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6MEMES TRENDS In Salute e in Malattia

Quando si dice corpo: tutti per uno, uno per tutti! Di Natalia Robusti.

Dire, fare, baciare… studiare, toccare, sezionare…

 
[dropcap3]A[/dropcap3]bbiamo parlato, nel primo articolo di questa rubrica, di come la forma esteriore del corpo racconti – anche culturalmente, ma non solo – le “storie” del corpo, chiamiamolo così, simbolico.
Vediamo invece ora come la nostra corporeità disponga di un proprio linguaggio, più o meno ermetico, anche in termini di salute e benessere.

Quando si parla del corpo, infatti, il linguaggio si arricchisce di una vasta gamma di significati, grazie al fatto che permette l’uso di molte figure retoriche, tra cui la metafora e, soprattutto, la sineddoche, in cui una parola che può avere un significato più o meno ampio di quello proprio. Alcuni esempi? Una parte per il tutto, il contenente per il contenuto, la materia per l’oggetto e via andando…
[bctt tweet=”Il corpo è, per eccellenza, un tutto composto da tante parti.” username=”MapsGroup”]
Il corpo, del resto, è – per eccellenza – un tutto composto da tante parti che contribuiscono quasi miracolosamente a tenerlo unito…
Non a caso il celebre  apologo del console romano Menenio Agrippa  paragonò la stessa società a un corpo, la cui sopravvivenza e il cui benessere dipendono dalla collaborazione di tutte le sue innumerevoli parti, da quelle più grandi alle più piccole (addirittura microscopiche). 
E che il corpo sia composto da tante parti ce lo ricorda innanzitutto l’anatomia, scienza un tempo proibita e praticata clandestinamente da Leonardo da Vinci. Già da allora – prima cioè di diventare una vera e propria materia necessaria allo studio scientifico del corpo e alla professione della medicina – l’anatomia ha dato all’Umanità inaspettate chiavi di accesso sia al corpo che alle sue diverse parti. Non per niente il termine Anatomia, che deriva dal greco, significa “sezionare” 🙂

Fortunatamente l’evoluzione medica e tecnologica ci consentono oggi di esplorare la nostra anatomia in maniera meno cruenta attraverso raggi, TAC, risonanze et così via che sezionano e mappano virtualmente il nostro corpo e lo raffigurano in rappresentazioni sempre più accurate.

Ma quali sono,  sono le parti che compongono il corpo umano?

Seziona e seziona, il tutto si riduce a una lista di “gruppi regionali” o apparati, che a loro volta contengono distretti e organi, suddivisi o per posizionamento o per sistemi di funzione.

Parliamo in sintesi (dal punto di vista dell’anatomia cosiddetta topografica) di: testa e collo, arti superiori, torace, addome, schiena, pelvi, perineo e arti inferiori.
A loro volta questa parti sono legate tra loro in apparati: apparato tegumentario (pelle, capelli e unghie), apparato scheletrico, apparato muscolare, sistema nervoso, sistema emolinfopoietico, apparato cardiovascolare, apparato respiratorio, apparato digerente, apparato urinario, apparato genitale.

E aggiungiamo alcune cifre interessanti:

“Prima che l’essere umano raggiunga l’età adulta, il corpo consiste in 100 trilioni di cellule. Ognuna è parte di un sistema di organi il cui scopo è consentire le funzioni vitali essenziali.”

Il corpo ai tempi di Google…

 
[dropcap3]O[/dropcap3]ra… basterebbero queste cifre per capire come la condizione di salute del nostro corpo sia in effetti un miracolo; eppure, quanto sin qui accennato, non è che la famosa punta dell’iceberg.
E che sia così lo dimostra qualsiasi analisi e serp sui motori di ricerca: siti e portali fanno a gara per riportarci la lista e i parametri dei valori normali cui dovrebbero riferirsi le nostre parti del corpo, assieme a un insieme di metodiche, apparecchi e iter diagnostici di prevenzione, individuazione e cura di malattie.
Il tutto in una quantità tale da solleticare pericolosamente l’ipocondiacro anche più latente di ciascuno di noi.
[bctt tweet=”Siti e portali fanno a gara per riportare la lista dei cosiddetti valori normali in materia di salute.” username=”MapsGroup”]
I marker della salute o della malattia, infatti, si riversano in innumerevoli liste di siti e link che Google e company ci propongono, spesso inseguendoci di pagina in pagina con pratiche di remarketing ricordandoci a ogni click della malattia o del valore ricercato in precedenza (sino a che non eliminiamo dalla nostra cronologia ‘sti benedetti cookies :-).
Ne consegue compresi rischi di una pratica dilettantesca della medicina con il diffondersi di cure fai-da-te dai dubbi esiti – che il livello di conoscenza (più o meno pertinente) riguardante il tema della salute e del benessere del corpo umano si è diffuso notevolmente.

La cultura della salute è infatti diventata un aspetto della cultura di massa. Nel male e nel bene. L’informazione e la consapevolezza sono infatti le prime e più potenti armi che il nostro corpo può adottare per difendersi dalle innumerevoli insidie che il mondo esterno mette in campo per danneggiarci, più o meno fatalmente.
E la prevenzione si attua con comportamenti virtuosi che nascono non solo da buone pratiche di vita, ma anche dalle conoscenze che ognuno di noi realizza sulla propria pelle. (Eccola qua: un’altra sineddoche!)
Per questo è importante saper interpretare i segnali che il corpo ci manda: quando è malato o sofferente, parla infatti una lingua particolare, che è bene conoscere.

[bctt tweet=”Le parole del linguaggio del corpo molto spesso sono espresse in numeri, o valori.” username=”MapsGroup”]

Dica trentatrè? No, anzi, dica 60 – 90 – 60.

[dropcap3]I[/dropcap3]l tema, vastissimo, e qui solo accennato, è di grande attualità. A proposito delle parole del corpo – molto spesso espresse in numeri – ve ne sono infatti alcune che, da sole, aprono scenari di possibili malesseri sottostanti.
Oggi, ad esempio, quando parliamo di stili di vita, sappiamo bene che a un corpo sovrappeso (o addirittura obeso) corrisponde non solo un aspetto appesantito, ma con tutta probabilità anche una serie di abitudini insalubri, alimentari e non.
Dall’altra parte, anche l’eccessiva magrezza può portare a forme di deperimento organico, e può essere il segnale di gravi disturbi alimentari, quali la bulimia o l’anoressia, che colpiscono fasce sempre pià ampie della popolazione giovanile, e non solo femminile.
Insomma: in entrambi i casi siamo lontani dalle mitiche, inarrivabil misure delle “maggiorate”, le celebri, un tempo idolatrate dalle masse, finte magre! 🙂

Anche in questo caso le parole da comprendere si esprimono in cifre, quelle del peso, che – se non rispettate in un determinato range (con limiti ben definiti di soglie minime e massime entro cui rimanere) – fanno scattare il famoso campanello d’allarme.
La scienza medica, secondo la medesima tassonomia dei valori minini e massimi entro cui posizionarsi, guarda anche ad altri innumerevoli numeri: frequenza cardiaca, pressione arteriosa, parametri vitali…
Per non parlare dei marker che riguardano la chimica del suo funzionamento: leucociti e linfociti, globuli bianchi e rossi, trigliceridi e tutte le altre sostanze che quotidianamente ci tengono in vita combattendo una lotta incessante.
Finito forse il tempo in cui l’unico vero numero magico della cura del corpo era il famoso 33 che il paziente seduto sul lettino doveva pronunciare, oggi dunque le cifre da osservare e confrontare sono davvero tante. Anzi, sono sempre di più, se vi aggiungiamo la materia del DNA.
Ed è proprio in questo incrocio – ovvero quello tra i dati apparenti e quelli silenti – che possiamo imparare ad autosorvegliarci, visto che a curarci debbono – per fortuna – pensarci altri.

