Categorie
6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie Sharing Knowledge

Parliamo di modelli, mappe e innovazione. Percepire equivale a comprendere? Intervista al prof. Giulio Destri, Business Advisor nel settore ICT pubblico e privato.

[dropcap3]I[/dropcap3]niziamo questa interessante chiacchierata di Natalia Robusti col professor Destri partendo come si dice, dall’inizio…

[sf_iconbox image=”ss-zoomin” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Perché percepire e comprendere non sono la stessa cosa? Non si tratta di una distinzione troppo sofisticata?

È il mondo stesso, ad essere complesso, e di conseguenza è normale approcciarlo da diversi punti di vista. Non farlo, sarebbe arrendersi in partenza.
Nel mondo infatti, che per semplificazione chiamiamo reale, sono presenti tantissime componenti, spesso in relazione tra loro grazie a legami difficili da analizzare e comprendere, talvolta addirittura ancora ignoti.
Le stesse singole parti che compongono il mondo in quanto tale – come ad esempio una città, un’automobile, un organismo vivente o un bosco – sono altamente complesse, e la loro analisi è un’operazione difficile e lunga, anche se il più delle volte non ce ne rendiamo conto.
Anche addentrasi in queste stesse riflessioni non è semplice: per questo chi si occupa di formazione e innovazione ha un ruolo in più da assolvere: fare da traduttore, da mediatore tra la visione più articolata della realtà e la sua percezione a livello diffuso.
In alcune occasioni, infatti, anche solo il fatto di avvicinarsi a questioni complesse può generare nelle persone un timore anticipatorio, con la conseguenza di allontanarsene a priori. In altri casi, invece, da pochissimi fatti si ritiene di avere capito completamente una situazione molto articolata, e quindi si pensa di essere in grado di esprimere giudizi o prendere decisioni sulla base di informazioni attendibili anche se in realtà non è così.

 

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Capisco. E credo che ognuno di noi, nel suo quotidiano, può facilmente rintracciare esempi di quello che stai descrivendo. Come ci si può orientare in questo continuum senza incorrere nei due opposti errori?

Intanto occorre esplicitare un concetto che sembra banale, ma non lo è: non si può definire a priori quale sia il modo giusto di procedere.
Per farlo, in generale, occorre aumentare la nostra auto-consapevolezza sui processi percettivi, comportamentali e decisionali della nostra specie. Dobbiamo cioè essere consapevoli di come percepiamo la realtà e di come alcuni meccanismi possono aiutarci a comprenderla in maniera più verosimile.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]D’accordo! Allora cambio domanda, Giulio, e ti chiedo: la realtà è “oggettiva”?

Partirei da prima ancora, ovvero dalla stessa realtà fisica che percepiamo intorno a noi, e mi chiederei in primo luogo: cosa è davvero la realtà? Per rispondere in maniera adeguata dobbiamo fare affidamento su quanto ci dicono le varie teorie scientifiche, più o meno recenti, quasi sempre confermate da esperimenti ed osservazione.
Intanto dobbiamo ricordare che l’universo – e più in specifico il mondo che ci circonda – è formato non solo da materia, ma anche da energia.
Anzi, l’energia è, parafrasando Einstein, un’altra faccia della materia. Non solo: esiste in varie forme, e dalla sua interazione con la materia e i suoi componenti elementari nasce il mondo così come noi lo conosciamo.
La materia infatti è formata da (tanto) vuoto e da particelle elementari (elettroni, protoni e neutroni), raggruppate in insiemi ordinati chiamati atomi.
Un atomo può essere così immaginato come un piccolo sistema solare in cui al centro sta il nucleo, una sorta di “sole”, formato da protoni e neutroni e intorno al quale ruotano, come se fossero pianeti, gli elettroni, molto più piccoli. (Secondo i modelli più recenti descrivere come orbite le traiettorie degli elettroni è una semplificazione eccessiva e si preferisce parlare di orbitali, ovvero zone dello spazio intorno al nucleo ove esiste una certa probabilità di trovare l’elettrone).
Neutroni e protoni sono tenuti insieme nel nucleo da una forza (l’azione di una energia che si manifesta nelle interazioni fra elementi della materia) chiamata forza nucleare forte. Scambi di energia possono avvenire fra atomi attraverso i fotoni, ossia i componenti elementari della radiazione elettromagnetica.
Tutto ciò accade davanti ai nostri occhi, eppure ci risulta impercettibile.
Già a livello macroscopico, dunque, noi avvertiamo solo alcune parti della cosiddetta realtà: la luce visibile, ad esempio, che è il nostro primo mezzo per la conoscenza del mondo; ma anche le onde radio che usiamo quotidianamente anche nei nostri apparecchi elettronici, o i raggi ultravioletti con cui ci abbronziamo (o scottiamo), i raggi X con cui ci vengono fatte le radiografie ecc… Di tutta la restante parte di energia non ne abbiamo alcuna percezione e tanto meno sensazione.
Cosa ci dice tutto questo? Cosa ci fa vedere e toccare con mano?
In primo luogo che solo una parte (minima) della realtà è direttamente accessibile al nostro sistema percettivo. In secondo luogo che, grazie ad esempio alla descrizione del sistema dell’atomo sopra indicata, noi possiamo, dentro la nostra mente, vedere, toccare e sentire tutti i componenti della materia, anche se in maniera indiretta, mediata dalla nostra ragione e immaginazione.
Possiamo cioè costruire un modello – o meglio, più modelli – di questa realtà, creandone una versione semplificata e quindi rappresentabile nella nostra mente.
Subito dopo, grazie a questi modelli, possiamo spiegare in modo soddisfacente quello che è il comportamento della realtà intorno a noi, ossia il nostro mondo.
E questo è vero a partire dai componenti elementari della materia e dell’energia sino ai sistemi macroscopici più grandi, come nel caso del nostro pianeta, della nostra galassia e dell’intero universo.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Stai parlando di concetti astratti, quindi, come sono quelli di modello e di metafora?

Senza dubbio. E occorre farlo non per complicare le cose, ma per i motivi che abbiamo chiarito fin qui.
Per comprendere davvero un componente del mondo reale non abbiamo infatti – ad oggi – altro modo se non procedere attraverso i modelli, ovvero versioni semplificate del sistema reale cui si riferiscono e di cui conservano alcune caratteristiche, quelle sufficienti per lo scopo di analisi e/o comprensione che abbiamo in mente (per approfondire, si veda la nota [6]).
Chiariamo subito una cosa: un modello non è una copia. È piuttosto una rappresentazione, un’immagine, una descrizione, una formula matematica o un oggetto che sottolinea i tratti essenziali dell’originale del mondo reale: ciò che lo fa funzionare e/od operare nel mondo fisico.
Questi aspetti comprendono elementi chiave e relazioni che esistono fra di essi, oltre che le loro proprietà e le loro dinamiche. Che si tratti di un modello in scala di un’automobile, di un file CAD di un edificio, di un diagramma di un fenomeno biologico o di una descrizione di un processo economico, si tratta sempre di un modello.
Inoltre, per poter essere utile nella comprensione del sistema reale cui si riferisce, il modello deve quasi sempre essere in brado di ridurre le caratteristiche del sistema cui si riferisce.
Pensiamo per esempio ad una mappa del territorio come quelle che ci da il servizio Google Maps. Tale mappa riporta tutte le caratteristiche del territorio? Senz’altro no. Per poterle riportare veramente tutte dovrebbe essere una mappa in scala 1:1.
Ma allora sarebbe utile come mappa? No, nemmeno in questo caso. Come ci dice Faulkner, infatti: “Creare modelli significa creare mondi. Una mappa o un modello evidenzia certi aspetti rispetto all’originale e ne oscura altri. Questo aumenta l’importanza di ciò che viene evidenziato” (per approfondire, si veda la nota [4]).
Possiamo concludere quindi che il modello è utile quando ha caratteristiche sufficienti per comprendere il comportamento/funzionamento dell’originale. La scelta delle caratteristiche dell’originale da mantenere ed evidenziare nel modello ne definisce anche l’utilità. Va infine ricordato che nemmeno tale scelta è assoluta, ma varia in funzione del contesto.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Cosa ci puoi dire invece di un altro sistema di rappresentazione, quello della metafora? Che è tra l’altro utilizzabile in tante forme espressive, comprese quelle letterarie e poetiche?

