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6MEMES TRENDS Information and communications technology White Paper

Digital Transformation: luci ed ombre del cambiamento. White Paper di Giulio Destri.

[dropcap3]L[/dropcap3]’avvento del digitale sta trasformando la società nel suo insieme e le singole unità che la compongono, aziende comprese, che altro non sono che unità organizzativo-economiche umane fondamentali per la nostra società.
Ogni azienda, infatti, produce beni e servizi per i propri clienti e mercato per i propri fornitori, generando così ricchezza (monetaria e non), sia per i suoi proprietari sia per il territorio in cui si colloca e opera, in relazione con altre altre unità organizzative quali enti pubblici, associazioni etc. che forniscono a loro volta servizi direttamente ai cittadini e/o alle aziende stesse.
In questo white Paper Giulio Destri parte da ciò che sta producendo la trasformazione digitale e ne esamina alcuni effetti. Infine, concentrandosi sull’interno delle organizzazioni, esamina come si dovrebbe procedere per coglierne i vantaggi e limitare gli effetti negativi – confrontandosi anche con errori compiuti nel passato – e parla di metodi per cogliere al meglio le sue potenzialità.
PS: in calce all’articolo, troverete anche un vero e proprio “cammeo” di 6MEMES: dall’articolo di Giulio sulla Storia vista come vero e propio “modello” per comprendere e (forse) predire i comportamenti della nostra società,  abbiamo infatti ricavato un secondo White Paper, anche questo free e scaricabile da questa pagina.
Alla prossima!

[highlight]Contenuti del White Paper su la DIGITAL TRANSFORMATION[/highlight]


Indice

Introduzione

Indice

01 Gli effetti della Digital Transformation sul mercato e nelle aziende.

02 Un modello di insieme per il “sistema azienda”: l’approccio con l’Architettura Enterprise.

03 Un modello per l’azienda-tipo italiana: l’Azienda come insieme di centri di servizio.

04 L’obiettivo del cambiamento e il cosiddetto TO-BE.

Approfondimenti

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White Paper “Modelli del passato per capire (e predire)
il futuro? La lezione della Storia”


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ID Immagine: 114496148. Diritto d'autore: funtap
ID Immagine: 46565153. Diritto d'autore: Ivan Kruk
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Maps News News

MAPS sponsor della WTO Conference: a confronto con la comunità imprenditoriale mondiale.

Il 29 ottobre 2019 si svolgerà a Ginevra la WTO Conference, evento di networking di notevole interesse promosso dall’Associazione Internazionale delle Camere di Commercio (AICC) in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera. Roberto Azevêdo, direttore generale del WTO, sarà il relatore ospite dell’evento. Maps già presente come sponsor, parteciperà con Giuseppe Franceschelli, Head of Strategic Relationships and Alliances del gruppo.

[sf_iconbox image=”fa-codepen” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un luogo, la comunità imprenditoriale mondiale[/sf_iconbox]

L’Organizzazione mondiale del commercio (o WTO) è l’unica organizzazione internazionale globale che si occupa delle regole del commercio tra le nazioni. Le decisioni e gli accordi presi in sede alla WTO sono negoziati e firmati dalla maggior parte delle nazioni del mondo e, in seguito, ratificati nei loro parlamenti. L’obiettivo è aiutare i produttori di beni e servizi, gli esportatori e gli importatori a condurre le loro attività sostenendo un mercato di scambio internazionale che vada a beneficio di ogni attore coinvolto.
LA WTO Conference rappresenterà un importante occasione

  • per ascoltare il discorso del Direttore Generale Roberto Azevêdo “Il Futuro del commercio”
  • condividere l’evento e incontrare circa 400 individui, di oltre 15 nazionalità diverse, appartenenti alla comunità imprenditoriale mondiale.

Oltre a partecipare come sponsor dell’evento, Maps sarà presente con Giuseppe Franceschelli, Head of Strategic Relationships and Alliances del gruppo.

[sf_iconbox image=”fa-line-chart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Maps e il Futuro[/sf_iconbox]

Maps, si proporrà come solida e innovativa realtà imprenditoriale nel settore della Digital Transformation, mostrando la propria esperienza

Nel dettaglio, Maps potrà presentare alla comunità imprenditoriale:

  1. Le tecnologie sviluppate per migliorare la clinical governance e l’efficienza in ambito sanitario.
  2. La piattaforma che attualmente registra i dati di produzione, presso lo stabilimento Philip Morris di Bologna, degli stick di tabacco della sigaretta elettronica IQOS, salvando e storicizzando fino a 12.000 differenti parametri al secondo per ottimizzazione dei processi produttivi.
  3. Il sistema di Smart Desk Assistant, sempre sviluppato per Philip Morris e basato su algoritmi di Machine Learning, per la classificazione e l’instradamento delle richieste utente al Service Desk interno.
  4. La piattaforma di Enterprise Content Management, progettata per WIPO con l’implementazione di vari moduli open text, per la gestione dei documenti, processi, informazione e Records.

Importante evento, la WTO Conference permetterà a Maps di presentarsi a tavoli influenti della comunità imprenditoriale mondiale e avviare così possibili sviluppi industriali e finanziari in Svizzera e, più in generale, nel territorio europeo.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”][/sf_iconbox]

GRUPPO MAPS

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business. Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion. Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

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MAPS | Tel +39 0521 052300
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6MEMES TRENDS In Salute e in Malattia Medicina & Narrazione

Monitoraggio dei dati, stili di vita, ambiente e partecipazione. Un percorso complesso alla ricerca del benessere.

[dropcap3]C[/dropcap3]i siamo lasciati nell‘articolo precedente parlando dei monitoraggi sul tema della salute attualmente in corso da parte di alcuni “colossi” del web.
Dall’avvio del Project Baseline ad oggi, ad esempio, la raccolta dei dati è andata avanti, su base partecipativa e volontaria, con diversi livelli di partecipazione degli utenti per raggiungere differenti obiettivi, come illustrano le pagine del sito rivolte direttamente al visitatore:

“Project Baseline è un’iniziativa pensata per rendere semplice e coinvolgente per le persone il fatto di contribuire alla creazione di una mappa della salute umana e partecipare direttamente alla ricerca clinica.”

Insieme a “ricercatori, clinici, ingegneri, progettisti, sostenitori e volontari”, la piattaforma propone così una collaborazione diretta con gli utenti per “costruire la prossima generazione di strumenti e servizi sanitari”.
Ma quali sono i  “premi” previsti per i partecipanti?
Non sono pochi e soprattutto sono progettati secondo differenti linee di senso (e di target), con la promessa ambiziosa di “colmare il divario tra la ricerca e l’assistenza clinica”.
I benefit  immaginati per la collettività –  proposti all’utente-volontario secondo una logica di ingaggio valoriale – fanno infatti leva su alcuni aspetti in cui i partecipanti si possono identificare facilmente attraverso la proposta di ricerche che hanno, come obiettivo dichiarato, la creazione di:

  • un mondo in cui ciascuno può avere informazioni utili e pertinenti sulla propria salute in un ogni momento, e non solo quando è malato;
  • un sistema in cui il proprio medico può accedere a una mappatura completa della salute del suo paziente e delle decisioni terapeutiche che lo riguardano.