Il colore e la forma della salute 😉


[dropcap3]C[/dropcap3]hi ha una certa età 😉 non può non ricordare “Esplorando il corpo umano”
in un cui, attraverso una serie di libri, cartoni animati e gadget, viene insegnato ai bambini il nostro corpo in tutte le sue parti, in un viaggio non meno immaginifico di quelli al centro della terra o tra le galassie dello spazio siderale.
[bctt tweet=”Il corpo è un vero e proprio universo dal cui funzionamento dipende la nostra esistenza.” username=”MapsGroup”]
E visto che quello che noi abitiamo, il nostro corpo, è un vero e proprio universo dal cui complesso funzionamento dipende la nostra stessa esistenza, non può stupire il nostro affanno nel tenerlo in salute, alla ricerca di una sorta di a-mortalità, se non proprio immortalità.
E fin qui tutto bene.
Ma se l’ascolto del linguaggio del nostro corpo oltrepassa alcuni confini – sollecitato da modelli salutistici ed estetici iper-accessoriati somministrati quotidianamente da tutti i media – ecco che un eccesso di informazioni spalanca le porte non solo a nuove aspettative, ma, a volte, a vere e proprie utopie.


Accade così sempre più spesso che gli uomini rincorrono il sogno di un corpo atletico, muscoloso, scattante, potente, simbolo di una efficienza professionale che garantisce un ruolo di preminenza nella società, e  le donne inseguono il sogno di un corpo magro, flessuoso, sempre vestibile, simbolo di una desiderabilità permanente.
Entrambi anelando a una dimensione di eterna giovinezza, in cui sia bandita la cellulite, appianate le rughe, eliminati i difetti fisici, i capelli bianchi, le macchie della pelle ecc.

[bctt tweet=”#Salute: un eccesso di informazioni spalanca le porte a nuove utopie. ” username=”MapsGroup”]

Questo spiega il crescente consumo di prodotti di bellezza e cosmetici, sia da parte delle donne, ma anche da parte degli uomini, e il dilagare delle diete più o meno fai-da-te.
Spiega anche l’aumento di pazienti/clienti che ricorrono all’intervento del chirurgo plastico, e la spaventosa crescita di disturbi legati alla alimentazione nei giovani e non solo, dall’anoressia alla bulimia, dalla denutrizione all’obesità. Il tutto in un legame tra estetica, cultura, salute e medicina quanto mai forte e intrecciato.
Il corpo dunque –  iper-consultato, iper-ascoltato, iper-sollecitato – rischia di diventare terreno di battaglia di differenti tensioni, strumento di affermazione o causa di fallimento, fonte quindi di gioia e disperazione a seconda che risponda o meno ai modelli cui conformarsi, e non solo a quelli realmente necessari e utili per il suo benessere.
Non che sia, questa, una novità…
 

L’Arte del corpo e la sua storia..

[dropcap3]A[/dropcap3] dirla tutta, probabilmente è sempre stato così, come non solo la scienza medica insegna, ma anche la storia della sua rappresentazione, soprattutto se indagata dal punto di vista della Storia dell’Arte.
Se il corpo, tutto e in ogni sua parte,  è il luogo stesso in cui si spende la nostra vita, è infatti inevitabile che sia lo snodo tra noi, il mondo esterno e il tempo che tutti ci attraversa. Ed è ineluttabile che, nel farlo, cerchi di sopravvivere in ogni sua forma, non solo etica, ma anche estetica.
Diceva – in maniera oltremodo predittiva –  il filosofo Merleau-Ponty:

“Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo; è la nostra espressione nel mondo, la forma visibile delle nostre intenzioni… Non è all’oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all’opera d’arte”.

Come per ogni linguaggio che si rispetti, dunque, anche quello del corpo tende alla durata, all’espansione, all’evoluzione. Nel male e nel bene. In Salute e in Malattia, appunto.
[bctt tweet=”Il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo: è la nostra espressione nel mondo” username=”MapsGroup”]
Ed è con queste parole che introduciamo il prossimo articolo, l’ultimo dedicato al corpo, tutto incentrato sulla sua rappresentazione nella Storia dell’Arte.  Un assaggio? Il celebre poeta Paul Valery, nel 1934, scriveva che

“Soltanto pochi anni fa il medico, il pittore e il frequentatore di case chiuse erano i soli mortali che conoscessero il nudo, secondo il suo caso”.

Parleremo quindi, tra le altre cose, di nudo. Di corpo maschile e femminile, di corpo santo e peccatore… Non so perché, ma prevedo un vasto pubblico… 😉

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Maps News

Legality&Transparency: piattaforma online per l'osservanza dei protocolli di trasparenza e legalità

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L&T
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Legality&Transparency: piattaforma online per l’osservanza dei protocolli di trasparenza e legalità in caso di bandi pubblici e appalti.

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Il rispetto dei protocolli di legalità e trasparenza è un adempimento sempre più imprescindibile nelle commesse pubbliche, sia per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni che per i soggetti che con le stesse hanno a che fare dal punto di vista degli appalti e delle forniture, tra cui i General Contractor, i fornitori etc.

Più in dettaglio, quello che è richiesto dalla norma è rispondere in maniera puntuale a ciascuno degli adempimenti previsti dalle disposizioni del protocollo di legalità e dalla gestione delle pratiche antimafia.

A questi bisogni stringenti corrisponde pienamente un nuovo servizio di Maps Group, Legality&Transparency (L&T), strumento non solo completo e mirato nelle sue funzioni, ma anche “smart”, capace cioè di consentire un agile scambio di informazioni senza l’utilizzo di obsoleti documenti cartacei.

Il tutto attraverso un Software as a Service su piattaforma Cloud che non richiede alcuna installazione del sistema in locale, perché tutto funziona via rete internet.

Questo fa di L&T:

  1. una piattaforma unica per il monitoraggio delle attività di programmazione e di controllo delle commesse in essere, compresa la tracciabilità delle forniture, la verifica delle compatibilità con le prescrizioni previste dai Protocolli di Legalità e la conservazione della relativa documentazione;

  2. un vero e proprio sistema informativo digitale condiviso tra la Direzione Lavori e le imprese assegnatarie, in grado di raccogliere e gestire in maniera centralizzata ogni informazione, rendendola disponibie in tempo reale.