Il concetto di modello può essere utilizzato anche in un’altra forma, come abbiamo ad esempio fatto per la descrizione degli atomi.
Per spiegare l’atomo abbiamo infatti utilizzato un’analogia con qualcosa che si suppone noto a priori, il sistema solare. Bene: questa è una vera e propria metafora che, in letteratura, definisce la sostituzione di un termine con un altro connesso al primo attraverso un rapporto di parziale sovrapposizione semantica, ossia di significato. Parlare di “leone” intendendo “persona coraggiosa” è ad esempio un’altra metafora…
Nel nostro contesto specifico  intendiamo il termine metafora come l’uso “di un modello simile in qualche modo al concetto per fare meglio comprendere il concetto stesso”.
Costruire modelli è qualcosa che facciamo molto spesso nella nostra vita, a livello inconscio, anche in relazione alla realtà quotidiana. Realtà che percepiamo attraverso i nostri sensi.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Entriamo quindi più nel vivo della questione allora. Parliamo di realtà e di percezione umana della realtà?

Volentieri. Per farlo dobbiamo tornare in primo luogo al nostro sistema percettivo. In quanto esseri umani, infatti, percepiamo il mondo attraverso i sensi, ovvero:

  • la vista – che percepisce un insieme ben specifico di radiazioni elettromagnetiche chiamato “luce visibile”;
  • l’udito – che percepisce un insieme ben specifico di vibrazioni meccaniche chiamato “suono udibile”;
  • l’olfatto – che percepisce un insieme di sostanze chimiche nell’aria generando gli stimoli chiamati odori;
  • il gusto – che percepisce un insieme di sostanze chimiche nella bocca generando gli stimoli chiamati sapori;
  • il tatto – che è in realtà composto da vari sotto-sensi:
    . tatto superficiale, che trasforma in stimolo sensoriale il contatto con la nostra pelle di superfici di solidi, liquidi o aria in movimento, dando origine ad esempio agli stimoli di pressione e termperatura, fastidio e dolore;
    . proprio-cezione, che ci permette di stabilire la posizione del nostro corpo nello spazio attraverso sensori posti nei muscoli, nelle articolazioni e nelle ossa, oltre che attraverso il senso dell’equilibrio posto nell’orecchio interno;
    . sensazioni di organi interni, che ci fa “sentire”, attraverso i gangli nervosi che li controllano, organi come il cuore o l’intestino e in alcuni casi “sentire” le emozioni entro tali organi (per approfondire, si veda la nota [5]).

Ne consegue che tutto ciò che possiamo percepire direttamente con i nostri sensi equivale non alla realtà in sé, ma alla nostra – soggettiva, arbitraria e contingente – percezione della realtà.
Con molti limiti: non possiamo vedere direttamente cose molto piccole come i batteri, non possiamo udire suoni al di fuori di un certo intervallo di frequenze (mentre altri animali possono), non possiamo vedere direttamente l’ultravioletto (mentre altri animali possono).
E nemmeno possiamo vedere i componenti elementari della materia, come gli atomi e le molecole, o le grandi strutture dell’universo come le galassie, se non attraverso strumenti tecnologici (come per esempio il telescopio) che ci hanno consentito di estendere l’azione dei nostri sensi.
E se gli esseri umani possono immaginare queste strutture, lo fanno, come descritto in precedenza, creando dei loro modelli nella propria mente o eventualmente rappresentandole attraverso metafore tratte dalla propria esperienza diretta.
Uno dei modelli più usati per le molecole è ad esempio quello a sfere e bastoncini, sufficiente per descrivere adeguatamente molte delle caratteristiche delle molecole:
 
modelli molecole
A questo punto, possiamo sostenere a ragion veduta che nella nostra mente possiamo rappresentare la realtà in modo diverso da quanto essa è oggettivamente, non solo traducendola e rappresentandola, ma alcune volte addirittura interpretandola.
E questo vale anche per operazioni come la lettura – che avviene a livello cerebrale, e non oculare – come è stato rilevato in numerosi test che provano che siamo in grado di riconoscere (entro certi limiti) anche parole la cui scrittura è stata deformata ad arte tramite la sostituzione di alcune lettere con altrettanti numeri la cui forma assomiglia alle lettere stesse.
Gli studi hanno infatti dimostrato che esistono due diversi sistemi di elaborazione al nostro interno (ovvero meccanismi cognitivi): il fast thinking, o pensiero veloce, e lo slow thinking, o pensiero lento (per approfondire, si veda la nota [8]).
Il primo è una forma di pensiero intuitiva e immediata che non richiede troppo sforzo, ossia in pratica consumo di glucosio da parte del cervello. È il tipo di pensiero che adottiamo quando pensiamo a un argomento di cui siamo esperti o con cui abbiamo a che fare tutti i giorni.
Un imbianchino, ad esempio, non ha bisogno di riflettere troppo a lungo su come fare la verniciatura di una parete: è un atto immediato perché per lui quotidiano. Per una persona che non ha mai fatto quest’attività, invece, già il pensare a come farla richiederebbe un maggiore impiego di energie e di ragionamento.
Il pensiero lento, al contrario, è una forma di ragionamento riflessiva e “faticosa” che richiede un certo impiego di energie (e quindi di glucosio) per potersi operare.
In modo analogo funziona la percezione: quando entriamo in un ambiente nuovo, come prima cosa diamo una “occhiata generale” all’ambiente stesso, così da farcene una idea di massima. Solo in un momento successivo concentriamo la nostra attenzione su alcuni aspetti particolari. Anche questo dimostra che non percepiamo in modo “oggettivo” la realtà: l’ambiente che analizziamo è sempre lo stesso, a cambiare è invece il nostro sguardo.
Gli esperti hanno dunque dimostrato (si vedano, ad esempio, le note  [7], [1] e [2]) che la nostra percezione è fortemente soggettiva. È come se i nostri canali sensoriali non fossero collegati direttamente alla mente “cosciente”, ma ci fossero dei filtri intermedi, in primis le emozioni.
Si può dire quindi ormai con certezza che l’interpretazione di quanto ricevuto dai sensi di ognuno è basata su codici interpretativi individuali, ossia sulla mappa del mondo pre-costituita dal vissuto, dall’esperienza e dalle competenze di chi riceve gli input sensoriali.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Mi piace l’associazione che fai tra l’idea di metafora a quella di mappa. Puoi entrare più nel dettaglio?

Volentieri. Lo faccio con una citazione di Alfred Korzybski: “La mappa non è il territorio”! (per approfondire, si veda la nota [3]).  Basti pensare alla descrizione di una città che abbiamo visitato e che conserviamo nella nostra memoria magari per condividerla con qualcuno nel racconto a tavola del nostro viaggio…
Tale “ricostruzione” è essa stessa – letteralmente – la nostra “idea” di quella città, la nostra rappresentazione personale e mentale dell’esperienza che in essa abbiamo fatto. Esperienza (tramutata in ricordo) che può non solo essere molto distante dalla realtà oggettiva, ma può anche cambiare nel tempo ai nostri stessi occhi, magari in base a qualche altra esperienza vissuta nel frattempo.
L’effetto della “mappa del mondo” è infatti essenzialmente suddivisibile in:

  • cancellazioni
  • generalizzazioni
  • distorsioni

Tutto ciò può trasformare completamente la nostra rappresentazione mentale interna della percezione rispetto alla percezione stessa. E può quindi modificare anche la nostra reazione a ciò che “pensiamo di percepire”.
Questo vale sempre, in ogni contesto e rispetto a ogni informazione con cui veniamo in contatto.
Immaginiamoci ad esempio nel momento in cui troviamo una busta verde chiaro nella nostra cassetta delle lettere: qual è il nostro primo pensiero sul suo contenuto?E di conseguenza: qual è la nostra reazione in proposito, reazione che si genera ancora prima di aprirla?
Questa è una tipica generalizzazione: in base a qualcosa che abbiamo vissuto precedentemente generalizziamo la nostra reazione. Ed è chiaro che, se non abbiamo mai ricevuto una multa per posta prima, il nostro pensiero nell’aprirla sarà molto più positivo rispetto a chi guida troppo velocemente :-).
Facciamo un altro esempio. Immaginiamo di avere da poco litigato con una persona. Nel momento in cui vediamo questa persona parlare con qualcun altro e guardare più volte nella nostra direzione, cosa pensiamo? Qual è la nostra reazione? Facilmente saremo preda di una distorsione, immaginando il peggio anche se così non è.
Infine: se durante una lunga riunione chi sta parlando è particolarmente noioso, usa termini insoliti o fortemente specialistici e non suscita alcun interesse in ciò che sta dicendo, noi memorizziamo quanto sta dicendo oppure vaghiamo con il pensiero altrove, magari senza accorgercene? Questo è il caso della cancellazione.
Ecco: la mappa del mondo si costruisce nel corso del tempo nella nostra mente, a partire dalle esperienze, principalmente nell’infanzia. La sua evoluzione dura tutta la vita. Lo studio, l’apprendimento, le esperienze di vita possono contribuire ad arricchirla.
Quindi possiamo dire che la mappa del mondo contiene anche regole di filtraggio della realtà costruite a partire dalle esperienze passate.
Le regole contenute nella nostra mappa mentale del mondo filtrano così la realtà percepita con i sensi e ci permettono di costruire modelli mentali o rappresentazioni mentali della realtà stessa.
Questa – così composta – diventa la nostra rappresentazione della realtà, l’unica che la nostra mente percepisce. Ne consegue che non è la realtà, ma un suo modello, più o meno fedele, che esiste esclusivamente dentro la nostra mente, ma a cui noi diamo molto rilievo, concedendogli addirittura lo statuto di realtà.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]A questo punto sorge una domanda naturale: se è così, quale è la reale funzione della mappa del mondo? A cosa si deve la sua stessa esistenza e il rilievo che occupa nella vita di ciascuno?

