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6MEMES TRENDS Digital Healthcare Design – il valore dell'accoglienza nel percorso di cura. Healthcare & Data Driven Governance

Salute e Innovazione digitale: “il cittadino al centro” non solo come un modo di dire, ma di fare. Di Mauro Di Maulo.

[dropcap3]N[/dropcap3]egli articoli precedenti abbiamo parlato di innovazione e sanità innanzitutto a livello generale, commentando quelli che sono gli evidenti benefici di una auspicata migliore interoperabilità tra i vari soggetti (umani e tecnologici) di questo settore, in particolar modo nelle più recenti declinazioni digitali.
Abbiamo poi sfatato il mito che lega solitamente i processi di innovazione e cambiamento in questo campo ai conseguenti esuberi di spesa, dimostrando da un lato il contrario e puntando dall’altro l’attenzione su come siano cruciali in questo senso una maggior consapevolezza dei relativi processi culturali e comunicativi, anche dal punto di vista strategico e operativo.
C’è ora un punto cruciale che vorrei affrontare, e riguarda il come gestire quelle che sicuramente saranno le sfide future della nostra società in materia di sanità. Sempre in riferimento alla Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale” (Maggio 2019), abbiamo già visto come l’aumento dell’età media e l’assenza prossima di personale medico saranno possibili punti di crisi.
[bctt tweet=”Il modello Connected Care punta a creare una serie di relazioni bidirezionali tra il paziente, la sua salute e tutti i soggetti deputati ad aiutarlo nel suo percorso di benessere e cura.” username=”MapsGroup”]
Nello stesso tempo, abbiamo anticipato una “chiave di volta” possibile che è innanzitutto culturale, e – subito dopo –  concreta e tangibile nei suoi riverberi positivi sia in termini di efficienza che di miglior impiego delle risorse umane, economiche e tecnologiche. Vediamo insieme come.
È di tutta evidenza che il modello Connected Care punta a creare una serie di relazioni bidirezionali tra il paziente, la sua salute e tutti i soggetti deputati ad aiutarlo nel suo percorso di benessere e cura.
Utilizzando questa immagine seguente (che riportiamo dalla ricerca) possiamo già comprender come questo modello, in un cui il cittadino non è più un soggetto passivo, ma piuttosto è partecipe all’interno del processo di tutela della propria salute, non solo fa leva su alcuni momenti e contingenze cruciali in tema di salute, ma mette al centro delle relazioni i DATI e le INFORMAZIONI disponibili.

 
Il risultato è un’azione innanzitutto di coinvolgimento sia del cittadino che degli enti, (interoperabilità Uomo-Uomo) nonché di messa in comune di dati, monitoraggi, previsioni e percorsi individuali quali ad esempio la prenotazione di visite, la temporizzazione dei ricoveri etc. (Uomo-Macchina e Macchina-Macchina).
Questa nuova e davvero auspicabile pratica comporta una serie di immediati vantaggi:

  • innanzitutto una razionalizzazione dell’impiego delle risorse, come abbiamo visto;
  • in secondo luogo (ma non per importanza) una diminuzione del margine di errore organizzativo (non solo), sia a livello di enti che di singoli operatori;
  • infine la possibilità di gestire il tema della Salute anche in termini predittivi, e non soltanto emergenziali, grazie all’uso statistico dei dati e dei modelli resi disponibili dai vari monitoraggi.

Ne consegue che, a livello culturale, al cittadino viene chiesta una maggiore partecipazione e pro-attività nella “gestione” della propria salute – ad esempio migliorando il proprio stile di vita – mentre agli operatori viene garantita una miglior funzionalità della macchina organizzativa.
Inoltre – cosa da non sottovalutare – tutto il processo di cura viene digitalizzato e quindi condiviso. E’ chiaro che questo si riverbera in una possibilità di monitoraggio e programmazione che rende il sistema più efficiente.
E che i cittadini sarebbero, non da oggi, interessati a questo processo, lo illustra lo stesso report che ci racconta come, già in epoca pre-Covid:

  • Il 25% dei cittadini che hanno utilizzato app di coaching ha comunicato i dati raccolti al proprio medico.
  • Il 30% dei cittadini sani sarebbe molto interessato ad interagire con un coach virtuale che fornisce in modo pro-attivo consigli su come migliorare lo stile di vita in base a parametri monitorati.
  • Il 15% dei cittadini sani sarebbe interessato a una polizza sanitaria con App e/o wearable integrati che premi, attraverso una gratificazione finanziaria, chi riesce a migliorare il proprio stile di vita.

Tutti dati, questi, che fanno intravedere un’evoluzione culturale “messa” già in moto e di cui la nostra classe dirigente sta (forse) iniziando a prendere atto anche a causa, purtroppo, della pandemia che ci ha travolto…

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[/sf_iconbox]Il cittadino al centro: non solo un modo di dire,

ma piuttosto di fare

 
Per passare dalle parole ai fatti, prima di congedarci, vorrei riprendere alcuni concetti.
Come già illustrato in questo articolo di Natalia Robusti, ad esempio, è ormai noto a tutti che il cosiddetto Stile di Vita ha un impatto molto rilevante sullo stato di salute non solo di ciascuno di noi, ma anche del “sistema” in cui viviamo.
A questo insieme di fattori così cruciale e composito (fatto di abitudini alimentari e sportive, fattori ambientali, culturali etc.), potremmo già aggiungere una voce, ovvero una personale attitudine al “digitale” anche in questo ambito.
È proprio questo salto culturale da parte del cittadino nel farsi parte attiva in questo percorso ciò di cui avremmo maggior bisogno adesso, così da aumentarne la domanda e “spingere” le istituzioni (sia pubbliche che private) verso un’innovazione compiuta.
Concretamente, il cosiddetto “Connected Care” può aiutarci anche nella nostra vita di pazienti di tutti i giorni, ad esempio tenendo conto in maniera molto più accurata della nostra anamnesi (penso al fascicolo sanitario elettronico), cosa che ciascuno di noi magari non è in grado di fare in maniera sistematica: chi non ricorda come, una volta uscito dal medico, all’improvviso siano venuti in mente nuovi sintomi o domande da fare?
[bctt tweet=”Il salto culturale da parte del cittadino nel farsi parte attiva del proprio benessere anche dal punto di vista digitale è ciò di cui avremmo maggior bisogno adesso, così aumentarne la domanda e “spingere” le istituzioni.” username=”MapsGroup”]
Oppure può operare in termini diagnostici e predittivi: grazie a un miglior uso dei nostri dati clinici e sanitari e l’ausilio di appositi device, potremmo accorgerci in anticipo che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Mi riferisco ad esempio al monitoraggio continuativo dell’attività cardiaca, solo per citare un caso…
E ancora: l’organizzazione standardizzata e temporizzata di follow-up più pertinenti rispetto alle nostre patologie croniche potrebbe essere in grado addirittura di prevenire una serie di urgenze, piuttosto che rischiare ricoveri in emergenza.
Ecco dunque che un migliore rapporto tra noi (Uomo) e la Macchina (ovvero il digitale e i suoi dispositivi) si potrebbe rivelare davvero quell’ago della bilancia in grado di porre rimedio ai trend negativi che – al di là della pandemia – vediamo in ogni modo all’orizzonte nel sistema complessivo della sanità, tra invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie e scarsità delle risorse.
Tutti fattori, dati alla mano, che ben varrebbero lo sforzo iniziale di investire in un miglioramento – tecnico e culturale – delle nostre “architetture digitali sanitarie”.
Prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo White Paper (che racchiuderà tutti gli articoli di questa mia rubrica 6MEMES 2020) vi lascio con un breve accenno a quanto io e il mio gruppo, in questo ambito, stiamo facendo da alcuni anni.
Si chiama Patient Journey ed è una soluzione digitale che mette in comunicazione tra loro i Pazienti e le Strutture durante tutto il percorso di accoglienza e cura, cosi da

“ Capire i bisogni di pazienti e le esigenze delle strutture” e “Fare in modo che le persone diventino protagoniste della relazione con la sanità per muoversi sempre meglio nei suoi servizi.”

