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Noi siamo quel ponte, il primo ponte siamo noi. Di Sara Di Paolo.

[dropcap3]A[/dropcap3] quattro mesi dalla tragedia che ha colpito Genova, il monitoraggio – realizzato da Maps Group e Words tramite la piattaforma Webdistilled – analizza l’impatto che il crollo del ponte Morandi ha avuto a livello nazionale e internazionale in termini di comunicazione e immagine della città e dell’Italia intera.

In questi mesi, il sistema ha rilevato 450.000 contenuti tra articoli di giornale, trasmissioni radio e tv, uscite sui social, post e news su blog e siti web. Con una media giornaliera di 3.800 messaggi. L’88% in lingua italiana, il 50% sui social. Sui media inglesi sono stati pubblicati 30.000 articoli, oltre 12.000 su quelli spagnoli, 7.200 in lingua francese e 1.500 in tedesco.

Allo shock iniziale, all’incredulità e al dolore, alla consapevolezza (“Noi siamo quel ponte”) espressa ad ogni latitudine che chiunque di noi poteva essere lì in quel momento, sono poi seguite – soprattutto a livello internazionale – descrizioni precise e dettagliate dei fatti e del percorso politico, istituzionale, progettuale, processuale e sociale in atto nel nostro paese.

Distribuzione delle fonti sull'intero periodo del monitoraggio.
Distribuzione delle fonti sull’intero periodo del monitoraggio.

É di qualche giorno fa la pubblicazione su un sito inglese specializzato di una ricerca sulle “global ageing infrastructures” (lo stato di “invecchiamento” delle infrastrutture a livello globale). Al centro dell’analisi il caso genovese e una considerazione “no time to grow old gracefully” (non c’è tempo per invecchiare “con grazia”) seguono indicazioni di dettaglio sul cattivo stato di salute delle infrastrutture del mondo. Il punto non è solo questo. Ascanio Celestini ha ricordato da subito che “una strada non è solo una questione per politici e ingegneri. Una strada è una visione del mondo” (Internazionale, 15 agosto).
[bctt tweet=”Allo shock iniziale rispetto al crollo del Ponte Morandi, sono poi seguite – soprattutto a livello internazionale – descrizioni dettagliate dei fatti e del percorso politico, istituzionale, progettuale, processuale e sociale in atto.” username=”MapsGroup”]
Mentre la politica dibatte (e i media nazionali la seguono passo dopo passo) su soldi, tempi e decreti, l’analisi del sentiment (che distingue i contenuti più polarizzati in termini di negatività o positività) ci riserva alcuni elementi di conforto.
Certo, data la tragicità dei fatti, al 94% dei contenuti è assegnato segno negativo, approfondendo però quelli di carattere positivo (che sono comunque decine di migliaia) si rileva come, in questi mesi, alcuni specifici eventi siano stati accolti da noi italiani, ma anche dagli osservatori internazionali, con un senso quasi di gioia o quanto meno di incoraggiamento.
Tra questi, il progetto regalato dall’architetto Renzo Piano alla città di Genova a pochi giorni dal crollo del ponte che ha fatto letteralmente il giro del mondo, più di recente la nomina del sindaco Bucci a commissario per il ponte con tanti sinceri auguri di buona fortuna e buon lavoro. Tra le notizie “più leggere”, emerge l’invito del Comune di Genova a ospitare la finale della “Copa Libertadores” tra River e Boca (notizia ripresa da centinaia di siti, soprattutto tra i media spagnoli e latino-americani). La partita si gioca a Madrid “ma come sarebbe stato bello”.
[bctt tweet=”Tra le notizie più leggere, emerge l’invito del Comune di Genova a ospitare la finale della Copa Libertadores tra River e Boca, notizia ripresa da centinaia di siti, soprattutto tra i media spagnoli e latino-americani.” username=”MapsGroup”]
Sui social c’è l’affetto, la vicinanza alle famiglie delle vittime e agli sfollati, c’è un moltiplicarsi continuo di iniziative e manifestazioni a supporto di chi è più in difficoltà. Il tweet più virale è di Francesca Baraghini (giornalista genovese da qualche anno volto di Sky Italia) che a poche ore dalla tragedia scrive:

“Sono diventata matta per trovare mia madre. Matta. E l’ho trovata, in macchina, che tornava, come ogni giorno, passando da lì. La maggioranza passa da lì. Poi, parleremo di come può crollare un ponte a #Genova nel 2018. Adesso, spero solo che tutti possano dire “L’ho trovata””.

Fortissima l’invasione dei leader politici su facebook. Il primato del post più virale in assoluto dal giorno della caduta del Ponte spetta a Luigi Di Maio ma più il tempo è andato avanti più sono passati al primo posto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prima e Matteo Renzi poi. I post politici sono di solito molto invasivi e, a leggere le reazioni, scatenano paradossalmente soprattutto “antipolitica”, oltre a rabbia, insulti, sarcasmo, piccate puntualizzazioni.

Principlai tematiche dei buzz del monitoraggio.
Principali tematiche dei buzz del monitoraggio.

In quanto a semplici citazioni di personalità politiche su stampa e TV, web e social il Ministro Toninelli nel bene e nel male è il più menzionato (44%), seguono Giovanni Toti, Presidente della Liguria (28%), Marco Bucci, Sindaco di Genova (19%) e Edoardo Rixi, Viceministro genovese alle Infrastrutture e Trasporti (9%). Tra i temi più sentiti, dopo il cordoglio per le vittime e la situazione degli sfollati, emergono traffico e logistica. Seguono argomenti squisitamente tecnici su infrastrutture, logistica e costruzioni e infine commenti e articoli sull’impatto economico e sul turismo.
Dal giorno della tragedia tutti gli enti e le associazioni imprenditoriali genovesi lanciano appelli per sottolineare che Genova, nonostante il grave danno, non è una città “invalida”. Non sempre però si superano i confini locali coinvolgendo testate nazionali ed internazionali o ottenendo riscontri dal variegato mondo social.
L’immagine della città nel paese e dell’Italia nel mondo dipendono dalla capacità di azione e reazione che sapremo dimostrare con i fatti. Sapremo superare la crisi rapidamente? Sapremo ri-progettare e ri-costruire il futuro? Un tweet di qualche giorno fa diceva “il primo ponte siamo noi”. Ognuno nel proprio ruolo, ognuno con le proprie abilità ed emozioni. #bethebridge
 


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ID: 08703823, di Valerio Bianchi
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Soluzioni software Clinika: esperienze a confronto sull’appropriatezza prescrittiva.

