Categorie
Maps News Non categorizzato

Maps Group: Knowledge & Control

[spb_row wrap_type=”full-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”yes” row_el_class=”mt0 pt0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” el_class=”mt0 pt0″ width=”1/1″ el_position=”first last”]

Maps Group

[one_half]

Maps Group:
knowledge & control

Dai dati complessi alla conoscenza:
guida la tua azienda verso il futuro!

[/one_half]

Salva
Salva
Salva
[/spb_text_block] [blank_spacer height=”40px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_row] [spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

Non una semplice software solution provider, ma un gruppo che fa dell’organizzazione in chiave semantica dei Dati il proprio core business, Maps Group progetta e realizza strumenti in grado di accompagnare aziende ed enti pubblici nei propri processi decisionali e operativi.

Il tutto attraverso sistemi in grado di interpretare dati complessi e facilitarne l’utlizzo e la condivisione, anche in tempo reale, in ottica business.

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/3″ el_position=”last”]

Guida la tua azienda verso il futuro!
Contatta Maps Group.

[sf_button colour=”white” type=”standard” size=”large” link=”http://mapsgroup.it/contatti/” target=”_blank” icon=”” dropshadow=”no” extraclass=””]CONTATTACI[/sf_button]

Salva
[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Dalla Sanità al Marketing, dalla Gestione del ciclo ambientale alla Pubblica Amministrazione, i prodotti sviluppati da Maps Group consentono di passare dal concetto di Big Data a quello di Relevant Data, estrapolando e mettendo in opera le informazioni più utili al proprio business.

A tutto ciò si aggiunge la capacità di mettere a punto soluzioni software appositamente dedicate, pensate cioè per rispondere alla specifica esigenza di un’azienda o di un ente, automatizzando e semplificando tutti quei processi che richiedono precisione, rapidità e appropriatezza d’azione.

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

I PRINCIPALI PRODOTTI DI MAPS GROUP

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_row] [spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”0″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”WEBDISTILLED” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″ el_position=”first”]
Webdistilled di Maps Group

Il sistema di analisi semantica per agenzie di marketing e di comunicazione che fa del real time marketing il proprio punto di forza.

Salva
Salva
[/spb_text_block] [spb_text_block title=”CLINIKA” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″]
Clinika di Maps Group

Strumento di elaborazione in chiave semantica dei dati in ambito clinico per il supporto alle decisioni nel settore della Sanità.

Salva
[/spb_text_block] [spb_text_block title=”GZOOM” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″]
Gzoom di Maps Group

Un supporto efficace alla governance di enti pubblici e organizzazioni complesse in un’ottica di trasparenza ed efficienza.

Salva
[/spb_text_block] [spb_text_block title=”GREENNEBULA” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/4″ el_position=”last”]
Greennebula di Maps Group

Cloud system per la gestione online delle autorizzazioni ambientali, senza più responsabilità in materia di rifiuti per ogni attività.

Salva
[/spb_text_block] [/spb_row] [spb_row wrap_type=”content-width” parallax_type=”color” bg_type=”cover” parallax_video_height=”video-height” parallax_video_overlay=”none” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ row_overlay_opacity=”0″ row_padding_vertical=”50″ row_margin_vertical=”0″ remove_element_spacing=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Queste le organizzazioni e le aziende che hanno fatto di Maps Group il proprio partner o fornitore di servizi:

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]
referenze maps group
Salva
Salva
[/spb_text_block] [/spb_row] [impact_text include_button=”yes” button_style=”standard” title=”CONTATTACI” href=”http://mapsgroup.it/contatti/” color=”lightgrey” target=”_blank” position=”cta_align_right” alt_background=”alt-five” el_class=”mb0″ width=”1/1″ el_position=”first last”]
Guida la tua azienda verso il futuro: contatta Maps Group!
[/impact_text]

Categorie
Reazioni non pericolose Sharing Knowledge

Buone pratiche di riciclo… anche in estate!

