Categorie
Maps News News

Settembre, la primavera dei retailer. Perché ripartire seguendo i dati?

Dopo la prima fase di epidemia da covid-19, in cui il comportamento dei consumatori è stato irrazionale e guidato dalla paura, proviamo a capire quali dati possono aiutare i retailer a reinventare l’esperienza d’acquisto.
Il primo ambito che è stato messo sotto pressione è sicuramente la gestione della supply chain, dove i dati di vendita degli store fisici incrociati con gli ordini effettuati online già evasi e in attesa di evasione, devono essere processati da modelli predittivi per ottimizzare gli approvvigionamenti e prevedere trend di acquisto.
Gli stessi dati, arricchiti con i dati generati dai sistemi elimina code, ad esempio, affluenza e tempo medio di permanenza nel punto vendita, aiutano ad ottimizzare la gestione del personale, permettendo di avere il giusto numero di addetti rispetto alla domanda effettiva generata da ingresso merci in magazzini, ordini online e ingresso clienti nel punto vendita.

Rimanendo nell’ambito di gestione degli afflussi di clienti, nonostante vi siano molteplici soluzioni elimina code, bisogna capire come e quali dati sono veramente utili. Infatti, per migliorare l’erogazione di servizi a valore aggiunto nel punto vendita e creare nuove esperienze personalizzate, questi sistemi saranno tanto più utili quanto più riusciranno a fornire ai retailer insight in tempo reale e metriche di sintesi quali, ad esempio, fasce orario di maggior afflusso di clienti oppure tempo medio di permanenza dei clienti in base alla fascia oraria o, ancora, feedback puntuali dei clienti sulla loro soddisfazione nella fruizione di un determinato servizio
Uno scenario che vede da una parte gli store fisici che si reinventano e dall’altra dati smart che aiutano a ridisegnare l’esperienza d’acquisto e le relazioni tra marca e consumatore, ad ottimizzare gli accessi, ridurre i tempi di attesa dei clienti e creare nuove esperienze altamente personalizzate che collocano al centro delle attenzioni il consumatore finale con i propri bisogni.
Quindi, la corsa alla migliore app eliminacode continuerà grazie alla crescente inclinazione dei consumatori a scegliere la prenotazione e i servizi a valore aggiunto offerti dal punto vendita. Infatti, se prima ci si recava direttamente presso uno store, ora si riflette e si pensa se sia o meno il momento opportuno per accedervi e quindi con i sistemi di elimina code si può fornire, ai propri clienti, un nuovo touch point che può essere utilizzato per:

  • Raccogliere nuovi contatti e dati di profilazione con cui arricchire il CRM,
  • coinvolgere il consumatore in attività interattive e promozionali funzionali al “drive to store”,
  • raccogliere opinioni e feedback per migliorare l’erogazione dei propri servizi.

[bctt tweet=”La corsa alla migliore app eliminacode continuerà grazie alla crescente inclinazione dei consumatori a scegliere la prenotazione e i servizi a valore aggiunto offerti dal punto vendita” username=”MapsGroup”]
Dunque, sono sempre i dati ci vengono in aiuto per migliorare e reinventare l’esperienza del consumatore, anche in questa fase storica che sta rivoluzionando le modalità di relazione tra i retailer e i propri clienti.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità̀ di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA.
Il Gruppo ha investito in R&D ed innovazione, negli ultimi 5 anni, complessivamente 3.500.000 €.
Per maggiori informazioni: www.mapsgroup.it

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni













CREDITS IMMAGINI
Copertina: Foto di Artem Beliaikin da Pexels
Palette: Foto di Kaboompics .com da Pexels
Categorie
6MEMES TRENDS Data Complexity & Big Data White Paper

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE INTEROPERABILE: il nuovo white Paper di Anna Pompilio.

[dropcap3]D[/dropcap3]i interoperabilità nella Pubblica Amministrazione si parla ormai da qualche decennio ed esiste un quadro europeo di interoperabilità dei servizi pubblici europei già dal 2010.
Eppure, nonostante sforzi ed evoluzione in atto, ancora manca qualcosa: ecco perché gli “addetti ai lavori”, non solo nel settore pubblico ma anche nel privato, saranno i protagonisti di sfide, molteplici e variegate. Alla base di tutto dovrà esserci la semantica e il significato perché – infine – oltre i progetti, le tecnologie e gli standard già maturi, occorrerà provare a comprendersi nella diversità.
La via da seguire sarà dunque quella di una tecnologia che supporti e integri le esperienze umane, sociali e collettive, non per controllare e monitorare ma per aiutare nella costruzione di un nuovo modello metasemantico, che risponde a precise regole di collaborazione e il cui significato ha senso sole se riferito all’ambiente in cui lavora, vive, ama, talvolta muore.
Ne parla, in questo nuovo White Paper, Anna Pompilio.


Indice

Introduzione

01. L’insostenibile leggerezza dell’Essere Interoperabile.

02. Vecchie e nuove emergenze, digitali e non: l’infrazione dell’aspettativa e la risposta dell’Uomo CON la Macchina.

03. Interoperabilità dei sistemi informativi della Pubblica Amministrazione: perché non basta l’ottica trasformativa.

04. L’interoperabilità metasemantica: oltre il significato delle parole.

Conclusioni

About


CLICCA SULL’IMMAGINE E SCARICA IL WHITE PAPER



CREDITS IMMAGINI COPERTINA
ID Immagine: 89091254, di: Galina Peshkova
IMMAGINI WHITE PAPER (vedi nell'elaborato)
Categorie
Maps News News

MAPS: firmato l'accordo per l'acquisizione di SCS Computers

MAPS comunica di aver acquisito SCS Computers, software house attiva nell’healthcare e specializzata in ambito clinico, le cui soluzioni proprietarie supportano, da oltre 20 anni, la Sanità pubblica e privata.

 

[sf_iconbox image=”ss-laptop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]SCS Computers: all’insegna della sanità digitale[/sf_iconbox]

Fondata a Fermo negli anni ’80, SCS Computers è specializzata nel mercato Healthcare, fornendo le proprie soluzioni proprietarie alla sanità pubblica e privata. SCS è diventata una realtà di riferimento nell’Italia centrale ed in particolare nella Regione Marche, in cui si è aggiudicata una fornitura della durata di 7 anni per tutte le strutture sanitarie pubbliche.
La Società vanta un’esperienza ventennale nell’ambito delle forniture di sistemi integrati Hardware e Software, fornendo assistenza e consulenza altamente qualificata in grado di trasformare le più avanzate tecnologie in soluzioni operative efficienti.
Hanno preso in questo modo vita i software gestionali specializzati di SCS dedicati ai laboratori di analisi chimico-cliniche e microbiologiche, agli ambulatori medici specialistici, alle Unità Operative di Pronto Soccorso, nonché alle Unità Operative di Anatomia Patologica. Tutte le soluzioni di SCS sono fortemente integrate con i dispositivi fisici utilizzati nei laboratori di analisi, generando un’ottima copertura funzionale dei software forniti e una altrettanto ottima user experience.

[sf_iconbox image=”ss-medicalcross” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Healthcare: si amplia l’offerta sanitaria di MAPS[/sf_iconbox]

MAPS Group comunica la sottoscrizione, da parte della controllata MAPS Healthcare, di un accordo vincolante per l’acquisizione del 100% di SCS Computers S.r.l..
Come afferma Marco Ciscato, Presidente di MAPS:

“Questa operazione strategica permette al Gruppo MAPS di ampliare ulteriormente l’offerta sanitaria, in particolare nella direzione dell’area clinica. Potremo beneficiare di numerose sinergie, integrando le soluzioni proprietarie di SCS Computers nelle offerte Data Driven Governance e Patient Journey. La nostra struttura commerciale può rappresentare uno strumento fondamentale per veicolare l’offerta SCS anche su nuovi clienti. La forte presenza di SCS in alcuni territori potrà inoltre essere un elemento facilitante per distribuire negli stessi territori anche le altre soluzioni del Gruppo.”