Nella sede di Maps Group, il 21 settembre 2018, si è svolto un meeting tra addetti ai lavori dopo i primi cinque anni di vita e utilizzo del prodotto.

Un momento di dialogo su Clinika e sull’appropriatezza prescrittiva, per raccontare le esperienze sul campo e stimolare un confronto, tra gli addetti ai lavori, dopo i primi cinque anni di vita e utilizzo del prodotto che individua i potenziali eccessi di prescrizione in ambito sanitario con l’obiettivo di gestirli al fine di contenere la spesa e migliorare l’efficienza della clinical governance.
Il 21 settembre 2018 si è svolto, presso la sede di Parma di MAPS Group, un meeting che ha riunito utenti della soluzione Clinika e nuovi potenziali fruitori. Fabrizio Selmi, Healthcare ICT Market Specialist presso IG Consulting, ha introdotto l’incontro con una presentazione della soluzione Clinika a tutti i partecipanti. Sono seguiti gli interventi

  • delle AUSL e AUSLL che già utilizzano il prodotto, le quali hanno illustrato le loro esperienze,
  • di IG Consulting, che ha presentato alcune novità riguardanti le soluzioni basate su Clinika.

AUSL di Reggio Emilia: implementazione di una soluzione SW per la valutazione dell’Appropriatezza Prescrittiva nella specialistica ambulatoriale.

Per la AUSL di Reggio Emilia è intervenuta la Dott.ssa Eletta Bellocchio (Specialistica ambulatoriale del Dipartimento Cure Primarie e Responsabile unico dell’accesso nell’ambito del programma per il contenimento dei tempi di attesa) la quale ha esposto un case study sull’implementazione di una soluzione per l’appropriatezza prescrittiva.

L’azienda USL di Reggio Emilia dispone di propri protocolli prescrittivi messi a punto da appositi gruppi di lavoro. A partire da tali protocolli, operando su vari ambiti (TAC, Risonanze, Colonscopia, Gastroscopia, Ecografie), sono via via state implementate nel sistema le “regole prescrittive” attraverso le quali viene effettuata la valutazione del livello di appropriatezza delle prescrizioni.
In questo modo sono state prodotte le informazioni analitiche che hanno consentito, attraverso opportuni passaggi con i medici prescrittori (confronto sulle problematiche, analisi delle criticità, formazione) di ottenere importanti miglioramenti nei livelli di appropriatezza e nei volumi di prestazioni prescritte.
Dall’esperienza della ASL di Reggio Emilia emerge, in sintesi, l’indicazione che “l’appropriatezza nelle scelte in sanità rappresenta oggi l’unica strada per salvare il SSN senza ridurre i servizi, e che, a tal fine, è inevitabile intraprendere un percorso di crescita culturale dei professionisti e una comunicazione adeguata e trasparente ai cittadini”.

ASP Messina: un progetto per il supporto alla Prescrizione Appropriata di Esami di Diagnostica per immagini.

L’attenzione si è poi spostata sul progetto, sperimentato presso l’ASP Messina, per un sistema computerizzato di supporto al medico direttamente nella fase di rilascio di prescrizioni di esami di diagnostica per immagini. Lo scopo è quello di aiutare il Medico Prescrittore a prescrivere gli esami maggiormente appropriati, eventualmente anche attraverso la consulenza diretta di Medici specialisti.
Come esposto dal Prof. Placido Romeo, Primario di Radiologia dell’Ospedale Taormina, ASP Messina, sono state implementate due azioni:

  1. Un servizio computerizzato che interagisce con il Medico e lo guida alla prescrizione più adeguata;
  2. La realizzazione di strumenti per la collaborazione tra Medici Prescrittori e Specialisti Radiologi.

Il risultato è stato inequivocabile: sulla totalità dei casi “supportati” dal servizio, l’89% è stato giudicato utile per la valutazione statistica. Dalla stessa, è emersa una potenziale riduzione di circa il 20% delle prescrizioni considerate inappropriate.

AULSS3 Serenissima e la soluzione BOND.


È seguita una sintesi della case history, presentata da Fabrizio Selmi, della AULSS3 Serenissima.
In tale realtà, l’utilizzo della soluzione BOND, che si affianca a un impianto standard Clinika/Appropriatezza prescrittiva, integrandosi con la soluzione CUP Aziendale consente di intercettare e gestire preventivamente con il medico prescrittore le casistiche a maggiore rischio di inappropriatezza.

ULSS9 Scaligera: la valutazione della Appropriatezza Prescrittiva dei MMG.

È poi stata la volta dell’Ing. Andrea Oliani, Responsabile UOS Sistemi Informativi dell’Azienda ULSS 9 Scaligera.
Dalla ricerca, nel 2015, di un adatto sistema informatizzato che consentisse di interagire con tutti i medici prescrittori, fornendo loro un feed back sull’appropriatezza prescrittiva, alla scelta e l’adozione di Clinika, dimostratosi subito efficace e attendibile, la strada percorsa è stata molta.
Allo stato attuale:

  • il volume totale di prescrizioni elaborate mensilmente è circa 450.000;
  • i protocolli/RAO implementati nel sistema e monitorati sono una decina;
  • sono prodotti automaticamente, ogni mese, i report per i 360 medici della ex ULSS 20 Verona.

È pianificata l’estensione del sistema a tutto il territorio della nuova AULSS 9 Scaligera e, quindi, l’acquisizione di tutte le prescrizioni ed il monitoraggio dei 700 medici convenzionati con l’AULSS 9.

Clinika QDNA e altro…

A conclusione dell’intenso percorso sviluppato, gli scenari di nuovi orizzonti sono stati mostrati da Lorenzo Della Sciucca, Principal consultant presso IG Consulting, che ha presentato in anteprima i nuovi servizi e soluzioni targati Clinika.

