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Industry 4.0: Philip Morris International amplia la collaborazione con il gruppo MAPS

Parma, 25 febbraio 2020

Philip Morris International amplia la collaborazione con il gruppo MAPS nell’ambito dell’Industry 4.0: previsti nuovi ordini per gli sviluppi sul Progetto Digital Factory.

[sf_iconbox image=”fa-area-chart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]L’IoT made in MAPS per migliorare i processi produttivi[/sf_iconbox]

MAPS Group comunica di aver ampliato la collaborazione con il partner Philip Morris International, ricevendo ordini aggiuntivi nell’ambito del Progetto Digital Factory.
Tali attività, inserite nelle iniziative Industry 4.0, sono volte ad implementare una piattaforma standardizzata per raccogliere ed elaborare dati provenienti da apparati distribuiti nei sistemi produttivi, applicando quindi il paradigma IoT. La piattaforma storicizzerà fino a 12.000 differenti parametri al secondo in modo da permettere il controllo e l’ottimizzazione dei processi produttivi.
Migliorare la qualità della produzione è uno degli obiettivi puntuali del progetto che verrà perseguito grazie ad algoritmi di analisi degli scarti generati durante il ciclo di produzione.
 

[sf_iconbox image=”ss-rainbowclouds” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Philip Morris International: un futuro all’insegna della sostenibilità[/sf_iconbox]


Philip Morris International è la società del tabacco leader mondiale. Commercializza alcuni dei marchi internazionali più prestigiosi al mondo in più di 180 mercati, come Marlboro, il brand numero uno al mondo. Opera in 38 strutture produttive presenti in 32 diversi paesi. Un’azienda all’avanguardia anche per la visione di sostenibilità e tutela della salute dei consumatori.
Philip Morris International non si è solo prefissata ambiziosi standard di sostenibilità ambientale (attraverso una gestione sostenibile dell’acqua ed elevati standard di qualità e integrità delle materie prime utilizzate) ma sta anche perseguendo un’importante missione: sostituire il prodotto principale con prodotti potenzialmente meno dannosi per la salute.
Lo scopo è quello di perseguire una strategia di sostenibilità di ampio respiro, vicina alle necessità della filiera e alle aspettative degli stakeholder.
 

[sf_iconbox image=”fa-location-arrow” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Digital Factory: il futuro di business e Aziende[/sf_iconbox]

Maurizio Pontremoli, Amministratore Delegato di MAPS, commenta in tal modo il rafforzamento della collaborazione:

“Siamo particolarmente soddisfatti per la continuità di rapporto con questo player internazionale. Inoltre il progetto è fortemente caratterizzante del modello di business di MAPS, che prevede il dialogo con aziende che siano particolarmente rappresentative di un settore industriale, tramite il quale migliorare il portafoglio aziendale di soluzioni replicabili.

Nello specifico, il tema della Digital Factory è pienamente allineato con le strategie di sviluppo del Gruppo e rappresenta una delle aree strategiche di investimento.”

A questo link potete scaricare il comunicato stampa ufficiale. 


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion.
Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
Contatti Società:
MAPS | Tel +39 0521 052300
 info@mapsgroup.it
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MAPS: COMUNICAZIONI RELATIVE ALLA SITUAZIONE COVID-19

Parma, 26 febbraio 2020

 

MAPS Group, relativamente all’infezione di CoronaVirus in corso, rende noto di tenere costantemente monitorati gli sviluppi del contesto sociosanitario su tutto il territorio nazionale.

[sf_iconbox image=”ss-search” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Garantire la massima tutela della salute
[/sf_iconbox]

L’obiettivo principale del Gruppo è quello di garantire la massima tutela della salute sia del personale che di tutte le figure con cui MAPS si trova ad interagire nella quotidiana vita lavorativa.

Nello specifico, MAPS da anni applica smart working su tutte le aziende del gruppo, con un approccio strutturato e con la previsione contrattuale del telelavoro già presente da anni. Nel 2019 circa il 15% delle attività è stato erogato con questa modalità.

Le procedure tecniche e operative del Gruppo sono quindi completamente rodate e le performance aziendali, che vengono puntualmente e costantemente misurate, non subiscono alcuna variazione quando l’attività viene erogata in smart working.

[sf_iconbox image=”fa-hand-stop-o” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Smart Working: gestire le esigenze personali e mantenere un livello di servizio elevato[/sf_iconbox]

Da lunedì 24 febbraio scorso la quantità di attività erogate in smart working è molto alta (raggiungendo un picco del 75%); attraverso l’uso massiccio di questo strumento i dipendenti del gruppo hanno continuato pienamente ad apportare il loro contributo all’azienda e, al tempo stesso, sono stati in grado di gestire le straordinarie esigenze personali.

MAPS è organizzata a tutti gli effetti per mantenere un livello di servizio elevato nei confronti dei clienti. Le attività di delivery e di supporto non stanno subendo ripercussioni e non si stima ci saranno impatti significativi per i clienti o per l’avanzamento delle attività, anche nel prossimo periodo.

Confidiamo nell’impegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dei governi dei singoli paesi e delle autorità locali, sicuri che le procedure messe in atto per garantire l’incolumità delle persone daranno presto i risultati sperati.

È possibile consultare il comunicato stampa ufficiale cliccando qui.



[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

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Chi vuol esser "interoperabile" sia! Storie di legami U-Mani e Rin-Tracciabili. Di Natalia Robusti.

[sf_iconbox image=”ss-raisedhand” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Mani, interfacce e pensieri che si intrecciano…

[dropcap3]P[/dropcap3]rima di dare il via a una serie di articoli che legano i tag calviniani al tema del blog di quest’anno – ovvero l’interoperabilità Uomo-Uomo e Uomo-Macchina – vorrei inaugurare il 2020 con alcune connotazioni personali.
Questo, non per cimentarmi in un esercizio autobiografico non richiesto :), ma perché nel mio percorso personale e professionale credo si possano rintracciare alcune esperienze interessanti proprio riguardo alle connessioni esistenti tra sistemi all’apparenza molto diversi tra loro, tematica che riguarda sia i memes di Calvino che l’argomento dell’interoperabilità.
È infatti dalla possibilità stessa di creare un legame strutturale tra sistemi diversi che discende l’opportunità di intravedere, selezionare e “abitare” aree possibili di sovrapposizione tra gli stessi, aree che possiamo definire, a loro modo, come vere e proprie interfacce.

Ed è sempre tale predisposizione che rende possibile l’interazione feconda e costruttiva tra entità diverse tra loro, così che – anziché attivare il cosiddetto panico morale – la presenza di fattori di diversità può generare nuove possibilità di esplorazione, crescita ed espansione.
[bctt tweet=”È dalla possibilità stessa di creare un legame tra sistemi e processi diversi  che discende, come condizione sine qua non, la possibilità di individuare aree possibili di sovrapposizione tra gli stessi.” username=”MapsGroup”]
Questo potenziale di interconnessione – anziché di contrapposizione e rigetto – ce lo insegna in primo luogo il nostro corpo, e non solo nelle situazioni negative (come quelle che stiamo tutti vivendo a causa dell’attuale contingenza sanitaria ), ma anche in quelle positive che – aggiungerei  – ci possono anzi aiutare nell’affrontare meglio (e insieme) le avversità.

Se infatti l’interfaccia è il luogo per eccellenza in cui creare legami e relazioni tra sistemi diversi, allora iniziamo con il sottolineare che il nostro intero corpo altro non è che un unicum composto di tante unità:

  • sensoriali prima, con i nostri organi di senso, tra cui la pelle stessa,
  • auto-riflessive poi, grazie alle nostre emozioni e ai nostri pensieri e ragionamenti,
  • ed infine espressive, tramite le tante forme di linguaggio e comunicazione di cui disponiamo, tra cui non solo le nostre parole, ma anche – e a volte soprattutto – i nostri gesti.

