Categorie
Data Mining

Data Mining: una palla di vetro al posto di montagne di dati

[dropcap3]U[/dropcap3]n tempo c’erano gli oracoli, i tarocchi, i riti scaramantici e le visionarie profezie di uomini e donne illuminati spesso da tragici destini.
Poi sono arrivate le teorie del gioco – che gioco tanto non è – e i loro dati statistici, che ci hanno insegnato come le probabilità possano divenire possibilità.
Oggi le carte che abbiamo in mano, in termini anche predittivi, sono ben altre, e derivano da cumuli e depositi di dati – espressi in testi, numeri, immagini e tutto ciò che è informazione allo stato puro – che, se giocati nel modo giusto, nei giusti tempi e con i passaggi opportuni, possono permetterci non solo di comprendere meglio il presente, ma di “predire” il futuro.
Di cosa stiamo parlando? Dei processi cosiddetti di “data mining”, ovvero di tutte quelle attività di scansione, analisi ed estrazione di dati per lo più insignificanti e irrilevanti attraverso delle griglie o dei percorsi interpretativi, che li contestualizzano e utilizzano secondo inediti e imprevisti percorsi di senso. Questi processi sono in grado, dopo tale lavorazione, di rappresentare vere e proprie proiezioni di dati nel futuro, con conseguenze non solo operative, ma anche riflessive ed auto-riflessive.
Ma cosa fanno di preciso questi processi di selezione dei dati? Come si muovono all’interno del trattamento cui sono sottoposti? Occorre innanzitutto partire da una capacità tutta umana, quella di porsi le giuste domande.
È l’interrogativo iniziale, infatti, che dà il via alla ricerca del campo d’azione, magari a sua volta ispirato dalla scoperta di una vera e propria “miniera” di dati, anche intercettata per caso.
Una volta compreso il tesoro potenziale che sta alla base di tale giacimento di dati, tutto è nelle mani del “data scientist”, ovvero quella figura professionale in grado di estrapolare valore concreto da una mole quasi inimmaginabile di informazioni del tutto prive di appeal e senso, per lo meno all’apparenza.
Che potrebbe ad esempio, all’interno di uno scenario inquietante come la mole di effrazioni denunciate in un determinato territorio, trattare, filtrare e associare tali dati in maniera proficua tra loro, rivelando in anticipo quali zone di una città saranno più probabilmente oggetto di tali spiacevoli attenzioni, e per quali tipologie di reato.
È il caso ad esempio di Transcrime, che “ha dimostrato come una parte dei furti in abitazione possa essere prevista partendo dall’analisi dei dati disponibili”.
Come è stato possible arrivare a questo risultato sorprendente? Rispondiamo a questa domanda con le parole dei relatori del progetto: “La ricerca – è stato osservato – ha da prima evidenziato caratteristiche e andamenti dei furti in abitazione in tutta Italia utilizzando i dati fino a dicembre 2014. Poi ha utilizzato un approccio innovativo per sviluppare un modello preventivo testato su tre città italiane (Milano, Roma e Bari) per dimostrare come pochi luoghi critici concentrino un numero considerevole di reati”.
Si tratta quindi di una capacità predittiva non trascurabile, capace di attingere le proprie radici in un’analisi del pregresso che si articola e riverbera in successive elaborazioni di Dati attraverso passaggi  complessi e articolati, in grado di “proiettare” tali inferenze in un contesto futuro, immaginandone i possibili scenari.
Caratteristiche, queste, comuni anche a Gzoom, l’innovativo sistema di analisi in grado di effettuare la medesima tipologia di inferenza su un tema altrettanto delicato: il potenziale corruttivo nascosto all’interno di un’organizzazione sottoposta a forti pressioni di questo tipo da parte del proprio contesto socio-economico.
Certo, tali “predizioni” non saranno mai sicure al 100%, e il margine d’errore esiste sempre. Anche gli oracoli più celebri, del resto, si esprimono spesso in profezie intellegibili.
Ma tutto ha inizio – e sempre lo avrà – dai medesimi, intramontabili interrogativi: Chi siamo? Da dove veniamo? E soprattutto: dove stiamo andando? La risposta, in questo caso, sarà… data!