Uno su tutti Clinica QDNA, il nuovo software, in fase d’implementazione, che permette di:

  • capire da cosa sono causate le richieste di una prestazione specialistica;
  • valutare la domanda di prestazioni correlata a un preciso problema di salute;
  • individuare quali sono le motivazioni correlate a una prescrizione con criterio non appropriato;
  • ottenere, nelle fasi di progettazione di un nuovo RAO/protocollo, una fotografia molto dettagliata delle motivazioni cliniche con cui i medici dell’Azienda Sanitaria stanno prescrivendo le prestazioni contemplate nel RAO/Protocollo.

Soluzioni innovative a supporto dei processi decisionali per la sanità. Ecco come chi già la utilizza, e chi lavora per migliorarla, può sostenere che Clinika si confermi la soluzione più appropriata per migliorare la clinical governance e l’efficienza in ambito sanitario.


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La conoscenza come strategia per il cambiamento. White Paper di Anna Pompilio per #6MEMES.

[dropcap3]L'[/dropcap3]innovazione culturale e tecnologica ai tempi del digitale: questo il topic di Anna Pompilio e della sua rubrica e relativo White Paper dell’anno scorso.
In questa edizione 2018, Anna si è spinta più avanti, attribuendo all’imprimatur della conoscenza una valenza quasi salvifica: guidare il processo di innovazione all’interno dei labirinti che il timore di lasciare qualcosa di noto e ben conosciuto.
Perché, come ci ricorda Anna, è inutile negarlo:

“abbiamo tutti – chi più e chi meno – timore del cambiamento. Di cambiare casa, amici, città. Ma anche collaboratori, fornitori, metodo di lavoro, strumenti d’uso… e chi più ne ha più ne metta”.

Si chiama – ci parlando difficile – neofobia. E non necessariamente è un disvalore. E tuttavia riguarda la

“Paura del nuovo, o al contrario del vecchio, paura di perdere qualcuno o qualcosa, paura di dover rinunciare ai propri privilegi, paura delle strade inesplorate, paura di abbandonare vecchi paradigmi, paura dei social, paura dell’innovazione o dell’involuzione, paura dello straniero, paura della concorrenza, paura dell’informazione e della disinformazione, paura dell’algoritmo. Paura delle parole…”

E siccome noi, delle parole, non abbiamo timore di certo, ecco che abbiamo raccolto in questo White Paper davvero unico quelle che ci ha raccontato in questi mesi, passando dalle azioni di selezione del personale all’interno delle aziende e degli enti al rapporto, sempre più cruciale, con i fornitori. Per sfociare nella realtà in divenire delle criptomonete e infine prendere il volo assieme alle interfacce conversazionali.
A voi, lettori di #6MEMES, il giudizio!
Buona lettura.

[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

  • Introduzione
  • Indice
  • 01. Selezione (non) naturale del personale.
  • 02. Selezione e gestione dei fornitori: questione di prospettiva!
  • 03. Chi ha paura delle criptomonete?
  • 04. Al Futuristi visuali e conversazionali…et voilà le interfacce!
  • Approfondimenti & Sitografia
  • About

Per scaricare il White Paper cliccare l’immagine di copertina:

White paper 2018 - Anna Pompilio - La conoscenza come strategia per superare il timore del cambiamento01 copia

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I Servizi IT al lavoro: dal concetto di Prodotto a quello di Servizio, passando in primo luogo dalle “persone”. White Paper di Giulio Destri.

[dropcap3]L'[/dropcap3]innovazione tecnologica e il trattamento sicuro dei dati sono divenuti, ogni giorno di più, concetti e funzioni strategiche per le aziende e per le singole persone.
Nel precedente White Paper, infatti, il Prof. Giulio Destri:

  1. partiva dal ruolo dei servizi ICT nella società di oggi e approfondiva i rischi della materia in termini di privacy e sicurezza dei dati;
  2. approdava a un’analisi approfondita sulla messa in atto del GDPR e il suo impatto sugli esistenti servizi IT e sulla progettazione dei nuovi.

In questo nuovo quaderno il focus è sulla trasformazione in atto dal concetto di ‘prodotto’ a quello di ‘servizio’, cambiamento reso possibile dalle attuali tecnologie che veicolano ogni merce e – più in generale – ogni informazione di valore attraverso veri propri flussi di dati. Il discorso poi:
[icon image=”ss-shuffle” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]prosegue sull’economia dei servizi, per parlare della sua integrazione con l’IoT (Internet delle Cose);
[icon image=”ss-usergroup” character=”” size=”small” cont=”no” float=”left” color=”standard”]approda alle figure dell’IT che rendono possibili le trasformazioni in atto: il Business Analyst, il Developer e il Sistemista.
In itinere è stato affrontato anche l’importantissimo tema della comunicazione interpersonale in questo ambito, che va necessariamente accompagnata dalle giuste tecnologie e dalla giusta organizzazione, anche attraverso persone qualificate, motivate e competenti.
Il che porta all’ultimo capitolo del White Paper, dedicato ai costi dell’innovazione: da quello della creazione di nuovi sistemi e processi a quelli di ‘esercizio’, gestione e manutenzione.
L’importanza dei Servizi ICT è dunque evidente. Ed un necessario e approfondito interesse su queste tecnologie si rende necessario per innovare i business model e aumentare la competitività, senza pesare sui costi.
Buona lettura.
 
[highlight]Indice dei contenuti:[/highlight]

Introduzione
01 – L’economia che si rinnova con la società e la tecnologia: dal concetto di Prodotto a quello di Servizio.
02 – Servizi e IoT: società dei servizi e Internet delle Cose.
03 – Business Analyst: sinergia tra IT e Business per guidare l’azienda in un mondo che cambia. Donna è meglio?
04 – Comunicazione interpersonale nei settori tecnici e specialistici.
05 – Il compito fondamentale in ICT: lo sviluppo del codice sorgente.
06 – A me le “reti”: la figura del buon amministratore (di sistema)!
07 – Sviluppo versus funzionamento operativo di servizi IT: coordinare esigenze in apparenza contrapposte.
08 – Total cost of ownership: spese di costruzione e di esercizio di un sistema IT.
Conclusioni.
Approfondimenti.