Un esempio eccezionale di questo potenziale creativo – umano, culturale e tecnologico – lo ha generato la mostra U-mano, curata da Andrea Zanotti, Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi, che è in esposizione (salvo sospensioni contingenti) al Centro Arti e Scienze Golinelli sino al 9 aprile 2020. Questo percorso espositivo, infatti, è

“dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura: dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.
La mano è l’elemento di raccordo tra la dimensione del fare e quella del pensare ed è quindi rappresentativa della prospettiva (…) di recuperare il segno di un legame oggi perduto: quello tra arte e scienza, che proprio nella cultura italiana ha raggiunto il suo culmine.
(…) La riflessione sul tema della mano consente così di indagare il ruolo dell’uomo in un presente dominato dalla tecnologia.”

Ed ecco che il tema dell’interfaccia – cruciale in termini di interoperabilità – viene ricondotto alle basi più semplici dell’esistenza umana, e cioè all’esperienza del contatto e di tutto ciò che tale semplice “atto” è in grado di generare.

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[/sf_iconbox]Da dove si parte? Semplice (o forse no): dalla scuola!

Torniamo dunque a noi, o meglio a me…
Anticipato – anzi, toccato con mano – il valore fondante della nostra esperienza soggettiva in relazione con il mondo – esperienza capace, là dove generalizzata e trascesa, di ricondurre a sistemi simbolici e creativi di ben più ampia capacità di propagazione – ho ricercato nella mia storia personale le fonti di una naturale propensione all’esplorazione.

Analizzandola oggi, questa mia attitudine, col famoso “senno di poi”, credo che si sia espressa in uno slancio verso il cambiamento che non è mai stato fine a se stesso, ma piuttosto targettizzato al desiderio di “unire i puntini”, cercare convergenze, pattern ricorrenti e formule comunicative capaci di dare un senso al mondo esterno, individuandovi un “verso”.
L’innesco di questa vocazione, la rintraccio negli anni della mia scuola, sia d’infanzia che primaria, ovvero in quello che mi hanno insegnato – e soprattutto mostrato – gli insegnanti  che ho incontrato. Per questo, credo che la mia testimonianza abbia un valore generale, oltre che personale, in questi anni in cui la complessità che ci governa ci obbliga (volenti o nolenti) ad essere inter-disciplinari.
[bctt tweet=”Se infatti l’interfaccia è il luogo per eccellenza in cui creare legami e relazioni tra sistemi diversi, allora iniziamo con il sottolineare che il nostro intero corpo altro non è che un’unicum composto di interfaccie:” username=”MapsGroup”]
Questa attitudine alla ricerca di un “legame” tra le cose, infatti, è stata una delle leve più forti nell’aiutarmi a navigare all’interno di tale immanente iper-complessità, e mi ha permesso di individuare nella tecnologia emergente – nonostante io NON sia una nativa digitale – un punto cruciale di unione anziché di potenziale divisione. 
Perché valori quali la conoscenza e lo scambio di saperi e competenze sono il cuore dell’interoperabilità nel suo valore più U-mano.
E soprattutto perché tutti noi – in quanto specie vivente – siamo in materia, forma e sostanza in una serie di sistemi – biologici e psichici, fisici e spirituali – naturalmente vocati a connettersi, così che da sempre – dall’avvento della prima pietra lavorata in poi – lo abbiamo fatto ATTRAVERSO LA TECNOLOGIA E LA SUA CONDIVISIONE.

[sf_iconbox image=”ss-compass” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Verso gli altri o verso se stessi?

Parlavo di esperienze in età scolare… Quelle che io ho vissuto sono due ed entrambe privilegiate, anche se molto diverse tra loro.
La prima è stata indiretta: si tratta della scuola (primaria) che frequentava una persona a me cara, ed era cosiddetta “sperimentale”, data alla luce dal (rimpianto) Maestro Ulisse Adorni.
La sua specificità? In quella scuola non c’erano DIVISIONI. Convivevano ragazzi e ragazze di età diverse e con abilità diverse.
Nell’aula, poi, c’erano una serra, una lavagna delle parolacce e, già da allora, si recitava e si organizzavano fantastiche cacce al tesoro. Ogni linguaggio era consentito, ogni strumento era usabile ed era davvero una scuola memorabile.
L’altra esperienza fatta è stata quella delle mie scuole medie. Era una scuola molto bella, anche se più istituzionale, a suo modo all’avanguardia, anche se gestita da suore “in borghese”.
Un altro particolare? Le sezioni delle classi non erano divise per “lettere” (in cui la A, si sa, vale di più della B), ma per colori. Io ero nella sezione GIALLA. La scuola, tutta femminile (unico, grande neo 🙂 aveva giovanissime insegnanti che ci introducevano nei meandri di ogni genere di materie.
C’erano laboratori di scienze, una palestra fantastica, aule di musica, disegno e soprattutto una professoressa, mitica, che insegnava non matematica, bensì insiemistica.
E la prima volta che vidi il disegno di un insieme che si sovrapponeva parzialmente a un altro compresi per la prima volta il concetto di Interoperabilità o, come dice Anna Pompilio, di interoperabilità semantica… 
Dunque esisteva un luogo – o meglio, un regno – in cui DUE mondi diversi tra loro generavano una sorta di zona franca, un territorio comune, non ostile, in cui i due mondi potevano convivere. Non l’ho scordato mai più, perché toccai con mano un nuovo tipo di informazione sintetica: quella poetica, ovvero la metafora.

Ora, mi chiederete: cosa centra tutto ciò con la Macchina e con il Digitale? Direi che nulla centra di più.
Non mi saprei immaginare niente di più metaforico, interoperabile e U-mano dell’attuale processo di digitalizzazione, assieme a tutte le forme di intelligenza (umana e non) che possono dialogare tra loro grazie a questo linguaggio che ci permette possibilità di scoperte inestimabili CONDIVISIBILI da ogni dove.
[bctt tweet=”Non mi saprei immaginare niente di più metaforico, interoperabile e U-mano dell’attuale processo di digitalizzazione… ” username=”MapsGroup”]
E se cercate un esempio visivo di questo concetto, lo trovate nell’immagine che allego alla fine dell’articolo: nello sfondo generale, fatto di circuiti (sistema artificiale),  si staglia la sagoma ritagliata di un cervello (sistema umano), in cui i neuroni sono rappresentati da una rete di connessioni. Ecco: in questa immagine il sistema digitale e quello umano evidenziano un’area sovrapponibile e condivisa, quella dedicata all’Intelligenza Artificiale.
Un esempio più recente che mi ha colpito, sempre a proposito di scuole, è quello realizzato in questo elaborato scaricabile online: La salute nel mondo: l’e-book degli studenti del Master “Scienziati in Azienda”.
L’elaborato, scritto dagli studenti del Master ISTUD Scienziati in Azienda, con il contributo di Maria Giulia Marini e Alessandra Fiorencis dell’Area Sanità e Salute di Fondazione ISTUD,

“(…) Non è un manuale di antropologia, e non voleva esserlo nei suoi intenti. Quello che però coglie, nel lavoro di ricerca su come altre società abbiano inteso (o continuino a intendere) il corpo e il suo esperire, è quel senso di “curiosità antropologica” che ci spinge al confronto (…)”
Il lavoro si pone
“(…) sulla frontiera di sistemi medici diversi, di differenti modi di concepire, definire e negoziare il corpo e la cura. Lo sforzo è coglierne la ricchezza, la complessità e la dinamicità: il risultato è quello del mettere in gioco le nostre stesse categorie, arrivando a riconoscere la molteplicità dei modi di intendere il corpo, la salute, la malattia e la cura (…).”

Un altro esempio di conoscenza condivisibile in un battibaleno? Eccolo qui: free e scaricabili immagini di opere d’arte memorabili! E potrei linkare migliaia, forse milioni di esempi…

[sf_iconbox image=”ss-laptop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Ebbene: dove è, qui, la Macchina?