Categorie
Sharing Knowledge

Dati in musica: da Federico II di Prussia detto “Il Grande” al grande Bach

[dropcap3]O[/dropcap3]gni scambio di informazioni tra un interlocutore e un altro ha in sé il germe della creatività. E’ infatti nell’intersezione tra le idee, i concetti e i valori degli attori di una comunicazione che si crea un nuovo, comune campo di relazione, azione ed esplorazione tra gli stessi, in parte conosciuto e in parte incontaminato, che inevitabilmente porterà ad altro da sé.
E se a dirla così sembra solo teoria, la pratica mostra in maniera inequivocabile come in ogni passaggio di informazioni – dal più banale al più complesso – ci sia un vero e proprio potenziale di conoscenza, la cui espressione più piena dipende dal destinatario cui questo sapere viene consegnato.
bach_caricatureGli effetti e le conseguenze di tale scambio non si limitano alla sfera intellettiva o culturale, ma si dispiegano in concrete modificazioni della realtà attraverso la produzione di nuove idee e progetti, opere e manufatti, invenzioni e opere d’arte.
A volte, tanto più distanti sembrano le esperienze e i background degli interlocutori presi singolarmente, tanto più interessanti sono le relazioni che si creano. Un esempio di come si possano raggiungere forme di conoscenza complesse a partire da un passaggio di informazioni tra due interlocutori non appartenenti al medesimo piano culturale riguarda la Musica, grazie all’inconsueto incontro tra due illustri signori avvenuto nel lontano 1747.
Il primo è Federico II di Prussia detto “Il Grande”, il secondo è l’altrettanto “grande” Johann Sebastian Bach. Quando i due si incontrarono, il re, che si dilettava di musica e composizione, sfidò Bach sul suo campo d’azione, consegnandogli un proprio tema musicale con la richiesta esplicita di realizzarne una “fuga” a sei voci obbligate.
Bach, non accontentandosi della consegna già in sé pretenziosa, si cimentò creando un’intera opera incrementata con un’ulteriore fuga a tre voci, dieci canoni e un “trio sonata” per flauto, violino e basso continuo.
friedrichIl risultato è ovviamente un’opera suggestiva e maestosa, il “Musikalische Opfer” (“Offerta musicale”), che Bach inviò a suo tempo al re con la seguente dedica: “Regis Iussu Cantio Et Reliquia Canonica Arte Resoluta” (“Il canto richiesto dal re e il resto, risolto con arte canonica”), il cui acronimo in inglese è, non a caso, RICERCAR.
L’ispirazione di Bach, dunque, è partita da un semplice scambio comunicativo, l’offerta del tema minimo del re di Prussia, che, consegnato nelle mani di un genio musicale, si è tradotto in una forma d’arte di grande bellezza, tra le più complesse mai create.
Cosa non può fare il capriccio di un re!

Clicca sul pulsante e ascolta il capolavoro di Bach.

Categorie
Maps Group

Maps Group all'ICT Day. Parma, 29 aprile 2015

Maps Group parteciperà, il prossimo 29 Aprile 2015, alla giornata dedicata agli studenti e ai neolaureati dell’Università di Parma.

Un appuntamento pensato per far incontrare il mondo della formazione con quello del lavoro, in particolar modo con le imprese che operano in ambito ICT. L’evento è organizzato dall’Università degli Studi di Parma, ospitato dalla sede di Ingegneria e promosso da Aziende che, come Maps, compongono il Comparto Informatico associato all’Unione Parmense degli Industriali.

L’appuntamento si rivolge in particolare a studenti e laureati dei dipartimenti di ingegneria dell’informazione, matematica e informatica, ingegneria industriale, economia, fisica e scienze della terra e costituisce un’occasione importante per mettere in contatto persone dal profilo qualificato e aziende che, sempre di più, cercano figure preparate ad operare in ambito informatico e tecnologico.

