una comunità, perfino a livello continentale e planetario – è che il livello di informazione e di alert di ciascuno sull’uso dei propri dati (sensibili, ma non solo) deve essere davvero alto.
Perché, come illustra in maniera ineccepibile questo articolo, “Il futuro non succede e basta. Lo stiamo costruendo continuamente.”
Ma in queste riflessioni si mette ancor più a fuoco un dato cruciale (già affrontato anche nel libro del Professor Benanti): la rilevanza dei singoli operatori dei dati e delle organizzazioni in cui operano nella gestione e nel governo delle informazioni di cui la nostra società iper-connessa ormai dispone.
Quello che viene proposto (anzi, ri-proposto) ad esempio da Hannah Fry, Professore Associato di Matematica presso l’University College di Londra, è interessante, anche a livello simbolico:

“Abbiamo bisogno di un giuramento di Ippocrate nello stesso modo in cui esiste per la medicina”, ha detto Fry. “In medicina, impari sull’etica sin dal primo giorno. In matematica, nella migliore delle ipotesi è un fulmine. Deve essere presente fin dal primo giorno e in prima linea in ogni passo che fai.”

E, ha aggiunto:

“Matematici, ingegneri informatici e scienziati in settori correlati dovrebbero prestare giuramento a Ippocrate per proteggere il pubblico dalle potenti nuove tecnologie in fase di sviluppo nei laboratori e nelle aziende tecnologiche”.

Non è l’unico, del resto, ad aver sollevato il problema, anzi. Come riporta l’articolo, infatti:

“Il caso di un giuramento di Ippocrate per gli scienziati è stato avanzato in precedenza, anche dal filosofo Karl Popper, che scrisse nel 1969: ‘Una delle poche cose che possiamo fare è cercare di mantenere viva, in tutti gli scienziati, la consapevolezza della loro responsabilità’ (…). Trenta anni dopo, Sir Joseph Rotblat (che abbandonò il progetto di una bomba nucleare da parte degli alleati proprio per motivi morali) approvò un impegno scritto in questo senso dal Gruppo studentesco Pugwash degli Stati Uniti’.

Io non so, francamente, se questa proposta dal Professor Fry sia una strada plausibile e percorribile. E nemmeno se sia, nel caso, dirimente.
Credo però che una delle prime garanzie che ciascuno di noi – in quanto singoli cittadini o parti di comunità e società – deve pretendere in questi ambiti sono non soltanto elevati standard di sicurezza, ma anche comprovati comportamenti etici da parte di tutte le organizzazioni che se ne occupano, siano esse pubbliche o private.
Allo stesso modo, è ovvio che anche da parte di noi “singoli” la responsabilità non può essere delegata né dal punto di vista lavorativo né da quello personale e familiare: penso ad esempio alla tutela dei dati dei propri figli e all’educazione che si deve offrire loro anche in tema di riserbo e controllo.
Credo anche che le Istituzioni – e i monitoraggi post-sisma di cui abbiamo parlato all’inizio insegnano – abbiano un ruolo cruciale nel dare linee-guida che perseguano interessi comuni di elevato orizzonte etico. Penso al tema dell’ambiente e dell’inquinamento – che così tanto impatta anche in termini di benessere e salute – ma anche delle pandemie ed epidemie che si potrebbero in qualche modo “governare” in tutto il mondo con adeguati investimenti (vedi le citate mappe di Facebook).
Questo, perché il progresso – o meglio, l’evoluzione – non si ferma, e nemmeno sarebbe utile che lo facesse: l’aumento della longevità e la possibilità, oggi, di curare malattie una volta mortali, ne sono un esempio sostanziale.
La cosa che tuttavia mi auguro è che noi umani – sia come singoli che in quanto società – ci dimostriamo all’altezza della sfida e riusciamo a contribuire in maniera attiva e partecipativa all’elaborazione di questi temi, anche attraverso riflessioni, scambi di idee, letture ed eventi…
Alla prossima!
Natalia


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