[dropcap3]L'[/dropcap3]estate è l’occasione per ritrovare un contatto più diretto con la natura dopo i lunghi mesi invernali. Ma, come abbiamo visto in un precedente articolo, lo spostamento di tante persone e la loro concentrazione in determinate località, può rappresentare un carico insostenibile per l’ambiente, ed essere all’origine di gravi problemi di inquinamento. Allora è forse proprio questa in cui ci troviamo, la stagione per dedicare un po’ più di tempo a valutare i nostri comportamenti e il loro effetto sulla natura che ci circonda.
Così hanno pensato proprio a questo i promotori della campagna “La raccolta differenziata non va in vacanza”, voluta da Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica. Siete in vacanza o siete appena tornati? Avete tempo fino al 31 agosto per segnalare a Comieco una località che si è rivelata particolarmente ben organizzata nella raccolta differenziata. Al concorso si accompagnano tanti consigli per buone pratiche di riciclo della carta: da cosa non si può riciclare, come scontrini e carte oleose, a cosa effettivamente gettare nel contenitore della carta (no, le puntine, gli adesivi e il cellophane delle riviste, proprio non ci vanno! ☺). Ma anche come riutilizzare la carta, magari per farne dei ventagli nelle calde serate di agosto e settembre, o per abbellire balconi e giardini fino a che non sopraggiunga l’autunno.
E forse si potrebbe prendere ad esempio proprio una delle tante mete vacanziere italiane, l’Alto Adige che si candida a modello nella gestione dei rifiuti, con località che hanno raggiunto fino all’80% di raccolta differenziata. Ma dove si punta prima di tutto a evitare i rifiuti, ad esempio sensibilizzando i cittadini a privilegiare prodotti dove l’imballaggio sia minimo oppure riutilizzabile, come ci illustra questo articolo.
[bctt tweet=”La Natura non va mai in vacanza, e quando si è via da casa, come al ritorno, occorre ricordarlo! ” username=”MapsGroup”]
Se invece siete già a casa e le vacanze sono un ricordo lontano, allora per voi è tempo di buoni propositi per ripartire con il piede giusto anche in ambito green, all’insegna delle 4 R dei rifiuti: riduci (meno rifiuti, per contenere il problema alla fonte), riutilizza (ovvero non sprecare), ricicla (applica correttamente la raccolta differenziata) e recupera (per “allungare” la vita degli oggetti).
Potreste anche approfittarne per riorganizzare gli spazi della vostra casa per una raccolta differenziata più agevole ed efficace. Consigli e idee creative per gestire spazi e contenitori si sprecano sul web. Molti sono i contenitori utilizzabili e i consigli per fare la raccolta differenziata senza sacrificare la bellezza dei nostri spazi domestici. E se avete dei dubbi su come riciclare, questo video di Altroconsumo spiega come non commettere gli errori più frequenti.
Ci sarà però qualche fortunato che ancora non ha vissuto appieno la sua estate e non si è concesso le meritate vacanze. Per loro chiudiamo il nostro articolo affrontando una forma indiretta di riciclo, che non riguarda direttamente i rifiuti, ma che ha effetti benefici sull’ambiente perché riduce gli sprechi e limita le cause di inquinamento. Si tratta dei vari modi in cui fare sharing in vacanza. In questo articolo di Wired si immagina un ipotetico turista italiano che ha fatto tutta, ma proprio tutta, la sua vacanza semplicemente dividendo con gli altri: auto, posti parcheggio, cura degli animali domestici, barca a vela, e chi più ne ha più ne metta. Oggi infatti il concetto di riuso e la filosofia di vita, oltre che economica, che lo sottende, si applicano anche a tutte quelle forme di condivisione che vedono moltiplicare sul web piattaforme e app per utilizzare razionalmente le risorse e non sprecare.
Allora, che siate in vacanza, che dobbiate ancora andarci o che – ahimè – siate già tornati, non dimenticate le buone pratiche ambientali e anti-spreco!
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]

www.today.it
www.corrieredellosport.it
[/boxed_content]
 
Salva
Salva
Salva

Categorie
Big Data & C. Un Big Data al giorno

OTA, Big Data e Turismo. Viaggio all'interno delle prenotazioni online.

[dropcap3]P[/dropcap3]arlare di OTA (Online Travel Agencies) e Big Data vuol dire entrare in un argomento per certi versi positivo e per altri critico che riguarda il settore del turismo, come accade per quelle medaglie a due facce che, pur essendo l’una specchio dell’altra, raffigurano al rovescio elementi tra loro conflittuali.
Se infatti da un lato queste agenzie online consentono al turista di scegliere tra tantissime strutture, confrontandole tra loro, dall’altro ne “cancellano” di fatto altrettante, ovvero quelle che – per motivi diversi – non sono presenti nelle pagine dei loro siti.
Questo, in nome di una grande capacità di penetrazione nel mercato online, spesso grazie a ingenti investimenti cross-mediatici, e con il rischio di un vero e proprio monopolio comunicativo a scapito di molti stakeholder del settore.
In ambito turistico, un primo epocale passaggio nel rapporto tra il viaggiatore e la sua meta di destinazione è stato quello della “disintermediazione”, ottenuta grazie a internet. Le agenzie di viaggio ne hanno a suo tempo fatto le spese, ma per un certo periodo gli utenti, semplicemente navigando su internet, hanno “incontrato” siti web che promuovevano la propria struttura ricettiva con foto ammiccanti e pagine vetrina in grado di attirare direttamente l’attenzione.
Tali “contatti”  facevano capo a una telefonata o una mail inviata direttamente al gestore per chiedere la disponibilità di una o più stanze, facilitando così il rapporto uno a uno tra fornitore di servizi e consumatore, altrimenti detto “B2C”.
Interazione privilegiata, questa, che è durata poco tempo.
[bctt tweet=”La presunta disintermediazione tra turisti e strutture ricettive si è già eclissata da molto.” username=”MapsGroup”]
Quasi da subito infatti sono nati portali e portalini che si sono messi in mezzo tra i due attori protagonisti, seppure in maniera discreta. A questi si aggiungevano i siti di recensioni – tra tutti Tripadvisor e Trivago – in grado di fornire ai naviganti anche le valutazioni degli ospiti (vere o presunte vere che fossero).
Nello stesso tempo, iniziarono a fiorire altri siti ancor più strutturati che consentivano la prenotazione diretta online delle strutture: Venere.com, Booking.com, Expedia e via così.
Tutto ciò per dire che la presunta disintermediazione tra turisti e strutture ricettive si è già eclissata da molto, spostandone a prima vista gli oneri tutti a carico dei gestori (che pagano una salata commissione sulle prenotazioni). Oneri che però, una volta usciti dalla porta, rientrano dalla finestra dei turisti, con un inevitabile rincaro dei prezzi.
Oggi gli scenari stanno per cambiare ancora una volta grazie ai Big Data.
Come descritto in questo articolo  e in quest’altro,  i dati raccolti dalle OTA – e non solo – si stanno sedimentando, filtrando e confrontando in maniera da creare modelli predittivi in grado di “consigliarci” sui nostri comportamenti d’acquisto anche in questo settore, come già accade in altri campi, ad esempio l’editoria e la musica, solo per citarne un paio.
Una domanda allora, come si diceva un tempo, sorge spontanea: Chi beneficerà alla fine di tutto ciò? I big dell’industria del turismo, senza dubbio, come illustrato in questo interessante rapporto pubblicato sul sito di Amadeus.
Non certo i titolari di piccole strutture ricettive, ai quali non resterà probabilmente altro che raggrupparsi e consorziarsi, pena il rischio di chiusura, così come è già accaduto nel settore del commercio.
Una (non piccola) isola attuale in questo panorama, che non possiamo non citare, è tuttavia rappresentata da AirBnB che, non a caso, sta diventando sempre più conosciuto e utilizzato.