Dunque la Macchina è nascosta tra i Dati, affiora dalle Immagini, scompare nei Numeri e riemerge tra le Parole…
Ci attende, soprattutto, nella potenzialità STERMINATA che il digitale ci offre oggi, con la sua infinità di interfacce culturali, esperienziali, tecnologiche, così che da una scuola reale a una virtuale si può studiare e conoscere il mondo. Come accadde a me da ragazzina, ma millemila volte di più!
E non crediamo che si tratti di una novità: qui di nuovo c’è solo la vastità, varianza ed enormità di informazioni attingibili… Ma attenzione: è sempre stato così, per l’U-mano.
Da sempre abbiamo creato appendici, interfacce, prolunghe… Da sempre abbiamo creato strumenti che ci portassero oltre, al di là del nostro corpo in sé limitato: ogni nostra intenzione, nei secoli dei secoli, ha avuto questa direzione.
[bctt tweet=”Da sempre abbiamo creato strumenti che ci portassero oltre, al di là del nostro corpo in sé limitato: ogni nostra intenzione, nei secoli dei secoli, ha avuto questa direzione.” username=”MapsGroup”]
Per chi voglia accendere la fiamma della curiosità, dell’esplorazione e del cambiamento, quindi, un dato è certo (anche nei momenti in cui ci sembra che la contingenza che viviamo prenda il sopravvento su tutto): abbiamo a disposizione universi interi – per lo più vergini o comunque frequentati da pochi – di cose da scoprire, di senso da trovare, di puntini da unire.
Facciamoci avanti: ce n’è per tutti! E facciamolo alla svelta: è ormai la stagione  di usare questa tecnologia anche per riparare i danni che – volenti o meno – abbiamo fatto al nostro pianeta. Che – questo sì – è uno solo, limitato e irriproducibile.
Da qui in poi – con un primo cenno sulla Visibilità – vi do’ appuntamento alla prossima serie di articoli sui memes di Calvino intrecciati con l’interoperabilità.
Alla prossima, Natalia
Artificial Intelligence

CREDITS IMMAGINI

Immagine di copertina (rielaborata)
ID Immagine 1: 109472554. Diritto d'autore: Pop Nukoonrat
ID Immagine 2: 131819219. Diritto d'autore: Nadezhda Prokudina
Immagine conclusiva:
ID Immagine:102205780. Diritto d'autore:Pop Nukoonrat
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EVENTO RIMANDATO [MAPS al Convegno che racconta l’esperienza del Comune di Borgomanero]


[sf_iconbox image=”ss-alarmclock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]

Per il rispetto delle vigenti disposizioni attuative per contenere l’emergenza del Coronavirus, il Convegno

“L’esperienza del Comune di Borgomanero. Come integrare i sistemi di programmazione e valutazione alla luce delle recenti novità normative”

E’ RIMANDATO A DATA DA DESTINARSI. 

Maps Group e FarePa Vi terranno aggiornati sulla nuova data dell’evento.

[/sf_iconbox]


MAPS Group parteciperà al convegno organizzato il 19 marzo “L’esperienza del Comune di Borgomanero. Come integrare i sistemi di programmazione e valutazione alla luce delle recenti novità normative”. La partecipazione è gratuita ma con iscrizione obbligatoria entro il 9 marzo 2020.

[sf_iconbox image=”fa-group” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Gzoom per il Valore[/sf_iconbox]

Il comune di Borgomanero, lo scorso anno, ha deciso di affidarsi alla soluzione Gzoom con la quale redigerà il proprio Documento Unico di Programmazione e il Piano Esecutivo di Gestione pluriennale.
Sottoposto ad un importante e recente processo di aggiornamento, la soluzione Gzoom si presenta ora sul mercato con una nuova veste commerciale. Pensato anche per le pubbliche amministrazioni, Gzoom è l’adatto sostegno nella loro creazione di VALORE PUBBLICO, contribuendo al coinvolgimento e un miglioramento della qualità di vita dei cittadini, i principali stakeholder, senza trascurare gli aspetti di sostenibilità legati alla gestione del territorio.
 

[sf_iconbox image=”ss-compose” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]L’esperienza del Comune di Borgomanero al Convegno[/sf_iconbox]

Clicca sull’immagine per scaricare il programma del Convegno

Durante il Convegno verrà illustrata l’attività svolta dall’ente e FarePA – partner lombardo di MAPS Group, e realtà impegnata ad affiancare le PA e fornire loro soluzioni specifiche per facilitare la gestione degli adempimenti.
Proprio l’attività congiunta dell’Ente e di FarePa ha consentito la ridefinizione della struttura organizzativa del comune, attraverso la gestione integrata del Documento Unico di Programmazione e del Piano Esecutivo di Gestione, con lo sviluppo di un idoneo sistema di misurazione e valutazione della performance.
Il tutto supportato dall’adozione dei moduli di Performance strategica, organizzativa ed individuale di GZoom, capaci di garantire la mappatura degli obiettivi, con relativo monitoraggio e calcolo dei risultati di performance, ed erogati sarà in modalità s.a.a.s. proprio tramite il partner FarePA.
La partecipazione al Convegno è gratuita con iscrizione obbligatoria entro il 9 marzo 2020 (salvo raggiungimento del numero massimo di iscritti).
Per iscrizioni cliccare sul seguente link o inviare una mail a info@farepa.it


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion.
Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

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6MEMES TRENDS Interoperabilità e digital footprint Sharing Knowledge

Interoperabilità Uomo-Macchina: evoluzione delle abitudini e delle aspettative del consumatore. Di Lilith Dellasanta.

[sf_iconbox image=”ss-cart” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]L’esperienza di acquisto

[dropcap3]U[/dropcap3]n elemento che caratterizza da sempre l’essere umano è quello di procurarsi ciò di cui ha bisogno (o semplicemente desidera) tramite il commercio, con azioni che implicano una relazione tra più attori capaci di mettere in gioco una complessità di percezioni la cui mole, varietà e implicazioni vanno ben oltre i beni acquistati.
Ciò che sperimenta il “consumatore”, infatti, non si esaurisce nell’atto di “entrare in possesso” del bene, ma si tratta invece di una vera e propria esperienza – detta “di acquisto” – che negli anni è diventata sempre più complessa ed estesa nel tempo e nei mezzi, integrando sempre più tra loro i luoghi fisici e quelli digitali.
Questo comporta che dal processo di scelta a quello di acquisto (che può non esaurirsi in un unico momento: quante volte si aggiungono prodotti ai carrelli virtuali per rimandarne l’acquisto?) sino alle fasi ancora successive di post-acquisto, si mettano in moto altri processi con la conseguenza, tra le altre, che il servizio di assistenza al cliente diventa fondamentale per mantenere la buona reputazione del brand.
[bctt tweet=”A proposito di esperienza di acquisto, le varie azioni online e offline portano all’inevitabile aprirsi di numerosi momenti di interoperabilità.” username=”MapsGroup”]
Tutto ciò porta all’inevitabile aprirsi di numerosi “momenti di interoperabilità”, che vedono la relazione Uomo-Macchina come punto cruciale sia quando parliamo di Usabilità (e quindi di una soddisfacente presentazione dei prodotti e dell’esperienza di acquisto), sia quando parliamo di Dati che i clienti lasciano tramite ogni operazione (anagrafica, impronte digitali etc), e che si traducono in vere e proprie informazioni per i brand, informazioni che potranno essere tanto più valorizzate quanto più si riuscirà a ottemperare alle richieste delle nuove regole sulla privacy.
 

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Partiamo da qui: come è cambiata oggi l’esperienza di acquisto?

Per rispondere a questa domanda abbiamo chiesto aiuto… alla macchina, raccogliendo più di 8.000 contenuti (a partire da giugno 2019) per individuare i trend rilevanti, analizzando keyword attinenti all’innovazione e all’omnicanalità nel settore del retail nonché alle aspettative e all’esperienza digitale dei clienti.

Allargando la nostra visione, secondo il rapporto di dicembre realizzato da Ipsos in collaborazione con Wired, quasi due terzi delle persone dichiarano di svolgere ricerche online prima di comprare in un punto vendita fisico, mentre il 27% dice di informarsi in negozio prima di completare un acquisto sul web. 