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A Firenze in scena il 13° forum risk management in sanità: Artexe presenta le soluzioni di Patient Journey.

Artexe presenta le soluzioni di Patient Journey al sistema sanitario toscano.

Le tecnologie applicate alla sicurezza del paziente saranno al centro della tredicesima edizione del Forum Risk Management in Sanità, in programma dal 27 al 30 novembre 2018 alla Fortezza da Basso, a Firenze.


Il Forum, a 40 anni dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, rappresenta l’occasione per un confronto sulle cose da fare per innovare e riformare il sistema sanitario e renderlo più efficiente e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.
Diverse le tematiche che saranno affrontate, tra le quali:

  • la corretta applicazione della Legge 24/2017;
  • l’innovazione delle reti organizzative ospedale-territorio;
  • la promozione dell’innovazione tecnologica.

Per tutti i quattro giorni sarà inoltre sviluppato l’importante “Percorso di Lotta alle Infezioni ed alla Sepsi”. Artexe sarà presente:
[sf_iconbox image=”ss-users” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]con uno stand insieme a TIM, partner di riferimento nell’importante accordo quadro regionale per la Sanità Toscana che include, tra l’altro, le soluzioni di Patient Journey,
[sf_iconbox image=”fa-bed” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]con lo speech “Soluzioni end-to-end per la gestione del Patient journey”, nella Sessione del 28 mattina: “Buone pratiche. Le professioni sanitarie protagoniste dell’innovazione digitale in sanità”.
 


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Cominciare e finire: il bene e il male della "Coerenza" secondo Calvino. Favole dei giorni nostri…

Si scrive “Coerenza”, si pronucia “Consistenza”…

[sf_iconbox image=”ss-write” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox][dropcap3]S[/dropcap3]iamo arrivati all’ultimo articolo di questo nostro viaggio che ripropone i meme delle Lezioni americane di Italo Calvino, quello dedicato alla sesta conferenza che, purtroppo, l’autore non fece in tempo a concludere.
Restano tuttavia a nostra disposizione i suoi appunti, dai quali scopriamo in primo luogo le ragioni del titolo che Calvino avrebbe voluto dare alla lezione, Consistency, in italiano Coerenza, anche se

“in origine, il titolo della sesta lezione doveva essere Openness, «da intendersi non come ‘franchezza’, bensì nel senso di apertura, proporzione spaziale tra uomo e mondo». In seguito il titolo fu mutato in Consistency, da tradursi con coerenza.”

L’autore, inoltre, avrebbe voluto riferirsi a un racconto di Melville, Bartleby lo scrivano (una selezione particolarmente emblematica, questa, come vedremo), e aveva intenzione di scrivere l’ultima lezione solo dopo essere approdato negli Stati Uniti, in una sorta di epilogo da definirsi in loco.
Partiamo da uno di questi punti per le nostre considerazioni: perché proprio Bartleby? Presentiamolo, questo bizzarro personaggio di Melville:

“Bartleby, il personaggio della novella, è un impiegato di Wall Street; lavora presso un avvocato e trascrive atti giudiziari. Se non che, a un certo punto, smette di farlo, e oppone alle richieste del suo principale una frase: «Avrei preferenza di no».

L’innesco di tale rifiuto? All’apparenza si tratta di un principio di coerenza sfrenato: la mansione che gli viene chiesta di espletare, in aggiunta alle sue attività lavorative, devia, seppur di pochissimo, dal suo incarico standard.
[bctt tweet=”L’ultima lezione di Calvino – dopo aver dispiegato le ali sulle innumerevoli possibilità rappresentate da concetti come Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità – è dedicata a un senso di incompiutezza.” username=”MapsGroup”]
Bartleby, dunque, invece di adempiere alle aspettative che si confanno a ogni essere umano bene inserito nel suo contesto sociale (e che di fronte alla richiesta garbata di fare qualcosa si piega altrettanto garbatamente ai desideri del suo interlocutore) inaspettatamente si rifiuta di farlo. Declina la richiesta gentilmente, certo, ma è inamovibile nella sua decisione, in quanto preferisce di no.
Purtroppo per lui, come accade per ogni effetto-domino, sarà proprio l’atto di sottrarsi alla nuova incombenza in nome di una sorta di coerenza radicale a rivelarsi  fatale per il protagonista, che finirà imprigionato di una sorta di disincanto generalizzato.
Ed è paradossale (o forse profetico) che l’ultima lezione di Calvino – dopo aver dispiegato le ali sulle innumerevoli possibilità rappresentate da concetti come Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità – sia in fin dei conti dedicata a un senso di chiusura, rifiuto e infine incompiutezza…

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Mobilità versus immobilità: coerentemente, non c’è dubbio 🙂

È lo stesso titolo scelto da Calvino, Coerenza, che ci proietta da subito, in quanto lettori, da una parte o dall’altra di due visioni del mondo contrapposte, una più razionale e (forse) logica, l’altra più creativa e (forse) scomposta.
Alfred Adler, psichiatra e psicoanalista che, con Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, fu fondatore della psicologia psicodinamica, commenta la questione con queste parole:

“La sola virtù della coerenza è la prevedibilità, e troppi la usano semplicemente per evitare di rischiare.”