Ma, a parte le eccezioni esistenti, come fare, per recuperare un rapporto diretto e reale, caldo e personalizzato, tra noi e la nostra agognata meta? Ad oggi sembrano i social, gestiti a volte ancora dai titolari delle strutture, a consentire una reale disintermediazione tra turista e struttura ricettiva, ma è probabile che i Data Lake invadano prima o poi in maniera definitiva anche quest’orizzonte, grazie alla capacità – a monte – degli algoritmi delle stesse piattaforme di filtrare “domanda” e “offerta” del mercato turistico in base al cosiddetto stile di vita attraverso lo studio, l’analisi e il trattamento delle scelte precedenti degli utenti.
Così che tutti ovunque ci “diranno” dove andare, quando, come e magari con chi.
Come potremo fare, per mantenere un po’ di imprevedibilità e accontentare il nostro sacrosanto desiderio di avventura? In un modo solo, come una volta: prendendo un mappamondo, facendolo girare e poi, col dito puntato e gli occhi chiusi, fermarlo e scegliere la meta. Ecco, così la nostra scelta sarà di sicuro libera. Magari un po’ azzardata???
PS: per gli interessati direttamente al settore del turismo, consigliamo la lettura di questo articolo di Francesco Russo sul Blog www.briowe.eu che propone un’interessante panoramica sulle strategie di marketing possibili per le strutture ricettive, alternative o complementari agli investimenti nelle cosiddette OTA. Da non perdere!

Categorie
Performance da 10 e lode! Sharing Knowledge

Innovazione al servizio del benessere.

[dropcap3]A[/dropcap3]ll’interno della nostra indagine sugli effetti dell’innovazione sulla società – dopo aver parlato di “Reti e infrastrutture” e “Agenzie di socializzazione”  – ci occupiamo ora dell’area “Benessere e salute”.
Un tema che si presenta quanto mai vasto. Nella definizione di benessere che ci propone Wikipedia, troviamo in particolare quella dell’OMS, che recita: “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.
È chiaro che il benessere delle persone, inteso in senso sociale, dipende da molti fattori, che potremmo anche generalizzare con un’altra espressione molto utilizzata, “qualità della vita”, su cui convergono temi come lo stato dell’ambiente, dei servizi, le opportunità di lavoro, le disponibilità economiche, l’offerta culturale, il tempo di cui si dispone per dedicarsi a sé e agli altri.
Ma c’è un elemento senza il quale nessun altro avrebbe il medesimo valore, come ricordano i vecchi adagi “Basta la salute”, “Quando c’è la salute c’è tutto” e così via… Saranno, questi, anche repertori retorici ma, come tali, sono portatori di verità pure e semplici.
Una recente ricerca di Deloitte, il network di aziende che si occupa di servizi, conferma questo dato, proprio in relazione al concetto di innovazione, percepito – secondo tale ricerca – come un fattore di miglioramento del benessere. Riguardo alla salute in specifico si rileva infatti che: “…1 cittadino su 4 a livello europeo crede che la salute sia l’ambito dove l’innovazione può portare un contributo maggiore: per 1 cittadino su 3 l’innovazione aiuta a tenere più spesso sotto controllo la propria salute; abbiamo un buon livello di conoscenza dell’innovazione in ambito sanitario (3 cittadini su 4 conoscono i dispositivi wearables e 9 su 10 le app per il monitoraggio dello stile di vita).”
Val la pena allora puntare la nostra osservazione sul tema della salute, come cartina di tornasole del benessere collettivo, e valutare su di essa l’impatto dell’innovazione.
Prima di inoltrarci in argomento, facciamo una doverosa premessa, propedeutica al non venire tacciati di apologia di Big Data pur nel tono conversevole che si confà a un blog di condivisione di conoscenza qual è 6memes. La questione della salute solleva molti dubbi e precauzioni dialogiche, in quanto tocca argomenti sensibili, prime fra tutte la privacy e la sicurezza delle persone, la trasparenza nel trattamento e nell’interoperabilità dei dati stessi. Non si tratta dunque di disegnare uno scenario senz’altro idilliaco, ma di valutare quali opportunità si mostrano all’orizzonte.
Detto questo, a giudicare dalla quantità di risultati ottenuti dalle ricerche online sull’argomento, pare proprio che la tecnologia digitale e le applicazioni Big Data promettano grandi cambiamenti per la salute delle persone. Sia che impostiamo la questione dal punto di vista dei singoli, sia che consideriamo il punto di vista degli operatori di settore come i medici, oltre che quello delle piccole e grandi strutture che si occupano di salute pubblica, come gli ospedali. Si usa etichettare questo ampio ambito con i termini di sanità digitale che – sia detto per inciso – non sono in tutto sovrapponibili all’inglese e-health, in cui si fa riferimento appunto al concetto di salute più che a quello di sanità.
In questo senso anche l’utilizzo dei Social Media può essere un efficace mezzo di comunicazione tra popolazione e autorità sanitarie, per divulgare informazioni di pubblica utilità e per tenere sotto controllo i fenomeni, monitorarli attraverso le conversazioni (“una sorta di sorveglianza partecipata” è stata definita in questo articolo sui Big Data in sanità).
Infine, uno sguardo al paziente: in un futuro prossimo potrà avvalersi di cure in remoto attraverso app, IoT e wearables, ovvero a un sistema di costante monitoraggio in Rete dei suoi parametri vitali e sanitari, che gli conferirà una nuova consapevolezza del suo stato di salute (è stata definita patient digital empowerment), e che cambierà anche il suo rapporto con il medico.
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]