In sostanza assolve a un compito primario, ovvero alla necessità di elaborare le informazioni ricevute dai sensi producendo una reazione in tempo utile. Tempestività che, nel caso dei nostri antenati, era indispensabile per sopravvivere nella savana.
Ma facciamo un esempio più vicino a noi. Mentre sto lavorando al PC seduto sulla sedia concentrato su quanto sto scrivendo, mi serve forse percepire la sedia stessa sotto di me, i vestiti sul corpo, il pavimento sotto i piedi e così via? Assolutamente no, si tratta di informazioni in quel momento irrilevanti e inutili, e dunque quegli stessi stimoli (che vengono comunque percepiti dai recettori sensoriali nel corpo) sono immediatamente cancellati.
Invece, generalizzare il concetto di porta mi consente di usare comunque una porta di tipo mai visto, con una maniglia “strana”, per entrare nella stanza al di la di essa.
Allo stesso modo, generalizzare il concetto di interfaccia utente mi consente di usare l’interfaccia utente di un nuovo smartphone senza leggere il libretto di istruzioni andando per analogia con quella di modelli di smartphone precedenti.
Quindi uno degli effetti tipici della mappa del mondo è proprio creare semplificazioni che portano a costruire modelli semplificati del mondo entro la nostra mente.
Di questi modelli si serve, ad esempio, il fast thinking, con l’obiettivo di operare in tempi rapidi. Ma anche lo slow thinking può costruire modelli: ad esempio, le capacità che si sono sviluppate nei nostri antenati per concepire come produrre una lama tagliente a partire da rocce si sono poi evolute in ciò che consente oggi ad un architetto di immaginare un grande edificio, con tutte le sue caratteristiche.
Costruire modelli è dunque qualcosa che facciamo abitualmente con la nostra mente per interpretare la realtà presente che percepiamo attraverso i sensi, concepire concetti astratti e nuove idee, ideare prodotti (edifici, vestiti, romanzi, film, canzoni…) E immaginare la realtà futura.
Non solo: i modelli ci permettono anche di andare oltre le nostre capacità percettive sensoriali. Sia nel presente, rappresentando cose non percepibili direttamente con i sensi, che nel futuro, immaginando cose non ancora avvenute.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Puoi farci esempi più concreti e operativi, così da comprendere meglio?

Con piacere! Tra gli usi operativi più importanti dei modelli troviamo ad esempio:

  • la comprensione della realtà esistente: attraverso una versione semplificata della realtà esistente io posso fare la comparazione con modelli esistenti nella mia mente a partire da esperienze passate e fare delle analogie, arrivando a costruire una rappresentazione utile per la comprensione;
  • la previsione di comportamenti futuri di un sistema reale: attraverso modelli (in scala, matematici…), si possono fare delle prove o delle simulazioni della evoluzione nel tempo del modello e riportare, con approssimazione sufficiente, quanto ottenuto sul sistema reale, prevedendo in anticipo il comportamento di quest’ultimo… come vedremo di seguito è così che vengono realizzate, ad esempio, le previsioni meteorologiche attraverso simulazioni al computer;
  • la comunicazione di concetti fra persone: attraverso esempi ed analogie con situazioni o contesti noti a chi riceve la comunicazione, è molto più facile spiegare e far capire concetti totalmente nuovi e/o molto complessi.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Venendo a un ambito più contemporaneo, cosa ha comportato in tali sistemi di costruzione di significato l’introduzione delle nuove tecnologie? Penso al concetto di simulazione, ad esempio, ma non solo…

L’avvento dei computer ha portato un modo completamente nuovo di usare i modelli. A partire da caratteristiche semplificate della realtà, usando opportuni algoritmi, è infatti possibile costruire modelli dinamici dei sistemi reali e studiarne l’evoluzione nel tempo, ottenendo indicazioni quasi sempre trasferibili in modo “abbastanza” preciso sul sistema reale simulato, prevedendo l’evoluzione effettiva di quest’ultimo.
Per esempio, le previsioni meteorologiche, che stanno diventando sempre più precise nel breve termine, avvengono proprio grazie a simulazioni computerizzate della evoluzione del sistema atmosfera e nubi. Sul lungo e medio termine le previsioni ancora non sono sufficientemente precise, soprattutto per imperfezioni nei modelli usati per creare le simulazioni.
Possiamo affermare che anche l’elaborazione nei sistemi di Big Data produca modelli. Per esempio, i sistemi di deep learning utilizzati per il riconoscimento facciale, durante la fase di “addestramento”, costruiscono al proprio interno una sorta di modello del viso umano che poi usano per confrontare e riconoscere le persone.
I sistemi grafometrici in uso, ad esempio, per il controllo della firma nelle banche, durante il deposito del campione delle firma traducono l’insieme delle firme fatte in un modello, composto, sia dall’immagine digitalizzata della firma, sia da molti altri parametri come la pressione esercitata con il pennino, il modo di staccare il pennino dal tablet ecc… Le firme apposte in tempi successivi saranno quindi comparati con tale modello e, qualora la distanza dal modello stesso sia superiore ad una data soglia, non saranno riconosciute come valide.

[icon image=”ss-fastforward” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]Si parla molto di modelli nella Business Analysis, oggi. Puoi dirci qualcosa su questo tema?

Senz’altro. Anche la Business Analysis, infatti, trattata tra l’altro in un precedente articolo, si fonda sulla costruzione di modelli semplificati della realtà dell’azienda od organizzazione in cui si sta operando e delle sue necessità.
Senza i modelli, il numero di particolari da considerare, e quindi di variabili da prendere in esame, sarebbe semplicemente troppo alto e non consentirebbe di trovare soluzioni in tempo utile.
Nella Business Analysis è importante saper costruire il modello giusto, ovvero fare le semplificazioni opportune della realtà, mantenendo nel modello le proprietà più importanti, quelle che consentono di fare le scelte adatte a costruire la soluzione migliore possibile per risolvere problemi e/o cogliere opportunità.
Ma come fare tali scelte? Applicando regole legate al business e, soprattutto, facendo affidamento sulla propria esperienza nel settore.
Si tratta in sostanza di adoperare in modo consapevole delle abilità che usiamo ogni giorno in modo inconsapevole nel mondo reale. Ovvero di formalizzare le esperienze di realtà aziendali simili per costruire modelli e le connesse soluzioni che siano riproducibili in contesti simili.
Ed ecco la generalizzazione che ha consentito, entro certi limiti e con opportuni adattamenti, l’uso degli stessi programmi ERP in aziende anche molto diverse fra loro… Tutto si tiene, insomma. In un complesso, ma affascinante, sistema che lega insieme istinto, ragione e innovazione.

***

Grazie mille, Giulio! Sei stato molto generoso nel condividere questo “filo narrativo” che ha gettato le basi per tanti altre riflessioni. E sono sicura che lo stesso farai nei prossimi articoli della tua rubrica sul nostro blog, in cui ci guiderai nell’uso di vari tipi di modelli, molto diversi fra loro, sia per l’analisi della realtà quotidiana che per quella di contesti aziendali. Stay tuned!

[boxed_content type=”whitestroke” custom_bg_colour=”#e0e0e0″ custom_text_colour=”#000000″ pb_margin_bottom=”yes” width=”1/1″ el_position=”first last”]
 
[highlight]Per approfondimenti:[/highlight]


[1] Bandler, R. (2011). Il potere dell’inconscio e della PNL. Alessio Roberti Editore.
[2] Bandler, R., & MacDonald, W. (1991). Guida per l’esperto alle submodalità. Astrolabio.
[3] Bateson, G. (1979). Mente e Natura: un’unità necessaria. Adelphi.
[4] Bavister, S., & Vickers, A. (2012). PNL Essenziale. Alessio Roberti Editore.
[5] Bottaccioli, F. (2015). Psiconeuroendocrinoimmunologia. I fondamenti scientifici delle relazioni mente-corpo. Le basi razionali della medicina integrata. Red.
[6] Destri, G. (2013). Sistemi Informativi il pilastro digitale di servizi ed organizzazioni. FrancoAngeli.
[7] Goleman, D. (1999). Intelligenza Emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici. Edizioni BUR.
[8] Kanheman, D. (2011), Pensieri Lenti e Veloci. Mondadori.
[/boxed_content]
 


Credits Immagini:

Immagine di copertina, rielaborata:

ID: 10567304, di Somchai Suppalertporn
ID: 26983989, di pogonici


Categorie
6MEMES TRENDS Sharing Knowledge

Da Homo Sapiens a Homo Algorithmicus passando da Homo Digitalis… E l'Anima?