C’è molto di vero, in questa riflessione. Ognuno di noi lo avrà sperimentato direttamente più volte, di fronte ad esempio all’irrigidirsi di qualche procedura burocratica e dei suoi “esecutori”, le cui incapacità di andare oltre lo strettamente prestrabilito sfidano ogni buon senso.
[bctt tweet=”Se l’incoerenza è a volte una trappola stringente, anche la coerenza inamovibile può essere altrettanto temibile.” username=”MapsGroup”]
Eppure, tornando agli articoli che abbiamo dedicato alle proposte di Calvino per il nuovo millennio, sappiamo altrettanto bene che difficilmente una situazione complessa – come è ad esempio il decidere se accettare o meno nuovi ruoli che ci sottraggono potenzialmente alla nostra zona di comfort – è realisticamente risolvibile con un approccio maldestro e caotico.
Bisogna quindi tenere conto di molti fattori e circostanze, prima di emettere un semplice sì o no dagli effetti imprevedibili al di là delle apparenze. Perché anche la soluzione a prima vista più lineare, semplice e coerente – come può essere l’esempio del rifiuto del nostro amato impiegato – può rivelarsi un pozzo senza fondo di imprevisti anche fatali.
Torniamo quindi al buon (si fa per dire) Bartleby.  Il suo NO, per come si evolvono le cose, è esattamente il punto di inizio delle sue vicissitudini, piuttosto che la fine di una circostanza. È infatti l’incipit dell’intera vicenda, che di certo non finisce bene.
Quella sua frase, infatti, “I would prefer not to” (che Gianni Celati traduce con: “avrei preferenza di no”), lo pone suo malgrado davanti all’abisso. Anzi: lo spinge dentro.
E quello che era iniziato come un evento difensivo da parte del protagonista, finisce per diventare la causa scatenante del suo tracollo. L’inizio di una vicenda disattende (o forse no?) il suo finale.  Ed è esattamente qui che Calvino voleva arrivare: “Cominciare e finire” è infatti il mantra che l’autore recita in molti dei testi che ci ha lasciato in eredità.

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“Cominciare e finire”: un buon esordio garantisce un lieto fine?

Proseguiamo il ragionamento con le parole stesse di Calvino, riferite proprio a quella che lui pensava poter essere la sua introduzione pubblica alle Lezioni americane:

“Cominciare una conferenza, anzi un ciclo di conferenze, è un momento cruciale, come cominciare a scrivere un romanzo. E questo è il momento della scelta: ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in un modo particolare.
(…) Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo – quello che per ognuno di noi costituisce il mondo, una somma di informazioni, di esperienze, di valori – il mondo dato in blocco; e noi vogliamo estrarre da questo mondo un discorso, un racconto, un sentimento: o forse più esattamente vogliamo compiere un’operazione che ci permetta di situarci in questo mondo.”

Anche Valentina Re mette a fuoco mirabilmente la questione, rispondendo a una domanda retorica sull’incipit:

“Quando un Incipit è tale? Quando una delle funzioni a cui adempie può considerarsi compiuta; quando, cioè, ha acquisito una sua coerenza (tematica o discorsiva) e autonomia”.

Un inizio è dunque degno di questo nome (dal punto di vista letterario, ma non solo) quando avvia una selezione in grado di condurre a una conclusione a suo modo “coerente”.
Che non vuol dire prevedibile e nemmeno coerente in senso stretto, ma piuttosto riconducibile in qualche modo alle proprie premesse, alle aspettative che ne hanno generato il seme.
Non esiste coerenza possibile, dunque, se non è capace di risalire alla propria vocazione fondante, qualunque ne sia l’esordio. Allo stesso modo, non esiste incoerenza conclamata (in termini negativi) se la conclusione di una vicenda è comunque rispettosa delle premesse che le hanno dato vita.
[bctt tweet=”Un inizio è degno di questo nome  quando avvia una selezione in grado di condurre a una conclusione coerente. Che non vuol dire prevedibile, ma piuttosto riconducibile alle proprie premesse, alle aspettative che l’hanno generato.” username=”MapsGroup”]
Il patto, soggiacente, è che ci sia una sorta di disegno, a condurre il gioco. Una strategia, una ragione o un fine, piuttosto che un mero – anche se a prima vista coerente – si o no. Il che non vuol dire che tale disegno debba per forza essere palese: deve però essere in qualche modo riconoscibile, o meglio, ricostruibile. E, a quel punto, la sua apparenza varrà di più della sua sostanza.

[sf_iconbox image=”ss-music” character=”” color=”standard” type=”standard” title=”” animation=”none” animation_delay=”200″ link=”” target=”_self”]
[/sf_iconbox]Anche la coerenza è mobile. Qual piuma al vento…

Facciamo un esempio concreto e pensiamo al titolo di un libro: ci appare subito ovvio come sia possibile che esso stesso – al di là del contenuto dell’opera – sia in grado o meno di convincerci a leggerlo. Il titolo dà infatti significato a un’opera, la introduce e la rappresenta, e nessuno di noi si stupisce del suo potere persuasivo (o meno) in merito alla sostanza stessa del libro.
Ma se pensiamo al colore  della sua copertina, invece (solo al colore, non al disegno o alla grafica), che valutiamo avere un valore di tipo “estetico”, piuttosto che sostanziale, ecco che facilmente sottovalutiamo il legame intrinseco tra la forma della nostra aspettativa sull’opera e la forma del suo contenuto.
Invece, come ci raccontano Caprettini ed  Eugeni ne Il linguaggio degli inizi, basta proprio un colore di una copertina a fare la differenza nella nostra percezione del senso dell’intera opera che vi è contenuta.
Un esempio semplice semplice, senza disturbare né il neuro-marketing né la psicologia dei consumi: il colore giallo c’entra per caso qualcosa con le trame legate in genere al crimine e ai misteri? Per niente, direi.
[bctt tweet=”Pensiamo al titolo di un libro: ci appare ovvio che esso stesso – al di là del contenuto dell’opera – sia in grado o no di convincerci a leggerlo. Il titolo dà infatti significato a un’opera, la introduce e la rappresenta.” username=”MapsGroup”]
Eppure, una volta che il giallo delle copertine di una collana di libri (Mondadori) si è imposto come l’incipit sinestesico di una tipologia di prodotti editoriali (i Gialli, appunto), ecco che quello stesso colore si è rivelato  dominante, capace di dare vita a una coerenza esteriore di genere che si è radicato fin nel nucleo di senso delle opere che quello stesso colore ammanta.
E quando oggi vediamo nella bancarella una copertina di colore giallo, le nostre euristiche percettive lo dispongono mentalmente là, nello “scaffale” dei polizieschi.
Non è, questo, un esempio raro. Accade piuttosto così quasi sempre: ciò che “sembra”, coincide con ciò che “ci si aspetta”, e l’abitudine tutta umana a questa consuetudine  è tale da farci postulare intorno una serie di leggi all’apparenza naturali, mentre si tratta quasi esclusivamente di concezioni culturali.
Questa cosa strana, basata sulle convenzioni esterne più che sui dati di realtà interni, si chiama aspettativa, ed è la madre biologica della coerenza, anche se spesso viene sostituita da altre madri surrogate dai nomi più consueti: senso comune, contesto, sistema culturale di riferimento e così via. É il mattone di ogni costruzione sociale, e si basa su un sentimento tanto irrazionale quanto cruciale, la fiducia.