Va da sé che tale strumento informatico, potente ed efficace, garantisce la trasparenza sul lavoro dei soggetti attuatori delle opere e degli incarichi e consente agli enti di controllo la possibilità di effettuare controlli sulle stesse anche direttamente nei cantieri.

L&T si rivela dunque indispensabile per:

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Permettere una collaborazione attiva e proficua tra più soggetti diversi.

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Consentire un reale controllo sul governo dei diversi processi.

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Permettere una riduzione degli errori e dei costi di produzione e messa in opera.

[icon image=”ss-pen” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Evitare il rischio di incorrere in sanzioni amministrative.

Vedremo nei prossimi articoli più nel dettaglio come agisce il sistema e cosa consente, step dopo step.

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

SE VUOI SAPERNE DI PIU’, VISITA LA PAGINA DEL SERVIZIO!

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6MEMES TRENDS Information and communications technology

ICT ed effetti indiretti di sicurezza: la CyberSecurity sulla scena politico-economica mondiale. Di Giulio Destri.

IT Security e CyberSecurity.

[dropcap3]N[/dropcap3]el primo articolo della serie è stato spiegato il ruolo centrale che l’Information e Communication Technology (ICT), o semplicemente IT, ha oggi nella nostra vita di tutti i giorni, sia professionale, sia personale.
Partendo ora dal ruolo dell’ICT nel nostro mondo, spieghiamo il concetto di sicurezza diretta ed indiretta dei sistemi ICT.

  1. Per sicurezza diretta intendiamo tutto ciò che riguarda la prevenzione di attacchi diretti ai sistemi ICT, come ad esempio l’effetto di virus informatici sul nostro PC di casa o sul server aziendale contenente i dati della contabilità. E questo è ciò che viene chiamato IT Security o ICT Security.
  2. Per sicurezza indiretta intendiamo:

– la prevenzione dell’uso di sistemi ICT come strumento ponte per condurre un attacco verso altri apparati che sono connessi a tali sistemi e anche (almeno in parte),

– la prevenzione che problemi nei sistemi ICT, dovuti magari ad eventi casuali, possano estendersi agli altri apparati connessi. E questo è ciò che viene chiamato CyberSecurity.

Quindi IT Security e CyberSecurity, pur strettamente connesse tra loro, non sono sinonimi.
La CyberSecurity è estremamente più vasta della IT Security, perché ormai l’IT pervade quasi ogni aspetto della nostra vita. E, siccome tendiamo a dimenticare questa pervasività, spesso siamo consapevoli della IT Security elementare (ad esempio, sappiamo o dovremmo sapere che è rischioso aprire un allegato di una mail proveniente da sconosciuti), mentre siamo molto meno consapevoli degli innumerevoli aspetti della CyberSecurity, destinati ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni, per l’avvento di sempre nuove tecnologie.

Lo scenario della CyberSecurity.

Per spiegare meglio il concetto è utile un esempio tratto dalla storia: nel 2014 la grande banca americana J.P. Morgan ammise che dei pirati informatici erano penetrati nei suoi sistemi ed avevano rubato i dati di circa 80 milioni di clienti. Il punto interessante è come erano riusciti questi pirati a penetrare.

Furono necessari molti mesi di indagine per scoprire che i pirati informatici non avevano attaccato direttamente i sistemi informatici della banca, ma avevano percorso un’altra strada, aggirando le protezioni. In pratica, il sistema di climatizzazione dell’enorme edificio in cui il quartier generale della banca si trova, insieme ai sistemi informatici centrali, era governato da un computer, accessibile dall’esterno, per consentire all’azienda che gestiva l’impianto di climatizzazione di controllare l’impianto stesso. Questo computer non avrebbe dovuto essere collegato nella stessa rete degli altri (esistono infatti protocolli precisi per situazioni del genere), ma lo era stato. I pirati lo avevano usato quindi come ponte, per attaccare i sistemi informatici della banca con molta maggiore facilità rispetto ad un attacco diretto.
Proviamo ad espandere lo scenario, considerando le grandi infrastrutture come gli elettrodotti e gli acquedotti. Nei sistemi odierni, praticamente ogni centrale elettrica, così come ogni stazione di pompaggio, contiene uno o più computer, collegati ai sistemi di controllo degli apparati con opportune interfacce. In molti casi le centrali e le stazioni non sono presidiati da personale umano ed i computer sono connessi a reti per permettere il telecontrollo attraverso l’accesso remoto. Un attacco a questi computer potrebbe provocare il blocco degli apparati lasciando, ad esempio, un’area geografica più o meno vasta senza acqua o senza energia elettrica.
Lo stesso principio vale per altre infrastrutture, come i gasdotti o come le reti di trasporto. Nel mese di giugno 2017 un guasto informatico ha praticamente bloccato i voli di British Airways per molte ore, con le devastanti conseguenze sul traffico aereo. In base alle indagini sembra che la causa non sia stata un attacco deliberato, ma semplicemente un errore di un tecnico.
Considerando le infrastrutture critiche di una nazione, diventa possibile pensare ad una serie di attacchi informatici generalizzati rivolti a tali strutture come arma di guerra? La risposta è sì e questo approccio si chiama CyberWar o CyberWarfare (talvolta tradotto in italiano come guerra cibernetica o guerra informatica). Nel 2007 si registrò in Estonia il primo scenario di attacchi generalizzati alle infrastrutture, dalla rete gorvernativa alla Borsa che, per diverse settimane, furono sottoposti ad assalti massicci e coordinati, provenienti soprattutto dalla Russia e, molto probabilmente comandati dal governo russo, dato il clima di tensione politica fra i due Paesi in quell’anno.
Il coinvolgimento del governo russo non fu mai dimostrato, almeno ufficialmente, e i danni economici furono ingentissimi. L’episodio, considerato il primo caso riconosciuto di guerra cibernetica, dimostrò l’estrema vulnerabilità delle infrastrutture delle nazioni. Da allora la NATO ha organizzato una divisione di guerra cibernetica. Tutte le grandi potenze sono oggi impegnate attivamente nella difesa da CyberWar (e anche nella offesa, come diversi fatti hanno dimostrato, non ultimo il caso, non ancora chiarito completamente, della interferenza russa nelle ultime elezioni presidenziali americane).
[bctt tweet=”La #cybersecurity è ormai una protagonista chiave della scena politico-economica mondiale.” username=”MapsGroup”]
Restringendo lo scenario ad una casa, possiamo pensare al ruolo di dispositivi “smart” come elettrodomestici allacciati alla rete, SmartTV e sistemi domotici. Questi dispositivi consentono il controllo remoto della casa e, se attaccati, potrebbero consentire violazioni della privacy o anche l’ingresso non autorizzato nella casa stessa.

Computer e smart device non sono “semplici” elettrodomestici.