www.corrierecomunicazioni.it
www.agenziafarmaco.gov.it
[/boxed_content]
 
Salva

Categorie
Big Data & C. Un Big Data al giorno

Tempo libero? Io ozio, tu ozi, egli rallenta. Big data permettendo.

[dropcap3]L'[/dropcap3]ozio ha avuto da sempre – nella storia dell’uomo, della cultura e delle società – ben più di un estimatore.
Da Steven Robertson e Bertrand Russel, entrambi con un’opera dal medesimo titolo, “L’elogio dell’ozio”, al libro che naviga su un’onda affine, “L’utilità dell’inutile, di Nuccio Ordine, fino al celebre “Elogio della lentezza” di Lamberti Maffei, per non parlare poi del rallentato stile di vita promulgato dalla filosofia “Slow Food”…
E nonostante Calvino celebrasse la velocità – almeno all’apparenza 😉 – la domanda che molti si fanno in proposito, seguendo proprio il ragionamento di Lamberti Maffei, è la seguente: “Siamo davvero programmati per la velocità?” Perché se è vero che “Viviamo in un mondo veloce, dove il tempo sembra via via contrarsi: continuamente connessi, chiamati a rispondere in tempi brevi a e-mail, tweet e sms, iper-sollecitati dalle immagini, in una frenesia visiva e cognitiva dai tratti patologici”, in molti invitano a “scoprire i vantaggi di una civiltà dedita alla riflessività e al pensiero lento”.
I celebri Flâneur  dei tempi andati – e pure quelli contemporanei – il cosiddetto tempo libero, non a caso, lo frequentavano con una certa assiduità e il fatto stesso che si chiami libero avrà bene un suo perché!
Eppure è inutile negarlo: a molti di noi non piace “perdere tempo” e, quando ne abbiamo un po’ in eccesso, diventa un tempo che di più occupato non ce ne è, come succede spesso in vacanza, in cui l’occasione di svago e ozio diventa una vera e propria gara a vivere più esperienze, tanto che spesso si torna a casa più affaticati che alla partenza.
[bctt tweet=”I Flâneur, il cosiddetto tempo libero, lo frequentano con una certa assiduità…” username=”MapsGroup”]
Un altro subdolo attentatore alla lentezza, per tornare al topic del nostro articolo, lo è – e lo sarà sempre più spesso – il giochino degli “stili di vita” consentito dall’utilizzo ad hoc dei Big Data anche in questo campo. Per chi utilizza questi dati, infatti, il tempo libero rappresenta un target ben preciso per campagne di marketing e re-marketing che hanno un unico scopo: riempire il nostro carrello-tempo di attività, eventi, proposte, spettacoli e chi più ne ha più ne metta.
Non è semplice sfuggire a tali sirene ammaliatrici, perché ci conoscono bene. Come spiega questo articolo, ad esempio, ogni nostro passo online è tracciato, filtrato, segmentato e decifrato… Al fine di realizzare i nostri desideri, si dice. O di soddisfare tante necessità di business, aggiungiamo noi per amor di chiarezza.
Eppure tale pratica, seppure da molti contestata, non è necessariamente un male. In effetti, “qualcuno” che ci orienti nel mare sterminato di offerte indifferenziate è davvero utile e – bada bene – può farci davvero risparmiare tempo nella nostra ricerca di qualcosa che corrisponda ai nostri desideri.
Questo accade ormai in tutti i settori. Da quello della musica, in cui “Le società specializzate nei big data nel settore musicale lavorano ormai intensamente sulle affinità di generi e stili, sulle affinità tra gli artisti, sulla varietà di stili e generi suddivisi per segmentazione social”, a quello dell’editoria, ça va sans dire, in cui le principali case editrici utilizzano i Big Data per trarre massimo profitto dalle proprie scelte editoriali. Addirittura la casa editrice Tor Books sta “per pubblicare il primo libro scelto attraverso i big data.”
Non è immune da tali pratiche nemmeno il settore della formazione. Il tempo libero è infatti spesso dedicato allo studio, per necessità o virtù, grazie anche alla diffusione del Digital Learning:Non si tratta semplicemente di una diffusione di contenuti online: case editrici, scuole e università stanno modificando le loro strategie di investimento per rivoluzionare non solo il modo e i tempi in cui gli studenti apprendono, ma anche come gli insegnanti interagiscono con loro nel seguirne i progressi nel tempo.”
Per non parlare dei viaggi veri e propri, in cui portali come Tripadvisor, Booking, Venere etc… irrompono nelle nostre ricerche online con seduttive offerte di pernottamenti vantaggiosi in posti irresistibili.
Come fare, allora, per non riempire – anzi farcire – il nostro tempo libero difendendolo con le unghie e i denti?
Un’alternativa c’è, la solita di sempre: chiudere le finestre. Staccare con tutto e tutti, non pensare a niente e chiudere gli occhi. Quello che apparirà sarà, finalmente, il vero tempo libero: quello dell’esistere fine a se stesso!