 

[sf_iconbox image=”ss-signpost” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]WEBINAR MAPS[/sf_iconbox]

Il prossimo 29 settembre, il Presidente Marco Ciscato incontrerà la comunità finanziaria nell’ambito di un webinar rivolto agli investitori professionali e retail. L’appuntamento conferma l’approccio alla trasparenza verso gli Investitori adottato in IPO.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion.
Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
Contatti Società:
MAPS | Tel +39 0521 052300
 info@mapsgroup.it
Contatti Nominated Adviser
BPER Banca | Tel +39 0272 74 92 29 |
maps@bper.it
Contatti Investor Relations & Financial Media
IR Top Consulting | Tel +39 0245473884


 

Categorie
6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Information and communications technology

La rete, oggi, oltre i confini digitali: un'infrastruttura immateriale a supporto dell'interoperabilità sociale. Di Giulio Destri.

La rete oggi: il supporto alla interoperabilità sociale

[dropcap3]N[/dropcap3]ell’articolo precedente è stato trattato come nei mesi della tragedia che ha colpito il mondo la rete sia stata un pilastro fondamentale nella comunicazione fra le persone e come stia evolvendo sempre più in tal senso. Dopo avere visto a livello sociale cosa questo stia iniziando a comportare, in questo articolo analizzeremo cosa effettivamente serve per rendere la rete anche robusta e sicura, in grado di reggere questo ruolo sociale.
 

[sf_iconbox image=”ss-flag” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]L’Italia (o il mondo) “unica città digitale”[/sf_iconbox]

Durante la pandemia, abbiamo scoperto che, per un numero molto grande di lavori, non esiste realmente la necessità di essere presenti in un ufficio o in un’aula, magari in un grande palazzo di una grande città. Almeno non tutti i giorni.
E non esiste quindi per chi compie questi lavori la necessità reale di prendere un’auto (e magari stare 2 ore in coda in una tangenziale), di prendere un treno (e magari partire alle 5.30 per poter arrivare al posto di lavoro prima delle ore 9), di stare chiusi pigiati come sardine in un vagone della metropolitana di una grande città…
In tanti, non solo in Italia, hanno compiuto questo tipo di analisi e riflessioni. A Palermo è nato addirittura il movimento South Working, analizzato oggettivamente, fra gli altri, da Dario Di Vico, e in testate come il Sole 24 ore. La proposta è quella di riportare al Sud e nelle aree montane, oggi “periferiche”, lavoratori della conoscenza, anche giovani, attualmente impegnati nelle grandi città come Milano, attraverso l’uso dello Smart Working ben organizzato, come previsto anche dalla legge 81/2017 del 22/05/2017, che ha definito lo Smart Working nell’ordinamento italiano come “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.
In molti casi il lavoro a distanza, che è stato necessario mettere in piedi in tempi ristrettissimi per affrontare l’emergenza, è abbastanza distante da questa definizione, anche se comunque rappresenta un passo in quella direzione. Quindi l’evoluzione, secondo le idee del South Working, potrebbe portare a rivitalizzare le piccole città ed i borghi che, collegati in modo capillare da una rete a larga banda, diventerebbero quartieri di un’unica città, grande come l’intera Italia. O grande come l’intera Europa.
È realizzabile questo scenario? Forse in parte, negli stessi articoli sopra citati sono state affrontate analisi in tal senso… Ed è auspicabile? Gli impatti sociali ed economici sono notevoli e anche non tutti positivi, come documentato anche dalla crisi di numerosi locali di ristorazione il cui business si fondava sulla pausa pranzo, soprattutto in luoghi come l’EUR a Roma. Molto probabilmente il futuro prossimo sarà un misto di lavoro in distanza ed in presenza, come del resto contenuto nella stessa definizione suddetta.
Lasciando da parte analisi sociali ed economiche ora ci concentriamo solo su quella tecnologica. La rete Internet, in Italia, è pronta?
 

[sf_iconbox image=”fa-car” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La rete Internet: l’autostrada dell’informazione[/sf_iconbox]

La struttura della rete in Italia, come del resto anche in altri paesi, è basata su alcuni percorsi principali ad alta velocità (di solito realizzati fisicamente con insiemi di fibre ottiche), chiamati dorsali, che, paragonando Internet alla rete stradale, corrispondono alle grandi autostrade. Le dorsali appartengono ai grandi fornitori di servizio come TIM, Vodafone, Wind Tre, e si connettono le une alle altre e con le dorsali europee negli  Internet Exchange Point (IXP).
Un IXP è, in sostanza, un casello in cui il traffico proveniente da una dorsale può dirigersi verso una o più delle altre dorsali collegate. Gli IXP presenti in Italia sono 11 ed il più grande (MIX, da Milan Exchange, chiamato spesso in gergo “Mega-MIX”) permette l’interconnessione di tutte le dorsali (e quindi di tutti i grandi provider) con tutte le altre ed è un osservatorio privilegiato per l’analisi del traffico in Italia. Oltre al MIX, anche da altri IXP è possibile il collegamento verso l’estero, ad esempio dall’IXP di Palermo.
Dalle dorsali, poi, ogni provider ha proprie infrastrutture che collegano alla dorsale le utenze finali (case, uffici, aziende, enti pubblici…), con capacità di trasmissione sempre più piccole, in modo analogo a come, usciti dalla rete autostradale, si entra in strade statali, provinciali, comunali durante il viaggio verso una casa in campagna. Dalla velocità di connessione tra il punto di accesso di casa o ufficio e la dorsale dipende la possibilità di usare o meno alcuni servizi come la video conferenza.
Le piattaforme cloud, che offrono tantissimi servizi (fra cui la video conferenza), sono basate su grandi centri di elaborazione dati, per la grande maggioranza situati in Europa del nord o in nord America. Per cui il poter usare tali servizi richiede che il flusso di dati che realizza la connessione fra due utenti che stanno collaborando attraverso di essi passi

  • dalle loro sedi, attraverso l’infrastruttura di collegamento del provider sino alla dorsale,
  • attraverso questa sino ad un IXP,
  • dall’IXP nella rete internazionale,
  • dalla rete internazionale sino alla rete di ingresso del fornitore di servizi cloud
  • dalla rete di ingresso sino al centro elaborazione dati che fornisce il servizio cloud in uso
  • e viceversa per il collegamento inverso.

[sf_iconbox image=”ss-phonedisabled” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Le problematiche che si sono manifestate[/sf_iconbox]

Le problematiche legate all’uso massiccio di servizi cloud come sopra descritto possono riassumersi nei seguenti punti:

  1. L’accesso alla rete è ancora poco capillare, come mostrato dalle mappe dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom): in molte zone d’Italia (soprattutto al Sud, nelle campagne, in montagna ecc…) le connessioni sono a bassa velocità, basate su cavi telefonici (ADSL di prima generazione, pochi megabit al secondo se va bene) o su ponti radio non veloci;
  2. Anche in caso di connessione veloce, spesso, l’infrastruttura che la connette alla dorsale del provider non è in grado di sostenere tutto il traffico se tutti gli utenti usano la propria connessione a piena velocità (nella rete stradale questo è ciò che accadrebbe se un certo numero di strade statali, trafficate, confluisse di colpo in una strada appena più grande);
  3. Infine le dorsali stesse non sono tutte in grado di sostenere il traffico, come mostrato dai frequenti rallentamenti della rete avvenuti durante il lockdown.