È evidente dunque come il processo di scelta sia bi-direzionale, e come non sia scontato che l’acquisto online vada a sostituire la “fisicità” dei negozi, o almeno non nell’immediato futuro.
La tendenza a cui invece si assiste è quella dell’omnicanalità, con il consumatore che – nello stesso processo di acquisto – mescola momenti di cui interagisce fisicamente nel punto vendita con momenti in cui si rivolge invece ai mezzi digitali.
[bctt tweet=”La tendenza a cui si assiste rispetto all’esperienza di acquisto è quella dell’omnicanalità, con il consumatore che mescola momenti online e offline.” username=”MapsGroup”]
Il negozio fisico infatti garantisce caratteristiche di immediatezza e di rapporti interpersonali mentre, d’altro canto, la possibilità di cercare informazioni e di acquistare online permette:

  • un’estrema personalizzazione degli orari in cui fruire il servizio, 
  • il risparmio di tempi logistici a carico del cliente, 
  • un aumento della possibilità di cercare informazioni anche e soprattutto avvalendosi di opinioni e recensioni altrui che diventano fondamentali come punto di riferimento. 

Siamo quindi in presenza di processi di interoperabilità uomo-uomo, mediati da una macchina, che moltiplicano il potere del passaparola. Combinare online e offline rende così disponibili più opportunità di acquisto, con l’effetto di aumentare la spesa.

[sf_iconbox image=”ss-crosshair” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Nell’ambito digitale, quali sono i canali più utilizzati per ricercare informazioni?

Secondo uno studio promosso da Espresso Communication per Sodexo Benefit&Rewards Services relativo agli acquisti natalizi, il 63% degli  italiani avrebbe usato come fonte di informazioni per i propri regali l’E-commerce (68%), i motori di ricerca (64%), i social network (46%), e-shop e cataloghi digitali (38%).
Il dato sulla ricerca di informazioni viene completato da quello sull’intenzione del luogo effettivo dell’acquisto: il 58% avrebbe valutato i regali online, ma poi li avrebbe presi in negozio, o viceversa li avrebbe valutati in negozio per poi acquistarli online (52%), o infine li avrebbe comprati in rete per poi ritirarli in negozio (24%).
La ricerca del maggior vantaggio guida così i comportamenti delle persone: al momento dell’informazione, da una parte ci sono la necessità e il desiderio di toccare con mano il prodotto prima di acquistarlo per valutarne la qualità, la taglia adatta, le caratteristiche reali che possono essere colte solo con un’esperienza sensoriale, mentre dall’altra parte c’è il vantaggio di consultare caratteristiche e opinioni in rete, fatto che moltiplica la quantità di pareri che possono raccolti prima di prendere la propria decisione. 
[bctt tweet=”La ricerca del maggior vantaggio guida i comportamenti dei consumatori, dal momento dell’informazione a quello dell’acquisto vero e proprio.” username=”MapsGroup”]
Nel momento dell’acquisto, dunque, da un lato abbiamo la velocità (e spesso la convenienza economica) dei pagamenti effettuati online, mentre dall’altro abbiamo appunto il concludersi della decisione di acquisto una volta che l’opinione che ci si è formata viene confermata dalla percezione reale. 
La percezione reale diventa a maggior ragione fondamentale quando il bene ricercato è costoso… lo scenario descritto, infatti, è diverso per il settore del lusso. 
Uno studio commissionato da Facebook e condotto da IPSOS su un campione di 4.500 persone, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, in 6 mercati – Stati Uniti, Francia, Italia, Regno Unito, Hong Kong e Giappone, definisce che più di 3 acquirenti di beni di lusso su 4 in tutto il mondo utilizzano ogni giorno le piattaforme digitali nel processo di acquisto.
Tuttavia i touchpoint digitali sono fondamentali soprattutto per influenzare le scelte d’acquisto che – nell’80% dei casi – vengono guidate dalle interazioni online, mentre l’80% dei prodotti di lusso viene acquistato nelle boutique e nei punti vendita fisici.
Questa scenario ci porta a identificare la relazione umana come un elemento associato agli acquisti di valore, che amplificano le caratteristiche dell’esperienza dell’acquisto, lo rendono ancora più ragionato e portatore di emozioni: probabilmente non solo la possibilità di un maggiore controllo sull’oggetto acquistato, ma anche l’esperienza sensoriale dell’oggetto e una maggiore volontà di essere accolti, “coccolati”, guidati e serviti dal venditore.
La stessa decisione di non concludere l’acquisto online è ben diversa quando è dettata da altre motivazioni, visto che comunemente lo stesso pagamento online può essere considerato una barriera nella conclusione dell’acquisto: non a caso abbiamo menzionato prima l’usabilità dei sistemi informatici per effettuare gli acquisti. 
Un punto di attenzione cruciale è proprio la semplicità nel completare l’acquisto: secondo i dati emersi da una recente ricerca del Baymard Institute, si stima che circa il 70% dei clienti non arrivi a finalizzare gli acquisti online. Le motivazioni risiedono nell’obbligo di aprire un account nel sito, ostico per il 34% dei consumatori; il 26% ritiene il checkout lungo o complicato; il 17% stima il sito poco affidabile.
Approfondiremo l’aspetto dei pagamenti digitali nel prossimo articolo, proseguendo l’analisi anche in altri settori, dai trasporti, ai viaggi, alla cultura.

Lilith Dellasanta


CREDITS IMMAGINE DI COPERTINA (rielaborata)
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6MEMES TRENDS Data Complexity & Big Data Sharing Knowledge

L’insostenibile leggerezza dell’Essere Interoperabile. Di Anna Pompilio

Come tra voi alcuni sono stati così illuminati da parlare e capire la nostra Lingua, come Apollonio di Tiana, Anassimandro ed Esopo, e molti altri di cui taccio il nome, perché non ne avete mai sentito parlare, del pari tra noi si trovano alcuni che parlano e intendono la vostra. Ma come si incontrano uccelli che non dicono motto, altri che cinguettano, altri che parlano, se ne incontrano di più perfetti ancora che sanno usare ogni sorta d’idioma.

Cyrano De Bergerac

 
[dropcap3]L[/dropcap3]a definizione di interoperabilità, per la precisione di interoperabilità sintattica, ha un che di limpido e leggero: è la capacità dei sistemi (ognuno dei quali utilizza per funzionare differenti linguaggi, tecnologie, interfacce, …) di comunicare e scambiare tra loro dati e servizi. Il modo con cui sistemi diversi cooperano, e quindi si scambiano informazioni, è attraverso l’utilizzo di standard e protocolli
Ad esempio uno degli standard più conosciuti in campo medico è DICOM (Digital Imaging and COmmunications in Medicine, immagini e comunicazione digitali in medicina) che definisce i criteri per la comunicazione, la visualizzazione, l’archiviazione e la stampa di informazioni di tipo biomedico quali ad esempio immagini radiologiche
Esiste tuttavia un’altra definizione di interoperabilità, che porta forse con sé maggiori suggestioni: l’interoperabilità semantica che si ha quando i dati scambiati sono comprensibili dai differenti sistemi coinvolti.
Di interoperabilità si parla ormai da qualche decennio: di cooperazione applicativa si questiona dagli anni ’90, esiste un quadro europeo di interoperabilità dei servizi pubblici europei già dal 2010, esistono da anni le tecnologie abilitanti, un quadro normativo di riferimento, standard e protocolli conosciuti, tutti ne riconoscono gli indubbi vantaggi eppure la sensazione è che manchi sempre qualcosa: la governance, le risorse, le competenze; e che il tema dell’Interoperabilità – così come la sostenibilità – non ci riguardi direttamente ma sia ancora una volta faccenda di qualcun altro: dell’IT, dello Stato, dei governi, del parlamento europeo, dei colossi della Silicon Valley, … 
Rimanendo in ambito PA, in quest’articolo di un paio d’anni fa si rimarcava come nonostante l’evoluzione tecnologica e nonostante gli sforzi compiuti nel corso dell’ultimo decennio sia a livello normativo sia di “evangelizzazione” dei dipendenti pubblici l’interoperabilità delle piattaforme e dei sistemi in uso nelle amministrazioni pubbliche fosse ancora un dossier irrisolto
Il problema dell’interoperabilità nella Pubblica Amministrazione (ma non solo), dicono alcuni analisti, non è (guarda caso) di natura tecnica o connesso al formato dei dati, ma è più che altro una questione semantica e la sfida principale per la realizzazione di una interoperabilità semantica è nell’adozione e nell’uso di open-standard già esistenti.
[bctt tweet=”Di interoperabilità si parla ormai da qualche decennio: di cooperazione applicativa si questiona dagli anni ’90…” username=”MapsGroup”]
Ne sanno forse qualcosa i due commissari straordinari che si sono succeduti per l’attuazione dell’Agenda Digitale.
Nel settore privato lo scenario sembra per certi versi meno drammatico: Telepass, per fare un esempio, la controllata del Gruppo Atlantia nata come provider di pedaggio sul mercato nazionale, sta diventando una piattaforma in grado di offrire soluzioni interoperabili per il settore dell’autotrasporto dei mezzi pesanti. 
Ogni Paese che, all’interno dell’Unione Europea, ha diritto di riscossione di un pedaggio possiede infatti un proprio sistema per il pagamento, per cui per i mezzi pesanti si rende necessario avere più apparati di bordo distribuiti dai provider locali. 
Un onere che comporta inevitabilmente maggiori costi e ad una gestione amministrativa non di poco conto. L’interoperabilità dei servizi di pedaggio di Telepass consente invece di pagare agevolmente in Europa con un unico contratto di pedaggio utilizzando un unico apparato di bordo. 