[sf_iconbox image=”ss-star” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Come semplificare la complessità senza cadere nell’automatismo o (peggio ancora) nella barbarie.

 
[dropcap3]S[/dropcap3]aranno i temi di attualità, che portano alla ribalta nuovi e vecchi argomenti di conversazione, come è ad esempio l’annosa questione del lavoro, destinato a cambiare radicalmente…
Sarà anche l’attuale situazione geopolitica del nostro pianeta, che versa benzina sul fuoco, come ci mostra la quattordicesima edizione del Global Risks Report 2019
O saranno le pubblicazioni più recenti di vari esperti e intellettuali sull’argomento, a portarlo in primo piano, come nel caso del recente saggio di Baricco…
Fatto sta che il difficile rapporto tra Cultura e Tecnologia, se bonificato e portato a più miti consigli, è sempre più spesso citato come l’unica possibile soluzione in grado di trasformare gli scenari più apocalittici in quelli più integrati (e viceversa).
[bctt tweet=”Il difficile rapporto tra Cultura e Tecnologia, se bonificato, è sempre più spesso citato come l’unica possibile soluzione in grado di trasformare gli scenari apocalittici in quelli integrati (e viceversa).” username=”MapsGroup”]
A ben vedere, oggi, l’innovazione tecnologica – se fosse guidata da una nuovo rinascimento culturale – potrebbe davvero consegnarci nelle mani le chiavi di un Regno in cui l’accoppiata conoscenza-competenza potrebbe farsi più stretta, feconda e duratura. 
In sua assenza, del resto, ogni predizione sul futuro prossimo e remoto (anche senza scomodare i Big Data) sembra ben poco attraente. Senza anima, potremmo anche dire, ovvero inanimata.
 

[sf_iconbox image=”ss-view” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]A me il terzo occhio!

Detto questo, anche se sono ormai numerosi i contenuti prodotti e diffusi nell’area dell’innovazione tecnologica, e nonostante sia sempre più auspicato da tutte le parti un dialogo tra il settore tecnico e quello culturale (interazione semplificata in genere con la metafora del rapporto Uomo-Macchina) sono ancora pochi i contenitori in grado di far dialogare tra loro questi sistemi.
Non che sia facile, realizzare un incontro creativo e positivo di tali opposti, ma la strada tracciata è chiara ed è l’unica che può portare a uno sviluppo più diffuso e non soltanto elitario.
Le conseguenze sistemiche di tale perdurante scissione, infatti, sono evidenti: da un lato l’approccio più diffuso alla complessità sembra essere quello della semplificazione intesa nella sua accezione più riduttiva; dall’altro un certo scetticismo nei confronti dei sistemi complessi genera una  diffidenza che sfocia spesso in un vero e proprio senso di rifiuto, a volte comprensibile e fisiologico, altre volte irrazionale e ideologico.
Il rischio reale e concreto è che il rifiuto di tali tematiche produca un effetto di rimbalzo all’indietro con valenze fortemente retrocessive in termini sia sociali che culturali e infine  economici.

[bctt tweet=”Il rischio reale e concreto è che il rifiuto della complessità produca un effetto di rimbalzo all’indietro con valenze fortemente retrocessive in termini sia sociali che culturali e infine economici.” username=”MapsGroup”]
Qual è dunque, la cruna dell’ago da cui ci tocca passare per giungere ad altri, più fecondi lidi?
Il professor Piero Dominici lo spiega nel suo lungo e articolato lavoro di studio, ricerca e divulgazione dedicato al tema, in cui  – tra gli altri suoi temi e percorsi individuati  – indaga la condivisione della conoscenza attraverso la comunicazione e l’educazione a ogni livello di relazione e interazione…
Qualcuno, per fortuna, si sta già muovendo, anche in Italia, in questa direzione. Eccone alcuni esempi.

“A Torino c’è bisogno di ingegneri umanisti e di letterati più tecnologici”: così il filosofo Ferraris spiega il nuovo istituto Scienza Nuova, che propone corsi avanzati riservati ai migliori dottorandi dei due atenei, preparandosi ad arruolare sociologi e antropologi affianco agli ingeneri, con lo scopo di “rendere più umanisti gli ingegneri e più tecnologici gli umanisti.” Nasce per questo il “SUSST“, una realtà universitaria di “Scienze Umane e Sociali su Scienza e Tecnologia”

C’è anche chi fa un doppio salto carpiato in avanti rispetto all’intelligenza umana e si mette nei panni dei robot che non sanno che pesci prendere guardando in faccia noi umani. Non è uno scherzo: l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova Morego sta portando avanti questo ambizioso progetto con l’obiettivo di aiutare i robot a capire le nostre esigenze anche senza una richiesta specifica.
Condividiamo infine l‘avventura di Ori, una start up giapponese, che “ha messo a disposizione di un locale di Tokyo dei robot in grado di muoversi e portare piatti ai clienti del ristorante (…)” ma guidati in realtà a distanza da persone affette da disabilità fisiche. Una grande idea, insomma!

[sf_iconbox image=”ss-sun” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Anima Mundi

Intanto in ambito europeo – quasi in un atto costituente – si inizia a parlare di codice etico dell’intelligenza artificiale (e come non ricordare le Leggi di Azimov?):

“Il ruolo della dignità umana è al centro di questo codice. L’AI non dovrà mai danneggiare gli esseri umani (ma pure gli animali o la natura); questa tutela dovrà essere garantita sotto diversi profili: quello della dignità, della sicurezza fisica, psicologica e finanziaria.”

In quello dunque che sembra essere un punto di svolta i due ambiti del sapere umano, quello umanistico e quello scientifico – vicini o lontani che siano, in real time o in differita – sono tornati finalmente a parlarsi.
I DATI – ovvero le informazioni, che siano espresse in parole o numeri – fanno la differenza, a patto che vengano maneggiate con cura e, se possibile, vengano raccolti, trattati e “messi” insieme attraverso uno sguardo che sia “umano”, e non solo intelligente.
[bctt tweet=”Ogni volta  che i numeri e le parole vanno a braccetto, accade che l’innovazione ha la chance di trasformarsi in sviluppo attraverso la generazione di un nuovo valore, come in ogni processo creativo.” username=”MapsGroup”]
Ogni volta infatti che i numeri e le parole vanno a braccetto, accade che l’innovazione ha qualche chance di trasformarsi in sviluppo attraverso la generazione di un nuovo valore, qualcosa che prima non c’era e che all’improvviso, come in ogni processo creativo, compare e “vive”.
Tornando quindi a noi di 6MEMES, incoraggiati dal clima culturale e dal contesto storico attuali, cercheremo anche quest’anno, grazie ai nostri autori e ai nuovi aiutanti che speriamo di incontrare nel viaggio, di fare la nostra parte, cercando di mantenere le premesse e le promesse del blog.
Adotteremo come chiave di lettura per il 2019 proprio il tema della complessità, sia nelle rubriche più culturali che in quelle più tecniche, e andremo alla ricerca di modelli, metodi o esempi concreti capaci di rendere comprensibile la sua potenziale spinta evolutiva, per “ridurla” e “tradurla” in forme creative, evocative e riflessive. Alla ricerca, anche noi, della nostra anima.
 

Natalia Robusti


 
 

CREDITS IMMAGINI
Immagine di copertina (rielaborata):
ID: 32794708, di diuno
ID: 34902592, di Linda Bucklin
ID: 48861335, di Alfio Scisetti

 


Categorie
6MEMES TRENDS Sharing Knowledge So Social: traduzione e tradimento nella comunicazione digitale. White Paper

#6MEMES: dal CANTO al CONTO. Leggerezza e gravità della comunicazione sulle tracce di Italo Calvino.

#6MEMES: dal CANTO al CONTO.
Leggerezza e gravità della comunicazione
sulle tracce di Italo Calvino.