In sostanza occorrono investimenti per realizzare una infrastruttura che sia in grado di fornire connettività ad alta velocità e robusta rispetto a guasti alla maggior parte del territorio italiano. Dopo anni di stasi iniziative come Open Fiber sembrano andare nella giusta direzione, seppure a rilento.
Non è realmente pensabile una Italia digitale senza un accesso veloce alla rete capillarmente diffuso.
Inoltre servono accordi (anche a livello europeo) con i grandi fornitori di servizi cloud. Occorre portare i data center del cloud anche nel territorio italiano, per ridurre il traffico sulle dorsali internazionali e di conseguenza la dipendenza da queste (non dimenticando anche gli effetti del recente decadimento dell’accordo Privacy Shield sulla regolamentazione dei flussi di dati tra Unione Europea e USA).
[bctt tweet=”Non è pensabile una Italia digitale senza un accesso veloce alla rete capillarmente diffuso. Servono accordi (anche a livello europeo) con i grandi fornitori di servizi cloud per portare i data center del cloud nel territorio italiano” username=”MapsGroup”]
 

[sf_iconbox image=”ss-pixels” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La rete e le infrastrutture critiche[/sf_iconbox]

La rete diventa quindi una infrastruttura critica, insieme agli altri servizi essenziali, definiti nella Direttiva Europea NIS, come “quelli necessari per il mantenimento di attività sociali e/o economiche fondamentali.”
Bastano poche riflessioni per comprendere che:

  • sistemi di produzione e trasmissione dell’energia (centrali, elettrodotti, metanodotti, oleodotti…),
  • sistemi di fornitura e distribuzione di acqua potabile (acquedotti, serbatoi di raccolta…),
  • reti di trasporto (aeroporti, ferrovie, porti, strade e interporti),
  • sistemi finanziari (banche, borsa, sistemi di pagamento elettronico…),
  • sanità,
  • servizi di sicurezza (polizia, esercito…),
  • infrastrutture digitali (la rete sopra descritta…), motori di ricerca, servizi cloud e piattaforme di commercio elettronico

sono pilastri della società, il cui venir meno potrebbe provocare problemi catastrofici. E ciascuno degli elementi suddetti dipende ormai, per il proprio funzionamento, da grandi sistemi informatici.
Questi sistemi sono adeguatamente protetti da guasti accidentali ed attacchi informatici? Esiste la consapevolezza della necessità di protezione adeguata, a livello di chi prende le decisioni? La citata Direttiva NIS (recepita dalla legislazione italiana nel 2018), va sicuramente nella giusta direzione,  documenti come le linee guida e le Misure Minime di AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) o il CyberSecurityFramework italiano definiscono tutti i dettagli per realizzare protezioni di alta qualità.
Ma, all’interno della pubblica amministrazione e anche di molte aziende, ci sono le competenze necessarie a tradurre in pratica tali dettagli? Ci sono i fondi? C’è una volontà di agire e di investire il necessario da parte di chi può prendere le decisioni?
Casi come il recente attacco all’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) lasciano dubbi su quanto si sia ancora lontani dalla reale attuazione delle protezioni richieste dalla NIS per le infrastrutture critiche.
Con una metafora storica potremmo dire che come la “pax mongolica” dovuta alle conquiste dell’impero mongolo lungo la via della seta portò ad un fiorire dei commerci e delle comunicazioni (è l’epoca descritta dal mercante veneziano Marco Polo nel Milione) sotto la protezione delle armi dell’esercito mongolo, così oggi, per garantire i nostri servizi essenziali, le nostre comunicazioni, la nostra “interoperabilità sociale” dobbiamo proteggere i nostri sistemi informatici e le grandi autostrade della comunicazione digitale con le opportune armi cibernetiche di difesa.
[bctt tweet=”Oggi, per garantire i servizi essenziali, le comunicazioni, l’“interoperabilità sociale” occorre proteggere i sistemi informatici e le grandi autostrade della comunicazione digitale con le opportune armi cibernetiche di difesa” username=”MapsGroup”]

[sf_iconbox image=”ss-unlock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]L’evoluzione: infrastrutture private o pubbliche?[/sf_iconbox]

Una considerazione importante su cui riflettere è il fatto che tutti (o quasi) i componenti della rete sopra descritti sono privati. Infatti, tranne che nei rari casi di reti civiche con servizi di connettività per il cittadino, dalla propria connessione domestica, sino al cloud, tutti gli elementi sono privati…
In sostanza, un elemento indispensabile per la nostra vita e per la nostra società è in mani di più operatori privati, molti dei quali stranieri e addirittura extra europei. E molta della tecnologia su cui i sistemi si appoggiano viene da paesi come USA e Cina… Senza entrare in considerazioni politiche, occorre semplicemente applicare una buona analisi del rischio ai vari elementi costituenti la base informatica dei sistemi critici (e, in verità, anche su altri settori), per avere un quadro oggettivo della situazione e prendere decisioni logiche.
L’Unione Europea e gli stati più grandi che ne fanno parte sono, ad oggi, il cuore della democrazia e dei diritti individuali, nonché all’avanguardia nelle iniziative per uno sviluppo sostenibile che possa consentire la sopravvivenza dell’umanità nei prossimi secoli. Per poter rimanere in questo ruolo occorre avere basi forti per la propria società, specialmente in un mondo sempre più complesso ed instabile come quello in cui stiamo vivendo.
[bctt tweet=”L’UE e gli stati più grandi che ne fanno parte sono il cuore della democrazia e dei diritti individuali, nonché all’avanguardia nelle iniziative per uno sviluppo sostenibile che consenta la sopravvivenza dell’umanità nei prossimi secoli” username=”MapsGroup”]
Nel prossimo articolo vedremo come la rete può dare origine a un ulteriore contesto di interoperabilità fra umani e sistemi, molto utile in un mondo “poco stabile”.


CREDITS IMMAGINI

Immagine di copertina (rielaborata):

ID Immagine: 95797606. Diritto d'autore: Ekachai Wongsakul
ID Immagine: 47163140Diritto d'autore: Pavlo Vakhrushev
ID Immagine: 111714055Diritto d'autore: pwstudio
Categorie
Maps News News

CEST 2020: MAPS e la sicurezza informatica per le infrastrutture

Il 16 e il 17 settembre MAPS Group partecipa, a Genova, alla 6a Conferenza internazionale CSET (Cyber Security for Infrastructure of Energy & Transport). Si discuterà di come, con IoT e Intelligenza Artificiale, sarà possibile creare strumenti sempre più efficaci per un’adeguata protezione delle infrastrutture da rischi e minacce informatiche.

[sf_iconbox image=”ss-lock” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La necessità di protezione[/sf_iconbox]

Argomento più che mai attuale, la protezione dei dati e la necessità di predisporre un sistema di monitoraggio degli incidenti informatici pone l’attenzione su un duplice obiettivo:

  • rispondere all’esigenza di individuare gli attacchi e mitigare il danno,
  • delineare la reale portata dell’incidente.

Fondamentale, di conseguenza, è la predisposizione di processi che consentano di mantenere un costante livello di monitoraggio e di definire le dinamiche della risposta in caso di violazione. Soprattutto per settori di rilevanza sociale ed economica quali trasporti ed infrastrutture energetiche e idriche.

[sf_iconbox image=”ss-compose” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]MAPS sponsor del CSET 2020[/sf_iconbox]

La conferenza internazionale CSET 2020 si concentrerà proprio su come, con Internet of Things, 5G Networks , Artificial Intelligence e Cyber-Physical Security (una nuova frontiera della Global Security) si potranno creare strumenti sempre più efficaci per un’adeguata protezione delle infrastrutture critiche da rischi e minacce informatiche.
Maps Group parteciperà in qualità di sponsor e con la presenza di Vieri Emiliani, Head of Innovation della società.
Nel corso della tavola rotonda di giovedì 17 settembre, dal tema “INTELLIGENZA ARTIFICIALE E INFRASTRUTTURE CRITICHE”, Vieri emiliani parlerà di sistemi di Manutenzione Predittiva su Reti Elettriche, come utilizzo concreto della AI su sistemi di sicurezza per infrastrutture critiche.