Categorie
Big Data & C. Chi trova un dato trova un tesoro

Recensioni e dintorni: ma è tutto oro il Big Data che luccica?

[dropcap3]L[/dropcap3]e recensioni, si sa, hanno origini “nobili”. Un tempo severamente limitate ai veri – inarrivabili e temibili – esperti del settore, erano in grado con poche parole di stroncare un’opera, un’attività o una carriera sul nascere. Esempi ne erano l’editoria e la ristorazione, ma anche la moda, l’arte o i vini…
In una battaglia a colpi di connotazioni positive, negative o, peggio ancora, neutre, ai poveri “produttori” d’opere, beni o servizi – a volte, o forse spesso dei veri e propri artisti – non restava che attendere con ansia le recensioni, di frequente impietose, dei cosiddetti “maestri” del settore, spesso capricciosi, benché sapienti. Ricordate “Il diavolo veste Prada”?
Tutto ciò ben sapendo che, in caso di una critica o una recensione negativa, nessun oggetto-soggetto di recensione avrebbe avuto alternative se non il chinare il capo in segno di umiltà e reverenza.
Da tempo, tuttavia – per lo meno in ampissime aree di business e informazione – non è più così, anche se tale pratica d’impronta a tratti “feudale” si mantiene ancora viva nei così detti salotti buoni.
Oggi, quasi per una sorta di contrappasso, le regole delle recensioni si sono ribaltate, e il rapporto è uno a uno, addirittura, il che porta con sé un vagone di conseguenze, anch’esse positive o negative.
Ad esempio il fatto che attribuire il giusto valore a un commento o a una critica non è più così tanto semplice. In mancanza della marcatura di autorevolezza, infatti, come capire se una recensione è stata fatta da una persona competente o magari solo indispettita da qualche particolare personalmente sgradito?
[bctt tweet=”Big data e recensioni: questione di numeri, stelle e stellette…” username=”MapsGroup”]
A dirimere la questione ci pensano i Big Data, innanzitutto facendone una questione di … numeri, oltre che di stellette.
Come? Lo spiega questo articolo.
Ad esempio: “Grazie allo smartphone e alla connessione mobile, la nostra presenza sui social media è perfettamente parallela alle nostre attività quotidiane. In altre parole, le piattaforme sociali accumulano una notevole quantità di conoscenze degli utenti riguardanti il loro comportamento (…) tanto che (…) ci sono sempre più applicazioni che analizzano tutti questi dati per proporre nuove funzionalità, in particolare nel settore delle attività e recensioni turistiche.”
Eppure, come riportato qui, non è tutto oro – è il caso di dirlo – quello che luccica: “Ma davvero i social media big data sanno essere più esaustivi e obiettivi dell’opinione degli utenti? A un viaggiatore o a un forestiero cosa davvero interessa sapere: qual è il locale più di moda o quello dove si mangia bene, magari piccolo intimo e alla buona?”
Il dubbio è legittimo. Ma lo era anche quello sul parere dei cosiddetti esperti di un tempo, che più di una volta – al pari degli editori – hanno preso sonori abbagli in fatto di capacità di giudizio.

Un settore invece in cui le recensioni sono sicuramente molto utili – lato utente, ma non solo – è quello del turismo. Tant’è che i titolari delle strutture ricettive si danno (giustamente) un gran daffare per ottenerne di buone. Qui un articolo molto esaustivo su come, dove e perché farne e ottenerne, in cui si parla anche di Brand reputation e di recensioni “false”.
Il tema è quindi, come ben si vede – tuttora – aperto. Ai dati futuri, dunque, l’ardua sentenza: recensire sì o recensire no?

Categorie
Medicina & Narrazione Sharing Knowledge

Un’Arca di Noè a rovescio: uomo, animali e zoonosi.