Categorie
Non categorizzato

About

[blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/2″ el_position=”first”]
[dropcap3]P[/dropcap3]arlare di Dati con la “D” maiuscola – e dunque di numeri, codici, statistiche illeggibili e acronimi incomprensibili – nelle già rare occasioni di dibattiti sul tema, vuol dire esporsi la maggior parte delle volte a reazioni di noia malcelata, a esclusione forse dei cosiddetti tecnici di settore.
Alla comparsa di questa “magica parolina” in un argomento di conversazione, infatti, più di un interlocutore volgerà la propria attenzione altrove, trattenendo a stento uno sbadiglio. Senza immaginare che attraverso quelle stesse, sterminate stringhe di numeri e testo si decideranno le sorti dei servizi pubblici, si verificherà l’impatto ambientale dei consumi energetici, si stabilirà con quale frequenza passeranno i treni e quali saranno le terapie mediche dispensate in regime di convenzione.
Dati e sequenze, dunque, che ci riguardano in prima persona e destinati a incidere in modo strategico sulla società in cui viviamo, senza che la stessa collettività che questi dati li produce, accumula e stocca ne sia consapevole e quindi si chieda: in quale modo si possono raccogliere, gestire e interpretare, ovvero governare pienamente?
Questo “scollamento” tra la tecnologia che avanza e il comune sentire non è del resto una novità. Si tratta anzi di un paradosso interessante che discende direttamente dalla storia e dalla cultura del nostro paese, e non solo.
Per un lungo periodo di tempo, infatti, le tematiche di tipo scientifico e tecnico sono state tenute distanti dai temi considerati di tipo umanistico, comprendendo in questa categoria la letteratura, l’arte… in sostanza la cultura con la “C” maiuscola (anche lei).
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/2″ el_position=”last”]
Scienza e letteratura sono state così confinate agli estremi opposti dell’universo, forse addirittura in due universi paralleli, che convergono, sì, ma all’infinito.
Una semplice convenzione? Un’incapacità strutturale di interagire tra loro? Una necessità funzionale al loro pieno sviluppo?
Domande frequenti, queste,  e in qualche modo devianti: non è sempre stato così.
Basta il riferimento alle nostre menti più geniali, come Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, che si cimentavano in entrambi gli universi con pari ingegno e risultati dalla portata ancora oggi innovativa.
O – per tornare a tempi a noi più vicini – all’opera del sociologo e filosofo francese Edgar Morin, che teorizza (e non da adesso) la necessità del superamento delle barriere tra le diverse aree della conoscenza al fine di ottenere una “testa ben fatta”, capace cioè di ragionamenti complessi e interdisciplinari.
Oggi, di fronte agli orizzonti di cambiamento dettati dalla contemporaneità, tale necessità è più che mai attuale, con un rinnovato bisogno di trasversalità indispensabile per affrontare le nuove sfide che ci aspettano cogliendone appieno le opportunità.
È di nuovo il momento in cui Numeri e Parole, Scienza e Letteratura possono – anzi devono – andare a braccetto, con reciproci vantaggi e in vista di risultati sorprendenti. Il tutto qui vicino, anche se nascosto sotto a Zettabyte di dati.
[/spb_text_block] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”1009″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”fade-in” full_width=”no” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”1/6″ el_position=”first”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/6″]

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”last”]

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Questo blog, senza nessun’altra pretesa se non quella di far dialogare questi due universi solo all’apparenza distanti, nasce con la speranza di tradurre in un linguaggio coinvolgente e meno ermetico le pratiche, le ragioni e perfino i sogni legati al mondo dei Dati, che – grandi come sono (anzi Big) – hanno bisogno di un luogo adeguato dove fare conversazione.
Per farlo ci siamo ispirati – con tutta l’umiltà del caso – a un altro genio italiano, Italo Calvino, il cui approccio scientifico alla Letteratura e alla Cultura in genere ha portato tanti e tali frutti da nutrire generazioni intere di letterati, artisti e scienziati.
Il titolo stesso del blog, “Six Memes for Our Millenium”, gioca a rimpiattino con quello originale del capolavoro “Six Memos for the Next Millennium”, ovvero “Lezioni americane”.
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/6″]