Chi volesse può visitare il sito e farsi un’idea “amichevole” di come la Macchina, già oggi, è in grado di prendersi cura di noi.
Alla prossima,

Mauro Di Maulo.

 


CREDITS IMMAGINI (rielaborate)

ID Immagine 1: 65128006. Diritto d'autore: Kheng Ho Toh.
ID Immagine 2: 35336005. Diritto d'autore: Nikki Zalewski
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Salute, Uomo e Macchina in ambito sanitario: verso il modello Connected Care. Di Mauro Di Maulo.

[dropcap3]D[/dropcap3]opo aver parlato nello scorso articolo di Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, e di come le nuove tecnologie potranno aiutarci anche in questo momento così critico, vorrei iniziare questo secondo contributo cercando di contraddire un luogo comune particolarmente radicato sui presunti costi dell’innovazione in generale, e in particolare nella Sanità, costi che, solitamente, vengono prefigurati come molto elevati.
Quello infatti che voglio subito anticipare è che l’uso a ragion veduta dei vari processi digitali e innovativi in questo settore non solo non porta a un eccessivo dispendio di risorse, ma può addirittura generare un risparmio di risorse, in primo luogo economiche.
Non solo: questo risparmio avviene in favore di una serie di costi che possiamo definire, se non come veri e propri sprechi, senz’altro come un impiego di risorse sovradimensionate rispetto a quanto potrebbe essere, anche perché non portano, nei fatti, nessun beneficio per nessuno, tanto meno per noi cittadini-pazienti-consumatori.
[bctt tweet=”I processi digitali e innovativi nel settore sanità possono generare un risparmio di risorse, in primo luogo economiche.” username=”MapsGroup”]
Mi riferisco, ad esempio, a tutti gli adempimenti burocratici legati alle prenotazioni dei servizi sanitari, pratiche interminabili di cui ciascuno ha contezza nella sua vita di tutti i giorni, che sono di solito espletate in una serie di passaggi ridondanti che portano via tempo e denaro a tutti i soggetti interessati.
Senza contare le inutili code nelle sale di attesa che non solo costituiscono oggi addirittura un pericolo per la salute di tutti, vista l’emergenza Covid-19 in corso, ma che in ogni modo rappresentano un evidente spreco di energie da parte di tutti, operatori compresi, che si trovano loro malgrado a dover rincorrere procedure obsolete salvo poi avere minor tempo residuo da dedicare al tempo di “cura”, sia in senso clinico-medico che assistenziale.
In questi termini, è già quindi molto evidente che investire in azioni di digitalizzazione di tutte quelle procedure che si prestano ad essere automatizzate rende più efficienti aspetti meramente burocratici traducendosi al contempo, alla fine del processo, non solo in un risparmio di tempo e risorse, ma addirittura in un miglioramento della qualità finale del servizio erogato.
E tuttavia, sino ad oggi, il processo di digitalizzazione della Sanità – soprattutto nel nostro paese – non è stato affatto lineare e sistematica, ma si è mosso invece a macchia di leopardo, rendendo evidente una certa diffidenza da parte dell’Uomo nei confronti della Macchina, forse anche a causa della “sensibilità” del settore.
Nonostante ciò, da qui in avanti, saremo tutti chiamati inevitabilmente a colmare questo ritardo, se vorremo spendere oculatamente le nostre residue risorse economiche e nel frattempo garantire a ciascuno l’efficacia di un sistema, quello sanitario, più che mai essenziale e vitale per ciascuno.
Cerchiamo insieme di vedere come.

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[/sf_iconbox]Dallo spreco al risparmio, dall’Uomo alla Macchina (e ritorno)
passando dal miglioramento del servizio erogato.

 
Chi, come me, opera in questo campo dal punto di vista dell’innovazione, sa in prima persona come sia importante coniugare i bisogni degli Uomini – che siano pazienti, medici, operatori o dirigenti – con le migliori performance che possono garantire in termini di efficienza ed efficacia le cosiddette Macchine, ovvero i sistemi, i programmi e i dispositivi automatizzati che si possono utilizzare.
Ma il fatto che l’innovazione tecnologica nel settore della sanità non si traduca necessariamente in un taglio delle risorse economiche, non vuol dire che la strada sia in discesa, altrimenti non sarebbe comprensibile come questo cambio di passo sia stato, sino ad oggi, così difficoltoso. Nel nostro paese, ma non solo.
Quale è stato dunque uno dei motivi che ha fatto da freno a questo indispensabile passaggio innovativo verso il digitale? Il problema è stato, in primo luogo, culturale.
Le risorse che vengono richieste in questo sforzo di digitalizzazione, infatti, sono quasi tutte a carico dell’Uomo, piuttosto che della Macchina, e riguardano non tanto le competenze tecniche, ma soprattutto quelle strategiche, di visione e finanche comunicative anche da parte della classe dirigente.
Trattandosi di pratiche, sistemi e processi che modificano alla base ogni status quo di tipo sia strategico che procedurale, tali competenze e capacità di sguardo sono infatti essenziali, e non sono sempre facili da far emergere.
Ecco dunque che gli ostacoli tecnici (che ci sono stati, inutile negarlo, e spesso proprio a livello di interoperabilità) sono diventati a maggior ragione un freno che spesso ha rallentato, nei fatti, un processo di cambiamento che, in sé, andrebbe considerato invece come un vero investimento di risorse in primo luogo umane.
[bctt tweet=”Gli ostacoli tecnici sono diventati un freno che ha rallentato la digitalizzazione sanitaria, un processo di cambiamento che andrebbe considerato invece come un investimento di risorse in primo luogo umane.” username=”MapsGroup”]
Non a caso, nella Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale” (Maggio 2019) tra i dati che sono stati rilevati figurano proprio La Comunicazione, e la necessità di

“Creare cultura, comunicare e diffondere la conoscenza sui temi dell’innovazione digitale in Sanità tra Istituzioni, Aziende e i cittadini”.