Per raggiungere questi obiettivi – che aprono a uno stile di vita ben più che salutista, incentrato come è sulla gestione in prima persona del proprio benessere  – la piattaforma ha dato il via a una vera e propria campagna di reclutamento, con la possibilità di scegliere se contribuire a ricerche cliniche piuttosto che a sondaggi, focus group e altro ancora.
I premi, dicevamo, sono particolarmente interessanti. I soggetti coinvolti, infatti, possono:

  • essere i primi a sapere quando si attivano i progetti di studi corrispondono alle proprie preferenze;
  • provare in anteprima nuovi strumenti, tecnologie e trattamenti sanitari;
  • ottenere accesso esclusivo ad aggiornamenti, contatti diretti con leader nei settori e ad eventi della community.

Ad ora, ad esempio, queste sono alcune delle opportunità di ricerca attive:

  • uno studio sui biomarcatori cardiaci per comprendere un dato fattore di rischio per le malattie cardiache;
  • uno studio di co-design e usabilità, in cui collaborare a testare nuove tecnologie e dispositivi medico-sanitari;
  • uno studio dell’umore, che prevede la ricerca su come gli smartphone possono prevedere cambiamenti di umore e di comportamento.

Il tutto corredato con tanto di FAQ e testimonianze dei partecipanti.

[sf_iconbox image=”ss-nosmoking” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Stili di vita?
Niente palla di cristallo, ma inferenze!

L’ultima voce che abbiamo appena visto nell’elenco – quella sulla previsione di “cambiamenti di umore e di comportamento”è particolarmente interessante per le nostre riflessioni perché mette a sistema molte delle cose che abbiamo visto fin dall’inizio di questa serie di articoli.
In sintesi, qui, si mostra infatti in maniera lineare e coerente come, dalla raccolta dei dati in ambito sanitario, non solo si possa passare alla loro mappatura e analisi, ma anche come, attraverso l’accorpamento di questi stessi dati e la loro rielaborazione, li si possa utilizzare in un’ottica predittiva, soprattutto se restiamo sul tema della salute e del benessere.
Prima di andare avanti nelle nostre riflessioni, tuttavia, facciamo un rapido passo indietro rispetto agli “stili di vita” di cui abbiamo parlato fin dall’inizio di questa serie di articoli.
Uno studio della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria che ho reperito online (un po’ datato, ma molto completo), metteva in luce già nel 2005 quella che oggi vediamo essere la realtà, individuando in anteprima molti marker pertinenti al legame tra stile di vita e longevità.*
Lo studio, pubblicato sul Giornale di Gerontologia. 53. (2005/10/01) della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, parla dello Stile di vita come della

“sintesi dei modi con cui ci rapportiamo con noi stessi (autostima, umore), con gli altri (amore, amicizia, lavoro, disponibilità, fede, ostilità, diffidenza), con i problemi (serenità, ansia, stress), del tipo di dieta (quantità e qualità degli alimenti), delle abitudini voluttuarie (fumo, alcol, caffè, droghe), dell’attività fisica e della gestione del tempo libero.”

L’articolo ha posto il focus sulla longevità e indica che, allora come ora:

“il progressivo allungamento dell’aspettativa di vita ha comportato come conseguenza negativa un incremento degli anni vissuti in disabilità che in Italia ammontano mediamente nei due sessi a 6,9 anni.”

Dunque, dietro a semplici comportamenti quotidiani a breve-medio termine – la maggior parte dei quali compulsivi o legati alle condizioni ambientali e culturali in cui si vive – si sa da molto tempo che si nascondono insidie a lungo termine, costose non solo per il singolo (in termini di salute), ma anche per la collettività, in termini di energie e welfare a sostegno di una così lunga ed estesa disabilità.
E c’è poco da stare allegri, se a questi dati sugli stili di vita aggiungiamo quelli raccolti sull’ambiente, come vedremo tra poco.
[bctt tweet=”A proposito di stili di vita, dietro a semplici comportamenti quotidiani a breve-medio termine – la maggior parte dei quali legati alle condizioni ambientali e culturali – da molto tempo si sa che si nascondono insidie a lungo termine.” username=”MapsGroup”]
In questo articolo, ad esempio, in cui si annuncia la recente istituzione in Italia di una task force nazionale per promuovere il dialogo e l’integrazione tra il sistema dell’Ambiente e quello della Salute, si mette a fuoco innanzitutto l’obiettivo stesso dell’istituto:

“Insediata nel gennaio scorso [2018] presso il ministero della Salute, questi i suoi principali obiettivi operativi: supporto alle politiche di miglioramento della qualità dell’aria, dell’acqua, suolo secondo il modello della ‘salute in tutte le politiche’; potenziamento della sorveglianza epidemiologica; disponibilità di strumenti e percorsi interdisciplinari validi per la valutazione preventiva degli impatti sulla salute dei fattori inquinanti; formazione degli operatori del settore sanitario e ambientale e comunicazione del rischio in modo strutturato e sistematico.”

I dati riportati sono a dir poco impressionanti. Già il modello di politica europea per la salute adottato dalla regione europea dell’Oms nel 2012, Salute 2020, indicava infatti che:

“l’inquinamento delle matrici ambientali tra i principali determinanti dello stato di salute della popolazione. Secondo le ultime stime, circa il 24% di tutte le malattie e il 23 % di tutte le morti premature nel mondo sono dovute all’esposizione a fattori ambientali.
Più di un terzo delle malattie nei bambini al di sotto dei 5 anni è legato a fattori ambientali evitabili.” [1,2,3]

Non solo.

“Recenti studi nel campo dell’epigenetica attestano l’influenza determinante dell’ambiente sul genoma. Dimostrano come l’ambiente sia in grado di modificare la corretta espressione del nostro DNA, inducendo cambiamenti potenzialmente trasmissibili alle generazioni successive.”

Un dato positivo raggiunto da allora fino ad oggi, tuttavia – come ben emerge dalla presentazione della task force – è che l’opinione pubblica è finalmente allertata:

“Dall’ultima indagine statistica della Commissione Europea [4] sulle percezioni dei cittadini europei riguardo all’ambiente emerge una convinta tendenza da parte sia degli europei (94%) che degli Italiani (95%) a considerare la protezione dell’ambiente un problema importante. (…)
Più dei tre quarti degli europei (81%) e quasi la totalità degli Italiani (90%) ritiene che le questioni ambientali abbiano un effetto diretto sulla vita quotidiana. (…)
Quanto alle responsabilità, la maggior parte dei cittadini europei ritiene che non si stia facendo abbastanza. Emerge un atteggiamento di sfiducia e di biasimo soprattutto nei confronti delle istituzioni e degli enti preposti alle decisioni in materia di ambiente e salute pubblica.

La stessa Agenda 2030  per lo Sviluppo Sostenibile (sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU) sottolinea del resto che:

“la salute è indissolubilmente legata a fattori quali povertà, disuguaglianza, cambiamenti climatici e inquinamento e pongono una forte attenzione all’equità“, e anche l’Italia si è impegnata in questo senso, nel declinare gli obiettivi dell’Agenda nell’ambito della propria programmazione economica, sociale e ambientale.”

E anche se – come per tutto ciò che riguarda l’Italia – la situazione appare a mappa di leopardo, ovvero è diversificata regione per regione, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è “chiamato a dare risposte efficaci, interventi tempestivi, coordinati e di sistema.”
Per ulteriori approfondimenti su Agenda 2030 vi invito (se non lo avete già fatto) a leggere l’articolo che la nostra autrice Paola Chiesa vi ha da poco dedicato.