[dropcap3]L'[/dropcap3]anno appena chiuso ha raccolto nel blog 6MEMES un excursus sui 6 tag calviniani che ci hanno accompagnato in questi mesi nel marcare e comprendere le etichette di significato che Italo Calvino ci ha lasciato in eredità con la sua opera memorabile Lezioni americane: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Coerenza.
Iniziamo l’anno nuovo con un White Paper che raccoglie i vari contributi di Natalia Robusti che, partendo dal tema della Leggerezza sino a quello della Coerenza, propone un filo conduttore tra la materia più classica del pensiero, espressa attraverso la poesia, e la materia più recente dell’innovazione, rappresentata da big data e algoritmi.
Il tutto passando attraverso un continuum espressivo, quello della comunicazione intesa come ponte levatoio che può unire, ma anche dividere ulteriormente, versanti diversi e a volte culturalmente opposti della conoscenza dell’uomo.
Buona lettura!

[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

  • Introduzione
  • Indice
  • 01. All’ombra degli algoritmi, ai piedi della poesia: Leggerezza e gravità della comunicazione.
  • 02. Rapidità versus Velocità: meta o viaggio? Tra intensità e densità del progresso.
  • 03. L’Esattezza ai tempi dei Big Data… Cartografia di una meta (quasi) impossibile da raggiungere.
  • 04. Visibilità: l’immaginazione che ci “piovve dentro”. Da Dante ai giorni nostri.
  • 05. Molteplicità: che sia tanto o poco, il MOLTO può essere abbastanza? [PARTE UNO, PARTE DUE].
  • 06. Cominciare e finire: il bene e il male della “Coerenza” secondo Calvino. Favole dei giorni nostri….
  • About

Per scaricare il White Paper cliccare l’immagine di copertina:


 
 


Credits Immagini:

 

Immagine di copertina (rielaborata):

ID: 25943465, di fffranz
ID: 7027995, di Kheng Ho Toh
 


Categorie
6MEMES TRENDS Alti e bassi del cibo italiano White Paper

2018: alti e bassi nella comunicazione sul cibo italiano. White Paper di Sara Di Paolo.

[dropcap3]I[/dropcap3]l 2018 è stato l’anno del Cibo Italiano, e – grazie a un monitoraggio di Webdistilled – la nostra blogger Sara Di Paolo ha “tenuto d’occhio” in questi dodici mesi un numero davvero considerevole di siti, social, blog e forum che hanno trattato il connubio tra arte, paesaggio e cibo.
Il monitoraggio, che ha riguardato un argomento particolarmente distintivo del nostro paese, è stato esteso anche ad altri media, e non solo online. Ha infatti riguardato magazine, trasmissioni radio e programmi TV, anch’essi sia in italiano che inglese.
Il tutto alla scoperta degli alti e bassi nella comunicazione sul cibo italiano.
Ne sono usciti tre articoli con tre diversi focus che abbiamo raccolto in un piccolo, ma prezioso Quaderno di 6MEMES. Tra “Eat spaghetti to forgetti your regretti” e “Freaking out: tutti pazzi per il cibo italiano!” ne sono uscite delle belle e delle buone.
Ve le proponiamo in questa raccolta che ci racconta – tramite numeri, conversazioni, tweet e grafici – un anno di eventi, “chiacchiere” e informazioni su “Gli alti e bassi del cibo italiano”.
Buona lettura.

[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

  • Introduzione
  • Indice
  • 01. Gli alti e bassi del cibo italiano. Il monitoraggio 2018.
  • 02. “Eat spaghetti to forgetti your regretti”. Seconda tappa del viaggio intorno all’Italian Food.
  • 03. Freaking out: tutti pazzi per il cibo italiano! Per finire in bellezza.
  • About

Per scaricare il White Paper cliccare l’immagine di copertina:

White Paper Sara Di Paolo 2018


Credits Immagini:

 

Immagine di copertina (rielaborata):

ID: 60555873, di Elena Pimonova


Categorie
6MEMES TRENDS Trasparenza e Partecipazione nella PA White Paper

Amministrazione Pubblica e Digitalizzazione. Dalla complessità del governo al governo della complessità. Di Michele Vianello.

[dropcap3]M[/dropcap3]ichele Vianello si autodefinisce – in sintesi – un Consulente e un Digital Evangelist.
Cosa significa? Che assiste nei processi di digitalizzazione le Imprese, le Associazioni imprenditoriali, le Pubbliche Amministrazioni e gli Ordini Professionali.
È anche uno strategist digitale, ovvero indirizza e forma i suoi clienti nell’ideazione e nella realizzazione di strategie digitali per competere negli attuali ecosistemi mediali e avere successo nell’era di Internet.
Cavalca dunque l’onda dell’attualità su temi cruciali non solo per gli addetti ai lavori, ma per la collettività nel suo insieme.
E, proprio a partire dalla sua esperienza con le Pubbliche Amministrazioni nell’adeguare le proprie strutture alla trasparenza e alle modifiche introdotte dalla più recente legislazione, ha accettato (buon per noi 🙂 di scrivere alcuni contributi sul tema per il Blog 6MEMES.
Ne è uscito un punto di vista più che mai attuale, capace non solo di fotografare l’esistente, ma anche di dare spunti, suggerimenti e incitazioni. E lo diciamo non a caso, vista la sua eccezionale attitudine alla fotografia dimostrata dalle bellissime immagini che troviamo sui suoi profili social.
Del resto, studi recenti hanno definito i suoi libri sulle smart cities, i suoi scritti e il suo account Twitter @michelevianello come “i cluster tematici più virali” in Italia sull’innovazione urbana.
Di cosa ha parlato, dunque, Vianello, sul nostro blog? Di temi cruciali, dallo sviluppo di modelli per estendere l’alfabetizzazione digitale nei territori e nelle imprese alla Partecipazione, dalla trasparenza nella Pubblica Amministrazione al governo della complessità.
Ne è uscito un White Paper che condividiamo con i nostri lettori, denso di contenuti e piacevole da scorrere.
A voi, lettori di #6MEMES, il giudizio finale!

[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

  • Introduzione
  • Indice
  • 01. Amministrazione Pubblica e Innovazione: digitalizzare (o duplicare?) l’esistente.
  • 02. La città della trasparenza: il diritto a partecipare alla vita della Pubblica Amministrazione.
  • 03. Rivoluzione digitale: ci aiuta a risolvere problemi complessi, ma non le complessità dell’epoca moderna.
  • About

Per scaricare il White Paper cliccare l’immagine di copertina:


 


Credits Immagini:

 

Immagine di copertina (rielaborata):

 
ID: 52654916, di wbraga
ID: 36790557, di Iryna Denysova


Categorie
6MEMES TRENDS Sharing Knowledge

Noi siamo quel ponte, il primo ponte siamo noi. Di Sara Di Paolo.

[dropcap3]A[/dropcap3] quattro mesi dalla tragedia che ha colpito Genova, il monitoraggio – realizzato da Maps Group e Words tramite la piattaforma Webdistilled – analizza l’impatto che il crollo del ponte Morandi ha avuto a livello nazionale e internazionale in termini di comunicazione e immagine della città e dell’Italia intera.

In questi mesi, il sistema ha rilevato 450.000 contenuti tra articoli di giornale, trasmissioni radio e tv, uscite sui social, post e news su blog e siti web. Con una media giornaliera di 3.800 messaggi. L’88% in lingua italiana, il 50% sui social. Sui media inglesi sono stati pubblicati 30.000 articoli, oltre 12.000 su quelli spagnoli, 7.200 in lingua francese e 1.500 in tedesco.

Allo shock iniziale, all’incredulità e al dolore, alla consapevolezza (“Noi siamo quel ponte”) espressa ad ogni latitudine che chiunque di noi poteva essere lì in quel momento, sono poi seguite – soprattutto a livello internazionale – descrizioni precise e dettagliate dei fatti e del percorso politico, istituzionale, progettuale, processuale e sociale in atto nel nostro paese.

Distribuzione delle fonti sull'intero periodo del monitoraggio.
Distribuzione delle fonti sull’intero periodo del monitoraggio.