[sf_iconbox image=”ss-like” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CSET 2020: pronti a partire, in sicurezza[/sf_iconbox]

CSET 2020 sarà un evento mediatico per garantire la massima fruibilità al pubblico interessato.
Il convegno si svolgerà di persona – su invito – e online, attraverso collegamenti live all’esterno e con l’area espositiva, tavole rotonde e interviste.
Potete registrarvi qui e seguire l’evento via Webinar.
Per ulteriori informazioni, visitate il sito CSET 2020.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
Opera in un contesto caratterizzato da un elevato potenziale di crescita: il mercato mondiale delle tecnologie per la digital transformation ha raggiunto nel 2018 la dimensione di 1.300 miliardi di dollari; nel 2020 si stima un mercato di 2.100 miliardi di dollari.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA. Attraverso la linea d’offerta Patient Journey, si posiziona come leader nel settore dell’accoglienza dei pazienti nelle strutture sanitarie, presidiando il mercato con oltre 600 installazioni, che gestiscono una popolazione di oltre 17 milioni di pazienti a livello nazionale.
Il Gruppo chiude il 2018 con un valore della produzione consolidato pari a Euro 17,6 milioni e un EBITDA pari a Euro 3,6 milioni (EBITDA margin pari a 21%). Negli ultimi 5 anni MAPS ha raddoppiato i ricavi e decuplicato l’EBITDA. La società è caratterizzata da elevati livelli di recurring revenues e cash conversion.
Alla crescita organica del Gruppo si è affiancata un’importante attività di M&A, con l’acquisizione di IG Consulting (2011), Artexe (2018) e Roialty (2019).
ISIN azioni ordinarie: IT0005364333 – ISIN “Warrant Maps S.p.A. 2019-2024”: IT0005364325
Comunicato disponibile su www.emarketstorage.com e sul sito Maps.

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni
Contatti Società:
MAPS | Tel +39 0521 052300
 info@mapsgroup.it
Contatti Nominated Adviser
BPER Banca | Tel +39 0272 74 92 29 |
maps@bper.it
Contatti Investor Relations & Financial Media
IR Top Consulting | Tel +39 0245473884


 

Categorie
Maps News News

Vodafone store: al via la prenotazione con Roialty ZeroCoda

Sicurezza e attenzione per il cliente: negli store Vodafone parte il test dell’innovativa App di Maps Group Spa.

 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Sicurezza e attenzione per il cliente[/sf_iconbox]

Da giugno, in 5 Vodafone Store, è attivo vodafone.zerocoda.io per consultare le disponibilità e prenotare il proprio appuntamento.
La collaborazione tra Vodafone e Maps Group nasce per rispondere a un’esigenza immediata di sicurezza che, nel periodo post pandemia, influisce sulla qualità percepita del servizio e nelle scelte dei consumatori.
L’obiettivo è quello di estendere l’esperienza fisica attraverso i canali digitali in un processo di coinvolgimento costante del consumatore. Infatti, l’esperienza ZeroCoda prevede:

  1. una prenotazione online;
  2. il recarsi e l’acquisto in store;
  3. la possibilità per i clienti, attraverso i loro dispositivi digitali, di esprimere il loro grado di soddisfazione.


Il valore aggiunto sarà quello di

  • poter integrare ZeroCoda con i canali digitali Vodafone di servizio ai clienti;
  • personalizzare le interazioni basate sui profili e dati di accesso;
  • attivare iniziative di promozione, couponing e loyalty integrate nell’esperienza di prenotazione.

 

[sf_iconbox image=”ss-desktop” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Un innovativo progetto pilota[/sf_iconbox]

Soddisfazione è stata espressa da Maurizio Pontremoli, Amministratore delegato Maps Group:
Collaboriamo da tempo con Vodafone per contribuire alla realizzazione dei sistemi di Customer Operation e abbiamo deciso di investire con loro per realizzare un progetto pilota innovativo che interpretasse la nuova normalità di accesso agli store in chiave di valore aggiunto e non di criticità per il cliente del servizio. Siamo certi di poter offrire il miglior valore di integrazione dei dati e personalizzazione dell’esperienza sui canali retail e digital dell’operatore”.
Un progetto pilota accessibile online, e che non penalizza chi non ha accesso a dispositivi digitali grazie alla possibilità di prenotarsi, in presenza, direttamente presso il punto vendita.
Vuoi avere maggiori informazioni sul servizio Roialty ZeroCoda per eliminare le code e gestire gli accessi nel tuo punto vendita? Visita il sito https://roialty.com/zerocoda-retail-ita/ e richiedi subito una prova gratuita.


[sf_iconbox image=”fa-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]GRUPPO MAPS[/sf_iconbox]

Fondata nel 2002, MAPS è una PMI Innovativa attiva nel settore della digital transformation. Con sede a Parma e 170 dipendenti, produce e distribuisce software per l’analisi dei big data che consentono alle aziende clienti di gestire e analizzare grandi quantità̀ di dati e di informazioni, aiutandole nell’assunzione delle proprie decisioni strategiche e operative e nella definizione di nuovi modelli di business.
MAPS opera attraverso 3 business unit (Large Enterprise, Healthcare Industry, Gzoom) e ha un portafoglio di oltre 180 Clienti altamente fidelizzati appartenenti a differenti settori: Servizi, Sanità, Industria e PPAA.
Il Gruppo ha investito in R&D ed innovazione, negli ultimi 5 anni, complessivamente 3.500.000 €.
Per maggiori informazioni: www.mapsgroup.it

[sf_iconbox image=”ss-mail” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]CONTATTI[/sf_iconbox]

Per maggiori informazioni














Immagine di Copertina
ID Immagine: 75792775 Diritto d'autore: Egor Kotenko
Categorie
6MEMES TRENDS Digital Healthcare Design – il valore dell'accoglienza nel percorso di cura. Healthcare & Data Driven Governance

Salute e Innovazione digitale: “il cittadino al centro” non solo come un modo di dire, ma di fare. Di Mauro Di Maulo.

[dropcap3]N[/dropcap3]egli articoli precedenti abbiamo parlato di innovazione e sanità innanzitutto a livello generale, commentando quelli che sono gli evidenti benefici di una auspicata migliore interoperabilità tra i vari soggetti (umani e tecnologici) di questo settore, in particolar modo nelle più recenti declinazioni digitali.
Abbiamo poi sfatato il mito che lega solitamente i processi di innovazione e cambiamento in questo campo ai conseguenti esuberi di spesa, dimostrando da un lato il contrario e puntando dall’altro l’attenzione su come siano cruciali in questo senso una maggior consapevolezza dei relativi processi culturali e comunicativi, anche dal punto di vista strategico e operativo.
C’è ora un punto cruciale che vorrei affrontare, e riguarda il come gestire quelle che sicuramente saranno le sfide future della nostra società in materia di sanità. Sempre in riferimento alla Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale” (Maggio 2019), abbiamo già visto come l’aumento dell’età media e l’assenza prossima di personale medico saranno possibili punti di crisi.
[bctt tweet=”Il modello Connected Care punta a creare una serie di relazioni bidirezionali tra il paziente, la sua salute e tutti i soggetti deputati ad aiutarlo nel suo percorso di benessere e cura.” username=”MapsGroup”]
Nello stesso tempo, abbiamo anticipato una “chiave di volta” possibile che è innanzitutto culturale, e – subito dopo –  concreta e tangibile nei suoi riverberi positivi sia in termini di efficienza che di miglior impiego delle risorse umane, economiche e tecnologiche. Vediamo insieme come.
È di tutta evidenza che il modello Connected Care punta a creare una serie di relazioni bidirezionali tra il paziente, la sua salute e tutti i soggetti deputati ad aiutarlo nel suo percorso di benessere e cura.
Utilizzando questa immagine seguente (che riportiamo dalla ricerca) possiamo già comprender come questo modello, in un cui il cittadino non è più un soggetto passivo, ma piuttosto è partecipe all’interno del processo di tutela della propria salute, non solo fa leva su alcuni momenti e contingenze cruciali in tema di salute, ma mette al centro delle relazioni i DATI e le INFORMAZIONI disponibili.

 
Il risultato è un’azione innanzitutto di coinvolgimento sia del cittadino che degli enti, (interoperabilità Uomo-Uomo) nonché di messa in comune di dati, monitoraggi, previsioni e percorsi individuali quali ad esempio la prenotazione di visite, la temporizzazione dei ricoveri etc. (Uomo-Macchina e Macchina-Macchina).
Questa nuova e davvero auspicabile pratica comporta una serie di immediati vantaggi:

  • innanzitutto una razionalizzazione dell’impiego delle risorse, come abbiamo visto;
  • in secondo luogo (ma non per importanza) una diminuzione del margine di errore organizzativo (non solo), sia a livello di enti che di singoli operatori;
  • infine la possibilità di gestire il tema della Salute anche in termini predittivi, e non soltanto emergenziali, grazie all’uso statistico dei dati e dei modelli resi disponibili dai vari monitoraggi.