[sf_iconbox image=”ss-bookmark” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un po’ di storia: l’eGovernment Competence Center[/sf_iconbox]

Negli anni 80 e 90, lo sviluppo delle tecnologie digitali era soprattutto orientato all’automazione dei processi interni alla singola amministrazione. Non esisteva ancora Internet (almeno come la conosciamo noi e con questo grado di diffusione); i personal computer erano ancora uno strumento diffuso a fasce ristrette della popolazione; il software in azienda era sviluppato per supportare il lavoro dei dipendenti e funzionari (non erano disponibili servizi digitali offerti al pubblico).
Nel 2000, il Piano di Azione (bello il termine “azione”!) sviluppato dall’allora Ministro Franco Bassanini e da Alessandro Osnaghi prevedeva da un lato lo sviluppo di servizi di front-end (o front-office), cioè rivolti a cittadini e imprese, ma anche, e soprattutto, l’integrazione dei back-end (o back-office).
Alfonso Fuggetta, SPC, niente di fatto: l’urgenza di un cambio di paradigma. Ecco come.

Nel 2002 partecipai alla progettazione e realizzazione dell’eGovernment Competence Center di Microsoft, progetto ambizioso di cui c’è ancora questa traccia in rete

“Nell’ambito dell’iniziativa eGovernment .NET per l’Italia, avviata per contribuire all’attuazione del Piano di Azione promosso dal Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, Microsoft ha realizzato – in collaborazione con Hp – un Competence Center che supporterà le Pal nel processo di innovazione tecnologica delle Amministrazioni.
All’interno della struttura, consulenti ed esperti tecnologici forniranno gratuitamente ai responsabili degli enti pubblici locali e agli operatori IT che si rivolgono a questo mercato le competenze e gli skill necessari per realizzare in piena autonomia progetti di eGovernment facilmente replicabili.”

[bctt tweet=”La sfida principale per la realizzazione di una reale interoperabilità semantica è legata all’adozione e uso di open-standard esistenti. ” username=”MapsGroup”]

“L’eGovernment Competence Center, operativo da ottobre, si articolerà in due strutture, una a Milano e una a Roma, che avranno il compito di proporre alle piccole e medie amministrazioni un piano formativo di alto livello e un’assistenza nella realizzazione di progetti replicabili basati su tecnologia Microsoft .NET e sulle soluzioni e servizi Hp. Tali progetti, a garanzia della massima flessibilità di utilizzo, scalabilità e affidabilità, saranno conformi alla normativa italiana e saranno realizzati attraverso l’utilizzo di standard Internet aperti quali Xml.”

Nel progetto di eGovernement Competence Center di MS e HP, facevo parte della schiera di Evangelist reclutati dal buon Bill, che aveva proposto all’allora Ministro Franco Bassanini di realizzare l’integrazione applicativa tra i sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni con una soluzione tecnica basata su Biztalk. I nostri architetti si erano preparati per mesi studiando soluzioni di cooperazione applicativa direttamente in casa Microsoft, avevamo definito un modello concettuale per lo sviluppo di soluzioni di interoperabilità comprensivo delle fasi di assessment, progettazione, sviluppo e training ed eravamo pronti a dare supporto a chiunque nella Pubblica Amministrazione Locale  volesse intraprendere questo cammino.
Per mesi presentammo a dirigenti e impiegati della PAL in tutta Italia il progetto per aiutarli ad avviare azioni locali da sviluppare di concerto con il Piano di azione di eGovernement del Ministro Bassanini, azioni che all’epoca avrebbero potuto beneficiare di sostanziosi finanziamenti dell’Unione Europea (se non ricordo male erano stati stanziati circa 500 milioni di euro).
Come è andata a finire è un fatto noto. 

[sf_iconbox image=”fa-eye” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Interoperabilità semantica: un sogno ancora aperto[/sf_iconbox]

La sfida principale per la realizzazione di una interoperabilità semantica è nell’adozione e nell’uso di open-standard già esistenti si è detto qualche paragrafo sopra, riportando la sintesi del parere di esperti, tuttavia alla luce delle considerazioni fatte fin qui si capisce bene come le sfide per l’attuazione di vere soluzioni di interoperabilità semantica siano forse molteplici e variegate, non solo nel settore pubblico ma anche nel privato, posto che ognuno subisce e influenza l’altro vicendevolmente, basti pensare alla fatturazione elettronica.
Non si ha qui la presunzione di indicare il cammino per l’ integrazione e la cooperazione, per quello non basterebbe neanche un long post, ma unicamente il proponimento di sottolineare – una volta di più – come alla base di tutto ci sia il linguaggio, la semantica, il significato perché infine: i progetti sappiamo come farli, le tecnologie sono mature, gli standard li conosciamo, le linee guida le abbiamo definite… Non resta dunque che provare a comprendersi nella diversità.


[highlight]Approfondimenti[/highlight]


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6MEMES TRENDS Healthcare & Data Driven Governance Sharing Knowledge

Sistemi Data Driven in sanità: facendo si impara! Per una nuova Interoperabilità Uomo-Macchina.

[dropcap3]M[/dropcap3]i piace iniziare questa mia collaborazione con il blog 6MEMES citando Federico Ferrazza, direttore di Wired Italia, sul fattore umano dell’innovazione (da WIRED – Fattore Umano. Intervista ai protagonisti del mondo che cambia. Settembre 2019):

“La capacità cioè di creare e interpretare le situazioni che nessuna macchina seppur intelligente può avere”

Ritengo che questa premessa sia fondamentale nel capire e approfondire i temi che sono e saranno sempre più importanti nel prossimo futuro a proposito di come l’Uomo si potrà (e dovrà) porre nei confronti della cosiddetta macchina.
Oggi, infatti, sappiamo che tali strumenti tecnologici ci possono aiutare sia nel ragionamento logico che nel calcolo, così che partendo da dati più o meno elementari questi programmi ci aiutano a risolvere problematiche particolarmente complesse.
Di più ancora: oggi siamo consapevoli che sempre lei, la macchina, impara a sua volta “facendo”, secondo i più recenti processi di machine learning, e dunque che le prospettive su ciò che l’innovazione tecnologica potrà aiutarci a fare si faranno, nel tempo, sempre più ampie.
Quello che invece ancora (forse) non sappiamo è ciò che l’Uomo potrà (o no) fare in proposito…
[bctt tweet=”Oggi siamo consapevoli che lei, la macchina, impara a sua volta facendo, secondo i più recenti processi di machine learning.” username=”MapsGroup”]
Ad esempio: come si modificherà il rapporto tra noi e la macchina, rapporto che – ricordiamolo – deve avere come fine ultimo il miglioramento della nostra vita? E il processo di digitalizzazione che sta avvenendo in tutti i campi, invece, come modificherà le nostre abitudini?
Infine: come influiranno queste dinamiche all’interno di un sistema così sensibile e delicato come quello della salute?
Proviamo a parlarne insieme…