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[/sf_iconbox]

Valutazione di Impatto sanitario (VIS):
dallo stile di vita allo stile di governance

Quello che a me, in queste sede, preme sottolineare ora, è la forbice (a tre punte) esistente tra:

  • la consapevolezza ormai diffusa dei problemi da affrontare  in materia di prevenzione (e predizione) in tema di stili di vita, salute (e ambiente), come dimostrano l’esistenza di varie relazioni sin qui condivise;
  • l’attuale disponibilità di mezzi, processi e sistemi in grado di raccogliere, gestire ed elaborare dati utili, così da evidenziare informazioni pertinenti e di valore da perseguire per raggiungere gli obiettivi;
  • la distanza tra queste due realtà entrambe attuali e la tempestiva possibilità da parte delle istituzioni di mettere a frutto in tempi brevi tali esperienza, dati statistici e modelli simulativi e predittivi.

Come dice il report citato sopra, infatti:

“Sebbene negli ultimi decenni si sia assistito a una rapida espansione delle metodologie di studio e di ricerca circa le relazioni tra esposizioni ambientali ed esiti sanitari, la valutazione degli impatti sanitari delle modificazioni ambientali indotte dalle politiche settoriali soffre ancora di scarse integrazione e sistematicità e di una visione interdisciplinare.”

Non a caso, nel recente evento dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, la Task Force ministeriale AMBIENTE CLIMA E SALUTE ha rilasciato un elaborato esaustivo, in cui si raccolgono e presentano dati allarmanti sia sul tema della salute, dell’ambiente e dell’inquinamento, che vi invito ad approfondire.
Per quanto riguarda la to do list a breve, vista la complessità e l’inter-disciplinarietà dei temi da trattare, è previsto “un primo ciclo di attività, suddiviso per aree di lavoro, ciascuna area affidata a uno specifico Gruppo di Lavoro, che in una prima fase affronteranno le seguenti tematiche”:

  • Linee Guida sulla VIS e gestione dei rischi sanitari nel contesto delle diverse tematiche e matrici ambientali.
  • Linee Guida sulla Comunicazione del rischio.
  • Linee Guida sulla Formazione e Ricerca.
  • Linee Guida per lo sviluppo di sinergie tra strutture sanitarie di prevenzione e strutture del sistema nazionale a rete per la protezione ambientale (…)

Il tutto, al di là degli intenti positivi e del tutto auspicabili dei vari progetti in essere, presenta tuttavia il rischio di proporsi come un insieme di intenzioni teoriche non ancora in grado di cogliere, per lo meno a breve termine, le potenzialità innovative già oggi tecnicamente disponibili.
Il divario tra quello che si potrebbe fare e quello che concretamente si fa a livello istituzionale, in questo ambito, appare dunque elevato, mentre l’attuale settore privato sembra avanzare ben più spedito: pensiamo ad esempio allo stile assolutamente smart del Project Baseline, anche dal punto di vista comunicativo e partecipativo.
Ma di questo parleremo nel prossimo, ultimo articolo che tratterà, tra i vari temi, della biometria comportamentale e delle Mappe di Facebook, come magistralmente illustrato dal professor Benanti.
Vi lascio con un’anticipazione che fa meglio comprendere la portata di quello che sta accadendo. Volete sapere cosa illustra la mappa qui sotto, ad esempio? Semplice: la distribuzione di donne in età riproduttiva (età 18-49) in tutta la Tanzania, tratte da una combinazione di dati del censimento e immagini satellitari.

Stay tuned, Natalia Robusti

 


NOTE
[*]Stile di vita, invecchiamento e longevità. (Lifestyle, aging and longevity).Giornale di Gerontologia. 53. (2005/10/01). V. Nicita-Mauro, G. Basile, G. Maltese, A. Mento, M. Mazza, C. Nicita-Mauro, A. Lasco.Cattedra di Geriatria e Gerontologia, Dipartimento di Medicina Interna, Università di Messina.
[1]Report “Healty environment, Healty People”, 2016 UNEP.
[2]Ambient air pollution: A global assessment of exposure and burden of disease, WHO, 2016.
[3]Editorial. A Commission on Climate change. Lancet 2009;373:1659.
[4]Commissione Europea (2017) – Special Eurobarometer 468 “Attitudes of European citizens towards the environment”.


CREDITS IMMAGINI
Immagine di copertina (rielaborata)
ID Immagine: 45953847, di: Ales Utouka
ID Immagine : 89609709, di: Kheng Ho Toh
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Maps News News

MAPS a Parigi e Londra: incontro con la Comunità Finanziaria Internazionale

Maps Group ha partecipato all’’European Large & Midcap Event 2019’, a Parigi, e alla ‘AIM Italia Conference 2019’, a Londra, eventi dove ha potuto incontrato la Comunità Finanziaria Internazionale.

[sf_iconbox image=”ss-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]European Large & Midcap Event 2019[/sf_iconbox]

Si è svolto a Parigi, dal 14 al 15 ottobre 2019, l’’European Large & Midcap Event 2019’, organizzato da CF&B Communication.
Agenzia di comunicazione finanziaria indipendente, la CF&B Communication programma da decenni i “MidCap Events®”, incontri one-to-one che si tengono in Europa, ogni anno, tra società quotate e investitori istituzionali.

Dedicati alle PMI, spesso oscurate nel grande mercato finanziario, i MidCap Events® sono diventati appuntamenti importanti e imperdibili nel settore economico.
Anche i numeri di quest’anno sono stati notevoli

  • 400 gli investitori, proveniente da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi bassi, Spagna, Svizzera, e Regno Unito.
  • più di 4.000 le riunioni in forma di one-to-one, one-to-poew, presentazioni di gruppo o workshop.
  • 150 le aziende partecipanti da Australia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Stati Uniti.

Senza dubbio uno degli eventi IR più importanti in Europa, con una agenda ottimizzata e la possibilità di conoscere e dialogare con investitori realmente interessati.

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]AIM Italia Conference 2019[/sf_iconbox]

Il mercato AIM Italia, di Borsa Italiana, ha invece incontrato lunedì 21 Ottobre 2019, a Londra, la comunità finanziaria italiana ed internazionale.

L’evento, organizzato da Borsa Italiana,

  • ha voluto offrire ad aziende e investitori l’opportunità di fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future;
  • ha concesso alle PMI, quotate sul mercato AIM Italia, una vetrina per farsi conoscere.

[sf_iconbox image=”fa-line-chart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Future Maps[/sf_iconbox]

Ai due eventi hanno partecipato, per conto di Maps, Marco Ciscato – Presidente del gruppo – e Gian Luca Cattani – R&D Director che hanno incontrato un selezionato numero di investitori professionali e istituzionali (circa 20) in one to one a Parigi e group meeting a Londra.
Scopi degli incontri è stato quello di presentare Maps come solida e innovativa realtà imprenditoriale nel settore della Digital Transformation e generare  così interesse ad investire nel titolo.

Tutto questo non solo nell’ottica di cercare nuovi capitali per finanziare i suoi piani di sviluppo ma anche per consolidare la cultura della trasparenza e della sostenibilità. Caratteristiche di una moderna pubblic company quale vuole essere Maps, su ogni livello.