Ad esempio: sei un medico? Io mi aspetto che tu mi curi, e mi fido di te in quanto capace di adempiere coerentemente al tuo ruolo. Sei un delinquente? Io ti temo in base ai medesimi presupposti, e in nome di questi mi comporterò di conseguenza.
Né nell’uno né nell’altro caso mi aspetto, in generale, sorprese. Vado dal medico con la necessaria regolarità e cerco di stare lontana dai delinquenti. Il problema si pone là dove un medico delinque o un delinquente si improvvisa un luminare della medicina.
Ma al di là del risultato contingente, l’erosione della fiducia avviene quando a un’aspettativa qualsiasi – così come accade agli incipit letterari e al nostro amico Bartleby 🙂  – non corrisponde il finale presupposto e atteso. E sono sempre guai all’orizzonte.

In questo esatto snodo sta la vicenda crudele che si è impadronita del nostro protagonista. La sua coerenza irriducibile si è chiusa su di lui, inamovibile come il suo “preferire di no”, portandolo a un esito del tutto inaspettato. Alla fine, il suo ostinato diniego all’incoerenza della richiesta ha tradito la sua aspettativa all’apparenza innocente: mantenere lo status quo delle cose.
[bctt tweet=”Questa cosa strana, basata sulle convenzioni esterne più che sui dati di realtà interni, si chiama aspettativa, ed è la madre biologica della coerenza, anche se spesso viene sostituita da altre madri surrogate.” username=”MapsGroup”]
E proprio questa, a mio parere, è la lezione più importante tra le tante che Calvino ci ha regalato nella sua straordinaria opera: ogni blocco, ogni rigidità o rifiuto di evolverenella presunta immobilità dei propri confini consueti e percepiti come stabili  è sempre un’illusione, e rappresenta invece una marcia indietro, una retrocessione.
Non esiste coerenza interna (a un racconto, una vicenda, un’impresa…) davvero possibile se non si è capaci di cedere sovranità alla stessa in itinere, in nome di incoerenze  temporanee che possono anche comprendere, esternamente, concessioni, cambiamenti, ripensamenti…
Questa responsività, a mio parere,  è l’unica strada possibile, per noi umani, per guidare il nostro”cominciare” nella realtà, e condurlo in maniera flessibile, ma determinata, verso un “finale” non solo coerente rispetto alle nostre aspettative, ma anche al contesto che ci circonda.
E di questo oggi più che mai, negli anni degli “exit” da un lato e della chiusura dei confini dall’altro, occorrerà tener conto. Perché l’unica proposta di coerenza plausibile passa attraverso una serie di “incoerenze” temporanee, in nome di una ragion d’essere capace di andare oltre la contingenza.

 

Natalia Robusti

 
Italo Calvino


Credits immagini:
Copertina (rielaborata):

ID: 31135644 di Sergey Novikov
ID: 39447118 di stokkete

Ritratto di Italo Calvino:
Gerardo Lunatici

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Immagine di copertina. ID: 75718127, di:

:


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Maps Group is Knowage Integrator Partner.

Turin and Parma (Italy), 13th November 2018

Knowage, the open source and full capabilities business analytics suite powered by Engineering Group, has strengthened a partnership agreement with MAPS Group, an Italian company specialized in IT solutions and services based on open source solutions.

MAPS Group is a software solution provider specialized in:

  • complex data interpretation with Operational Intelligence techniques and,
  • Real Time Data Analysis.

“We share with Maps Group the same objective: to extract value and knowledge from data allowing strategic planning, identifying new digital assets and developing business in different sectors. Next cooperation between Maps Group and Knowage will deliver to Italian companies and public administrations more effective and pervasive software solutions.”

Says Angelo Bernabei, Knowage Lead Architect.
 

KNOWAGE Suite

Knowage is the full capabilities open source suite for business analytics combining traditional and big data sources into valuable and meaningful information.
It provides different products, each one focused on a specific domain but mutually combinable to ensure comprehensive support to rich and multi-source data analysis.
Knowage is realized by Engineering Group. 

Maps Group

Maps Group is not a simple software solution provider, but a group that makes semantic data its core business. They design and implements innovative solutions to support the decision-making processes of companies, both public and private.
All this through tools capable of collecting, analysing, interpreting and structuring complex data, facilitating their use in real time and business-based sharing with the aim to transform Big Data in Relevant Data.


Credits Immagini:
Immagine di copertina, rielaborata. ID: 25305995, alphaspirit
II° immagine. ID: 105837496, ostapenko
III° immagine. ID: 56997272, Kheng Ho Toh
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6MEMES TRENDS Alti e bassi del cibo italiano Sharing Knowledge

Freaking out: tutti pazzi per il cibo italiano! A cura di Sara Di Paolo.