Ne consegue che, a livello culturale, al cittadino viene chiesta una maggiore partecipazione e pro-attività nella “gestione” della propria salute – ad esempio migliorando il proprio stile di vita – mentre agli operatori viene garantita una miglior funzionalità della macchina organizzativa.
Inoltre – cosa da non sottovalutare – tutto il processo di cura viene digitalizzato e quindi condiviso. E’ chiaro che questo si riverbera in una possibilità di monitoraggio e programmazione che rende il sistema più efficiente.
E che i cittadini sarebbero, non da oggi, interessati a questo processo, lo illustra lo stesso report che ci racconta come, già in epoca pre-Covid:

  • Il 25% dei cittadini che hanno utilizzato app di coaching ha comunicato i dati raccolti al proprio medico.
  • Il 30% dei cittadini sani sarebbe molto interessato ad interagire con un coach virtuale che fornisce in modo pro-attivo consigli su come migliorare lo stile di vita in base a parametri monitorati.
  • Il 15% dei cittadini sani sarebbe interessato a una polizza sanitaria con App e/o wearable integrati che premi, attraverso una gratificazione finanziaria, chi riesce a migliorare il proprio stile di vita.

Tutti dati, questi, che fanno intravedere un’evoluzione culturale “messa” già in moto e di cui la nostra classe dirigente sta (forse) iniziando a prendere atto anche a causa, purtroppo, della pandemia che ci ha travolto…

[sf_iconbox image=”ss-businessuser” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Il cittadino al centro: non solo un modo di dire,

ma piuttosto di fare

 
Per passare dalle parole ai fatti, prima di congedarci, vorrei riprendere alcuni concetti.
Come già illustrato in questo articolo di Natalia Robusti, ad esempio, è ormai noto a tutti che il cosiddetto Stile di Vita ha un impatto molto rilevante sullo stato di salute non solo di ciascuno di noi, ma anche del “sistema” in cui viviamo.
A questo insieme di fattori così cruciale e composito (fatto di abitudini alimentari e sportive, fattori ambientali, culturali etc.), potremmo già aggiungere una voce, ovvero una personale attitudine al “digitale” anche in questo ambito.
È proprio questo salto culturale da parte del cittadino nel farsi parte attiva in questo percorso ciò di cui avremmo maggior bisogno adesso, così da aumentarne la domanda e “spingere” le istituzioni (sia pubbliche che private) verso un’innovazione compiuta.
Concretamente, il cosiddetto “Connected Care” può aiutarci anche nella nostra vita di pazienti di tutti i giorni, ad esempio tenendo conto in maniera molto più accurata della nostra anamnesi (penso al fascicolo sanitario elettronico), cosa che ciascuno di noi magari non è in grado di fare in maniera sistematica: chi non ricorda come, una volta uscito dal medico, all’improvviso siano venuti in mente nuovi sintomi o domande da fare?
[bctt tweet=”Il salto culturale da parte del cittadino nel farsi parte attiva del proprio benessere anche dal punto di vista digitale è ciò di cui avremmo maggior bisogno adesso, così aumentarne la domanda e “spingere” le istituzioni.” username=”MapsGroup”]
Oppure può operare in termini diagnostici e predittivi: grazie a un miglior uso dei nostri dati clinici e sanitari e l’ausilio di appositi device, potremmo accorgerci in anticipo che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Mi riferisco ad esempio al monitoraggio continuativo dell’attività cardiaca, solo per citare un caso…
E ancora: l’organizzazione standardizzata e temporizzata di follow-up più pertinenti rispetto alle nostre patologie croniche potrebbe essere in grado addirittura di prevenire una serie di urgenze, piuttosto che rischiare ricoveri in emergenza.
Ecco dunque che un migliore rapporto tra noi (Uomo) e la Macchina (ovvero il digitale e i suoi dispositivi) si potrebbe rivelare davvero quell’ago della bilancia in grado di porre rimedio ai trend negativi che – al di là della pandemia – vediamo in ogni modo all’orizzonte nel sistema complessivo della sanità, tra invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie e scarsità delle risorse.
Tutti fattori, dati alla mano, che ben varrebbero lo sforzo iniziale di investire in un miglioramento – tecnico e culturale – delle nostre “architetture digitali sanitarie”.
Prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo White Paper (che racchiuderà tutti gli articoli di questa mia rubrica 6MEMES 2020) vi lascio con un breve accenno a quanto io e il mio gruppo, in questo ambito, stiamo facendo da alcuni anni.
Si chiama Patient Journey ed è una soluzione digitale che mette in comunicazione tra loro i Pazienti e le Strutture durante tutto il percorso di accoglienza e cura, cosi da

“ Capire i bisogni di pazienti e le esigenze delle strutture” e “Fare in modo che le persone diventino protagoniste della relazione con la sanità per muoversi sempre meglio nei suoi servizi.”

Chi volesse può visitare il sito e farsi un’idea “amichevole” di come la Macchina, già oggi, è in grado di prendersi cura di noi.
Alla prossima,

Mauro Di Maulo.

 


CREDITS IMMAGINI (rielaborate)

ID Immagine 1: 65128006. Diritto d'autore: Kheng Ho Toh.
ID Immagine 2: 35336005. Diritto d'autore: Nikki Zalewski
Categorie
6MEMES TRENDS Sharing Knowledge Trasparenza e Partecipazione nella PA

PA e Interoperabilità: mettere in rete risorse e competenze che rafforzino l'identità territoriale comune. Di Paola Chiesa.

[dropcap3]N[/dropcap3]ello scorso articolo mi sono soffermata sull’etica della comunicazione nella pubblica amministrazione, quale capacità di creare un senso di comunione attraverso il dialogo tra gli interlocutori.
Dialogo che, nelle possibili modalità di sviluppo, può anche ricordare la dialettica hegeliana e lo spirito infinito che la giustifica.
 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]La filosofia di Hegel applicata alla pubblica amministrazione[/sf_iconbox]

Nella visione della vita di Hegel, esiste sempre il conflitto. La sua è una filosofia del continuo movimento verso la libertà. La realtà stessa è lo spirito infinito che si realizza, come posizione del finito e superamento del finito stesso. Lo spirito produce ogni volta contenuti de-terminati e quindi negativi. L’infinito è il positivo che si realizza attraverso la negazione di quella negazione che è propria di ogni finito (diceva Spinoza, “omnis determinatio est negatio”).
Come in un circolo, inizio e fine coincidono in maniera dinamica, il particolare si risolve nell’universale, l’essere si risolve nel dover essere, il reale si risolve nel razionale.
Nella Fenomenologia dello Spirito del 1807, il filosofo tedesco descrive il percorso che ogni individuo deve compiere, partendo dalla sua coscienza, per identificare le manifestazioni (la “scienza di ciò che appare”, la “fenomenologia”) attraverso le quali lo spirito si innalza dalle forme più semplici di conoscenza a quelle più generali fino al sapere assoluto.
Rappresenta l’avventura di come si diventa umani e di come la coscienza raggiunge la piena consapevolezza di sé. Il fattore particolarmente interessante, è che la coscienza non è qualcosa di individuale, ma è collettiva, pur manifestandosi attraverso diversi individui.
Ora, visto che la filosofia dovrebbe servire per capire il presente, potrebbe essere utile e arricchente cogliere lo spirito in termini hegeliani per incoraggiare e dare una direzione alla ripresa economica del Paese, anche attraverso una interpretazione innovativa di alcuni provvedimenti emanati di recente dagli enti centrali della pubblica amministrazione.
[bctt tweet=”Visto che la filosofia dovrebbe servire per capire il presente, potrebbe essere arricchente cogliere lo spirito in termini hegeliani per incoraggiare e dare una direzione alla ripresa economica del Paese” username=”MapsGroup”]
 

[sf_iconbox image=”ss-signpost” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Opportunità da cogliere in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19[/sf_iconbox]

In questo periodo di ricostruzione del Paese in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19, come possiamo trasformare in opportunità una conclamata situazione di crisi? Abbiamo degli ottimi punti di partenza, costituiti da recenti provvedimenti adottati dal Governo. Vediamone alcuni.