 


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”][/sf_iconbox]

GRUPPO MAPS

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business. Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion. Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

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6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Una bella “energia”: la squadra di 6MEMES vola alto tra innovazione, sostenibilità e un pizzico di creatività.

[dropcap3]A[/dropcap3]l termine dell’estate, come è nostra consuetudine in questo periodo, tiriamo le somme del nostro blog per fare (insieme) una panoramica su ciò che i nostri lettori hanno più apprezzato, così da trarne le dovute – e sempre piacevoli, – conclusioni.
Il trimestre precedente ha infatti premiato contenuti che hanno un filo comune: lo stretto legame tra le (migliori) pratiche di innovazione e quella che viene chiamata (per semplificazione) sostenibilità. Concetto che riguarda non solo l’ambiente naturale che ci ospita, ma anche – e a volte soprattutto – l’ambiente sociale in cui viviamo e che contribuiamo a costruire, anche se a volte con effetti non proprio positivi per il pianeta in cui viviamo.
A maggior ragione questa nostra recente classifica dei post più apprezzati sui vari social ci conforta: temi importanti – tutti contrassegnati da un alto livello di responsabilità – sono stati tra i più apprezzati, e questo ci pare un buon auspicio.
Iniziamo con il primo su tutti sulla piattaforma di Twitter, un’ottima performance anche su quella di Linkedin e un inaspettato terzo posto su Facebook, nonostante il topic non proprio facile.
Si tratta dell’intervista “Innovazione, energia e co-produzione di valore” che ci ha gentilmente concesso con la professoressa Paola Girdinio, Consigliere d’Amministrazione ENEL e Presidente dell’Osservatorio Nazionale per la Cyber Security, Resilienza e Business Continuity dei Sistemi Elettrici. La nostra “ospite”, inoltre, visto il suo impegno in ambito accademico e professionale, è stata inserita nell’albo degli esperti in innovazione tecnologica, istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Approfittando delle sue competenze ed esperienze, di così alto profilo, le abbiamo chiesto il suo punto di vista su temi preminenti, come lo stato dell’arte nel nostro paese in termini di digitalizzazione e co-generazione di valore – passando attraverso istituzioni quali l’Università – e in ambiti più prettamente produttivi – quali l’energia, l’ambiente e l’innovazione. Consigliamo dunque con vero piacere la lettura dell’intervista.
Al primo posto su Linkedin e al secondo su Twitter è invece la nostra “nuova” creatura comunicativa, MEMEnto6, la newsletter del Blog 6MEMES.
D’altra parte, ci speravamo, in un buon risultato: dal momento della sua nascita, nel 2015, ad oggi, il blog 6MEMES ha infatti percorso un lungo cammino durante il quale mai ha smesso di guardarsi attorno, attingendo dall’attualità e dai cambiamenti dettati dal multiforme mondo dei Dati…
E, siccome il mondo cambia velocemente, 6MEMES ha deciso come fosse necessario scegliere un nuovo compagno di viaggio per proseguire la sua avventura: il suo nome è MEMEnto6. MEMEnto6 è la Newsletter del blog 6MEMES: discreta e dal design grafico elegante, raggiungerà i suoi lettori con una cadenza trimestrale, offrendo interessanti spunti e argomenti di conversazione. Che altro dire: se ancora non lo avete fatto, iscrivetevi!
ClimaProseguendo nella nostra rassegna, incontriamo un’altra delle autrici di punta del blog che ha avuto ottimi riscontri su Twitter: si tratta di Paola Chiesa, che ci parla proprio di  “Sostenibilità: la governance territoriale come evoluzione della cultura di protezione civile nella P.A”.
Come ci racconta Paola, infatti, “Vivere un territorio da dentro – come accade ad ogni amministratore pubblico – significa toccarne con mano, e in prima persona, non solo le criticità ma anche le grandi potenzialità.”
L’autrice, amministratore e comunicatore pubblico, ci illustra questi temi importanti cercando di delineare contesti normativi, scenari strategici e opportunità concrete in tale ambito, con un focus specifico alle pratiche di protezione civile collegate al tema, più generale, della sostenibilità.
Concludiamo la nostra rassegna con un tris dei nostri autori più “tecnici”. Food
Innanzitutto Sara Di Paolo (esperta di Comunicazione) che da qualche mese, grazie alla piattaforma di analisi semantica Webdistilled, creata da Maps Group, ha monitorato cosa viene pubblicato nel mondo intorno al tema del #FoodTech.
In questo nuovo intervento sul blog #6MEMES, con il suo articolo Food Tech, dal frigorifero di casa alle risorse e alle sfide del pianeta, si è occupata delle espressioni “democrazia”, “tradizione” e “sostenibilità”: non troppo troppo virali o frequenti nel dibattito su media, new media e social, ma certamente molto potenti quando si va ad approfondire.
Perché, come ci ricorda Sara premiata sia da Facebook che da Linkedin  “Indagare su quanto viene detto e scritto su cibo e futuro sposta la nostra visione dal frigorifero di casa alle grandi sfide del pianeta.”
Data DrivenConcludiamo infine  la rassegna con un po’ di dati (come piace a noi).
Surrealismo in salsa Data Driven: quando i conti (da soli) non tornano, di Anna Pompilio, conquista la platea su Facebook, e ci racconta che “un modello data-driven non raggiunge mai la sua conclusione proprio perché i dati cambiano nel tempo generando continuamente nuovo potenziale: è dunque un’opera viva, in evoluzione.
E se il contesto culturale ce lo permette, non ne dovremmo essere spaventati ma galvanizzati e pronti a recepire le occasioni moltiplicate dal lavoro comune, dallo scambio di idee, dal sedersi intorno a un tavolo per dare vita a qualcosa di aperto con insite opportunità di aggiunte…”
Sempre di modelli e di cultura di parla anche Giulio Destri, anche se in riferimento all’impresa, con il suo articolo “Un modello di insieme per il “sistema azienda”, contributo tra i più condivisi su Linkedin.Azienda
Se infatti nel precedente articolo Giulio ha esaminato gli effetti della Digital Transformation sul mercato (e, quindi, sull’ambiente esterno dell’azienda), in questo post ci ha presentato invece la costruzione di modelli dell’azienda, la cosiddetta Architettura Enterprise, ossia la disciplina che permette di conoscere la sua struttura interna, i suoi componenti e le relazioni che fra essi intercorrono (da un punto di vista sia statico che dinamico).
Questo, al fine di analizzarne punti di forza e punti di debolezza per capire come e dove si può intervenire attraverso la trasformazione digitale.
In questo modo, i Dati tornano nuovamente protagonisti di questa rassegna, non solo come fonte di innovazione e produzione di valore in vari ambiti (energia, industria, salute e sanità) ma anche come vera e propria “sostanza” culturale e sociale atta a nutrire una trasformazione del mondo (digitale e sociale) che sia il più possibile all’insegna della sostenibilità.
Al prossimo trimestre, dunque, con il nostro “meglio”!
 


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Abitare la complessità: tra riduzione e semplificazione. Ne parliamo col professor Piero Dominici.

[dropcap3]C[/dropcap3]i siamo lasciati, nella prima parte dell’intervista, parlando di conoscenze, competenze e formazione come dei più potenti (e forse unici) “strumenti” per essere all’altezza, in quanto esseri umani, delle sfide che l’iper-complessità emergente ci pone sempre più.