Uno dei fattori che sta incrementando i possibili attacchi cibernetici è la considerazione che, mediamente, le persone hanno dei nuovi dispositivi presenti da pochi anni sul mercato. Nella accezione comune un computer è considerato qualcosa di diverso da uno smartphone, da una smart TV, da una interfaccia di sistema di informazione ed intrattenimento (infotainment) presente nel cruscotto di un’automobile o da un frigorifero intelligente. Dopo anni di problematiche legate a virus informatici ed attacchi diretti le persone hanno iniziato a considerare il PC come qualcosa “da usarsi con una certa attenzione” (comunque spesso insufficiente, come dimostrano i tantissimi casi di attacchi informatici diretti causati da imprudenze di operatori umani). Mentre lo stesso discorso non vale per smartphone ed altri device, che nell’accezione comune sono equivalenti agli elettrodomestici delle generazioni precedenti. Non è così.
Oggi uno smartphone è a tutti gli effetti un computer, spesso con potenza di calcolo superiore a quella di PC di pochi anni fa. Ha la complessità di un computer e le vulnerabilità di un computer. E’ dunque soggetto al furto di informazioni ed alla azione di virus e software malevoli, come un computer.
Il discorso è, in alcuni casi, ancora peggiore per gli smart devices. Un frigorifero intelligente o una smartTV ospita di solito un sistema operativo completo, privato di alcune parti non necessarie, ma con tutta la connettività di rete presente. Connettività che può essere usata da pirati informatici per entrare nel sistema del dispositivo ed usarlo per scopi malevoli vari, come dimostrato nel celebre caso di invio di mail indesiderata da parte di smart device di pochi anni fa. Spesso, il problema è nella configurazione dell’ingresso via rete, impostata in fabbrica a valori di default e non personalizzabili dall’utente, ma sfruttabili da pirati informatici.
[bctt tweet=”#smartphone e #smartdevices hanno la vulnerabilità di un PC: attenzione ai #virus!” username=”MapsGroup”]
Cosa significa questo? Che sia da parte dei produttori, sia da parte degli utenti, devono essere applicate apposite procedure di sicurezza:

  • I produttori devono realizzare dispositivi più sicuri,
  • gli utenti devono essere informati su quali precauzioni prendere per ridurre al minimo i rischi.

L’Internet delle Cose e le auto sempre connesse.

Lo scenario è in continuo sviluppo: l’Internet delle Cose è un mercato enorme. Una ricerca IDC stima che nel 2020 ci saranno centinaia di miliardi di oggetti connessi alla rete, per un mercato di circa 1.300 miliardi di dollari. Quindi bisogna affrontare le cose in modo tale che tutto questo rimanga opportunità di business, sviluppo e miglioramento e non conduca a rischi giganteschi.
Prendiamo, ad esempio, le nuove funzionalità offerte da una smart car. La smart car:

  • analizza i propri sistemi fornendo una diagnostica preventiva che segnala le riparazioni da fare prima ancora che i guasti si manifestino;
  • i dispositivi hardware come lo sterzo ed i freni sono controllati dalla centralina che è, a tutti gli effetti, un piccolo computer consentendo, ad esempio, la frenata di emergenza in rischio di collisione, tanto pubblicizzata in vari spot;
  • comunicando con altre auto o interagendo con sistemi come Google Maps l’auto può segnalare ingorghi e suggerire strade alternative al pilota;
  • raccoglie le abitudini di guida che comunica al costruttore, consentendo di personalizzare sempre più le caratteristiche dei futuri modelli.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia. In un articolo su Wired del 2015 veniva dimostrato come fosse possibile prendere il controllo completo di una smart car entrando nel sistema attraverso la connessione di rete, sfruttando una vulnerabilità del software. Di qui al furto d’auto c’è poca strada: negli USA ormai si contano moltissimi casi di furti d’auto perpetrati attraverso attacchi informatici ai sistemi di bordo.
In sostanza quindi occorre tenere presente che un dato sistema informatico, quando diviene parte di un contesto più ampio, come un frigorifero intelligente o il controllo di un impianto industriale, deve essere adatto al nuovo ambiente in cui si trova. Sistemi sviluppati per funzionare in modo non connesso in rete e, quindi, non progettati o non adeguatamente testati per operare in rete, non possono essere semplicemente collegati senza rischi per la sicurezza.

Da Insecurity by Design a Security from Inception.

Nel corso della cena di un evento ufficiale del 2015, insieme ad un amico che lavora all’ENISA, coniammo (o meglio riscoprimmo) il termine “Insecurity by Design”, intendendo con questo che in moltissimi sistemi informatici o di smart device di oggi la sicurezza è talmente poco considerata da far quasi pensare che siano progettati apposta per essere insicuri.

I casi sopra presentati ci inducono a pensare che l’insicurezza rende anche possibili scenari inquietanti, in cui, per esempio, un attacco al sistema informatico di un impianto di riciclaggio rifiuti può portare all’alterazione dei livelli di inquinanti rilasciati nell’ambiente e al conseguente blocco dell’impianto stesso, mandando in crisi la nettezza urbana di una grande città.
E’ necessaria prevenzione di tutto questo. E la prevenzione parte dalla consapevolezza. La consapevolezza che la sicurezza è qualcosa da prevedere fin dagli inizi di un servizio IT, diretto o parte di un sistema industriale, domotico o di internet delle cose. La sicurezza deve quindi essere spostata da un rimedio apposto dopo i primi incidenti a una prevenzione applicata a livello di progetto, in una visione di insieme. Questo è anche quello che standard internazionali riconosciuti come ITIL, COBIT, ISO27001… raccomandano o impongono.
La sicurezza non può essere solo basata sui componenti tecnici, ma deve essere progettata come processo, dal momento in cui il servizio viene ideato (inception), passando per la progettazione, sino al momento in cui il servizio deve funzionare in modo sicuro.
E’ necessario quindi:

  • che il legislatore intervenga, a tutti i livelli, per imporre ai produttori la sicurezza in sede di progettazione e per imporre alle aziende utilizzatrici l’uso della sicurezza entro i propri processi;
  • educare il grande pubblico per evitare che comportamenti imprudenti o imperizia possano portare a rischi di sicurezza, nel mondo aziendale (come nel caso del blocco dei sistemi di British Airways sopra citato), nel mondo della pubblica amministrazione e nella nostra vita di tutti i giorni.

Il GDPR (General Data Privacy Regulation), regolamento europeo della privacy che entrerà in vigore nel 2018, è una legge che va in questa direzione e sarà oggetto del prossimo articolo.

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Big Data & C. Sharing Knowledge

Il meglio di 6memes: Big Data, Ambiente e Domotica, gli argomenti premiati dall’interesse del pubblico.

La strada che porta alla conoscenza
è una strada che passa per dei buoni incontri.