Solo infatti a partire da un’interazione fattiva e partecipata – in primo luogo tra gli operatori sanitari (Uomo-Uomo, potremmo dire parafrasando i topic del nostro blog) – possiamo sperare che, a ricaduta, le istanze innovative si ripercuotano a livello culturale in maniera positiva e diffusa, a partire degli operatori di settore sino alle comunità più vaste, con indubbi vantaggi per tutti nel processo di digitalizzazione e innovazione.
E che questa sia una necessità che ben presto si farà ancora più stringente – a causa dell’emergenza Covid-19, certo, ma non solo – lo anticipano già altri dati rilevati dalla stessa ricerca, che suggeriscono come sarà sempre più importante:

“gestire l’invecchiamento della popolazione e della forza lavoro in un contesto di decrescita demografica” in un contesto in cui “siamo il Paese europeo con il più elevato indice di vecchiaia, pari a 168,9 (dietro di noi la Germania a 158,5 e il Portogallo a 150,9)” e “siamo ultimi, assieme alla Spagna, per il tasso di fecondità, che si attesta su una media di 1,32 figli per donna”.

Tali dati, nel report, ne introducono altri che riguardano l’evoluzione dei bisogni e della domanda di sanità in una popolazione che si troverà in condizioni di salute sempre più complesse a causa della presenza contemporanea di più patologie:

“Il 21% della popolazione ha dichiarato di essere affetto da due o più patologie croniche e tra gli over 75 la comorbilità si attesta al 66% (57% tra gli uomini e 72% tra le donne)”.

Questo, mentre “si prevede che nel 2025 ci saranno 16.700 medici specialisti in meno”.
Risulta quindi chiaro – secondo questi dati a cui va aggiunta l’attuale emergenza sanitaria – che una gestione oculata delle risorse (sia economiche che operative) sarà più che mai determinante, per cercare di “mantenere un buon livello di qualità della cura e sostenibilità del sistema sanitario”, anche perché la maggior parte delle patologie rivestirà carattere di cronicità e dunque, per sua natura, dovrà essere adeguatamente trattata in ottica anche preventiva, piuttosto che soltanto emergenziale.
Ecco dunque che una consapevolezza diffusa degli scenari prossimi (e futuri) mette ancora più in evidenza come l’innovazione digitale possa rivelarsi una leva insostituibile per governare i nostri bisogni di Sanità in maniera sostenibile, a maggior ragione attraversando una crisi sanitaria ed economica, come l’attuale, che sarà purtroppo destinata a durare a lungo.
[bctt tweet=”L’innovazione digitale si rivelerà una leva insostituibile per governare i bisogni della Sanità in maniera sostenibile, a maggior ragione attraversando una crisi sanitaria ed economica, come l’attuale” username=”MapsGroup”]
Un modello virtuoso da prendere in esame, in questo senso, è quello cosiddetto “Connected Care” che vede il cittadino proprio al centro dell’esperienza digitale, così da migliorare nei fatti la qualità della propria vita.
Vedremo insieme come, quanto e perché nel prossimo articolo.
 

Mauro Di Maulo


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Intelligenza Artificiale e salute: panoramica su come l'IA ci viene – e verrà – in aiuto in ambito sanitario. Di Mauro Di Maulo.

[dropcap3]Q[/dropcap3]uello della Sanità, come stiamo tutti purtroppo sperimentando, è sicuramente il sistema sociale più rilevante per la nostra specie, quello più strategico e cruciale.
A maggior ragione in questa terribile contingenza che stiamo affrontando, dunque, è cruciale essere consapevoli del fatto che, proprio in questo settore, l’innovazione tecnologica ha fatto in questi ultimi anni passi da gigante.
Questo, grazie anche alla cosiddetta Macchina e ai suoi indubbi vantaggi, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Non a caso, di questo tema (in particolare della robotica), se ne è ampiamente dibattuto verso fine Marzo in un editoriale pubblicato su Science, in cui un pool di esperti internazionali (tra cui Paolo Dario) si sofferma su come la robotica potrà contribuire a combattere le epidemie.
E che ne abbiamo davvero bisogno, di questo aiuto extra, è oggi più che mai evidente non solo per l’attuale situazione che stiamo vivendo a livello globale, ma anche a causa della presenza di altri punti di possibili crisi – attuali e future – che si potrebbero anche saldare al tema pandemico.

Tra questi, la forbice esistente – a livello globale – tra situazioni sanitarie emergenziali legate a situazioni diffusissime di povertà (tali per cui malattie considerate sconfitte in alcune aree mietono altrove numerosissime vittime) e, al contrario, stili di vita eccessivamente “opulenti” capaci di condurre a vere e proprie patologie, quali ad esempio l’obesità o certi tipi di diabete.
[bctt tweet=”Grazie all’innovazione tecnologica anche l’Uomo può combattere ad armi meno impari la battaglia con le malattie, la loro diffusione e la loro possibile cura. ” username=”MapsGroup”]
Diventa allora chiaro che questo sforzo di benessere appare un po’ come la lotta di Davide contro Golia, dove il gigante sembra per certi versi davvero imbattibile, anche perché capace (lui) di evoluzioni imprevedibili anche tra una specie e un’altra.
Ecco dunque che le “Macchine” ci vengono già in soccorso oggi, senza dover attendere scenari futuri o futuristici.
Non che il tema delle emergenze della salute fosse ignorato, a livello globale, anche prima di questa pandemia: la stessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, già alcuni mesi fa, aveva lanciato una consultazione pubblica per:

“definire la strategia futura per la lotta al cancro” in cui è previsto che ICT e Intelligenza Artificiale lavorino insieme per combattere il cancro nella Unione Europea: “la tecnologia può essere un salvavita per migliaia di persone. Sappiamo, ad esempio, che l’uso dell’intelligenza artificiale può migliorare significativamente la precisione della diagnosi precoce”.

Per questo, aveva aggiunto la Presidente,

“Abbiamo bisogno di un’infrastruttura di dati sanitari, così come di tecnologie di intelligenza artificiale, per facilitare il collegamento tra ricerca, diagnosi e cura”.

Mai parole furono più anticipatorie. Si tratta, ora, di passare dalle parole ai fatti.

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[/sf_iconbox]Avanti a 360°

I passi fatti in avanti sono già molti, e attuali. In questo articolo di Wired, ad esempio, si raccolgono una serie di “strumenti” davvero innovativi e sorprendenti.
L’articolo, infatti, ci dice innanzitutto come

“(…) da una prevenzione puntuale a una diagnosi più rapida e precisa, combinando dati e monitorando in tempo reale. L’AI sta già cambiando il nostro modo di curarci, ecco cosa ci aspetta nel futuro imminente”.

E se è di dominio comune come l’intelligenza artificiale sia già oggi in grado di combattere come un instancabile alleato al fianco di noi Umani in molti settori:

“L’intelligenza artificiale è brava quanto i medici in carne e ossa nel diagnosticare un melanoma, e in certi casi può arrivare a battere l’uomo.
Secondo uno studio pubblicato su ‘Lancet Oncology’ – presentato al 24° Congresso mondiale di dermatologia di Milano (Wcd2019) da Susana Puig dell’Hospital Clínic di Barcelona – l’Ai è infatti più efficace rispetto ai singoli esperti nell’identificare una lesione riconducibile al più temuto tumore dalla pelle”.

un posto di tutto rilievo lo riveste proprio la diagnostica per immagini:

“Nelle apparecchiature digitali per la sanità, l’ultima generazione di scanner per imaging a risonanza magnetica (Mri, magnetic resonance imaging) utilizza l’intelligenza artificiale con il doppio vantaggio di ricostruire più rapidamente le immagini e di velocizzare le analisi per arrivare a diagnosi ancora più precoci.
E, dunque, ridurre i ritardi nelle cure, a tutto beneficio dei pazienti e delle performance degli ospedali che investono in questi macchinari di nuova generazione”.