Decreto semplificazioni

Con il D.L. 76 del 16/7/2020, il Governo è intervenuto per “incentivare gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture e dei servizi pubblici”, nonché con il preciso scopo di far fronte alle ricadute economiche negative dovute alle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria da COVID-19. A tale riguardo:

  • Sono state introdotte delle misure eccezionali per snellire l’iter di affidamento negli appalti, con efficacia fino al 31 luglio 2021.
  • Particolarmente incentivante per i piccoli comuni la disposizione che permette di affidare direttamente lavori, servizi e forniture fino a 150.000 euro, alzando considerevolmente la soglia che prima era stabilita in 40.000 euro.

Essendo ora sufficiente una determina a contrarre, l’iter procedimentale si semplifica, così come si riducono i tempi per l’individuazione del contraente.
In che cosa si traduce tale provvedimento? Per un piccolo comune, significa tempi più rapidi per l’espletamento di circa l’80% delle pratiche che vengono gestite: appalti di servizi, manutenzioni ordinarie e straordinarie, investimenti. Decisamente un tentativo pregevole per sburocratizzare le procedure.

Governance

Rappresenta un’opportunità sicuramente da cogliere, l’avviso del Dipartimento della Funzione pubblica rivolto ai comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti a manifestare interesse per l’attuazione del progetto “Rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli Comuni”.
Nel quadro della strategia programmatica definita dal PON “Governance”, la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, in qualità di Organismo Intermedio, ha definito obiettivi volti a:

  • produrre impatti sulla qualità dei servizi rivolti a cittadini e imprese, attraverso opportuni interventi di riorganizzazione in chiave digitale,
  • aumentare la trasparenza e l’accesso ai dati, con riferimento alle politiche di open government, nonché migliorare la gestione del personale,
  • riorganizzare la struttura dell’amministrazione pubblica, rafforzare la governance multilivello e accompagnare il processo di riforma degli Enti locali, con l’obiettivo specifico di migliorare le capacità delle pubbliche amministrazioni locali nell’attuazione delle policy sostenute dai Fondi strutturali e di investimento europei.

In particolare, il supporto a modelli organizzativi e strumentali improntati all’efficienza dei servizi a cittadini e imprese, alla trasparenza e all’open data, al public procurement e all’anticorruzione, alla semplificazione e all’innovazione digitale, si incardina su logiche di smart working.
[bctt tweet=”Il supporto a modelli organizzativi e strumentali improntati all’efficienza dei servizi a cittadini e imprese, alla trasparenza e all’open data, alla semplificazione e all’innovazione digitale, si incardina su logiche di smart working” username=”MapsGroup”]

Scuola

Sul fronte scolastico sono stati stanziati dei fondi destinati a comuni, province, città metropolitane, per l’edilizia scolastica cosiddetta ‘leggera’, cioè per l’adeguamento e l’adattamento funzionale, per le forniture di arredi e attrezzature scolastiche idonei a favorire il necessario distanziamento tra gli studenti.
L’avviso rientra nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020.

Turismo

Si rivela una risorsa il turismo lento e il turismo di prossimità, incentivati dal bonus vacanze e da altre iniziative, quali ad esempio la misura adottata dalla Regione Piemonte in base alla quale, acquistando una notte presso una struttura ricettiva dei consorzi turistici piemontesi, altre due notti le offrono Regione Piemonte e la struttura ricettiva prescelta.
 

[sf_iconbox image=”ss-fastforward” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Lo scatto in avanti: mettere in rete risorse e competenze[/sf_iconbox]

Il cosiddetto decreto semplificazioni individua tra i suoi stessi scopi il “far fronte alle ricadute economiche negative dovute alle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria da COVID-19”.
Da donna amministratrice, che pratica e coltiva da anni la cultura della condivisione, della rete e dell’innovazione, non posso che individuare, ancora una volta, la chiave di volta delle politiche pubbliche al servizio dei cittadini, nel lavoro di squadra tra pubbliche amministrazioni e altri soggetti del territorio, pubblici e privati. Superando il particolare per risolversi nell’universale, in un circolo hegeliano virtuoso di miglioramento continuo. Vale quindi anche per le tematiche della governance, della scuola, del turismo.
[bctt tweet=”La chiave di volta delle politiche pubbliche al servizio dei cittadini sta nel lavoro di squadra tra pubbliche amministrazioni e altri soggetti del territorio, pubblici e privati. Superando il particolare per risolversi nell’universale” username=”MapsGroup”]
Per il turismo, risulta strategico puntare su politiche che rafforzino l’identità territoriale comune, ad esempio sfruttando lo strumento delle Fondazioni di Comunità. Questo per:

  • conservare e valorizzare le singole peculiarità ed eccellenze;
  • trovare una linea comune di azione in diversi settori di interesse, stimolando una collaborazione concreta tra gli enti per condividere bisogni, interventi, competenze ed opportunità;
  • aumentare il peso specifico del territorio nel contesto regionale e nazionale, agevolandone anche la riconoscibilità;
  • incrementare le possibilità di intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei.

Per la scuola, è strategico puntare su politiche territoriali di distretto che valorizzino i diversi plessi scolastici dei comuni limitrofi in modo complementare e non esclusivo, agevolandone la specializzazione in base alle caratteristiche e alle particolari conformazioni del territorio, così come l’innovazione in termini di  didattica in presenza  e a distanza (D.A.D.)
Per la governance e le competenze, la sinergia tra enti consente di ottimizzare le risorse per raggiungere risultati migliori in termini di servizi da erogare ai cittadini.
L’interoperabilità ente-ente non è quindi un semplice rapporto tra soggetti, nel quale ognuno mette a disposizione qualcosa. Se vogliamo che sia dirompente, dovrà essere un flusso ciclico di amministratori, funzionari, norme e provvedimenti che si traducono in politiche sempre da ripensare, da superare e da migliorare. Ma in tutto questo c’è un unicum, che deve rappresentare lo “spirito assoluto” che governa razionalmente i cambiamenti: le competenze, da parte di amministratori pubblici e funzionari.
[bctt tweet=”L’interoperabilità ente-ente non è un semplice rapporto tra soggetti. Se vogliamo che sia dirompente, dovrà essere un flusso ciclico di amministratori, funzionari, norme e provvedimenti che si traducono in politiche sempre da migliorare” username=”MapsGroup”]


[highlight]Approfondimenti su Hegel[/highlight]


CREDITS IMMAGINI (RIELABORATE)
ID Immagine 1: 89261514. Diritto d'autore: Witthaya Prasongsin.
ID Immagine 2: 51532968. Diritto d'autore: kantver
Categorie
6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Moltitudine e interoperabilità: è ancora possibile, negli anni '20 del nuovo millennio intra-Covid, muoversi all'unisono verso il futuro?

[dropcap3]P[/dropcap3]ossiamo affermare con una certa tranquillità che quelli che si sono aperti con il primo gennaio – e che comunemente venivano chiamati “gli anni ’20 del nuovo millennio” sarebbero stati caratterizzati da un marker in particolare tra quelli calviniani, quello della Molteplicità, capace di far convivere tra loro istanze molto diverse, afferenti a un medesimo orizzonte di senso, ma osservato da molteplici punti di vista.
E quindi, per certi versi, sarebbero stati accomunati dal meme di calvino più “interoperabile”, in riferimento al topic del nostro blog di quest’anno, dedicato appunto alle relazioni esistenti tra sistemi diversi, siano essi umani o artificiali.