[dropcap3]I[/dropcap3]nizia un altro capitolo del nostro viaggio narrativo nella storia della medicina e delle malattie, a varie latitudini e longitudini storico-culturali. Abbiamo già affrontato il tema dell’impatto della malattia sulla società parlando soprattutto di epidemie e pandemie. Ci riallacciamo ora a quell’argomento, approfondendone un aspetto specifico.
Partiamo, come sempre facciamo, dal significato dei termini pertinenti. Spillover è un termine inglese che letteralmente significa “traboccamento”. Tra le accezioni, è usato anche in ambito “sanitario” per indicare il salto di un agente patogeno da un animale all’uomo. Si tratta dunque di un momento puntuale nell’evoluzione della malattia che, faticosamente e al prezzo di lunghe ricerche, talvolta gli scienziati riescono a ipotizzare con una certa precisione. 
“Spillover” è anche il titolo di un fortunato libro (che qui usiamo come principale fonte) scritto dal giornalista americano David Quammen e pubblicato in Italia da Adelphi.
In questo corposo volume il giornalista compie un intrigante – e per certi versi spaventoso – viaggio attraverso quei particolari tipi di malattia che possono essere incasellati fra le zoonosi, ovvero morbi di origine animale che, per varie ragioni e con complesse modalità, dall’animale passano all’uomo, e dall’uomo ad altri uomini, spesso anche attraverso passaggi animali intermedi. 
Il “fascino” dell’articolata ricerca di Quammen sta nel suo delinearla come una sorta di avventuroso romanzo, dai contorni quasi di giallo o spy story, mentre segue le vicende umane delle comunità esposte ai morbi, le sconfitte e le vittorie nella ricerca degli studiosi che a vario titolo si sono occupati di malattie come Ebola, Sars, AIDS.
Abbiamo citato casi eclatanti, tutte malattie che hanno avuto diffusione epidemica e pandemica. Questo perché è un dato di fatto che molte epidemie e pandemie sono causate (nel passato e oggi) da malattie infettive di origine zoonotica.
La peste bubbonica che ha scatenato cicliche epidemie da milioni di morti, ad esempio, non è stata compresa nei suoi meccanismi di diffusione fino ad epoca relativamente recente. Solo a partire dal XIX secolo infatti se ne è cominciato a scoprire l’iter, dai ratti all’uomo, attraverso le pulci. Anche l’AIDS rientra nel novero di queste malattie. Lo spillover dell’AIDS pare infatti essere stato individuato nel passaggio da uno scimpanzé all’uomo, addirittura nel lontano 1908 nel Camerun sudorientale, da cui poi avrebbe impiegato diverse decine di anni e compiuto tortuosi percorsi per manifestarsi con tutta la sua virulenza – quando se ne sono presentate le condizioni – negli Stati Uniti degli anni ’80 del secolo scorso.
I come, quando e perché avviene uno spillover – e le ragioni di un’espansione epidemica di una determinata zoonosi – non sono certo facili da rintracciare, ma sembrano risiedere negli articolati rapporti tra l’uomo e la natura. Hanno a che fare dunque anche con aspetti ecologici ed evoluzionistici.
Non è un caso che queste malattie sembrano destinate a proporsi nella nostra epoca in un modo sempre più violento, a dispetto delle nostre conoscenze scientifiche e mediche, e delle migliorate condizioni di vita in tanta parte del globo. In questo articolo da nature.com si legge come le zoonosi, sebbene siano il 15% della totalità degli agenti patogeni umani, costituiscano il 65% di quelli scoperti dagli anni ’80 del Novecento. Al punto che la comunità scientifica si attende un Big One proprio come si fa con i terremoti: la prossima imprevedibile e temuta manifestazione di un’emergenza pandemica.
I fattori di pericolosità e rischio in campo sono molti, tra cui il fatto che si tratta spesso di malattie di origine virale (contro cui nulla possono farmaci come antibiotici e penicilline) e imprevedibili, perché capaci di rimanere silenti in un ospite animale a lungo per poi manifestarsi secondo percorsi ogni volta differenti, quando appunto i “tempi” sono maturi.
Insomma lo sfruttamento di territori naturali come le foreste, il nostro modo di trattare e commerciare animali selvatici, le nostre abitudini alimentari e i conseguenti allevamenti intensivi di animali, la densità di popolazione, hanno un ruolo determinante nell’insorgere di queste malattie. Alla loro diffusione contribuisce poi la dimensione globale dei commerci e dei traffici, lo spostamento delle persone, perfino il cambiamento climatico con il distribuirsi in aree geografiche inconsuete di talune specie, come le zanzare tropicali.
Come in passato – quando furono studiate le modalità di diffusione delle malattie con modelli matematici – così oggi la risposta pare sia da affidare al rigore e alla perseveranza della ricerca, cui sono preposti molti organismi ed enti globali e nazionali in materia di sanità pubblica. È un lavoro lungo, fatto di inciampi e mille tessere da combinare, quello di questi studiosi: lo scopo è cercare di prevedere almeno in parte i fenomeni o comunque farsi trovare preparati, dotati degli strumenti giusti per affrontarli e gestirli. Ad esempio, come nel caso di questa mappatura dei vari tipi di specie animali ospite, in rapporto alla popolazione umana, che potrebbe aiutare a evidenziare i luoghi a rischio di sviluppo di una zoonosi.
Anche la tecnologia può svolgere un suo ruolo fondamentale. Non solo dati dunque, ma Big Data. Nell’emergenza in corso del virus Zika ad esempio, Google, oltre a un più ovvio supporto informativo, ha messo a disposizione i suoi algoritmi per “combinare” dati utili a individuare l’evoluzione del fenomeno, come già fatto con successo in passato con altre emergenze sanitarie negli Stati Uniti.
Ma è soprattutto ricordandoci che la Natura opera attraverso le sue leggi, che possiamo solo sperare di comprendere, ma non di cambiare o governare a nostro vantaggio, che forse impareremo a evitare o minimizzare tali fatale emergenze, evitando un’Arca di Noè a rovescio.

Categorie
Sharing Knowledge

La creatività è la nuova “regola” dei nostri tempi?