Non solo: come questo articolo illustra, i Big Data e l’Intelligenza Artificiale possono lavorare insieme da un punto di vista preventivo in termini ad esempio di contagio, con evidente sollievo proprio per la componente produttiva e quindi economica di una collettività colpita da esempio da una epidemia.

Non bastasse questo, a chi venisse il timore che si tratti di innovazioni onerose dal punto di vista economico (problema oggi davvero enorme, vista la crisi che si abbatterà nelle nostre società in conseguenza alla pandemia) ecco che due rapporti – riportati da Wired – ci raccontano il contrario:

“Un articolo di ricerca di Accenture ha scoperto che le applicazioni cliniche chiave dell’AI sanitaria possono potenzialmente creare 150 miliardi di dollari di risparmi annuali per l’economia sanitaria statunitense entro il 2026″

mentre

“un altro rapporto di Tractica ha rilevato che il mercato sanitario dell’AI varrà 34 miliardi di dollari entro il 2025″.

Là dove la potenziale interoperabilità Uomo-Macchina e Macchina-Uomo fa il suo dovere anche in Sanità, dunque, non c’è Golia che possa stare sereno, anche perché Lei, l’Intelligenza Artificiale, sta già guardando oltre, verso ben altri traguardi…
Dove? Verso la biologia medica, ad esempio, in cui (sebbene siamo ancora agli esordi):

“Una tecnica di intelligenza artificiale fornisce un potente strumento per il rilevamento e la classificazione dei dati biologici, e per lo sviluppo di modelli predittivi nel settore biomedico e in quello farmaceutico.
Ma, prima di poterla usare in modo esteso, i ricercatori devono vincere alcune sfide”.

O, ancora, nella farmacologia, in cui è al via il test sul primo farmaco creato dall’intelligenza artificiale:

“Una volta sperimentata, la molecola combatterà il disturbo ossessivo compulsivo. Ultimata in soli dodici mesi una fase che di norma richiede fino a cinque anni di lavoro”.

E se le risorse risparmiate in inutili ridondanze (sia diagnostiche che cliniche) saranno messe a (buon) frutto nell’investire in tecnologie sempre più inter-operabili – capaci cioè di far dialogare tra loro settori differenti della medicina, assieme a tecnici e specialisti di vari campi – è davvero probabile che il nostro Davide si trovi in mano alcune armi letali anche per il più temibile dei nemici in ambito medico.
(Questo, d’altra parte, è quello in cui tutti confidiamo soprattutto ora, alla ricerca come siamo di cure efficaci e di vaccini anti-pandemia.)
Con questo auspicio, dunque – e dopo questa panoramica certo non esaustiva, ma almeno in parte significativa sullo stato delle cose rispetto al rapporto Uomo-Macchina in ambito sanitario – vi do’ appuntamento ai miei prossimi due articoli.
Parleremo di un rapporto molto più stretto che si può stringere tra l’Uomo e la Macchina, ovvero quello che mette in relazione strutturale Paziente, Medico, Dati e Device medico-sanitari.
Questo, grazie anche all’ausilio della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale” (Maggio 2019).

Alla prossima, Mauro Di Maulo.

 


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6MEMES TRENDS Digital Healthcare Design – il valore dell'accoglienza nel percorso di cura. White Paper

White Paper "Healthcare Design: Il valore dell’accoglienza nel percorso di cura". A cura di Mauro Di Maulo.

[dropcap3]I[/dropcap3]n un periodo in cui la sanità sta facendo indubbi passi avanti, questo White Paper a cura di Mauro Di Maulo cerca di unire tra loro due differenti “sponde” concettuali e pratiche nell’ambito della cura della persona e della sua salute, quello dei dati e delle informazioni in ambito clinico e medico e quello della “cura” e accompagnamento del paziente nel suo percorso di cura. Questo, attraverso riflessioni ed esempi di “quotidianità” capaci di calare nella concretezza di tutti i giorni argomenti che, diversamente, possono sembrare lontani e astratti.
 
Di seguito l’indice dell’elaborato:

Introduzione

01 – Percorsi innovativi di accoglienza e cura in una sanità capace di andare incontro alle persone.

02 – Patient Journey e servizi sanitari: approccio data driven.

03 – Erogazione di servizi sanitari e innovazione:
dalla parte del Paziente.

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Buona lettura!


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Erogazione di servizi sanitari e innovazione: dalla parte del Paziente. Di Mauro Di Maulo.

[sf_iconbox image=”ss-like” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]I vantaggi del modello “Patient Journey”.

Nei primi due articoli di questa rubrica abbiamo parlato di dati e informazioni in ambito sanitario.
Vorrei ora passare a un altro tassello di questa relazione cruciale tra il “paziente” e l’Ente erogatore di servizi clinici: il rapporto umano “mediato” dall’uso – rispettoso, appropriato e pertinente – dei vari dispositivi, all’interno di quello che viene comunemente chiamato rapporto uomo-macchina.
Nel caso di servizi clinici, sanitari e medici, infatti, l’attenzione da mettere nella relazione è massima: questi dispositivi divengono un vero e proprio luogo di incontro tra gli aspetti più innovativi della medicina (e della cura) e il nostro corpo, assunto non solo nei suoi aspetti fisici e concreti, ma anche percettivi, relazionali e psicologici.
[bctt tweet=”Nel caso di servizi clinici, sanitari e medici l’attenzione da mettere nella relazione è massima: questi dispositivi divengono un vero e proprio luogo di incontro tra gli aspetti più innovativi della medicina e il nostro corpo.” username=”MapsGroup”]
Quel che mi preme dunque sottolineare è di conseguenza il necessario focus sulla persona che – attraverso l’utilizzo di adeguati dispositivi capaci di seguire in maniera competente e pertinente i cosiddetti modelli “Patient Journey” – può accedere a molteplici vantaggi di tipo innanzitutto comunicativo, tra cui:

  • il soddisfacimento dei suoi bisogni di “paziente” nel minor tempo possibile;
  • il miglioramento della qualità delle interazioni con l’Ente e i vari operatori;
  • l’individuazione mirata e precipua dei suoi bisogni e delle problematiche che dovesse incontrare nell’interazione;
  • la rappresentazione – anche visiva, e dunque più immediatamente comprensibile – dei possibili percorsi per tipologia di servizio;
  • l’utilizzo, in itinere, di punti di contatto “Touch Point”, che possono essere sia digitali che in presenza di operatori, e che consentono una migliore interazione con l’organizzazione sanitaria;
  • l’incremento – attraverso il supporto delle migliori tecnologie – della modalità self-service là dove l’interazione diretta con l’Ente sia non necessaria, ma anzi sia ridondante.