Tutto lo faceva presagire a più livelli, dai massimi sistemi ai quelli minimi. Tanto per citare alcuni di questi temi che erano sulla bocca di tutti, tra gennaio e febbraio, ecco una breve lista:

  • la globalizzazione sempre più spinta che tentava, con Greta, di procedere a fatica verso una nuova idea di sostenibilità;
  • il tanto citato conflitto tra digitale-sì e digitale-no e le relative tifoserie;
  • i cantori del cibo vegano a km zero che disquisivano (spesso a male parole) con i cultori della carne da divorare a bocca piena (possibilmente alla griglia) praticamente su ogni piattaforma social…
  • le nuove “monete” emergenti, per lo più virtuali, che nascevano come funghi ai piedi di una Brexit più volte annunciata e chissà quando realizzata…

Questa sterminata abbondanza di punti di vista contemporanei – ricca al suo interno di oggetti sia concreti che simbolici, figlia non a caso della “complessità” e genitrice della “numerosità” – sembrava destinata, in se stessa, al tentativo di generare una serie di cambiamenti a cascata all’interno di ogni contesto culturale e sociale in cui si stava palesando.
[bctt tweet=”La possibilità di abbondanza e moltitudine (sia di oggetti concreti che simbolici), è figlia della Complessità e genitore della Numerosità.” username=”MapsGroup”]
Sarebbe stato difficile capire con quali conseguenze e verso quali direzioni, certo, ma tali tensioni erano senza dubbio in essere, nell’idea di una “molteplicità” di pensieri, stili di vita e visioni del futuro che avrebbero dovuto prima o poi trovare, come si dice, un compromesso più o meno stabile.
Poi è arrivata – col suo ruggito spaventevole – la pandemia, e il molto, per alcuni mesi, si è ridotto a poco, anzi, a pochissimo: in pratica soltanto a “come sopravvivere”. Noi e i nostri cari, certo, ma anche i nostri sistemi sociali e soprattutto economici.
Eppure, nonostante quest’impatto tremendo, la molteplicità non si è arresa, mostrandosi in forma di “reazione” che, come una dea a molte teste, ha iniziato a guardare di qua e di là, insieme…
Da un lato sembrava aprirsi al pensiero via via dominante (medico e scientifico), e dall’altro si schiudeva subito dopo in una serie di decisioni (politiche e a volte ideologiche), che hanno portato, nel mondo, ai più disparati scenari di lotta alla pandemia.
Diversa per ciascuno – per cultura e latitudine, longitudine e colore politico – la risposta alla pandemia è stata (ed è) tutto tranne che univoca.
E ci dice, anche ora: non c’è un solo modo di vivere, vedere, amare, e nemmeno di ammalarsi, di curarsi né di scappare. Ma ce ne sono molti.
Quanti? Tanti quanti sono gli esseri umani, per lo meno. Perché lei, la molteplicità, non si fa mettere all’angolo da nessuno, men che meno da una malattia. Purtroppo o per fortuna che sia.
 
 

[sf_iconbox image=”ss-erase” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Uno, nessuno e centomila-mila…

 
Con questa consapevolezza, vediamo ora di conoscere un po’ meglio questo tag calviniano, tra i suoi più memorabili.
Facciamoci aiutare dalla Treccani e cerchiamo di mettere a fuoco il contesto semantico in cui stiamo operando, evidentemente molto potente, se nemmeno una emergenza planetaria vi si è fatta strada a sufficienza con una linea di indirizzo comune…
Da non confondersi con

la numerosità [dal lat. tardo numerosĭtas -atis, der. di numerosus: v. numeroso] che implica più che altro “Il fatto d’essere numeroso, cioè costituito di molti elementi”
la molteplicità [dal lat. tardo multiplicĭtas -atis] presuppone invece “il fatto di essere molteplice o, più spesso, di essere molteplici (cioè più d’uno e di vario genere o aspetto)”.

Il che ci riporta a una considerazione senza la quale non possiamo procedere: l’unicità di ciascuno di noi.
Molteplicità, infatti, ha in sé un nucleo di senso che – a proposito del topic portante del nostro blog di quest’anno – possiamo definire “interoperabile” per eccellenza.
Presuppone anzi a priori, proprio a partire da una diversità anche numerosa dei suoi componenti, una casa comune, un sistema più ampio, capace cioè di contenerne molti altri, eguali o diseguali tra loro che siano.
Detta così sembra una cosa bella.
La molteplicità ha un qualcosa di grande, rispettoso, democratico. Mette insieme gli opposti, consente a ciascuno un suo luogo, una sua risposta unica, originale, in una parola sola: umana.
[bctt tweet=”Quando un orizzonte è troppo ampio, troppo vasto, non è facile scegliere non solo quale meta raggiungere, ma anche attraverso quale rotta.” username=”MapsGroup”]
Eppure questo sterminato orizzonte di scelta – che si apre in lungo e in largo, ma spesso gira a vuoto – non sembra aver aumentato, in questi ultimi decenni, né la nostra capacità di essere felici né la nostra capacità di provvedere ai nostri bisogni, nemmeno a quelli difensivi, come ad esempio lottare tutti uniti contro una pandemia.
E mi sto domandando perché.
Questo articolo – in parte – mette in campo alcune opzioni, grazie al libro, La società della performance, in cui, gli autori Maura Gancitano e Andrea Colamedici scrivono che

“Capire quali sono i propri desideri, però – ancora prima di scegliere – non è semplice come sembra.

Questo perché i nostri desideri non sono mai veramente nostri. Sono un prodotto culturale, influenzato da quello che la nostra società ci propone come appetibile o auspicabile.”

E qui torniamo alla moltitudine: quando un orizzonte è troppo ampio, troppo vasto, non è facile scegliere non solo quale meta inseguire, ma anche quale rotta intraprendere per raggiungerla. E la promessa di libertà (o di salvezza) che la vastità ci ha illuso di poter afferrare così facilmente, scompare in un soffio.

[sf_iconbox image=”ss-star” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Chi vuol esser lieto sia: distrazioni in serie.

A proposito di scelte…
Qualche settimana fa – aprendo il mio dispositivo attraverso cui la televisione accede a una serie di piattaforme di distribuzione di video, film, serie etc. con cui pensavo di distrarmi dalla contingenza dell’immobilità del mondo circostante in attesa di liberarsi dalla pandemia – mi sono letteralmente incantata nel vedere la molteplicità di titoli tra cui scegliere…
Ora: prendiamo questa dashboard come una metafora che ci rende disponibile oggi una produzione culturale che spazia in un battibaleno (a seconda della velocità della connessione) dal romanzo in costume alla fantascienza, dall’indagine giornalistica ai talk show…
E proiettiamola pure nei giorni del look-down, in cui – ne sono certa (ma lo dicono anche i dati) – molte altre persone hanno fatto lo stesso connettendosi più o meno ovunque e da dovunque.
È noto ormai a tutti che, dopo un po’ che selezioniamo i contenuti che ci corrispondono maggiormente, ecco che ciascuna di queste piattaforme inizia a suggerici un titolo piuttosto che un altro, e mano a mano ci prende gusto decidendo alle fine lei per noi. (Più interoperabile di così direi che non ce ne è!)
[bctt tweet=”La molteplicità – di vista e azione, ascolto e reazione – appartiene alle profondità dell’essere umano sempre, ovunque e comunque, anche nel cuore di una pandemia.” username=”MapsGroup”]
Ora devo confessare che, se all’inizio questa cosa personalmente mi dava un po’ fastidio, ultimamente l’ho trovava molto utile, quasi confortante: finalmente qualcuno decideva qualcosa – e con una certa competenza – al posto mio!
Non solo: nell’esplorare il cruscotto di selezione, ho intravisto la piattaforma dei videogiochi – un universo ancora inesplorato – e mi si è accesa la lampadina dell’interesse.
Mi sono così ripromessa che, questa estate, farò un’escursione anche lì. Come dire: liberatami da una porzione di Molteplicità, la piattaforma sta provvedendo a procurarmene un’ altra.
Così, in pochissimo tempo, il tag di calviniana memoria che si era si andato a nascondere sotto al tappeto dei miei desiderata, è riemerso di nuovo come un fiume carsico, sotto mentite spoglie.
Irriducibile a tutto: a me, alle “macchine” e perfino alle pandemie.
Perché alla fine c’è poco da fare: figlia (forse) del libero arbitrio, la molteplicità – di vista e azione, ascolto e reazione – appartiene alle profondità all’essere umano sempre, ovunque e comunque, anche nel cuore di una pandemia.
E probabilmente è proprio grazie a questa capacità tutta umana che qualcuno, da qualche parte, troverà una soluzione. O forse  molteplici soluzioni. E magari con l’aiuto di qualche “macchina” dall’intelligenza eccezionale, ancorché artificiale.

