[dropcap3]I[/dropcap3]l 19 settembre del 1985, a 62 anni, Italo Calvino spense la sua luce, che continua ancora oggi a illuminarci.
A poca distanza dalla celebrazione dei trent’anni dalla sua scomparsa non potevamo dunque non ricordarlo, riconoscenti per i tanti capolavori che ci ha consegnato e per le capacità anticipatorie che hanno costantemente accompagnato le sue opere.
Tanto che i suoi testi e le sue “lezioni” ci mostrano ogni giorno di più un modo di concepire il mondo lucido e visionario insieme, capace di ricondurre il pensiero letterario e quello scientifico a un unico sistema di valori e relazioni.
E in parte era “scritto”: figlio di un agronomo e di una botanica, Calvino ha ereditato dai genitori la vocazione scientifica, di cui ha mantenuto il rigore del linguaggio e l’onestà intellettuale, applicandola nella sua vita di letterato alla più nobile tradizione umanistica dell’Occidente.
Intellettuale unico e per certi versi irripetibile del panorama culturale italiano, insieme a Pasolini e Sciascia, Calvino resta un maestro del Novecento per lucidità e rigore, un faro sempre acceso per chi si occupi di letteratura, scienza e comunicazione.
L’orizzonte culturale da lui esplorato è vasto e multiforme, e l’eredità lasciata alle nostre e future generazioni è proprio il suo sguardo originale e innovativo, che abbraccia la poesia e la tecnologia, la filosofia e la scienza, in una sintesi ardita e affascinante, che ha anticipato sui tempi lo sviluppo del pensiero contemporaneo.
L’attualità di Calvino consiste proprio in questa capacità di contaminazione, di molteplicità dello sguardo, di visione stratificata, che rende il mondo – e l’uomo che lo abita – un universo sempre più misterioso, oltre ogni scoperta ed evidenza.
Ecco perché “leggerezza”, “rapidità”, “esattezza”, “visibilità” e “molteplicità” – i memos delle sue memorabili “Lezioni Americane” – rappresentano ancora oggi un modo di analizzare e, perché no, condizionare il futuro, in quanto modalità d’azione perfettamente adatte a connettere esperienze tra di loro all’apparenza inconciliabili.
Non è un caso se l’ultimo concetto solo abbozzato prima di morire, quello della “coerenza”, avesse in origine il titolo openness, intesa come apertura, qualità necessaria a qualsiasi forma di relazione, tra uomo e uomo e tra uomo e mondo.
Il suo incommensurabile dono, di cui siamo tutti grati, è dunque questa rinnovata prospettiva, eterna per natura e potenzialmente rivelatrice del nostro destino: la capacità di mettere insieme ciò che non sembra destinato ad esserlo, come il “cristallo” e la “fiamma”, l’uno algido, perfetto e immutabile, l’altra mobile e scostante, impetuosa tanto da bruciare se stessa.
Come Calvino stesso ci ricorda nel capitolo dedicato all’esattezza: “Quel che mi interessa ora è la giustapposizione di queste due figure (…). Cristallo e fiamma, due forme di bellezza perfetta da cui lo sguardo non sa staccarsi, due modi di crescita nel tempo, di spesa della materia circostante, due simboli morali, due assoluti, due categorie per classificare fatti e idee e stili e sentimenti”.
Cosa possiamo aggiungere?
Lieve fino ad essere invisibile, ma vivido di una luce imperitura, Calvino continua a risistemare le pietre del ponte, affinché l’arco che lo sostiene regga nel tempo.
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[highlight]Per saperne di più[/highlight]
– Italo Calvino, Lezioni Americane. Sei proposte per il nuovo millenio. Milano, 1993.
– Ritratto di Italo Calvino a cura di Gerardo Lunatici.
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