Negli ultimi tre mesi il mondo social, web e press intorno al cibo italiano sembra andato un po’ “fuori di zucca”

[dropcap3]C[/dropcap3]ontinua il viaggio intorno all’Italian Food nell’anno del Cibo Italiano 2018. Gli ultimi mesi, da inizio agosto ad oggi, hanno registrato oltre 15.000 menzioni (tra web, social e press) con una media di 160 al giorno, di cui metà in italiano e metà in inglese. Il “picco” più alto è del 4 di agosto in occasione della Notte Bianca del Cibo Italiano. I contenuti riservano diverse sorprese e il dibattito risulta nel complesso particolarmente acceso.
Accanto ad iniziative di alto rilievo culturale – dal ricordo di Pellegrino Artusi alla “gastronomia come forma d’arte” a Catanzaro – si scatenano scurrili polemiche. Uno per tutti, questo tweet, tra i più virali del periodo: “Vanno all’estero, ordinano cibo italiano e si lamentano che fa cag*** MA GRAZIE AL CAZ**”. (Nel tweet originale gli asterischi non ci sono).
Anche la politica non è da meno: chi lo usa per attaccare l’attuale governo italiano (“L’Anno dei cammini, l’Anno dei Borghi, del Cibo italiano, la Capitale italiana della #cultura: tutto smontato per un capriccio. Il turismo con l’agricoltura è un caso unico al mondo” tuona il PD sui social) o per rafforzare alcune delle sue politiche  (Salvini spopola con “Alla faccia dell’Europa che vuole portarci in tavola ogni tipo di schifezza, io mangio (e bevo) italiano!” e similari)…
Italian Food
Mentre le pizze americane si riempiono di sottaceti con relativi dibattimenti tra puristi e non, la festa internazionale della pasta – celebrata ad ottobre in vari luoghi del mondo dagli Emirati Arabi all’Arizona – genera uno sconsolato commento, tutto italiano:
#WorldPastaDay. Giornata più sbagliata non poteva essere inventata. Non esiste una pasta decente là fuori. Ogni volta che vedo una trasmissione straniera che cerca di preparare cibo italiano… ? Perchèèè?! Peeerchèèè?!?!?! Il mondo non ci merita. ?”.
Insomma, tre mesi un po’ faticosi per l’Italian Food, menomale che arrivano in aiuto Pellegrino Artusi, Papa Francesco e un “mondo minore” (si fa per dire, solo perché è meno noto) fatto di storie locali ed eventi autentici. Vediamo come.
Nella notte del 4 agosto, il mondo ha celebrato Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana, nato appunto il 4 di agosto del 1820 a Forlimpopoli in Emilia Romagna.
[bctt tweet=”Anche in questi ultimi tre mesi di monitoraggio, il Pesto batte Sugo e Ragù per numero di citazioni correlate all’Italian food (40,4% contro il 33,1%), seguono Carbonara e Amatriciana (rispettivamente al 19,8% e 6,7%). Il gelato batte il tiramisù 4 a 1. La Pizza spopola sempre, e anche la pasta grazie ad alcuni specifici avvenimenti.” username=”MapsGroup”]
Il suo libro – la “Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” (la cui prima edizione risale al 1891) con oltre 700 ricette accompagnate da riflessioni e aneddoti dell’autore – è tuttora un best seller mondiale. La prima “Notte Bianca del Cibo Italiano” – voluta dai Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo – si è così tradotta in una vera e propria kermesse internazionale con chef di tutto il mondo alle prese con le ricette di Artusi.
Da Rimini a Los Angeles, da Firenze a Toronto, cuochi e appassionati cucinano e festeggiano. Nel mondo dei social e del web, moltissimi scrivono e commentano. Fra tutte, “vince” una ricetta. É la numero 675 del ricettario Artusi: la zuppa inglese!
Parte da un libro anche il coinvolgimento di Papa Bergoglio. Dal monitoraggio intorno al Cibo Italiano – in lingua inglese e italiana – effettuato grazie alla piattaforma Web Distilled – si rileva infatti una discreta attenzione al libro di Roberto Alborghetti (edito da Elekta Mondadori) “A tavola con papa Francesco. Il cibo nella vita di Jorge Mario Bergoglio” (finalista al Premio Bancarella Cucina 2018).
Si scopre così che Papa Francesco, prima di laurearsi in Filosofia e Teologia, si è diplomato in Chimica degli Alimenti e che, oltre al valore dell’alimentazione e al suo significato religioso, Francesco è legato al cibo anche da alcune specifiche ricette, buone e semplici, che accompagnano la sua vita e ne portano con sé precisi significati: il Risotto alla Piemontese lo riporta alle sue radici familiari, Asado e Empanadas rappresentano ovviamente l’Argentina, mentre i Maccheroni al forno con Ragù napoletano e mozzarella di Bufala – tra i suoi piatti preferiti – li ha mangiati durante una visita ai detenuti delle carceri campane.
Comunque, senza voler offendere nessuno, anche in questi ultimi tre mesi di monitoraggio, il Pesto batte Sugo e Ragù per numero di citazioni correlate all’Italian food (40,4% contro il 33,1%), seguono Carbonara e Amatriciana (rispettivamente al 19,8% e 6,7%). Il gelato batte il tiramisù 4 a 1. La Pizza spopola sempre, e anche la pasta grazie ad alcuni specifici avvenimenti.
Italian Food
Il #WorldPastaDay, celebrato il 25 ottobre, è promosso dalle industrie italiane di produzione della pasta e dalla IPO – International Pasta Organization, oltre che da vari enti e Ministeri italiani.
Quest’anno, per i 20 anni della manifestazione, è stata scelta Dubai come “capitale mondiale del cibo più universale che esista”. “La pasta incontra il mondo” è il payoff dell’evento, oltre 5.000 le menzioni registrate senza escludere interventi di grande rivincita per il nostro piatto nazionale, come ad esempio: “la pasta non fa ingrassare e rende felici!”.
[bctt tweet=”Quest’anno, per i 20 anni della manifestazione, è stata scelta Dubai come “capitale mondiale del cibo più universale che esista”. “La pasta incontra il mondo” è il payoff dell’evento, oltre 5.000 le menzioni registrate senza escludere interventi di grande rivincita per il nostro piatto nazionale, come ad esempio: “la pasta non fa ingrassare e rende felici!”. ” username=”MapsGroup”]
Giusto per non creare confusione, gli Stati Uniti però hanno festeggiato il loro #NationalPastaDay, anche una settimana prima, ed esattamente il 17 ottobre, con un pullulare di articoli e consigli a partire da questo assunto: “If you can’t make it to Italy today, you’re probably looking for somewhere local to celebrate National Pasta Day”. (Se non puoi essere in Italia oggi, stai probabilmente cercando il posto giusto per celebrare la Giornata Nazionale della Pasta), a seguire decine e decine di suggerimenti e commenti su dove andare a mangiare un buon piatto di pasta dal Wisconsin all’Illinois, eccetera.
Gli italiani si indignano (“Mi sono sempre chiesto cosa spinga le persone a cercare il cibo italiano all’estero”) e, come sempre, al tempo stesso si ingegnano: è di pochi giorni fa il lancio sul mercato della APP “MammaItalia”. Una mappa interattiva dove non si trovano musei o monumenti, ma negozi di alimentari che vendono cibo italiano al 100%. Provare per credere.
Per chi invece in Italia ci vive, non dimentichi di tenere d’occhio le decine di iniziative che nell’Anno del Cibo Italiano 2018 ravvivano luoghi meravigliosi, forse meno noti di altri.
In questi mesi, si sono distinti:

  • il Parco Naturale del Beigua con #gustosipernatura, una serie di iniziative per camminare, degustare e conoscere tutti i prodotti tipici locali, dai formaggi, ai dolci, alla birra;
  • Montefalco e più in generale le Città dell’Olio dell’Umbria con iniziative promozionali per conoscere e assaporare uno dei nostri prodotti agroalimentari più apprezzati, l’olio extravergine di oliva;
  • infine al Mugello è in mostra presso il Centro di Documentazione Archeologica di Sant’Anna un pestello del Paleolitico, rinvenuto a Bilancino e risalente a 30.000 anni fa.

In conclusione, andare un po’ “fuori di zucca” – parlando di Cibo Italiano –  è comprensibile perché è una storia che arriva davvero da molto lontano.
L’utilizzo di strumenti avanzati di monitoraggio, come Web Distilled, applicati a specifiche aree di interesse (come nel caso dell’Italian Food), settori economici o brand aziendali, consente di ampliare la propria conoscenza sul tema, individuare trend e segnali deboli, avere informazioni sempre aggiornate per impostare al meglio le proprie strategie di comunicazione e operare concretamente nello sviluppo del proprio mercato.

Sara Di Paolo


Credits Immagini:
1:Elena Pimonova
2:Nikkiphoto

 

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SmartNebula, lo stato dell’arte: ecco quanti utenti e aziende lo stanno utilizzando.

Basta invitare i fornitori scelti a entrare gratis nel sistema e richiedere loro dei documenti, delle informazioni, dei dati anagrafici o la compilazione di questionari.

Questo assicura alle aziende abbonate uno spazio per acquisire e gestire il ciclo di vita di tutti i documenti per business, gare, acquisti, controlli, requisiti di legge, audit, 231

Ecco cos’è SmartNebula, un applicativo erogato su piattaforma Cloud, in modalità Software as a Service (S.a.a.S), che garantisce sicurezza ed efficienza nella gestione di ogni documento.
Flessibile e costantemente aggiornato sulla base della vigente normativa italiana, SmartNebula è anche stato verticalizzato in due ambiti specifici:

  1. Legality&Transparency, la piattaforma online, introdotta nel 2017, per la gestione dei protocolli di trasparenza e legalità in bandi pubblici e appalti;
  2. Greennebula, il cloud condiviso per la gestione delle autorizzazioni ambientali e lo smaltimento rifiuti, attivo già dal 2014.

E quanto efficace sia stata la soluzione Smartnebula e quali risultati abbia permesso di raggiungere è testimoniata dalle case history di utenti e aziende che l’hanno e la stanno utilizzando.
Ma, a 5 anni dalla prima release, quanti sono numericamente questi utenti e aziende? Lo possiamo vedere nella sottostante infografica.

SmartNebula (e le sue verticalizzazioni Greennebula e Legality & Transparency), dunque, si conferma essere una delle scelte migliori perché:
·      assicura la migliore tutela per tutti gli attori della filiera;
·      riduce al minimo i costi di gestione;
·      permette di impiegare meno personale;
·      assicura una maggiore efficienza dei processi di controllo.

Vuoi vedere come funziona SmartNebula? Allora richiedi una demo, compilando l’apposito form, a questo indirizzo: 

https://smartnebula.mapsgroup.it/richiedi-una-demo-smartnebula/

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ARTEXE a Roma, alla prima Convention del Management della Sanità.

I dirigenti della sanità italiana riuniti per la prima volta in un unico grande evento. Si tratta della prima Convention del Management della Sanità italiana, in programma a Roma dal 7 al 9 novembre, alla quale parteciperà anche Artexe.

La tre giorni, in scena al Palazzo dei Congressi dell’EUR in piazza John Kennedy, coinvolgerà:

  • 1500 decision maker,
  • 120 aziende sanitarie,
  • 54 aziende ospedaliere,
  • 19 istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS),
  • 14 associazioni del middle management,
  • oltre 50 imprese partner.

Gli interventi di Artexe sono due:
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Giovedì 8 novembre Fabrizio Biotti parlerà di “Soluzioni end-to-end per la gestione del Patient journey”, nell’ambito della tavola rotonda “Digitalizzazione della sanità e della P.A. Dall’automazione dei processi e delle Reti ai big data, IoT e intelligenza artificiale”;
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Venerdì 9 novembre Fabrizio Selmi tratterà di “BIG DATA in sanità; gli strumenti per abilitare il pieno utilizzo dei dati clinici gestiti a testo libero” nell’ambito della tavola rotonda “Strumenti per l’innovazione e la resilienza del sistema”.

La convention è promossa da Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) e prevede un programma istituzionale, che affronta in 7 sessioni 4 sfide per il futuro della sanità, e un programma open innovation di confronto tra imprese e Servizio sanitario nazionale attraverso 20 workshop, think tank, tavole rotonde su progetti e iniziative di sistema.

I temi al centro della convention, dalla quale scaturiranno progetti e iniziative del sistema sanitario nazionale in partnership con le imprese e altri stakeholders, saranno di grande attualità:

  • dai cambiamenti del lavoro, ai nuovi bisogni di cura e assistenza e ai modelli di welfare in ambito sanitario;
  • dalle dinamiche innescate dalla ricerca scientifica e dall’innovazione tecnologica ai nuovi modelli di governance.
Il team di comunicazione di Artexe (gruppo Maps).

Credits:

Maggiori informazioni le potrete reperire sul sito https://convention.fiaso.it
ID Immagine in copertina 59816056, di Kheng Ho Toh