Baruch Spinoza

 
[dropcap3]D[/dropcap3]opo una lunga pausa, che ha attraversato la fine della stagione primaverile e tutto il periodo estivo, siamo finalmente giunti al secondo appuntamento con la rassegna “Il meglio di 6MEMES”.
Un blog è un canale di comunicazione diretta con i propri utenti e/o clienti. Risulta quindi fondamentale pubblicare articoli informativi e originali, creati seguendo una precisa strategia editoriale.
Nel caso di 6MEMES, la scelta di parlare di numeri, codici, sofisticate tecnologie e letteratura, argomenti all’apparenza astrusi o colti, ma sempre trattatati nell’ottica di superare le barriere tra diverse aree della conoscenza, non ha mai allontanato l’attenzione sui principali obiettivi del blog: il coinvolgimento del lettore e l’orizzonte attuale degli eventi, con i suoi cambiamenti dettati dalla contemporaneità.
[bctt tweet=”Blog 6MEMES: coinvolgimento del lettore con un occhio puntato su l’orizzonte attuale degli eventi.” username=”MapsGroup”]
Siamo dunque riusciti, anche in questi mesi, a solleticare l’interesse dei “naviganti” del web nei confronti delle tematiche trattate? Accertiamolo, come la volta scorsa, confrontando il gradimento dei contenuti in base alla piattaforma social di condivisione degli stessi.

La curiosità di Facebook per i Big Data…

I Big Data sono il tema centrale del successo riscontrato per due dei tre contenuti che hanno ottenuto apprezzamento e condivisione da parte del pubblico sul social network più frequentato.
Grazie ai contributi di cultori della materia, il nostro canale Facebook è riuscito a ospitare un argomento di complesso sviluppo quale il significato e l’utilizzo dei Big Data nel quotidiano, elaborato e presentato in modo semplice ma coinvolgente. Paola Chiesa e Anna Pompilio firmano due articoli in cui mostrano come il rilevamento e l’elaborazione di Big Data costituiscono la risposta ad un fabbisogno informativo in grado di incidere tanto sulle scelte (politiche ed economiche) di un’amministrazione comunale quanto sullo sviluppo di una nuova definizione di indicatore sociale, utile a valutare dove noi stiamo e dove stiamo andando.

Clicca sull’immagine per andare all’articolo.

Sul primo gradino del podio si posiziona invece il contributo Natalia Robusti: con il suo primo intervento scritto per la nuova rubrica In Salute e Malattia, la blogger e scrittrice ci introduce il corpo umano, approfondito attraverso gli schemi della bellezza (e i suoi canoni), della giovinezza e delle sue capacità d’espressione.
E per una società ancora fondata in parte sull’estetica ma con pochi esteti, la lettura di questo articolo avrà senza dubbio rappresentato un prezioso tempo di conoscenza, si auspica anche condivisa.

Linkedin e la questione ambientale.

Le norme di controllo vigenti in campo giuridico e le buone pratiche per limitare l’inquinamento atmosferico. Social media e Pubbliche Amministrazioni. E, infine, diagnosi e cure migliori grazie all’avvento della telemedicina. Il pubblico di Linkedin, e i follower che hanno scelto di seguire le qualità professionali della pagina aziendale di Maps, si sono dunque interessati ad aggiornamenti e articoli pertinenti lo sviluppo di strumenti per elaborare il concetto di Big Data a quello di Relevant Data, e ottenere soluzioni innovative a supporto dei processi decisionali nei più svariati ambiti.

Clicca sull’immagine per andare all’articolo

Sebbene, a onor di cronaca, con più di 2.200 visualizzazioni e 64 tra clic e interazioni, il podio lo conquista il post sul pezzo scritto da Maria Bonifacio riguardo la normativa di controllo delle emissioni inquinanti a sostegno del fatto che non esiste un’indifferenza al tema ecologico e il modesto, ma prezioso, apporto di 6MEMES possa aver contribuito al risveglio di una coscienza ambientale.

Twitter premia la comunicazione efficace.

Giungiamo infine a Twitter, dove la pluralità di argomenti si rinnova, seguendo le orme di linkedin, e il pubblico del social “cinguettante” dimostra di gradire news e aggiornamenti che lo riguardano da vicino.

Clicca sull’immagine per andare all’articolo

Ulteriore merito va a chi è stato in grado di gestire i contenuti e il modo di comunicarli, intuendo con accuratezza i bisogni e curiosità degli utenti: così, Natalia Robusti compare nella classifica in prima e terza posizione rispettivamente con un approfondimento su come la domotica cambierà il volto delle abitazioni, facendoci risparmiare tempo, e, come per Linkedin, con il breve focus su l’avvento della telemedicina, una delle risposte attuali più efficienti per cambiare, migliorandolo, il volto della sanità.
Il secondo gradino del podio spetta invece a un nuovo contributo di Maria Bonifacio che, stavolta, ci introduce alla scoperta di dove affonda le radici la circular economy, uno dei motori di spinta in ambito economico, nonché di business, legato alla green economy.

Per concludere…

L’attività di monitoraggio del blog proseguirà nei prossimi mesi e l’obiettivo di detta analisi rimarrà il medesimo: cogliere il gusto e l’attenzione del pubblico, fornendo informazioni su come l’impiego di Big e Relevant Data sono destinati a incidere in modo strategico sulla società in cui viviamo.
[bctt tweet=”Esiste un solo bene, la #conoscenza, ed un solo #male, l’#ignoranza. (#Socrate).” username=”MapsGroup”]
Il Meglio di 6MEMES vi saluta e vi dà appuntamento tra tre mesi!

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6MEMES TRENDS Open Data Pillole di Open Data e PA

Il rapporto tra Pubblicazione Amministrazione e Social Media: il caso di Torino. Di Paola Chiesa

Ci sono due tipi di persone. Quelle che fanno le cose
e quelle che affermano di averle fatte.
Il primo gruppo è decisamente meno affollato.

Mark Twain

 
Come anticipato nel precedente intervento, in questa specifica serie di contributi sul rapporto tra Pubblica Amministrazione e social media, abbiamo deciso di dedicare un articolo speciale all’evento accaduto in Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, in quanto rappresenta l’episodio di gran lunga più significativo nel monitoraggio attivato sul capoluogo piemontese da febbraio a giugno, non solo dal punto di vista quantitativo di conversazioni generate sui social tra e con i cittadini, ma anche per le interessanti implicazioni di natura politica, culturale, educativa.
L’evento in questione costituisce a tutti gli effetti uno spartiacque culturale, e merita di conseguenza un adeguato approfondimento al fine di trarne un insegnamento utile a diffondere la cultura della sicurezza tra i cittadini e nella Pubblica Amministrazione.

Cronaca dell’evento.

Il 3 giugno 2017, la finale di calcio di Champions League tra Juventus e Real Madrid richiama nel capoluogo piemontese circa 30.000 persone, per assistere alla partita da un maxischermo allestito in Piazza San Carlo. Il boato causato dal cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza genera il panico tra la folla, che si dà alla fuga cercando di raggiungere le vie limitrofe. Oltre 1500 le persone ferite per le contusioni ed i tagli procurati dalle cadute nella calca e sui cocci di bottiglia; una persona muore nei giorni successivi in ospedale, a causa delle lesioni riportate.

Tipologia e tempi di propagazione delle conversazioni.