Entriamo ora nel dettaglio di alcuni altri valori connessi a questi temi per verificare quanto sia indispensabile perseguirli – come ci illustrerà il Professor Dominici in questa intervista a cura di Natalia Robusti – rispetto all’attuale situazione culturale e sociale.

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Oggi si parla molto di “gestire”, “governare” e “semplificare” la complessità, anche rispetto alle nuove tecnologie che consentono la gestione e l’utilizzo di una mole inaudita di dati e informazioni, magari in tempo reale, riguardanti anche le relazioni umane, ad esempio attraverso i social. Qual è il suo pensiero in proposito?

Come ho avuto modo di affermare in passato, stiamo provando ad abitare un’era ipertecnologica, sempre più segnata da “spinte” entropiche e caotiche che, al di là delle innegabili accelerazioni e avanzamenti in ogni campo della prassi sociale e umana, avrebbe dovuto definire e determinare condizioni ideali anche in termini di controllo e prevedibilità dei comportamenti, dei processi, dei sistemi. Una fase di mutamento radicale e globale che, come ribadito più volte anche in passato, ci costringe a ripensare categorie, codici, linguaggi, strumenti, identità, soggettività, norme e modelli culturali, comunità (aperte), spazi relazionali e comunicativi, ambienti, ecosistemi.

Mai, come in questo momento, l’innovazione tecnologica, con tutti i rischi/le opportunità che essa comporta, pone gli attori sociali e le organizzazioni di fronte alla possibilità di operare un ulteriore e irreversibile salto di qualità. Questo progressivo impossessarsi delle leve della propria evoluzione mette radicalmente in discussione modelli e categorie tradizionali, obbligandoci a rivedere/riformulare addirittura anche la stessa definizione del concetto di Persona. A ripensare l’umano e la sua interazione, per certi versi, ambigua con la tecnica e il tecnologico: un’interazione da cui non può che scaturire una sintesi complessa di cui non siamo ancora in grado di valutare prospettive, sviluppi e implicazioni.

Siamo dentro la società interconnessa/iperconnessa che, come ho avuto modo di affermare in passato, è una società ipercomplessa, in cui il trattamento e l’elaborazione delle informazioni e della conoscenza sono ormai divenute le risorse principali; una tipo di società in cui alla crescita esponenziale delle opportunità di connessione e di trasmissione delle informazioni, che costituiscono dei fattori fondamentali di sviluppo economico e sociale, non corrisponde ancora un analogo aumento delle opportunità di comunicazione, da noi intesa come processo sociale di condivisione della conoscenza che implica pariteticità e reciprocità (inclusione). La tecnologia, i social network e, più in generale, la rivoluzione digitale, pur avendo determinato un cambio di paradigma, creando le condizioni strutturali per l’interdipendenza (e l’efficienza) dei sistemi e delle organizzazioni e intensificando i flussi immateriali tra gli attori sociali, non sono tuttora in grado di garantire che le reti di interazione create generino relazioni, fino in fondo, comunicative, basate cioè su rapporti simmetrici e di reale condivisione. In altre parole, la Rete crea un nuovo ecosistema della comunicazione (1996) ma, pur ridefinendo lo spazio del sapere, non può garantire, in sé e per sé, orizzontalità o relazioni più simmetriche. La differenza, ancora una volta, è, e sarà, nelle persone e negli utilizzi che si fanno della tecnologia, al di là dei tanti interessi in gioco.

Per queste stesse ragioni, ho sempre parlato di “tecnologie della connessione” e non di “tecnologie della comunicazione” (Dominici 1996, 2014 e sgg.). Il nuovo ecosistema globale, sempre fondato sul modo di produzione capitalistico, vive e si alimenta, a differenza del passato, di risorse immateriali, e di logiche della condivisione, che hanno fatto progressivamente saltare vecchi assetti e logiche di controllo, tipici della cosiddetta società industriale.

Di fatto questa smaterializzazione, questa virtualizzazione di tutti i processi e delle dinamiche, va a ridefinire confini e culture, linguaggi e pratiche; scardina logiche e pratiche consolidate. Si passa da processi e dinamiche materiali, in qualche modo controllabili e gestibili, a dimensioni immateriali, che, non soltanto per la straordinaria accelerazione introdotta dal digitale (che è cultura/culture!), si rivelano instabili e imprevedibili. A ciò si aggiunga che – come ripeto sempre – la conoscenza è una “risorsa” del tutto particolare: non perde il proprio valore con la sua riproduzione, distribuzione, condivisione. Non possiamo non rilevare, in ogni caso, come la civiltà ipertecnologica e iperconnessa sia caratterizzata anche da paradossi e contraddizioni, oltre alla poca consapevolezza delle implicazioni epistemologiche della cosiddetta rivoluzione digitale.

Campo frattale

Il digitale, d’altra parte, non è uno strumento, non è un insieme/sistema di strumenti, il digitale è cultura, anzi è culture e non soltanto ambienti interconnessi e iperconnessi. E, prima o poi, dovremmo anche provare a superare quella falsa dicotomia tra cultura e tecnologia (1996), non cadendo nell’errore o nella tentazione di pensare che le tecnologie e il digitale, da soli, possano ricreare il legame sociale e riattivare i meccanismi sociali della fiducia e della cooperazione, laddove questi sono in crisi. Le tecnologie possono rivelarsi estremamente importanti e utili nel tentativo di colmare la nostra incompletezza e le nostre vulnerabilità come esseri umani; ma le condizioni sociali e culturali di condivisione, di accesso, di inclusione e cittadinanza, possono essere garantite solo mettendo seriamente mano all’educazione e alla formazione. Altrimenti, le tecnologie possono diventare fattori di divisione, separazione e asimmetria.

Un’altra questione riguarda l’impatto che queste tecnologie hanno (e avranno) sui nostri valori. Ritengo che, anche a livello di ricerca scientifica, non abbiamo ancora preso consapevolezza, fino in fondo, del cambiamento profondo che il digitale e le nuove tecnologie della connessione determinano, essendo entrate a far parte, appunto, della sintesi di nuovi valori e di nuovi criteri di giudizio (1995). Gli strumenti tecnologici a nostra disposizione, di cui ancora non sappiamo valutare le implicazioni, e le straordinarie scoperte scientifiche, mettono in discussione i codici, i modelli culturali, ma anche le identità e le soggettività, il rapporto dell’individuo con la società, il nostro stesso modo di pensare la vita, la prospettiva della vita umana. L’affidarsi alle tecnologie, a questo livello di analisi, è una via inevitabile – con tutti i rischi di una delega in bianco -, ma fondamentale deve essere pensato e integrato dentro una “nuova cultura della comunicazione” che ponga al centro, concretamente, l’incontro con la persona e l’ascolto dell’Altro.

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] Sembra un compito non facile, quello di ridurre la complessità a forme e modi che siano abitabili e, in qualche modo, “vivibili”. Dal punto di vista delle competenze necessarie per farlo – anche dal punto di vista professionale – quali sono i suoi consigli, anche nelle sue vesti di formatore in contesti internazionali di eccellenza?