 

[sf_iconbox image=”ss-check” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]L’accoglienza messa a “sistema”: non un’utopia, ma una concreta possibilità

Questi diversi punti di contatto rappresentano in sintesi le varie fasi di un processo di accoglienza nella struttura che coinvolge in maniera sistematica tutti gli attori dell’organizzazione sanitaria, dagli operatori del banco informazioni a quelli di sportello e amministrativi, dal capo sala al Medico e così via, senza tuttavia “interferire” in nessuno degli aspetti di clinica e cura vera e propria.
E tuttavia, una messa a sistema efficiente del sistema di accoglienza e presa in carico del paziente, si riverbera non solo in una maggiore efficacia ed efficienza degli aspetti collegati alla Direzione Generale dell’Ente, ma anche in un risparmio di istanze burocratiche che finiscono per riguardare anche gli operatori sanitari e i Medici, risparmiando loro tempo da iterazioni inutili così da liberarlo in favore di quello dedicato al paziente e alla sua cura.
Queste considerazioni – riferite in particolar modo al nostro paese – in cui possiamo vantare posizione assolutamente d’eccellenza rispetto alla qualità delle pratiche di diagnosi e cura medica – sono invece cruciali per quanto riguarda gli iter burocratici di accesso alle stesse.
È infatti purtroppo innegabile che siamo ancora indietro rispetto agli standard più elevati non solo negli aspetti della riorganizzazione dei percorsi di accoglienza, ma anche in tutti gli investimenti fatti da questo settore nell’ICT (Information and Communications Technology).
Detto questo, è evidente che, da solo, un investimento maggiore in questo ambito non sarebbe decisivo: la relazione tra Ente e Paziente per un ottimale accesso ai servizi sanitari è indubitabilmente assai più complesso.
Per questo, occorre contestualmente progettare e mettere in campo nuovi modelli organizzativi, proprio a partire da un utilizzo ottimale dei dati informativi disponibili, da una riorganizzazione della logistica che tenga conto ad esempio della quantità di accessi e così via.
[bctt tweet=”Per innovare,  anche nella Sanità, occorre  progettare e mettere in campo nuovi modelli organizzativi a partire da un utilizzo ottimale dei dati informativi disponibili e da una riorganizzazione della logistica.” username=”MapsGroup”]
Il fine ultimo è quello di utilizzare le tecnologie digitali di ultima generazione come avviene del resto in altri settori quali il retail, la grande distribuzione, i trasporti etc, come abbiamo visto insieme nei precedenti articoli.
Un’ultima annotazione: anche ripensare agli spazi e ai percorsi “fisici” di accesso alla cura può rivelarsi, da qui in avanti, una strategia vincente.
Gli arredi, gli itinerari, l’illuminazione stessa degli spazi e il loro allestimento hanno un impatto innanzitutto percettivo (ma anche comunicativo) che non va assolutamente sottovalutato.
Gli stessi spazi fisici all’interno delle strutture sanitarie, infatti, tenderanno nel tempo a modificarsi. Pensiamo ad esempio ad alcune attrezzature che utilizzano le nanotecnologie e a come queste stanno sempre più riducendo gli ingombri delle sale che le ospitano, e a come la robotica entrerà in maniera massiccia anche nelle realtà ospedaliere…
La nostra nuova sfida – in qualità di architetti digitali della sanità – è dunque proprio questa, esattamente come accade nella progettazione e nella realizzazione di un nuovo quartiere o un nuovo complesso abitativo: utilizzare i dati raccolti e, grazie a modelli di simulazione e predizione dei vari scenari possibili, ideare nuovi design, immaginare nuovi servizi e innovare la sanità modellandola sempre più a misura d’Uomo, sia esso un Paziente che un Operatore o anche un Medico.

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Per saperne di più sul modello “Patient Journey”

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6MEMES TRENDS Digital Healthcare Design – il valore dell'accoglienza nel percorso di cura.

Patient Journey ed erogazione dei servizi sanitari: approccio data driven. Andata e ritorno delle informazioni di valore nella cura del paziente.

[dropcap3]N[/dropcap3]el primo articolo-intervista di questa rubrica abbiamo visto come un approccio corretto verso i dati e le informazioni “in entrata” dei pazienti in ambito sanitario sia cruciale per garantire un supporto reale, efficiente e personalizzato alle persone che entrano in contatto con l’ambiente medico-sanitario lungo tutta la durata del loro percorso di cura.
Vorrei ora soffermarmi su un punto specifico di questo percorso, quello dell’erogazione dei servizi “in uscita” forniti al pubblico da parte delle organizzazioni preposte.
Per un approccio più intuitivo alla questione, quello che propongo è un parallelo con un settore diverso da quello della sanità: quello relativo ai viaggi e in particolare al trasporto aereo.
[bctt tweet=”Ormai cruciale, in ambito sanitario, è la messa a sistema di una stretta relazione tra i dati e le informazioni dell’utente in ingresso e quelle in uscita, passando per il loro utilizzo pertinente e strutturato.” username=”MapsGroup”]
Questo, allo scopo di valutare in maniera più semplice e immediata cosa potrebbe rappresentare – a livello di incremento dell’efficienza e di riduzione degli sprechi – la messa a sistema di una stretta relazione tra i dati e le informazioni dell’utente in ingresso e quelle, appunto, in uscita, passando per il loro utilizzo pertinente e strutturato.
Andiamo quindi ora al nostro esempio, ambientato in… Aeroporto. Proviamo a immaginare l’inutile disagio che dovremmo affrontare se, per prenotare un volo, ci fosse chiesto, nell’ordine, di:

  • recarci di persona in un’agenzia di viaggio per avviare la “pratica”,
  • prenotare e pagare in largo anticipo il biglietto,
  • recarci direttamente ai banchi dell’Aeroporto per confermare la prenotazione.

Come se non bastasse immaginiamo che – una volta arrivato il fatidico giorno del volo – ci venisse chiesto di portare al banco i bagagli senza:

  • il tracking attraverso codice a barre,
  • il controllo automatico e telematico del passaporto,
  • il self check-in.