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”1011″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”fade-in” full_width=”no” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”1/6″ el_position=”last”] [divider type=”thin” text=”Go to top” full_width=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”1012″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”fade-in” full_width=”yes” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”1/3″ el_position=”first”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”last”]
Lungo questo cammino sconnesso ci occuperemo sì di numeri – promesso! – ma senza smettere di guardarci intorno, attenti all’attualità, ai cambiamenti e ai racconti attraverso i quali questi temi universali ci vorranno intrattenere, bontà loro.
E ad ogni articolo ci divertiremo ad attribuire il “marchio” di quelle parole chiave che Calvino ha individuato in maniera profetica, mai come oggi appropriate per descrivere l’universo culturale in cui ci muoviamo: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza.
Cercheremo di dare conto dei Dati da cui partiremo per nuove inimmaginabili avventure e dei Dati cui faremo ritorno, attraverso suggestioni, condivisioni e report, lasciando parlare liberamente tra loro numeri, immagini e parole.
Perché al desiderio illimitato di scoprire, conoscere e condividere, così come al cuore, non si comandaDati alla mano!
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Illustrazione di Gerardo Lunatici
[/spb_text_block] [/spb_row]

Categorie
News

GIMBE Award 2015: premiata l'AUSL di Reggio Emilia con CliniKA

Il riconoscimento è stato consegnato per l’innovatività e il rigore metodologico dimostrato nella valutazione dell’appropriatezza prescrittiva

L’AUSL di Reggio Emilia ha ottenuto un importante riconoscimento durante la 10a Conferenza Nazionale della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), svoltasi a Bologna il 27 marzo scorso. L’Azienda sanitaria di Reggio Emilia ha partecipato all’appuntamento presentando un progetto per la valutazione sistematica dell’appropriatezza delle prescrizioni di risonanza magnetica.

Il progetto premiato è basato sull’applicazione di CliniKA, il sistema per la valutazione dell’appropriatezza prescrittiva sviluppato dalla nostra business unit dedicata al settore sanitario e utilizzato dal Programma Cure Primarie (dott. Sebastian Grazioso e dott.ssa Mila Fanti, sotto la direzione della dott.ssa Eletta Bellocchio, Direttore del Programma, con la collaborazione del dott. Pierpaolo Pattacini, Direttore del Servizio interaziendale di diagnostica per immagini e medicina di laboratorio).
La soluzione presentata dalla AUSL di Reggio Emilia consente di valutare l’adesione delle prescrizioni di specialistica ambulatoriale ai criteri di appropriatezza presenti nei protocolli aziendali, con l’obiettivo di mettere a punto un modello di riferimento per misurare l’appropriatezza prescrittiva in modo sistematico e analitico, così da avere le informazioni utili per pianificare la riorganizzazione dell’offerta sanitaria ed ottenere la riduzione dei tempi di attesa.

Categorie
Maps Group

Ottenuto il rinnovo delle certificazioni ISO 9001 e ISO/IEC 27001

[spb_row parallax_video_height=”video-height” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”3/4″ el_position=”first”]

Organizzazione dei processi di produzione e protezione dei dati continuano ad essere aspetti centrali della mission aziendale.

Nel mese di gennaio Maps Group ha ottenuto il rinnovo delle certificazioni secondo gli standard ISO 9001, ISO 27001 per progettazione, sviluppo, assistenza di applicativi software personalizzati e per progettazione, sviluppo e assistenza di soluzioni software in ambito applicativo, oltre che per la relativa consulenza informatica. Una conferma molto importante per il gruppo che da tempo ha scelto da tempo di investire con grande convinzione nell’organizzazione dei flussi di lavoro e nei sistemi di protezione dati, tanto da farne due elementi cardine della propria mission.

Tutti i sistemi sviluppati e i servizi offerti da Maps Group si fondano su un concetto comune: la condivisione della conoscenza, intesa come strumento di controllo e di sviluppo, come un patrimonio in grado di moltiplicare capacità ed efficienza. Come ogni patrimonio però, anche la conoscenza ha bisogno di essere protetta e di crescere secondo un’organizzazione precisa, per questo Maps Group scelto di fornire le più ampie garanzie sotto entrambi i punti di vista, strutturandosi come previsto dai più alti standard di settore e mantenendo costante nel tempo il livello dei servizi offerti.
Sviluppare sistemi di monitoraggio, archiviazione, analisi e interpretazione dei dati presuppone una notevole capacità organizzativa e un’altrettanto considerevole capacità di proteggere tali informazioni. Senza questi aspetti tutto il lavoro di sviluppo e messa a punto rischia di essere vanificato, non a caso una buona parte degli investimenti aziendali si è rivolta proprio a questi aspetti.
“Per noi – afferma l’ufficio stampa Maps Group – il rinnovo di entrambe le certificazioni costituisce un risultato molto importante, sia perché certifica l’appropriatezza della nostra organizzazione e la bontà delle nostre scelte, sia perché costituisce una forma di garanzia chiara e oggettiva per tutti i nostri clienti”.
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″ el_position=”last”]