[dropcap3]S[/dropcap3]i inseguono sul web, e non solo, gli interventi che elogiano la creatività come modus operandi in grado di portare con sé – udite udite! – nuovi metodi e regole di lavoro e interazione, con una finalità inaspettata per un termine tanto connotato in termini di trasgressione: l’efficienza affiancata all’innovazione.
Come se il famoso detto “genio e sregolatezza” si potesse liquidare a suon di statistiche e studi psico-sociologici.
Eppure è proprio così. In un esaustivo – e come sempre sorprendente – articolo del suo Blog Nuovo e Utile, Annamaria Testa cita addirittura “nove regole per innovare”. Tra queste, fattori di spazio, tempo e coincidenze, ma anche modelli, pratiche e combinazioni da seguire e inseguire alla faccia dell’improvvisazione creativa.
[bctt tweet=”C’è chi ha studiato i creativi e i loro bizzarri comportamenti per tenerli in azienda…” username=”MapsGroup”]
Molti gli studi che avanzano – finalmente, potremmo aggiungere –  su questa linea. Oltreoceano, addirittura, c’è chi ha studiato i “creativi” e i loro bizzarri comportamenti al fine di riuscire a tenerli in azienda, o chi teorizza come gestire un team in cui è inserita una o più di queste strane creature umane, i cosiddetti creativi, appunto.
O chi, nel paese in cui la creatività e la fantasia sono veri e propri miti, inizia a metterne in dubbio la portata reale  riportando il discorso a una serie di metriche e parametri che, la creatività, la stanno a misurare e classificare.
Senza dubbio è così: tutti gli studi lo dimostrano, e fin il buon senso lo dice… la creatività è solo un metodo invisibile e intellegibile di organizzare il caos, capace di generare – non a caso – realtà visibili per tutti. E, come tutto ciò che è umano, e non divino, segue strade, vicoli, magari anche brevi voli e balzi, ma sempre – sempre – da un luogo si parte e ad un altro si approda.
E tuttavia da parte nostra – in piena controtendenza – vogliamo per un breve istante riportare invece la creatività, o meglio, la fantasia, al centro del “caos” ancora per un po’, a crogiolarci in una visione romantica, forse un po’ decadente, della stessa. Perché, come scrisse Italo Calvino: “La fantasia è un posto dove ci piove dentro.”
Mi raccomando l’ombrello!

Categorie
Maps News

Maps Group’s new “home”: interview with Marco Ciscato

Maps Group’s new headquarters are ready to go: putting people at the center. An all-new work experience. Designed for complexity!

 
[dropcap3]M[/dropcap3]aps Group’s new “home” is finally ready. Everything in its place, down to the last detail. We asked Marco Ciscato, the group’s managing director, to talk to us about the company’s decision and how the idea to make the new headquarters a place to work and share, as well as the expression of its corporate vision and values, was born and developed.
First a comment. The initial impression is that the new Maps Group offices are truly lovely. And, at least, by all appearances, very comfortable. Was this a conscious choice or just a fortuitous coincidence?
In looking for our new “home” — a task which required some time to find a site with all the requisites we were looking for — we immediately had in mind a number of key aspects.
First of all, that it should be a place where the people who work for our company would always feel completely comfortable, both while working and during breaks or when they wanted to relax.
They we thought about logistics. We wanted a place that would be accessible from all points-of-view: close to major highways, available parking and public transport.

But the cosmetic aspects were not ignored, quite the opposite. Above and beyond the numerous studies that show how the places and ambiences in which we find ourselves influence our state-of-mind and well-being, working in a pleasant environment—or, more precisely, living there, because the time we spend at work is actually our lives—undoubtedly makes everyone more creative and, together, more productive. In short, we tried to combine the much-touted “business with pleasure”.

[bctt tweet=”The Maps Group’s new headquarters in Parma are ready: people and values at the heart of the project.” username=”MapsGroup”]

You often speak of values and factors of well-being and emancipation. From its founding to the present, what are the values that have formed the basis of the group? And in what way does your new headquarters embody and reflect them?

We have tried to grow by taking on both how we approach the market and manage personnel without ever forgetting the ethical principles that underlie our shared experience. The intent being to consolidate and share the fundamental values of our identity that represent not only our vision as a group, but also our way of working and grappling with challenges on a daily basis.

We are aware that the people who work with Maps are our primary asset and, therefore, we decided to put them at the center of our choices, also because we realize we ask a lot of them. Therefore, we have carefully developed a shared environment based on trust which has allowed us to give those who work for the group benefits and services that are becoming increasingly popular, and for which we have been “pioneers” in providing, in particular telecommuting and flexible work hours.

Our decision to move headquarters is part of this broader context, in search of an environment that could represent our identity and a place in which it would be nice for us and the people who work for us to live.

Plus, remember that complexity is—as they say—our bread and butter, and being able to work in this environment requires a broad range of skills and factors that interact with each other: autonomy, sharing, responsibility, organization … these values are also the guidelines that chart the course of our work. From this standpoint, our new “home” is an excellent base, of both arrival and departure.

[bctt tweet=”Our mission is not only to accept new challenges, but also to search them out in unexplored areas.” username=”MapsGroup”]

Does this unusual and innovative (at least for Italy) modus operandi also translate into quality, safety and reliability of the products and services you offer?
This is what we hope and what we believe. In fact, our mission is not just to accept new challenges, but also to search them out in areas of knowledge and business still to be explored. To do this with a sense of serenity and conscientiousness, we must be certain that we have, in-house, the capacity for inventiveness, control, reaction and resilience, even more so in a sector such as ours in continuous evolution.