Il tutto senza avere avuto prima le necessarie informazioni sulle partenze e gli arrivi (oppure sui ritardi dei voli) attraverso i tabelloni delle sale d‘attesa…
Ecco: basta immergersi per un istante in un tale sistema di prenotazione ed erogazione di servizi (seppure in un’area differente da quella sanitaria) che ciascuno percepisce immediatamente l’irrazionalità di tali procedure, quelle stesse che sono invece, nel settore sanitario, una prassi ordinaria e quotidiana, come ognuno ha probabilmente sperimentato.
Ma proviamo ad andare oltre al disagio personale del singolo cittadino e ragioniamo invece in un’ottica di efficienza dal punto di vista dell’ente erogatore.
Immaginiamo, sempre nel caso di un Aeroporto, che tali procedure per la prenotazione del volo e dell’imbarco non fossero doverosamente integrate e automatizzate, e moltiplichiamo il disagio conseguente per il numero di voli, passeggeri, mezzi e operatori tecnici coinvolti ogni ora per ogni giorno dell’anno…
Riuscite a farvi un’idea dei costi (insostenibili) di tali ridondanti procedure, e di come non solo lieviterebbero i costi dei biglietti aerei, ma di quanto dovrebbero diminuire di conseguenza i voli disponibili, nell’impossibilità di gestire l’attuale elevatissima disponibilità di collegamenti?
Bene! Credo che ogni ulteriore commento su questo tema specifico sarebbe superfluo.
[bctt tweet=”Anche la sanità sta muovendo i primi passi in un processo di digitalizzazione  che è inevitabilmente articolato, a causa della complessità dei processi e dell’attenzione che si deve mettere in campo nel gestire un tema tanto sensibile.” username=”MapsGroup”]
Ma l’esempio dell’Aeroporto ci fa comprendere in maniera rappresentativa come l’integrazione tra la richiesta iniziale di un servizio e la sua erogazione finale sia un processo potenzialmente critico, se non opportunamente gestito.
E mette in piena luce la comparazione che ognuno può fare con esperienze analoghe (e, ahimè, ancora attuali) che ciascuno vive in ambito medico e sanitario in molte delle strutture di cui ha conoscenza diretta.
Ora, rispetto a questo esempio, fortunatamente anche la sanità sta muovendo i primi passi in un processo che è inevitabilmente molto articolato, a causa della complessità dei processi di accoglienza e della massima attenzione che si deve mettere in campo nel gestire un tema tanto sensibile come quello della salute rispetto, ad esempio, a quello dei trasporti aerei.
E tuttavia possiamo già capire come gli auspicati processi di innovazione digitale potranno portare vantaggi inimmaginabili dal punto di vista dell’efficienza nell’erogazione dei servizi.
Questo, perché lo scenario di innovazione non si ferma a termini meramente “numerici”. Più in generale, infatti, la messa in opera di un adeguato sistema di gestione delle informazioni in ambito sanitario consente di attingere a una serie di valori irrinunciabili, una volta messi a fuoco.
Facciamo riferimento a due aree distinte di valori.

I primi li chiameremo, per semplificazione, “valori intangibili” e sono quelli che portano a una riduzione dei possibili sentimenti negativi (preoccupazione, stress, senso di precarietà e incertezza) che spesso si accompagnano lungo i percorsi di diagnosi e cura cui dobbiamo sottoporci.
Là dove si trovano migliori condizioni di efficienza e organizzazione, i valori intangibili di tranquillità, sicurezza e senso di accudimento, si traducono infatti in termini immediati di maggior benessere e fiducia. E questo vale non solo per i pazienti e i cittadini, ma anche per i Medici e gli operatori sanitari, concorrendo in maniera determinante a migliorare la rispettiva l’interazione e ad offrire la migliore scelta possibile nell’erogazione dei servizi sanitari.
I secondi, seguendo il medesimo schema, li chiameremo “valori tangibili”e sono quelli misurabili in termini quantitativi rispetto ai risparmi nei costi di erogazione dei servizi sanitari, risparmi che sono davvero consistenti e che – essendo riduzione di sprechi – si riverberano in un vantaggio economico e produttivo sia per l’ente che per i cittadini, e dunque per l’intera comunità.

Vediamo ora insieme un esempio dei vantaggi “intangibili” applicati a un evento all’apparenza banale: il fatto stesso di recarsi in una struttura ospedaliera.
Inutile sottolinearlo, credo: quante volte ognuno di noi, cercando di orientarsi all’interno di una di queste strutture – spesso molto grandi, articolate in più piani e in diversi reparti – ha provato una sensazione innanzitutto di smarrimento?
[bctt tweet=”Lo scenario di innovazione in ambito sanitario non si ferma a termini meramente numerici. La messa in opera di un adeguato sistema di gestione delle informazioni consente di attingere a una serie di valori irrinunciabili.” username=”MapsGroup”]
Chi non ha sperimentato sulla propria pelle il disagio di non sapere da che parte andare per recarsi allo sportello – piuttosto che al banco d’accettazione o all’ambulatorio del Caposala – e poter adempiere a una serie di interminabili pratiche amministrative, il tutto prima di raggiungere (finalmente) la propria Sala di attesa, senza tuttavia avere la minima idea del tempo che si dovrà ancora attendere prima di essere chiamati?
La percezione rispetto a tali esperienze è, inutile negarlo, estremamente sgradevole: il senso di frustrazione provato è direttamente proporzionale alla sensazione di essere abbandonati a se stessi… Come se non bastasse, è probabile che una sottile sensazione di inefficienza e precarietà inizia ad insinuarsi sotto pelle, minando fin dall’esordio la nostra fiducia verso la prestazione che attendiamo di ricevere.
Eppure – come abbiamo visto nel caso dell’imbarco in Aeroporto – la maggior parte di tali trafile sarebbe ampiamente evitabile.
Il che ci porta a parlare dei modelli di “customer-journey”, in cui le modalità di relazione tra utente e servizio passano proprio attraverso il ridisegno e la riorganizzazione dei punti di contatto tra gli stessi nonché attraverso la completa integrazione di tutte le informazioni disponibili in “entrata” e in “uscita”.
Come? Ad esempio attraverso l’utilizzo e la messa in opera delle tecnologie digitali cosiddette “touch point” che assistono le persone attraverso percorsi di orientamento ed erogazione di informazioni di tipo “self service”.
Tali tecnologie, infatti, disponendo di una perfetta rappresentazione delle mappe dei locali in cui vengono insediati – e facendo un uso appropriato delle diverse informazioni necessarie, rese accessibili attraverso i vari sistemi informatici coinvolti – sono in grado di affiancare e assistere i cittadini-pazienti già dal momento del loro ingresso nella struttura.
Grazie a tali sistemi, ad esempio, non è necessario attivarsi direttamente per orientarsi: già dal momento dell’entrata, infatti – attraverso un’App sul proprio dispositivo mobile e grazie a monitor e strumenti di segnaletica digitale – ogni visitatore-paziente viene immediatamente riconosciuto e indirizzato al punto d’accoglienza a lui necessario, tecnicamente chiamato “Kiosk Self-service.”
Una volta raggiunto il punto informativo digitale, il paziente potrà quindi, con poche e semplici interazioni con il sistema stesso:

  • essere riconosciuto nel pieno rispetto del propria privacy,
  • pagare direttamente la prestazione (nel caso sia necessario),
  • essere infine orientato verso la propria Sala d‘aspetto.

