[dropcap3]C[/dropcap3]iclicità, replicabilità e serialità sono tutti concetti che si rifanno al rapporto esistente tra la fine di qualcosa e l’inizio di un’altra, argomenti ed evenienze ben note alla nostra esistenza. Lo stesso Einstein – scienziato per antonomasia – lo aveva ben espresso: nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma.
È in questo semplice postulato – quasi fosse una sentenza – che, nel confine tra l’uno e l’altro stato, si individua quel momento decisivo – potremmo definirlo una sorta di clinamen – in cui la fine di ciò che esisteva in precedenza diviene materia prima per qualcosa che è prossimo a venire.
La maggior parte dei percorsi di senso della nostra società – seppure declinati in maniera diversa in base alle varie civiltà – segue del resto questo semplice (all’apparenza) principio.
Tanto che persino in letteratura questo meccanismo narrativo ha illustrissime origini: basta pensare a Le mille e una notte, celebre corpus narrativo indo-persiano scritto fra il X e il XII secolo e introdotto in Europa già nel Settecento.
Il dispositivo di senso di questa sorprendente opera si organizza infatti attorno a una cornice – l’incontro, notte dopo notte, di un crudele Sultano con la bella protagonista, Shahrazàd – all’interno della quale si srotolano mille e uno racconti. Il finale di ogni racconto, grazie all’abilità della narratrice, è sospeso ogni volta – o meglio è procrastinato – sino all’alba del giorno dopo, mantenendo così intatta, incontro dopo incontro, la curiosità del Sultano.
Emblematica anche la funzione salvifica conclusiva: grazie a questo espediente la protagonista non solo eviterà la morte, ma lo stesso Sultano avrà modo di lenire la propria ferita narcisistica e guarire così la propria anima; nel frattempo noi, i lettori, avremo goduto del racconto di mille e più fiabe strutturate in cicli narrativi consequenziali eppure indipendenti le une dalle altre.
Nel mondo dei Dati – che poi è quello che vogliamo indagare noi di 6memes – il passaggio tra la fine di una cosa e l’inizio di un’altra è assai meno cruento: qui davvero niente si distrugge ma tutto – potremmo dire in parafrasi – si moltiplica, trasformandosi. I dati, proprio come varianti di una storia, mattoncini di un’infrastruttura o molecole di atomi differenti, possono dare vita, grazie ai diversi legami che si possono intrecciare tra loro o con qualcos’altro, un numero pressoché inesauribile di altri “tracciati” informativi.
Seguendo dunque questo paradigma, arriveremo a una serie di esempi concreti, che riguarderanno sia i processi data driven che i set data mining, utilizzando la medesima tassonomia utilizzata da Mayer-Schönberger Viktor e Cukier Kenneth in “Big Data. Una rivoluzione che trasformerà il nostro modo di vivere”.
Secondo gli autori infatti, a partire dal processo di “datizzazione”, che consente di “quantificare il mondo” a partire da una serie di dati iniziali, si può arrivare a conoscere, raccontare e quindi trasformare la realtà, come in ogni percorso di senso che si rispetti. Come? Lo scopriremo nel prossimo articolo, di cui anticipiamo per ora soltanto l’indice:
Da digitale a dato
[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] le parole che si trasformano in dati,
[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] la posizione che si trasforma in dati,
[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] interazioni che si trasformano in dati.
Valore primario dei dati
[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] riutilizzo dei dati,
[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] dati ricombinati,
[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”] dati estensibili.
E adesso, proprio come Shahrazàd – certo senza il suo fascino e la sua ammaliante capacità di seduzione – terminiamo qui il primo articolo sui mille e uno dati, in attesa del prossimo appuntamento.