[sf_iconbox image=”fa-user-md” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Cittadini sempre più “digitali” anche in ambito health[/sf_iconbox]

Ciascuno di noi ne è un testimone diretto: andiamo sempre più spesso online per informarci in merito alle varie strutture sanitarie e ai diversi medici, indossiamo smartwatch che ci relazionano non solo sulle nostre prestazioni sportive, ma anche rispetto ai nostri parametri fisici più comuni, e desideriamo che le informazioni sulla nostra salute siano facilmente a disposizione del nostro medico curante, così che ci sia un dialogo sempre più aperto con chi si occupa della nostra salute.
E tuttavia usiamo ancora troppo poco le prenotazioni e i pagamenti online: le stesse strutture sanitarie hanno appena iniziato a impiegare soluzioni digitali sia per l’organizzazione interna delle stesse che per quanto riguarda la loro condivisione delle varie informazioni mediche.
[bctt tweet=”Ancora oggi in sanità usiamo ancora troppo poco le prenotazioni e i pagamenti online: le strutture hanno appena iniziato a impiegare soluzioni digitali.” username=”MapsGroup”]
Il quadro aggiornato su questi temi lo offre l’Osservatorio Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, che segnala prima di tutto un dato positivo, la crescita del 7% della spesa per la Sanità Digitale nel 2018, in tutto 1,39 miliardi di euro, dopo la crescita del 2% nel 2017.
A investire di più sono le strutture sanitarie, 970 milioni di euro, in crescita del 9% nel 2018, cui seguono le Regioni con 330 milioni di euro spesi, in crescita del 3%, poi i medici di Medicina Generale, che nel 2018 hanno investito 75,5 milioni di euro, +4% rispetto al 2017, circa 1.606 euro per ciascun medico, infine il ministero per la Salute che ha speso 16,9 milioni di euro, appena 200 mila euro più del 2017.
In quali ambiti sono stati investiti questi soldi?
Secondo gli esperti del Politecnico, i primi due settori di impiego sono i sistemi dipartimentali, con 97 milioni di euro, e la cartella clinica elettronica, con 50 milioni di euro, ossia i due temi tecnologici considerati prioritari dalle strutture sanitarie. Non solo: anche l’intelligenza artificiale comincia a emergere: 7 milioni di euro stanziati per adottarla e il 20% dei direttori sanitari che la ritengono rilevante.
Guardando alla realtà dei fatti, Regioni e aziende sanitarie hanno scelto di attivare prima di tutto le prenotazioni e il pagamento online delle prestazioni sanitarie. È già disponibile nell’88% (prenotazioni) e nel 76% (pagamenti) delle strutture prese in esame dall’Osservatorio, attraverso siti web, app o piattaforme regionali, spesso collegate al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Questo strumento è ancora molto poco diffuso e solo il 21% dei cittadini ne ha sentito parlare.
Dal lato delle aziende sanitarie, invece, i Chief Information Officer puntano come prima istanza a ridurre i tempi d’attesa per i cittadini. Il 62% dei CIO ritiene che questo sia l’obiettivo prioritario del digitale, mentre a frenare la diffusione delle tecnologie – per il 57% dei CIO – sono proprio le problematiche legate alla mancata interoperabilità tra sistemi applicativi e alla coesistenza tra vecchi e nuovi sistemi. Nel 32% dei casi, infine, i temi sono legati al rispetto della privacy.
Sul tema, riprendo il concetto espresso mirabilmente in un’intervista al Professore Piero Dominici che desidero fare mio: soprattutto in ambito sanitario è fondamentale che i progetti – per rivelarsi vincenti ed efficaci – siano guidati da team misti che sappiano abbinare senza remore competenza tecnica e passione, precisione e creatività, e soprattutto che sappiano mettersi nei panni del cittadino-paziente.

[sf_iconbox image=”fa-plug” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Perché la “Macchina” ci serve anche – forse soprattutto – in questo settore?[/sf_iconbox]

Gli elementi a favore della tecnologia in ambito clinico e sanitario sono certamente numerosi. Senza entrare nel campo delle applicazioni rivolte ai medici, ma rimanendo invece nell’ambito dell’organizzazione aziendale, ormai anche in Italia si parla sempre di più di patient journey e di aziende data driven.
Le realtà più innovative hanno così sviluppato soluzioni con la più ampia compatibilità verso sistemi di natura diversa che – mettendo al centro il cittadino – ottimizzano il processo di accoglienza in senso lato, corredandolo ad esempio di un sistema di alerting e reporting diretto a offrire un quadro in real time del livello di servizio erogato, monitorando una serie di parametri “logistici” capaci di incidere nella qualità dell’esperienza di cura del paziente quali il tempo medio di attesa, il numero di utenti in coda per tipologia di servizio etc.
L’organizzazione sanitaria, in questo modo, può ambire a confrontare in maniera sistematica diverse configurazioni di servizio al fine ultimo di migliorare le prestazioni. Un esempio per tutti è la capacità di rispondere in maniera tempestiva a un affollamento gestendo il personale disponibile nel modo più corretto.
[bctt tweet=”Grazie alla digitalizzazione in sanità le varie soluzioni disponibili possono essere abilitate anche ad analisi predittive.” username=”MapsGroup”]
Dal punto di vista più tecnico, queste informazioni vengono fornite attraverso una rappresentazione personalizzata di tabelle e grafici (accessibili dal web) che visualizzano in maniera chiara parametri quali il numero di utenti serviti e quelli in attesa, i tempi di erogazione dei servizi e quelli di durata delle attività del singolo operatore, per arrivare al numero di ticket erogabili per servizio e così via, il tutto disponibile e “filtrabile” in base a diversi criteri di ricerca.
In questo modo, dati, operatori e pazienti interagiscono tra loro attraverso la macchina, si rendono reciproca utilità e concorrono a creare una base di informazioni utili non solo in real time, ma anche per le successive evenienze ed esperienze.
Questo fa sì che le varie soluzioni disponibili siano abilitate anche ad analisi predittive, così da fornire gli spunti necessari per gestire i vari processi rendendoli più snelli ed efficienti.
Da questo punto di vista, dunque, anche l’Uomo deve essere in grado di essere interoperabile, non solo seguendo (e soprattutto guidando) passo passo le evoluzioni della macchina, ma evolvendo accanto a essa, sia come singolo individuo che in quanto società.


[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Patient Journey Solutions e Data Driven Governance di Artexe

Il passo che Artexe ha voluto fare attraverso la piattaforma Mr You nell’integrare tutti gli strumenti utili per un corretto patient journey, è quello della gestione del dato, ovvero la capacità di offrire al manager uno strumento di supporto alle decisioni basato su dati oggettivi, quelli ricavati dal reale andamento dei processi, cui si affiancano soluzioni per attuare le strategie attraverso il miglior funzionamento dei processi.
Le dashboard progettate da Artexe e le analisi predittive si basano su anni di esperienza e mettono a fattor comune tutte le strutture e gli apparati in campo, attraverso una soluzione SaaS. Il primo esempio di concreta collaborazione tra gli strumenti sviluppati nella divisione Patient Journey Solutions e quelli della divisione Data Driven Governance di Artexe.


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6MEMES TRENDS Dati e ICT nelle imprese e nella società

Interoperabilità: lo scambio di informazioni come luogo di inter-mediazione e comunanza.

La base della interoperabilità: lo scambio di informazioni

Nell’articolo incipit del 2020 è stato introdotto il tema 2020 di 6MEMES, centrato sulla interoperabilità, fra entità (umani, macchine, sistemi più o meno complessi…) e a vari livelli. In questo articolo, il primo della mia serie di quest’anno, analizzeremo nei dettagli la comunicazione come base della interoperabilità, riprendendo in esame alcuni concetti fondamentali parzialmente introdotti in un precedente intervento [1].