Questo, attraverso l’emissione di un “ticket d’accodamento intelligente” contenente tutte le informazioni necessarie.
[bctt tweet=”Molto utile, in ambito sanitario, è l’utilizzo e la messa in opera delle tecnologie digitali cosiddette touch point che assistono le persone attraverso percorsi di orientamento ed erogazione di informazioni di tipo self service.” username=”MapsGroup”]
Una volta raggiunta la Sala d’attesa lo attenderà un monitor informativo contenente tutti gli orari e la relativa previsione dei tempi necessari a ricevere la propria prestazione, così che potrà attendere tranquillamente il proprio turno oppure – se i tempi lo consentono – di accedere nel frattempo ai servizi di ristoro offerti (come la macchinetta del caffè, l’erogatore di bibite, merendine etc.) o, ancora, di usufruire di servizi di intrattenimento digitale.
La chiamata del Medico o dell’Operatore sanitario avverrà infine attraverso il proprio device (nel caso si sia optato per tale opzione) oppure attraverso i tabelloni informativi. In questo caso lo stile comunicativo sarà il medesimo, appunto, della chiamata “on boarding” tipica dell’Aeroporto, e tutto avverrà in maniera semplice e fluida, evitando inutili preoccupazioni e stress intermedi.
Ecco: basta questo esempio, solo all’apparenza banale, per capire immediatamente i vantaggi di tali soluzioni, vantaggi che abbiamo chiamato per convenzione “intangibili, ma che in realtà impattano moltissimo nel nostro vissuto e stato d’animo durante il percorso di cura e che – nello stesso tempo – appesantiscono il personale medico e sanitario con incombenze non pertinenti alla loro professione.
Il raggiungimento di questi importanti obiettivi è reso possibile attraverso l’adozione del cosiddetto “patient journey”, capace da un lato di unire le informazioni e i punti di contatto tra il paziente e la struttura sanitaria, e dall’altro di sollevare il personale dell’ente da incombenze e adempimenti burocratici ridondanti, consentendogli di dedicare il suo tempo e la sua attenzione al paziente, anzi, alla persona che ha davanti.
Vedremo insieme nel prossimo articolo di entrare nel dettaglio di un altro “valore intangibile”: il rapporto – fondante e fondamentale – tra Medico e Paziente. Scopriremo insieme come, anche da questo punto di vista, il margine di miglioramento attraverso l’innovazione digitale è alto, consentendo di liberare importanti energie e risorse. Stay tuned!


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Digital Healthcare Design – il valore dell'accoglienza nel percorso di cura.

Digital Healthcare Design – il valore dell'accoglienza nel percorso di cura. Intervista a Mauro Di Maulo.

Come “disegnare” percorsi innovativi di accoglienza e cura in una sanità capace di andare incontro alle persone, siano esse pazienti o medici, dirigenti od operatori sanitari.

Nelle rubriche #6MEMES dedicate al tema della salute ci siamo soffermati molte volte sui risvolti sociali e culturali che si trovano sia a monte che a valle del processo di condivisione delle informazioni, credenze e pratiche di uso comune, che riguardano il cosiddetto ben-essere in ambito individuale e collettivo, sia privato che pubblico.

In altre sezioni del blog, quelle legate ai Big Data nel comparto sanitario, abbiamo centrato il focus sulle pratiche di condivisione di altri tipi di informazioni tecniche, ovvero quelle cliniche e mediche, strategiche e operative nei settori legati alla Sanità, finalizzate a rendere più efficienti e appropriati i percorsi di diagnosi e terapia dei pazienti a partire dai sistemi complessi (Ospedali, AUSL etc.) in cui vengono accolti e seguiti nel loro percorso di cura.

Entrambi questi campi di approfondimento rischiano però – se non calati nella concretezza di una quotidianità in cui ciascuno si può riconoscere – di far parte di un set di conversazioni sì interessanti (e magari anche fruttuose e perfino strategiche) ma che, restando in un ambito astratto, possono risultare in parte opache piuttosto che immediatamente percepibili nel loro valore.

Unire queste due differenti “sponde” concettuali e pratiche nell’ambito della cura della persona e della sua salute, è l’obiettivo di questa nuova rubrica, “Digital Healthcare Design – il valore dell’accoglienza nel percorso di cura” a cura di Mauro Di Maulo, che ci accompagna in un percorso interessante e competente all’interno della relazione complessa tra paziente, medico e organizzazione sanitaria. Natalia Robusti lo intervista per conto di 6MEMES.


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[/sf_iconbox]Intervista a Mauro Di Maulo, il nuovo autore di 6MEMES.

Bentrovato su 6MEMES, Mauro, e grazie per aver accettato di far parte del nostro team di autori. Come prima cosa vorrei mettere l’accento sui due differenti ambiti in cui lavora l’organizzazione in cui operi: quello chiamato Patient Journey solution e l’altro, Data Driven Governance.

Se infatti il primo è legato più direttamente al percorso di accoglienza e accompagnamento del paziente nelle varie strutture sanitarie con cui si interfaccia, l’altro si occupa della raccolta, dell’analisi e della trasformazione dei dati anche non strutturati raccolti in questo percorso, destinati ad essere poi tradotti in informazioni strutturate a valenza strategica, anche a livello di governance, in ambito sanitario.

Ne deduco che – in un momento in cui si parla molto (non solo a livello politico ed economico, ma anche culturale e sociale) del valore di un sistema sanitario efficace all’interno di una comunità di tipo avanzato – avere un punto di vista privilegiato in entrambe queste aree può essere una grande opportunità, in primo luogo di conoscenza ed esperienza. Confermi questa riflessione?

Grazie anche da parte mia 6MEMES per l’ospitalità e… per l’accoglienza 🙂
Rispondo alla domanda con un sì convinto, e voglio introdurre subito un concetto importante sul valore innovativo generato proprio dal legame tra i due ambiti di cui hai parlato: offrire supporti tecnologici e di re-design ai processi organizzativi di una struttura sanitaria le consente di evolvere verso un’ottica di Data-driven Company in primo luogo “sostenibile”, in grado cioè di meglio gestire le varie relazioni tra struttura, medici, operatori e pazienti in un’ottica di servizi erogati a misura d’uomo.
L’utilizzo di tecnologie e approcci innovativi, infatti, non deve mai puntare all’automatizzazione degli stessi, ma piuttosto a liberare energie e risorse ridondanti (ad esempio burocratiche, o inappropriate) per concentrare tutta l’attività sul processo di relazione e cura.
Disambiguare questo punto è cruciale. Come tutti sappiamo, infatti, stiamo assistendo negli ultimi anni a un incremento della longevità della popolazione dovuto a tanti fattori: dalla maggiore attenzione all’alimentazione e agli stili di vita sino ai progressi indubitabili della medicina e della prevenzione.
Questo trend, anche se molto positivo in generale, porterà tuttavia con sé un incremento sempre maggiore della richiesta di Sanità a tutti i livelli che – alle attuali condizioni di costi di erogazione – non è e soprattutto non sarà sostenibile. Occorreranno dunque fortissimi investimenti in nuove tecnologie di cura più efficienti, accompagnati a nuove assunzioni di molte figure professionali adeguatamente formate, quali medici e personale infermieristico-assistenziale.

Credo che tu stia toccando in effetti un punto nevralgico.
Dal tuo punto di vista “privilegiato”, che guarda in prospettiva all’evolversi delle attuali dinamiche organizzative nel comparto sanitario, quali sono i punti – già a breve – che consideri più qualificanti?

Uno dei fattori critici di questa profonda trasformazione in atto nella Sanità sta nell’attuale e frequente organizzazione di tipo gerarchico, che mal si adatta alla flessibilità necessaria.
Occorre invece che le istituzioni della Sanità pubblica e gli imprenditori della Sanità privata riescano, loro, a raggiungere il cittadino, e non il contrario, come accade per lo più adesso. Se dovessi usare una parola d’ordine direi: de-materializzare a tutti i livelli.
In pratica, occorre individuare le motivazioni del Paziente, i suoi bisogni e i problemi che incontra già nella fase della sua interazione nell’accesso ai servizi sanitari, in maniera che questo processo si svolga nel modo più efficiente possibile e con un minor dispiego di energie rispetto alle pratiche attuali grazie alle possibilità che oggi ci consegnano le innovazioni tecnologiche.
Questi costi di tipo burocratico, infatti, sono oggi troppo elevati, così che incidono molto nel conto economico più generale della Sanità.
Trovare quindi soluzioni efficienti in questo ambito anche ad esempio in relazione alla raccolta dei vari dati dei cittadini-pazienti in ingresso alla struttura e durante la loro permanenza – libererebbe tantissime risorse (economiche, ma non solo) così da poterle impiegare a vantaggio sia del cittadino-paziente che dei cittadini-operatori sanitari.