Questo, io credo, è quello che ciascuno di noi spera per il proprio futuro (e di tutti).
A presto, Natalia
 


CREDITS IMMAGINI (rielaborate)

ID Immagine 1: 110689411. Diritto d'autore: Monsit Jangariyawong
ID Immagine 2: 41600393. Diritto d'autore: dotshock
ID Immagine 3: 30181914. Diritto d'autore: Scott Betts
Categorie
6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie

Il meglio di #6MEMES: saranno le strategie di cambiamento strutturate e la comunicazione mirata a dare vita all’Essere Interoperabile.

[sf_iconbox image=”fa-cubes” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Il meglio di 6MEMES di questi ultimi mesi…[/sf_iconbox]

 Dal vocabolario online Treccani:

Repetita iuvant (lat. «le cose ripetute piacciono, giovano»):
Sentenza latina d’incerta origine, che si pronuncia spesso, nell’uso corrente, quando si sta per ripetere qualche cosa che già si sia sperimentata come piacevole, e talora in altro senso, per affermare l’utilità
di ripetere una raccomandazione, un precetto, un ammaestramento.

 
[dropcap3]S[/dropcap3]anità e gestione del processo di cura. Strategie di cambiamento nella Pubblica Amministrazione. Coworking, uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro e si integra perfettamente nell’utilizzo sostenibile delle risorse tipico della co-economy: sono stati questi gli argomenti che il nostro pubblico di lettori ha prediletto da maggio e luglio 2020.
A ben guardare, gli stessi premiati nel trimestre precedente – come un utile ripetizione di precetti che potrebbero migliorare uno stato economico e sociale ormai obsoleto – ma, stavolta, più declinati in un’ottica comunicativa.
Il tutto per un’auspicabile collaborazione tra ingegno e talenti, a ribadire quanto l’interoperabilità relazionale tra tecnologia e uomini dotati di competenze sia il giusto percorso da seguire attraverso la digital trasformation.
 
E se, durante il nostro cammino, corressimo il rischio di trovare lunghe code (agli sportelli) o, peggio, tutte le sedie occupate (in sala d’attesa) e il dubbio di aver preso un ticket sbagliato?
Fabrizio Biotti ha chiara la soluzione, almeno in ambito sanitario:

“Alla luce degli attuali scenari, al primo pilastro della necessaria razionalizzazione dei flussi, occorre affiancarne un altro, quello legato al tema imperativo della digitalizzazione che consente di gestire sia l’affluenza ordinaria che straordinaria in termini strategici e operativi.”

Per tali motivi occorrerà digitalizzare in termini di accoglienza non tanto singoli segmenti, comparti e flussi (di servizi come di persone e merci) ma piuttosto l’intero processo, in un ottica di best practice nonché della necessaria migliore interoperabilità tra enti e strutture: temi decisivi, questi, per gestire in maniera ottimale la presa in carico del paziente fin dal momento in cui entra in contatto con la struttura, indipendentemente dal motivo per cui ne ha la necessità. Solo in questo modo

La tecnologia diventerà il fattore abilitante per una corretta gestione e razionalizzazione dell’accoglienza integrata ai differenti processi aziendali e non come un qualcosa di astratto e non sufficientemente integrato con gli altri attori dell’ecosistema sanitario”.

 
Tuttavia, l’incertezza che sempre accompagna le fasi di trasformazione – ancor più in questo periodo di emergenza sanitaria – richiede continue strategie di cambiamento strutturate.
Non basta dunque l’ottica trasformativa, la passione, la buona volontà – per Anna Pompilio – almeno nell’ambito trasformativo della Pubblica Amministrazione:

È di fondamentale importanza, nell’attuazione di strategia di cambiamento, analizzare a fondo la struttura organizzativa in modo che l’impatto (positivo o negativo) dell’innovazione sia ben compreso e non rigettato. Come? Le modalità possono essere molteplici, ad esempio attraverso una buona progettazione, intesa come organizzazione puntuale di tutti i vari aspetti del progetto in senso ampio, comunicazione compresa.”

L’approccio metodologico per gestire un progetto – che presuppone come prerequisito l’abilitazione di sistemi interoperabili – deve partire dall’analisi del gap in termini di capabilities (o abilità) ma, in fase d’opera, considerare anche l’etica delle virtù.

Virtù e abilità sono entrambe capacità di mettere in campo azioni per raggiungere un fine ma, nella virtù, c’è anche l’elemento morale del produrre in questo un bene per sé e per gli altri. L’etica della virtù ci dice che si possono avere ottime capacità che tuttavia si potrebbero usare in maniera disfunzionale ed è quindi necessario formare persone non solo abili ma virtuose”.

È giunto il tempo di distogliere la concentrazione dalla Macchina e ricordarci che esiste anche l’Uomo: l’unico, vero, Essere Interoperabile è colui che può tendere a una cooperazione virtuosa con la tecnologia e all’utilizzo delle competenze verso domini di eccellenza che costituiscono un valore in sé, scevri da qualunque tornaconto personale. Tenendo sempre conto che abilità e virtù necessarie all’evoluzione sono vive e da nutrire.
Se non si sente la necessità di imparare ma si va solo alla ricerca di conferme, se non si passa dall’abilità alla virtù, se non si ragiona in termini di sostenibilità, allora non ci potrà essere innovazione che tenga, perché:

“il digitale, l’interoperabilità, l’Intelligenza Artificiale, il Design non sono altro che un sistema, aperto, di pensiero strutturato”.

Certo, rimane indubbia la valenza e l’importanza del fattore tecnologico e del suo continuo sviluppo verso la miglior performance nell’ambito applicativo per il quale è stato pensato.
[bctt tweet=”È giunto il tempo di distoglierci dalla Macchina e ricordarci che esiste anche l’Uomo: l’unico, vero, Essere Interoperabile è colui che può tendere a una cooperazione virtuosa con la tecnologia e all’utilizzo delle competenze” username=”MapsGroup”]
E proprio in questi mesi di emergenza sanitaria il fattore tecnologico è divenuto un elemento essenziale, a garanzia e supporto dei legami umani e relazionali che la pandemia ha reso più difficili da gestire.
Lo mostrano anche i risultati del monitoraggio, attivato attraverso la piattaforma Webdistilled, condotto da Sara di Paolo e dedicato ai nuovi trend del vivere e dell’abitare gli spazi condivisi (di lavoro e non solo).

In tutto il mondo gli spazi di coworking stanno infatti vivendo un nuovo (forse inaspettato) grande rilancio, per vari motivi:

“la capacità degli spazi collaborativi di adeguarsi per garantire ai propri ospiti le misure necessarie a ridurre il rischio di contagio, è diventato uno dei punti di forza dei coworking rispetto ad altri luoghi del lavoro più tradizionali.”

Non solo, anche riuscire ad alimentare il senso di comunità attraverso momenti di partecipazione e intrattenimento non-fisici ha portato le realtà di gestione di spazi condivisi a concentrarsi maggiormente sui propri servizi, in particolare su quelli digitali. Proprio questo ha consentito a molti coworking di mantenere, in tempo di Covi19, relazioni, clienti e incassi in tempo.

[sf_iconbox image=”ss-key” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]Cosa, allora, resta da (o si deve iniziare a) fare?[/sf_iconbox]

Costruire comunità globali e interoperabili – radicate come realtà uniche e pregevoli nell’ambito di uno specifico territorio, e formate da individui abili e virtuosi in grado di usare tecnologie efficaci nel loro ambito di applicazione – è, forse, l’ultimo passo utopico da compiere.
Solo con questo tipo di approccio gli individui potranno utilizzare i migliori strumenti di lavoro e le migliori applicazioni, lavorando insieme e liberamente. E, inoltre, potranno scambiarsi e mettere in circolo dati utili per accrescere le proprie competenze e creare biblioteche virtuali di informazioni eccellenti alle quali chiunque, o qualunque delle comunità, potrà accedere.


Credits immagine di copertina
ID Immagine: 31335555Diritto d'autore: rawpixel. 
ID Immagine: 86797695Diritto d'autore: Daniil Peshkov.
(Per i credits delle immagini di copertina degli articoli vedere gli articoli stessi).