Si tratta di temi e questioni fondamentali che meriterebbero ben altro approfondimento. In estrema sintesi: a mio avviso, abbiamo bisogno di educare e formare figure ibride (non “tuttologi”), assieme a quelli che chiamo (soltanto per esigenze di sintesi e semplificazione, perché la complessità non si può gestire!) Manager della complessità. Concetti importanti, di cui ho fornito in passato le relative definizioni operative. Si tratta, in sintesi, di profili professionali che, con una comune base di conoscenze e competenze metodologiche, logiche ed epistemologiche, siano in grado di fondere e integrare immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico; che sappiano tenere insieme immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico, preparati all’imprevedibile e all’emergente, per ricomporre la frattura tra l’Umano e il Tecnologico.

Per realizzare un obiettivo così ambizioso, oltre ad investimenti significativi su educazione, formazione, ricerca, abbiamo un disperato bisogno di riportare la creatività, l’immaginazione, le emozioni dentro i processi educativi e formativi, dentro le istituzioni educative e formative.

È proprio la complessità del mutamento in atto – ambivalente, veloce ed imprevedibile – ad averci mostrato tutta l’inadeguatezza degli attuali processi educativi e formativi, oltre che l’inconsistenza delle spiegazioni riduzionistiche e dei tradizionali modelli interpretativi lineari. Siamo ancora dentro l’illusione di poter gestire la complessità coinvolgendo, peraltro, soltanto quei saperi che sembrano più in grado di fornire certezze.

D’altra parte, abitiamo una civiltà ipertecnologica, basata su sistemi di automazione e simulazione, che marginalizzano l’umano e lo spazio della responsabilità, nell’illusione di poter eliminare l’errore e l’imprevedibilità dai sistemi. Siamo di fronte a un paradigma culturale che vede nell’eliminazione dell’errore e dell’imprevedibilità la nostra possibilità di avvicinarci alle macchine, alla perfezione. Ma sono proprio gli errori e l’imprevedibilità che connotano l’essere umano e la sua libertà, che è in primo luogo la libertà di poter pensare di sbagliare ma anche di sbagliare. Tuttavia, la tecnologia non è in grado di creare relazioni basate su rapporti simmetrici, orizzontali e di reale condivisione. Si manifestano, quindi, nuove forme di diseguaglianza e di esclusione sempre più legate all’accesso, non soltanto fisico, alle informazioni e alle conoscenze, alla capacità o meno di elaborarle e dar loro sistematicità.

La differenza, in ogni caso, la faranno sempre le persone e il modo in cui vengono utilizzate da loro le tecnologie. Nella società ipercomplessa non sono più sufficienti il “sapere” o il “saper fare”: si deve anche “saper comunicare il sapere” e “saper comunicare il saper fare”.

Come ripetuto più volte: “il futuro è nelle mani di chi sarà in grado di ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico, di chi riuscirà a ridefinire e ripensare la relazione complessa tra naturale e artificiale, di chi saprà coniugare conoscenze e competenze, di chi saprà fondere cultura umanistica e cultura scientifica, sia a livello di educazione e formazione, sia a livello di definizione di profili e competenze professionali”.

Quello che occorre fare è agire non soltanto nei processi educativi e di socializzazione, ma soprattutto nella rappresentazione e nella percezione di dinamiche e processi evolutivi sistemici che riguardano da vicino anche la produzione dei saperi, nonché degli “strumenti” di conoscenza scientifica, in grado di contrastare l’imprevedibilità che connota i sistemi organizzativi e sociali” (Dominici, 2003).

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Quello che lei propone è di ripensare radicalmente educazione e formazione, nella prospettiva della complessità… Con quali strumenti, modi e tempi occorrerebbe dunque agire?

Su questo tema non ho timore di apparire ripetitivo, perché si tratta della “questione” delle questioni. Anche alla luce delle precedenti considerazioni, infatti, il tema dell’educazione alla complessità non è mai stato così di vitale importanza (Dominici 1996, 2003, 2011 e sgg.).

Oggi, purtroppo, siamo ancora dentro logiche di “breve periodo” – che sono quelle della risposta immediata, del controllo, dell’equilibrio a tutti i costi, dell’emergenza – mentre occorrerebbe ribaltare la questione in un’ottica di medio e lungo periodo, a maggior ragione in un’epoca di rapida obsolescenza delle conoscenze e delle competenze (Dominici, 2003).

In altre parole, il problema è questo: come possiamo ripensare la Scuola e l’Università (sono un unico sistema) ? Come possiamo riprogettare gli attuali percorsi didattico-formativi? Come occorre ridefinire i profili curricolari e professionali in una fase così segnata da traiettorie irregolari e ricche di discontinuità? Inutile nasconderlo: si tratta di un’operazione tutt’altro che semplice, oltre che di “lungo periodo”. La stessa ricerca scientifica si basa, attualmente, su logiche che scoraggiano, ostacolano apertamente il dialogo tra i saperi e l’interdisciplinarità, pre-requisiti essenziali per poter affrontare i dilemmi e le sfide della ipercomplessità.

In questo senso – come ho sostenuto anche in tempi non sospetti – si rivela estremamente rischioso, oltre che fuorviante, pensare di poter definire con pertinenza non solo i percorsi didattico-formativi e curricolari, ma anche gli stessi profili professionali, solo ed esclusivamente sulla base delle cosiddette “esigenze del mercato” e/o delle richieste (sempre più specifiche e specializzate) da parte delle imprese.

Detto in termini più espliciti: ha ancora senso continuare a rincorrere un mercato imprevedibile e in costante evoluzione? Il rischio, estremamente concreto, è quello di continuare a “rincorrere l’innovazione tecnologica e digitale”, subendola, senza neanche sapere se ci sarà il tempo necessario per adattarvisi e provare a gestirla.

In questa prospettiva, al di là dei tanti paradossi del mutamento in atto, il “grande equivoco”, nella/della civiltà ipertecnologica e ipercomplessa, è proprio quello di continuare a pensare l’educazione e i processi educativi (vale anche per la formazione) come “questioni esclusivamente di natura tecnica”, un problema soltanto di “competenze”, legato al “saper fare” (punto e basta).

Sono consapevole come siano in molti (la maggioranza degli addetti ai lavori e dei cosiddetti esperti), a pensarla in maniera diametralmente opposta, ma ritengo questa impostazione estremamente sbagliata, e non soltanto rispetto alla natura ed agli obiettivi che le istituzioni educative e formative dovrebbero avere. Se non si ripensa l’educazione e, ancor di più, il pensiero sull’educazione, modificando in tale direzione le scelte e le strategie riguardanti sia la didattica che la formazione (continua e sistematica, con una parte flessibile e modulare) di tutte le figure coinvolte ai vari livelli anche decisionali, non andremo molto lontano e continueremo a tentare di cavalcare il mutamento, la sua ambiguità e indeterminatezza, ricorrendo alle vecchie logiche di breve periodo e, dunque, navigando a vista.

E – come dico sempre – continueremo a raccontarci che la tecnologia va più veloce della cultura, come se la prima fosse un qualcosa di “esterno” alla seconda. Al contrario (mi ripeto), abbiamo bisogno di educare e formare persone e professionisti capaci di vedere opportunità in quelli che oggi definiamo e riconosciamo come rischi, vulnerabilità, variabili disordinate e pericolose in potenza, capaci di rendere ancor più instabili e insicuri i sistemi e la vita sociale.