Quello di cui parli si potrebbe descrivere come un approccio di tipo olistico? E se è così, in che relazione sono tra loro il processo di raccolta e organizzazione dei dati riferiti al paziente in entrata e l’erogazione di servizi per il suo benessere in uscita?

Un approccio di questo tipo è senz’altro, come suggerisci, di tipo olistico: sancisce infatti la necessità di intervenire nell’ambito del processo di cura attraverso diversi piani che possiamo definire paralleli, ma che sono accomunati da un’unica finalità: conseguire un reale e totalizzante stato di benessere. Al centro di tutta l’organizzazione sanitaria deve infatti sempre essere il malato, e non la patologia che lo riguarda.
In questo senso, i famosi “dati” possono essere una vera e propria miniera di elementi allo stato grezzo che – se opportunamente elaborati – sono in grado di snellire ed efficientare tutto il processo di cura, dal paziente al medico, dalla struttura agli operatori sanitari.
All’interno dell’organizzazione ospedaliera viene infatti generata ogni giorno una quantità enorme di dati e informazioni (all’apparenza anche irrilevanti) che afferiscono a tutte le fasi dei processi di interazione tra i vari soggetti coinvolti.
Questi dati fanno riferimento sia ad aspetti di identificazione del paziente (raccolti per ovvi motivi di sicurezza) sia a percorsi clinici e/o amministrativi. Ognuna di queste informazioni è fondamentale per il corretto svolgimento del percorso di cura del paziente sia a livello logistico che sanitario.
Ne consegue che una loro mancata organizzazione e adeguata integrazione porta a percorsi non solo estremamente complessi da gestire, ma anche in-efficienti sia dal punto di vista organizzativo della struttura erogante che del tempo perso dal cittadino-paziente.
Si pensi ad esempio al ciclo di prenotazione di una visita che, in molte strutture sanitarie, richiede di passare ben tre volte per completare l’iter, tra richiesta di prenotazione, visita e vera e propria e ritiro del referto.
Un altro caso è ad esempio la procedura di accettazione/accreditamento e smistamento nelle sale di attesa dei medici per la gestione della presa in carico del paziente sino al pagamento della prestazione.
Per non parlare di percorsi diagnostici assistenziali o terapeutici quali day-hospital, pre-ricoveri, pronto soccorso etc., dove le stesse interazioni tra il personale sanitario e i medici devono avvenire in aree anche distanti tra loro…La maggior parte di queste azioni non riguarda affatto il percorso di cura in sé, ma solo una serie di procedure – burocratiche quanto indispensabili – necessarie alla sua erogazione.
Procedure facilmente “baipassabili” se effettuate attraverso idonei strumenti e percorsi adeguatamente progettati e infine digitalizzati.

Il punto cruciale di tutta la “filiera” sembra davvero essere quello di cui parlavi all’inizio: la dematerializzazione. Come è – da questo punto di vista e secondo la tua esperienza sul campo – l’attuale stato dell’arte in merito ai dati raccolti dalle organizzazioni sanitarie?

Sembra banale da dirsi, ma non lo è affatto: la dematerializzazione e la digitalizzazione possono risolvere in maniera sistematica ed efficiente ciascuno di questi passaggi “ridondanti”, ma questo può avvenire solo attraverso la realizzazione di sistemi aperti e interoperabili capaci di generare un’ampia condivisione di dati (strutturati e non strutturati) da rendere disponibili, una volta “normalizzati”, a chi sviluppa soluzioni digitali.
Solo attraverso questo percorso di condivisione si possono creare quelle condizioni “fertili” per individuare, all’interno di un sistema sanitario, il profilo unico e specifico di ciascun paziente, e quindi comprendere meglio i suoi reali bisogni e necessità, siano di tipo puramente amministrativo (quali ad esempio l’identità, l’accesso al servizio sanitario o assicurativo, l’adeguamento del profilo alle attuali normative sulla privacy etc.) che di tipo clinico vero e proprio, come la selezione del tipo di prestazione, l’ora dell’appuntamento, il medico/specialista curante, il tipo di terapia da somministrare e così via…
In questo senso, il patrimonio informativo attuale – cioè la qualità dei dati disponibili per una eventuale gestione integrata e presa in carico del percorso di cura del paziente dematerializzata, altrimenti detto Patient Journey – varia tantissimo da Ente a Ente sia pubblico che privato.
Non a caso una delle attività più apprezzate in generale dai nostri “clienti” è proprio quella di offrire il nostro supporto nel creare – attraverso lo sviluppo di soluzioni software – le migliori condizioni possibili nell’aggregazione e nella valorizzazione del loro patrimonio informativo, così da rendere possibile la progettazione e lo sviluppo di un Patient Journey di tipo “data-driven“, ovvero collegato ai dati informativi di valore generati di mano in mano.
Ciononostante è purtroppo consuetudine che questi patrimoni informativi “in potenza”, chiamiamoli così, non siano valorizzati, ma invece siano male utilizzati, in assenza di adeguati investimenti. Questo, nonostante rappresentino un valore fondamentale: ovvero una montagna di dati utili, anzi, indispensabili, agli scopi di cui abbiamo parlato sino ad ora.
Non è un caso che le realtà più virtuose in questo settore così strategico siano quelle col miglior patrimonio informativo disponibile. Sono, di fatto, quelle che sono partite per prime nell’erogazione dei servizi digitali.
E proprio di questo ”stato dell’arte” vorrei parlare in questa rubrica del blog 6MEMES, così da dare il mio contributo – per quanto possibile – in un’ottica di condivisione aperta delle informazioni.
Il primo, prossimo articolo, non a caso, tratterà di esempi concreti in quest’ambito, e lo farà attraverso la stretta relazione dei dati in entrata e in uscita nel comparto della sanità.

Perfetto allora! Grazie, Mauro, per questa intervista introduttiva e… a presto nella tua nuova rubrica: Digital Healthcare Design – il valore dell’accoglienza del percorso di cura. Stay tuned, cari lettori di 6MEMES.


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[/sf_iconbox]ABOUT MAURO DI MAULO

Co- fondatore di Artexe S.p.a., società preminente in italia per la trasformazione digitale delle strutture sanitarie sul tema dell’accoglienza e della cura, si occupa da oltre vent‘anni anni di progettare, sviluppare e proporre al mercato soluzioni innovative in questo ambito.

Il suo è un approccio customer-centric, che parte dall’osservazione dei comportamenti dei cittadini-pazienti in relazione ai propri bisogni rispetto all’accesso ai servizi sanitari disponibili, sia nelle strutture pubbliche che private.

Dopo il recente ingresso di Artexe nel Gruppo Maps, è stato nominato membro del Consiglio d’Amministrazione.

Mauro Di Maulo


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