Le certificazioni:

ISO_90001
DNV GL ISO 9001
La certificazione ISO 9001 è applicata ai processi dell’organizzazione aziendale che hanno un impatto sulla qualità e pone l’accento sul loro miglioramento costante, nell’ottica di una sempre maggiore soddisfazione del cliente.
Scarica il certificato

[hr]
ISO_IEC_27001
DNV GL ISO/IEC 27001
ISO/IEC 27001 è uno standard internazionale per la gestione della sicurezza delle informazioni, definisce i requisiti per stabilire, implementare, operare, monitorare, revisionare, mantenere e migliorare il Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni delle aziende.
Scarica il certificato

[/spb_text_block] [/spb_row]

Categorie
Gzoom

Performance ULSS 3 di Bassano del Grappa: il case history

L’azienda Sanitaria ULSS 3 di Bassano del Grappa nel 2012 ha scelto la piattaforma Gzoom per la gestione delle schede Budget e della performance organizzativa.
In una prima fase Gzoom ha permesso di  sfruttare al meglio le informazioni in possesso dell’Ente e facilitato la formazione di una visione trasversale e condivisa di obiettivi e risultati conseguiti.
In una seconda fase invece Gzoom è stato utilizzato per la valutazione strategica annuale dell’azienda e per evidenziare al meglio il grado di raggiungimento degli obiettivi, visibile nella redazione finale del Piano della Performance.
[sf_button colour=”accent” type=”standard” size=”standard” link=”http://gzoom.mapsgroup.it/settori/case-history-gzoom/” target=”_self” icon=”” dropshadow=”no” extraclass=””]Clicca qui per scaricare il case history completo[/sf_button]

Categorie
Non categorizzato

Qbox al 9° Forum Risk Management in Sanità 2014

[spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/2″ el_position=”first”]

Al servizio della governance delle strutture sanitarie

Qbox è la nuova soluzione tecnologica che consente di rilevare e valutare in modo sistematico e analitico tutte le informazioni necessarie a una gestione efficace delle liste di attesa.
In particolar modo permette di avere a disposizione dati precisi e rilevanti sull’appropriatezza prescrittiva, facendo di quest’ultima uno strumento fondamentale per il processo decisionale e la governance di strutture sanitarie.
Durante la 9a edizione del Forum Risk Management di Arezzo presenteremo tutte le potenzialità di Qbox, mostrando tutti i vantaggi che può garantire ad aziende e strutture sanitarie e, in particolare, a chi si occupa del loro management.
Appuntamento fissato per il 25 novembre, alle ore 14.30, presso la Sala Lippi, ad Arezzo Fiere e Congressi, via Spallanzani 23.
Per chi desidera approfondire, di seguito potrete trovare del materiale che descrive la soluzione della quale parleremo durante l’intervento.
Scarica il pdf: QBOX_Arezzo
[/spb_text_block] [spb_single_image image=”737″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”yes” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”1/2″ el_position=”last”]

Categorie
Non categorizzato

Osservatorio ICT in Sanità: il convegno

L’8 Maggio 2014, IG Consulting – Maps Group, ha partecipato all’evento ICT in Sanità, organizzato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano. Durante l’evento sono stati discussi i benefici dell’ICT come driver di miglioramento dei processi socio-sanitari, anche attraverso l’analisi di alcuni casi di studio specifici.
In particolare è stato affrontato il tema dell’appropriatezza prescrittiva, con la dott.ssa Ruffini, (Chief of the Nuclear Medicine Department dell’AOU Parma), che ha presentato il progetto pilota basato su tecniche semantiche, realizzato dalla struttura complessa di Medicina Nucleare in collaborazione con IG Consulting, per la valutazione dell’appropriatezza prescrittiva degli esami di radiologia dell’area di emergenza-urgenza, incrociata con la determinazione dell’esito del referto.
L’iniziativa, è nata col duplice obiettivo di migliorare l’appropriatezza prescrittiva degli esami di radiologia dell’area di emergenza-urgenza e di rilevare la polarità dei referti (positivi, negativi, dubbi) per misurare l’incidenza degli esami urgenti non positivi e raccogliere indicazioni utili per valutare la riduzione dei carichi di lavoro. All’interno del progetto, è stato utilizzato Qbox, il sistema in grado di interpretare in modo automatico (e in un contesto medico-clinico), il contenuto non strutturato del quesito diagnostico, incrociandolo con le regole prescrittive definite nei vari protocolli.
[email-download download_id=”610″ contact_form_id=”608″]