Creating such a pleasant work environment, putting each of us in the best conditions to do so, offering our employees, partners and contract workers a place in which they can grow professionally and increase in-house awareness of emancipation and enterprise, seem to us to be a good way to keep up with our desire to be forerunners—and sometimes pioneers—in new frontiers of business and knowledge.

Categorie
Maps News

La nuova "casa" di Maps Group: intervista a Marco Ciscato

Pronta la nuova sede di Maps Group: le persone al centro. Un luogo di lavoro tutto da vivere. A misura di complessità!

 
[dropcap3]L[/dropcap3]a nuova “casa” di maps group è finalmente pronta. Ogni particolare è al suo posto, ogni tassello nella sua giusta collocazione. Abbiamo chiesto a Marco Ciscato, Managing Director del gruppo, di parlarci di questa scelta, e di come sia nata prima e si sia sviluppata poi l’intenzione di fare della nuova sede un luogo sì di lavoro e condivisione, ma anche rappresentativo della visione aziendale e dei suoi valori.
Innanzitutto un commento. Così, a prima vista, possiamo dire che la nuova sede di Maps Group è davvero bella. E, almeno all’apparenza, molto confortevole. È stata una scelta, questa, o una felice coincidenza?
Nel cercare la nostra nuova “casa” – impegno che ha richiesto un certo tempo per  individuare un luogo con tutti i requisiti richiesti – abbiamo pensato fin da subito ad alcuni fattori chiave.
Innanzitutto che fosse un posto in cui le persone che lavorano nel nostro gruppo potessero sentirsi a proprio agio sempre, sia nelle fasi produttive che in quelle dedicate alla pausa e al relax.
Poi abbiamo pensato alla logistica. Volevamo un luogo accessibile da tutti i punti di vista: dalla vicinanza alle principali arterie stradali alla disponibilità di parcheggi e di servizi di trasporto pubblico.

Ma il fattore estetico non è stato trascurato, anzi. Al di là infatti dei tanti studi che dimostrano come i luoghi e gli ambienti in cui ci troviamo influenzano il nostro stato e il nostro benessere, lavorare in posto gradevole – o meglio viverci, perché il tempo dedicato al lavoro coincide con quello della nostra vita – rende indubbiamente tutti più creativi e, insieme, produttivi. Insomma, abbiamo cercato di conciliare il famoso utile al dilettevole.

[bctt tweet=”Pronta la nuova sede di Maps Group a Parma: valori e persone al centro del progetto.” username=”MapsGroup”]

Parla spesso di valori e fattori di benessere ed emancipazione. Qual’è il contesto valoriale in cui  – dalla sua fondazione ad oggi – opera il gruppo? E in che modo la nuova sede lo vive e interpreta?

Abbiamo cercato di crescere affrontando sia il mercato che la gestione del personale senza mai derogare dai principi etici che stanno alla base dei nostro vivere insieme. Questo, nell’intento di consolidare e condividere i valori fondanti della nostra identità, che rappresentano non solo la nostra visione come gruppo, ma anche il nostro modo di agire e di affrontare le sfide di ogni giorno.

Siamo consapevoli che le persone che collaborano con Maps sono il nostro principale asset e abbiamo quindi deciso di metterle al centro delle nostre scelte, anche perché sappiamo di chiedere loro tantissimo. Abbiamo quindi coltivato con cura un contesto condiviso basato sulla fiducia, che ci ha permesso di dare a chi lavora con il gruppo benefit e servizi che stanno sempre più prendendo piede e che noi abbiamo iniziato a erogare “da pionieri”, in particolare il telelavoro e la flessibilità nella gestione degli orari.

È in questo discorso più ampio che si è inserita la nostra idea di cambiare sede, alla ricerca di un contesto capace di  rappresentare la nostra identità e di un luogo che renda piacevole la nostra vita e quella delle persone con lui lavoriamo.

Non dimentichiamo poi che la complessità – come si dice – è il nostro pane quotidiano, e che per poter lavorare in questo ambito occorrono molte competenze e contingenze che operino in contemporanea tra loro: autonomia, condivisione, responsabilità, organizzazione… questi valori sono anche le linee guida che tracciano la rotta del nostro lavoro. In questo senso la nostra nuova “casa” è un’ottima base, di arrivo e di partenza insieme.

[bctt tweet=”La nostra mission è non solo accettare nuove sfide, ma ricercarle in ambiti inesplorati.” username=”MapsGroup”]

Questo peculiare e innovativo – almeno per il nostro paese – modus operandi, si traduce anche in qualità, sicurezza e affidabilità dei prodotti e servizi che offrite?
Questo è ciò che speriamo e quello in cui crediamo. La nostra mission, del resto, è non solo accettare le nuove sfide, ma andarle a ricercare in territori di conoscenza e business ancora inesplorati. Per fare questo con serenità e coscienza dobbiamo avere la certezza di avere al nostro interno capacità di invenzione, controllo, reazione e resilienza, a maggior ragione in un settore in evoluzione perenne come è il nostro.

Rendere così piacevole un ambiente di lavoro, mettere ciascuno di noi nelle migliori condizioni per farlo, offrire ai nostri dipendenti, partner e collaboratori un luogo in cui accrescere la propria professionalità e aumentare le attitudini interne all’emancipazione e all’intraprendenza, ci sembra un buon modo per tenere il passo con il nostro desiderio di essere precursori – a volte pionieri – di nuove frontiere di business e conoscenza.