Mai come oggi, si avverte l’urgenza di un’educazione (non soltanto digitale) che dev’essere immaginata e ripensata, comunque e sempre, nella direzione della costruzione sociale e culturale della Persona (prima) e del Cittadino (poi).

Per farlo, occorre educare alla complessità, al metodo scientifico e al pensiero critico nutrendo e alimentando un pensiero che non può che essere multidimensionale e multidisciplinare, anziché segmentato e/o specializzato.

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Per quello che vale, anche noi di 6MEMES crediamo fortemente in quello che lei argomenta e ipotizza, e confidiamo che, prima o poi, questo approccio emerga anche a livelli direttivi e istituzionali. Ma ora, prima di concludere, un’ultima considerazione. Che ruolo individua lei oggi nell’Arte, se lo individua, rispetto alle attività di condivisione del sapere che occorrerà mettere in campo?

Nel passaggio dalla linearità alla complessità, dall’ordine al caos, dalla misura all’indefinito; percorsi, traiettorie, discontinuità che sottolineano ancor una volta la debolezza, l’incompletezza e l’inadeguatezza dei modelli interpretativi lineari e, più in generale, dei modelli culturali che caratterizzano l’attuale prassi sociale e organizzativa. Un’inadeguatezza che contraddistingue tutte le forme di riduzionismo e determinismo.

Mai come in questa fase storica di mutamento, segnata dalla rapida obsolescenza delle conoscenze e delle competenze, abbiamo un disperato bisogno di educare e formare “teste ben fatte” (Montaigne), caratterizzate da una “curiosità creativa” e da un pensiero che non può che essere sistemico e multidimensionale.

Quella “curiosità creativa” che contraddistingue sia l’arte che la scienza. D’altra parte, l’Arte non soltanto è complessità: è anche il linguaggio, il codice più complesso e articolato in grado di rappresentare le connessioni della complessità, rendendole evidenti, percepibili e tangibili.

L’Arte, con i suoi linguaggi complessi e immediati allo stesso tempo, è in grado di rendere l’invisibile e l’impossibile visibile e possibile. Si tratta dell’unica forma di mediazione simbolica (Cassirer) capace di non ingabbiare la vitalità dello spirito, rafforzando le connessioni tra le partiF e trascendendo – andando “oltre”- i modelli lineari tradizionali, i consueti ragionamenti dialogici e le polarizzazioni dei discorsi e dei tentativi interpretativi. A tal proposito, deve far riflettere molto come la dimensione artistica (quella più creativa) sia stata ridimensionata o persino esclusa dai percorsi didattico-formativi delle nostre scuole e università. Attualmente, anche i tentativi di ri-trovare le intersezioni tra i diversi campi del sapere e della prassi, come per esempio nelle cd. digital humanities, finiscono in ultima analisi per favorire, e alimentare, proprio quella stessa separazione tra tecnologia e cultura, che tentato di contrastare.

Esiste ancora poca consapevolezza di come l’Arte sia capace di gettare lo sguardo sui dettagli e sulla totalità, rappresentando un fondamentale “dispositivo”, anche e soprattutto, per insegnare il pensiero sistemico ed educare alla complessità. In tal senso, il contributo dell’Arte è fondamentale per ripensare i processi educativi e provare a ricomporre la frattura tra forma e contenuto, tra cultura e tecnologia, tra formazione umanistica e formazione scientifica, tra immaginazione e razionalità.

Da tempo, infatti, non sappiamo più guardare/osservare l’insieme, il sistema, l’intero, la globalità, il sistema di relazioni e/o interazioni che li caratterizzano; in altre parole, ne riconosciamo con difficoltà legami, correlazioni, nessi di causalità: proprio perché siamo stati educati e formati (nella migliore delle ipotesi) a descrivere, registrare regolarità, ai “come” e non ai “perché”; siamo stati educati e formati a cercare (?) e ad accontentarci di risposte semplici e/o pre-codificate, in ogni caso, ottenute in poco tempo: eppure, in futuro, per affrontare l’ipercomplessità, dovremo essere in grado di farlo, di invertire queste preoccupanti tendenze, sempre nella piena consapevolezza della rilevanza strategica del processo inarrestabile di specializzazione di saperi e conoscenze. Occorrono – come già detto – scelte strategiche ed una nuova sensibilità etica per le problematiche riguardanti gli attori sociali, il sistema delle relazioni e lo spazio del sapere: rimettere al centro la Persona, le emozioni, la creatività, l’immaginazione, l’immaginario, lo spazio relazionale, i processi educativi.

 

La ringraziamo di cuore, Professore, per il tempo che ci ha dedicato e le sue preziose risposte. È sempre illuminante parlare con lei e leggerla: farlo, apre qualche cono di luce su un orizzonte che oggi, francamente, ha più ombre che luci. 

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PROFESSOR DOMINICI PIERO
BREVE PROFILO BIOGRAFICO
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Fellow della World Academy of Art & Science, è Scientific Director del Complexity Education Project e Director (Scientific Listening) presso il Global Listening Centre. Insegna Comunicazione pubblica, Attività di Intelligence e Sociologia dei Fenomeni Politici presso l’Università degli Studi di Perugia. Visiting Professor presso l’Universidad Complutense di Madrid, ha partecipato, e tuttora partecipa, a progetti di rilevanza nazionale e internazionale, con funzioni di coordinamento; inoltre, ha tenuto lezioni e conferenze in numerosi atenei nazionali e internazionali.

È Membro dell’Albo dei Revisori MIUR e del WCSA (World Complexity Science Academy), fa parte di Comitati scientifici nazionali e internazionali. Si occupa da oltre vent’anni (didattica, ricerca, formazione) di complessità e di teoria dei sistemi con particolare riferimento alle organizzazioni complesse ed alle tematiche riguardanti l’educazione, la comunicazione, l’innovazione, la cittadinanza, la democrazia, l’etica pubblica. Da molti anni, collabora con riviste scientifiche e di cultura, oltre che con diverse testate. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, tra le quali:

Pubblicazioni scientifiche (una selezione):

Per un’etica dei new-media (1996-98); La comunicazione nella società ipercomplessa. Istanze per l’agire comunicativo (2005); La società dell’irresponsabilità (2010); La comunicazione nella società ipercomplessa. Condividere la conoscenza per governare il mutamento (2011); Dentro la Società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione (2014); Communication and Social Production of Knowledge. A new contract for the Society of Individuals, in «Comunicazioni Sociali», n°1/2015, Vita & Pensiero, Milano 2015; La filosofia come “dispositivo” di risposta alla società asimmetrica e ipercomplessa in AA.VV., Il diritto alla filosofia. Quale filosofia nel terzo millennio?, Bologna 2016; Post-Humanist Utopia and the Search for a New Humanism in the Hypercomplex Society in «Comunicazioni Sociali», n°3/2016, Vita & Pensiero, Milano 2016; Dominici P., Oltre la libertà …di “essere sudditi”, Casa della Cultura, Milano 2017; Sicurezza è Complessità sociale in AA.VV. (a cura di), Sociologia della sicurezza. Teorie e problemi, Mondadori, Milano 2017; The Hypercomplex Society and the Development of a New Global Public Sphere: Elements for a Critical Analysis, in, RAZÓN Y PALABRA, Vol. 21, No.2_97, Abril-junio 2017; (2017), Of Security and Liberty, of Control and Cooperation. Terrorism and the New Ecosystem communication. Italian Sociological Review, 7 (2); Fake News and Post-Truths? The “real” issue is how democracy is faring lately”, in «Sicurezza e scienze sociali», V, 3/2017, FrancoAngeli, 2018; Objects as systems. The educational and communicative challenges of the hypertechnological civilization, 2018; Oltre la linearità. Esplorare le connessioni…tra ordine e caos, in Programmare il mondo. Sfida e opportunità, OTM, Media Duemila, 2018; For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological, in, European Journal of Future Research, Springer, 2017;The hypertechnological civilization and the urgency of a systemic approach to complexity. A New Humanism for the Hypercomplex Society” in, AA.VV., Governing Turbolence, Risk and Opportunities in the Complexity Age, Cambridge 2017; Controversies on hypercomplexity and on education in the hypertechnological era, in, A.Fabris & G.Scarafile, Controversies in the Contemporary World, © John Benjamins Publishing Company, 2019.