É di qualche giorno fa la pubblicazione su un sito inglese specializzato di una ricerca sulle “global ageing infrastructures” (lo stato di “invecchiamento” delle infrastrutture a livello globale). Al centro dell’analisi il caso genovese e una considerazione “no time to grow old gracefully” (non c’è tempo per invecchiare “con grazia”) seguono indicazioni di dettaglio sul cattivo stato di salute delle infrastrutture del mondo. Il punto non è solo questo. Ascanio Celestini ha ricordato da subito che “una strada non è solo una questione per politici e ingegneri. Una strada è una visione del mondo” (Internazionale, 15 agosto).
[bctt tweet=”Allo shock iniziale rispetto al crollo del Ponte Morandi, sono poi seguite – soprattutto a livello internazionale – descrizioni dettagliate dei fatti e del percorso politico, istituzionale, progettuale, processuale e sociale in atto.” username=”MapsGroup”]
Mentre la politica dibatte (e i media nazionali la seguono passo dopo passo) su soldi, tempi e decreti, l’analisi del sentiment (che distingue i contenuti più polarizzati in termini di negatività o positività) ci riserva alcuni elementi di conforto.
Certo, data la tragicità dei fatti, al 94% dei contenuti è assegnato segno negativo, approfondendo però quelli di carattere positivo (che sono comunque decine di migliaia) si rileva come, in questi mesi, alcuni specifici eventi siano stati accolti da noi italiani, ma anche dagli osservatori internazionali, con un senso quasi di gioia o quanto meno di incoraggiamento.
Tra questi, il progetto regalato dall’architetto Renzo Piano alla città di Genova a pochi giorni dal crollo del ponte che ha fatto letteralmente il giro del mondo, più di recente la nomina del sindaco Bucci a commissario per il ponte con tanti sinceri auguri di buona fortuna e buon lavoro. Tra le notizie “più leggere”, emerge l’invito del Comune di Genova a ospitare la finale della “Copa Libertadores” tra River e Boca (notizia ripresa da centinaia di siti, soprattutto tra i media spagnoli e latino-americani). La partita si gioca a Madrid “ma come sarebbe stato bello”.
[bctt tweet=”Tra le notizie più leggere, emerge l’invito del Comune di Genova a ospitare la finale della Copa Libertadores tra River e Boca, notizia ripresa da centinaia di siti, soprattutto tra i media spagnoli e latino-americani.” username=”MapsGroup”]
Sui social c’è l’affetto, la vicinanza alle famiglie delle vittime e agli sfollati, c’è un moltiplicarsi continuo di iniziative e manifestazioni a supporto di chi è più in difficoltà. Il tweet più virale è di Francesca Baraghini (giornalista genovese da qualche anno volto di Sky Italia) che a poche ore dalla tragedia scrive:

“Sono diventata matta per trovare mia madre. Matta. E l’ho trovata, in macchina, che tornava, come ogni giorno, passando da lì. La maggioranza passa da lì. Poi, parleremo di come può crollare un ponte a #Genova nel 2018. Adesso, spero solo che tutti possano dire “L’ho trovata””.

Fortissima l’invasione dei leader politici su facebook. Il primato del post più virale in assoluto dal giorno della caduta del Ponte spetta a Luigi Di Maio ma più il tempo è andato avanti più sono passati al primo posto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prima e Matteo Renzi poi. I post politici sono di solito molto invasivi e, a leggere le reazioni, scatenano paradossalmente soprattutto “antipolitica”, oltre a rabbia, insulti, sarcasmo, piccate puntualizzazioni.

Principlai tematiche dei buzz del monitoraggio.
Principali tematiche dei buzz del monitoraggio.

In quanto a semplici citazioni di personalità politiche su stampa e TV, web e social il Ministro Toninelli nel bene e nel male è il più menzionato (44%), seguono Giovanni Toti, Presidente della Liguria (28%), Marco Bucci, Sindaco di Genova (19%) e Edoardo Rixi, Viceministro genovese alle Infrastrutture e Trasporti (9%). Tra i temi più sentiti, dopo il cordoglio per le vittime e la situazione degli sfollati, emergono traffico e logistica. Seguono argomenti squisitamente tecnici su infrastrutture, logistica e costruzioni e infine commenti e articoli sull’impatto economico e sul turismo.
Dal giorno della tragedia tutti gli enti e le associazioni imprenditoriali genovesi lanciano appelli per sottolineare che Genova, nonostante il grave danno, non è una città “invalida”. Non sempre però si superano i confini locali coinvolgendo testate nazionali ed internazionali o ottenendo riscontri dal variegato mondo social.
L’immagine della città nel paese e dell’Italia nel mondo dipendono dalla capacità di azione e reazione che sapremo dimostrare con i fatti. Sapremo superare la crisi rapidamente? Sapremo ri-progettare e ri-costruire il futuro? Un tweet di qualche giorno fa diceva “il primo ponte siamo noi”. Ognuno nel proprio ruolo, ognuno con le proprie abilità ed emozioni. #bethebridge
 


Credits Immagini:
Immagine di copertina (rielaborata):

ID: 08703823, di Valerio Bianchi
ID: 64925766, di ammentorp


Categorie
6MEMES TRENDS Data Complexity & Big Data White Paper

La conoscenza come strategia per il cambiamento. White Paper di Anna Pompilio per #6MEMES.

[dropcap3]L'[/dropcap3]innovazione culturale e tecnologica ai tempi del digitale: questo il topic di Anna Pompilio e della sua rubrica e relativo White Paper dell’anno scorso.
In questa edizione 2018, Anna si è spinta più avanti, attribuendo all’imprimatur della conoscenza una valenza quasi salvifica: guidare il processo di innovazione all’interno dei labirinti che il timore di lasciare qualcosa di noto e ben conosciuto.
Perché, come ci ricorda Anna, è inutile negarlo:

“abbiamo tutti – chi più e chi meno – timore del cambiamento. Di cambiare casa, amici, città. Ma anche collaboratori, fornitori, metodo di lavoro, strumenti d’uso… e chi più ne ha più ne metta”.

Si chiama – ci parlando difficile – neofobia. E non necessariamente è un disvalore. E tuttavia riguarda la

“Paura del nuovo, o al contrario del vecchio, paura di perdere qualcuno o qualcosa, paura di dover rinunciare ai propri privilegi, paura delle strade inesplorate, paura di abbandonare vecchi paradigmi, paura dei social, paura dell’innovazione o dell’involuzione, paura dello straniero, paura della concorrenza, paura dell’informazione e della disinformazione, paura dell’algoritmo. Paura delle parole…”

E siccome noi, delle parole, non abbiamo timore di certo, ecco che abbiamo raccolto in questo White Paper davvero unico quelle che ci ha raccontato in questi mesi, passando dalle azioni di selezione del personale all’interno delle aziende e degli enti al rapporto, sempre più cruciale, con i fornitori. Per sfociare nella realtà in divenire delle criptomonete e infine prendere il volo assieme alle interfacce conversazionali.
A voi, lettori di #6MEMES, il giudizio!
Buona lettura.

[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

  • Introduzione
  • Indice
  • 01. Selezione (non) naturale del personale.
  • 02. Selezione e gestione dei fornitori: questione di prospettiva!
  • 03. Chi ha paura delle criptomonete?
  • 04. Al Futuristi visuali e conversazionali…et voilà le interfacce!
  • Approfondimenti & Sitografia
  • About

Per scaricare il White Paper cliccare l’immagine di copertina:

White paper 2018 - Anna Pompilio - La conoscenza come strategia per superare il timore del cambiamento01 copia

Credits Immagini:

 

Immagine di copertina (rielaborata):

ID: 46938398 e 46938475 di Leo Lintang
 


Categorie
6MEMES TRENDS White Paper

I Servizi IT al lavoro: dal concetto di Prodotto a quello di Servizio, passando in primo luogo dalle “persone”. White Paper di Giulio Destri.

[dropcap3]L'[/dropcap3]innovazione tecnologica e il trattamento sicuro dei dati sono divenuti, ogni giorno di più, concetti e funzioni strategiche per le aziende e per le singole persone.
Nel precedente White Paper, infatti, il Prof. Giulio Destri:

  1. partiva dal ruolo dei servizi ICT nella società di oggi e approfondiva i rischi della materia in termini di privacy e sicurezza dei dati;
  2. approdava a un’analisi approfondita sulla messa in atto del GDPR e il suo impatto sugli esistenti servizi IT e sulla progettazione dei nuovi.

In questo nuovo quaderno il focus è sulla trasformazione in atto dal concetto di ‘prodotto’ a quello di ‘servizio’, cambiamento reso possibile dalle attuali tecnologie che veicolano ogni merce e – più in generale – ogni informazione di valore attraverso veri propri flussi di dati. Il discorso poi:
[icon image=”ss-shuffle” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]prosegue sull’economia dei servizi, per parlare della sua integrazione con l’IoT (Internet delle Cose);
[icon image=”ss-usergroup” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]approda alle figure dell’IT che rendono possibili le trasformazioni in atto: il Business Analyst, il Developer e il Sistemista.
In itinere è stato affrontato anche l’importantissimo tema della comunicazione interpersonale in questo ambito, che va necessariamente accompagnata dalle giuste tecnologie e dalla giusta organizzazione, anche attraverso persone qualificate, motivate e competenti.
Il che porta all’ultimo capitolo del White Paper, dedicato ai costi dell’innovazione: da quello della creazione di nuovi sistemi e processi a quelli di ‘esercizio’, gestione e manutenzione.
L’importanza dei Servizi ICT è dunque evidente. Ed un necessario e approfondito interesse su queste tecnologie si rende necessario per innovare i business model e aumentare la competitività, senza pesare sui costi.
Buona lettura.
 