Andamento delle conversazioni da febbraio a giugno

Per meglio rendere evidente la portata quantitativa e qualitativa del flusso di conversazioni relativo all’avvenimento di piazza san Carlo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo del cosiddetto “buzz trend” da febbraio a giugno, dal quale emerge il picco assoluto nei giorni 4 e 5 giugno, con 1961 e 2047 conversazioni ( e 9142 nel corso di tutta la settimana).
Distribuzione dei contenuti rispetto alla fonte di informazione.

In questo caso, per rendere evidente il significato dell’evento dal punto di vista comunicativo, abbiamo riportato il grafico riepilogativo della distribuzione delle notizie relativamente alle varie fonti di informazione (stampa, web, forum, social network), dal quale emerge che la cassa di risonanza maggiore delle conversazioni è stato il canale dei social network , con ben 4592 clips, seguito dalle 2088 clips della stampa; è importante sottolineare come in tutti gli altri mesi invece, la fonte prevalente delle conversazioni sia stata generata dalla stampa, con quantitativi doppi rispetto ai social.


Infine, dalla rappresentazione grafica della suddivisione dei contenuti rispetto ai “topics” rilevanti per il Comune, e dal loro raffronto “prima” e “dopo” l’evento di Piazza San Carlo, emergono ulteriori dati interessanti:

  • il tema “sicurezza”, prima riguardava il 7,8% dei contenuti, dopo il 13,4%;
  • il tema “enti e istituzioni”, prima riguardava il 14% dei contenuti, dopo il 23,4%;
  • il tema “famiglie e giovani”, prima riguardava il 16,8% dei contenuti, dopo il 9,8%;
  • il tema “cultura, spettacolo, eventi”, prima riguardava il 20,7% dei contenuti, dopo il 13,3%.

Cosa significa?

Che il problema specifico della sicurezza si è tradotto immediatamente nella percezione di inadeguatezza nella gestione dell’evento da parte dell’Amministrazione Comunale; parallelamente, nel capoluogo piemontese, tale evento ha inciso negativamente sul numero di notizie e conversazioni riguardanti gli eventi culturali, gli spettacoli, i giovani e le famiglie, in quanto il clima di insicurezza generato ha ridotto la partecipazione agli eventi stessi e le relative conversazioni.
Di conseguenza, le domande indotte da questo evento non possono prescindere dall’approfondire quali possano essere, in questo contesto sociale, le misure di sicurezza da implementare, il ruolo ed il rapporto tra diversi enti pubblici coinvolti nel territorio, le implicazioni sulle politiche sociali e sul turismo.
Mentre la giustizia e la politica fanno il loro corso per accertare le responsabilità e le falle dell’organizzazione, con l’indagine della Procura di Torino, l’istituzione della Commissione Comunale d’Inchiesta, la resa dei conti politica con la sostituzione dell’assessore comunale all’Ambiente Stefania Giannuzzi con Alberto Unia, sta cambiando l’approccio alla sicurezza.

Le direttive del Capo della Polizia e del Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco.

Con due distinte direttive emanate il 7 e il 19 giugno 2017 dal Capo della Polizia e dal Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, indirizzate a Sindaci, Prefetti, Questori, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, sono stati qualificati gli aspetti di safety, intesi quali misure a tutela della pubblica incolumità – di competenza degli organizzatori dell’evento, che devono redigere un “piano di gestione della sicurezza” – e quelli di security, a salvaguardia invece dell’ordine e della sicurezza pubblica – di competenza delle forze dell’ordine – Sono stati così specificati gli aspetti che devono essere valutati per migliorare i processi di governo e di gestione delle manifestazioni pubbliche.
Quale impatto sta avendo questa nuova regolamentazione nell’organizzazione e gestione degli eventi pubblici?
Restando sempre a Torino, il 24 giugno 2017, giornata in cui si festeggia il patrono San Giovanni, al tradizionale spettacolo pirotecnico in piazza Vittorio si è registrato un flop: solo 25.000 persone presenti contro le 100.000 degli anni scorsi, a causa dei controlli rigidissimi sugli accessi alla piazza messi in atto dalle forze dell’ordine, e dei locali commerciali chiusi. L’”effetto San Carlo” insomma pare sia ancora vivo a Torino: un chiaro sintomo di sfiducia verso l’Amministrazione Comunale, che nel frattempo, con un’ordinanza del Sindaco Appendino, ha proibito di vendere alcolici e superalcolici da asporto dalle 20 alle 6 del mattino nei quartieri del divertimento notturno: San Salvario, Vanchiglia e Piazza Vittorio, appunto.
Ma del senno di poi son piene le fosse…
È doveroso a questo punto sottolineare come Torino abbia pagato lo scotto di una percezione di pericolo molto accentuata tra i cittadini, conseguenza degli attentati terroristici degli ultimi due anni: Charlie Hebdo, Bataclan, Berlino, Londra, Nizza. Eventi che hanno segnato le nostre coscienze al punto tale da farci assalire dal panico al minimo falso allarme. Ma fino all’evento di Piazza San Carlo, probabilmente non ne eravamo del tutto consapevoli, ed è corretto anche aggiungere che ciò che è successo a Torino sarebbe potuto accadere ovunque. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che se fino a ieri erano sufficienti misure di sicurezza minime, oggi sono necessarie grandi misure. Perché quando accadono simili eventi, non si può cedere a compromessi, in particolar modo nei grossi centri, a rischio di apparire eccessivamente rigorosi nell’osservanza delle regole. Questa è la chiave di lettura realistica con la quale ritengo vadano considerate le misure, a prima vista eccessive, adottate nelle successive settimane dall’amministrazione comunale torinese in occasione degli eventi di pubblico spettacolo in programma.
La lezione è servita, infatti a Modena…
Così, quanto successo a Torino ha fatto scuola, e la Sindaca Chiara Appendino, con il suo messaggio “non possiamo cedere alla paura”, ha passato idealmente il testimone alla città di Modena: l’esperienza negativa è servita per consentire agli organizzatori e all’amministrazione comunale emiliana di strutturare un piano straordinario di sicurezza per il concerto di Vasco Rossi il primo luglio a Modena, in occasione dei suoi 40 anni di carriera e al quale hanno partecipato 220.000 persone. Lo stesso Ministro dell’Interno Minniti ha sottolineato:

“… l’eccellente risultato in termini di sicurezza, un’organizzazione-modello che ha coniugato libertà e sicurezza dei cittadini con l’obiettivo di garantire la ‘safety’ e la ‘security’ dell’evento e dell’intera città”.

Forse, ancora una volta, [bctt tweet=”La cultura della #sicurezza nasce dalla #collaborazione tra #PA e #cittadini e informati. ” username=”MapsGroup”]
Si conferma, infine, quale dovrebbe essere il ruolo di una Pubblica Amministrazione evoluta, che non può limitarsi a monitorare i flussi di informazione (già un bel traguardo da raggiungere, peraltro), ma deve farsi anche carico, nell’interesse pubblico, della formazione nei confronti della propria cittadinanza, investendo su informazione costante, inclusione, partecipazione, cittadinanza attiva. Si tratta di un processo dinamico nel quale, se la PA si pone come un soggetto osservatore, disposto ad imparare, potrà comprendere come tarare al meglio gli interventi nel proprio territorio, adottando le soluzioni migliori per lo svolgimento in sicurezza degli eventi, ottemperando così alla normativa, ma senza sacrificare il regolare svolgimento degli eventi.
Con buon senso da parte di tutti, insomma, e anche una sana dose di (auto)ironia.