Tra le pubblicazioni scientifiche:
For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological in EJFR

[English]
Prof. Piero Dominici (PhD), Fellow of the World Academy of Art & Science (WAAS), is Director (Scientific Listening) at the Global Listening Center and Scientific Director of the Complexity Education Project; he teaches Public Communication, Sociology and Intelligence Activities at the University of Perugia. As scientific researcher, educator, author and international speaker, his main areas of expertise and interest encompass (hyper)complexity, interdisciplinarity and knowledge sharing in the fields of education, systems theory, technology, innovation, intelligence, security, citizenship and communication. Member of the MIUR Register of Revisers, (Italian Ministry of Higher Education and Research), and of the WCSA (World Complexity Science Academy), he is also standing member of several of the most prestigious national and international scientific committees. Author of numerous essays, scientific articles and books, his published works include (a selection): Per un’etica dei new-media [Ethics for the new media] (1996-1998); La comunicazione nella società ipercomplessa. Istanze per l’agire comunicativo [Communication in the Hypercomplex Society. Solicitations for Communicative Action (2005); La società dell’irresponsabilità [The Society of Irresponsibility] (2010); La comunicazione nella società ipercomplessa. Condividere la conoscenza per governare il mutamento [Communication in the Hypercomplex Society. Sharing Knowledge to Cope with Change] (2011); Dentro la Società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione [Inside the interconnected society. Ethical Prospect for a New Ecosystem of Communication] (2014); Communication and Social Production of Knowledge. A new contract for the Society of Individuals, in «Comunicazioni Sociali», n°1/2015, Vita & Pensiero, Milano 2015; La filosofia come “dispositivo” di risposta alla società asimmetrica e ipercomplessa [Philosophy as a “Device” for Reacting to the Asymmetrical and Hypercomplex Society] in AA.VV., Il diritto alla filosofia. Quale filosofia nel terzo millennio?, Diogene Multimedia, Bologna 2016; [Post-Humanist Utopia and the Search for a New Humanism in the Hypercomplex Society] in «Comunicazioni Sociali», n°3/2016, Vita & Pensiero, Milano 2016; Dominici P., Oltre la libertà …di “essere sudditi”, in F.Varanini (a cura di), Corpi, menti, macchine per pensare, Casa della Cultura, Anno 2, numero 4, Milano 2017; Sicurezza è Complessità sociale in M.C.Federici, A. Romeo (a cura di), Sociologia della sicurezza. Teorie e problemi, Mondadori, Milano 2017, pp.49-65; The Hypercomplex Society and the Development of a New Global Public Sphere: Elements for a Critical Analysis, in, RAZÓN Y PALABRA, Vol. 21, No.2_97, Abril-junio 2017; (2017), Of Security and Liberty, of Control and Cooperation. Terrorism and the New Ecosystem communication. [Italian Sociological Review, 7 (2) [DOI: 10.13136/isr.v7i2.XX]; “Fake News and Post-Truths? The “real” issue is how democracy is faring lately”, in «Sicurezza e scienze sociali», V, 3/2017, FrancoAngeli, Milano 2018, pp.175-188; “Objects as systems. The educational and communicative challenges of the hypertechnological civilization”, in P.L.Capucci, G.Cipolletta (eds), The New and History. Art*Science, Noema, Ravenna 2018 – pp.121-133; “Oltre la linearità. Esplorare le connessioni…tra ordine e caos”, in Programmare il mondo. Sfida e opportunità, OTM, Media Duemila, n. 1 – anno 2018; “For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological”, in, European Journal of Future Research, Springer, 2017; “The hypertechnological civilization and the urgency of a systemic approach to complexity. A New Humanism for the Hypercomplex Society” in, AA.VV., Governing Turbolence, Risk and Opportunities in the Complexity Age, Cambridge Scholars Publishing, Cambridge 2017; Controversies on hypercomplexity and on education in the hypertechnological era, in, A.Fabris & G.Scarafile, Controversies in the Contemporary World, © John Benjamins Publishing Company, 2019.


CONTATTI


SITOGRAFIA DELL’INTERVISTA


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI

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Roialty, un nuovo progetto di customer experience per Eni gas e luce.


Lo scorso 2 aprile Stefano Tonella – Responsabile Customer Experience Solutions di Roialty, società acquisita nel maggio 2019 da Maps – ha presentato una soluzione innovativa di Customer Experience durante il primo Demo Day 2019, di Open Italy – Elis.
‘Open Innovation’ è il programma di sales accelerator organizzato da Open Italy ed Elis, in partnership con Ernst & Young, che coniuga le esigenze di innovazione delle grandi imprese con le soluzioni innovative offerte da Startup, PMI, centri di ricerca e spin-off universitari.

Eni gas e luce ha selezionato Roialty per attivare un progetto pilota di customer experience, della durata di dodici settimane, che è parte del programma ‘Open Innovation’.

Dopo il kick off del 17 settembre 2019, ora la sfida è quella di costruire un progetto di successo che soddisfi i KPI previsti.

Eni gas e luce è la società, costituita nel 2017 e controllata al 100% da Eni S.p.a., dedicata alla commercializzazione di gas, luce e soluzioni energetiche a famiglie, condomini e imprese.
Proprio il 17 (ed il 18) settembre, presso Le Village by CA a Milano, si sono tenuti i Kick-off Days dove Corporate e Startup, hanno pianificato e gettato le basi dei nuovi progetti di co-innovazione 2019.  
Il progetto si svolgerà su OneExperience, il prodotto Roialty che permette ai brand di integrare, nel loro ecosistema digitale esistente, la gamification e le dinamiche di engagement (come missioni, premi, punti e livelli). Una soluzione che estende le tradizionali promozioni e i meccanismi di fidelizzazione ai canali digitali, grazie ad un configuratore flessibile con il quale gestire facilmente concorsi online, vincite istantanee, estrazioni e punti.

In tal modo, in collaborazione con Roialty, Eni gas e luce sarà in grado di testare nuove modalità digitali per coinvolgere e fidelizzare la clientela, in alternativa alla carta fedeltà.

A breve, ulteriori nuovi aggiornamenti sul progetto di co-innovazione.


Credits Immagini:
Immagine di copertina da 1234rf. ID 111632453; Photo by Marina Putilova