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

Introduzione
01 – L’economia che si rinnova con la società e la tecnologia: dal concetto di Prodotto a quello di Servizio.
02 – Servizi e IoT: società dei servizi e Internet delle Cose.
03 – Business Analyst: sinergia tra IT e Business per guidare l’azienda in un mondo che cambia. Donna è meglio?
04 – Comunicazione interpersonale nei settori tecnici e specialistici.
05 – Il compito fondamentale in ICT: lo sviluppo del codice sorgente.
06 – A me le “reti”: la figura del buon amministratore (di sistema)!
07 – Sviluppo versus funzionamento operativo di servizi IT: coordinare esigenze in apparenza contrapposte.
08 – Total cost of ownership: spese di costruzione e di esercizio di un sistema IT.
Conclusioni.
Approfondimenti.

Per scaricare il White Paper cliccare l’immagine di copertina:

 


Credits Immagini:

 

Immagine di copertina (rielaborata):
ID: 70705464 di nicoelnino

 


Categorie
6MEMES TRENDS Alti e bassi del cibo italiano Sharing Knowledge

Freaking out: tutti pazzi per il cibo italiano! A cura di Sara Di Paolo.

Negli ultimi tre mesi il mondo social, web e press intorno al cibo italiano sembra andato un po’ “fuori di zucca”

[dropcap3]C[/dropcap3]ontinua il viaggio intorno all’Italian Food nell’anno del Cibo Italiano 2018. Gli ultimi mesi, da inizio agosto ad oggi, hanno registrato oltre 15.000 menzioni (tra web, social e press) con una media di 160 al giorno, di cui metà in italiano e metà in inglese. Il “picco” più alto è del 4 di agosto in occasione della Notte Bianca del Cibo Italiano. I contenuti riservano diverse sorprese e il dibattito risulta nel complesso particolarmente acceso.
Accanto ad iniziative di alto rilievo culturale – dal ricordo di Pellegrino Artusi alla “gastronomia come forma d’arte” a Catanzaro – si scatenano scurrili polemiche. Uno per tutti, questo tweet, tra i più virali del periodo: “Vanno all’estero, ordinano cibo italiano e si lamentano che fa cag*** MA GRAZIE AL CAZ**”. (Nel tweet originale gli asterischi non ci sono).
Anche la politica non è da meno: chi lo usa per attaccare l’attuale governo italiano (“L’Anno dei cammini, l’Anno dei Borghi, del Cibo italiano, la Capitale italiana della #cultura: tutto smontato per un capriccio. Il turismo con l’agricoltura è un caso unico al mondo” tuona il PD sui social) o per rafforzare alcune delle sue politiche  (Salvini spopola con “Alla faccia dell’Europa che vuole portarci in tavola ogni tipo di schifezza, io mangio (e bevo) italiano!” e similari)…
Italian Food
Mentre le pizze americane si riempiono di sottaceti con relativi dibattimenti tra puristi e non, la festa internazionale della pasta – celebrata ad ottobre in vari luoghi del mondo dagli Emirati Arabi all’Arizona – genera uno sconsolato commento, tutto italiano:
#WorldPastaDay. Giornata più sbagliata non poteva essere inventata. Non esiste una pasta decente là fuori. Ogni volta che vedo una trasmissione straniera che cerca di preparare cibo italiano… ? Perchèèè?! Peeerchèèè?!?!?! Il mondo non ci merita. ?”.
Insomma, tre mesi un po’ faticosi per l’Italian Food, menomale che arrivano in aiuto Pellegrino Artusi, Papa Francesco e un “mondo minore” (si fa per dire, solo perché è meno noto) fatto di storie locali ed eventi autentici. Vediamo come.
Nella notte del 4 agosto, il mondo ha celebrato Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana, nato appunto il 4 di agosto del 1820 a Forlimpopoli in Emilia Romagna.
[bctt tweet=”Anche in questi ultimi tre mesi di monitoraggio, il Pesto batte Sugo e Ragù per numero di citazioni correlate all’Italian food (40,4% contro il 33,1%), seguono Carbonara e Amatriciana (rispettivamente al 19,8% e 6,7%). Il gelato batte il tiramisù 4 a 1. La Pizza spopola sempre, e anche la pasta grazie ad alcuni specifici avvenimenti.” username=”MapsGroup”]
Il suo libro – la “Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” (la cui prima edizione risale al 1891) con oltre 700 ricette accompagnate da riflessioni e aneddoti dell’autore – è tuttora un best seller mondiale. La prima “Notte Bianca del Cibo Italiano” – voluta dai Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo – si è così tradotta in una vera e propria kermesse internazionale con chef di tutto il mondo alle prese con le ricette di Artusi.
Da Rimini a Los Angeles, da Firenze a Toronto, cuochi e appassionati cucinano e festeggiano. Nel mondo dei social e del web, moltissimi scrivono e commentano. Fra tutte, “vince” una ricetta. É la numero 675 del ricettario Artusi: la zuppa inglese!
Parte da un libro anche il coinvolgimento di Papa Bergoglio. Dal monitoraggio intorno al Cibo Italiano – in lingua inglese e italiana – effettuato grazie alla piattaforma Web Distilled – si rileva infatti una discreta attenzione al libro di Roberto Alborghetti (edito da Elekta Mondadori) “A tavola con papa Francesco. Il cibo nella vita di Jorge Mario Bergoglio” (finalista al Premio Bancarella Cucina 2018).
Si scopre così che Papa Francesco, prima di laurearsi in Filosofia e Teologia, si è diplomato in Chimica degli Alimenti e che, oltre al valore dell’alimentazione e al suo significato religioso, Francesco è legato al cibo anche da alcune specifiche ricette, buone e semplici, che accompagnano la sua vita e ne portano con sé precisi significati: il Risotto alla Piemontese lo riporta alle sue radici familiari, Asado e Empanadas rappresentano ovviamente l’Argentina, mentre i Maccheroni al forno con Ragù napoletano e mozzarella di Bufala – tra i suoi piatti preferiti – li ha mangiati durante una visita ai detenuti delle carceri campane.
Comunque, senza voler offendere nessuno, anche in questi ultimi tre mesi di monitoraggio, il Pesto batte Sugo e Ragù per numero di citazioni correlate all’Italian food (40,4% contro il 33,1%), seguono Carbonara e Amatriciana (rispettivamente al 19,8% e 6,7%). Il gelato batte il tiramisù 4 a 1. La Pizza spopola sempre, e anche la pasta grazie ad alcuni specifici avvenimenti.
Italian Food
Il #WorldPastaDay, celebrato il 25 ottobre, è promosso dalle industrie italiane di produzione della pasta e dalla IPO – International Pasta Organization, oltre che da vari enti e Ministeri italiani.
Quest’anno, per i 20 anni della manifestazione, è stata scelta Dubai come “capitale mondiale del cibo più universale che esista”. “La pasta incontra il mondo” è il payoff dell’evento, oltre 5.000 le menzioni registrate senza escludere interventi di grande rivincita per il nostro piatto nazionale, come ad esempio: “la pasta non fa ingrassare e rende felici!”.
[bctt tweet=”Quest’anno, per i 20 anni della manifestazione, è stata scelta Dubai come “capitale mondiale del cibo più universale che esista”. “La pasta incontra il mondo” è il payoff dell’evento, oltre 5.000 le menzioni registrate senza escludere interventi di grande rivincita per il nostro piatto nazionale, come ad esempio: “la pasta non fa ingrassare e rende felici!”. ” username=”MapsGroup”]
Giusto per non creare confusione, gli Stati Uniti però hanno festeggiato il loro #NationalPastaDay, anche una settimana prima, ed esattamente il 17 ottobre, con un pullulare di articoli e consigli a partire da questo assunto: “If you can’t make it to Italy today, you’re probably looking for somewhere local to celebrate National Pasta Day”. (Se non puoi essere in Italia oggi, stai probabilmente cercando il posto giusto per celebrare la Giornata Nazionale della Pasta), a seguire decine e decine di suggerimenti e commenti su dove andare a mangiare un buon piatto di pasta dal Wisconsin all’Illinois, eccetera.
Gli italiani si indignano (“Mi sono sempre chiesto cosa spinga le persone a cercare il cibo italiano all’estero”) e, come sempre, al tempo stesso si ingegnano: è di pochi giorni fa il lancio sul mercato della APP “MammaItalia”. Una mappa interattiva dove non si trovano musei o monumenti, ma negozi di alimentari che vendono cibo italiano al 100%. Provare per credere.
Per chi invece in Italia ci vive, non dimentichi di tenere d’occhio le decine di iniziative che nell’Anno del Cibo Italiano 2018 ravvivano luoghi meravigliosi, forse meno noti di altri.
In questi mesi, si sono distinti:

  • il Parco Naturale del Beigua con #gustosipernatura, una serie di iniziative per camminare, degustare e conoscere tutti i prodotti tipici locali, dai formaggi, ai dolci, alla birra;
  • Montefalco e più in generale le Città dell’Olio dell’Umbria con iniziative promozionali per conoscere e assaporare uno dei nostri prodotti agroalimentari più apprezzati, l’olio extravergine di oliva;
  • infine al Mugello è in mostra presso il Centro di Documentazione Archeologica di Sant’Anna un pestello del Paleolitico, rinvenuto a Bilancino e risalente a 30.000 anni fa.