[sf_iconbox image=”ss-shuffle” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Interoperabilità[/sf_iconbox]

Il concetto di interoperabilità è associato al verbo inter-operare. Dove, secondo Treccani, “il prefisso inter ha (in genere) i significati della preposizione tra, indicando quindi condizione, posizione intermedia fra due oggetti, fra limiti di spazio o di tempo, comunanza e collegamento o reciprocità (come, ad esempio, inter-azione, inter-scambio, inter-comunicante)”.
[bctt tweet=”Il concetto di interoperabilità – come ci illustra il professor Giulio Destri – è associato al verbo inter-operare.” username=”MapsGroup”]
Quindi l’interoperabilità prevede l’operare insieme di due o più entità, con una intercomunicazione (ovvero un inter-scambio di informazioni) fra le parti, svolgendo un compito suddiviso fra le parti stesse, che, in molti casi, non sarebbe possibile svolgere per una delle parti da sola. Pertanto per l’interoperabilità di due o più entità è indispensabile la comunicazione fra di esse.

[sf_iconbox image=”ss-usergroup” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La comunicazione: presupposto indispensabile per l’interoperabilità[/sf_iconbox]

Partiamo dalla base: cosa è la comunicazione?
Possiamo definirlo come un fenomeno fisico attraverso cui si trasmette informazione da un mittente ad un destinatario. Il destinatario compie di solito una re-azione alla informazione ricevuta, che può comprendere l’invio di un messaggio di ritorno al mittente [1].
La comunicazione può essere monodirezionale (o unidirezionale), cioè con un flusso di informazione sempre diretto nello stesso verso (dal mittente al destinatario) o bidirezionale, cioè con una sequenza di messaggi unidirezionali che le parti coinvolte si scambiano nel tempo. Nella figura seguente è mostrata una comunicazione composta da una sequenza di due messaggi scambiati fra un mittente ed un destinatario generici (i termini si riferiscono alla situazione iniziale, nel messaggio “di ritorno” i ruoli si invertono).

Come esempio, nel caso di due persone possiamo pensare ad una che chiede l’ora ad un’altra (richiesta) e questa risponde con il valore dell’ora (risposta). Nel caso di due sistemi informatici possiamo pensare ad un browser che chiede una pagina web ad un server (richiesta) e questo risponde con un messaggio contenente la pagina (risposta).
Nel caso di più entità presenti ed intercomunicanti tra loro si possono distinguere vari tipi di messaggi (che possono dare origine a sequenze e quindi a comunicazioni bidirezionali):

  1. Messaggi punto-punto o 1-a-1, in inglese one-to-one o point-to-point), in cui un mittente (Entità 1 in figura sottostante) invia un messaggio (indicato in rosso con la punta grande in figura) ad un solo ricevente (Entità 2 nella figura);
  2. Messaggi uno-a-molti (in inglese multicast), in cui un mittente (Entità 1) invia un messaggio (indicato in lilla con la punta sottile) a molte entità ma non a tutte (Entità 3 ed Entità 4 nell’esempio in figura);
  3. Messaggi uno-a-tutti (in inglese broadcast), in cui un mittente (Entità 1) invia un messaggio (indicato in verde) a tutte le altre entità presenti.

Come esempio possiamo pensare ad una conferenza:

  • l’oratore parla per tutti (broadcast);
  • due persone che chiacchierano fra loro scambiano messaggi punto-punto;
  • Un intervento di una persona del pubblico che non viene sentito da tutti è un multicast.

Quanto finora visto è un modello logico della comunicazione. Un modello deve servire per comprendere ed eventualmente prendere decisioni ed agire: in molti casi il modello logico è più che sufficiente per comprendere ed usare la comunicazione. Ma in altri casi no e quindi è necessario approfondire con un modello più vicino alla realtà fisica della comunicazione.

[sf_iconbox image=”ss-phone” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un modello “fisico” per la comunicazione[/sf_iconbox]

Nella comunicazione l’entità base è il messaggio, ossia ciò che contiene l’informazione da trasmettere. Per esistere nel mondo fisico l’informazione deve essere rappresentata in modo fisico, sia per la sua rappresentazione statica (ad esempio, lettere su carta) sia per la sua trasmissione (ad esempio, parole pronunciate a voce) sotto forma di messaggio. Quindi, dal punto di vista fisico, un messaggio è una variazione di grandezze fisiche che si propagano nello spazio [2].
Nel caso di comunicazione fra esseri umani o in cui il destinatario è un essere umano il messaggio può essere [3], ad esempio:

  • la luce riflessa (radiazione elettromagnetica) dalle pagine di un libro o di un cartellone pubblicitario in cui la variazione di colori produce le forme che noi sappiamo interpretare come lettere o altro (canale visivo);
  • il suono della voce di un’altra persona o il rumore di un apparecchio meccanico (canale auditivo).

Nel caso di comunicazione fra macchine di solito il messaggio è formato da segnali elettrici (lungo cavi) o segnali elettromagnetici (nell’etere o lungo fibre ottiche) o, in casi meno frequenti, segnali sonori [2].
[bctt tweet=”Nella comunicazione l’entità base è il messaggio, ossia ciò che contiene l’informazione da trasmettere.” username=”MapsGroup”]
Il tipo di canale che esiste fra mittente e destinatario determina quindi il tipo di messaggio, ovvero il tipo di segnali che formano il messaggio che possono essere trasmessi. Non è possibile trasmettere direttamente la voce nel vuoto ed ecco che gli astronauti sulla Luna e nello spazio devono avere radio nelle proprie tute spaziali per poter comunicare tra loro. Analogamente, in posti dove non arrivano cavi, per potersi collegare ad Internet è necessario un segnale radio.

[sf_iconbox image=”ss-compose” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Codificare il messaggio: codice come meta-informazione[/sf_iconbox]

Fino ad ora abbiamo visto cosa può essere, concretamente, un messaggio.

Ma per poter trasmettere una informazione, che sia comprensibile per il destinatario, mittente e destinatario devono condividere il codice di rappresentazione (detto anche meta-informazione), ossia un insieme di regole che permettono di rappresentare il messaggio come un insieme di simboli elementari trasmissibili come segnali attraverso il canale (fase di codifica) e ricevibili dal destinatario, che provvede a fare la trasformazione inversa (fase di decodifica) ricostruendo l’informazione presente nel messaggio che ha ricevuto.

Per esempio, nella comunicazione interpersonale la componente verbale del messaggio [1], [3] è composta dalle lettere che, se il segnale è sonoro sono rappresentate dai fonemi associati, se il segnale è visivo sono rappresentati dalle lettere (nella scrittura alfabetica) o dagli ideogrammi (nella scrittura ad ideogrammi, come ad esempio il cinese) con le loro forme. Nel caso della comunicazione digitale supponendo ad esempio di trasmettere un file fra due computer, esso viene scomposto nell’insieme di bit che lo formano, che vengono poi trasmessi sotto forma di impulsi elettrici o onde radio [2]. A loro volta i bit sono associati al contenuto del file (testo, immagini, suoni…) attraverso opportune regole di rappresentazione (metadati), come descritto in [2].

È quindi necessario un modello più completo per la comunicazione, come mostrato nella figura sottostante

Mittente e destinatario si scompongono in

  • Sorgente: produce l’informazione originale da trasmettere nel messaggio;
  • Trasmettitore: trasforma l’informazione in un insieme di segnali trasmissibili attraverso il canale attraverso l’operazione di codifica;
  • Canale: trasporta il messaggio (per la radiazione elettromagnetica può essere anche lo spazio vuoto);
  • Ricevitore: riceve un insieme di segnali che rappresenta il messaggio e deve ricostruire l’informazione in esso contenuta attraverso l’operazione di decodifica;
  • Destinazione: deve ricevere l’informazione prodotta dalla sorgente.

Trasmettitore e Ricevitore devono condividere il codice prima della trasmissione del messaggio, altrimenti il secondo non è in grado di svolgere la decodifica e quindi ricostruire l’informazione ricevuta. Ad esempio, se una persona ci parla in una lingua straniera o usando parole italiane di cui non conosciamo il significato, noi non siamo in grado di ricostruire il contenuto del messaggio, anche se riusciamo a udire perfettamente la sua voce. Analogamente, in una comunicazione digitale è necessario che Trasmettitore e Ricevitore condividano il modo in cui i bit sono rappresentati e, in generale, Mittente e Destinatario devono condividere anche il significato da associare ai bit [2].