Pagina Facebook satirica. Clicca sull’immagine per accedere alla pagina

 

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Global City Teams Challenge 2017. Maps Group presents the ROSE prototype

Once again this year, Maps Group will be taking part in the Global City Teams Challenge, to be held in Washington on 28 and 29 August 2017.
This annual event of international importance is organized by Nist (National Institute of Standards and Technology), the US government body responsible for setting standards in the area of applications/technology.
A number of sectors will be involved in the event: from transport to security, as well as energy, the environment, connectivity and knowledge sharing.
Maps Group will be present together with Enel’s “Global Program Manager for Energy Efficiency Solutions”, as well as the person in charge of “IT Planning and Supra-national Projects” for the Municipality of Genoa.
Specifically, the Group will be taking part in the Energy Action Cluster via the Municipality of Genoa (only Municipalities may take part directly in the event), and will bring ROSE (Real Time Operational for Smart Grid for Europe ), a project presented by the City of Genoa and carried out in collaboration with the University of Genoa, Savona university campus and Enel.
This is the prototype of a project presented last year as a concept, dealing with the smart management of a smart grid able to produce and distribute energy from renewable sources, with a view to optimizing production based on demand, and thus saving in economic terms and reducing emissions.
This year, the following SUPERCLUSTERS (bringing together the same type of individual clusters from each city and grouping them into macro-clusters on a shared theme) will be present:

  • Transportation SuperCluster (TSC)
  • City Platform/Dashboard SuperCluster (CPSC)
  • Public Safety SuperCluster (PSSC)
  • Energy/Water/Waste Management SuperCluster (EWSC), where the MAPS-ENEL-Municipality of Genoa stand will be present in the area dedicated to the EWSC Supercluster, together with other US cities.
  • Public WiFi SuperCluster (PWSC)

The agenda of the event (which is being updated continually) can be found at the following link.
See you across the ocean!
Maps Group

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Maps News News

Global City Teams Challenge 2017: Maps Group presenta il prototipo ROSE.

 
Anche quest’anno Maps Group partecipa al Global City Teams Challenge che si tiene a Washington il 28 e 29 Agosto 2017.
Si tratta di un evento annuale di rilevanza mondiale organizzato dal NIST (National Institute of Standard and Technology), l’ente governativo statunitense che si occupa di creare standard virtuosi in ambito applicativo/tecnologico.
Diversi i settori interessati dagli appuntamenti previsti: dai trasporti alla sicurezza, dall’energia all’ambiente alla connettività e condivisione della conoscenza.
Maps Group sarà presente insieme al “‎Global Program Manager Energy Efficiency Solutions” di Enel ed al responsabile della “Pianificazione informatica e Progetti sovranazionali” del Comune di Genova. Nello specifico, il gruppo parteciperà all’Action Cluster Energia tramite il Comune di Genova (solo le Municipalità possono intervenire direttamente alla manifestazione), e porterà ROSE (Real time Operational Smartgrid for Europe), un progetto presentato dal Comune di Genova e realizzato in collaborazione con l’Università di Genova, il campus universitario di Savona ed Enel.
Si tratta del prototipo di un progetto presentato l’anno scorso come concept e che si occupa della gestione intelligente di una smart grid che produce e distribuisce energia da fonti rinnovabili, in ottica di ottimizzazione della produzione in base alla domanda e del conseguente risparmio in termini economici e riduzione di emissioni.
Quest’anno sono questi i SUPERCLUSTER (che uniscono omogeneamente i singoli cluster di ogni città e che vengono aggregati in macro cluster tematici) che saranno presenti all’evento:

  • Transportation SuperCluster (TSC);
  • City Platform/Dashboard SuperCluster (CPSC);
  • Public Safety SuperCluster (PSSC);
  • Energy/Water/Waste Management SuperCluster (EWSC), dove sarà presente lo stand MAPS-ENEL-Comune di Genova nell’ambito dell’area dedicata al Supercluster EWSC, insieme ad altre città americane;
  • Public WiFi SuperCluster (PWSC).

L’agenda dell’evento (in fase di aggiornamento continuo) è reperibile al seguente link.
Vi aspettiamo oltre mare!
Maps Group

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Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Il Blog 6MEMES: la distrazione di una vacanza per volare in nuovi mondi…

“Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede;
avevamo molta strada da fare.
Ma non importava, la strada è la vita.”

Jack Kerouac

 

Il viaggio, qualunque esso sia, è vita.

 
[dropcap3]O[/dropcap3]gni intelligenza emotiva ha bisogno di un momento in cui, stanca degli affari, gli impegni sociali e il lavoro ridiventa bambina, fuggendo dalle necessarie costrizioni in cui si trova per la maggior parte del suo tempo per abbandonarsi ad ogni possibile distrazione e svago dell’animo.
Ebbene, persino l’intelligenza “digitale” del blog 6MEMES non è da meno e vi comunica il suo imprescindibile periodo di pausa vacanziera dal giorno 14 al giorno 28 agosti compresi.
Dopo aver viaggiato, durante questa prima metà dell’anno, su binari di stringhe di numeri per distanze di migliaia di Zettabyte, sostando alle stazioni dove Numeri, Parole e Scienza hanno dialogato insieme per dare corpo e respiro a concreti progetti di buone pratiche sanitarie, futuristiche smart city, politiche energetiche sostenibili e pubbliche amministrazioni a misura del cittadino, 6MEMES ringrazia i suoi lettori e, dal 14 agosto, li saluta. Lo attendono due settimane da vivere come “fanciullino” per ricaricare le proprie batterie digitali e tornare, a fine agosto, con germogli freschi e fecondi di nuove notizie, idee e progetti.
Se sentirete la nostra mancanza, rinfrancate l’animo e (ri)guardate i consigli dati a questo link su alcune, possibili, letture da intraprendere nei luoghi di vacanza estiva. Ricordando come leggere e comunicare sia essenziale per condividere la conoscenza e contaminare i saperi!

Saluti e…

E, per concludere, vi vogliamo proporre anche una selezione di itinerari turistici innovativi, pensati per un trascorrere un fine settimana (o anche un periodo più prolungato) all’insegna della cultura letteraria e scientifica. Frugate tra la toscana di Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei, la Sicilia letteraria di Quasimodo o la via dei poeti a Merano… e fateci sapere come è andata!
Buone vacanze dal Blog 6MEMES!

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Reazioni non pericolose Sharing Knowledge

Il calore che "fa bene" alla terra, ovvero l’energia pulita che viene dall’Islanda.

[dropcap3]I[/dropcap3]n questi giorni di calura estrema sembra azzardato parlarne, ma, sì, vogliamo spezzare una lancia in favore del calore. Esiste infatti un’isola, in Europa, cin cui il calore che viene dalle profondità della terra è utilizzato non per fare caldo, ma per fare tutt’altro…

Il “caso” Islanda.