In conclusione, andare un po’ “fuori di zucca” – parlando di Cibo Italiano –  è comprensibile perché è una storia che arriva davvero da molto lontano.
L’utilizzo di strumenti avanzati di monitoraggio, come Web Distilled, applicati a specifiche aree di interesse (come nel caso dell’Italian Food), settori economici o brand aziendali, consente di ampliare la propria conoscenza sul tema, individuare trend e segnali deboli, avere informazioni sempre aggiornate per impostare al meglio le proprie strategie di comunicazione e operare concretamente nello sviluppo del proprio mercato.

Sara Di Paolo


Credits Immagini:
1:Elena Pimonova
2:Nikkiphoto

 

Categorie
6MEMES TRENDS Comunicazione extra specie

Il meglio di 6MEMES di questa estate? Roba per “palati fini”…

[sf_iconbox image=”ss-like” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Il meglio di 6MEMES di questi ultimi mesi?

[dropcap3]P[/dropcap3]ossiamo dire come anticipato nel titolo che è stata un’immersione a metà strada tra “sogno” e “realtà”, entrambi virgolettati perché siamo pur sempre in un un ambito virtuale, quello del nostro blog.
Partiamo poi da un altro assunto: ogni monitoraggio – in qualsiasi area si effettui – è un’attività non solo consuntiva, ma, almeno in parte, predittiva.
Più in dettaglio: osservando il flusso di informazioni che abbiamo a disposizione nel periodo della nostra osservazione, possiamo fare qualche ipotesi di previsione sui dati che ci troveremo davanti nel periodo ancora da venire.
Nel caso di contenuti culturali – come speriamo siano in grado di produrre il nostro blog – la misura degli stessi in termini di visualizzazione, gradimento e coinvolgimento è una finestra con una vista in più: individua i trend selezionati dai lettori.
E lo fa – in maniera implicita – anche in relazione e reazione al mondo circostante e ai suoi topic, più o meno sedimentati, più o meno contingenti.
Per questi motivi, per noi di 6MEMES la fase di raccolta de “Il meglio di” è sempre molto significativa in termini qualitativi, al di là delle indicazioni quantitative che ne derivano.
[bctt tweet=”Ogni monitoraggio – in qualsiasi area si effettui – è un’attività non solo consuntiva, ma, almeno in parte, predittiva.” username=”MapsGroup”]
Facciamo un esempio più concreto.
Se confrontiamo i “record” di questi post estivi con quelli del trimestre precedente, abbiamo una prima conferma di tipo, diciamo così, stagionale: la vicinanza dell’estate al periodo di rilevazione degli articoli (da luglio a settembre compresi) si fa sentire.
Non è infatti un caso che, sia su Twitter che su Linkedin, il primo per numero di visite sia stato l’articolo con cui Sara di Paolo propone una “classifica” di 10 argomenti inerenti l’Italian Food nel mondo, ovvero “Eat spaghetti to forgetti your regretti”.
In questa seconda tappa del viaggio dedicato al Cibo Italiano attraverso siti web e social network, articoli di giornale e blog, trasmissioni radio e tv, in italiano e inglese, Sara propone una “classifica” di 10 argomenti inerenti il topic – selezionati attraverso Webdistilled, in un monitoraggio di oltre 15.000 contenuti – che, in base alla pubblicazione, condivisione e sentiment,  hanno influenzato la comunicazione sul tema.CIBO-ITALIANO
E che sia stata anche l’estate a far risalire l’acquolina nella mente dei nostri lettori, lo dimostra il fatto che lo stesso tema, nella rassegna precedente con il suo primo articolo, aveva raggiunto sì alte vette nelle nostre statalistiche, ma non il primo posto in ben due social.
Eppure, sempre su Linkedin, il secondo gradino sul podio spetta – con poche visualizzazioni in meno rispetto alla medaglia d’oro – un articolo ben più pesante: “Impara la semplificazione e mettila da parte. Per le Pubbliche Amministrazioni e non solo”, di Natalia Robusti.
Si tratta di un articolo in cui l’autrice tenta una difesa (non d’ufficio) della tanto vituperata burocrazia e i tentativi di snellimento che la riguardano, ricordandoci che “la complessità insita in molte delle procedure di semplificazione in cui ci imbattiamo quotidianamente è difficile da sintetizzare, necessitando a sua volta di cambiamenti di status, innovazioni e aggiornamenti vari.”
[bctt tweet=”La complessità insita in molte delle procedure di semplificazione in cui ci imbattiamo quotidianamente è difficile da sintetizzare, necessitando a sua volta di cambiamenti di status, innovazioni e aggiornamenti vari.” username=”MapsGroup”]
I valori più ricreativi vengono lasciati in secondo piano, sempre su Linkedin e Twitter, anche per quanto riguarda il terzo articolo in classifica. Si tratta del tecnicissimo “Ricaduta del GDPR sulla legge 231 con riferimento agli Organismi di controllo” di Maria Bonifacio, che raccoglie la componente del nostro blog vocata al business e all’innovazione.

Maria Bonifacio prosegue infatti la sua analisi sulla responsabilità sociale d’impresa e approfondisce la ricaduta del GDPR sui modelli 231, con particolare attenzione all’individuazione del ruolo assunto nel trattamento di dati personali.
Tornando a Twitter – subito dopo l’articoli sul cibo, e prima di quello del GDPR – la piattaforma mette in evidenza la predilezione del social alle News su eventi ed editoria: al secondo posto si piazza infatti l’articolo articoli dedicato ai nostri consigli di letture estive.
E sì che non sono certo libri “facili”: da Cometa a Paura, da Montagna a Turing: questi i cognomi degli autori che 6MEMES ha scelto per i suoi ombrelloni durante l’estate. “Le letture per l’estate consigliate da #6MEMES. In punta di parola e di dato” consiglia infatti temi come l’evoluzione e delle scienze cognitive, l’avvento del digitale, i media immersivi al confine tra il digitale ed il reale e la biografia romanzata di Alan Turing. Roba per palati difficili, insomma.
È invece Facebook che, tradendo la sua vocazione più “leggera”, premia un post, diciamo così, intrigante ma di settore: “Chi ha paura delle criptomonete?” E non è un caso…
Nel suo nuovo intervento, infatti, Anna Pompilio riparte proprio dalla paura delle parole, concentrando l’attenzione su tre termini: cultura, moneta, tecnologia, fin troppo spesso utilizzati per evocare i nostri peggiori timori.
L’autrice si addentra nel mondo delle criptovalute, monete elettroniche basate sulla tecnologia blockchain che, dal 2009 – con lo scambio del primo Bitcoin – ad oggi, ha conosciuto una decisa evoluzione.
Digital cryptocurrency
E si interroga sulla necessità di rendere non solo questa ma la tecnologia in generale, abilitante per tutti. Dovrebbe trattarsi di una questione culturale, auspica l’autrice, che attiene alla distribuzione di ricchezza e alla democraticità come valore del software: un principio etico che sarebbe bene sforzarsi di tenere sempre a mente.
[bctt tweet=”Criptomonete? Dovrebbe trattarsi di una questione culturale che attiene alla distribuzione di ricchezza e alla democraticità come valore del software: un principio etico che sarebbe bene sforzarsi di tenere sempre a mente.” username=”MapsGroup”]
Finita la nostra panoramica torniamo un ultimo istante alle nostre premesse sull’attività predittiva della nostra misurazione…
Se infatti nel trimestre estivo il top degli articoli è stato centrato sulle delizie del palato, allora volentieri vi anticipiamo qualcosa sul piano editoriale del prossimo anno: ci saranno novità, sorprese e anteprime…
Assieme a un bel fuoco di artificio di fine 2018: tanti bei Quaderni di 6MEMES in arrivo, da leggere con calma nella pausa di fine anno. Ce ne sarà per tutti gusti e i palati.
Del resto: “Palato fine, mente sottile”, diceva Ernst Bloch. Come dargli torto? Alla prossima… chicca!