Categorie
Non categorizzato

Un’analisi di ReTweetability su una settimana (20M) di tweet italiani

[spb_text_block pb_margin_bottom=”yes” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Ogni giorno, con la nostra piattaforma Webdistilled, acquisiamo e analizziamo due milioni di interazioni su Twitter in Italiano. Di questi, meno del 29% sono retweet. Abbiamo analizzato i dati della settimana dal 30 Marzo al 5 Aprile 2014 (poco meno di 20 milioni di interazioni). Come prima cosa, vediamo che il 50.7% sono tweet, il 28.9% sono retweet e il 20.4% sono reply.
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”393″ image_size=”large” frame=”noframe” intro_animation=”fade-in” full_width=”no” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”2/3″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Quindi, è facile ricavare che il numero medio di retweet per ciascun tweet fatto è di 0.57. Attenzione a non trarre conclusioni affrettate. Questa misura ci dice solo che, mediamente, sul flusso Twitter passano 6 RT ogni 10 tweet, ma non ci permette di fare alcuna assunzione su qual è la probabilità che un tweet riceva almeno un retweet (su questo torneremo presto con un post ad hoc).
Ovviamente, il numero di RT dipende anche dal numero di follower. Analizzando la distribuzione dei retweet in funzione del numero di follower di un autore, possiamo vedere che il numero medio di RT per tweet passa da 0,12 per un utente con meno di 100 follower a 34,21 per gli utenti con oltre 100.000 follower.
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”395″ image_size=”large” frame=”noframe” intro_animation=”fade-in” full_width=”no” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”2/3″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Ok, quindi non mi devo aspettare un elevato numero di retweet a questo mio post, visto il mio numero di follower su Twitter 😉
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Ma se vogliamo misurare il livello di engagement, dobbiamo considerare il numero di retweet in funzione del numero di tweet fatti e dei propri followers. Per farlo, possiamo utilizzare la ReTweetability, una misura proposta da Dan Zarrella, Social Media Scientist di HubSpot, che è definita come il rapporto tra il numero di RT ricevuti e il numero di RT possibili, ovvero il numero di tweet fatti moltiplicato il numero di followers.
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”490″ image_size=”large” frame=”noframe” intro_animation=”move-up” full_width=”no” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”2/3″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Visti i risultati, abbiamo scelto di mostrare la ReTweetability per mille. Infatti, per gli autori con oltre 100.000 follower, il valore medio di ReTweetability è pari a 0,0001. Come a dire, una conversione ogni 10.000 possibili interazioni.
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Le cose non vanno molto meglio anche per quegli utenti con una base di follower più ridotta. Solo gli utenti con meno di 500 followers riescono, in media, ad ottenere valori superiori a 1‰. Ancora una volta, questi sono dati aggregati e come tali vanno considerati. Nella stessa settimana, il Manchester United (2.2M followers) ha avuto una ReTweetability media dello 0.71‰ e il Milan (1.85M followers) 0.08‰.
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”398″ image_size=”large” frame=”noframe” intro_animation=”move-up” full_width=”no” lightbox=”no” link_target=”_self” width=”2/3″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
Quindi, mettiamo in comune (in latino communicare) tantissimi contenuti (oltre 500M di tweet ogni giorno), ma questa comunicazione genera in media un numero molto basso di reazioni nelle nostre community. È un problema di medium, di come lo utilizziamo, di strumenti o di contenuti? O, forse, è un problema di metriche… Voi, cosa ne dite?
[/spb_text_block]