Proprio quest’isola, unica al mondo, riesce ad alimentare il 95% del suo riscaldamento abitativo sfruttando le fonti di energia geotermica racchiuse nel sottosuolo: acqua o vapori (che arrivano in superficie spontaneamente o attraverso la perforazione di pozzi), ma non solo.
Proprio in Islanda infatti gli scienziati dell’Iceland Deep Drilling Project – IDDP stanno perfezionando un metodo per l’utilizzo del calore prodotto da materiale fuso, il magma. In pratica si tratta di raggiungere con le perforazioni le camere magmatiche sotto la superficie terrestre – a oltre 4.000 metri di profondità – causando fuoriuscite di vapore a temperature che si aggirano intorno a 450°C: un progetto che prefigura nuove opportunità per l’impiego di risorse geotermiche ad elevato impatto energetico.

Ma in Europa l’Islanda non è un caso isolato. Anche nel resto del continente europeo – che pur non gode delle medesime risorse islandesi – c’è la possibilità di sfruttare l’energia geotermica per il riscaldamento delle case e per le attività dei settori produttivi. Proprio in Italia c’è uno storico esempio: il primo esperimento di sfruttamento geotermico a livello mondiale infatti ha avuto luogo nel 1913 a Larderello, in Toscana, dove Enel ha costruito il primo impianto per la produzione di energia elettrica. Da allora le centrali sono diventate 32 e grazie ad esse la Toscana risparmia oltre 1,2 milioni di tonnellate di petrolio annue, dando lavoro a circa 1.700 persone.

Cosa accade invece nel resto del mondo?

Sono 13 i gigawatt di energia elettrica prodotti da impianti geotermici, ancora troppo pochi per un’efficace politica di lotta ai cambiamenti climatici sfruttando a pieno regime le possibilità date dalle energie pulite. Ma, seppur con lentezza, qualche passo in avanti viene fatto. Due anni fa ad esempio la compagnia Enel Green Power ha realizzato a Stillwater, in Nevada, la prima centrale ibrida al mondo che utilizza insieme l’energia solare e quella geotermica. La combinazione delle due tecnologie, che sfruttano fonti rinnovabili nel medesimo sito, ridurrà l’impatto ambientale evitando l’emissione in ambiente di circa 140 mila tonnellate di CO2, producendo annualmente 200 milioni di chilowattora, in grado di approvvigionare più di 50.000 abitazioni.
Esempi che dimostrano che – se un cambio di passo decisivo della politica energetica globale si impone – un ruolo importante può essere svolto dallo sfruttamento delle potenzialità, ancora inespresse, della geotermia, che riguardano sia la produzione sostenibile e a basso costo di energia elettrica (dove le temperature del sottosuolo lo permettono), ma anche il calore da fornire alle abitazioni grazie a pompe di calore che “scambiano” con il terreno.
[bctt tweet=”E’ necessario un cambio di passo decisivo della #politica #energetica globale.” username=”MapsGroup”]
A questo proposito, nata dopo due anni di consultazioni e presentata alla Cop21 di Parigi nel 2015, la Gga (Global geothermal alliance, che vede coinvolti trentotto paesi, con l’Italia in prima fila) si è posta proprio l’obiettivo di promuovere la cooperazione tecnologica e facilitare gli investimenti nei mercati dell’energia geotermica, puntando alla “de-carbonizzazione del settore del riscaldamento e raffreddamento” con una strategia energetica a lungo termine che dovrebbe avere termine nel 2030, volta a rimuovere gli ostacoli principalmente connessi ai costi elevati di avvio degli impianti.

Appuntamento alla Iceland Geothermal Conference. 

Proprio con un focus sui vantaggi dell’utilizzare l’energia geotermica e sul modo in cui l’umanità potrà trarne beneficio, si terrà, a Reykjavík, la quarta  Iceland Geothermal Conference (IGC 2018). Tramite delegazioni provenienti da tutto il mondo, si perseguirà il proposito di compiere passi concreti nell’incentivazione del geotermico, in modo che, a breve, la terra – grazie al calore nascosto nel buio dei suoi meandri sotterranei – possa splendere di una nuova luce… assolutamente pulita!
[bctt tweet=”Incentivare l’#energia geotermica… per una nuova luce assolutamente pulita!” username=”MapsGroup”]
E chissà… magari sarà proprio quella l’elettricità che dovremo usare per alimentare i condizionatori in questo clima rovente cui sembra dovremo abituarci.
 
[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]approfondimenti
[highlight]Per saperne di più[/highlight]

www.greenreport.it
http://www.greenme.it
www.regione.toscana.it
www.regione.toscana.it
www.greenreport.it
www.ideegreen.it
[/boxed_content]
 

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Sharing Knowledge Un Big Data al giorno White Paper

L'innovazione culturale e tecnologica ai tempi del digitale. White Paper di Anna Pompilio.

[dropcap3]N[/dropcap3]el nuovo mondo digitale, aperto a confini smisurati, essere vincenti significa creare innovazione che apporti reali forme di cambiamento ad ogni livello, tra le aziende e i consumatori, gli utenti e le istituzioni, i professionisti e il mercato. Tuttavia, tale innovazione non deve essere concepita e realizzata come il prodotto compartimentalizzato di un’unità operativa distinta, bensì come il risultato che viene a crearsi quando discipline diverse lavorano bene e insieme.
Ci si riferisce, in pratica, ad attività sperimentali che si basano su forme di collaborazione e networking, finalizzate a innescare cambiamenti nel sistema di condivisione e organizzazione socio-economico e dei contenuti culturali, il tutto accelerato dalla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo.
La dottoressa Anna Pompilio, assieme a 6MEMES, ha realizzato un White Paper con il quale vuole proporre un’ampia visione sul tema. Passando per l’effetto dei Big data sulla ricerca semantica nel mondo del lavoro e nello sviluppo sociale e politico odierno, fino ad arrivare alle modalità di apprendimento delle macchine, la dottoressa Anna Pompilio suggerisce come governare l’universo Big Data sia ormai una priorità non più prorogabile.
Saper cogliere e reinterpretare il passato, alla luce dei cambiamenti del presente, è la sfida dei nuovi progettisti digitali-culturali. Perché il mutamento innescato dalla digital transformation, che riguarda da vicino cittadinanza, politica ed economia, deve coinvolgere non solo competenze tecniche ma anche il mondo del sapere e della cultura, affinché questo ridiventi uno dei protagonisti principali del cambiamento.
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]
 
Introduzione.
0.1   Come cambia il mondo del lavoro: ricerca semantica ed effetto Big Data.
0.2   La buona gestione delle informazioni tra Scienza, Presidenti e Imprenditori dei dati.
0.3   Come apprendono le macchine? L’umanità degli algoritmi e della visione artificiale.
0.4   Lo sviluppo umano e il cambiamento: dove siamo e dove stiamo andando. Da Bauer ai Big Data.
Conclusioni.
Sitografia.
 

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