È da notare che, nel mondo reale, il canale non è ideale in quanto:

  1. I segnali che formano il messaggio possono essere modificati dal canale stesso con il fenomeno delle alterazioni [2]; si pensi ad esempio al fastidioso effetto rimbombo della voce in certi ambienti, o all’attenuazione che il suono e la luce subiscono con la distanza;

  2. Nel canale possono essere presenti altri segnali che si sovrappongono a quelli contenenti il messaggio (effetto noto come rumore); si pensi, ad esempio, al fastidio che ci da al cinema un vicino che continua a parlare mentre cerchiamo di ascoltare i dialoghi;

  3. Può trasmettere informazioni solo fino ad una certa velocità; per semplificare questo concetto, pensiamo a cosa succede quando ascoltiamo una persona che parla molto in fretta in una lingua straniera che conosciamo solo parzialmente…

[bctt tweet=”In una comunicazione digitale è necessario che Trasmettitore e Ricevitore condividano il modo in cui i bit sono rappresentati e, in generale, anche il significato da associare ai bit.” username=”MapsGroup”]

Pertanto, la comunicazione ha successo solo quando l’informazione trasmessa contenuta nel messaggio arriva alla destinazione dopo essere stata decodificata dal ricevitore, nonostante le imperfezioni del canale. Nel caso di comunicazioni digitali o la comunicazione ha pienamente successo o non funziona del tutto, come avviene, ad esempio, nella televisione digitale terrestre quando il segnale è troppo debole. Nel caso delle comunicazioni interpersonali i casi possibili sono molti di più, come parzialmente affrontato in [3].

[sf_iconbox image=”ss-sync” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La comunicazione per la interoperabilità[/sf_iconbox]

Nel caso della interoperabilità il modello quasi sempre più adatto è quello rappresentato in figura:

La comunicazione (monodirezionale o bidirezionale) fra Entità 1 ed Entità 2 viene svolta da una apposita Interfaccia di comunicazione, che comprende al suo interno i ruoli di canale, trasmettitore e ricevitore, garantendo la trasmissione di informazione tra le entità. Se non necessario per lo studio e la progettazione non si affrontano i dettagli interni della interfaccia, mantenendosi al livello logico visto all’inizio dell’articolo, ma è fondamentale ricordare che, se necessario, l’interfaccia deve svolgere il compito di “traduzione” della informazione per rendere possibile la comunicazione.

Nel prossimo articolo affronteremo proprio un tipo particolare di questa interfaccia, oggi diventato fondamentale in moltissimi aspetti della nostra vita: la interfaccia uomo-macchina, attraverso cui interagiamo ogni giorno con i molteplici dispositivi che ci circondano.


[highlight]Approfondimenti[/highlight]

[1] Giulio Destri, Comunicazione interpersonale nei settori tecnici e specialistici (in 6MEMES)

[2] Giulio Destri, Introduzione alle Comunicazioni in Rete

[3] Giulio Destri, Manuale di PNL per la pratica nella Vita Professionale – Ed. Amazon, 2016


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Dal monitoraggio dei dati alla biometria comportamentale. White Paper di Natalia Robusti.

[dropcap3]Se[/dropcap3]empre in tema di Interoperabilità – in una ricognizione a trecentosessanta gradi sull’utilizzo dei nostri dati legati allo stile di vita e al benessere, partendo dai monitoraggi italiani post-sisma sino alle recenti Mappe di Facebook e agli studi sulla biometria – Natalia Robusti ci accompagna in una serie di riflessioni su ciò che l’innovazione e l’evoluzione (tecnologica in prima istanza, ma culturale subito dopo) promettono e – a volte – mantengono, anche rispetto a questo tema.
Il tutto, seguendo con particolare attenzione i topic incontrati in un anno di “serendipitare” tra monitoraggi online e ricerche, articoli e pubblicazioni incentrate sulla mappatura dei dati sensibili, le ricerche sugli effetti degli stili di vita e lo stato dell’arte dei cosiddetti “colossi del web” anche in materia di sanità.

La conclusione? Che la portata delle diverse rivoluzioni in corso in queste materie è tale da richiamare la responsabilità di noi singoli individui nella gestione oculata dei propri dati e delle Istituzioni nel dare linee-guida che perseguano interessi comuni di elevato orizzonte etico.
 
Buona lettura!


Indice

Introduzione

01. Stili di vita DOP e resilienza anche in caso di eventi drammatici:
meglio un monitoraggio oggi che una cura domani.

02. Monitoraggio dei dati, stili di vita, ambiente e partecipazione.
Un percorso complesso alla ricerca del benessere.

03. Dalla raccolta dei dati sensibili alla biometria comportamentale:
il nostro futuro lo decidiamo noi!

Conclusioni

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SmartNebula si rinnova: interfaccia grafica più intuitiva e nuove funzionalità

SmartNebula si rinnova: l’applicativo sviluppato da MAPS per rendere efficiente e sicura la gestione e il controllo della documentazione fornitori, presenta, dal 2 settembre 2019, un’interfaccia grafica completamente rinnovata, anche da un punto di vista tecnologico. Soddisfazione da parte degli utenti.

[sf_iconbox image=”fa-download” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Smartnebula: sicurezza ed efficienza per gestire ogni documento[/sf_iconbox]

Smartnebula è l’applicativo fornito in modalità Software as a Service (S.a.a.S), su piattaforma Cloud, che permette di avere tutti i documenti utili ad ogni attività gestionale in un unico ambiente centralizzato.
Altamente adattabile e configurabile SmartNebula consente:

  • la gestione e l’organizzazione di varie tipologie di documenti (acquisti, compliance, business, gare, controlli, requisiti di legge, audit, 231 e altro);
  • la possibilità di avvertire i responsabili di impresa e i fornitori con meccanismi di alert automatici e configurabili, per chiedere aggiornamenti o file non ancora disponibili;
  • la progettazione dei questionari fornitori, controllando scadenze e adempimenti.

Facile e funzionale, SmartNebula ha un’architettura aperta che permette, all’occorrenza, il dialogo con sistemi informativi già presenti in azienda. Una recente e profonda revisione ne ha ora migliorato funzionalità e caratteristiche.

[sf_iconbox image=”fa-bank” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Questione di… architettura[/sf_iconbox]

L’interfaccia di SmartNebula è stata pensata in modo che ogni funzione sia intuitiva, oltre che facilmente rintracciabile e memorizzabile. La semplicità di utilizza è stata ampliata con la nuova versione di SmartNebula, entrata ufficialmente in produzione dal 2 settembre  2019.
SmartNebula ha ora un’interfaccia grafica completamente rinnovata, anche da un punto di vista tecnologico. È stata infatti migliorata utilizzando la versione 7 di Angular, la piattaforma open source per lo sviluppo di applicazioni web in grado di poter essere visualizzate anche su smartphone e tablet.
Oltre all’interfaccia grafica sono state introdotte nuove funzionalità:

  • la possibilità di inviare spontaneamente i propri documenti anche a chi non utilizza Smartnebula;
  • la gestione dell’invio di documenti che ci si aspetta di ricevere controfirmati (il tutto tracciato all’interno del sistema);
  • la possibilità utilizzare la PEC per l’invio dei documenti;
  • una gestione più flessibile della classificazione dei documenti tramite l’utilizzo di tag gerarchici.

[sf_iconbox image=”ss-businessuser” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La soddisfazione dei clienti[/sf_iconbox]

Già dopo un mese dall’entrata in produzione del nuovo SmartNebula è stato possibile registrare la soddisfazione da parte degli utenti riguardo i miglioramenti introdotti.
Per ogni documento di un certo forniture è diventata più rapida e intuitiva:

  • la visualizzazione e la rintracciabilità;
  • il controllo, grazie al raggruppamento per tipologia e secondo specifici tags gerarchici attribuiti dall’utente.

SmartNebula: la soluzione per garantire sicurezza ed efficienza nella gestione ogni documento.  


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business. Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion. Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
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MAPS | Tel +39 0521 052300
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